Advanced D&D prologo. La Torre dell'oblio.
di
passodalfiume
genere
sentimentali
La vita di Matteo era quella di molti trentacinquenni: lavoro, casa, lavoro, tutto cadenzato da un ritmo monotono e pigro. Matteo aveva una moglie, Lucia, una donna forte e dominante, concentrata sulla sua carriera da agente immobiliare, e una figlia adolescente, Ilary, che riprendeva il temperamento della madre, inasprito da un attivismo civico e di genere fanatico. La vita di Matteo non era semplice: faceva un lavoro che non gli piaceva come addetto agli smartphone ,in un centro commerciale, con una laurea in ingegneria che intanto prendeva la polvere appesa al muro. Non seguiva lo sport, non c’era una squadra di calcio con cui distrarsi; no, l’unica cosa che lo portava via da quel mondo era racchiusa pochi metri sotto terra, tra le fondamenta della casa paterna, dove dalla morte dei suoi genitori viveva con la sua famiglia.
Lì, in una tavernetta, l’unico angolo della casa, che non era stato soggetto alla ristrutturazione voluta dalla moglie, ma era restato esattamente come lo aveva vissuto lui nella sua gioventù, ogni volta che i loro impegni glielo consentivano, da più di vent'anni incontrava i vecchi amici per cimentarsi in un'avventura di D&D.
Il fantasy era l’unica vera passione di Matteo e, in un lontano passato, la stessa fiamma aveva alimentato la vita di sua moglie, era stato in un negozio di fumetti che si erano incontrati, da adolescenti, era nel fantasy che vivevano le loro avventure; poi, come gli ripeteva sempre lei, la donna era cresciuta, era diventata una professionista, una moglie, una madre, si era presa delle responsabilità ed era andata avanti, lasciando sul tavolo dove si incontravano la scheda, di Evelin ,una delle più scaltre ladre del nord, il personaggio che aveva interpretato per anni, ad ingiallire.
Ma lui, Giovanni, Paolo, Luca e Marco non avevano rinunciato: no, continuavano a vivere le loro avventure, tra lanci di dadi e miniature dipinte a mano.
Un giorno, a una fiera del settore, incontrarono un misterioso personaggio. L’uomo all’apparenza sembrava il solito nerd invecchiato male, ma qualcosa nel suo sguardo intimidiva il gruppo. Lord Elder, si faceva chiamare, e quando mostrò loro il suo più prezioso tesoro, capirono di trovarsi davanti a un saggio: l’uomo possedeva, praticamente intonsa, una prima edizione del 1985 di D&D de “La torre dell’oblio” della campagna Terre Aride, la prima quest in assoluto tradotta in italiano e presentata sul mercato dell’epoca.
Provarono di tutto, offrendo cifre fuori mercato e contendendosi il manuale con altri appassionati presenti davanti al banchetto, ma il vecchio non sembrava disposto a cedere. Non avrebbe venduto il suo tesoro per denaro; no, lo avrebbe concesso solo a chi si fosse mostrato meritevole!
Molti dei presenti, più disposti a spendere soldi che tempo, si defilarono, ma la compagnia di Matteo decise di accettare la sfida. Così, in un freddo pomeriggio di novembre, il gruppo si ritrovò nel seminterrato, pronto a vivere questa nuova e unica avventura.
Quando Lord Elder arrivò, i ragazzi si resero conto che la passione dell’uomo andava ben oltre la loro: lui non si limitava a interpretare un personaggio, lo viveva. Indossava un completo da mago curato in ogni dettaglio, un po’ logoro per il passare degli anni e scolorito, ma che sembrava aver vissuto sul serio ognuna delle avventure che l’uomo raccontava di aver affrontato.
Quella sera Lord Elder , non seppero mai il suo vero nome , sarebbe stato il loro Dungeon Master. Li avrebbe guidati e sfidati. Nella sua avventura.
Si sedettero attorno al vecchio tavolo di quercia, la tavernetta era illuminata appena per rendere l’atmosfera più coinvolgente da candele e alcuni faretti dalla luce soffusa, prima di iniziare il master pretese di vedere le schede dei personaggi dei 5 amici, uno ad uno le analizzo a fondo.
Luca, il ranger, Elfo dei Boschi, abile arciere che sulla scheda aveva scritto il nome di Faelar, un cacciatore silenzioso come il vento tra le foglie.
