L'attesa del piacere...

di
genere
sentimentali

Sabato, 17 agosto 2013

"Puoi fermarti al prossimo autogrill?" domandò Viola a Pietro, tirando giù le gambe dal cruscotto e iniziando ad allacciarsi con calma i sandali. "Mi scappa la pipì".

"Ce n'è uno tra un paio di chilometri..." rispose lui staccando per un istante lo sguardo dalla strada per lanciarle un'occhiata veloce. Allungò una mano ad accarezzarle i capelli, finendo poi per sfiorarle la spalla che il vestitino lasciava scoperta.

Lei chiuse la fibbia del primo sandalo e sollevò la testa, regalandogli un sorriso dolce. "Vuoi che dopo ti dia il cambio alla guida?"

"Mh... no" replicò lui tornando con gli occhi sulla carreggiata e picchiettando le dita sul volante. "Non occorre, non mi pesa".

Erano partiti da Bologna da circa un'ora e mezza e, traffico permettendo, nel giro di un'oretta avrebbero raggiunto Tirrenia per dare il via a una settimana di vacanza insieme ai loro amici.

Per tutto il tragitto, Viola aveva tenuto dentro un pensiero fisso che la tormentava fin dalla partenza. Continuava a girarci intorno, cercando il momento giusto per tirarlo fuori, e alla fine trovò il coraggio proprio mentre lui usciva dall'autostrada per entrare nell'aria di servizio.

"Pietro..." disse con voce un po' incerta, mordendosi il labbro inferiore mentre con le dita sfiorava il bordo del cruscotto. "Devo chiederti una cosa".

Lui le lanciò un'occhiata interrogativa, sorpreso dall'improvviso cambio di tono e dalla nota di disagio nella sua voce.

"Cosa c'è? Dimmi..." la incoraggiò, riducendo la velocità mentre cercava un posto libero per parcheggiare.

Lei abbozzò un sorriso, con le guance che tradivano un leggero rossore. "Ma pensi che... insomma, in questa vacanza... continueremo il nostro gioco oppure...?".

A quel punto anche sul viso di Pietro spuntò un sorriso, chiaramente sollevato.

"Chissà che mi credevo, Rinaldi!" esclamò sterzando per parcheggiare sotto la pensilina al riparo dal sole. "Mi hai fatto prendere un colpo!".

Spense il motore, sganciò la cintura di sicurezza con un clic deciso e si voltò del tutto verso di lei, appoggiando un braccio al volante.

"Per me era scontato che avremmo continuato anche in vacanza..." le disse accarezzandole il ginocchio scoperto. "Anzi, la presenza degli altri e un posto nuovo potrebbero regalare scenari parecchio interessanti... Ma se tu non te la senti e preferisci fare una pausa, basta dirlo."

"Sì che me la sento!" esclamò lei di getto, con una foga spontanea che le strappò una risata impaziente. "Non voglio affatto fare una pausa...!"

"Bene...".

Pietro le si avvicinò ancora di più, fino a sfiorarle l'orecchio col suo fiato caldo. La mano, intanto, dal ginocchio era risalita lentamente verso la coscia e non sembrava intenzionata a fermarsi.

Viola trasalì, restando del tutto immobile contro lo schienale del sedile. Sentì il tessuto leggero del vestito sollevarsi al passaggio della mano che saliva ancora, fino a che un dito non arrivò a sfiorarle l'inguine.

Nonostante l'ansia di trovarsi in un parcheggio affollato, con la gente che camminava a pochi metri dall'abitacolo, Viola desiderò con tutta se stessa che quel dito andasse oltre, infilandosi sotto il bordo sottile delle sue mutandine.

Non accadde.

Come al solito, Pietro era del tutto imprevedibile.

Le rivolse un sorriso dei suoi, pieno di quella malizia sfontata che la faceva sempre impazzire, poi fece salire la mano fino all'elastico delle mutandine, lo afferrò e cominciò a tirarle giù.

"Queste le prendo io..." sussurrò contro il suo orecchio, con voce tremendamente calda.

Lei gemette.

Erano nel parcheggio di un autogrill in pieno giorno, circondati da gente che andava e veniva dalle auto vicine. Cosa diavolo aveva intenzione di fare?

"Su, Vi... Collabora".

Già di solito bastava il suo timbro graffiato per mandarla in cortocircuito, ma unito a quel tono di voce basso, caldo e spaventosamente sicuro di sé diventava un comando a cui era impossibile opporsi.

Senza dire una parola, Viola sollevò leggermente il sedere dallo schienale per assecondare il movimento e permettergli di sfilare le mutandine, avvertendo la vulva già irrimediabilmente bagnata.

"Brava, Rinaldi...".

Le sorrise in *quel* modo, inchiodandola coi suoi occhi azzurro ghiaccio e poi fece scivolare via le mutandine umide.

Le strinse in mano, visibilmente soddisfatto, e si fermò qualche secondo ad annusarle. Adorava quel profumo. Non ne aveva mai sentito un altro più inebriante, che gli facesse perdere la testa in quel modo.

"Queste oggi le tengo io" dichiarò con tono perentorio e indiscutibile, infilandosele nella tasca dei pantaloni.

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Quando arrivarono alla villa con piscina che avevano preso in affitto, Alice e Jacopo erano già lì. Erano arrivati con largo anticipo e avevano già sbrigato le pratiche del check-in per tutti.

Alice li accolse sulla soglia con i bagagli già sistemati e una bibita fresca in mano, fiera della propria efficienza.

"È voluta partire all'alba..." si lamentò Jacopo rivolgendo uno sguardo torvo a sua sorella.

"Beh, hai visto che abbiamo fatto bene? Siamo arrivati per primi e abbiamo già sistemato tutto!" esclamò lei pimpante.

Davide e Jen, invece, avevano scritto nella chat di gruppo che avrebbero tardato un po' perché erano bloccati nel traffico. Più probabilmente la vera causa era la cronica incapacità di Jen di arrivare puntuale.

Decisero di andare a fare due passi, attirati dalla brezza marina e dalla prospettiva di trovare un bar sul litorale dove bere qualcosa di fresco intanto che aspettavano il loro arrivo.

Mentre camminavano per raggiungere il lungomare, il sole era ormai alto e trasformava l'aria in un velo caldo e denso. Viola poteva sentire l'aria calda insinuarsi sotto al vestito e accarezzarle le cosce e i glutei e, in certi momenti, la sentiva anche raggiungere la sua vulva umida di eccitazione e di una certa adrenalina.

Sentiva anche gli occhi di Pietro perennemente addosso, come a voler sottolineare che averle sequestrato le mutandine era solo una banale *premessa* di ciò che quella vacanza sarebbe stata per loro.

