Il regista dei segreti

di
genere
gay

Tutto ebbe inizio nel garage, sotto la luce fioca di una lampadina che nascondeva un segreto. Pietro, l'amico di sempre, aveva scoperto me e Alberto. Aveva piazzato una telecamera-spia e ci aveva messo davanti all'evidenza dei fatti: voleva partecipare.
​Ma Alberto, con la sua fierezza da duro, non accettò ordini. Strappò i video a Pietro e impose la sua legge: "Tu non partecipi a niente. Visto che ti piace tanto spiare, adesso ti metti lì e guardi dal vivo". Alberto mi spinse sulla Vespa, sollevò la mia minigonna nera e mi possedette con una forza brutale davanti agli occhi sbarrati di Pietro, finendo per sborrarmi sulla schiena come atto finale di dominio. In quel momento, io ero l'oggetto del sacrificio, il ponte tra la forza di uno e l'ossessione dell'altro.
​Ma c'era un segreto che Pietro non poteva conoscere. Quando il garage tornava silenzioso e le telecamere venivano spente, la gerarchia si ribaltava completamente. Sulla stessa sella di quella Vespa, il "duro" Alberto deponeva la maschera: ero io a prendere lui, a dominare il suo corpo in un’intimità che lui non avrebbe mai ammesso davanti a nessuno. Alberto era legato a me da quel piacere proibito e dalla sottomissione che solo io potevo dargli.
​Pochi giorni dopo l'umiliazione nel garage, andai a cercare Pietro in segreto. "Mi è dispiaciuto per come è andata," gli sussurrai, alimentando la sua bramosia. "Mi ha eccitato che tu mi guardassi... e ora voglio accontentarti".
​Ci rifugiammo in camera sua. Pietro aveva preparato tutto: una minigonna viola lucida e un perizoma coordinato, un filo sottile che spariva tra le natiche. "Questa è per noi due," disse sistemando il telefono sul treppiedi per filmare. Mi fece sfilare, mi ordinò di alzare la mini per mostrare quel filo provocante e poi mi chiese di mettermi alla pecorina sul letto. Mentre lui mi possedeva, con gli occhi fissi sull'obiettivo, io godevo della sua devozione. Pietro credeva di avermi "rubato" ad Alberto, convinto che quel video viola fosse il nostro legame esclusivo.
​Ora il gioco è perfetto. Alberto non sa che vado da Pietro e che indosso per lui quella mini viola. Pietro non sospetta minimamente che il suo "virile" amico Alberto mi dia il culo nel buio del garage.
​Io cammino tra loro due come un regista invisibile. Gestisco due amanti, due guardaroba e un archivio di video che valgono una fortuna in termini di potere. Sono l'unico a conoscere l'intera verità, l'unico a godere di entrambi i lati della medaglia. Mentre Alberto mi scopa in nero per orgoglio e Pietro mi scopa in viola per ossessione, io sono l'unico a possederli entrambi, sapendo che ognuno di loro è, a modo suo, prigioniero del desiderio che prova per me.
Era un pomeriggio afoso e la camera di Pietro era inondata dalla luce calda del tramonto che filtrava dalle tapparelle socchiuse. Il telefono era già sul treppiedi, pronto a registrare il nostro solito rituale. Indossavo la minigonna viola e il perizoma, ma stavolta l’atmosfera era diversa. Pietro non mi era saltato addosso come al solito; continuava a guardare i video sul telefono, quelli di noi due e quelli sgranati del garage.
​"Alberto sembra così... perso quando ti sta dietro," sussurrò, senza staccare gli occhi dallo schermo. Era il segnale che aspettavo.
​Mi avvicinai a lui lentamente, lasciando che l'orlo della gonna sfiorasse le sue ginocchia. "Vuoi sapere perché Alberto non smette mai di cercarmi, Pietro? Vuoi sentire quello che prova lui quando le luci si spengono?"
​Gli accarezzai il collo, poi scesi lungo la schiena. Pietro tremava. La sua ossessione per il controllo stava cedendo davanti al desiderio di sperimentare l'ignoto. "Sdraiati," gli ordinai a bassa voce. "Mettiti come mi metto io. Voglio che la telecamera veda chi comanda oggi".
​Pietro obbedì come in trance. Si mise alla pecorina sul letto, proprio nella posizione in cui mi aveva filmato decine di volte. Gli sfilai i pantaloni, lasciandogli addosso solo la maglietta. Vedere il suo corpo così esposto, proprio davanti all'obiettivo che lui stesso aveva puntato, era il mio trionfo finale.
​Ho sollevato la mia minigonna viola e, con un movimento deciso, mi sono posizionato dietro di lui. Pietro ha emesso un gemito soffocato non appena ha sentito la mia pressione. Non era abituato, era spaventato, ma l'eccitazione di essere "come Alberto" lo teneva inchiodato al materasso.
​"Guarda l'obiettivo, Pietro," gli sibilai, afferrandogli i capelli proprio come faceva Alberto con me. "Guarda il video. Domani, quando lo riguarderai, saprai che non sei più solo quello che spia. Ora sei parte del segreto".

​Quando lo penetrai, Pietro ebbe un sussulto violento, affondando la faccia nel cuscino. Cominciai a muovermi con una calma crudele, godendo di ogni suo brivido. La minigonna viola mi ricadeva sui fianchi, ondeggiando a ogni spinta, un lampo di colore che la telecamera catturava fedelmente.
Quella sera, in camera di Pietro, l'aria era così densa che si sarebbe potuta tagliare con un coltello. Pietro era sdraiato sul letto, ansimante, dopo avermi posseduto mentre la telecamera registrava ogni movimento della mia minigonna viola e del perizoma.
​Mentre lui cercava di riprendere fiato, io mi sono sollevato lentamente. Mi sono sistemato la gonna con un gesto calmo e sensuale, sedendomi a cavalcioni sulle sue gambe. Gli ho preso il mento, costringendolo a guardarmi negli occhi mentre, con l'altra mano, premevo con decisione contro il suo interno coscia.
​"Sei stato bravo oggi, Pietro,sarai un grande regista, ma ora sei anche il protagonista"
scritto il
2026-01-28
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