Paolo, il bardo, Halfling che usava l’astuzia e il canto magico per supportare i propri compagni e sconfiggere i propri nemici, battezzato per l'avventura come Milo, un saltimbanco dal sorriso furbo e la parlantina inarrestabile.
Marco, il mago elementale, un Alto Elfo dal passato nobile e il grande intelletto capace di dominare gli elementi della natura, che aveva scelto per sé l'antico e fiero nome di Valerius.
Giovanni, il negromante, un potente Drow, un elfo oscuro che ha sacrificato ogni aspetto della sua vita allo studio delle arti oscure, capace di evocare creature dall’oltretomba, firmato sul foglio con l'inquietante nome di Malakor.
E a completare la compagnia, il loro leader, Matteo, il paladino sacro, un avventuriero nato dal nulla che aveva conquistato fama e potere tra la polvere e il sangue dei campi di battaglia, il cui alterego portava il nome solenne di Sir Gideon.
L’uomo osservò con attenzione ognuna delle schede, negli occhi aveva un espressione soddisfatta, si, finalmente la sua ricerca, durata anni, forse aveva trovato gli eroi capaci di cimentarsi nell’impresa.
Tutto era pronto, l’avventura stava per iniziare, ma in Matteo qualcosa non andava.
La febbre, che nemmeno la tachipirina aveva stemperato, lo tormentava.
“Cosa hai, paladino? Ti vedo strano” chiese il master prima di cominciare a leggere l’introduzione.
“Nulla, un po’ di febbre, andiamo avanti” disse stoico l’eroe.
“E sia, preparatevi eroi, perché questa non è la solita avventura a cui siete abituati, oggi incontrerete i vostri demoni, le vostre più profonde paure, l’oscurità stessa delle vostre anime, questa è la Torre dell’Oblio, versione avanzata!!” annunciò il master, facendo venire un groppone in gola alla maggior parte dei presenti.
L’avventura procedette. Il gruppo si trovò ad affrontare enigmi, mostri e trappole, ma piano dopo piano saliva verso la sommità della torre, senza sapere cosa li avrebbe attesi.
Poi il master pose loro un tranello: dopo averli condotti in una stanza piena di specchi, aveva pronunciato parole arcane e ognuno di loro, davanti allo specchio che rifletteva la propria immagine, vide comparire una figura di donna, la propria versione al femminile.
“Ecco, miei prodi eroi, ecco la vostra più ardua prova: proseguire in questa avventura, mutati nell’aspetto e nell’essenza, tutti voi, tranne tu prode sir Gideon”
“Cosa?” esclamò Luca, sgranando gli occhi.
“Che vuol dire, siamo diventati tutti donne?” domandò confuso Giovanni.
“Beh, che c’è di male?!” ridacchiò Luca, cercando di sdrammatizzare la situazione.
“Scherzi?” sbottò Paolo, stringendo i pugni. “Ho impiegato 15 anni a creare il mio bardo Milo e ora mi ritrovo con i genitali ribaltati?”
“Anche a me questa cosa non va per niente,” aggiunse Marco con orgoglio ferito, pensando al lignaggio nobiliare del suo alto elfo Valerius.
“Ehi, un momento, perché Matteo non lo hai trasformato in donna?” domandò insospettito Paolo, indicando la scheda del paladino.
“Già…” sussurrò Marco, incrociando le braccia al petto.
“Non avete scelta, eroi: o proseguite, o la vostra condizione resterà irreversibile!” minacciò il master senza dare ulteriori spiegazioni. “Allora, eroi, cosa volete fare?!” tuonò.
“Andiamo avanti,” disse febbricitante Sir Gideon. Intanto, forse per la febbre, Matteo aveva sempre più difficoltà a riconoscere i confini tra ciò che doveva essere la realtà e ciò che apparteneva al mondo di fantasia in cui si erano cimentati. In quel suo delirio, ognuno dei suoi compagni ora appariva non semplicemente nella propria versione femminile, ma in una versione… a dir poco sessualizzata, come quelle che da ragazzo e, incapace di negare il fatto, anche da adulto avevano riempito le sue fantasie.
Non che Matteo avesse fantasie erotiche sugli amici, solo che a volte si ritrovava a chiedersi come sarebbe stato avere un party di sole donne. In fondo, quando la moglie condivideva con lui quelle avventure, prima che la sua fiamma si estinguesse nell’oscuro mondo della compravendita immobiliare, le loro serate erano state piene di pericoli e di emozioni forti a cui spesso ripensava con nostalgia e ora poteva vivere quella fantasia, nascosta da anni.
