Da marito a sissy del bull (quarta parte)

di
genere
corna

"Pensavo a domenica," sussurrò Luciana tracciando cerchi sul petto di Paolo con un dito. "Se chiamiamo Giorgio per il brunch." Il tono era casuale, ma Paolo sentì la tensione nei muscoli delle sue cosce premute contro le sue.
Paolo le accarezzò la schiena seguendo la colonna vertebrale fino alla curva dei glutei, ancora arrossati dalle loro attività precedenti. "Vuoi che prepari quel salmone che gli è piaciuto l'altra volta?" chiese, le dita che si infilavano tra le pieghe ancora calde della sua pelle.
Luciana annuì contro il suo petto, il respiro che si faceva più profondo mentre si sistemava più comodamente. "Sì, e magari quegli asparagi al burro che ha detto..." Una pausa, poi aggiunse con voce più bassa: "Pensi che gli piacerebbe vedere come li prepari?"
Paolo capì al volo l'implicazione e rise, un suono roco che fece vibrare il torace sotto di lei. "Vuoi farmi cucinare nudo per lui?" Le dita le pizzicarono delicatamente il fianco. "Sei una perversa."
"Tu mi hai rovinata," replicò Luciana sollevando il viso per catturare il suo sguardo, gli occhi che brillavano di malizia. "E ora voglio che Giorgio veda quanto sei bravo a... cucinare." L'ultima parola fu pronunciata con una lentezza deliberata mentre la sua mano scivolava tra le loro pance per afferrarlo dolcemente.
Paolo deglutì quando sentì le dita di Luciana stringersi intorno a lui con fermezza. "E se ci guarda mentre..." iniziò, la voce che si spezzava quando lei iniziò a muovere la mano con un ritmo lento ma deciso.
"Esatto," tagliò corto Luciana avvicinandosi alla sua bocca. "Voglio che ci guardi mentre fingiamo di essere perfetti padroni di casa." Il bacio che seguì fu lento e salato, le labbra che si muovevano contro le sue mentre la sua mano continuava il suo lavoro metodico. "Prima il salmone... poi me."
Paolo gemette nel bacio mentre la mano di Luciana accelerava impercettibilmente. "Dio... Luciana..." Il suo respiro diventò irregolare, le mani che le afferrarono i fianchi mentre cercava disperatamente di trattenersi. "Aspetta... non ancora..."
Luciana rise contro la sua bocca, un suono roco e soddisfatto. "Perché?" sussurrò aumentando la pressione. "Voglio che tu venga tra le mie mani adesso, così potrò assaggiarti prima di addormentarci." Le sue parole erano un sibilo contro la pelle sudata di Paolo, ogni sillaba che lo spingeva più vicino al limite.
Paolo trattenne il respiro, le dita che si stringevano sui fianchi di Luciana con una forza quasi dolorosa quando sentì l'orgasmo avvicinarsi rapidamente. "Sto per..." iniziò, la voce roca dall'emozione.
"Lo so," mormorò Luciana accelerando ulteriormente il movimento. "Vieni per me, Paolo. Voglio sentirti pulsare tra le mie dita."
Paolo esplose con un grido strozzato, il corpo che si arcava violentemente mentre Luciana continuava a massaggiarlo con movimenti circolari, prolungando il suo orgasmo. "Ecco... sì..." sussurrò Luciana osservando ogni fremito con occhi oscuri di desiderio.
Luciana sollevò le palme umide verso la luce fioca della camera, osservando con occhi affamati il liquido bianco che le colava tra le dita. "Guarda quanta roba hai fatto," sussurrò con voce roca, la punta della lingua che sfiorava il bordo della mano mentre parlava. Paolo la osservò, il respiro ancora irregolare, mentre lei iniziava a leccarsi le dita con movimenti lenti e deliberati, come se assaporasse un vino pregiato. Ogni passata della lingua sulle nocche provocava un fremito lungo la sua schiena ancora sudata.

"Più dolce del solito," commentò Luciana avvicinandosi al viso di Paolo, le labbra lucide mentre gli offriva ciò che era rimasto tra le dita. "Assaggia." Paolo obbedì senza esitazione, la lingua che scivolava tra le sue dita mentre chiudeva gli occhi per concentrarsi sul sapore. Un gemito basso gli sfuggì dalla gola quando riconobbe il proprio sapore misto a quello di Giorgio ancora presente in lei - un cocktail che lo eccitava oltre ogni ragione.

