Camila 5

di
genere
incesti

Sul tavolo di fòrmica consumato, sotto la lampada arruginita, quei duecentocinquanta dollari brillavano come oro puro nell'oscurità umida della cucina. La madre li fissava con le mani piantate sui fianchi, la faccia scavata e indurita da anni di code sotto il sole per un pugno di riso o un pezzo di sapone. Sapeva benissimo da dove venivano. Sapeva cosa aveva fatto Camila in quell’albergo per turisti, ma a Cuba la fame morde più forte della morale.
«Ti ha pagato duecentocinquanta dollari?!» chiese, la voce ruvida che tradiva l'incredulità.
«Sì, màmì» rispose Camila, con un sorriso leggero che cercava di alleggerire il peso di quelle banconote.
«El Yuma o è matto o è Paperon de' Paperoni» ridacchiò Mateo, allungando una mano vorace verso il centro del tavolo.
«¡Quédate quieto, niño!» lo riprese la madre, bloccandogli le dita con uno schiaffo secco dietro la nuca.
«¡Ay, mami! Mi hai fatto male!» protestò il ragazzino, massaggiandosi la testa.
Senza rispondergli, la donna raccolse il gruzzolo con dita rapide e nodose, infilandoselo dritto nella scollatura del vestito logoro, a contatto con la pelle calda. I ragazzi le si fecero subito addosso, stringendola in cerchio come lupi affamati. Non pensavano a domani, alla bombola del gas che stava per finire o alle suole delle scarpe consumate fino all'asfalto; volevano solo gozar, strappare un pezzo di vita alla miseria e dimenticarla per una notte.
«Mami, per favore, solo venti dollari a testa» la incalzò Yuniel, gesticolando veloce con le mani per dare enfasi alle parole. «Camila nemmeno paga, le chicas entrano e bevono gratis al club.»
La madre sollevò lo sguardo, diffidente. «Quale club?»
«Il Nocturnal Habana» rispose Reinier, gli occhi lucidi per l'eccitazione mentre nominava uno dei locali più alla moda della capitale. «È una vita che non respiriamo, mami. Guarda che roba... stasera l'Avana è nostra!»
«Tu taci, asere» lo gelò lei, puntandogli contro un dito. «Quei soldi servono per la casa. Vostro padre in galera, non ci manda mica i regali.»
Jevier fece un passo avanti. Usò la voce bassa, profonda, quella da uomo di casa che si era dovuto inventare da quando il padre era in prigione.
«Mami, lasciali andare. Ci penso io a controllarli. Camila ha lavorato duro oggi... se lo merita pure lei, no?»
La donna si voltò verso Camila. Per un secondo, il silenzio della cucina divenne asfissiante. Negli occhi della madre passò un lampo doloroso, un misto di profondo sconforto per aver permesso alla figlia di vendersi e una gratitudine immensa che le stringeva la gola. Sì, se lo merita, pensò tra sé. Sbuffò per scacciare i cattivi pensieri, infilò la mano nella scollatura e tirò fuori tre banconote da dieci, stropicciate e calde di sudore. Le lanciò sul tavolo.
«Prendili tu, Jevier, che hai più sale in zucca»
«Ci penso io, mamma» Jevier fece sparire i trenta dollari in tasca.
«Trenta dollari? Ma così non possiamo andare tutti!» protestò Mateo, incrociando le braccia.
«Infatti tu resti a casa con me» lo sgridò la donna, troncando ogni discussione. «Hai passato tutto il tempo buttato sul mio letto ad annusare i vestiti di tua sorella come un perro di strada, senza alzare un dito per aiutarci. Chi non lavora non balla»
Mateo, umiliato e furioso, non poté far altro che strascinare i piedi verso il suo angolo buio della stanza.
Era vero aveva passato tutto il giorno steso sul letto a masturbarsi annusando le mutandine della sorella fino a sfinirsi.
