La finestra (parte 3)
di
Kugher
genere
sadomaso
Schiavo 1 era proprio bello.
Aveva un corpo da atleta. Schiavo 2 aveva invece lo sguardo che lo rendeva interessante, con quegli occhi da furbo che non capisci se è serio o se ti sta prendendo per il culo e allora cerchi di capirlo e, quando pensi di esserci riuscita, ti accorgi di avere fallito e la cosa ti fa sorridere perché i suoi occhi sono comunque allegri.
Schiavo 1 la eccitava nella figa.
Schiavo 2 la eccitava nella testa.
Le piacevano quei due.
Era la prima volta che rimorchiava 2 schiavi i quali, scopriva sempre di più, si integravano a vicenda.
Chissà da quanto tempo erano amici e quante avventure con una donna sola avevano avuto, approfittando di quella strana combinazione di fisico e di carattere che li rendeva completi, così che si integrassero vicendevolmente.
Si mise in piedi su schiavo 1 dopo essersi tolta le scarpe.
Adorava sentire il corpo nudo sotto le piante dei suoi piedi senza il filtro della scarpa.
Un piede sul petto e uno sul ventre, gambe allargate, così da consentire a schiavo 2 di assumere una posizione simile a quella di prima, davanti alla finestra.
Appoggiate le mani al muro, sì chinò in avanti, così che schiavo 2 potesse iniziare nuovamente a leccarla nel culo mentre con le dita cercava la figa per entrarvi e accarezzarla, fino a concentrarsi sul clitoride.
Cazzo quanto le piaceva questa posizione che non aveva mai provato.
Stare in piedi su un corpo maschile mentre altro pezzo di carne le leccava il culo e con le dita le stimolava il sesso.
In mano aveva il frustino e, ogni tanto, si girava quel tanto che le consentisse di colpirlo.
Schiavo 2 era meno masochista di schiavo 1 e, si capiva, gradiva e sopportava di meno il dolore. Per questo a lei piaceva frustare proprio schiavo 2.
Mentre la leccava si scoprì però a pensare a sé stessa, a quella situazione in cui si vedeva circondata da corpi e non da persone.
La lingua di schiavo 2 le entrava dentro e la eccitava, ma il suo piacere era disturbato da quella sensazione di vuoto che aveva iniziato a farsi strada dentro di lei, nella sua mente.
Si sentì sospesa, in una situazione a metà tra il piacere carnale e mentale e la solitudine della sua parte più profonda, che aveva negato a chiunque perché sentiva essere ancora di Remo, perché aveva avuto paura ad aprirsi ancora, a farsi vedere e a vedere.
La cosa la infastidì. Scese dal tappeto umano e iniziò a colpire col frustino la schiena di schiavo 2.
Forse gli aveva dato 8 o 9 colpi, mentre schiavo 1 traeva piacere non dal proprio dolore ma da quello dell’amico.
Si fermò, trovando un ulteriore senso di vuoto.
Si trovò a chiedersi da quanto tempo le carezze che riceveva non le raggiungessero l’anima più profonda ed il cuore, per soffermarsi, invece, sulle cosce, sul culo e sulle tette.
Frustò ancora schiavo 2 per ricercare il piacere che, finalmente, cominciava a farsi strada verso la bocca dello stomaco con quel tipico formicolio.
Uscì da quella situazione di impasse che le dava un senso di soffocamento quasi claustrofobico.
Si sedette sul divano e costrinse schiavo 1 e schiavo 2 a raggiungerla strisciando.
“Leccatemi”.
Gianna chiuse gli occhi e si concentrò su sé stessa, sul proprio corpo e sulle sensazioni che stava provando nuovamente, pulite da ogni contamionazione di pensieri diversi dal sesso.
La lingua di schiavo 2 le accarezzava la figa, mentre schiavo 1 era partito dai piedi per arrivare, attraverso le lunghe gambe, fino all’ombelico e ai capezzoli.
Prese a stringerli appena con le labbra e coi denti, senza provocare dolore, fermandosi al brivido che riusciva a dare e ad avvertire.
Schiavo 1 sapeva usare la lingua, al pari del suo amico. Quella caratteristica li rendeva merce interessante.
