Incontri primaverili

di
genere
etero

Dal nostro primo incontro erano già passate alcune settimane. Ero stato travolto dai sensi e questa donna con la D maiuscola mi aveva catapultato in una sorta di limbo primordiale. Nulla che avevo vissuto in passato mi aveva lasciato così scosso ed emozionato.
Ciò che avevo bramato un’intera vita mi era capitato ed ora potevo dare seguito a quel primo incontro.
Riuscii finalmente a scorgerla nel nostro bar di zona mentre sorseggiava un caffè. Quel viso oramai familiare mi faceva battere il cuore, tanto che non esitai e la raggiunsi al bancone. Quando mi vide sgranò gli occhi e gli si stampò sul volto un dolce sorriso. Scostò la tazzina dalla sua bocca, passò delicatamente sulle sue labbra un tavagliolino e mi diede un bacio sulla guancia. Mi chiese dove fossi finito in questi giorni con uno sguardo di rimprovero e gli risposi che avevo dovuto concentrami su alcune scadenze lavorative. Mi prese la mano, mi girò il palmo verso l’alto e mi scrisse sopra il suo numero di cellulare con affianco un emoticon sorridente. Dopo quello che avevamo passato non avevo minimamente pensato a chiederle il numero di telefono. Poco male, ora avevo la possibilità di contattarla. Ci salutammo con un lento abbraccio e lei poco dopo sparì dietro l’angolo. Quel solo averla riavuta tra le braccia un solo istante mi risvegliò dolci ricordi. Quel suo profumo floreale, quel suo alito che sapeva ancora di caffè ed i suoi seni sofficemente appoggiati sul mio petto mi facevano eccitare come non mai. Sapevo di cosa fosse capace e quel fugace contatto mi sconvolse nuovamente.
Il pomeriggio stesso le scrissi un messaggio su whatsapp per capire se potessi contattarla o meno; lei mi rispose ore dopo facendomi friggere nell’attesa. Fortunatamente non fu attesa vana e riuscimmo a sentirci. Cercammo di progettare minuziosamente il nostro prossimo appuntamento. Lei dal canto suo doveva smarcarsi dal marito con una scusa plausibile senza che facesse accendere nessun alert a lui. Grazie al suo lavoro riuscimmo a creare “ad hoc” la nostra giornata assieme.
Con la scusa di un week end lavorativo all’insegna del team building aziendale raggiungemmo un agriturismo sito in uno splendido paesino collinare in Toscana. Una location davvero suggestiva in primavera, caratterizzata dal fiorire della natura circostante con tutti i suoi profumi e colori.
Lei si dedicò qualche ora ai suoi colleghi e poi nel tardo pomeriggio ci ricongiuggemmo. Da questo momento fino alla ripartenza per Milano saremmo stati solo io e lei. Il cervello mi stava scoppiando dall’emozione ed il solo pensare alle ore che potevamo trascorrere assieme.
Quando arrivò alla soglia della mia piccola residenza mi saltò addosso sorridente e mi diede un bacio dal sapore diverso. Non meno passionale ma sicuramente diverso, o almeno io lo percepii così.
