18 mesi dopo (1)
di
minkanku91
genere
gay
Erano passati circa diciotto mesi da quell'estate. Diciotto mesi da quando io e Valentino, sul divano di casa sua con le tapparelle abbassate, eravamo andati oltre la semplice amicizia: per due volte gli avevo fatto una sega, due episodi intensi ed elettrici, interrotti bruscamente solo perché nel giro di poche settimane avevamo conosciuto entrambi delle ragazze. Il nostro lato etero aveva prevalso, avevamo imboccato la strada della "normalità" e quel sesso clandestino era stato archiviato sotto la voce esperimenti di gioventù.
Ora, però, le cose erano cambiate. Eravamo tornati entrambi single, e la fine di quelle storie lunghe ci aveva lasciato addosso una fame arretrata, una voglia di fare sesso che definire alle stelle era poco. Solo che, mentre io ripensavo a quelle due volte e a come il suo cazzo reagiva tra le mie mani, Valentino sembrava del tutto impermeabile all'idea. Non sembrava proprio passargli per la testa che potessimo rifarlo. O forse, semplicemente, faceva finta di nulla per non incrinare la nostra amicizia.
Eravamo seduti al tavolino esterno di un bar del centro, a bere una birra media sotto il sole del pomeriggio. Parlavamo di donne, di quanto fosse difficile rimettersi in gioco, ma l'aria tra di noi era densa, carica di una frustrazione ormonale che nessuno dei due riusciva a sfogare.
"Se non scopo entro il fine settimana, giuro che impazzisco", aveva commentato Valentino, buttando indietro la testa e finendo la birra. Io avevo sorriso, mandando giù un sorso e pensando a quanto sarebbe stato facile risolverla tra di noi, se solo lui si fosse sbloccato. Ma Valentino guardava altrove, distratto dal passaggio della gente.
"Scusate se mi intrometto, ma era impossibile non sentire l'energia disperata che emanate da questo tavolo."
Una voce calda, sicura e decisamente ironica ha interrotto i nostri pensieri. Ci siamo girati e abbiamo trovato Lorenzo. Era un ragazzo della nostra età, uno che in zona conoscevano tutti: desiderato, dichiaratamente gay, zero peli sulla lingua, uno di quelli senza pregiudizi che non girano intorno alle cose. Aveva un sorriso sfrontato e due occhi capaci di spogliarti in un secondo.
Valentino è rimasto un attimo spiazzato, ma la sua parlantina etero non si è fatta attendere: "Siamo solo due single in astinenza, amico. Niente che ti possa interessare."
Lorenzo ha fatto un piccolo passo in avanti, appoggiando le mani sullo schienale di una sedia libera vicino al nostro tavolo. "Oh, credimi, mi interessa eccome. Siete due bei ragazzi, siete carichi come molle... e io ho una casa libera a cinque minuti da qui."
Il silenzio è calato sul tavolo. Io ho guardato Valentino: si era irrigidito, ma non si era alzato. Nei suoi occhi ho visto balenare per un secondo lo stesso sguardo di diciotto mesi prima. Lorenzo ha colto l'attimo, abbassando la voce: "Nessuno deve sapere niente. Un pomeriggio tra di noi, un triangolo pulito. Voi sfogate la fame, io mi diverto, e domani tornate a caccia di ragazze. Che ne dite?"
Ci siamo guardati. In quel secondo di silenzio, il muro invisibile che Valentino aveva tirato su stava crollando sotto il peso di un'astinenza insostenibile.
"In fondo, che cazzo cambia?", ho buttato lì, tenendo la voce bassa e guardandolo dritto negli occhi. "Siamo single, siamo nervosi e siamo qui. Resta tra di noi, no?"
Valentino ha fatto un respiro profondo, accennando un sorriso sghembo. "Vaffanculo, andiamo", ha detto, alzandosi di scatto e buttando qualche moneta sul tavolo. "Ma la mia macchina la guidi tu, che io ho i riflessi andati."
Cinque minuti dopo eravamo nel salotto moderno e climatizzato di Lorenzo, con le serrande parzialmente abbassate che creavano una penombra perfetta. Lorenzo non sapeva nulla delle due seghe di diciotto mesi fa; per lui eravamo solo due amici affamati. Si è sfilato la camicia e si è seduto sulla moquette davanti al grande divano in pelle.
