Quando mi sditalino da sola

di
genere
confessioni

Sono a casa da sola.

I miei genitori sono fuori per tutto il weekend e finalmente
ho la casa tutta per me.
Mi tolgo tutto, resto solo con un paio di mutandine grigie Calvin Klein
un po’ strette che mi segnano il pacchettino di figa e una magliettina
bianca aderente che mi tira bene sulle due belle tettine gonfie.

Mi sento già troia solo a vestirmi così.

Mi sdraio sul divano, gambe leggermente aperte, e cerco di rilassarmi
guardando il telefono. Ma dopo due minuti la mente inizia a viaggiare
e quando parte, diventa impossibile fermarla.

Comincio a pensare a quanto mi piace farmi scopare.

A quanto godo quando un cazzo mi entra dentro, quando mi riempie, quando mi usa.

E all’improvviso mi tornano in mente tutte le succhiate di cazzo
che ho dato nella mia vita. Tutte quelle volte che mi sono messa
in ginocchio come una puttana, bocca aperta, lingua di fuori,
a succhiare fino a farmi venire i conati, con la saliva che mi colava
sul mento e sulle tettine.

Poi arrivano i ricordi dei locali.
Quante volte uno sconosciuto mi ha messo la lingua in bocca
mentre ballavamo stretti, e dopo due minuti già aveva la mano
dentro le mie mutandine, due o tre dita nella figa
mentre io gli mordevo il labbro e gli sussurravo «continua, troia che sono».

E poi la prima volta che l’ho preso nel culo.

Cazzo, quel ricordo mi fa bagnare subito.
Ero piegata a quattro zampe, culetto tondo in aria,
e sentivo la cappella che spingeva contro il buchetto stretto.

Quando è entrato ho urlato di piacere e dolore insieme,
e da lì non ho più smesso di farmelo mettere nel culo.
Mi piace da morire sentirmi aprire, dilatarmi, farmi fottere il culo.

Ora le immagini mi arrivano a raffica: io a gambe larghe in posizione missionaria,
la mia fighetta stretta completamente libera e bagnata, mentre un cazzo
mi pompava forte nel culo.

Vedevo la mia fessura che si contraeva ogni volta che lui spingeva fino in fondo,
le palle che mi sbattevano contro la figa, e io che gemevo come una cagna:

«Più forte… sfondami il culo, sono troia, riempimi»

Mi tornano in mente anche tutte le volte che mi masturbavo mentre segavo i cazzi.
Quante sere con i ragazzotti della compagnia:
io seduta sul divano di qualcuno, mutandine scostate di lato, due o tre dita
nella figa che pompavano veloci, mentre con l’altra mano segavo un cazzo in canna, scappellando la cappella gonfia e lucida.

Mi piaceva da morire guardarli mentre godevano, sentire i loro gemiti
mentre io venivo con le dita dentro, il culetto tondo che si contraeva sul divano.

E poi le sborrate.

Merda, quanto mi piace vedere i cazzi che sborrano.

Sborre dense che mi colavano dalla bocca, dal culo, dalla figa,
sulle tettine gonfie, sulla faccia, sui capelli.

Mi ricordo le chat piene di foto di cazzi che mi mandavano i ragazzi:
cazzi duri, cazzi che pulsavano, cazzi che sborravano pensando a me.

Migliaia di foto. Migliaia di «ti voglio sfondare», «sei una troia»,
«voglio riempirti», «guardati come sei bella con la mia sborra in faccia».

Mentre penso a tutte queste cose mi sto già toccando.

Ho scostato le mutandine di lato con due dita, sentendo il tessuto
che mi si infila nell’incavo del culo e mi preme sul buchetto,
e mi sono infilata due dita nella figa. Inizio a muoverle velocemente,
dentro e fuori, mentre con il pollice mi massaggio il clito gonfio.

Sono sdraiata sul divano, gambe larghe, magliettina tirata su sulle tette,
e mi tocco come una puttana posseduta.
«Cazzo… sono proprio una gran troia…» mormoro da sola, la voce già roca.
«Mi piace da morire pensare ai cazzi che mi sono fatta, a tutte le volte
che mi hanno aperto il culo, a tutte la sborra che ho ingoiato,
a tutte le volte che mi hanno chiamata puttana»

Accelero il ditalino, tre dita adesso, pompando forte dentro la fighetta stretta.
Il culetto tondo si contrae sul divano, le tette ballano mentre mi tocco.

Sento il tessuto delle mutandine che mi preme sul buchetto
e mi eccita ancora di più. «Sono una troia… una troia che vive per il cazzo…
mi piace farmi trattare da puttana… mi piace quando mi riempiono…
quando mi sborrano dentro… quando mi usano come una cagna…
quando mi dicono che sono una zoccola…»

Vengo fortissimo.

La figa mi pulsa intorno alle dita, schizzo succo sul divano,
il corpo che si inarca, la bocca aperta che geme porcate da sola.

Ma non mi fermo. Continuo a toccarmi, più forte,
pensando a tutti i cazzi che ho preso, a tutte le volte che mi sono sentita dire
«sei una troia», a tutte le foto di sborra che mi hanno mandato.

Mi infilo tre dita nella figa e un dito nel culo, pompando entrambi i buchi
mentre penso a quanto mi piace sentirmi aprire.

«Sono una vacca… una troietta magrolina col culetto tondo e le tettine gonfie…
mi piace farmi usare… mi piace farmi riempire… mi piace quando mi chiamano troia…
quando mi dicono che ho la figa sempre bagnata… quando mi dicono
che sono nata per prendere cazzi…»

Vengo di nuovo, ancora più forte.
Il corpo mi trema, le gambe si aprono di più, la mia sbroda mi cola
lungo il culetto tondo.

Sembro posseduta dal demonio.


scritto il
2026-07-13
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