Luciana rise, un suono roco e soddisfatto, mentre osservava Paolo leccarle le mani con crescente fervore. "Brava la mia troietta," sussurrò, affondando le dita ancora sporche nei suoi capelli per guidargli la bocca più in profondità. Paolo obbedì con un gemito, la lingua che esplorava ogni piega delle sue dita come se temesse di perdere una goccia del loro miscuglio. "Ora dormiamo," aggiunse Luciana strappandogli improvvisamente le mani dalla bocca, "ma domani ti trasformerò."
Paolo sollevò lo sguardo con aria interrogativa mentre Luciana si alzava dal letto con movimenti felini, dirigendosi verso l'armadio. La luce della luna che filtrava dalle persiane a metà abbassate disegnava strisce argentate sulle curve del suo corpo mentre estraeva una scatola di cartone dall'ultimo ripiano. Paolo riconobbe immediatamente la confezione - il regalo di compleanno che Luciana aveva ricevuto dalla sorella l'anno prima e che non aveva mai usato. "Aspetta, sul serio?" chiese mentre lei scoperchiava la scatola con un sorriso malizioso, rivelando un completo da segretaria anni '50 completo di reggicalze e parrucca.

"Pensavi scherzassi?" Luciana fece scivolare le calze di nylon tra le dita come un gioielliere che esamina un diamante. "Domenica servirò la cena a Giorgio mentre tu, mia cara, starai in ginocchio sotto al tavolo vestita cosi." La descrizione era deliberatamente vaga, ma sufficiente a far contrarre lo stomaco di Paolo. "Prima però," aggiunse estraendo una trousse da trucco," dobbiamo fare delle prove. Non voglio che Giorgio noti la barba sotto il fondotinta." Ora spegni la luce e dormiamo. Buonanotte amore."

Paolo si svegliò con un dolore sordo alla mascella, la lingua che cercava automaticamente il punto dove Luciana gli aveva fatto un livido il giorno prima. Il sole filtrava attraverso le tende semichiuse, proiettando strisce dorate sul corpo nudo di Luciana accanto a lui, ancora profondamente addormentata. La osservò per un momento - i capelli scuri sparsi sul cuscino, le labbra leggermente socchiuse, le tracce delle sue unghie ancora visibili sulle cosce.

Si alzò in punta di piedi, evitando il punto scricchiolante del pavimento che sapeva l'avrebbe svegliata, e si diresse in cucina. Il caffè già pronto nella macchina - aveva programmato la moka la sera prima - riempì immediatamente l'aria di un aroma familiare mentre accendeva il forno per scaldare i cornetti. Il rituale mattutino gli dava un senso di normalità dopo la follia della notte precedente.
Fu solo quando aprì il frigorifero per prendere il latte che notò il biglietto attaccato alla confezione con un magnete. "Non dimenticare il salmone per domenica. E compra anche i cavolfiori - Giorgio ha detto che gli piacciono. PS: Ho già ordinato la parrucca." Paolo sorrise, strofinandosi la fronte. Luciana doveva essersi svegliata durante la notte per scriverlo.
Il suono dei passi leggeri sul parquet lo avvertì della sua presenza prima che le braccia di Luciana lo cingessero da dietro. "Buongiorno, mogliettina," sussurrò contro la sua schiena, le labbra che sfioravano la pelle dove Giorgio lo aveva morso. Paolo sentì il suo sorriso contro la propria pelle prima che le mani scivolassero lungo il suo ventre verso il basso.
Paolo trattenne il respiro quando le dita di Luciana gli strinsero il cazzo ancora morbido dal sonno, la punta delle unghie che graffiava delicatamente la pelle sensibile. "Dormito bene?" sussurrò contro la sua schiena mentre il pollice premeva sull'uretra ancora gonfia dalla notte precedente. Paolo annuì, le mani che si stringevano sul bordo del frigorifero quando lei iniziò a massaggiarlo con movimenti circolari sempre più decisi.
"Giorgio ha risposto al messaggio," aggiunse Luciana cambiando improvvisamente argomento mentre la mano accelerava impercettibilmente. "Ha detto che adorerà vedere come prepari il salmone." La punta della lingua gli percorse un orecchio mentre parlava, i denti che affondavano nel lobo quando sentì il suo respiro diventare irregolare. "E vuole assaggiare anche i tuoi cavolfiori."
Paolo gemette quando Luciana aumentò ulteriormente la pressione, il precoce che già gli colava lungo l'asta. "Aspetta... non qui..." tentò di protestare, ma lei gli tappò la bocca con l'altra mano, le dita che gli entravano tra le labbra mentre continuava a stimolarlo.
“Zitto e vieni," ordinò contro il suo orecchio, la voce improvvisamente aspra di desiderio. "Voglio sentirti pulsare tra le mie dita mentre guardo il caffè bollire." La sua mano divenne una morsa di ferro, il pollice che strofinava la punta sensibile con movimenti rapidi che non lasciavano scampo.
Paolo sentì le gambe tremargli mentre Luciana lo stimolava con quella precisione crudele, ogni movimento delle dita calcolato per trascinarlo più vicino al bordo. Il rumore del caffè che gorgogliava nella moka sembrava amplificarsi nella sua testa, sincronizzandosi con il battito accelerato del suo cuore. "Porca puttana," riuscì a gemere tra le dita di lei che gli tappavano la bocca, il corpo che si inarcava violentemente quando l'orgasmo lo travolse.
Luciana osservò con occhi affamati il liquido bianco che le colava tra le dita, mescolandosi al caffè versato nella tazza con movimenti deliberatamente lenti. "Guarda che bel cappuccino ti ho preparato," sussurrò portando la tazza alle sue labbra tremanti. Paolo bevve obbediente, la lingua che raccoglieva ogni goccia del loro miscuglio mentre lei gli teneva la tazza con entrambe le mani come fosse un bambino.



