Tentazione
di
RackHammer
genere
incesti
Ritornato a casa da lavoro notai subito che in casa doveva esserci mia nipote.
Lei frequentava un a scuola poco lontano da casa mia.
La mattina i genitori la accompagnano e, finite le lezioni, veniva a stare da me finché i suoi non la venivano a prendere.
In teoria avrebbe potuto anche andare a casa, ma sembra preferire fare così ed evitarsi un viaggio con i mezzi pubblici, tanto i suoi sono per strada e una casa vuota valeva l’altra e poi diceva che così può vedere il suo zio preferito, almeno quelle volte che rientravo prima dei suoi.
Certe volte avevo l’impressione che avesse un debole per me.
Si dice che le figlie tendano ed essere attratte dai padri e forse, visto che io e mio fratello ci assomigliamo molto, forse lei ha inconsciamente spostato quell’attrazione verso di me che sono single.
Di sicuro ogni volta che le mostravo un po’ di affetto con una carezza, un abbraccio o un bacio su una guancia, la vedevo arrossire in modo vistoso e dovevo ammettere che la cosa mi dava un certo senso di soddisfazione e di malizioso divertimento, ma stavo attendo a non cedere alla tentazione di provare a spingermi oltre.
Posata la giacca su una sedia, buttai una rapida occhiata all’orologio.
Quel giorno ero uscito prima da lavoro per uno sciopero ed ero arrivato a casa più di un ora prima rispetto al solito.
Andai verso la camera riservata a mia nipote per salutarla e notai che la porta era semi chiusa.
Avvicinandomi iniziai a sentire dei strani rumori che non riuscivo ad identificare e mi affacciai nella stanza senza toccare la porta e la vidi seduta alla scrivania. Non sembra avermi sentito rientrare a casa.
All’inizio non lo notai e stavo per salutarla ma mi bloccai in tempo.
La sedia era stranamente distante dalla scrivania e lei era seduta ma aveva gli occhi chiusi e la testa, leggermente piegata all’indietro.
Era appoggiata allo schienale della sedia ma il corpo era teso e quasi sdraiato sulla sedia, trattenuto dal scivolare giù dalle gambe aperte e i piedi scalzi piantati a terra con forza.
Con una mano, infilata dentro la maglietta, si stava accarezzando il corpo scivolando spesso verso il seno.
Non si vedeva cosa stesse facendo con l’altra, che spariva tra le sue gambe, ma potevo ben immaginare.
Arretrai senza far rumore e tornai all’ingresso della casa.
Quella scena mi aveva sorpreso e dovevo ammettere anche particolarmente eccitato.
Non avrei mai pensato di poterla beccare a masturbarsi in casa mia.
Rimasi un attimo fermo in sala. Doveva essere vicina all’orgasmo perché adesso la sentivo gemere anche da li, o forse era solo la consapevolezza di quello che stava facendo a permettermi di notare gli ansimi.
Tornai alla porta di ingresso e la riaprì lentamente per poi chiuderla facendola sbattere. Feci tintinnare le chiavi come se le stessi mettendo apposto e strofinai a terra la sedia dove avevo messo la giacca.
Tornai verso la stanza di lei.
“Ciao Lisa. Sono io.” lo dissi poco prima di aprire la porta.
La trovai seduta normalmente alla scrivania, con un libro davanti.
Aveva il viso arrossato, ma faci finta di niente.
“Ciao Zio, sei arrivato prima.”
“Si, c’era sciopero e ci hanno mandato a casa.”
Mi avvicinai e, chinandomi, le diedi un bacio sulla guancia come facevo sempre.
Lei divenne ancora più rossa.
Le sorrisi e le accarezzai la guancia. Mi ritrovai a pensare che era proprio carina.
Lei balbetto un capisco e io mi voltai per uscire dalla stanza, ma arrivato alla porta mi fermai.
“Visto che è presto ne approfitto per farmi una doccia, ma devo lasciare la porta semi aperta. La ventola si è rotta ed è meglio far uscire il vapore.”
Uscii dalla stanza senza aspettare una sua risposta.
