Il compleanno di Monica (parte 2)
di
Kugher
genere
sadomaso
L’episodio nel vicolo l’aveva eccitata, ma era rimasto senza prosecuzione alcuna, nonostante gli evidenti sguardi carichi di desiderio di Marco che, però, non li fece seguire da atti fisici o apprezzamenti verbali.
Monica si sentiva come sospesa, come una bellezza separata da un vetro dagli ammiratori, così da godere degli sguardi ai quali non può essere data concretezza.
Aveva anche provato ad avvicinarsi ed aveva avvertito il cambio di respiro in lui, tipico di una eccitazione che saliva.
Ben presto la frustrazione non trovò più esimenti o anche solo attenuanti, alla quale si sommava l’assenza di auguri per il suo compleanno, avendo ella dato per scontato che la proposta di incontro, peraltro di sua iniziativa, altro non avrebbe potuto essere che in occasione del festeggiamento dell’evento che sarebbe terminato con uno scambio fisico di piacere sessuale.
Marco era uno stronzo. Lei sapeva che questo suo comportamento era doloso. Quell’uomo tanto la eccitava quanto era in grado di farla incazzare.
Quando lei rinunciò ad avvicinarsi, ma non a provocarlo con i gesti, ricorrendo anche all’esibizionismo nei confronti di uomini sconosciuti che certamente dimostravano di apprezzare ciò che l’uomo al suo fianco ignorava, Marco iniziò a dare ai suoi sguardi quella concretezza della quale fino a poco tempo prima era stato avaro.
…e ancora mancavano gli auguri per il suo compleanno!
Era evidente il gioco e lei raccolse il guanto, ripromettendosi, quando lui la invitò ad andare a casa sua, di eccitarlo ma di negarsi fino al prossimo incontro.
Le schermaglie si fecero serrate in ascensore, complice, o responsabile, il poco spazio a disposizione, luogo in cui i vetri della gabbia che lo ospitava poteva rivelare ai condomini sulle scale o sui pianerottoli, ciò che accadeva all’interno della cabina.
Chi avesse visto salire l'ascensore, guardando verso l’alto, avrebbe così potuto ammirare Monica che di poco scostava la gonna.
Al signore del secondo piano, un professore di matematica al liceo dove lei stessa aveva studiato, regalò uno scorcio delle natiche nude e, soprattutto, spostate per evitare la mano di Marco che cercò di accarezzare ciò che quel giorno, negli intendimenti della donna, gli sarebbe stato precluso.
Giunti in casa non si tolse le scarpe né, come era solita fare, i vestiti.
Restò male quando Marco non cercò di sopperire alla sua inerzia invitandola a privarsi di ciò che sarebbe stato di troppo, come se lui non avesse in mente di godere del suo corpo.
Monica non capiva, ma decise di restare al gioco alzando la posta.
Quando Marco si sedette sul divano, non diede cenno di volersi avvicinare a lei, sprofondata in poltrona con le gambe accavallate, così da rivelare la parte alta del nylon trattenuta dal reggicalze.
Monica volle provocarlo, con l’intento di negarsi all’ultimo. Si avvicinò all’uomo giocando col bordo della gonna, alzandolo quanto bastava per fare vedere le cosce e subito nasconderle con il movimento successivo.
Mise una gamba tra quelle dell’uomo e le divaricò con una certa decisione, giocando nel frattempo con l’orlo della gonna che arrivava appena alla figa, senza però scoprirla.
Ottenuto lo spazio sufficiente, si voltò così che Marco potesse osservarle il culo sotto la gonna che, tirata in avanti, divenne aderente ai glutei.
Lentamente si sedette sul divano tra le gambe dell’uomo, avendo cura di spingere il culo il più indietro possibile fino a sentire il cazzo duro, cosa che le diede soddisfazione in quanto testimonianza del suo potere su di lui.
Nel suo cuore ancora aspettava gli auguri di compleanno che proprio non sembravano fare parte dei pensieri del suo partner. Se così fosse stato, un angolo del suo animo le lasciava intendere la possibilità di “perdonarlo” e cedere al piacere che, comunque, sarebbe stato reciproco.