Il telefono vibrò sul tavolo interrompendo il momento. Luciana lo afferrò con un guizzo, le labbra che si incurvarono in un sorriso mentre leggeva il messaggio. "Giorgio chiede se preferiamo il vino bianco o rosso per domenica," annunciò, le dita che digitavano una risposta mentre camminava attorno a Paolo nudo. "Gli dico di portarli entrambi, così potrà assaggiarli direttamente dalla nostra bocca."
Appena Paolo uscì per andare al lavoro, Luciana si collegò su un sito di acquisti on line.
Ordinò un set completo di lingerie vintage in pizzo nero, facendo attenzione a scegliere la taglia giusta per Paolo. Quando il pacco arrivò il giorno dopo, lo nascose nel cassetto della sua scrivania con un sorriso malizioso, aspettando il momento perfetto per rivelarlo.
"Che cos'è?" chiese Paolo quella sera, notando il sorriso soddisfatto sul volto di Luciana mentre lei estraeva il pacco avvolto in carta marrone dal cassetto. Luciana non rispose, limitandosi a fargli cenno di avvicinarsi con un dito mentre strappava la confezione con cura teatrale.
Dentro c'erano un reggiseno a balconcino, una giarrettiera con quattro nastri di seta, e un paio di mutandine a vita alta che lasciavano scoperto il sedere. Tutto in pizzo nero trasparente, con dettagli in raso. "Provali," ordinò Luciana spingendo il set verso Paolo, gli occhi che brillavano di anticipazione mentre si sistemava sulla poltrona davanti a lui.
Paolo esitò solo un attimo prima di obbedire, abituato ormai alle richieste di Luciana. Si infilò il reggiseno con movimenti goffi, la stoffa che si tendeva contro il suo torace muscoloso in modo assurdo eppure stranamente sensuale. Luciana rise, un suono roco e soddisfatto, mentre lo osservava aggiustarsi le coppe con le mani tremanti.
Luciana digitò il codice di sicurezza della carta di credito con un sorriso malizioso, il pollice che indugiava sul tasto "conferma" mentre esaminava ancora una volta l'immagine sullo schermo. "Venti centimetri," sussurrò a se stessa, le dita che misuravano virtualmente la lunghezza sul monitor. "E tre di diametro." Il sito prometteva consegna discreta in 24 ore, e lei aveva selezionato l'opzione "pacchetto regalo" per assicurarsi che arrivasse in una scatola elegante.
Paolo entrò in camera proprio mentre lei schiacciava il tasto d'acquisto. "Che stai comprando?" chiese con sospetto, avvicinandosi al letto dove Luciana era accovacciata col laptop tra le ginocchia. Lei chiuse rapidamente la scheda, ma non abbastanza in fretta da evitare che Paolo intravvedesse l'immagine di un fallo nero di silicone con vene realistiche che sporgeva da una confezione di velluto rosso. "Ah," fece Paolo, le sopracciglia che si alzarono mentre riconosceva immediatamente di cosa si trattava. "È per...?"
"Per te," rispose Luciana con tono casuale, come se stesse ordinando un paio di calzini, mentre le sue dita scivolarono lungo la coscia di Paolo , le unghie che lasciavano strisce rosa sulla pelle. "Pensavo al dopocena di domenica. Dopo che avrete bevuto quel vino rosso che ti piace tanto."
Paolo deglutì, il polso che pulsava visibilmente sotto la mano di Luciana. "E come... come vuoi che lo usi?" chiese, la voce più bassa del solito mentre immaginava già la scena. Luciana sorrise, afferrando il telefono per mostrargli lo screenshot che aveva salvato per l'occasione: un modello identico a quello appena ordinato, inserito in una cintura ormonale di cuoio nero.
"Prima lo proverò io, su di te," spiegò tracciando un cerchio sul palmo di Paolo con l'indice, "poi..." Scivolò giù dal letto con un movimento fluido, afferrando la cintura di pelle che teneva nell'armadio delle cravatte. "Poi domenica sera, mentre Giorgio ci guarda, ti scoperò davanti a lui." Il sibilo della fibbia che si chiudeva tra le sue dita sembrò troppo forte nella stanza silenziosa.