Camila lo sapeva, nei periodi più turbolenti faticava a trovare mutandine pulite e capitava spesso che fosse costretta ad indossare l’intimo quando ancora grondavano del seme di quella piccola peste.
La madre girò la testa verso l'altro figlio, Julio, seduto vicino alla finestra aperta, indifferente a tutto. Lo guardò con un senso di triste rassegnazione. «Tu, figlio mio... non credo che ti interessi andare in discoteca, vero?»
Julio sollevò lo sguardo dal libro, una vecchia biografia di Fidel e mantenedo i lineamenti seri, esordì:
«Quei club sono il male del popolo cubano. Droga, turisti e illusioni» rispose, attirando immediatamente i fischi e gli insulti divertiti dei fratelli.
«E allora restate soli voi tre e vostra sorella» tagliò corto la madre, sventolando la mano per mandarli via. «Andate prima che ci ripensi. E non tornate ubriachi.»
“Grazie mami” disse Camila
“Andate e non ammazzate nessuno…non derubate nessuno..almeno che non ne valga la pena” concluse la donna.
Camila e i suoi fratelli si abbracciarono eccitati dalla novità, poi guardò i suoi vestiti e squadrò i ragazzi. «Dobbiamo cambiarci, non possiamo mica andare così.»
Era la verità. Javier, Yuniel e Reinier erano praticamente in pantaloncini e canotta, impregnati dell'odore del giorno, e lei indossava ancora il prendisole bianco di quella mattina, ormai sgualcito e del tutto inadatto alle luci psichedeliche di un night club.
«Tra mezz’ora tutti giu nel cortile» ordinò Javier, e il gruppo si sciolse.
Come era prevedibile, i maschi arrivarono in anticipo, sistemandosi i colletti delle camicie buone, camicie rubate in un ristorante del centro, muovendo i piedi a tempo di una musica che sentivano solo nella testa. Camila, invece, si faceva attendere.
«¡Ay, hermanita! Datti una mossa!» gridò Reinier, camminando nervoso sul cemento del ballatoio.
«Arrivo, arrivo!» si annunciò la sua voce dall'oscurità della casa, prima che il rumore dei tacchi scendesse rapido lungo le scale.
Apparve un attimo dopo, sulla soglia investita dalla luce fioca del lampione. Aveva ancora le braccia alzate, intenta a incastrare l'ago dei grossi orecchini a cerchio dorati; pezzi di bigiotteria a buon mercato che però, sulla sua pelle ambrata, facevano una scena pazzesca. Quando Camila abbassò le mani e si mise in posa, il silenzio inghiottì il cortile. Lasciò tutti e tre i ragazzi senza fiato.
«¡Coño, qué mami!» si lasciò sfuggire Yuniel, sgranando gli occhi mentre con lo sguardo divorava la ragazza.
Javier fece un passo avanti, con le sopracciglia che si stringevano per la gelosia e qualcos'altro che gli bruciava in gola. «E tu dove hai preso quel vestito?»
«¡Tío Alejandro!» risposero gli altri due fratelli in coro, rassegnati. Solo lo zio poteva rimediare roba del genere dai mercati neri per i turisti.
Poche ore dopo, quella stoffa era già inzuppata di ritmo. Al centro del Nocturnal Habana, Camila, circondata da sguardi pieni di desiderio, ballava come una creatura selvaggia e libera, padrona assoluta della pista. Il tessuto dell'abito si muoveva all'impazzata insieme ai suoi fianchi, trasformandosi in una trappola di luce sotto i flash della strobo. Centinaia di strass riflettevano i lampi colorati del locale, rimandando bagliori accecanti. La rete verde lime, completamente trasparente, rivelava la silhouette tonica con una sfacciata audacia, lasciando che il micro-tanga rosa shocking sfidasse l'oscurità a ogni colpo di basso.
Il vestito era lussuria pura. Sul davanti, la scollatura morbida si appoggiava leggera sul seno nudo e procace. Il taglio corto alto sopra al ginocchio, mostrava interamente le gambe. Dietro, la schiena rimaneva del tutto scoperta. La stoffa scendeva bassa fino ai fianchi, appena sotto le anche. Sottili laccetti fluo si annodano sulle spalle. I fili rimangono lunghi e ondeggiano a ogni suo movimento.
