Elasticità anale

di
genere
gay

La sala d’attesa dell’urologo era troppo silenziosa. In mano stringevo il foglio della prenotazione, ma la mia mente era rimasta incastrata nei sette giorni precedenti. Sette giorni di Enrico. Ripensavo a come era iniziato tutto: il dolore della prima volta, la mia rigidità, e poi la scoperta della "scossa" che aveva trasformato il mio corpo in una porta spalancata.
​Mentre aspettavo, un pensiero inquietante mi tormentava. Mi tornò in mente quel capitolo del romanzo medico-legale che avevo letto tempo prima: “Il cadavere presentava segni di rapporti anali abituali”. Sentii un brivido freddo. Guardavo le persone in sala d'attesa e pensavo: "E se dovessi morire oggi? Se fossi assassinato e finissi su un tavolo settorio, il medico legale scriverebbe nel suo rapporto che ho avuto rapporti anali?" L'idea che il mio segreto più intimo potesse essere messo nero su bianco in un documento ufficiale, anche dopo la mia morte, mi faceva sentire nudo davanti al mondo.
​"Il prossimo, prego," disse l'infermiera.
​Entrai nello studio. Il dottore mi ordinò di spogliarmi e sdraiarmi sul fianco. Sentii il rumore del guanto di lattice. Clac. Mentre il dito del medico entrava, lubrificato da un gel fresco, il mio corpo rispose con una scioltezza che mi terrorizzò. Ero così abituato a Enrico che non opponevo più alcuna resistenza. Lo capirà, pensai. Sentirà che sono stato 'addestrato' al piacere.
​Il verdetto fu inaspettato: «Prostata sana, ma ho notato un'ottima elasticità del tono sfinterico. Continui pure a fare quello che sta facendo per mantenersi così rilassato». Un via libera ufficiale. Il mio segreto era stato letto, ma non giudicato.
​Tornai a casa con un'eccitazione febbrile. Il pensiero del medico legale si era trasformato in pura adrenalina: se il mio corpo parlava di Enrico, allora volevo che parlasse ancora più forte.
​Appena varcata la soglia, vidi Enrico. Non gli diedi il tempo di parlare. Mi gettai sul letto alla pecorina, inarcando la schiena e offrendomi a lui con una brama totale. Sentivo ancora tra le natiche l'umidità del gel lubrificante che lo specialista aveva usato solo venti minuti prima. Era un pensiero proibito: essere preso dal mio ragazzo mentre addosso avevo ancora la traccia clinica di un altro uomo.
​Enrico si accorse subito del gel. «Il dottore ti ha lasciato un bel ricordino...» sussurrò con voce roca. Senza aspettare, spinse il suo cazzo dentro di me. L'impatto fu devastante. Entrò tutto d'un colpo, approfittando di quella famosa "elasticità" lodata dal medico.
​Mentre mi possedeva con colpi violenti e profondi, quel pensiero del romanzo tornò a galla per l'ultima volta, ma stavolta era eccitante: "Sì, che lo scrivano pure! Che si sappia che sono stato riempito così, che ho goduto fino a impazzire!" Non avevo più paura del giudizio della scienza. Se anche un medico legale avesse dovuto trovare le tracce di Enrico dentro di me, sarebbe stata solo la prova di quanto fossi stato amato e posseduto.
​Enrico mi afferrò i fianchi, le sue dita affondavano nella mia carne mentre colpiva la mia prostata con una precisione feroce. Ogni affondo scatenava una tempesta elettrica che mi toglieva il fiato. Gemevo contro il cuscino, sentendo il calore del suo corpo contro il mio e quel mix di gel e desiderio che rendeva tutto incredibilmente fluido.
​Quando Enrico si svuotò dentro di me con un ultimo, lunghissimo affondo, sentii una pace assoluta. Il mio segreto non era più un peso, ma un tesoro custodito sotto la pelle. Se il mio corpo doveva raccontare una storia, era questa: la storia di un piacere che non conosceva vergogna, né in vita, né mai.
scritto il
2026-01-19
1 9 8
visite
1
voti
valutazione
1
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

I regali di Massimiliano

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.