Il confine definitivo
di
minkanku91
genere
gay
In giro si diceva da un pezzo che Giacomo fosse gay, ma per me erano sempre sembrate solo le solite voci di corridoio, chiacchiere campate per aria a cui non avevo mai dato troppo peso. Fino a quel pomeriggio.
Ero rimasto a piedi subito dopo il turno di lavoro, con la macchina che non ne voleva sapere di partire. Giacomo, che lavorava con me, si era offerto di darmi un passaggio e una sistemazione momentanea:
"Vieni da me a sentire un po' di musica", mi aveva detto con tono tranquillo. "Tanto mia madre rientra tra un paio d'ore, poi ti accompagno io a casa."
Senza troppi pensieri, avevo accettato. Eravamo in camera sua, seduti sul bordo del letto mentre girava un vinile sullo sfondo. L'atmosfera era rilassata, finché, quasi dal nulla e senza dire una parola, Giacomo si è allungato verso di me e ha posato la mano sui miei pantaloni, cercando direttamente il mio cazzo.
Non è che non fossi pronto o che mi dispiacesse, ma di certo non me lo aspettavo così, di punto in bianco. Invece di tirarmi indietro, ho semplicemente allargato leggermente le gambe e l'ho lasciato fare. Mi ha sbottonato con calma e mi ha fatto una sega lenta, costante, senza fare domande, fino a farmi venire sulle sue dita.
Da quel giorno, quello che era iniziato come un imprevisto è diventato un appuntamento fisso. Una volta alla settimana, dopo il turno, andavo a casa sua: niente discorsi inutili, niente promesse. Mi mettevo comodo e lui pensava a farmi godere con le sue mani.
Ben presto, però, quel singolo appuntamento settimanale non bastava più a nessuno dei due: da una volta siamo passati a due. Andare da Giacomo era diventata una tappa fissa, pulita e senza complicazioni. A me piaceva un casino farmi fare le seghe da lui, ma sotto sotto non riuscivo proprio a capire che cazzo di gusto ci trovasse lui. Sta lì, si impegna, usa le mani per mezz'ora solo per far venire me, senza chiedere mai nulla in cambio. Che sfizio c'era?
La risposta non si è fatta attendere molto.
Fino a quel momento non lo avevo mai visto nudo, ma un pomeriggio le cose sono cambiate d'un tratto. Giacomo ha finito di sbottonarmi, poi si è alzato in piedi dal bordo del letto. Senza staccare gli occhi dai miei, si è sfilato la maglietta e ha fatto scivolare giù i pantaloni e le mutande, restando completamente nudo davanti a me.
Poi si è girato di spalle, ha piegato leggermente il busto in avanti e mi ha guardato da sopra la spalla.
"Ti piace il mio culo?", mi ha chiesto con una voce bassa, carica di un'attesa trattenuta a stento.
Lo osservavo da capo a piedi: le forme sode, la pelle liscia, l'invito fin troppo esplicito. "Sì", gli ho risposto senza esitare, con la voce che mi si faceva subito più roca. "Mi piace parecchio."
Non se lo è fatto ripetere due volte. Si è messo subito in posizione sul letto, a quattro zampe, inarcando la schiena e mettendosi completamente a mia disposizione. Il mio cazzo, già duro per la sega appena accennata, è scattato d'istinto. Mi sono avvicinato, gli ho divaricato leggermente i glutei con le mani e, puntando drittissimo verso l'ingresso, l'ho penetrato con una sola spinta decisa, affondando fino alla radice.
Giacomo voleva quel cazzo fino in fondo. Appena sono entrato del tutto, ha cacciato un gemito profondo e ha iniziato a spingere con il culo all'indietro, cercandomi, venendo incontro ad ogni mia spinta per prendermi il più in profondità possibile.
Scopare con lui si è rivelata una bellissima scoperta. Niente esitazioni, niente imbarazzi. C’era solo il rumore secco dei nostri petti e dei bacini che si scontravano. Lì ho capito finalmente quale fosse il suo "gusto": non gli bastava guardare o usare le mani, Giacomo voleva essere preso, voleva sentire il mio peso sopra di sé e riempirsi di me.
Da quel momento in poi, la prassi dei nostri due appuntamenti settimanali è diventata un rituale perfetto: arrivavo a casa sua, andavamo in camera, lui si inginocchiava per sbottonarmi e me lo succhiava per un po' — giusto il tempo di bagnarlo per bene — e poi si metteva subito in posizione sul letto, a quattro zampe o di schiena, perché lo voleva dentro. Per me era la pacchia assoluta.
