L'appartamento ad Affori.

di
genere
corna

Il sole del pomeriggio scaldava Piazza Ticinese, regalando a Milano un anticipo di primavera tiepido e piacevole. I tavolini all'aperto erano affollati, le ragazze che passavano stavano cominciando a spogliarsi per celebrale l’imminente estate, ma Mario pensieroso le ignorava, continuava a guardare l’orologio, sempre più spazientito. Quando vide Vittorio spuntare tra la folla, l’irritazione prese il sopravvento.
Vittorio arrivò all’appuntamento con quasi quaranta minuti di ritardo.
«Stavo per andarmene!» lo accolse Mario, senza nascondere il fastidio.
Si conoscevano dai tempi delle superiori. Insieme ne avevano passate di cotte e di crude. Mario era rimasto accanto a Vittorio anche nei giorni più bui, quando sua moglie Elena lo aveva lasciato per un uomo molto più giovane; un dolore condiviso che, alla fine, aveva cementato la loro amicizia.
«Scusami, hai ragione,» rispose Vittorio, prendendo posto sulla sedia di paglia. «Ieri sera Sara ha distrutto l’auto e oggi mi è toccato prendere la metropolitana».
«Oh, mi dispiace. Ma come è successo?»
«Era uscita con delle sue amiche. Stamattina, mentre rientrava, è finita in un fosso».
Mario aggrottò la fronte. «Uscita? Di martedì?»
«Oh, sì. Lei esce quasi tutte le sere».
«Accidenti... Si è fatta male?» chiedeva l'amico, sinceramente preoccupato.
«No, per fortuna niente».
«Per fortuna l'auto era ferma quando è successo. Ma com'è potuta finire nel fosso?»
«Si era fermata in una stradina di campagna per riposare un attimo. Sai, voleva smaltire un po' la sbornia. In fondo è sempre stata una ragazza coscienziosa».
«Sì... coscienziosa...» mormorò Mario, poco convinto.
«Sta di fatto che si è accostata troppo al bordo senza tirare il freno a mano. L’auto è scivolata dritta nel canale».
«E le sue amiche?»
«Ah no, per fortuna in quel momento era da sola».
«Capisco», tagliò corto Mario, mentre il cameriere lasciava due caffè sul tavolino. Rimase un attimo in silenzio, poi cambiò discorso. «Allora, perché volevi vedermi?»
Vittorio sorrise, rilassando le spalle. «Volevo fare due chiacchiere. Dimmi, tu come stai? Come vanno le cose?»
«Bene, dai. A parte gli incidenti che distruggono le auto degli amici», rispose Mario, studiando il volto dell’amico, ormai vicino alla pensione. «E con Sara? Tutto a posto?»
«Sì. Sai, lei è sempre molto impegnata: l’università, il lavoro, le amiche...»
«Ha poco tempo per te?»
«Quello che serve».
Mario sentì una stretta allo stomaco. Cercava il coraggio per dirgli qualcosa, un segreto pesante che custodiva su quella ragazza, ma le parole gli si bloccavano in gola. Non riusciva a trovare lo spunto giusto. Poi, lo sguardo gli cadde su una ragazza seduta al tavolino accanto, e l'ispirazione arrivò da sola.
«Guarda queste ragazze moderne... Vestono tutte come... come prostitute!» sbottò Mario, indicando discretamente la giovane vicina di tavolo, che indossava oltre alle sneakers, solo una canotta corta e aderente e quelle che altro non avrebbe potuto che definire come mutande di microfibra nere che non nascondevano nulla allo sguardo.
Vittorio si voltò a osservarla, poi scosse la testa con un sorriso tollerante. «Ma no, dai, Mario! Non è più come ai nostri tempi. Oggi le donne sono molto più emancipate, disinibite. Anche Sara si veste così, persino per andare all’università!»
«A proposito dell'università... Come va?»
«Bene! Prende sempre ottimi voti agli esami. E pensa che non studia nemmeno troppo».
«Un vero genio», commentò Mario. Sentì una fitta al cuore nel vedere l'innocenza totale e genuina dell'amico.
“si sempre ottimi voti… sarà la preferita dei professori” rispose Vittorio ridacchiando senza nemmeno sapere quanto vicino fosse alla realtà il suo commento, e non per meriti accademici.
“si la cocca dei prof” rispose amaro Mario.
«È sempre così attiva... La palestra, le amiche, il lavoro...» continuò Vittorio, fiero.
«E le uscite quasi tutte le sere». gli ricordò l’amico.
«Sì, esce quasi tutte le sere. Ha un sacco di amici che la chiamano a tutte le ore, e lei sempre generosa, non sa mai negarsi. Eppure i risultati ci sono. Pensa che uno dei suoi professori l’ha voluta con sé a Berlino per un simposio di economia».