Ogni volta che i loro sguardi si incrociavano, anche solo per un frazione di secondo, Viola avvertiva una scossa profonda. Lui non aveva bisogno di toccarla o di parlarle per ribadire quanto le appartenesse. Bastava uno di quegli sguardi per farla liquefare completamente: le ossa, i muscoli, gli organi, i sensi, ogni parte del suo corpo e della sua mente.

Ovviamente Pietro non si sarebbe accontentato di guardarla e basta -di quello, Viola, ne era perfettamente consapevole-, così, quando sentì il contatto improvviso della sua mano sul ginocchio, sotto il tavolino del bar, non se ne stupì più di tanto.

Erano seduti a bere un caffè ghiacciato insieme ai loro amici, conversando del più e del meno, e lei riuscì a non scomporsi, nemmeno quando la mano di Pietro iniziò a risalire lungo l'interno coscia, spingendosi sempre più in alto, fino a raggiungere pericolosamente l'inguine, proprio com'era successo prima in macchina. Solo che adesso lei era senza mutandine, in un bar pieno di persone, e con Alice e Jacopo dall'altra parte del tavolo.

Fece appello a tutto il suo autocontrollo per non tradirsi, mantenendo un'espressione neutra e annuendo alla conversazione anche quando le dita di Pietro ripresero a muoversi.

Sentì un dito scivolare dall'inguine verso il suo centro caldo, fino a sfiorarle le grandi labbra.

Trattenne il respiro, costringendosi a mantenere lo sguardo fisso su Alice, che stava raccontando un episodio buffo capitatole al lavoro. Si sforzò di continuare ad annuire e a sfoggiare un sorriso credibile, ma la concentrazione minacciava di crollare a ogni millimetro che quel dito guadagnava.

*Oddio, non vorrà... No, dai, non oserà mica...*

E invece sì.

*Osò*.

Sentì nitidamente il dito spingersi fino all'entrata della vagina e fermarsi lì, a premere con una costanza snervante. Pietro, intanto, continuava a sorseggiare il suo caffè e a partecipare alla conversazione con la sua solita disinvoltura, come se la sua mano sinistra fosse del tutto estranea a ciò che stava facendo.

Viola rimase pietrificata sulla sedia. Il cuore le martellava nel petto con una violenza tale da farle temere che gli altri potessero sentirlo, mentre ogni muscolo del suo corpo era teso nello sforzo disperato di non far trasparire nulla.

Il dito rimase fermo lì per tutto il tempo, limitandosi ogni tanto a piccoli sfioramenti quasi impercettibili, e a poco a poco la tensione di Viola iniziò a sciogliersi: il corpo si abituò a quella presenza costante e la mente si convinse che, in fondo, con gli altri a un passo, Pietro non si sarebbe mai spinto oltre.

Si sbagliava.

Quando, circa mezz'ora più tardi, arrivarono Davide e Jen e lei fece per alzarsi dalla sedia per salutarli, il dito affondò deciso nella vagina.

La penetrazione improvvisa le mozzo il fiato in gola. Chiuse la bocca di scatto per soffocare il gemito che minacciava di tradirla davanti a tutti, mentre un'ondata di calore violento le travolgeva le gambe e il bacino, costringendola ad aggrapparsi con le dita al bordo del tavolo per non cedere.

"Tutto bene, Vi?" le domandò Jacopo, scambiando la sua smorfia di piacere per una di dolore.

"Sì sì!" si affrettò a rispondere lei, con la voce leggermente incrinata. "È solo... un crampo al piede!".

Pietro lasciò scivolare fuori il dito e si alzò con estrema disinvoltura per abbracciare Jen.

Si alzò anche Viola, con le gambe che ancora le tremavano.

"Ottima prontezza, Rinaldi..." le sussurrò lui velocemente all'orecchio, per poi voltarsi a salutare Davide.

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Una volta rientrati alla villa, scelsero le camere da letto. Trattandosi dell'unica coppia del gruppo, e considerando anche che era stata Viola a occuparsi dell'organizzazione della vacanza, a Viola e Pietro spettò senza discussioni la camera in fondo al corridoio: la più grande e appartata del piano, dotata di un piccolo terrazzino privato affacciato direttamente sul mare, al contrario delle altre tre che guardavano sul giardino e sulla piscina.

Mentre gli altri finivano di sistemare i bagagli, Viola, aspettando che Pietro portasse su le valigie, uscì all'aperto. Poggiata al parapetto del terrazzino, rimase a contemplare l'orizzonte dove l'azzurro dell'acqua si fondeva con quello del cielo. Il sole di mezzogiorno le scaldava la pelle, diffondendo un tepore piacevole che le sciolse le ultime tensioni e le diede una sferzata di buonumore, anche se l'eco dell'adrenalina provata al bar continuava a vibrare in sottofondo.

Sentì lo sguardo di Pietro prima ancora di vederlo. Voltandosi, lo trovò fermo sulla soglia della camera, con le loro valigie ancora strette nelle mani.

Lei gli rivolse un sorriso malizioso, carico di tutta la tensione rimasta in sospeso al bar. Rientrò lentamente nella stanza e si lasciò alle spalle il panorama, tirando a sé gli infissi, lasciandoli leggermente accostati. Guardandolo fisso negli occhi, fece scivolare le spalline del vestitino lungo le braccia, lasciando che la stoffa leggera cadesse a terra in un fruscio.

Era ancora senza mutandine.

Pietro ricambiò il sorriso e lasciò cadere le valigie a terra accanto all'armadio con una lentezza quasi snervante, poi si voltò indietro e fece scattare la serratura della porta, chiudendo il mondo esterno fuori dalla loro camera.

Si avvicinò a lei senza fretta. Con molta naturalezza le slacciò il reggiseno, lasciando che scivolasse via, per poi far correre le mani lungo la curva della schiena fino ad afferrarle i glutei nudi.

"Sei già bagnata, vero...?" le sussurrò chinandosi sul suo orecchio con la voce ridotta a un soffio caldo, mentre la mano scendeva in mezzo al sedere e raggiungeva la vulva. "Oh, sì..." mormorò, sentendo le dita impregnarsi dei suoi umori. Tolse la mano e si portò il dito bagnato alle labbra, leccandolo lentamente senza staccare gli occhi dai suoi. "E sei sempre così *dannatamente* buona...".

Viola trattenne il fiato, sentendo le ginocchia cedere di nuovo sotto l'impatto di quelle parole e di quel gesto. Si lasciò sfuggire un piccolo gemito e sporse il viso verso il suo per baciarlo, ma Pietro non glielo permise. Senza staccare gli occhi dai suoi — quasi a volerla inchiodare al pavimento — scivolò lentamente verso il basso, inginocchiandosi davanti a lei.

Seguirono secondi interminabili.

In quel silenzio sospeso, il suono del respiro affannato di Viola si mescolava al rumore sordo della risacca sul litorale e al vociare lontano dei loro amici al piano di sotto.