Poi, un pomeriggio, le cose sono uscite dai binari prestabiliti.
Eravamo a letto dopo aver scopato. Giacomo era di fianco a me, con il petto ancora lucido di sudore. Si è girato, ha fatto scivolare la mano sulla mia pancia e ha abbassato lo sguardo verso il suo cazzo, ancora duro e dritto sul suo addome, del tutto trascurato come al solito.
Ha alzato gli occhi nei miei. "Mi faresti una sega?", mi ha chiesto a voce bassa.
Mi sono impietrito per un secondo. Fino a quel momento la mia regola era stata chiarissima: io penetro, io mi faccio servire, ma le mani su un altro cazzo non ce le metto. Ma dopo tutte le cose belle che mi aveva fatto lui in quei mesi, non sono proprio riuscito a dire di no.
Ho allungato il braccio e ho chiuso le dita attorno alla sua carne. Era la prima volta in vita mia che toccavo il cazzo di un altro ragazzo. La pelle era calda, liscia, percorsa da una vena pulsante. Giacomo ha chiuso gli occhi all'istante con un gemito soffocato. Per me era una sensazione strana, ma vedere la sua reazione al mio tocco mi ha fatto salire uno strano brivido d'orgoglio. Ho aumentato il ritmo e, nel giro di un paio di minuti, Giacomo è venuto tra le mie dita.
Non pretendeva una sega ad ogni incontro, ma un giorno gliel'ho fatta persino senza che me la chiedesse. Mi chiedevo che gusto ci trovasse lui a farmele, e ora ci stavo prendendo gusto pure io: era il piacere quasi ipnotico di avere il controllo del corpo di un altro, di vederlo perdere la testa solo grazie al movimento delle mie dita.
La vera svolta — la chiusura definitiva del cerchio — è arrivata un pomeriggio d'estate.
Giacomo si era inginocchiato tra le mie gambe. Era deciso ad andare fino in fondo con la bocca. Ha iniziato a prenderlo tutto, ma stavolta non si stava limitando al solito su e giù: ogni tanto faceva scivolare le labbra lungo l'asta, leccandomi la pelle da cima a fondo, scendendo giù fino alle palle.
Poi è andato più in basso e ha leccato direttamente l'ano.
Un brivido elettrico mi ha attraversato tutta la schiena. "No...", mi è uscito dalla gola. Ma non era un no secco di rifiuto: la mia voce era roca, più dolce, quasi una resa. Giacomo l'ha capito. È tornato sul cazzo, facendo su e giù per farmi riprendere fiato, e poi ha rifatto lo stesso identico percorso fino all'ano. Lo ha leccato per benino, insistendo, facendomi venire i brividi ovunque. E mentre tornava a farmi il pompino, con un movimento fluido ha allungato una mano e mi ha infilato un dito nel culo.
La sensazione di quel dito dentro di me, unita alla sua bocca che succhiava, mi ha fatto venire del tutto, inghiottendo tutto lo sperma senza staccarsi.
Poi mi ha chiesto di girarmi. Ormai non capivo più niente, ero completamente annebbiato dal piacere. Mi sono voltato a pancia in giù, e lui è tornato a leccarmi l'ano. Mi infilava la lingua, poi un dito, poi di nuovo la lingua per ammorbidirmi e prepararmi, e poi di nuovo un dito.
Quando mi ha sentito aperto, ha sfilato la mano e mi ha infilato il suo cazzo.
Ha continuato a spingere con delicatezza, con un ritmo lento e costante. Sentivo la sua carne dentro di me che entrava ed usciva, scaldandomi da dentro ad ogni affondo, sino a quando è venuto profondo contro di me.
Non posso assolutamente dire che non mi sia piaciuto. Anzi, cazzo, mi è piaciuto molto prenderlo nel culo: la sensazione di pienezza, la scarica che ti attraversa la schiena, l'abbandono totale... è stata un'esperienza incredibile e travolgente.
Ma mentre mi alzavo dal letto per andarmi a lavare, guardando il mio riflesso nello specchio del bagno, ho capito esattamente chi ero e cosa volevo.
Era stata una bella scoperta, un'esperienza che aveva chiuso tutti i miei dubbi e le mie curiosità. Ma quello era anche il mio confine. Mi era piaciuto, sì, ma la mia vera natura, quello che mi faceva sentire davvero me stesso e al comando della mia sessualità, era stare dall'altra parte.