Marco, estraneo ai suoi pensieri di “vendetta”, ebbe immediata reazione al contatto del caldo corpo femminile.
La lingua dell’uomo iniziò a carezzare il collo profumato, approfittando del gesto di Monica che lo espose maggiormente. Col palmo delle mani aperte, Marco prese a passare sopra ai capezzoli già turgidi da tempo, particolare di lei che lo aveva sempre eccitato, come se fosse costantemente pronta per offrirsi agli atti sessuali.
Monica parve gradire e spinse maggiormente il culo verso il cazzo dell’uomo che sembrava avesse acquistato maggiore durezza. Gli concesse di entrare con le dita sotto la camicetta dove l’uomo non incontrò protezione alcuna da parte di un inesistente reggiseno.
Iniziò a giocare coi capezzoli torcendoli appena con la dita.
Marco era eccitato da quel profumo e dalla lingua che accarezzava il collo, partendo sempre più in basso dalla schiena.
Una mano scese tra le gambe, mentre l’altra restava concentrata sul capezzolo di sinistra.
Iniziò a salire fino ad arrivare al sesso. Monica allargò le cosce che, ormai, sapeva che quel giorno non avrebbero accolto il suo cazzo.
Con il medio, Marco iniziò a giocare col clitoride esposto. Piano entrò nella fica bagnata accarezzando prima le grandi labbra e, una volta entrato, subito ne usciva per ritornare sul clitoride.
L'eccitazione di Monica era evidente e denunciata anche dal respiro sempre più corto oltre che dalla spinta sempre più costante del solco delle natiche verso il cazzo.
“Vieni, cane”.
Monica si irrigidì, pensando che Marco, con quelle due parole, si fosse rivolto a lei, ma il tono della voce non sembrava dichiarasse tale intenzione.
Le parole sembravano fare riferimento ad un animale, ma il tono smentiva tale intendimento e questa situazione la lasciò perplessa ed irrigidita.
Sentì nell'altra stanza un movimento. Dalla porta si affacciò un ragazzo giovane e muscoloso, nudo, a 4 zampe e col cazzo duro.
Si avvicinò alla coppia tenendo chino il capo, dichiarando la sua sottomissione.
“Buon compleanno, Monica, quel toy boy è il mio regalo per te”.
Monica si sentiva come sospesa, come una bellezza separata da un vetro dagli ammiratori, così da godere degli sguardi ai quali non può essere data concretezza.
Aveva anche provato ad avvicinarsi ed aveva avvertito il cambio di respiro in lui, tipico di una eccitazione che saliva.
Ben presto la frustrazione non trovò più esimenti o anche solo attenuanti, alla quale si sommava l’assenza di auguri per il suo compleanno, avendo ella dato per scontato che la proposta di incontro, peraltro di sua iniziativa, altro non avrebbe potuto essere che in occasione del festeggiamento dell’evento che sarebbe terminato con uno scambio fisico di piacere sessuale.
Marco era uno stronzo. Lei sapeva che questo suo comportamento era doloso. Quell’uomo tanto la eccitava quanto era in grado di farla incazzare.
Quando lei rinunciò ad avvicinarsi, ma non a provocarlo con i gesti, ricorrendo anche all’esibizionismo nei confronti di uomini sconosciuti che certamente dimostravano di apprezzare ciò che l’uomo al suo fianco ignorava, Marco iniziò a dare ai suoi sguardi quella concretezza della quale fino a poco tempo prima era stato avaro.
…e ancora mancavano gli auguri per il suo compleanno!
Era evidente il gioco e lei raccolse il guanto, ripromettendosi, quando lui la invitò ad andare a casa sua, di eccitarlo ma di negarsi fino al prossimo incontro.
Le schermaglie si fecero serrate in ascensore, complice, o responsabile, il poco spazio a disposizione, luogo in cui i vetri della gabbia che lo ospitava poteva rivelare ai condomini sulle scale o sui pianerottoli, ciò che accadeva all’interno della cabina.
Chi avesse visto salire l'ascensore, guardando verso l’alto, avrebbe così potuto ammirare Monica che di poco scostava la gonna.