“ma che diavolo…”borbotto guardandosi attorno.
Luca non era più il solito elfo, un pò selvaggio, abituato alla sopravvivenza nella natura: al suo posto c'era una giovane elfa dei boschi mozzafiato, dall’aspetto minuto, dall’aria un po ingenua, capelli ramati tendenti al grano, raccolti in una lunga coda dietro la testa, occhi color dell’acqua limpida, pelle di un pallido angelico, avvolta in un’armatura di cuoio intarsiata, così aderente da sembrare dipinta sul corpo. Il corpetto, generosamente scollato sul davanti, metteva in risalto le sue forme atletiche, mentre i lunghi stivali stringati fatti di pelle di daino, lasciavano scoperte le cosce toniche, dal ginocchio in su, a ogni passo, sotto l’orlo cortissimo della sua micro gonna fatte di foglie d’acero l’elfo si mostrava nuda, con l'arco lungo adagiato con malizia sul fianco sinuoso, mentre un faretra leggera con alcune frecce ne decorava la schiena che altrimenti sarebbe rimasta nuda.
Paolo si era tramutato in una minuscola ma esplosiva halfling barda. Il viso gioviale incorniciato da una cascata di ricci rossi come il fuoco, indossava un vestitino corto e vaporoso da taverniera, stretto in vita da un corsetto che spingeva il décolleté decisamente verso l'alto. Le calze ricamate ne coprivano le cosce piene, e ogni volta che si muoveva con furbizia, la gonna sollevava una ventata di maliziosa impertinenza, rivelando che anch'essa non era solita usare biancheria intima.
Marco si stagliava ora come una splendida e algida alto elfa maga elementale. i capelli oro zecchino, gli occhi due fulgidi smeraldi, labbra sottili, capaci di evocare parole di perdizione e lussuria, il suo costume era, minimale, Indossava ,tenuta insieme da una fine cintura dorata, una veste di seta leggera, spaccata su entrambi i lati fino all'anca, sotto alla quale si mostrava completamente nuda, a ogni minimo movimento rivelava gambe lunghissime e slanciate , mentre la veste si apriva mostrando la grazia di cui era padrona. Il tessuto sul petto era semitrasparente, non serviva a coprirla ma ad esaltare le forme, incrociato da ricami d'oro che catturavano la luce, donandole un'aria tanto aristocratica quanto irresistibile.
Giovanni era diventato una drow negromante dall'estetica dark e seducente, dalle forme un pò piene ,giunoniche, una bellezza procace e statuaria. La sua pelle scura contrastava con i lunghi capelli candidi che le ricadevano liberi sulle spalle nude. i suoi occhi di un rosso brillante, penteravano l’anima di chi era soggetto al suo sguardo, il nero e il rosso cremesi, dominavano il suo abigliamento, Indossava una tunica di pelle nera e cinghie borchiate che copriva pochissimo, lasciando l'addome completamente scoperto e mettendo in mostra un tatuaggio sotto l’ombellico, che scendeva intrigante verso il basso ventre e il suo inguine ,appena celato, sotto al tessuto ramato che lo vestiva.
“Cristo, ragazze, siete bellissime!” ridacchiò Matteo, rosso in viso e con lo sguardo perso nel vuoto.
“Cosa?” domandò Paolo, scambiandosi un'occhiata confusa con gli altri.
“Stai bene, amico?” chiese Marco, scostandosi un attimo lo schermo da mago.
“No… non credo, ha la febbre alta!” disse Luca dopo avergli posato una mano sulla fronte.
“Forse dovremmo interrompere,” propose Giovanni, chiudendo per metà il suo raccoglitore.
“Se interrompete ora, l’incantesimo non sarà mai sciolto!” li avvisò il master, stringendo i pugni sul tavolo.
“Amico, dacci tregua!” sbottò Paolo, ormai spazientito.
“Tregua? È questo che chiedete al male quando incombe sulle vostre vite?” rispose lui severo, alzando la voce. “Il male non conosce tregua, pause o riposo. Incombe e vi minaccia anche quando vorreste stare tranquilli, non ha pietà o riguardi, e se gli voltate le spalle i suoi artigli si conficcheranno nella vostra carne!!”
