Nella vecchia Giulia

di
genere
gay

Tutto è iniziato un pomeriggio di pioggia improvvisa mentre giocavamo a calcio nel cortile di Chicco. Per non bagnarci, ci siamo rifugiati in una vecchia Giulia abbandonata sotto un portico, un relitto con un solo sedile anteriore. Eravamo stretti, ammassati l'uno contro l'altro con addosso solo i pantaloncini da calcio bagnati.
​In quel silenzio rotto solo dalle gocce sulla lamiera, Chicco mi ha detto che si stava eccitando. Senza esitare, ho infilato la mano sotto i suoi pantaloncini, afferrandogli il cazzo e guardandolo fisso negli occhi per vedere la sua reazione. Lui ha solo chiuso gli occhi, abbandonandosi, mentre io cominciavo a segarlo piano piano, sentendo il calore del suo corpo contro il mio in quel piccolo abitacolo.

​Il giorno dopo non pioveva. Dopo la partita, lui ha detto semplicemente: "Andiamo nella Giulia". Una volta dentro, mi ha fatto girare di schiena con il pretesto di schiacciarmi i brufoli. Mentre le sue dita lavoravano sulla mia pelle, sentivo il suo cazzo premere con forza contro il mio culo attraverso i pantaloncini.
​Quando ha capito che ci stavo, mi ha abbassato i pantaloncini. Ha usato il suo stesso sperma come lubrificante e, dopo avermi preparato con un dito, mi ha penetrato dolcemente. Mi pompava il culo spingendo a fondo e tornando indietro tante volte; io mi godevo quel corpo estraneo dentro di me, fino a quando non l'ho sentito venire e ho avvertito quel liquido caldo inondarmi l'interno. È stato bellissimo, ma mi ha lasciato con il dubbio: lo avrebbe voluto ancora?

​La risposta è arrivata l'indomani. Non avevo voglia di attendere e stavolta sono stato io a prendere l'iniziativa e a dirgli: "Andiamo nella Giulia". Non c'era più bisogno di scuse. Siamo entrati e mi sono messo subito in posizione, pronto a riprendere da dove avevamo lasciato.
​In quel sedile stretto, il ritmo è diventato una danza perfetta: mentre lui spingeva in avanti, io spingevo all'indietro con il bacino, cercando l'urto, cercando di farlo entrare il più profondamente possibile. Le nostre spinte contrapposte hanno reso tutto più intenso, più consapevole. Ho sentito di nuovo quel calore riempirmi, ma stavolta era diverso: era qualcosa che avevo cercato e voluto io con tutto me stesso.
​EPILOGO
​Uscendo dalla Giulia per tornare nel cortile, non servivano parole. Sapevamo entrambi che quel rottame era diventato il nostro tempio segreto. Ormai non era più solo calcio; ogni partita era solo l'attesa per finire di nuovo lì dentro, sudati e nudi, a esplorarci ancora.
scritto il
2026-02-16
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