I due schiavi cominciarono ad accarezzare il suo corpo, non solo con le lingue ma anche con le mani, coi polpastrelli, sfiorando la pelle che provava brividi intensi mentre la lingua sulla figa e sul clitoride sembrava portarla all’orgasmo, allontanandosi quando schiavo 2 capiva che era vicino per farle nuovamente provare il piacere del desiderio.
Nuovamente si sentì sospesa con quella sensazione claustrofobica quando avvertì il vuoto in quelle carezze che, come in precedenza, non riuscivano ad attraversare la pelle e, così, divennero effimere.
Doveva riprendere in mano la situazione perchè questo rischiava di allontanarla dall’orgasmo che bussava al piacere della sua figa.
Diede 3 schiaffi forti a schiavo 1 mentre schiavo 2 si concentrò maggiormente sul clitoride fino a portarla all’orgasmo.
Schiavo 1 e schiavo 2 si accucciarono ai suoi piedi mentre Gianna recuperava il respiro che le era divenuto sempre più corto.
Chiuse gli occhi e si ascoltò, si guardò in quella parte di sè che quelle carezze di poco prima non erano riuscite a raggiungere.
Sentì nuovamente il vuoto.
Ripensò al momento in cui, affacciata alla finestra, si stava godendo le due lingue di schiavo 1 e schiavo 2 inginocchiati a darle piacere.
La finestra.
Da quanto tempo stava alla finestra concentrata solo sul piacere fisico, senza riuscire ad andare oltre.
Doveva smettere di stare alla finestra che le stava diventando sempre più stretta.
Doveva scendere, uscire, varcare la finestra che le dava uno spettacolo freddo.
Non poteva più consentire alla sua anima di guardare le cose da lontano.
Con modi bruschi fece rivestire schiavo 1 e schiavo 2 e, bendati, li riportò dove li aveva presi la sera prima.
Si allontanò e si fermò al primo spiazzo.
Spense la macchina e appoggiò la testa al volante.
Il respiro da affannato si fece calmo.
Prese il telefono.
Nella rubrica cercò il numero di Remo.
Lo osservò a lungo e si chiese se avrebbe avuto il coraggio di cliccare il tasto “avvia chiamata”
Aveva un corpo da atleta. Schiavo 2 aveva invece lo sguardo che lo rendeva interessante, con quegli occhi da furbo che non capisci se è serio o se ti sta prendendo per il culo e allora cerchi di capirlo e, quando pensi di esserci riuscita, ti accorgi di avere fallito e la cosa ti fa sorridere perché i suoi occhi sono comunque allegri.
Schiavo 1 la eccitava nella figa.
Schiavo 2 la eccitava nella testa.
Le piacevano quei due.
Era la prima volta che rimorchiava 2 schiavi i quali, scopriva sempre di più, si integravano a vicenda.
Chissà da quanto tempo erano amici e quante avventure con una donna sola avevano avuto, approfittando di quella strana combinazione di fisico e di carattere che li rendeva completi, così che si integrassero vicendevolmente.
Si mise in piedi su schiavo 1 dopo essersi tolta le scarpe.
Adorava sentire il corpo nudo sotto le piante dei suoi piedi senza il filtro della scarpa.
Un piede sul petto e uno sul ventre, gambe allargate, così da consentire a schiavo 2 di assumere una posizione simile a quella di prima, davanti alla finestra.
Appoggiate le mani al muro, sì chinò in avanti, così che schiavo 2 potesse iniziare nuovamente a leccarla nel culo mentre con le dita cercava la figa per entrarvi e accarezzarla, fino a concentrarsi sul clitoride.
Cazzo quanto le piaceva questa posizione che non aveva mai provato.
Stare in piedi su un corpo maschile mentre altro pezzo di carne le leccava il culo e con le dita le stimolava il sesso.
In mano aveva il frustino e, ogni tanto, si girava quel tanto che le consentisse di colpirlo.
Schiavo 2 era meno masochista di schiavo 1 e, si capiva, gradiva e sopportava di meno il dolore. Per questo a lei piaceva frustare proprio schiavo 2.
Mentre la leccava si scoprì però a pensare a sé stessa, a quella situazione in cui si vedeva circondata da corpi e non da persone.