Non si trattava di una bugia, la ventola era veramente rotta, ma normalmente avrei chiuso la porta comunque. Una parte di me sperava che, nello stato di eccitazione in cui doveva ancora essere, avrebbe tentato qualcosa. Ma cosa?
In breve tempo ero nudo sotto l’acqua della doccia, più che altro per rinfrescarmi le idee, continuavo a rivederla intenta a darsi piacere e la mia eccitazione non voleva saperne di placarsi. Stavo giusto pensando di darmi sollievo da solo quando sentì un rumore provenire da fuori dalla doccia.
“Ehm.. Zio? vuoi.. ti serve una mano per.. lavare la schiena?” dalla voce si sentiva un certo imbarazzo e sinceramente lo sono pure io. Avevo pensato che al massimo avrebbe sbirciato dalla porta, ma non mi aspettavo che si sarebbe spinta ad entrare nel bagno e proporsi così.
“Si, grazie. Mi farebbe piacere, ma per farlo devi spogliarti o bagnerai i vestiti” mi chiesi se lo avrebbe fatto veramente. Forse era troppo e avrebbe rinunciato.. ma in caso contrario, cosa avrei fatto io?
“O..ok..” poco dopo sentì la porta della doccia aprirsi e la vidi entrare.
Era completamente nuda e splendida. Chiuse la porta della doccia e, sorridendomi con il viso arrossato, mi si avvicinò. Senza dire niente le passai la spugna insaponata e mi voltai incredulo a quanto stava succedendo. Iniziai a sentire la spugna muoversi sulla mia schiena ma a tratti veniva sostituita da una sua mano che mi accarezzava la mia pelle.
“Non ti facevo così audace.” Lei non rispose.
La lasciai fare per qualche minuto poi, incapace di resistere oltre mi voltai e le presi la spugna della mani.
“Ora tocca a me.” la feci voltare, senza che lei si opponesse, e iniziai ad insaponarle la schiena.
Sentivo crescere il desiderio di toccarla di più.
Mi avvicinai a lei facendole appoggiare la schiena al mio petto.
Mi chinai e le sussurrai all’orecchio.
“Ti insapono anche davanti.” la mia non era una domanda e lei si limitò ad annuire.
Lasciai cadere la spugna e, con le mani insaponale, iniziai a passarle sul suo seno, sul ventre.
Il suo corpo fremeva sotto le mie carezze e ogni tanto le sfuggiva in sospiro di piacere.
Spinsi una mano giù lungo il ventre, fino ad arrivare tra le sue gambe. Raggiunta la sua intimità la sentì gemere mentre iniziavo a stimolarla.
Il mio membro eccitato premeva contro i suoi glutei sodi.
Non ragionavo più dall’eccitazione. La volevo.
“Fin dove posso spingermi?” le parole mi uscirono da sole dalla bocca. Lei esitò un attimo, poi voltandosi un po’ per guardami negli occhi.
“Fammi tua.”
La baciai con passione. La feci voltare e la spinsi contro il muro, facendola appoggiare con la schiena.
Lei mi butto le braccia intorno al collo. Le sollevai una gamba e lei, preso il mio membro, mi aiutò posizionandolo e io la penetrai con in colpo deciso.
Le sfuggi un gemito di piacere.
Ormai non si tornava più indietro. Iniziai a muovermi sempre più in fretta.
Lei gemeva avvinghiata a me.
Le presi anche l’altra gamba e la tenni sollevata, stretta tra il mio corpo e il muro.
L’acqua della doccia scorreva sui nostri corpi eccitati, stimolandoli ancora di più.
In breve la sentì arrivare all’orgasmo e poco dopo venni pure io.
Per fortuna, quel poco di lucidità che mi restava mi spinse a tirarlo fuori da lei prima e le venni sul ventre.
Mentre riprendevamo fiato, lei prese con un dito il mio seme dal suo corpo e se lo porto in bocca.
Poi mi sorrise guardandomi.
“La prossima volta lo voglio assaporare tutto .”
