Mi sono fatta inculare sulle scale alla festa.

di
genere
etero

Era una festa in un attico bellissimo, in pieno centro.
L’arredamento era minimal, pochi mobili essenziali,
muri scuri e luci rosse soffuse che davano a tutto un’atmosfera
dark room, calda e perversa.
Mi piaceva da morire quel tipo di illuminazione.
La musica era techno, potente, con bassi profondi
che ti entravano nel petto. C’erano una ventina di persone:
belle ragazze e bei ragazzi, tutti ben vestiti e con voglia di divertirsi.
Io avevo i miei leggins Adidas neri ultra aderenti
che mi segnavano il culo piccolo e sodo, e un top nero corto
che lasciava scoperta una striscia di pelle sulla pancia.
Lui, il padrone di casa, mi aveva notata subito.
Tutta la sera non ha fatto altro che starmi vicino, farmi complimenti
pesanti sul mio corpo, sul culo piccolo e tondo, sul seno,
e soprattutto sui miei capelli.

Continuava a ripetermi quanto fossi sexy. Abbiamo parlato tanto,
flirtando sempre di più, e ci siamo scolati quasi mezza bottiglia
di vodka passandocela direttamente. Più l’alcol saliva,
più la tensione cresceva.
A un certo punto, sul grande divano del salotto, ci siamo attaccati.

Il bacio è partito intenso e in pochi secondi è diventato osceno.
Lingue che si intrecciavano in modo volgare, saliva che colava,
bocche aperte. Io ero seduta con le gambe larghe,
praticamente spalancate davanti a tutti, e lui mi stava slinguazzando
come una troietta senza vergogna. Mentre ci baciavamo in quel modo sporco,
lui ha appoggiato una mano decisa in mezzo alle mie gambe
e ha iniziato a farmi un ditalino da sopra i leggins.
Premendo forte, strofinando il palmo sulla figa,
poi con due dita che mi massaggiavano il clito attraverso il tessuto.
Io non solo non l’ho fermato, ho aperto ancora di più le gambe,
spingendo il bacino contro la sua mano.
Ci godevo da morire a farmi fare quel lavoretto davanti agli altri ospiti.

Sapevo che qualcuno ci stava guardando, ma invece di vergognarmi
mi eccitava da impazzire. La fighetta mi si stava bagnando
come al solito, perché sono sempre la solita troia
che finisce casualmente in queste situazioni, e lo so benissimo.
Sentivo il calore che saliva, il tessuto dei leggins che diventava
sempre più umido sotto le sue dita. Siamo andati avanti così
per un bel po’, slinguandoci come due animali,
lui che mi toccava la figa davanti a tutti, io che gemevo piano
nella sua bocca e aprivo ancora di più le cosce.

A un certo punto non ce la facevo più.

«Portami via» gli ho sussurrato con la voce rotta.

Mi ha presa per mano e mi ha portata giù, nel locale caldaie
al piano interrato delle cantine.
Appena siamo entrati ha perso completamente il controllo.
Mi ha girata di scatto, mi ha piegata a 90 gradi sulle scale di cemento.
Mi ha abbassato i leggins e le mutandine solo di pochissimo,
appena appena sotto il buco del culo.

La figa è rimasta completamente coperta dal tessuto.

Ho sentito le mutandine ancora tese contro le mie labbra gonfie
e in quel momento ho capito: quel maiale me lo voleva mettere
dritto nel culo.

Ha tirato fuori un cazzo durissimo, i coglioni erano imponenti.

Me l’ha appoggiato sul buchetto e ha iniziato a spingere.

Essendo magra, quel cazzo sembrava un tronco ai suoi occhi,
oscena come ero in quella posizione.

Mi sentivo spaccare in due.

Lentamente ma senza fermarsi è entrato tutto dentro,
aprendo il culo centimetro dopo centimetro.
Quando è arrivato fino in fondo ho emesso un gemito lungo e strozzato.
Mi sentivo completamente infilzata, dilatata in modo meravigliosamente volgare.

Ho portato subito una mano tra le gambe e ho iniziato a toccarmi,
mentre lui cominciava a pompare. Prima piano, poi sempre più forte.

Mi sono infilata le dita dentro, prima una, poi due, poi tre,
sditalinandomi come una troia mentre lui mi inculava senza pietà.

A un certo punto sono venuta squirtando violentemente,
schizzando sul pavimento mentre tremavo tutta.

Da quel momento il mio culo era completamente aperto.
Non faceva più nessuna resistenza.
Era dilatato, largo, morbido.

Lui se n’è accorto e ha iniziato a fottermi come un vero maiale:
andava avanti e indietro con colpi lunghi, violenti e velocissimi,
senza più incontrare ostacoli.

Dal buco del culo, il suo uccello entrava e usciva senza sforzo,
con rumori osceni e bagnati. Ha continuato così per un tempo lunghissimo,
usandomi senza pietà.

Poi l’ho sentito irrigidirsi.

Mi ha afferrato forte i fianchi e ha iniziato a sborrare.

Ho sentito tutto.

I primi getti potenti e caldissimi che mi schizzavano profondissimi
dentro il culo, poi altri ancora più abbondanti.
Una sborra densa, calda e copiosa che mi riempiva completamente.
Sentivo il buco del culo che si gonfiava, che si riempiva
fino a scoppiare, mentre lui continuava a spingere
e a scaricare dentro di me.

Getto dopo getto, una quantità impressionante di sborra
che mi inondava le viscere. Mi sentivo letteralmente farcita,
piena fino all’orlo. È rimasto dentro di me per quasi due minuti,
il cazzo che pulsava, svuotandosi fino all’ultima goccia.
Quando si è sfilato, ho sentito un fiotto denso e caldo
uscire subito dal buco dilatato e colarmi lungo le cosce.

Mi sono tirata su i leggins al volo perché abbiamo sentito
delle voci sulle scale. Siamo risaliti alla festa come se niente fosse.

Io camminavo con il culo completamente aperto e stracolmo di sborra, sentendola muoversi dentro di me a ogni passo, mentre impregnava
lentamente i leggins.
Ogni movimento mi ricordava quanto ero stata troia quella sera.

E la techno continuava a suonare forte nell’attico.

scritto il
2026-07-12
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