Alle 18

di
genere
gay

Io e Cristian avevamo un nostro modo strano e del tutto personale di stuzzicarci. Un pomeriggio eravamo nel suo garage; la Vespa era posizionata sul cavalletto centrale e io mi ci ero messo sopra a cavalcioni, facendo finta di guidarla piegato in avanti come se stessi sfrecciando ad alta velocità. Cristian, vedendo che la sella era abbastanza ampia, non ci pensò due volte: salì dietro di me, mi abbracciò forte da dietro per assecondare la finzione e mi strinse a sé.
​Ma non si limitò a quello. Sentii chiaramente la pressione del suo cazzo duro piantato contro le mie natiche. Con dei movimenti decisi e ritmati, prese a spingere e a strofinarsi un paio di volte sul mio culo.
​Mi girai appena verso di lui e gli chiesi: "Ma che fai?"
Lui, senza staccarsi e con un tono a metà tra la sfida e la provocazione, rispose subito: "Perché, non ti piace?"
Ammisi la verità senza troppi giri di parole: "Mi fai eccitare..."
Sentire quelle parole fu la sua autorizzazione: continuò a strofinarsi con ancora più foga, finché l'eccitazione tra di noi non divenne del tutto innegabile.
​Visto che ero stato al suo gioco e gli avevo fatto capire che la cosa mi stuzzicava parecchio, un paio di giorni dopo Cristian decise di alzare la posta. Mi fece entrare nella sua stanza da letto, chiuse la porta e mi disse con disinvoltura: "Stenditi sul letto... se vuoi spogliati."
​L'atmosfera era carica di tensione. Mi spogliai rimanendo solo in boxer, mi sdraiai sul letto a pancia in giù e aspettai la sua mossa. Cristian, a differenza mia, rimase completamente vestito. Si stese direttamente sopra di me, adagiando tutto il suo peso sulla mia schiena, e ricominciò a fare esattamente come il giorno sulla Vespa: spinse il bacino verso il basso, facendo scorrere e premere con forza il suo cazzo duro contro il mio culo, separato da me solo dalla stoffa dei miei boxer e dei suoi pantaloni.
​Ha continuato così per un po', poi con una mano mi ha abbassato i boxer quel tanto che gli serviva per scoprirmi le natiche. Ha sputato sul mio didietro e con il dito indice ha incominciato a stuzzicarmi, prima facendolo roteare attorno all'esterno per farmi salire l'attesa. Poi ci ha sputato di nuovo e ha infilato il dito, facendolo entrare ed uscire a suo piacimento.
​E io che facevo? Me ne stavo lì fermo, ascoltando il mio corpo che era completamente attratto da quello che lui stava facendo.
​Poi Cristian si è spogliato completamente. Ha giocato ancora un po' con il cazzo tra le mie natiche e alla fine, finalmente, lo ha infilato. Non so se si sia accorto che il mio culetto non era vergine — non ha detto una parola. Ha spinto ed è entrato sino in fondo fin da subito.
​Da quello che sentivo doveva avere un cazzo più grande di quelli che avevo già preso in passato (solo due, mica tanti), ma a differenza degli altri, quello di Cristian non lo avevo neppure visto: l'avevo preso nel culo senza vederlo e senza toccarlo.
​Quando è venuto dentro di me, ho capito subito che non sarebbe stata l'ultima volta con lui. Si è risistemato con calma e, prima che me ne andassi, mi ha detto semplicemente: "Alle 18:00 ci sono sempre a casa. Quando vuoi, passa."
​Il giorno dopo, alle 18:00 spaccate, ho suonato il campanello di casa sua.
scritto il
2026-08-24
1 3 3
visite
2
voti
valutazione
5.5
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

La mia cugina segaiola

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.