Farm

di
genere
gay

'Tratto da fatti realmente accaduti ma romanzati'

La polvere della strada sterrata si posava lentamente sul cofano dell'auto mentre il mio amico spegneva il motore e si voltava verso di me con un sorriso tirato. «È qui.» Mi disse, mentre mi scostavo dal viso una ciocca di capelli che il vento leggero mi spingeva sulle labbra, ho guardato il cancello di legno, la casa bassa di pietra, la stalla. L'aria sapeva di letame vecchio e fieno caldo. L'ho presa a pieni polmoni e non ho detto niente. Per chi viene dalla città, la vita da campagna ha tutto un altro aspetto.

L'uomo che cercavamo era già davanti al portone, in canotta e stivali, le braccia incrociate sul petto. Appena scesi dall'auto, mi squadrò da capo a piedi, soffermandosi sulle gambe, sulla vita stretta, sul culo. Non parlò, ma il modo in cui serrò la mascella era già un discorso lungo. Il mio amico si avvicinò dandogli la mano sussurrandogli qualcosa che non ho compreso. L'uomo mi ha fissato una seconda volta, sputando un lungo grumo di tabacco a terra, poi ci ha fatto cenno di seguirlo.

Nella stalla l'odore si era fatto denso, quasi dolce. Una volta dentro, la sua mano mi ha afferrato i capelli alla nuca, stretti in un pugno, e mi ha tirato il viso all'indietro. «Bella come una femmina», ha detto, «ma vedremo se sei buona solo a farti ammirare o se servi a qualcosa». Detto ciò, mi spinse avanti e caddi in ginocchio nella paglia. Un trattamento assai rude per i miei gusti. Davanti a me, al di là di una mangiatoia, stranamente a proprio in quell'angolo, c'era un asinello, il manto grigio, le orecchie dritte, e tra le zampe posteriori una sporgenza scura che pendeva rigonfia e si muoveva piano.

«Spogliati e fai in fretta, poi metti le mani a terra e riempiti.» Non era un invito ma un'ordine. Fissai il mio amico che aveva un mezzo sorriso sulla faccia come se avesse saputo qualcosa che io al momento ignoravo completamente, ma che alla vista dell'animale mi fu perfettamente chiaro. Mi aveva portata li con la scusa di rivedere un vecchio amico, e invece gli servivo come monta per un'asino in una Farm distante qualche chilometro dalla città.

Li nella paglia, messa a pecorina con il cuore che mi batteva in petto così forte da sentirlo attraverso il terreno, obbedii meccanicamente, sebbene non seppi il perché. L'animale non era certo un esempio di collaborativita', sentivo che non era proprio a suo agio mentre il contadino lo guidava dietro di me finché le sue zampe posteriori sono finite ai lati dei miei fianchi. La punta del suo cazzo era calda, umida, e premeva contro l'apertura del mio corpo con una voglia che non avrei mai creduto. Il contadino con l'aiuto del mio amico, prese una scatoletta con una crema particolare che non avevo mai visto dall'odore pungente e fastidioso.

Era mi spiegò, un eccitante usato per favorire la monta agli animali come asini e cavalli. Un po' come la nostra pillola blu del viagra se vogliamo. Solo che quella era una crema e non si utilizzava per via orale. Ci pensò il mio amico a spalmarmela bene sulle natiche. Con due dita finì dentro al mio buco, provocandomi già eccitazione. Mi scappò un gemito quando introdusse le sue dita, girando attorno al buco interno e facendomi sospirare come una vacca, prostrata con il viso totalmente coperto dai lunghissimi capelli biondi.

Il contadino a quel punto aiutò l'animale a montarmi favorendo l'entrata del suo cazzo dentro la mia figa anale. La punta entrò scivolando senza problemi, mentre sentivo le mie chiappe aprirsi lentamente ma in modo deciso. Come si apre una porta, così sentivo aprirmi dall'asinello. Poi la verga intera e stata risucchiata all'interno dalla mia figa anale. Ho cercato di trattenermi, ma ho dovuto liberare ciò che sentivo iniziando a gemere forte ad occhi chiusi, sentendo di essere scopata lentamente dall'animale, aiutato dai due maiali li accanto che gli facevano da assistenti.

La bestia affondava e si ritirava rapida. Aveva un ritmo tutto suo, ben diverso da quello degli uomini ovviamente. Le mie dita affondavano nella paglia, e di fronte a noi stava il mio amico, appoggiato alla porta della stalla con una mano sul cazzo già fuori e i pantaloni calati, gli occhi lucidi e il fiatone che si sentiva anche quando respiravo anch'io. Un vero porco.