Pietro la dominava con lo sguardo dal basso, prolungando l'attesa fino al limite del tollerabile, mentre la pelle di lei, ancora calda di sole, rabbrividiva per la tensione e la totale vulnerabilità.

Poi lui le mise le mani in mezzo alle cosce e le divaricò per poter avere libero accesso al suo sesso. Un dito si appoggiò all'entrata della vagina, come a voler riprendere ciò che avevano interrotto al bar. Scivolò dentro, affondando fino in fondo.

Viola si lasciò sfuggire un gemito roco e inarcò appena la schiena, aggrappandosi d'istinto alle sue spalle per non perdere l'equilibrio di fronte all'impatto di quella sensazione.

Le dita divennero rapidamente due e iniziarono a muoversi con un ritmo serrato e profondo, mentre la lingua si posava voluttuosa sul clitoride, lavorando in perfetta sincronia.

Sopraffatta da quell'intensità, Viola cominciò a mugolare di piacere, costringendosi a soffocare i gemiti per non farsi sentire dagli altri al piano di sotto. Tenendogli una mano sulla testa, affondò una mano tra i suoi capelli spettinati, stringendoli tra le dita per ancorarsi a lui.

Il piacere le salì lungo la spina dorsale come un'onda incontrollabile, travolgente e caldissima, portandola ormai vicinissima all'orgasmo.

"Ragazziiii!" si sentì chiamare di colpo dal piano di sotto. La voce di Alice squarciò l'aria della stanza, squillante e impaziente. "Venite giù?! Stiamo aspettando voi per il brindisi!".

Viola strinse gli occhi e fece finta di non aver sentito nulla, pronta a riabbandonarsi a quella sensazione, ma Pietro si bloccò all'istante. Si staccò lentamente da lei, alzò lo sguardo e la fissò con un pizzico di divertita sfrontatezza.

"Non dovevi fermarti...!" sospirò lei visibilmente contrariata, richiudendo d'istinto le gambe mentre il cuore le batteva ancora all'impazzata. "Mancava pochissimo!".

"Pare che il tuo piacere dovrà aspettare ancora..." disse lui con tono ironico, pulendosi la bocca col dorso della mano.

Lei mise il suo tipico broncio da bambina, facendolo sorridere divertito. Pietro si rimise in piedi e con la solita calma si sporse verso di lei, annullando di nuovo la distanza.

"Ti prometto che ne varrà la pena..." le bisbigliò all'orecchio, facendo scivolare un'ultima, lenta, carezza in mezzo alle sue gambe prima di staccarsi del tutto.

Viola trattenne un sospiro di frustrazione, consapevole che la promessa contenuta in quelle parole le sarebbe rimasta appiccicata addosso per tutto il giorno come una seconda pelle.

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"Abbiamo interrotto qualcosa?" domandò Jacopo con un sorriso malizioso mentre porgeva loro due calici pieni di Prosecco.

Viola arrossì vistosamente, afferrando il bicchiere nel tentativo di darsi un contegno. Pietro, al contrario, non perse un minimo della sua calma: prese il suo calice, accennò un no con la testa e sfoggiò il più sfrontato dei suoi sorrisi.

"Mh... naaa!" esclamò lasciando che il suo sguardo scivolasse lentamente su Viola. "Non c'è fretta, abbiamo tutto il tempo del mondo...".

Lei lo fulminò con lo sguardo. Pietro sapeva benissimo quanto la imbarazzassero quel genere di discorsi e di battutine velate di fronte agli amici, ma era evidente che godesse immensamente nel vederla oscillare tra l'imbarazzo e la frustrazione di un desiderio lasciato a metà.

"Brindiamo?!" chiese Alice con un tono di voce un po' troppo alto, tradendo il chiaro tentativo di spazzare via la tensione che si era creata.

"Brindiamo!" rispose pronto Pietro, sollevando in alto il calice. "A questa vacanza...!".

"All'amicizia!" esclamò Davide di rimando, facendo risuonare il bicchiere.

"E al sesso fatto bene!" aggiunse Jen, lanciando un'occhiata sorniona a Viola che le valse l'ennesima vampata di calore sulle guance, mentre un coro di risate contagioso esplodeva tra gli altri.

"Bagno in piscina?" propose Viola a bruciapelo, cercando disperatamente di virare la conversazione su qualsiasi altro argomento al mondo.

Ma il tentativo fallì immediatamente: Jacopo afferrò la palla al balzo per piazzare l'ennesima battuta.

"Sì, è l'ideale per raffreddare i bollenti spiriti...!" esclamò scoppiando a ridere, tra le proteste soffocate di Viola e lo sguardo divertito di Pietro, che continuava a godersi la scena bevendo a piccoli sorsi dal suo bicchiere.

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Dopo aver mangiato qualcosa al volo, uscirono in giardino. Il sole era alto e picchiava, riflettendo una luce quasi accecante sulla piscina, e tutti non vedevano l'ora di tuffarsi.

Viola indossava un bikini nero semplice, con il reggiseno a triangolo privo di coppe. Lo sguardo di Pietro si posò d'istinto su di lei, catturato dai capezzoli turgidi ben evidenti sotto il tessuto leggero.

"Ti metto la crema" le disse con un tono che chiarì subito che non era una domanda.

Lei annuì e si sdraiò a pancia in giù su uno dei lettini a bordo vasca. Con movimenti lenti, Pietro le scostò i capelli di lato e le slacciò il laccetto del reggiseno, lasciandole scoperta la schiena.

Bastarono quei due semplici gesti a farla eccitare di nuovo. Si ritrovò a respirare più lentamente per nascondere il brivido che l'aveva appena percorsa.

Ma quando, in fondo, si domandò, non era eccitata se Pietro si trovava anche solo nelle vicinanze?

Lui prese il flacone di crema dal tavolino e si sedette sul lettino accanto a lei, facendolo scricchiolare appena sotto il suo peso. Se ne versò un po' sul palmo, la scaldò tra le mani e iniziò a spalmargliela sulle braccia, con tocchi leggeri. Poi passò alle spalle, con i pollici che intanto la massaggiavano, e infine alla schiena, con movimenti lenti, attento a non tralasciare nessun punto.

Lei se ne stava con gli occhi chiusi e il viso appoggiato sulle braccia incrociate, sorridendo di piacere. Percepiva il rumore dell'acqua e il vociare dei suoi amici che stavano già facendo il bagno, ma era tutto in qualche modo ovattato, lontano.

"Stai facendo piano apposta?" gli chiese lei sottovoce, senza girarsi.

"Sto facendo *bene* apposta" rispose lui. "Se vado veloce poi mi dici che ho saltato un pezzo".

Lei rise piano. "E dopo quanto possiamo scappare in camera? Lo sai che hai una promessa da mantenere...".