Il master pronunciò quelle parole in un'esaltazione tale che fece capire al gruppo — o almeno a coloro che non avevano la febbre — che quel tizio non doveva avere tutte le rotelle a posto.
“Andiamo avanti,” fece loro coraggio il paladino, cercando di riprendere il controllo del personaggio. “Nulla ci fermerà!!” aggiunse, alzandosi in piedi di scatto e collassando sulla sedia un attimo dopo, completamente esausto.
Lì, in una tavernetta, l’unico angolo della casa, che non era stato soggetto alla ristrutturazione voluta dalla moglie, ma era restato esattamente come lo aveva vissuto lui nella sua gioventù, ogni volta che i loro impegni glielo consentivano, da più di vent'anni incontrava i vecchi amici per cimentarsi in un'avventura di D&D.
Il fantasy era l’unica vera passione di Matteo e, in un lontano passato, la stessa fiamma aveva alimentato la vita di sua moglie, era stato in un negozio di fumetti che si erano incontrati, da adolescenti, era nel fantasy che vivevano le loro avventure; poi, come gli ripeteva sempre lei, la donna era cresciuta, era diventata una professionista, una moglie, una madre, si era presa delle responsabilità ed era andata avanti, lasciando sul tavolo dove si incontravano la scheda, di Evelin ,una delle più scaltre ladre del nord, il personaggio che aveva interpretato per anni, ad ingiallire.
Ma lui, Giovanni, Paolo, Luca e Marco non avevano rinunciato: no, continuavano a vivere le loro avventure, tra lanci di dadi e miniature dipinte a mano.
Un giorno, a una fiera del settore, incontrarono un misterioso personaggio. L’uomo all’apparenza sembrava il solito nerd invecchiato male, ma qualcosa nel suo sguardo intimidiva il gruppo. Lord Elder, si faceva chiamare, e quando mostrò loro il suo più prezioso tesoro, capirono di trovarsi davanti a un saggio: l’uomo possedeva, praticamente intonsa, una prima edizione del 1985 di D&D de “La torre dell’oblio” della campagna Terre Aride, la prima quest in assoluto tradotta in italiano e presentata sul mercato dell’epoca.
Provarono di tutto, offrendo cifre fuori mercato e contendendosi il manuale con altri appassionati presenti davanti al banchetto, ma il vecchio non sembrava disposto a cedere. Non avrebbe venduto il suo tesoro per denaro; no, lo avrebbe concesso solo a chi si fosse mostrato meritevole!
Molti dei presenti, più disposti a spendere soldi che tempo, si defilarono, ma la compagnia di Matteo decise di accettare la sfida. Così, in un freddo pomeriggio di novembre, il gruppo si ritrovò nel seminterrato, pronto a vivere questa nuova e unica avventura.
Quando Lord Elder arrivò, i ragazzi si resero conto che la passione dell’uomo andava ben oltre la loro: lui non si limitava a interpretare un personaggio, lo viveva. Indossava un completo da mago curato in ogni dettaglio, un po’ logoro per il passare degli anni e scolorito, ma che sembrava aver vissuto sul serio ognuna delle avventure che l’uomo raccontava di aver affrontato.
Quella sera Lord Elder , non seppero mai il suo vero nome , sarebbe stato il loro Dungeon Master. Li avrebbe guidati e sfidati. Nella sua avventura.
Si sedettero attorno al vecchio tavolo di quercia, la tavernetta era illuminata appena per rendere l’atmosfera più coinvolgente da candele e alcuni faretti dalla luce soffusa, prima di iniziare il master pretese di vedere le schede dei personaggi dei 5 amici, uno ad uno le analizzo a fondo.
Luca, il ranger, Elfo dei Boschi, abile arciere che sulla scheda aveva scritto il nome di Faelar, un cacciatore silenzioso come il vento tra le foglie.
Paolo, il bardo, Halfling che usava l’astuzia e il canto magico per supportare i propri compagni e sconfiggere i propri nemici, battezzato per l'avventura come Milo, un saltimbanco dal sorriso furbo e la parlantina inarrestabile.
Marco, il mago elementale, un Alto Elfo dal passato nobile e il grande intelletto capace di dominare gli elementi della natura, che aveva scelto per sé l'antico e fiero nome di Valerius.