Mario si irrigidì. «Ah... A Berlino?»
«Sì, per tre giorni».
«Camere separate?»
«Oh no! L'hotel era pieno e non c'erano altri posti. Hanno dovuto dividere la stessa camera».
«E questa cosa non ti ha dato fastidio? Non ti ha spaventato?»
Vittorio scoppiò a ridere, passandosi una mano tra i capelli ormai completamente bianchi. «Ma va'! Mi fido di Sara. E poi, se tu vedessi il professore... È un vecchio bacucco! Io amo Sara, Mario».
“contento tu”
“ma si, si.. è poi non è la prima volta, capita spesso che un docente della facoltà o un assistente, le chiedano di accompagnarle in giro in viaggi accademici”
«È molto più giovane di te... Questo devi ammetterlo».
«Ma in amore l’età non conta», ribatté Vittorio, con gli occhi che brillavano di una sincerità disarmante. Poi, con un moto di orgoglio maschile, strizzando l’occhio ,aggiunse a bassa voce: «E poi, sapessi come la faccio godere...»
«Buon per te», rispose Mario, sforzandosi di sorridere.
Sotto il tavolo, la sua mano stringeva il telefono. Lo schermo era spento, ma nella galleria c'era salvato un video scabroso che aveva ricevuto il giorno prima.
«Ma che lavoro fa di preciso la ragazza?» chiese Mario, cercando di mantenere la voce ferma. «Sai, non l’ho mai capito veramente».
Vittorio ridacchiò, dandogli una pacca leggera sulla spalla. «Perché sei un dinosauro, ecco perché! È una content creator. Ha un canale su YouTube dove dà consigli di moda e di bellezza».
«Ah, già... Me lo avevi detto».
“e a te sta bene?”
“ma si.. ma si.. anche se a volte fa dei contenuti che mi rendono un pò geloso”
“del tipo?”
“be…sfila in bikini..in biancheria intima o indossa con dei costumi di halloween, che sono un po succinti"
“non ti da fastidio”
“Solo un pò, ma mi ha spiegato che serve solo ad attirare nuovo pubblico sul canale e poi lo fanno tutte” aggiunse con un sguardo vuoto, come di chi ormai non vede più la realtà.
Mario mandò giù un sorso di caffè ormai freddo. Guardò l'amico che si godeva il sole primaverile, ignaro di tutto. Quello che Vittorio non sapeva, e che Mario non trovava il coraggio di rivelargli, era che quel canale YouTube per Sara era solo un paravento. Una vetrina pulita per attirare nuovi utenti, prima di dirottarli su altri siti. Siti a pagamento, pensati esclusivamente per l'intrattenimento per adulti.
Ma c'era dell'altro. Qualcosa di ancora più cupo e inconfessabile.
Dietro l’anonimato garantito da un nome d'arte, Furiosa05, la ragazza organizzava anche incontri privati a pagamento. Utilizzava un appartamento discreto, nascosto tra i palazzi della zona di Affori.
Mario lo sapeva bene. Fin troppo bene.
Quando aveva scoperto per caso la seconda vita della ragazza, era rimasto sconvolto. Inizialmente mosso dal desiderio di proteggere Vittorio e di trovare le prove di quel tradimento, aveva deciso di indagare da solo, gli era stato facile da ex appartenente alla pubblica sicurezza, era stato sufficente chiedere aiuto a qualche ex collega. Si era creato un profilo falso, l'aveva contattata e, dopo aver pagato la tariffa richiesta, si era fatto invitare in quell'appartamento di Affori.
In quel momento, seduto al tavolino del bar di Piazza Ticinese, il senso di colpa lo stava schiacciando. La voglia di salvare l'amico di una vita da un'umiliazione atroce combatteva ferocemente con la sua totale mancanza di coraggio. Come poteva confessargli la verità adesso? Come poteva guardarlo negli occhi e dirgli che, durante quell'incontro clandestino, Sara si era concessa anche a lui, senza alcuna inibizione, mostrando una professionalità dovuta ad una lunga esperienza in cambio di denaro?
“da quanto lo fai?” le aveva chiesto mentre si rivestiva.
“da prima che avessi 18 anni” si era limitata a sorridere lei.
Mario fissò lo sguardo sulle proprie mani, che avevano iniziato a tremare leggermente. Il peso di quel segreto era diventato un macigno impossibile da portare.
«Tutto bene, Mario? Ti vedo strano», disse Vittorio, distogliendo lo sguardo dalla piazza e posandolo sull'amico, con gli occhi pieni di genuina preoccupazione.