L'asino intanto spingeva facendo il suo dovere, sbatteva contro le mie natiche con un suono grasso, la sua dotazione mi arrivava fino al petto, o almeno così mi pareva. Andavo avanti e indietro a ogni colpo seguendo il ritmo sincopato dell'animale, mentre i capelli mi ostacolavano la visuale. Mentre i due uomini mi osservavano scopata dall'asinello masturbandosi come maiali.

«Guarda che spettacolo, lascia che se lo prenda tutto. Tiene bene sta... Troia». Ha detto il contadino, il mio amico non ce l'ha fatta a restare in disparte, si è avvicinato, mi ha sollevato i lunghissimi capelli che ricoprivano il viso, e facendo attenzione a non irritare l'animale, mi infilò il suo cazzo duro in bocca. Con le mani a terra non ho potuto oppormi e l'ho preso tutto succhiandolo a dovere mentre dietro l'asinello mi apriva sempre più la figa anale con il suo ritmo discontinuo. Una spinta dentro, poi si assestava come per non cadere, si ritraeva, poi rispingeva.

Inutile dire che ero in estasi totale con quel trattamento, ero completamente in balia dell'animale e dell'uomo davanti a me. Il contadino invece osservava fumando una sigaretta, come fosse la cosa più normale al mondo vedere una persona sfondata dal suo asino. Evidentemente non era la prima volta che quei due facevano subire a qualcuno quello stesso trattamento. Cosa si può dire al riguardo? Ho sempre trovato fastidioso chi fa sesso con gli animali, sono esseri diversi da noi, forzarli a certi rapporti e contro la loro natura. Dall'altro lato, c'è da dire che sono esperienze davvero fantastiche.

Non pensavo di resistere a lungo a quella scopata, iniziavo a cedere, le braccia non mi reggevano più, il buco si era trasformato in una voragine ormai. Sentivo già le pareti interne bruciare, anche se l'animale non sembrava aver voglia di smettere. Finché il contadino finita la sigaretta, tiro' la cavezza al momento giusto, e la bestia ha avuto una definitiva piena spinta dentro di me, spruzzando un liquido caldo e denso che mi uscì dalle cosce mentre i suoi zoccoli scalpitavano. Quando si ritrasse, il suo cazzo era ancora gonfio.

Ma il contadino non mi diede tempo di respirare e riprendermi. Ha subito slacciato la fibbia, e il suo cazzo duro tozzo e scuro, spuntava dai pantaloni che si abbassò mentre con una mano buttava l'animale al palo. «Adesso... Tocca a me puttanella bionda. L'asino serviva ad aprirti». Mi ha detto mentre il mio amico ritraeva il suo cazzo dalla mia gola, aiutandomi a risollevarmi con le gambe che non mi reggevano. Una volta in piedi, a stento ho potuto reggermi ad un palo della stalla, mentre la sborra dell'asino continuava a scendere dalla mia figa anale come un piccolo ruscello.


Il contadino mi ha rimessa in posizione come fossi un manichino e senza troppi complimenti, - non era certo il massimo dell'educazione e della gentilezza infondo, - mi prese per i fianchi stretti, e me lo infilò tutto dentro con un colpo solo fino alle palle. Nonostante fossi già slabbrata e aperta dall'animale, ho sentito l'entrata del suo cazzo facendo un gemito acuto aggrappata al legno verticale della stalla dove c'erano i cavalli. Il mio amico stronzo guardava segandosi come il maiale che era.

«Vieni qua che la spacchiamo sta vaccona» ha detto al mio amico che si segava. L'uomo ha esitato un momento: ma veramente non saprei se... - il secondo invito del contadino l'ha convinto, e seguendo le sue istruzioni, riuscì ad infilarlo dentro insieme all'altro. Non posso e non provo nemmeno a descrivere ciò che provai perché a parole non si potrebbe tradurre.

Iniziarono così a muoversi insieme dentro di me scopandomi in sincronia. ho perso la testa godendo e sospirando come una vacca non so per quanti minuti. Ad un certo punto sono venuti quasi nello stesso istante, ingravidandomi del tutto. Sentivo scendere sulle gambe il loro sperma caldo che il mio povero culetto ormai completamente allagato, non riusciva a contenere. Sono usciti entrambi da me aggrappata al legno della stalla, il mio amico mi sostenne per un braccio facendomi aggrappare a lui mentre il contadino si sistemava i pantaloni accendendosi un'altra sigaretta. Soddisfatto del trattamento che mi avevano fatto, disse rivolto al mio amico: "Questa e meglio di quell'altro frocetto travestito che mi hai portato la settimana scorsa."

chrisbabyface@libero.it
scritto il
2026-09-11
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