Camila si muoveva sicura nel locale affollato dell'Avana. La pelle caramello contrastava con il colore acceso del vestito. Ogni passo attirava gli sguardi della pista. I riflessi metallici celebravano la ritrovata spensieratezza della famiglia.
Quella sera, Camila è l'anima magnetica della festa.
I bassi della musica cubana le vibravano nel petto mentre Camila si scatenava al centro della pista. Il tessuto dell'abito si muove con lei, trasformandosi in una cascata liquida di luce. Sotto i lampi intermittenti della strobo, i cento strass incastonati nella maglia verde lime sparavano riflessi accecanti in ogni angolo del locale. La rete, audace e completamente trasparente, lasciava intravedere senza sconti la sua silhouette tonica, esaltata dalla pelle madida di sudore.
Javier, Yuniel e Reinier le restavano appiccicati addosso, concedendogli appena lo spazio per muoversi, lo facevano per impedire a chiunque di avvicinarsi alla sorella e nel frattempo godere del contatto con il suo corpo, flessuoso.
Il gruppetto aveva assunto parecchio alcol e alcune droghe, che dissolvevano in loro ogni inibizione.
Cosi quando Camila senti Reinier tenerla per i fianchi e incollarsi dietro di se, non potè far altro che assecondarlo.
i bassi del Nocturnal Habana non si limitavano a farsi sentire con la musica caraibica suonata a tutto volume, parecchi decibel sopra il limite sopportabile; vibravano sotto i piedi e scuotevano il ventre, fondendosi con il battito accelerato del cuore.
L'alcol e le sostanze chimiche assunte durante la serata avevano ormai abbattuto l'ultimo barlume di resistenza, trasformando la percezione del locale in una nebbia densa, calda e intermittente. Ma l'eccitazione che le incendiava il sangue non era solo il frutto dell'alterazione artificiale. C'era un'urgenza autentica, una spinta interiore e fisica che le richiedeva di riprendersi il controllo del proprio corpo e del proprio piacere. Era fame vera, elettrica e urgente.
Quando il ragazzo, sollevò il vestito della ragazza e spinse il proprio pene eretto tra le natiche di lei, Camila non ebbe nulla da ridire, si limitò a sottolineare l’atto con un grido muto.
In mezzo alla calca asfissiante della pista, Camila non si curò degli sguardi. Si appoggiò in avanti, flettendo le gambe e abbandonando il peso del busto verso il basso, con le mani che cercarono il supporto delle proprie ginocchia per non perdere l'equilibrio. Il movimento fece scivolare la scollatura morbida dell'abito e sollevò l'orlo cortissimo della rete verde lime, scoprendo completamente la curva dei fianchi , dei glutei e le gambe nude.
Dietro di lei, Reinier si incollò alla sua schiena scoperta. La differenza termica tra la pelle di lei, umida di sudore, e il tessuto dei vestiti di lui scomparve sotto la pressione del contatto. Le mani dell'ospite scesero decise sui suoi fianchi, stringendo la stoffa fluo per ancorarla a sé. il ragazzo si fletté seguendo la linea del corpo di Camila, incastrandosi perfettamente dentro di lei da dietro.
Gli altri due non potevano di certo restare a guardare, Yuniel eccitato dalla scena, presentò la propria erezione alla sorella, la ragazza china in avanti cercando di mantenere il controllo e l’equilibrio accolse l’aratro del ragazzo nella sua bocca. Javier, dopo averli raggiunti imitò il fratello più piccolo offrendo se stesso allo stesso modo alla bocca avida di Camila.
Persa in un limbo di estasi Camila si concesse ai suoi tre accompagnatori, dopo Ranier, tocco a Yuniel essere accolto tra le sue gambe. La musica sulla pista, cambiò di colpo, rallentando in un ritmo più sincopato e asfissiante che parve inchiodare la calca sul posto.
