Voglia di nuove esperienze

di
genere
gay

Io lavoro nell'area commerciale della concessionaria e vesto sempre in jeans e camicia, mentre Paoletto è un giovane ragazzo in prova nell'officina sul retro e indossa la solita tuta da lavoro blu, spesso macchiata d'olio.
​Da qualche giorno avevamo scoperto un piccolo stanzino nascosto adibito a magazzino dei ricambi. Un posto buio, stretto e impregnato di odore di lubrificante, perfetto per ritagliarsi qualche minuto di nascosto. Il nostro era diventato un gioco eccitante ma innocente: lui si posizionava dietro di me e iniziava a strusciarsi da vestito contro il mio culo coperto dai jeans. Non ci eravamo mai toccati veramente né spinti oltre, anche se il desiderio e la tensione tra di noi crescevano ad ogni incontro.
​Quel giorno, però, la porta dello stanzino si è spalancata improvvisamente.
​Sulla soglia è apparso un meccanico quarantenne dell'officina, un uomo corpulento che aveva il doppio della nostra età. Ci ha sorpresi in pieno: Paoletto era incollato al mio culo e io stavo trattenendo il respiro. Il meccanico ci ha guardati con un sorrisetto malizioso e, senza perdere tempo, si è sbottonato la tuta, tirando fuori il cazzo già duro.
​"Prendilo in mano, ragazzo," mi ha detto con tono perentorio, "se non vuoi che vada dritto dal capofficina a raccontare cosa combinate qui dentro."
​Spaventato dalle conseguenze per il mio lavoro, ho obbedito e ho allungato la mano per prenderglielo. Paoletto ha assistito pietrificato soltanto a quella primissima scena, prima che una voce dall'officina lo chiamasse a gran voce. Spaventato, si è ricomposto alla meglio ed è scappato via di corsa, lasciandomi solo nello stanzino con il quarantenne.
​Rimasto da solo con me, il meccanico ha preteso che gli facessi una sega completa. Nonostante qualcuno dall'esterno includesse di cercare anche lui, l'uomo rifiutava di fermarsi e ci ha messo parecchio prima di arrivare al punto di venire. Una volta finito, si è ricomposto e, prima di uscire dalla stanza, si è girato verso di me sussurrandomi a denti stretti: "Uno di questi giorni ti faccio il culo".
​Subito dopo, però, nell'officina è scoppiato il finimondo: il quarantenne ha iniziato una discussione violentissima con il capofficina, ha preso le sue cose e si è licenziato in tronco, andandosene via per sempre. Per fortuna mia è finita così: chissà cosa mi avrebbe fatto fare ancora se fosse rimasto a lavorare lì.
​Paoletto, dal canto suo, non sapeva nulla della sega né di com'era andata a finire: si era perso tutto perché era dovuto correre via. Aveva solo visto l'inizio, quando avevo preso in mano il cazzo del meccanico sotto ricatto. Ma quell'unica immagine gli era bastata per accendere in lui una forte gelosia e un'audacia del tutto nuova.
​L'indomani era l'ultimo giorno di lavoro: luglio era finito e dal giorno successivo l'officina avrebbe chiuso per una ventina di giorni per le ferie estive. Quando ci siamo infilati di nuovo nello stanzino, non avevamo molto tempo a disposizione. Paoletto non si è nemmeno sbottonato i jeans e non si accontentava più delle solite strusciate da vestiti.
​Senza perdere tempo, si è tirato giù la zip della tuta, ha tirato fuori il cazzo già duro e mi ha preso la mano per mettergliela sopra, pretendendo che lo prendessi in mano anche a lui. Ho iniziato a manovrarlo con forza e ritmo ad attrezzi spianati, sentendo il suo corpo tremare per l'emozione. Proprio mentre il ritmo si faceva più intenso, un rumore nei corridoi ci ha avvisati che il tempo era scaduto. Paoletto si è ricomposto alla velocità della luce, si è tirato su la zip e, prima di spalancare la porta per uscire, si è girato verso di me con uno sguardo deciso:
​"Martedì. Prendi la M5, fai 5 fermate e scendi: mi troverai lì ad aspettarti."
​Scesi dal vagone della M5 e salii le scale della stazione. Non appena riemersi in superficie, lo scenario cittadino lasciò improvvisamente il posto a una distesa di aperta campagna a perdita d'occhio.
​Paoletto era lì ad aspettarmi. Appena mi vide, mi disse semplicemente di seguirlo. Ci incamminammo lungo un piccolo sentiero che si addentrava in un enorme campo di grano dorato. Dopo qualche minuto di cammino, ci ritrovammo in una radura nascosta: un'area di circa tre metri per tre dove il grano era stato completamente tagliato da Paoletto. Per terra aveva steso degli stracci per farci stare comodi, e sopra c'era persino un telo di nylon nel caso avesse piovuto.
​Paoletto si spogliò completamente e chiese di farlo pure a me. Io mi spogliai ma restai in boxer. Lui mi saltò praticamente addosso e incominciò a baciarmi. Incominciai a testare il suo cazzo mentre lui mi accarezzava il didietro. A un certo punto iniziai a fargli una sega mentre lui cercava insistentemente il mio buchino.
​Mi abbassò i boxer mentre continuavo a segarlo e incominciò a farmi un ditalino anale sino a quando è venuto, lasciandosi andare a una scarica di piacere tra gli stracci.
​Quel dito nel culo mi aveva fatto venire voglia di farlo davvero con lui. Mi son tolto i boxer che avevo a mezza gamba e mi son messo pancia a terra con la testa poggiata sul suo petto. Ci siamo presi una pausa e poi gli ho detto: "Completa l'opera che hai iniziato".
​Si è posizionato sopra di me e ha spinto forte: il suo cazzo è entrato forte ed è continuato ad andare profondo. Era bello sentirlo dentro di me per la prima volta, su e giù innumerevoli volte. È durato tantissimo, anche per via della sega fatta prima, e poi siamo venuti insieme.
​Da quel giorno è diventata una cosa normale fare sesso con lui. Quando ormai erano passati circa 6 mesi, però, mi resi conto che volevo fare altre esperienze. I miei pensieri andarono di nuovo a quel meccanico quarantenne. Cercai dove fosse finito e scoprii che ora lavorava in un'officina dove facevano un lavoro che non si faceva nella nostra: caricare l'aria condizionata dell'auto.
​Mi presentai lì con la mia macchina. Mi riconobbe subito e mi disse: "Vieni alla chiusura a ritirarla... se vuoi puoi pagare in natura".
​Non mi feci pregare e mi presentai alle 18:00 spaccate.
​Ha di fatto chiuso l'officina, si è dato una ripulita veloce al lavandino e poi si è dedicato al mio corpo. Prima mi ha fatto spogliare completamente e, con mia grande sorpresa, ha cominciato a leccare e succhiare il mio cazzo. Ma non era a quello che era interessato: mi ha fatto voltare di scatto e ha incominciato a leccarmi l'ano. Mi stava facendo impazzire, ci sapeva fare eccome.
​Poi si è spogliato anche lui e mi ha penetrato con forza, facendomi capire cosa volesse dire essere scopato da una persona esperta. Ogni sua spinta era profonda, potente, calcolata. E quando è venuto con un ultimo affondo devastante, non sono riuscito a trattenere una sorta di stridolio, tipo quello che fanno le donne nei film porno quando godono appieno.
​Poi mi sono ricomposto e sono andato via senza pagare in contanti... o forse era proprio quello che avevo fatto, il pagamento. Glielo chiederò la prossima volta che andrò a trovarlo.
scritto il
2026-08-13
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