Senza darmi il tempo di dire qualcosa, mi butto le braccia al collo e mi baciò con passione.
Lei frequentava un a scuola poco lontano da casa mia.
La mattina i genitori la accompagnano e, finite le lezioni, veniva a stare da me finché i suoi non la venivano a prendere.
In teoria avrebbe potuto anche andare a casa, ma sembra preferire fare così ed evitarsi un viaggio con i mezzi pubblici, tanto i suoi sono per strada e una casa vuota valeva l’altra e poi diceva che così può vedere il suo zio preferito, almeno quelle volte che rientravo prima dei suoi.
Certe volte avevo l’impressione che avesse un debole per me.
Si dice che le figlie tendano ed essere attratte dai padri e forse, visto che io e mio fratello ci assomigliamo molto, forse lei ha inconsciamente spostato quell’attrazione verso di me che sono single.
Di sicuro ogni volta che le mostravo un po’ di affetto con una carezza, un abbraccio o un bacio su una guancia, la vedevo arrossire in modo vistoso e dovevo ammettere che la cosa mi dava un certo senso di soddisfazione e di malizioso divertimento, ma stavo attendo a non cedere alla tentazione di provare a spingermi oltre.
Posata la giacca su una sedia, buttai una rapida occhiata all’orologio.
Quel giorno ero uscito prima da lavoro per uno sciopero ed ero arrivato a casa più di un ora prima rispetto al solito.
Andai verso la camera riservata a mia nipote per salutarla e notai che la porta era semi chiusa.
Avvicinandomi iniziai a sentire dei strani rumori che non riuscivo ad identificare e mi affacciai nella stanza senza toccare la porta e la vidi seduta alla scrivania. Non sembra avermi sentito rientrare a casa.
All’inizio non lo notai e stavo per salutarla ma mi bloccai in tempo.
La sedia era stranamente distante dalla scrivania e lei era seduta ma aveva gli occhi chiusi e la testa, leggermente piegata all’indietro.
Era appoggiata allo schienale della sedia ma il corpo era teso e quasi sdraiato sulla sedia, trattenuto dal scivolare giù dalle gambe aperte e i piedi scalzi piantati a terra con forza.
Con una mano, infilata dentro la maglietta, si stava accarezzando il corpo scivolando spesso verso il seno.
Non si vedeva cosa stesse facendo con l’altra, che spariva tra le sue gambe, ma potevo ben immaginare.
Arretrai senza far rumore e tornai all’ingresso della casa.
Quella scena mi aveva sorpreso e dovevo ammettere anche particolarmente eccitato.
Non avrei mai pensato di poterla beccare a masturbarsi in casa mia.
Rimasi un attimo fermo in sala. Doveva essere vicina all’orgasmo perché adesso la sentivo gemere anche da li, o forse era solo la consapevolezza di quello che stava facendo a permettermi di notare gli ansimi.
Tornai alla porta di ingresso e la riaprì lentamente per poi chiuderla facendola sbattere. Feci tintinnare le chiavi come se le stessi mettendo apposto e strofinai a terra la sedia dove avevo messo la giacca.
Tornai verso la stanza di lei.
“Ciao Lisa. Sono io.” lo dissi poco prima di aprire la porta.
La trovai seduta normalmente alla scrivania, con un libro davanti.
Aveva il viso arrossato, ma faci finta di niente.
“Ciao Zio, sei arrivato prima.”
“Si, c’era sciopero e ci hanno mandato a casa.”
Mi avvicinai e, chinandomi, le diedi un bacio sulla guancia come facevo sempre.
Lei divenne ancora più rossa.
Le sorrisi e le accarezzai la guancia. Mi ritrovai a pensare che era proprio carina.
Lei balbetto un capisco e io mi voltai per uscire dalla stanza, ma arrivato alla porta mi fermai.
“Visto che è presto ne approfitto per farmi una doccia, ma devo lasciare la porta semi aperta. La ventola si è rotta ed è meglio far uscire il vapore.”
Uscii dalla stanza senza aspettare una sua risposta.