Giovanni, il negromante, un potente Drow, un elfo oscuro che ha sacrificato ogni aspetto della sua vita allo studio delle arti oscure, capace di evocare creature dall’oltretomba, firmato sul foglio con l'inquietante nome di Malakor.
E a completare la compagnia, il loro leader, Matteo, il paladino sacro, un avventuriero nato dal nulla che aveva conquistato fama e potere tra la polvere e il sangue dei campi di battaglia, il cui alterego portava il nome solenne di Sir Gideon.
L’uomo osservò con attenzione ognuna delle schede, negli occhi aveva un espressione soddisfatta, si, finalmente la sua ricerca, durata anni, forse aveva trovato gli eroi capaci di cimentarsi nell’impresa.
Tutto era pronto, l’avventura stava per iniziare, ma in Matteo qualcosa non andava.
La febbre, che nemmeno la tachipirina aveva stemperato, lo tormentava.
“Cosa hai, paladino? Ti vedo strano” chiese il master prima di cominciare a leggere l’introduzione.
“Nulla, un po’ di febbre, andiamo avanti” disse stoico l’eroe.
“E sia, preparatevi eroi, perché questa non è la solita avventura a cui siete abituati, oggi incontrerete i vostri demoni, le vostre più profonde paure, l’oscurità stessa delle vostre anime, questa è la Torre dell’Oblio, versione avanzata!!” annunciò il master, facendo venire un groppone in gola alla maggior parte dei presenti.
L’avventura procedette. Il gruppo si trovò ad affrontare enigmi, mostri e trappole, ma piano dopo piano saliva verso la sommità della torre, senza sapere cosa li avrebbe attesi.
Poi il master pose loro un tranello: dopo averli condotti in una stanza piena di specchi, aveva pronunciato parole arcane e ognuno di loro, davanti allo specchio che rifletteva la propria immagine, vide comparire una figura di donna, la propria versione al femminile.
“Ecco, miei prodi eroi, ecco la vostra più ardua prova: proseguire in questa avventura, mutati nell’aspetto e nell’essenza, tutti voi, tranne tu prode sir Gideon”
“Cosa?” esclamò Luca, sgranando gli occhi.
“Che vuol dire, siamo diventati tutti donne?” domandò confuso Giovanni.
“Beh, che c’è di male?!” ridacchiò Luca, cercando di sdrammatizzare la situazione.
“Scherzi?” sbottò Paolo, stringendo i pugni. “Ho impiegato 15 anni a creare il mio bardo Milo e ora mi ritrovo con i genitali ribaltati?”
“Anche a me questa cosa non va per niente,” aggiunse Marco con orgoglio ferito, pensando al lignaggio nobiliare del suo alto elfo Valerius.
“Ehi, un momento, perché Matteo non lo hai trasformato in donna?” domandò insospettito Paolo, indicando la scheda del paladino.
“Già…” sussurrò Marco, incrociando le braccia al petto.
“Non avete scelta, eroi: o proseguite, o la vostra condizione resterà irreversibile!” minacciò il master senza dare ulteriori spiegazioni. “Allora, eroi, cosa volete fare?!” tuonò.
“Andiamo avanti,” disse febbricitante Sir Gideon. Intanto, forse per la febbre, Matteo aveva sempre più difficoltà a riconoscere i confini tra ciò che doveva essere la realtà e ciò che apparteneva al mondo di fantasia in cui si erano cimentati. In quel suo delirio, ognuno dei suoi compagni ora appariva non semplicemente nella propria versione femminile, ma in una versione… a dir poco sessualizzata, come quelle che da ragazzo e, incapace di negare il fatto, anche da adulto avevano riempito le sue fantasie.
Non che Matteo avesse fantasie erotiche sugli amici, solo che a volte si ritrovava a chiedersi come sarebbe stato avere un party di sole donne. In fondo, quando la moglie condivideva con lui quelle avventure, prima che la sua fiamma si estinguesse nell’oscuro mondo della compravendita immobiliare, le loro serate erano state piene di pericoli e di emozioni forti a cui spesso ripensava con nostalgia e ora poteva vivere quella fantasia, nascosta da anni.
“ma che diavolo…”borbotto guardandosi attorno.