Mi chiese di farsi una doccia e di mettersi qualcosa di più comodo ed io acconsentii. Quando iniziai a sentire l’acqua scorrere non riuscii a non spiarla dalla serratura. Fortunatamente quella casetta carina e campagnola aveva delle antiche porte di legno con grandi chiavi e di conseguenza grandi serrature. La vidi mentre si spogliava e non credetti ai miei occhi. Con gesti lenti e delicati questa bellissima creatura si stava denudando. Prima si sbottonò la camicetta facendomi intravedere il suo generoso seno, subito dopo slacciò la gonna e la fece cadere per gravità sul pavimento. Io rimasi estasiato nel vederla in collant neri e camicetta sbottonata. Senza accorgermene mi ero bagnato ed inizia a masturbarmi lentamente mentre il mio membro si gonfiava gradualmente nella mia mano. Non so se si accorse della mia presenza, tuttavia rimase un tempo incalcolabile in quello stato. La trovavo sexy da farmi sanguinare il naso. Poi senza nessun avviso fece scivolare quei collant neri dalle sue gambe scoprendo quella sua pelle chiara, facendomi intravedere le porte del paradiso. Si giò dandomi le spalle e si chinò per togliersi una cavigliera appoggiando quel bellissimo piede su uno sgabellino in legno massello. Quella posizione mi fece quasi eruttare. Avevo il suo generoso lato b a mio favore che mi faceva intravere la sagoma delle sue labbra. Quanto avrei voluto abbattere la porta e fiondarmici sopra. Ho immaginato per un momento di strappargli le mutandine e di prendere nella mia bocca tutta la sua vagina. Pregustavo le sue grandi labbra nella mia bocca mentre le succhiavo avidamente, ciucciandole in alternanza mentre con le dita stimolavo il suo ano. Pensavo al gesto di far passare la mia vogliosa lingua nella sua cavità succulenta fino al clitoride assaporando i suoi umori goccia dopo goccia. Mentre stavo vivendo questo magnifico sogno ad occhi aperti, bussarono alla porta. Era un cameriere dell’agriturismo che aveva portato, come da mia richiesta, la nostra cena corredata da vinelli vari del posto. Tornai come un falco alla serratura nella speranza di poter riprendere il mio viaggio, purtroppo però la mia lei si era già sdraiata nella vasca facendosi cullare dalla profumata schiuma che tutto cela. Ero incazzato per l’interruzione, comunque sapevo che da lì a poco sarebbe stata di nuovo mia.
Usci dal bagno con un asciugamano a coprirle il corpo dopo circa una trentina di minuti, nel mentre io avevo addobbato la nostra alcova con candeline dalla fiamma flebile che illuminava dolcemente l’ambiente, con delle piante autoctone dal sentore primaverile ed inebriante e dei grandi cuscini morbidi e profumati pronti ad accoglierci comodamente. Infine accesi il caminetto che aiutava a mantenere un clima piacevole con il suo scoppiettante fuocherello, dando un tocco di magia a tutto l’ambiente come solo un camino sa fare.
Lei mi sorrise ed apprezzò molto il nostro nido e mi chiese ancora qualche minuto per finire di prepararsi. Si congedò nuovamente e fece ritorno poco dopo vestita con uno splendido vestito che terminava con una svolazzante gonna. Era rosso e le lasciava le spalle scoperte mettendo in mostra inoltre il suo raffinato décolleté. Non indossava collant e ai piedi indossava delle scarpe parte che mettevano in risalto le sue dolci estremità. Piedi che avrei baciato e massaggiato tutta la notte. Infine il mio sguardo sil alzò fino al suo volto e vidi che aveva raccolto il suo capelli facendo pendere qualche ciocca a lato in prossimità delle sue orecchie. Avevo affianco una splendida ed aggraziata femmina con la quale stavo per passare in potenza il week end più coinvolgente della mia vita.
Iniziammo a cenare sorseggiando degli ottimi vini locali e gustando prelibatezze contadine mentre attorno a noi la magia stava sempre più prendeno forma. Avrei voluto che quel momento si ripetesse all’infinito. Io e lei in quella magica situazione, con quella luce soffusa, quel caldo rassicurante e i nostri corpi che già fremevano. Alternavamo lunghe chiaccherata a momenti di silenzio e contemplazione reciproca. Le sue risate alle mie battute squarciavano il silenzio che subito dopo si ripristinava delicato.
