Gay o no, cosa cambia
di
minkanku91
genere
gay
La porta della camera non era chiusa a chiave, solo accostata, ma in quel momento l'ultimo dei nostri pensieri era il resto della casa. Ermes era seduto sul bordo del letto, inclinato verso di me, con la mano calda e decisa stretta intorno al mio cazzo. Il ritmo era regolare, intenso, e io tenevo la testa appoggiata al muro, gli occhi socchiusi, completamente concentrato sulle sue dita che scorrevano sulla mia pelle.
Poi, il rumore secco della maniglia.
La porta si è spalancata di colpo e sulla soglia è comparso Samuel. È bastata una frazione di secondo: i suoi occhi si sono sgranati, fissandosi prima sulle mie gambe nude e poi sulla mano di Ermes ancora immobile sul mio cazzo. L'aria in camera è diventata di ghiaccio.
"Cazzo... scusate, non volevo!", ha farfugliato Samuel, rosso in viso. Ha fatto un passo indietro quasi inciampando sui suoi stessi piedi e ha richiuso la porta con un colpo secco, lasciandoci di nuovo soli nel silenzio improvviso della stanza.
Ermes ha allentato subito la presa, d'istinto, provando a sfilare la mano. "Merda... forse è meglio se ci fermiamo. Ci ha visti." Il suo respiro era corto, lo sguardo teso verso la porta chiusa, visibilmente a disagio per essere stato scoperto.
Ma io non avevo nessuna intenzione di bloccarmi proprio sul più bello. L'adrenalina dell'intrusione, invece di spegnere l'eccitazione, l'aveva resa ancora più violenta. Gli ho afferrato il polso, stringendolo per rimettergli la mano sul mio cazzo.
"No, continua", ho sibilato a voce bassa, guardandolo dritto negli occhi. "Ormai ci ha visto. Che differenza fa? Continua."
Ermes mi ha fissato per un istante, stupito dalla mia determinazione, poi ha guardato la sua mano che stringeva di nuovo la mia carne calda. Ha deglutito, il timore iniziale è stato spazzato via da un brivido nuovo. Ha ripreso a muovere le dita, stavolta con più forza, aumentando il ritmo in modo rapido e spietato.
I colpi si sono fatti serrati. Sotto la spinta delle sue dita bagnate dal mio liquido lubrificante, ho inarcato la schiena sul letto, stringendo le lenzuola. Pochi secondi dopo mi sono irrigidito del tutto e sono venuto, sporcandogli interamente la mano mentre lui continuava a stringere fino all'ultima goccia.
Nei giorni successivi, Samuel si era comportato come al solito. Nessuna battuta, nessuna frecciatina, la solita routine in casa come se quella porta non si fosse mai aperta. Pensavo che l'avesse archiviata come una cazzata, una di quelle cose tra coinquilini che si dimenticano in fretta.
Ma mi sbagliavo di grosso.
La bomba è scoppiata un pomeriggio in cucina, all'improvviso. Samuel ha posato un bicchiere sul tavolo con troppa forza, si è girato verso di me e, senza preamboli, è sbottonato.
"Comunque io non sapevo che fossi gay", ha detto, con una voce piatta che cercava di sembrare indifferente ma tradiva una tensione enorme.
Sono quasi caduto dalle nuvole. "Gay? Io? Ma che cazzo dici, Samuel? Ma ti pare?"
"Vi ho visti in camera, non è che ci sia molto da interpretare", ha ribattuto lui, incrociando le braccia.
"Ma se proprio vogliamo dirla tutta, io ero quello che si faceva fare la sega, mica il contrario!", ho risposto d'istinto, arrampicandomi sulla prima difesa logica che mi era venuta in mente.
Samuel ha fatto un passo avanti, guardandomi fisso negli occhi con un mezzo sorriso. "E cosa cambia? Eri comunque eccitato con un altro ragazzo lì davanti a te. Significa che ti piaceva, no? Inutile che ti nascondi dietro a chi faceva cosa."
Il silenzio che è calato dopo le sue parole è diventato improvvisamente bollente. Samuel mi fissava ancora, con il fiato leggermente più corto e le guance arrossate.
L’ho guardato dritto negli occhi, facendo un passo lento verso di lui. "E tu ora sei eccitato?", gli ho chiesto a voce bassa.
Samuel ha deglutito a vuoto. "Un po' sì", ha risposto, con una voce che ha perso tutta la sicurezza di prima, ridotta a un filo sottile.
Senza staccare gli occhi dai suoi, ho allungato la mano alla cintura, ho sbottonato i pantaloni e ho tirato fuori il cazzo, già reattivo e teso per l'adrenalina di quel confronto. Samuel è rimasto immobile per un istante, poi ha allungato la mano e ha avvolto le dita intorno alla mia carne, stringendola con una presa calda e tremante.