Lui sorrise e si chinò un pochino verso di lei, abbassando la voce perché gli altri non sentissero. "Il tuo piacere dovrà aspettare fino al dopo cena, temo. Pensi che potrai resistere?"

"Resisterò..." sospirò lei, intrecciando per un attimo le dita con le sue dietro la schiena. "Ma mi hai promesso che ne varrà la pena."

"Promesso".

Pietro si mise altra crema tra le mani e iniziò a spalmargliela con movimenti circolari sul sedere, che il costume molto sgambato lasciava parzialmente scoperto.

Si mosse ancora più lento di prima, ma stavolta lei non protestò, anzi, mosse leggermente il sedere contro la sua mano, mugolando di piacere.

"Così va bene?" le domandò lui con tono ironico. "Non sto andando troppo piano?".

Lei sorrise senza aprire gli occhi. "Così è *perfetto*...."

Le dita di Pietro scivolavano sulla pelle calda, tracciando una scia lucida sotto il sole spietato delle due del pomeriggio, stendendo la crema con lentezza calcolata.

Quando però le dita sfiorarono l’interno coscia, il ritmo del respiro di Viola cambiò. Piegò appena le ginocchia e aprì le gambe, non un centimetro di più del necessario, ma abbastanza da fargli sentire il tepore umido emanato dalla sua vulva.

Le mani di Pietro si mossero ancora verso l'interno, calde, deliberate, arrestandosi a un soffio da dove la stoffa del costume si faceva più sottile. Premette i pollici con una lentezza quasi punitiva, godendosi l'irrigidirsi impercettibile dei muscoli di Viola e il modo in cui lei tratteneva il fiato, stretta nella morsa di quel contatto sfacciato alla luce del sole.

"Girati, ora" le disse lasciandola ancora una volta sospesa.

"Riallacciami il reggiseno, prima..."

"Ah già..." sorrise lui, e lei si chiese se lo avesse dimenticato apposta oppure no.

Viola si girò a pancia in su, l'asciugamano che si arricciava leggermente sotto la schiena. Fece scivolare gli occhiali da sole sui capelli per guardarlo dritto negli occhi, la pelle già calda e lucida di sudore.

Attorno a loro c’erano schizzi e risate, ma l'attenzione di Pietro era fissa, quasi famelica. Si versò un'altra noce di crema sui palmi e appoggiò le mani direttamente sulle sue clavicole. Il contrasto tra la freschezza della lozione e il calore della pelle fece trasalire Viola, che trattenne il fiato per un istante.

Le dita tracciarono la linea delle spalle, scendendo lente sul petto, sfiorando appena il bordo superiore del costume. Passò poi al seno, sfiorando volontariamente i capezzoli con i pollici. Le mani continuarono a scendere piatte sull'addome. Lì indugiò a lungo, facendo passare con finta innocenza le dita sotto l'elastico del costume, accarezzandole il monte di Venere.

Lei chiuse gli occhi e si lasciò andare a un piccolo gemito di piacere, dimenticandosi per un attimo che lì a pochi metri, dentro la piscina, c'erano i loro amici.

Poi lui passò a metterle la crema sui piedi e sulle caviglie, dandole un po' di tregua.

"Solletico!" rise lei, ritirando un po' il piede.

"Ferma, non vorrai mica far scottare questi bei piedini...".

Risalì poi verso i polpacci e le ginocchia e arrivò alle cosce.

Viola piegò appena le ginocchia e aprì le gambe. Un movimento impercettibile per chiunque stesse guardando da lontano, ma uno spalancarsi totale per lui. Pietro la fissò negli occhi, senza distogliere lo sguardo nemmeno quando le mani risalirono decise fino a sfiorare la stoffa sottile tra le cosce, fermandosi a un soffio da dove il contatto sarebbe diventato del tutto sfacciato, sfidandola a fare la prima mossa alla luce del sole.

Viola restava immobile, costringendosi a respirare con calma mentre il battito le accelerava in gola. La sua vulva era gonfia, bagnata, e lei sentiva il desiderio esplodere, ma non osava muoversi. Il vocio attorno a loro, il rumore dell'acqua e le risate degli altri diventarono solo un ronzio fastidioso: avrebbe voluto che sparissero tutti in un istante e che Pietro smettesse di provocarla, le strappasse via il costume e la possedesse lì, su quel lettino.

Lui se ne accorse e decise di infierire.

"Apri di più le gambe…" disse iniziando a spalmarle la crema sull'inguine. "Brava, così...".

La stava facendo impazzire e lo sapeva benissimo.

Di punto in bianco si alzò in piedi con finta noncuranza, ma perfettamente consapevole che lei se lo stava mangiando con gli occhi.

"Fa troppo caldo qui..." le disse chinandosi appena verso di lei. Il suo tono era un sussurro malizioso, provocatorio. "Andiamo a farci un bagno."

Lei lo fissò, le labbra ancora schiuse e il respiro irregolare. "Bastardo..." gli disse soltanto con il labiale.

Lui ridacchiò, una vibrazione calda che le scivolò sulla pelle. "Pazienza, mia piccola Vi..." mormorò piegandosi per lasciarle un bacio leggero tra i capelli, un contatto quasi innocente che strideva con la carica erotica rimasta nell'aria. "Devi portare pazienza".

Senza dargli il tempo di replicare, si voltò e si tuffò in piscina, mentre lei si alzava lentamente, cercando di calmare il fremito che ancora la scuoteva tutta.

"Allora, Rinaldi!" la chiamò lui dall'acqua, riemergendo con i capelli bagnati e un sorriso sfacciato. "VIENI o no?".

Aveva volutamente dato un'inflessione maliziosa alla parola "vieni", a metà tra una sfida e una promessa, e lei non sapeva se ridere o innervosirsi.

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Viola scese lentamente la scaletta, lasciando che l'acqua la avvolgesse a poco a poco fino alla vita. L’impatto del freddo contro la pelle ancora surriscaldata dal sole fu una scossa inebriante e improvvisa: un brivido acuto le corse lungo la colonna vertebrale, facendole indurire immediatamente i capezzoli sotto il tessuto leggero del costume.

Rimanendo dove l'acqua era più bassa, gettò indietro la testa con un gesto lento per bagnarsi completamente i capelli, sentendo l'acqua fresca portarle via un po' di quella calura soffocante. Poi si voltò e si appoggiò di schiena al bordo della vasca, sistemando i gomiti sul muretto di pietra calda. Da lì, con l'acqua che le accarezzava la pancia, rimase a contemplare da lontano Pietro e gli altri, intenti a giocare a palla nella parte più profonda della piscina.

Non passò molto tempo che Jen iniziò a nuotare verso di lei, con bracciate pigre e disinvolte, e i capelli rosso fiamma che riflettevano il sole.