Dopo la cena posizionammo gli enormi cuscini in prossimità del caminetto e ci accoccolammo l’una sull’altro. Mentre sorseggiavamo i nostri drink chiaccheravamo sottovoce in rispetto a quell’atmosfera mistica che si era creata. Io sentivo crescere in me il desiderio di farla nuovamente mia, ma non avevo fretta. La mia mano di poker volevo giocarla da professionista e non volevo lasciarla in mano ad un assatanato del sesso perchè ora si trattava di molto di più. Lei usò il mio petto come schienale e così facendo si posizionò col il suo fondoschiena sulle mie gambe. Io inizia a risentire di quell’intimo contatto e con un gesto furtivo scostai le ciocche dei capelli per arrivare a sussurragli parole di fuoco all’orecchio. Dopo aver proferito alcune frasi le bacia dolcemente prima il collo e poi le spalle, facendogli sentire timidamete l’estremità della mia lingua. Lei iniziò a cambiare il respiro e si voltò verso di me fissandomi con i suoi occhioni. Mentre mi perdevo nel suo sguardo la mia bocca si avvicinò alla sua e delicatamente poggiai le mie labbra alle sue. Sentii un fremito da parte sua e subito dopo le nostre bocche serrate si aprirono leggermente per permettere quell’umido incontro. Le nostre lingue si toccarono e si ritrassero più volte e piano piano iniziarono ad assaggiarsi sempre più profondamente. Lei mi chiese di estendere la mia lingua fuori dalla mia bocca e così feci. Prese la mia lingua ed iniziò a succhiarmela, come se me la stesse spompinando. Faceva su e giù creando un vuoto pazzesco. Io ero sotto shock dal piacere e lei continuava a strofinare le sue papille gustative sulle mie. Mentre gustava in quel modo animalesco decisi di non stare con le mani in mano ed iniziai a farle scivolare lungo le braccia il suo vestito. All’improvviso si trovò con il seno scoperto e le mie mani che lo palpavano vogliosamente. Percepii il suo piacere dall’aumento dell’intesità del suo bacio e dall’inturgidimento dei suoi capezzoli. Duri, sodi e pronti per essere succhiati a vita. Quelle piccole pretuberanze erano diventate la mia ragione di vita. Volevo mordegli, ciucciarli e stimolarli per farla gemere come non mai. Lei dal canto suo si sollevò il più possibile la gonna mandandomi segnali inequivocaboli su quello che aveva in mente di fare da lì a breve.
Io questa volta però volevo spiazzarla. Mi allontanai dalla sua bocca e la invitai ad alzarsi. Lei acconsentì quasi infastidita. Vicino al camino vi era un piccolo soppalco dove i propritari erano soliti stoccare la legna da ardare. Per accedere alla parte alta c’era un piccola ma robusta scala in legno. Le chiesi di salire per poterci posizionare su quel piccolo ed intimo soppalco e lei accolse con piacere l’idea. Mentre si accingeva a compiere i pochi scalini la afferrai dai polpacci e la immobilizzai. Lei si voltò sorpresa ed ignara di ciò che stavo per farle. Con un lesto gesto balzai sotto la sua gonna con la mia testa ed inizia a leccarle l’interno coscia. I miei colpi di lingua arrivavano sempre all’altezza del suo inguine per poi ritrarsi vigliaccamente ogni volta. Le facevo percepire il mio fiato sulla sua vagina ormai grondante, ma senza sfiorarla minimamente. A causa di questo lei stava letteralmente impazzendo. Cercava di serrare le gambe per mantenermi nel punto più vcino alla sua figa ma io ogni volta scivolavo via. Ad un certo punto però ne avevo abbastanza anch’io e volevo raggiungere la tanto agoniata meta. Così con gesto deciso inizia a leccargli quell’ormai rigonfio grilletto. Erano turgido e stava per esplodere.Ad ogni colpo di lingua lei gemeva e sbuffava dal piacere. Mi prese la testa con una mano e me la conficcò contro il suo clitoride intimandomi con quel gesto violento di continuare in quello che stavo facendo. Avevo la bocca completamente colma del suo umore che scorreva a fiumi fino alle ginocchia. Io leccavo e succhiavo senza sosta. Passai dal clitoride al suo buco prima con la lingua e poi infilandoci prima un dito e poi due. Mentre la sditalinavo le leccavo il clitoride facendole toccare picchi di piacere mai provati. Lei ormai era nelle mie mani e non voleva altro che continuassi con quella liturgia. Mi supplicò di aumentare la velocità di penetrazione delle mie dita supplicandomi però di continuare a leccarla come una troia. Io iniziavo a risentirne del continuare a leccare tuttavia non potevo deluderla proprio in quel frangente. Continua….
scritto il
2026-05-29
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