"Fattelo infilare", gli ho chiesto a bruciapelo.
Samuel si è bloccato. Ha guardato la mia carne, poi i miei occhi. C'era una lotta evidente nei suoi pensieri, un misto di timore e voglia di spingersi oltre.
"La prossima volta", ha sussurrato.
Ma non voleva che quel momento finisse lì. Si è inginocchiato lentamente davanti a me, sul pavimento della cucina. Ha allungato il collo, ha socchiuso le labbra e ha accolto la mia cappella in bocca, facendola scivolare sulla lingua. Il calore umido mi ha strappato un gemito. Samuel ha iniziato a muovere la testa avanti e indietro, stringendo con decisione e assecondando il movimento con la mano che teneva ferma la base.
"Sto per venire...", ho soffiato, stringendo le dita tra i suoi capelli.
Samuel si è sfilato con un movimento rapido. Senza perdere un secondo, ha avvolto di nuovo le dita calde e bagnate di saliva intorno alla mia carne. Ha iniziato a farmi una sega stretta e vigorosa, accelerando il ritmo mentre il seme cominciava a schizzare fuori, guardando ipnotizzato lo sperma che gli bagnava le dita e colava sul pavimento.
Come promesso, la "prossima volta" con Samuel è arrivata pochi giorni dopo. Lo ho spinto sul letto di camera mia e, con calma, lo ho preso da dietro. Era stato intenso, quasi violento per la novità, ma da quel pomeriggio farlo con lui era diventata un'abitudine solida, ripetuta ogni volta che la casa si svuotava.
Dopo tre settimane di questa routine, la mia indifferenza nei confronti di Ermes era diventata palese. Non mi andava più di giocare a nascondino con le sveltine di mano.
Un pomeriggio, Ermes mi ha bloccato in corridoio, visibilmente teso e geloso. "Si può sapere che cazzo hai? Sei freddo da settimane. Che è successo?"
"Non è successo niente", ho risposto calmo. "È solo che mi sono stufato di giocare a nascondino. Alle seghe preferisco scopare, tutto qui. Le mezze misure non mi interessano più."
Ermes è rimasto spiazzato. Ha distolto lo sguardo per un attimo, scosso, poi ha fatto un passo avanti, riducendo la distanza tra di noi fino a far sfiorare i nostri petti.
"E chi ti dice che io voglia fermarmi alle seghe?", ha sussurrato a voce bassa, stringendo i denti. "Se è questo che vuoi... allora voglio provare anche io."
Dieci minuti dopo eravamo in camera, con la porta chiusa e i vestiti sul pavimento. Lo ho spinto sul letto, mi sono messo tra le sue gambe e, dopo averlo preparato con le dita bagnate di saliva, ho puntato la cappella. Con una spinta lenta e profonda, sono entrato dentro di lui.
Ermes ha cacciato un gemito acuto, strozzato, stringendo le dita contro la mia schiena. Ho iniziato a muovermi con spinte corte e regolari, aumentando progressivamente la profondità. Ad ogni mio affondo, il suo cazzo teso sussultava. La gelosia si era trasformata in un'energia selvaggia.
Ho dato gli ultimi affondi, rapidi e violentissimi. Ermes si è irrigidito sotto di me, inarcando la schiena in un ultimo fremito mentre io venivo profondo dentro di lui, liberando tutto il mio seme caldo nelle sue pareti. Contemporaneamente, anche lui è venuto sul suo petto con un gemito soffocato.
Si è girato su un fianco, passandosi una mano sul viso bagnato di sudore. "Avevi ragione. Decisamente meglio delle seghe."
A questo punto della storia, la situazione in casa è chiara: mi scopo sia Samuel che Ermes. Loro fanno a gara per avermi, e io mi prendo quello che voglio, quando voglio. Ma una domanda, sotto sotto, ogni tanto riaffiora: non avendo mai preso in mano un cazzo, né tanto meno avendolo preso nel culo, sono gay anche io?
La mia risposta a questa domanda è fottutamente semplice, priva di tutte le stronzate mentali o le etichette che la gente ama appiccicare addosso agli altri.
Io non mi definisco. Non mi interessa farlo.
Se faccio sesso con loro due è perché sono le uniche occasioni concrete che ho per scopare qui in casa, e soprattutto perché mi eccito e mi piace da morire farlo. Quando sono sopra di loro, quando spingo e sento il calore dei loro corpi e il controllo assoluto che ho sul loro piacere, sento il sangue pompare forte. In quel momento non penso a categorie, a definizioni o a cosa sono. Penso solo a godermi il momento, il potere e la carne.