È stata la prima volta. Ed è stata anche l'ultima.
Ero rimasto a piedi subito dopo il turno di lavoro, con la macchina che non ne voleva sapere di partire. Giacomo, che lavorava con me, si era offerto di darmi un passaggio e una sistemazione momentanea:
"Vieni da me a sentire un po' di musica", mi aveva detto con tono tranquillo. "Tanto mia madre rientra tra un paio d'ore, poi ti accompagno io a casa."
Senza troppi pensieri, avevo accettato. Eravamo in camera sua, seduti sul bordo del letto mentre girava un vinile sullo sfondo. L'atmosfera era rilassata, finché, quasi dal nulla e senza dire una parola, Giacomo si è allungato verso di me e ha posato la mano sui miei pantaloni, cercando direttamente il mio cazzo.
Non è che non fossi pronto o che mi dispiacesse, ma di certo non me lo aspettavo così, di punto in bianco. Invece di tirarmi indietro, ho semplicemente allargato leggermente le gambe e l'ho lasciato fare. Mi ha sbottonato con calma e mi ha fatto una sega lenta, costante, senza fare domande, fino a farmi venire sulle sue dita.
Da quel giorno, quello che era iniziato come un imprevisto è diventato un appuntamento fisso. Una volta alla settimana, dopo il turno, andavo a casa sua: niente discorsi inutili, niente promesse. Mi mettevo comodo e lui pensava a farmi godere con le sue mani.
Ben presto, però, quel singolo appuntamento settimanale non bastava più a nessuno dei due: da una volta siamo passati a due. Andare da Giacomo era diventata una tappa fissa, pulita e senza complicazioni. A me piaceva un casino farmi fare le seghe da lui, ma sotto sotto non riuscivo proprio a capire che cazzo di gusto ci trovasse lui. Sta lì, si impegna, usa le mani per mezz'ora solo per far venire me, senza chiedere mai nulla in cambio. Che sfizio c'era?
La risposta non si è fatta attendere molto.
Fino a quel momento non lo avevo mai visto nudo, ma un pomeriggio le cose sono cambiate d'un tratto. Giacomo ha finito di sbottonarmi, poi si è alzato in piedi dal bordo del letto. Senza staccare gli occhi dai miei, si è sfilato la maglietta e ha fatto scivolare giù i pantaloni e le mutande, restando completamente nudo davanti a me.
Poi si è girato di spalle, ha piegato leggermente il busto in avanti e mi ha guardato da sopra la spalla.
"Ti piace il mio culo?", mi ha chiesto con una voce bassa, carica di un'attesa trattenuta a stento.
Lo osservavo da capo a piedi: le forme sode, la pelle liscia, l'invito fin troppo esplicito. "Sì", gli ho risposto senza esitare, con la voce che mi si faceva subito più roca. "Mi piace parecchio."
Non se lo è fatto ripetere due volte. Si è messo subito in posizione sul letto, a quattro zampe, inarcando la schiena e mettendosi completamente a mia disposizione. Il mio cazzo, già duro per la sega appena accennata, è scattato d'istinto. Mi sono avvicinato, gli ho divaricato leggermente i glutei con le mani e, puntando drittissimo verso l'ingresso, l'ho penetrato con una sola spinta decisa, affondando fino alla radice.
Giacomo voleva quel cazzo fino in fondo. Appena sono entrato del tutto, ha cacciato un gemito profondo e ha iniziato a spingere con il culo all'indietro, cercandomi, venendo incontro ad ogni mia spinta per prendermi il più in profondità possibile.
Scopare con lui si è rivelata una bellissima scoperta. Niente esitazioni, niente imbarazzi. C’era solo il rumore secco dei nostri petti e dei bacini che si scontravano. Lì ho capito finalmente quale fosse il suo "gusto": non gli bastava guardare o usare le mani, Giacomo voleva essere preso, voleva sentire il mio peso sopra di sé e riempirsi di me.
Da quel momento in poi, la prassi dei nostri due appuntamenti settimanali è diventata un rituale perfetto: arrivavo a casa sua, andavamo in camera, lui si inginocchiava per sbottonarmi e me lo succhiava per un po' — giusto il tempo di bagnarlo per bene — e poi si metteva subito in posizione sul letto, a quattro zampe o di schiena, perché lo voleva dentro. Per me era la pacchia assoluta.