Mario incrociò quegli occhi così puliti e provò una profonda stretta al cuore. Da quando Vittorio aveva conosciuto Sara, la sua vita era cambiata radicalmente. Aveva perso completamente la testa per quella ragazza dal corpo minuto e dal viso d'angelo. Sara aveva un’aria quasi infantile, un’innocenza stampata negli occhi e una voce sottile, dolce, che avrebbe incantato chiunque.
Per lei, Vittorio non aveva badato a spese. Aveva prosciugato i suoi risparmi e speso un vero capitale: le pagava le tasse dell'università, le toglieva ogni minimo sfizio e le finanziava persino i continui viaggi all'estero. weekend a Londra, vacanze a Ibiza, fughe a Parigi. Vittorio pagava tutto senza battere ciglio, convinto che andasse a divertirsi con le amiche. Tutto pur di vederla felice.
Ciò che l’uomo non sapeva, e che Mario aveva scoperto con un minimo sforzo investigativo sul web, era che in quei viaggi l'itinerario era ben diverso. Ad accompagnarla non c'erano quasi mai le amiche. O meglio, non solo loro. Ad attendere Sara nelle stanze d'albergo c'erano tantissimi uomini diversi. Giovani e meno giovani che la intrattenevano, che registravano i loro incontri intimi e che poi pubblicavano i video su siti specializzati per adulti.
Mostrando che la ragazza, la quale non faceva alcuna distinzione di genere in quegli incontri, prediligeva in fatto di sesso, le situazioni, piu degradanti e umilianti, preferiva in pratica essere usata, fino allo stremo e mortificarsi senza ritegno, in un esibizionismo ,al mimite del masochismo.
Mentre Vittorio lavorava sodo pensando alla pensione e alla sua giovane fidanzata, lei costruiva la sua fortuna online, facendo la bella vita sulla pelle e sui soldi di lui.
«Sì, sì... tutto bene», rispose infine Mario con un filo di voce, sforzandosi di staccare le mani dal tavolo per non mostrare il tremore. «Pensavo solo a quanto sia cambiato il mondo. E a quanto tu sia fortunato ad avere una ragazza così... solare». disse mentendo provando la sensazione di star masticando vetro nel pronunciare quelle parole.
Vittorio si illuminò, e quel sorriso fu come una pugnalata per Mario. «Lo sono, Mario. Lo sono davvero. A volte mi sembra un sogno».
Mario, vedendo il bagliore della speranza negli occhi dell'amico, sentì che forse era meglio non destarlo dal suo sogno. Non poteva essere lui a distruggere quella felicità così fragile. Ma proprio mentre faceva per rimettere in tasca lo smartphone, Vittorio disse qualcosa che lo mise immediatamente in allarme.
«Sai Mario... forse è assurdo. Non sono più un ragazzino e, come dici tu, lei è molto più giovane di me. Però ci ho pensato a lungo... Voglio chiederle di sposarmi!»
Mario quasi si strozzò con il caffè. Sgranò gli occhi, fissando l'amico con un misto di terrore e incredulità. «Vuoi sposarla?! Vittorio, tu non sai praticamente niente di lei!»
«Ma cosa dici? La conosco benissimo!» ribatté Vittorio, quasi offeso. «È come se la conoscessi da sempre. Le voglio un mondo di bene, Mario. Per dimostrarglielo, le ho persino comprato un appartamento ad Affori, così può stare più vicina alla sua vecchia nonna».
A quelle parole, il sangue di Mario si congelò nelle vene. Il cuore prese a battergli all'impazzata contro il petto. L'appartamento degli incontri clandestini, frequenti, visto che la ragazza al loro incontro le confessò che vedeva almeno due dozzine di uomini a settimana, era L'alcova di Furiosa05.
«L'appartamento di Affori... è tuo?» domandò Mario, con la voce che gli tremava visibilmente.
«Sì! Cioè, la firma sul contratto e l'ipoteca sono mie, ma l'appartamento di fatto è suo, l'ho intestato a lei».
«Ma sei impazzito?!» sbottò Mario, senza più riuscire a trattenersi. «E con quali soldi lo avresti pagato?»
Vittorio abbassò leggermente lo sguardo, quasi imbarazzato, ma la sua voce rimase ferma. «Ho venduto la casa dei miei genitori in Liguria».
Mario sentì la terra mancare sotto i piedi. Conosceva bene quella casa. «La villa? Quella in cui mi dicevi sempre di voler passare gli ultimi anni della tua vita, una volta andato in pensione?»
«Sì, Mario... proprio quella», rispose Vittorio, rialzando la testa e guardando l'amico con una sincerità disarmante, quasi commovente. «Ma i piani cambiano. È con lei che voglio passare il resto della mia vita».