La raggiunse senza fretta e si sistemò accanto a lei, appoggiando i gomiti sul bordo della piscina nella sua stessa identica posizione. Rimase a guardare la partita a palla per qualche secondo prima di voltare la testa di scatto, sfoderando un sorriso che non presagiva nulla di buono.

"Che succede tra te e Pietro?" le domandò ridendo piano, con un tono fin troppo complice per i gusti di Viola.

"Eh?!" esclamò Viola, avvertendo una vampata di calore istantanea risalirle lungo il collo fino alle guance, molto più bruciante del sole di poco prima. "In che senso? È tutto come al solito!"

"Mh... no. Non direi proprio" replicò Jen piegando leggermente la testa di lato e continuando a studiarla con un'espressione divertita e fin troppo maliziosa.

"Non capisco cosa vuoi dire, Jen, davvero" le rispose Viola, facendo un enorme sforzo per mantenere la voce ferma e ostentare la maggior calma possibile. Continuò a fissare un punto indefinito verso il centro della vasca, evitando accuratamente di incrociare lo sguardo dell'amica per paura di tradirsi.

"Intendiamoci..." continuò Jen, tenendo gli occhi fissi su Pietro. "Ho sempre percepito che siete una coppia piena di passione... L'ho sempre saputo, fin dall'inizio. Me ne sono accorta ancor prima di voi, probabilmente!". Piegò la testa di lato, ridacchiando piano, e cercò di proposito lo sguardo di Viola, che però continuava ostinatamente a fissare un punto indefinito dritto davanti a sé. "Ma adesso... diamine, Vi! Ogni volta che siete vicini ho la sensazione che stiate per prendere fuoco all'improvviso!".

Viola sospirò e si voltò a guardarla. "Ok. Non ti sbagli," ammise a mezza voce, con le guance ancora calde. "È un periodo piuttosto... *movimentato*, diciamo. Più del solito."

"Oooh!" esclamò Jen, battendo le mani sull'acqua con un piccolo spruzzo di trionfo. "Lo sapevo! Non mi sbaglio mai su queste cose, ho proprio un fiuto infallibile!".

Viola scosse appena la testa, lasciandosi sfuggire un sorriso imbarazzato che non riuscì a trattenere.

"Comunque è una bella fortuna, credimi" riprese Jen, facendosi un pizzico più seria ma senza perdere quella luce maliziosa negli occhi. "Le coppie di lunga data hanno dalla loro una complicità viscerale, una sintonia che è semplicemente impossibile da trovare nel sesso occasionale. Il rischio enorme, però, è quello di scivolare lentamente nella routine, nella noia... Voi due invece..., dopo tutti questi anni vi saltate ancora addosso! Vi scopate letteralmente con gli occhi a un metro dagli altri! È meraviglioso!".

Viola rise, lo sguardo che tornava irresistibilmente a calamitarsi su Pietro, sulle sue spalle larghe illuminate dal sole. "È lui che è meraviglioso!" sospirò.

"Ci sa fare alla grande a letto, vero?!" buttò lì Jen con disinvoltura disarmante.

"JEN!" urlò lei fingendosi scandalizzata.

L'urlo e lo schizzo d'acqua che provocò agitando le braccia attirarono l'attenzione degli altri che si voltarono per un secondo verso di loro, le sopracciglia sollevate, per poi scrollare le spalle e tornare a passarsi il pallone.

Jen non si scompose minimamente. "Dai! Ricordo chiaramente che Alice si era lasciata sfuggire qualcosa, ai tempi... E parliamo di anni fa. Adesso che Pietro è un uomo fatto e finito... beh..., non può che essere migliorato ancora!"

"Non parlerò con te di questo" disse Viola corrugando le sopracciglia, mentre il rossore le tingeva il petto e il collo.

"Dai, su! Non sei più la verginella del liceo che arrossiva e si vergognava ogni volta che si sfiorava l'argomento sesso! Puoi dirmelo, siamo solo noi due!" la incalzò Jen, dandole una gomitata scherzosa e facendole schizzare un po' d'acqua addosso.

Viola sbuffò, passandosi una mano bagnata sul viso. "Ma..., anche se volessi parlartene, non è che io abbia chissà quanti termini di paragone, no?! Anzi, non ne ho proprio, dato che lui è stato il primo e l'unico!"

"Non ti serve mica un termine di paragone per capirlo!" replicò Jen al volo, puntandole contro un dito gocciolante con un'aria da esperta. "Basta sapere com'è fare sesso con lui. Come ti fa sentire... e se ti fa godere!"

Viola alzò gli occhi al cielo, lasciando scivolare via l'ultimo briciolo di resistenza di fronte all'insistenza di Jen. Tirò un respiro profondo e rispose velocemente alle tre domande, una dopo l'altra senza scomporsi: "Eccitante. Viva. Tutte le volte."

Jen spalancò gli occhi, lasciando cadere la mandibola per un secondo prima di lasciarsi andare a una risata incredula. "*Tutte le volte*?! Cazzo, Vi! Me lo presti?!"

"Scordatelo!" la stroncò Viola, piantandole addosso uno sguardo di traverso che non ammetteva repliche, pur mantenendo un velo di ironia.

"Peccato...!" sospirò l'altra con un'espressione fin troppo sognante, continuando a fissare Pietro in lontananza.

Per un breve, infinito momento, un'ombra di dubbio le attraversò la mente, facendole chiedere se Jen stesse davvero scherzando o se sotto sotto dicesse sul serio.

Accorgendosi della sua improvvisa rigidità, Jen ridacchiò e le diede una spinta leggera sulla spalla. "Scherzo, Vi, su! Non guardarmi con quella faccia da pantera pronta a sbranarmi!".

Viola sciolse la tensione delle spalle e lasciò andare un sospiro di sollievo. "Bene..." mormorò.

***********************************

"State parlando di me?".

La voce di Pietro arrivò improvvisa, calda e profonda, accompagnata dal suono dell'acqua smossa con forza. Riemerse a pochi passi da loro, con le gocce che gli scivolavano sul petto e i capelli scuri tirati all'indietro.

"No!" si affrettò a rispondere Viola, la voce di un tono troppo acuta per sembrare credibile.

"Sì!" esclamò contemporaneamente Jen, sfoderando un sorriso sfacciato. "Di quanto sei bravo a letto!".

Pietro scoppiò a ridere, una risata aperta e rilassata che gli fece vibrare il petto. "Oooh, grazie per la pubblicità, Rinaldi!" disse dandole un bacio. "Scrivimi una lettera di raccomandazioni da inserire nel mio curriculum!".

Allungò le mani sott'acqua e la prese per i fianchi, attirandola a sé. La pelle di lui era fresca per l'acqua ma emanava un calore profondo, magnetico. La tenne stretta, tenendo gli occhi fissi nei suoi.