Non ho bisogno di toccare un cazzo con le mani, né ho la minima intenzione di farmi penetrare. Sono io che detto le regole del gioco. E finché a me piace e loro continuano a offrirsi sul letto, a me sta bene così. Il resto sono solo chiacchiere inutili.
Poi, il rumore secco della maniglia.
La porta si è spalancata di colpo e sulla soglia è comparso Samuel. È bastata una frazione di secondo: i suoi occhi si sono sgranati, fissandosi prima sulle mie gambe nude e poi sulla mano di Ermes ancora immobile sul mio cazzo. L'aria in camera è diventata di ghiaccio.
"Cazzo... scusate, non volevo!", ha farfugliato Samuel, rosso in viso. Ha fatto un passo indietro quasi inciampando sui suoi stessi piedi e ha richiuso la porta con un colpo secco, lasciandoci di nuovo soli nel silenzio improvviso della stanza.
Ermes ha allentato subito la presa, d'istinto, provando a sfilare la mano. "Merda... forse è meglio se ci fermiamo. Ci ha visti." Il suo respiro era corto, lo sguardo teso verso la porta chiusa, visibilmente a disagio per essere stato scoperto.
Ma io non avevo nessuna intenzione di bloccarmi proprio sul più bello. L'adrenalina dell'intrusione, invece di spegnere l'eccitazione, l'aveva resa ancora più violenta. Gli ho afferrato il polso, stringendolo per rimettergli la mano sul mio cazzo.
"No, continua", ho sibilato a voce bassa, guardandolo dritto negli occhi. "Ormai ci ha visto. Che differenza fa? Continua."
Ermes mi ha fissato per un istante, stupito dalla mia determinazione, poi ha guardato la sua mano che stringeva di nuovo la mia carne calda. Ha deglutito, il timore iniziale è stato spazzato via da un brivido nuovo. Ha ripreso a muovere le dita, stavolta con più forza, aumentando il ritmo in modo rapido e spietato.
I colpi si sono fatti serrati. Sotto la spinta delle sue dita bagnate dal mio liquido lubrificante, ho inarcato la schiena sul letto, stringendo le lenzuola. Pochi secondi dopo mi sono irrigidito del tutto e sono venuto, sporcandogli interamente la mano mentre lui continuava a stringere fino all'ultima goccia.
Nei giorni successivi, Samuel si era comportato come al solito. Nessuna battuta, nessuna frecciatina, la solita routine in casa come se quella porta non si fosse mai aperta. Pensavo che l'avesse archiviata come una cazzata, una di quelle cose tra coinquilini che si dimenticano in fretta.
Ma mi sbagliavo di grosso.
La bomba è scoppiata un pomeriggio in cucina, all'improvviso. Samuel ha posato un bicchiere sul tavolo con troppa forza, si è girato verso di me e, senza preamboli, è sbottonato.
"Comunque io non sapevo che fossi gay", ha detto, con una voce piatta che cercava di sembrare indifferente ma tradiva una tensione enorme.
Sono quasi caduto dalle nuvole. "Gay? Io? Ma che cazzo dici, Samuel? Ma ti pare?"
"Vi ho visti in camera, non è che ci sia molto da interpretare", ha ribattuto lui, incrociando le braccia.
"Ma se proprio vogliamo dirla tutta, io ero quello che si faceva fare la sega, mica il contrario!", ho risposto d'istinto, arrampicandomi sulla prima difesa logica che mi era venuta in mente.
Samuel ha fatto un passo avanti, guardandomi fisso negli occhi con un mezzo sorriso. "E cosa cambia? Eri comunque eccitato con un altro ragazzo lì davanti a te. Significa che ti piaceva, no? Inutile che ti nascondi dietro a chi faceva cosa."
Il silenzio che è calato dopo le sue parole è diventato improvvisamente bollente. Samuel mi fissava ancora, con il fiato leggermente più corto e le guance arrossate.
L’ho guardato dritto negli occhi, facendo un passo lento verso di lui. "E tu ora sei eccitato?", gli ho chiesto a voce bassa.
Samuel ha deglutito a vuoto. "Un po' sì", ha risposto, con una voce che ha perso tutta la sicurezza di prima, ridotta a un filo sottile.
Senza staccare gli occhi dai suoi, ho allungato la mano alla cintura, ho sbottonato i pantaloni e ho tirato fuori il cazzo, già reattivo e teso per l'adrenalina di quel confronto. Samuel è rimasto immobile per un istante, poi ha allungato la mano e ha avvolto le dita intorno alla mia carne, stringendola con una presa calda e tremante.
"Fattelo infilare", gli ho chiesto a bruciapelo.