Poi, un pomeriggio, le cose sono uscite dai binari prestabiliti.
Eravamo a letto dopo aver scopato. Giacomo era di fianco a me, con il petto ancora lucido di sudore. Si è girato, ha fatto scivolare la mano sulla mia pancia e ha abbassato lo sguardo verso il suo cazzo, ancora duro e dritto sul suo addome, del tutto trascurato come al solito.
Ha alzato gli occhi nei miei. "Mi faresti una sega?", mi ha chiesto a voce bassa.
Mi sono impietrito per un secondo. Fino a quel momento la mia regola era stata chiarissima: io penetro, io mi faccio servire, ma le mani su un altro cazzo non ce le metto. Ma dopo tutte le cose belle che mi aveva fatto lui in quei mesi, non sono proprio riuscito a dire di no.
Ho allungato il braccio e ho chiuso le dita attorno alla sua carne. Era la prima volta in vita mia che toccavo il cazzo di un altro ragazzo. La pelle era calda, liscia, percorsa da una vena pulsante. Giacomo ha chiuso gli occhi all'istante con un gemito soffocato. Per me era una sensazione strana, ma vedere la sua reazione al mio tocco mi ha fatto salire uno strano brivido d'orgoglio. Ho aumentato il ritmo e, nel giro di un paio di minuti, Giacomo è venuto tra le mie dita.
Non pretendeva una sega ad ogni incontro, ma un giorno gliel'ho fatta persino senza che me la chiedesse. Mi chiedevo che gusto ci trovasse lui a farmele, e ora ci stavo prendendo gusto pure io: era il piacere quasi ipnotico di avere il controllo del corpo di un altro, di vederlo perdere la testa solo grazie al movimento delle mie dita.
La vera svolta — la chiusura definitiva del cerchio — è arrivata un pomeriggio d'estate.
Giacomo si era inginocchiato tra le mie gambe. Era deciso ad andare fino in fondo con la bocca. Ha iniziato a prenderlo tutto, ma stavolta non si stava limitando al solito su e giù: ogni tanto faceva scivolare le labbra lungo l'asta, leccandomi la pelle da cima a fondo, scendendo giù fino alle palle.
Poi è andato più in basso e ha leccato direttamente l'ano.
Un brivido elettrico mi ha attraversato tutta la schiena. "No...", mi è uscito dalla gola. Ma non era un no secco di rifiuto: la mia voce era roca, più dolce, quasi una resa. Giacomo l'ha capito. È tornato sul cazzo, facendo su e giù per farmi riprendere fiato, e poi ha rifatto lo stesso identico percorso fino all'ano. Lo ha leccato per benino, insistendo, facendomi venire i brividi ovunque. E mentre tornava a farmi il pompino, con un movimento fluido ha allungato una mano e mi ha infilato un dito nel culo.
La sensazione di quel dito dentro di me, unita alla sua bocca che succhiava, mi ha fatto venire del tutto, inghiottendo tutto lo sperma senza staccarsi.
Poi mi ha chiesto di girarmi. Ormai non capivo più niente, ero completamente annebbiato dal piacere. Mi sono voltato a pancia in giù, e lui è tornato a leccarmi l'ano. Mi infilava la lingua, poi un dito, poi di nuovo la lingua per ammorbidirmi e prepararmi, e poi di nuovo un dito.
Quando mi ha sentito aperto, ha sfilato la mano e mi ha infilato il suo cazzo.
Ha continuato a spingere con delicatezza, con un ritmo lento e costante. Sentivo la sua carne dentro di me che entrava ed usciva, scaldandomi da dentro ad ogni affondo, sino a quando è venuto profondo contro di me.
Non posso assolutamente dire che non mi sia piaciuto. Anzi, cazzo, mi è piaciuto molto prenderlo nel culo: la sensazione di pienezza, la scarica che ti attraversa la schiena, l'abbandono totale... è stata un'esperienza incredibile e travolgente.
Ma mentre mi alzavo dal letto per andarmi a lavare, guardando il mio riflesso nello specchio del bagno, ho capito esattamente chi ero e cosa volevo.
Era stata una bella scoperta, un'esperienza che aveva chiuso tutti i miei dubbi e le mie curiosità. Ma quello era anche il mio confine. Mi era piaciuto, sì, ma la mia vera natura, quello che mi faceva sentire davvero me stesso e al comando della mia sessualità, era stare dall'altra parte.
È stata la prima volta. Ed è stata anche l'ultima.
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