"Oook! Tolgo il disturbo prima di prendere fuoco anche io!" li prese in giro Jen ridacchiando, prima di darsi una spinta e nuotare via per tornare dagli altri.

"Che le hai detto?" le chiese Pietro non appena furono da soli, abbassando il tono della voce e riducendo a zero la distanza tra i loro volti.

"Ma niente! Non stavamo davvero parlando di te, te lo garantisco!" mentì Viola, tentando invano di mantenere un'aria innocente.

"Mh-mh. Ho visto benissimo come mi guardavate..." mormorò lui, facendole scivolare lentamente le mani dai fianchi fino al sedere.

"Beh, la tua schiena è sempre un bel vedere. Tutto qui" ribatté lei cercando di deviare il discorso mentre avvertiva il cuore batterle in gola per la vicinanza.

Pietro assottigliò lo sguardo, facendosi d'improvviso più serio, quasi ombroso. "Le hai detto del gioco?"

"Eh?! Ma secondo te?!" esclamò lei a mezza voce, sgranando gli occhi. "Pensi davvero che andrei a raccontare una cosa del genere?"

"Voglio che resti solo nostro. Che nessuno lo sappia" disse lui con la voce ridotta a un sussurro ma con un tono che non ammetteva repliche. La fissò dritto negli occhi, con quell'azzurro ghiaccio vivido e tagliente che alla luce diretta del sole sembrava quasi trasparente, capace di metterle a nudo ogni pensiero. "Promettimelo."

"Pietro, guarda che anch'io voglio che resti solo nostro" rispose Viola con tono dolce, appoggiando le mani sul suo petto bagnato per rassicurarlo. "Lo rende più prezioso e..."

"Ed eccitante" finì lui la frase.

Con un movimento deciso la strinse ancora più a sé, annullando ogni spazio e premendo con decisione contro il suo bacino per farle sentire appieno la sua erezione.

Un brivido elettrico le attraversò la schiena, azzerandole il respiro.

***********************************

Appena uscirono dalla piscina, Pietro le fece scivolare un braccio attorno alla vita, tirandola a sé con presa salda e possessiva. Prese un ampio telo di spugna morbida e pulita e la avvolse, mettendosi ad asciugarla con gesti calmi, metodici e deliziosamente lenti. Ogni passaggio del tessuto sulla pelle ancora gocciolante era un pretesto per sfiorarla.

"Ti amo..." le sussurrò, per poi chinarsi a lasciarle un bacio dolce sulla testa bagnata.

Subito dopo si stese sul lettino, facendole un po' di spazio e lanciandole un'occhiata complice. "Vieni qui..." mormorò, battendo una mano sul materassino.

Viola non se lo fece ripetere e si adagiò piano contro di lui, cercando l'incastro perfetto. Il contrasto tra l'acqua fresca che ancora scendeva dai loro corpi e il calore che scaturiva dal contatto fu immediato. Pietro avvertì chiaramente la pressione morbida del seno di lei premere contro il proprio fianco, sentendo i capezzoli rigidi attraverso il tessuto bagnato del costume.

Le cinse la vita per ancorarla bene al proprio corpo, poi fece scivolare l'altra mano lungo la scanalatura della schiena con lentezza esasperante, arrivando fino al bordo del costume e infilandosi sotto l'elastico, sfiorandole il sedere.

"Pietro..." lo riprese lei in un sussurro strozzato, mentre un brivido di pura tensione le correva lungo la spina dorsale. Si guardò attorno con la coda dell'occhio, assalita dal panico che Jen o qualcun altro del gruppo, a pochi metri di distanza, potesse vederli.

"Tranquilla, faccio il bravo..." sussurrò lui contro il suo collo, con voce bassa, roca, che le fece contrarre l'addome. "Però preparati per stasera..." aggiunse ritirando la mano dal sedere e poggiandogliela su una coscia. "Stavolta giuro che vado fino in fondo. Non ti lascio sospesa".

Viola deglutì. La sua salivazione era improvvisamente azzerata. Lo fissò negli occhi, completamente persa in lui, travolta dal desiderio urgente e viscerale di non avere più nessuno intorno.

***********************************

Quella sera, l'idea di prepararsi e cercare un ristorante venne scartata all'unanimità. Troppo stanchi per il viaggio e per le ore passate sotto il sole a sguazzare in piscina, e con zero voglia di mettersi ai fornelli, optarono per la soluzione più comoda: una montagna di sushi ordinato a domicilio e consumato in totale relax.

Adesso erano circa le 10 di sera, la cena era finita da un po' e se ne stavano tutti nel grande giardino, sorridenti e rilassati, chiacchierando e sorseggiando vino bianco a bordo piscina.

Pietro, seduto su un divanetto accanto a Viola, si chinò leggermente verso di lei. "Andiamo?" le bisbigliò all'orecchio con un soffio caldo, cogliendo un momento di distrazione generale per non farsi sentire.

Viola non se lo fece ripetere due volte: annuì e si alzò. Nel farlo, sentì la mano di lui posarsi dietro e assestarle una leggera sculacciata sul sedere, un gesto audace che le strappò un sorriso complice e le fece salire un improvviso rossore al viso.

Appena mosse i primi passi, avvertì le gambe un po' cedevoli, quasi che non la reggessero del tutto. Tentò di dare la colpa ai due calici di vino che aveva bevuto, ma sapeva benissimo che il colpevole non era l'alcol ma quel sadico del suo ragazzo che aveva passato l'intera giornata a stuzzicarla, in un accumulo di tensione sessuale che adesso, finalmente, stava per essere liberata.

"Buonanotte ragazzi..." disse facendo del suo meglio per stamparsi in volto un'espressione assonnata e lasciandosi sfuggire uno sbadiglio studiato ad arte.

"Buonanotte!" rispose Jen dalla sua poltroncina, sfoderando un sorriso palesemente finto-ingenuo. "Mi raccomando, Vi, vai dritta a nanna che hai proprio l'aria esausta!".

Viola le lanciò un'occhiataccia, subito mascherata da un sorriso tirato mentre anche il resto della compagnia augurava loro la buonanotte.

Salirono le scale in silenzio, le dita intrecciate in una presa stretta e calda mentre attraversavano il corridoio che portava alla loro camera. Ogni passo accelerava il battito di Viola.

Appena varcata la soglia, l'occhio le cadde subito sul comodino. Lì sopra spiccava una scatola rossa di medie dimensioni che non aveva mai visto prima. Immaginò che contenesse tutti i giocattoli che avevano accumulato in quell'ultimo mese, ma decise di non fare domande, lasciando che il mistero aumentasse la tensione.