Paolo osservò la cintura che Luciana faceva scorrere tra le dita, la punta della lingua che bagnava inconsapevolmente le labbra secche. "E se non voglio?" mormorò, ma già sapeva la risposta prima che Luciana gli afferrasse il mento tra pollice e indice.
"Farai quello che ti dico," rispose con una calma che faceva rabbrividire, "come sempre." La bocca di Paolo si aprì sotto quella pressione familiare, lasciando entrare due dita che gli esploravano la lingua con possessività. "Domani," sussurrò Luciana ritirando le dita lucide di saliva, "prepareremo il tuo bel culo per il suo nuovo amico."
Il giorno seguente, mentre Paolo era al lavoro, il corriere consegnò il pacco con un inchino educato. Luciana lo aprì con le forbici da cucina, il respiro che le si fece più rapido quando estrasse l'oggetto avvolto in tessuto nero. La consistenza era più morbida del previsto, quasi viva sotto le dita quando lo srotolò sul letto. Le vene in rilievo sembravano pulsare alla luce del pomeriggio, e il peso era impressionante quando lo sollevò per esaminarlo meglio.
La sera dopo la cena Luciana si alzo e andò in camera da letto tornando con il fallo di lattice in mano esibendolo come uno scettro.
"Mi sembra piu grande di quello della foto." disse intimorito Paolo.
Luciana scoppiò a ridere, un suono cristallino che contrastava con l'oggetto osceno nella sua mano. "Ti piacerà," promise avvicinandosi, "specialmente quando..." La frase si interruppe mentre la punta fredda del silicone sfiorava la guancia di Paolo, lasciando una striscia umida dove era passata. "...lo sentirai tutto dentro."
Nella camera da letto, Luciana ordinò a Paolo di sdraiarsi sul bordo del materasso mentre preparava il lubrificante sul comodino. Le sue dita erano meticolose nell'applicarlo, prima sul giocattolo poi tra le cosce di Paolo, che si contorceva sotto quella preparazione metodica. "Respira," gli ordinò quando vide le sue spalle irrigidirsi, la mano che gli massaggiava l'interno coscia con movimenti circolari. "Non è Giorgio, non deve farti male."
Lo indosso con le apposite cinture Quando finalmente lo guidò dentro, Paolo urlò - non di dolore, ma di stupore per quanto pieno si sentiva. Luciana osservava ogni millimetro che scompariva con occhi da predatrice, le labbra semiaperte mentre controllava le sue reazioni. "Ecco," sussurrò quando fu completamente dentro, le mani che gli afferravano i fianchi per impedirgli di scappare. "Ora muoviti come ti ho insegnato."
Il loro ritmo era ipnotico - Luciana che fissava il punto dove i loro corpi si univano, Paolo che affondava le dita nel copriletto mentre cercava di adattarsi a quella penetrazione innaturale. "P-più lento," gemette quando lei aumentò improvvisamente l'angolo, ma Luciana scosse la testa, afferrandogli i polsi e inchiodandoli sopra la testa.
"Voglio sentirti scivolare dentro e fuori da questo cazzo finto," ringhiò contro la sua bocca, "fino a quando non piangerai per averlo vero." La sua bocca catturò il gemito di Paolo quando aumentò ulteriormente il ritmo, il letto che scricchiolava sotto la violenza dei loro movimenti.
Quando Paolo finalmente raggiunse l'orgasmo, Luciana non gli permise di allontanarsi - lo tenne trafitto mentre pulsava, osservando con occhi affamati ogni contrazione del suo corpo preso dal piacere. "Dio, sei bellissimo così," sussurrò leccando il sudore dalla sua clavicola, "immagina la faccia di Giorgio quando ti vedrà prendere il suo."
Paolo giaceva ancora tremante sul letto quando Luciana finalmente lo liberò dal giocattolo, quel "plop" umido che sembrava troppo forte nella stanza silenziosa.na. Le sue gambe erano ancora divaricate in un angolo innaturale, il respiro affannoso mentre osservava Luciana pulire meticolosamente il silicone lucido con un panno umido. "Non muoverti," gli ordinò mentre posava il giocattolo sul comodino, le dita che gli percorrevano l'interno coscia ancora tremante. "Voglio che Giorgio ti veda ancora tutto arrossato domenica."
scritto il
2026-03-09
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