Non si trattava di una bugia, la ventola era veramente rotta, ma normalmente avrei chiuso la porta comunque. Una parte di me sperava che, nello stato di eccitazione in cui doveva ancora essere, avrebbe tentato qualcosa. Ma cosa?
In breve tempo ero nudo sotto l’acqua della doccia, più che altro per rinfrescarmi le idee, continuavo a rivederla intenta a darsi piacere e la mia eccitazione non voleva saperne di placarsi. Stavo giusto pensando di darmi sollievo da solo quando sentì un rumore provenire da fuori dalla doccia.
“Ehm.. Zio? vuoi.. ti serve una mano per.. lavare la schiena?” dalla voce si sentiva un certo imbarazzo e sinceramente lo sono pure io. Avevo pensato che al massimo avrebbe sbirciato dalla porta, ma non mi aspettavo che si sarebbe spinta ad entrare nel bagno e proporsi così.
“Si, grazie. Mi farebbe piacere, ma per farlo devi spogliarti o bagnerai i vestiti” mi chiesi se lo avrebbe fatto veramente. Forse era troppo e avrebbe rinunciato.. ma in caso contrario, cosa avrei fatto io?
“O..ok..” poco dopo sentì la porta della doccia aprirsi e la vidi entrare.
Era completamente nuda e splendida. Chiuse la porta della doccia e, sorridendomi con il viso arrossato, mi si avvicinò. Senza dire niente le passai la spugna insaponata e mi voltai incredulo a quanto stava succedendo. Iniziai a sentire la spugna muoversi sulla mia schiena ma a tratti veniva sostituita da una sua mano che mi accarezzava la mia pelle.
“Non ti facevo così audace.” Lei non rispose.
La lasciai fare per qualche minuto poi, incapace di resistere oltre mi voltai e le presi la spugna della mani.
“Ora tocca a me.” la feci voltare, senza che lei si opponesse, e iniziai ad insaponarle la schiena.
Sentivo crescere il desiderio di toccarla di più.
Mi avvicinai a lei facendole appoggiare la schiena al mio petto.
Mi chinai e le sussurrai all’orecchio.
“Ti insapono anche davanti.” la mia non era una domanda e lei si limitò ad annuire.
Lasciai cadere la spugna e, con le mani insaponale, iniziai a passarle sul suo seno, sul ventre.
Il suo corpo fremeva sotto le mie carezze e ogni tanto le sfuggiva in sospiro di piacere.
Spinsi una mano giù lungo il ventre, fino ad arrivare tra le sue gambe. Raggiunta la sua intimità la sentì gemere mentre iniziavo a stimolarla.
Il mio membro eccitato premeva contro i suoi glutei sodi.
Non ragionavo più dall’eccitazione. La volevo.
“Fin dove posso spingermi?” le parole mi uscirono da sole dalla bocca. Lei esitò un attimo, poi voltandosi un po’ per guardami negli occhi.
“Fammi tua.”
La baciai con passione. La feci voltare e la spinsi contro il muro, facendola appoggiare con la schiena.
Lei mi butto le braccia intorno al collo. Le sollevai una gamba e lei, preso il mio membro, mi aiutò posizionandolo e io la penetrai con in colpo deciso.
Le sfuggi un gemito di piacere.
Ormai non si tornava più indietro. Iniziai a muovermi sempre più in fretta.
Lei gemeva avvinghiata a me.
Le presi anche l’altra gamba e la tenni sollevata, stretta tra il mio corpo e il muro.
L’acqua della doccia scorreva sui nostri corpi eccitati, stimolandoli ancora di più.
In breve la sentì arrivare all’orgasmo e poco dopo venni pure io.
Per fortuna, quel poco di lucidità che mi restava mi spinse a tirarlo fuori da lei prima e le venni sul ventre.
Mentre riprendevamo fiato, lei prese con un dito il mio seme dal suo corpo e se lo porto in bocca.
Poi mi sorrise guardandomi.
“La prossima volta lo voglio assaporare tutto .”
Senza darmi il tempo di dire qualcosa, mi butto le braccia al collo e mi baciò con passione.
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