Pietro non le diede molto tempo per riflettere. Con una spinta dolce ma ferma la guidò verso il letto, facendola sdraiare sulla schiena al centro del grande materasso. Poi, con una lentezza quasi cerimoniale, iniziò a spogliarla: ogni capo venne sfilato via con cura, fino a lasciarla completamente nuda ed esposta.

Il flusso leggero dell'aria generato dal condizionatore la investì d'impatto: il contrasto tra il calore residuo della pelle e quella brezza artificiale le fece inturgidire immediatamente i capezzoli, che si sollevarono rigidi e reattivi sotto lo sguardo attento di Pietro.

Sentire gli occhi di lui percorrere ogni centimetro del suo corpo scoperto aumentò la sensazione di resa. Pietro le si sedette di fianco senza dire una parola, osservandola dall'alto per qualche secondo, godendosi quell'istante di muta contemplazione, mentre il respiro di Viola iniziava già a farsi più breve e accelerato, pieno dell'anticipazione di ciò che stava per accadere.

Poi si voltò verso la scatola rossa, aprì il coperchio ed estrasse due polsini di raso rosso.

A quella vista, il cuore di Viola fece un balzo violento, iniziando a battere a un ritmo impazzito.

"Oggi tocca a te essere legata..." le disse Pietro con voce bassa, incredibilmente calma, che le fece scorrere un brivido lungo tutto il corpo.

Viola annuì senza riuscire a dire una parola, limitandosi a mordersi il labbro inferiore per trattenere un sospiro.

Con delicatezza, lui le prese le braccia e gliele guidò sopra la testa, adagiandole sul cuscino. Le allacciò i polsini e poi li fermò alla testiera del letto con le cinghie che lei stessa aveva comprato pochi giorni prima per giocare con lui.

Si sentì improvvisamente vulnerabile, completamente alla sua mercé.

Pietro attese qualche secondo, godendosi l'effetto di quella resa, poi tornò a pescare nella scatola. Estrasse la benda nera, anche quella comprata da lei, e, con un gesto lento e calmo, gliela posò sugli occhi, allacciandola dietro la nuca.

L'oscurità calò all'improvviso, spessa e totale.

"Non c'è bisogno che tu mi veda..." le sussurrò lui all'orecchio, facendo vibrare il respiro caldo contro la sua pelle. "Ti basterà *sentirmi*...".

Le sue parole le suonarono assolutamente familiari. Quella aveva tutta l'aria di essere la contro-vendetta per il gioco con il ghiaccio della settimana prima, un piano studiato nei minimi dettagli per riprendersi il controllo.

*Come se non lo avesse già fatto.*

*Come se lo avesse mai davvero perso.*

Senza la vista, tutti gli altri sensi si risvegliarono all'impazzata, amplificati al massimo: sentiva il fruscio leggero delle lenzuola sotto la schiena, l'inconfondibile profumo della pelle di Pietro mescolato alla nota calda del bagnoschiuma muschiato, il ritmo regolare del suo respiro sopra di lei...

"Non hai nascosto del ghiaccio nel frigobar, vero?" gli domandò d'un fiato, il corpo immobile per la tensione.

Percepì lo spostamento d'aria e il suono inconfondibile di un sorriso. "No, tranquilla..." la rassicurò lui, la voce un sussurro divertito proprio vicino al suo orecchio. "Niente ghiaccio stavolta".

Viola tirò un lungo sospiro di sollievo, cercando di distendere i muscoli e lasciarsi andare contro il materasso.

"Prima che io cominci..." le disse Pietro, e un attimo dopo un tocco leggero le sfiorò il collo del piede, tracciando una linea invisibile verso la caviglia. "Dato che non siamo propriamente soli in questa villa..., dimmi se devo chiuderti la bocca in qualche modo o se pensi di poterti controllare".

Lei deglutì a vuoto, l'imbarazzo e l'eccitazione che si mescolavano a un pizzico di panico. Non aveva davvero una risposta pronta: non sapendo minimamente cosa lui avesse davvero in mente, le era impossibile prevedere fino a che punto sarebbe riuscita a controllarsi.

"Provo..., provo a controllarmi..." mormorò trattenendo di nuovo il respiro.

"Ok" replicò lui con una calma provocatoria che le fece fare un balzo al cuore. "Se per caso non dovessi farcela, sono attrezzato".

Poi, il silenzio.

Un silenzio spesso, denso, che si protrasse per interminabili secondi, durante i quali Viola non poté far altro che attendere, con i nervi fior di pelle.

Pietro non ebbe alcuna fretta: iniziò con una scia di baci lenti sul seno, quasi misurati, prima di far scivolare la punta della lingua in cerchi concentrici attorno ai capezzoli, sfiorandoli appena.

Viola si lasciò sfuggire un gemito e, come risposta, lui catturò un capezzolo turgido tra le labbra, succhiando con forza, strappandole un altro gemito soffocato. Continuò a torturarla con una cadenza spietata, alternando la morbidezza dei baci all'intensità di succhiate profonde e morsi improvvisi.

La sua bocca risalì poi lungo la linea tesa del collo, soffermandosi sulla pelle calda prima di raggiungere il bordo dell'orecchio.

"Sei così bagnata…" le sussurrò con una voce bassa, incrinata da un desiderio denso. "Ne sento l'odore da qui".

Senza lasciarle il tempo di assimilare quelle parole, si spostò verso il fondo del letto e si posizionò direttamente tra le sue gambe. Le sue mani, calde e ferme, le afferrarono le cosce, divaricandole con un gesto deciso che la lasciò del tutto esposta.

La prima leccata fu una lenta carezza che risalì con precisione dall'ingresso della vagina fino al centro del clitoride.

Viola inarcò involontariamente la schiena staccandola dal lenzuolo, spinta da un gemito strozzato che riempì la stanza.

"Shh..." le ordinò lui severo ma roco, interrompendosi solo il tempo di un respiro prima di riprendere il ritmo tra una leccata e l’altra. "Concentrati sul *sentire*."

E lei *sentì*.

La lingua danzava sul clitoride con un ritmo incalzante mentre due dita scivolavano piano dentro di lei. Pietro sapeva esattamente come muoverle: le curvò con precisione chirurgica contro la parete anteriore, puntando dritto a quel centro di nervi che la faceva impazzire ogni singola volta.

Viola si contorse sul materasso, sopraffatta dall'intensità delle sensazioni, e d'istinto provò a portare le mani verso di lui, ma i polsi tirarono inutilmente contro la presa salda delle cinghie.

Era del tutto bloccata.

Sentì Pietro alzarsi dal letto e nell'oscurità ogni minimo rumore divenne nitido: il fruscio del tessuto che scivolava via, seguito dallo scatto secco di una cerniera abbassata. Poi, il suono inconfondibile di vestiti che cadevano a terra. Si era spogliato.