Samuel si è bloccato. Ha guardato la mia carne, poi i miei occhi. C'era una lotta evidente nei suoi pensieri, un misto di timore e voglia di spingersi oltre.
"La prossima volta", ha sussurrato.
Ma non voleva che quel momento finisse lì. Si è inginocchiato lentamente davanti a me, sul pavimento della cucina. Ha allungato il collo, ha socchiuso le labbra e ha accolto la mia cappella in bocca, facendola scivolare sulla lingua. Il calore umido mi ha strappato un gemito. Samuel ha iniziato a muovere la testa avanti e indietro, stringendo con decisione e assecondando il movimento con la mano che teneva ferma la base.
"Sto per venire...", ho soffiato, stringendo le dita tra i suoi capelli.
Samuel si è sfilato con un movimento rapido. Senza perdere un secondo, ha avvolto di nuovo le dita calde e bagnate di saliva intorno alla mia carne. Ha iniziato a farmi una sega stretta e vigorosa, accelerando il ritmo mentre il seme cominciava a schizzare fuori, guardando ipnotizzato lo sperma che gli bagnava le dita e colava sul pavimento.
Come promesso, la "prossima volta" con Samuel è arrivata pochi giorni dopo. Lo ho spinto sul letto di camera mia e, con calma, lo ho preso da dietro. Era stato intenso, quasi violento per la novità, ma da quel pomeriggio farlo con lui era diventata un'abitudine solida, ripetuta ogni volta che la casa si svuotava.
Dopo tre settimane di questa routine, la mia indifferenza nei confronti di Ermes era diventata palese. Non mi andava più di giocare a nascondino con le sveltine di mano.
Un pomeriggio, Ermes mi ha bloccato in corridoio, visibilmente teso e geloso. "Si può sapere che cazzo hai? Sei freddo da settimane. Che è successo?"
"Non è successo niente", ho risposto calmo. "È solo che mi sono stufato di giocare a nascondino. Alle seghe preferisco scopare, tutto qui. Le mezze misure non mi interessano più."
Ermes è rimasto spiazzato. Ha distolto lo sguardo per un attimo, scosso, poi ha fatto un passo avanti, riducendo la distanza tra di noi fino a far sfiorare i nostri petti.
"E chi ti dice che io voglia fermarmi alle seghe?", ha sussurrato a voce bassa, stringendo i denti. "Se è questo che vuoi... allora voglio provare anche io."
Dieci minuti dopo eravamo in camera, con la porta chiusa e i vestiti sul pavimento. Lo ho spinto sul letto, mi sono messo tra le sue gambe e, dopo averlo preparato con le dita bagnate di saliva, ho puntato la cappella. Con una spinta lenta e profonda, sono entrato dentro di lui.
Ermes ha cacciato un gemito acuto, strozzato, stringendo le dita contro la mia schiena. Ho iniziato a muovermi con spinte corte e regolari, aumentando progressivamente la profondità. Ad ogni mio affondo, il suo cazzo teso sussultava. La gelosia si era trasformata in un'energia selvaggia.
Ho dato gli ultimi affondi, rapidi e violentissimi. Ermes si è irrigidito sotto di me, inarcando la schiena in un ultimo fremito mentre io venivo profondo dentro di lui, liberando tutto il mio seme caldo nelle sue pareti. Contemporaneamente, anche lui è venuto sul suo petto con un gemito soffocato.
Si è girato su un fianco, passandosi una mano sul viso bagnato di sudore. "Avevi ragione. Decisamente meglio delle seghe."
A questo punto della storia, la situazione in casa è chiara: mi scopo sia Samuel che Ermes. Loro fanno a gara per avermi, e io mi prendo quello che voglio, quando voglio. Ma una domanda, sotto sotto, ogni tanto riaffiora: non avendo mai preso in mano un cazzo, né tanto meno avendolo preso nel culo, sono gay anche io?
La mia risposta a questa domanda è fottutamente semplice, priva di tutte le stronzate mentali o le etichette che la gente ama appiccicare addosso agli altri.
Io non mi definisco. Non mi interessa farlo.
Se faccio sesso con loro due è perché sono le uniche occasioni concrete che ho per scopare qui in casa, e soprattutto perché mi eccito e mi piace da morire farlo. Quando sono sopra di loro, quando spingo e sento il calore dei loro corpi e il controllo assoluto che ho sul loro piacere, sento il sangue pompare forte. In quel momento non penso a categorie, a definizioni o a cosa sono. Penso solo a godermi il momento, il potere e la carne.
Non ho bisogno di toccare un cazzo con le mani, né ho la minima intenzione di farmi penetrare. Sono io che detto le regole del gioco. E finché a me piace e loro continuano a offrirsi sul letto, a me sta bene così. Il resto sono solo chiacchiere inutili.
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