Luca non era più il solito elfo, un pò selvaggio, abituato alla sopravvivenza nella natura: al suo posto c'era una giovane elfa dei boschi mozzafiato, dall’aspetto minuto, dall’aria un po ingenua, capelli ramati tendenti al grano, raccolti in una lunga coda dietro la testa, occhi color dell’acqua limpida, pelle di un pallido angelico, avvolta in un’armatura di cuoio intarsiata, così aderente da sembrare dipinta sul corpo. Il corpetto, generosamente scollato sul davanti, metteva in risalto le sue forme atletiche, mentre i lunghi stivali stringati fatti di pelle di daino, lasciavano scoperte le cosce toniche, dal ginocchio in su, a ogni passo, sotto l’orlo cortissimo della sua micro gonna fatte di foglie d’acero l’elfo si mostrava nuda, con l'arco lungo adagiato con malizia sul fianco sinuoso, mentre un faretra leggera con alcune frecce ne decorava la schiena che altrimenti sarebbe rimasta nuda.
Paolo si era tramutato in una minuscola ma esplosiva halfling barda. Il viso gioviale incorniciato da una cascata di ricci rossi come il fuoco, indossava un vestitino corto e vaporoso da taverniera, stretto in vita da un corsetto che spingeva il décolleté decisamente verso l'alto. Le calze ricamate ne coprivano le cosce piene, e ogni volta che si muoveva con furbizia, la gonna sollevava una ventata di maliziosa impertinenza, rivelando che anch'essa non era solita usare biancheria intima.
Marco si stagliava ora come una splendida e algida alto elfa maga elementale. i capelli oro zecchino, gli occhi due fulgidi smeraldi, labbra sottili, capaci di evocare parole di perdizione e lussuria, il suo costume era, minimale, Indossava ,tenuta insieme da una fine cintura dorata, una veste di seta leggera, spaccata su entrambi i lati fino all'anca, sotto alla quale si mostrava completamente nuda, a ogni minimo movimento rivelava gambe lunghissime e slanciate , mentre la veste si apriva mostrando la grazia di cui era padrona. Il tessuto sul petto era semitrasparente, non serviva a coprirla ma ad esaltare le forme, incrociato da ricami d'oro che catturavano la luce, donandole un'aria tanto aristocratica quanto irresistibile.
Giovanni era diventato una drow negromante dall'estetica dark e seducente, dalle forme un pò piene ,giunoniche, una bellezza procace e statuaria. La sua pelle scura contrastava con i lunghi capelli candidi che le ricadevano liberi sulle spalle nude. i suoi occhi di un rosso brillante, penteravano l’anima di chi era soggetto al suo sguardo, il nero e il rosso cremesi, dominavano il suo abigliamento, Indossava una tunica di pelle nera e cinghie borchiate che copriva pochissimo, lasciando l'addome completamente scoperto e mettendo in mostra un tatuaggio sotto l’ombellico, che scendeva intrigante verso il basso ventre e il suo inguine ,appena celato, sotto al tessuto ramato che lo vestiva.
“Cristo, ragazze, siete bellissime!” ridacchiò Matteo, rosso in viso e con lo sguardo perso nel vuoto.
“Cosa?” domandò Paolo, scambiandosi un'occhiata confusa con gli altri.
“Stai bene, amico?” chiese Marco, scostandosi un attimo lo schermo da mago.
“No… non credo, ha la febbre alta!” disse Luca dopo avergli posato una mano sulla fronte.
“Forse dovremmo interrompere,” propose Giovanni, chiudendo per metà il suo raccoglitore.
“Se interrompete ora, l’incantesimo non sarà mai sciolto!” li avvisò il master, stringendo i pugni sul tavolo.
“Amico, dacci tregua!” sbottò Paolo, ormai spazientito.
“Tregua? È questo che chiedete al male quando incombe sulle vostre vite?” rispose lui severo, alzando la voce. “Il male non conosce tregua, pause o riposo. Incombe e vi minaccia anche quando vorreste stare tranquilli, non ha pietà o riguardi, e se gli voltate le spalle i suoi artigli si conficcheranno nella vostra carne!!”
Il master pronunciò quelle parole in un'esaltazione tale che fece capire al gruppo — o almeno a coloro che non avevano la febbre — che quel tizio non doveva avere tutte le rotelle a posto.
“Andiamo avanti,” fece loro coraggio il paladino, cercando di riprendere il controllo del personaggio. “Nulla ci fermerà!!” aggiunse, alzandosi in piedi di scatto e collassando sulla sedia un attimo dopo, completamente esausto.
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