A quel punto udì il rumore inconfondibile delle sue dita che frugavano rapide all'interno della scatola rossa. Il cuore le batté in gola mentre cercava di indovinare cos'altro stesse per prendere.

Pochi istanti dopo, il materasso scese leggermente sotto il suo peso. Pietro era di nuovo salito sul letto, posizionandosi esattamente in mezzo alle sue gambe aperte, pronto a riprendere da dove si era fermato.

Nel silenzio ovattato della stanza, lei avvertì un ronzio sommesso, una vibrazione che le fece trattenere il fiato.

Prima ancora che potesse elaborare il pensiero, sentì una superficie fredda e leggermente ruvida posarsi dritta sul clitoride. Viola sobbalzò, inarcando i fianchi di scatto per l'onda d'urto elettrica che le attraversò il bacino. Riconobbe subito quella sensazione: era la coppia di palline vibranti che aveva imparato a conoscere bene nell'ultimo mese.

Pietro non aspettò che lei riprendesse fiato: le infilò piano le palline dentro la vagina, facendole scivolare in profondità e lasciandole lì, a vibrare contro le sue pareti interne.

Riprese a leccarle il clitoride con calma inflessibile, trasformando ogni suo respiro in un brivido continuo.

E poi udì lo scatto secco di un tubetto che veniva aperto e percepì subito l'inconfondibile odore di lubrificante.

Un attimo dopo, ne avvertì il freddo sull'ano. Cercò di rilassare i muscoli e di non contrarsi mentre sentiva il dito superare la resistenza dello sfintere e penetrare con decisione.

Il dito iniziò a muoversi con un ritmo fluido, spingendosi dentro e ruotando circolarmente per lubrificarla a dovere, preparandola ad accogliere qualcosa di diametro sicuramente superiore.

Intanto, le palline continuavano a pulsare e a vibrare dentro di lei, stimolando le pareti interne della vagina con un'intensità tale da portarla a un passo dall'orgasmo.

Fu allora che avvertì una pressione nuova contro l'ano. Non sapeva se si trattasse di un plug o di un dildo; non le sembrava eccessivamente grande, ma la sua presenza le bloccò comunque il fiato in gola.

"Rilassati..." le sussurrò Pietro con la voce roca che le sfiorò la pelle della coscia. "Non contrarre...". Poi spinse piano ma con inflessibile costanza.

Viola emise un gemito soffocato stringendo le labbra mentre veniva lentamente penetrata e sentiva i muscoli cedere e avvolgere la forma estranea.

Lui non le diede il tempo di abituarsi: iniziò a muovere l'oggetto dentro e fuori con un ritmo regolare, profondo e misurato, mentre con il pollice della mano tornava sul clitoride, riprendendo a strofinarlo con sapiente pressione.

L'incastro di quelle tre stimolazioni simultanee fu troppo. Il piacere per Viola diventò istantaneamente travolgente, un'onda d'urto sul punto di esplodere che le azzerò qualsiasi capacità di pensiero.

E fu in quel preciso momento che Pietro, senza il minimo preavviso, la penetrò, entrando lentamente in lei, facendosi strada fino in fondo e condividendo quello spazio ristretto e caldissimo con le palline che continuavano a vibrare

La sensazione di pienezza per Viola fu quasi sbalorditiva, totale.

Pietro iniziò a muoversi, aumentando pian piano il ritmo delle spinte: colpi precisi, profondi, calibrati al millimetro per non farle male ma studiati per andare a colpire ogni volta esattamente quel punto che le toglieva il respiro.

Viola non resistette più.

La barriera del suo controllo si spezzò di netto.

L’orgasmo, che da tutta la giornata spingeva in attesa di esplodere, la travolse, violento e inarrestabile: il suo corpo si inarcò di scatto, i polsi tirarono contro le cinghie, un urlo acuto le salì dritto dalla gola, pronto a infrangersi contro le pareti e a rimbombare per tutta la villa.

Pietro fu rapido: le infilò la mano tra le labbra, offrendogliela da mordere per soffocare quel suono disperato e bellissimo. Viola affondò i denti sulla sua pelle, scaricando lì la forza di ogni contrazione muscolare.

Lui non si fermò. Continuò a penetrarla con forza prolungando il piacere di lei fino a farle salire le lacrime agli occhi per l'intensità. Solo allora Pietro si lasciò andare del tutto, accelerando fino a raggiungere il piacere e svuotandosi dentro di lei con un gemito profondo.

Quando finalmente si fermò e scivolò fuori, Viola rimase immobile: il petto che si alzava in un respiro affannato, la pelle tremante e lucida di piacere.

Con movimenti attenti, lui inserì l'indice e il pollice nella vagina per recuperare le palline.

Molto delicatamente, estrasse poi anche il plug, facendo attenzione a non farle male, dandole il tempo di assecondare l'uscita senza avvertire il minimo fastidio. Allungò poi la mano verso la sua nuca e le sfilò benda.

Viola riaprì piano gli occhi, sbattendo le palpebre. La prima cosa che vide fu il volto di Pietro chino su di lei, con uno sguardo denso, carico di un mix irresistibile di erotismo e dolcezza.

Infine le liberò i polsi e si sdraiò al suo fianco, attirandola a sé in un abbraccio stretto e mettendosi a massaggiarle dolcemente le braccia e le articolazioni rimaste tese per tutto quel tempo.

"Ti fanno molto male?" le mormorò contro i capelli.

"No..." rispose lei scuotendo piano la testa, ancora senza fiato. "La tua mano, piuttosto, com'è messa?"

"La mia...? Ah già!".

Pietro si guardò la mano sinistra, notando solo in quel momento i segni profondi dei denti di Viola impressi nella carne, con qualche piccola goccia di sangue che cominciava ad affiorare. Travolto com'era dall'adrenalina, non si era accorto di nulla, ma adesso iniziava a pulsargli leggermente.

Viola scivolò fuori dal letto, raggiunse il piccolo frigobar della stanza e ne estrasse una lattina di Coca-Cola ghiacciata. Tornò da lui e gliela adagiò delicatamente sulla pelle arrossata della mano.

"La prossima volta forse è meglio se mi metti un bavaglio!" esclamò lei ridendo.

Lui scosse la testa con un sorriso appagato. "Va benissimo così, Rinaldi" sussurrò attirandola di nuovo a sé e baciandola sulle labbra. "Mi piace l'idea di avere addosso per qualche giorno i segni del tuo piacere...".

Un brivido la scosse quando per un momento le attraversò la mente il pensiero che anche lei avrebbe voluto portarsi addosso i segni del proprio piacere e di quello di lui. Sarebbero arrivati anche a quello, un giorno?

Decise di non pensarci, non per il momento almeno, si strinse a lui e si addormentò, cullata dalle sue braccia e dal rumore delle onde del mare in lontananza.
scritto il
2026-08-24
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