Mario rimase in silenzio, paralizzato sulla sedia. La verità adesso era diventata una bomba a orologeria. Vittorio non rischiava solo di avere il cuore spezzato: aveva venduto i ricordi di una vita e si era indebitato fino al collo per pagare il palcoscenico dove la sua fidanzata vendeva il proprio corpo. Compreso il giorno in cui lo aveva venduto a lui.
Mario sentì che il limite era stato superato. Non poteva più tacere, non dopo aver scoperto della villa in Liguria e dei risparmi di una vita distrutti. La pietà lasciò il posto a una rabbiosa necessità di fare chiarezza.
Con le mani che tremavano, allungò il braccio sul tavolino e girò lo schermo del telefono verso l'amico. Schiacciò play.
«Guarda, Vittorio. Guarda bene», disse con un filo di voce.
Sullo schermo partirono le immagini inequivocabili di quel sito per adulti. Le inquadrature ravvicinate, la stanza riconoscibile dell'appartamento di Affori e il viso angelico di Sara, che sotto lo pseudonimo di Furiosa05 si concedeva senza filtri. Vittorio abbassò gli occhi sul display. Mario lo vide irrigidirsi, mentre il colore svaniva rapidamente dal suo volto.
«Ne ho molti altri sul telefono», continuò Mario, spegnendo lo schermo con un gesto netto. «Ma preferisco risparmiarti la pena di vederli. L'ho scoperto per caso. Quella casa che hai comprato... è il posto dove si vende ogni giorno».
Vittorio rimase immobile. Per un lunghissimo minuto fissò il vuoto, le mani strette attorno alla tazzina di caffè ormai fredda. I suoi occhi si riempirono di lacrime e le spalle gli si curvarono, come se il peso del mondo gli fosse crollato addosso tutto in una volta. Mario pensò che stesse per scoppiare in pianto, che stesse per disperarsi, per gridare.
Poi, accadde qualcosa di incredibile.
Vittorio fece un profondo respiro, si passò la mano tra i capelli bianchi e sollevò la testa. L'espressione di dolore era sparita, sostituita da una calma fredda e quasi distaccata.
«Il mondo è cambiato, Mario», disse Vittorio, con una voce che sembrava priva di qualsiasi emozione. «Siamo noi uomini che dobbiamo cambiare. Dobbiamo smetterla di essere possessivi e lasciare libere le donne di fare ciò che vogliono della loro vita e del loro corpo».
Mario rimase a bocca aperta, completamente sconvolto. Guardò l'uomo seduto di fronte a lui e non ci vide più il suo amico di una vita. Quello non era il Vittorio con cui era cresciuto, l'uomo tradito da Elena che aveva pianto sulla sua spalla. Era un perfetto sconosciuto, una persona svuotata della propria dignità, accecata da una sottomissione psicologica totale.
Preso da una miscela di rabbia, nausea e profonda disperazione, Mario si alzò di scatto dal tavolino. Buttò qualche moneta sul tavolo per pagare il caffè. Non riusciva più a stare un solo secondo di più in quella piazza a guardare il fantasma del suo migliore amico.
«Me ne vado, Vittorio. Non posso stare a sentire queste follie», disse voltandosi.
Fece qualche passo tra i tavolini di Piazza Ticinese, allontanandosi verso i Navigli. Poi, però, una rabbia amara gli ruggì dentro. Non poteva lasciarlo così, non senza avergli dato l'ultimo scossone, l'ultima cruda verità che la sua mente malata stava cercando di ignorare.
Mario si fermò di colpo. Si voltò indietro, fissando Vittorio che era rimasto immobile a godersi il sole primaverile, come se nulla fosse successo. Ritornò verso il tavolino, si chinò in avanti e, con voce tagliente e spietata, gli fece l'ultima confessione.
«C'è un'ultima cosa che devi sapere sulla tua ragazza coscienziosa», gli sussurrò sul viso. «Ho un amico nella Polizia Stradale. Mi ha chiamato poco prima del tuo arrivo, gli avevo chiesto di avvisarmi se arrivavano segnalazioni sulla tua Sara. Mi ha detto che sono stati i suoi uomini a intervenire stamattina all'alba sul luogo dell'incidente, quando l'auto è finita nel fosso. E Sara non era affatto da sola a smaltire la sbornia, Vittorio. Era in macchina con due uomini di colore. Ed era mezza nuda».
Senza attendere una risposta, senza guardare l'effetto di quell'ultima pugnalata, Mario si girò definitivamente e si perse tra la folla di Milano, lasciando l'amico da solo con il suo sole e le sue illusioni distrutte.
“E la vita Mario!” gli urlò Vittorio con un tono di voce che tradiva la sua malcelata disperazione “la vita pretende il cambiamento, evoluzione, non è più come ai nostri tempi, Mario!” continuò, ma ormai l’amico non lo ascoltava più.
scritto il
2026-09-06
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