Al signore del secondo piano, un professore di matematica al liceo dove lei stessa aveva studiato, regalò uno scorcio delle natiche nude e, soprattutto, spostate per evitare la mano di Marco che cercò di accarezzare ciò che quel giorno, negli intendimenti della donna, gli sarebbe stato precluso.
Giunti in casa non si tolse le scarpe né, come era solita fare, i vestiti.
Restò male quando Marco non cercò di sopperire alla sua inerzia invitandola a privarsi di ciò che sarebbe stato di troppo, come se lui non avesse in mente di godere del suo corpo.
Monica non capiva, ma decise di restare al gioco alzando la posta.
Quando Marco si sedette sul divano, non diede cenno di volersi avvicinare a lei, sprofondata in poltrona con le gambe accavallate, così da rivelare la parte alta del nylon trattenuta dal reggicalze.
Monica volle provocarlo, con l’intento di negarsi all’ultimo. Si avvicinò all’uomo giocando col bordo della gonna, alzandolo quanto bastava per fare vedere le cosce e subito nasconderle con il movimento successivo.
Mise una gamba tra quelle dell’uomo e le divaricò con una certa decisione, giocando nel frattempo con l’orlo della gonna che arrivava appena alla figa, senza però scoprirla.
Ottenuto lo spazio sufficiente, si voltò così che Marco potesse osservarle il culo sotto la gonna che, tirata in avanti, divenne aderente ai glutei.
Lentamente si sedette sul divano tra le gambe dell’uomo, avendo cura di spingere il culo il più indietro possibile fino a sentire il cazzo duro, cosa che le diede soddisfazione in quanto testimonianza del suo potere su di lui.
Nel suo cuore ancora aspettava gli auguri di compleanno che proprio non sembravano fare parte dei pensieri del suo partner. Se così fosse stato, un angolo del suo animo le lasciava intendere la possibilità di “perdonarlo” e cedere al piacere che, comunque, sarebbe stato reciproco.
Marco, estraneo ai suoi pensieri di “vendetta”, ebbe immediata reazione al contatto del caldo corpo femminile.
La lingua dell’uomo iniziò a carezzare il collo profumato, approfittando del gesto di Monica che lo espose maggiormente. Col palmo delle mani aperte, Marco prese a passare sopra ai capezzoli già turgidi da tempo, particolare di lei che lo aveva sempre eccitato, come se fosse costantemente pronta per offrirsi agli atti sessuali.
Monica parve gradire e spinse maggiormente il culo verso il cazzo dell’uomo che sembrava avesse acquistato maggiore durezza. Gli concesse di entrare con le dita sotto la camicetta dove l’uomo non incontrò protezione alcuna da parte di un inesistente reggiseno.
Iniziò a giocare coi capezzoli torcendoli appena con la dita.
Marco era eccitato da quel profumo e dalla lingua che accarezzava il collo, partendo sempre più in basso dalla schiena.
Una mano scese tra le gambe, mentre l’altra restava concentrata sul capezzolo di sinistra.
Iniziò a salire fino ad arrivare al sesso. Monica allargò le cosce che, ormai, sapeva che quel giorno non avrebbero accolto il suo cazzo.
Con il medio, Marco iniziò a giocare col clitoride esposto. Piano entrò nella fica bagnata accarezzando prima le grandi labbra e, una volta entrato, subito ne usciva per ritornare sul clitoride.
L'eccitazione di Monica era evidente e denunciata anche dal respiro sempre più corto oltre che dalla spinta sempre più costante del solco delle natiche verso il cazzo.
“Vieni, cane”.
Monica si irrigidì, pensando che Marco, con quelle due parole, si fosse rivolto a lei, ma il tono della voce non sembrava dichiarasse tale intenzione.
Le parole sembravano fare riferimento ad un animale, ma il tono smentiva tale intendimento e questa situazione la lasciò perplessa ed irrigidita.
Sentì nell'altra stanza un movimento. Dalla porta si affacciò un ragazzo giovane e muscoloso, nudo, a 4 zampe e col cazzo duro.
Si avvicinò alla coppia tenendo chino il capo, dichiarando la sua sottomissione.
“Buon compleanno, Monica, quel toy boy è il mio regalo per te”.
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