La lingua di schiavo 2 le entrava dentro e la eccitava, ma il suo piacere era disturbato da quella sensazione di vuoto che aveva iniziato a farsi strada dentro di lei, nella sua mente.
Si sentì sospesa, in una situazione a metà tra il piacere carnale e mentale e la solitudine della sua parte più profonda, che aveva negato a chiunque perché sentiva essere ancora di Remo, perché aveva avuto paura ad aprirsi ancora, a farsi vedere e a vedere.
La cosa la infastidì. Scese dal tappeto umano e iniziò a colpire col frustino la schiena di schiavo 2.
Forse gli aveva dato 8 o 9 colpi, mentre schiavo 1 traeva piacere non dal proprio dolore ma da quello dell’amico.
Si fermò, trovando un ulteriore senso di vuoto.
Si trovò a chiedersi da quanto tempo le carezze che riceveva non le raggiungessero l’anima più profonda ed il cuore, per soffermarsi, invece, sulle cosce, sul culo e sulle tette.
Frustò ancora schiavo 2 per ricercare il piacere che, finalmente, cominciava a farsi strada verso la bocca dello stomaco con quel tipico formicolio.
Uscì da quella situazione di impasse che le dava un senso di soffocamento quasi claustrofobico.
Si sedette sul divano e costrinse schiavo 1 e schiavo 2 a raggiungerla strisciando.
“Leccatemi”.
Gianna chiuse gli occhi e si concentrò su sé stessa, sul proprio corpo e sulle sensazioni che stava provando nuovamente, pulite da ogni contamionazione di pensieri diversi dal sesso.
La lingua di schiavo 2 le accarezzava la figa, mentre schiavo 1 era partito dai piedi per arrivare, attraverso le lunghe gambe, fino all’ombelico e ai capezzoli.
Prese a stringerli appena con le labbra e coi denti, senza provocare dolore, fermandosi al brivido che riusciva a dare e ad avvertire.
Schiavo 1 sapeva usare la lingua, al pari del suo amico. Quella caratteristica li rendeva merce interessante.
I due schiavi cominciarono ad accarezzare il suo corpo, non solo con le lingue ma anche con le mani, coi polpastrelli, sfiorando la pelle che provava brividi intensi mentre la lingua sulla figa e sul clitoride sembrava portarla all’orgasmo, allontanandosi quando schiavo 2 capiva che era vicino per farle nuovamente provare il piacere del desiderio.
Nuovamente si sentì sospesa con quella sensazione claustrofobica quando avvertì il vuoto in quelle carezze che, come in precedenza, non riuscivano ad attraversare la pelle e, così, divennero effimere.
Doveva riprendere in mano la situazione perchè questo rischiava di allontanarla dall’orgasmo che bussava al piacere della sua figa.
Diede 3 schiaffi forti a schiavo 1 mentre schiavo 2 si concentrò maggiormente sul clitoride fino a portarla all’orgasmo.
Schiavo 1 e schiavo 2 si accucciarono ai suoi piedi mentre Gianna recuperava il respiro che le era divenuto sempre più corto.
Chiuse gli occhi e si ascoltò, si guardò in quella parte di sè che quelle carezze di poco prima non erano riuscite a raggiungere.
Sentì nuovamente il vuoto.
Ripensò al momento in cui, affacciata alla finestra, si stava godendo le due lingue di schiavo 1 e schiavo 2 inginocchiati a darle piacere.
La finestra.
Da quanto tempo stava alla finestra concentrata solo sul piacere fisico, senza riuscire ad andare oltre.
Doveva smettere di stare alla finestra che le stava diventando sempre più stretta.
Doveva scendere, uscire, varcare la finestra che le dava uno spettacolo freddo.
Non poteva più consentire alla sua anima di guardare le cose da lontano.
Con modi bruschi fece rivestire schiavo 1 e schiavo 2 e, bendati, li riportò dove li aveva presi la sera prima.
Si allontanò e si fermò al primo spiazzo.
Spense la macchina e appoggiò la testa al volante.
Il respiro da affannato si fece calmo.
Prese il telefono.
Nella rubrica cercò il numero di Remo.
Lo osservò a lungo e si chiese se avrebbe avuto il coraggio di cliccare il tasto “avvia chiamata”
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