Camila sentì il bisogno di azzerare ogni millimetro di distanza. Con un movimento fluido e repentino, si girò di scatto per affrontare il fratello faccia a faccia. Non ci fu spazio per l'esitazione: gli gettò le braccia intorno al collo, affondando le dita dietro le sue spalle per ancorarsi al suo petto.
Senza rompere l'abbraccio, Camila sollevò con audacia una gamba, facendola scivolare lungo il fianco del suo ospite fino ad avvolgerlo sopra il bacino. Il tubino verde lime si arricciò inevitabilmente verso l'alto sotto la spinta del movimento, lasciando che la rete trasparente e il perizoma rosa shocking si premessero direttamente contro il sesso di lui esposto fuori dal tessuto scuro dei pantaloni, aggevolando la penetrazione.
in fine toccò a Javier godersi il calore della sua compagnia. abbracciati l’uno all’altra, La marea della pista li spinse a ridosso di uno dei grandi pilastri di cemento grezzo che sorreggevano il soffitto del locale. Camila cercò con la schiena il contatto con quella superficie solida; il cemento era freddo, ruvido, un contrasto quasi doloroso ma necessario contro la sua pelle. Sotto la spinta finale dell’eccitazione, dell'alcol e delle sostanze, la stanza smise di girare solo quando lui fece un passo avanti, bloccandola contro la colonna con il peso del proprio corpo.
Senza interrompere i baci ,con cui si stavano divorando a vicenda l’un l’altra, la sollevò di peso, staccandola completamente dal pavimento della discoteca. Camila assecondò il movimento con un'energia selvaggia, fuoco ardente che camminava: gettò le braccia intorno al collo di lui e tese i muscoli, avvolgendo entrambe le gambe intorno ai suoi fianchi per ancorarsi stabilmente. A seno nudo, Il tubino verde lime, ormai ridotto a un anello di rete arricciata intorno alla vita, slip spostati di lato, lasciò la prendesse con tutto lo slancio che aveva in corpo, lasciandolo penetrare dentro di lei.
Javier era l’uomo di casa, Camila lo sapeva, lo aveva imparato nei loro precedenti incontri, ne rispettava il ruolo, il potere ,si era concessa a tutti o quasi tutti gli uomini della sua famiglia, ma Javier era l’unico che durante quegli amplessi clandestini consumanti in giro per l’appartamento, sotto la doccia, in cucina , nella camera da letto della madre, sul ballatoio, tra le scale, nella latrina sul pianerottolo, a farla sentire, donna a farla ,veramente godere.
L’alba era prossima quando il gruppetto tornò verso casa. a piedi ci sarebbe voluta quasi un ora, il tempo necessario a smaltire la sbornia, cosi da non irritare donna Margherita.
Erano esausti, felici, svuotati più volte nel corso della serata, nel caso dei tre ragazzi; riempita con generosità più e più volte in ogni suo anfratto, nel caso della sorella.
“devo piscare” esclamò Yuniel.
“prima io” lo anticipò Reinier spingendolo via e correndo verso il portone del palazzo.
“Camila” la fermò Javier appena gli altri due si erano separati da loro, correndo su per le scale.
Camila si volto, guardando il fratello con aria perplessa, cercando di mantenere l’equilibrio, ormai precario.
“Prendilo” le disse, porgendole una collanina d’oro piuttosto appariscente.
“Dove lo hai preso?” chiese lei, ancora intontita dai postumi della serata ma felice per quella attenzione.
“Dal collo di un tizio poco sveglio” le disse lui.
“Grazie Hermanito” gli sorrise lei, gettandogli le braccia al collo e baciandolo appassionatamente.
Dopo che le loro lingue si furono separate, abbracciati, salirono assieme le scale che li riportava a casa.
“Grazie a te Tati, per tutto ,sul serio” concluse lui accompagnandola.
scritto il
2026-06-25
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