Io e Valentino ci siamo sfilati i jeans quasi in contemporanea, rimanendo in boxer. Ci siamo seduti sul divano, uno accanto all'altro. Lo spazio era stretto e dopo pochi secondi le nostre cosce nude si sono sfiorate. Quel contatto pelle contro pelle ci ha fatto sussultare.
Lorenzo ci osservava dal basso. Ha allungato le mani sulle nostre ginocchia, risalendo verso l'interno coscia, poi ha concentrato la sua attenzione su di me. Mi ha sfilato i boxer, lasciandi completamente nudo. Il mio cazzo è scattato in avanti e Lorenzo si è proteso, iniziando a succhiarmelo lentamente.
Mentre Lorenzo lavorava con la sua bocca caldissima, ho girato la testa verso Valentino. Aveva il fiato corto e gli occhi sgranati fissi sulla scena. Vedere il mio amico così eccitato mi ha dato una spinta di coraggio: ho allungato la mano di lato, l'ho infilata dentro i suoi boxer e ho stretto le dita intorno al suo cazzo già bollente e duro. Valentino ha stretto i denti, ma ha buttato la testa all'indietro, lasciandomi muovere la mano al ritmo che gli piaceva diciotto mesi fa.
Quel contatto ha fatto saltare l'ultimo briciolo di controllo di Valentino. Si è alzato di scatto, sfilandosi i boxer con un gesto rabbioso. Era completamente nudo e dritto. Lorenzo, senza interrompere il pompino su di me, ha inarcato la schiena offrendo spontaneamente il culo verso il bordo del divano. Valentino si è posizionato alle sue spalle, lo ha afferrato per i fianchi e, con una spinta decisa, è affondato dentro di lui.
Lorenzo ha cacciato un gemito soffocato dentro la mia carne. Quell'impatto improvviso ha fatto stringere le sue pareti intorno al mio cazzo, regalandomi una fiammata di piacere. Valentino ha iniziato a spingere forte e regolare, e a ogni colpo profondo Lorenzo veniva spinto in avanti, affondando ancora più teso sulla mia carne.
La combinazione del cazzo di Valentino che lo riempiva da dietro e della mia carne che gli occupava la bocca ci stava portando tutti al limite. Valentino dietro aumentava il ritmo, con colpi rapidi e sordi, completamente sopraffatto dall'eccitazione. Ha dato tre spinte devastanti, affondando fino alla radice, e con un grugnito rauco è venuto profondo dentro Lorenzo. Nello stesso identico istante, la mia resistenza è crollata: ho spinto il bacino in avanti e sono venuto a mia volta dritto nella bocca di Lorenzo.
Siamo rimasti immobili per qualche minuto a riprendere fiato. Valentino si è sfilato, lasciandosi cadere all'indietro sul pavimento, esausto. Lorenzo si è tirato su, pulendosi la bocca, ma il sesso nò era affatto finito. Si è girato verso di me sul divano, mettendosi a quattro zampe, con il culo ancora lucido e bagnato dal calore di Valentino. Mi ha guardato da sopra la spalla: "E tu? Vuoi davvero rimetterti i jeans adesso?".
Il mio cazzo ha ripreso subito vigore. Mi sono inginocchiato dietro Lorenzo, gli ho afferrato i fianchi e con una spinta decisa sono scivolato dentro di lui. Ho iniziato a pompare con un ritmo spietato davanti a Valentino, che dal pavimento ci osservava godendosi la scena a pochi centimetri da noi. Ogni mia spinta cancellava l'anno e mezzo di finta indifferenza. Con un gemito rauco sono venuto profondo dentro di lui, crollando poi all'indietro sul divano.
Mentre io e Valentino eravamo lì a riprendere fiato, Lorenzo è rimasto in ginocchio. Povero ragazzo, non aveva ancora avuto il tempo di pensare a se stesso: il suo cazzo era rimasto lì, dritto e teso sul punto di esplodere. Aveva visto bene la mia mano muoversi su Valentino all'inizio sul divano. Ha preso la mia mano destra e se l'è appoggiata sulla sua carne bollente: "Visto che sei così bravo con le mani... mi chiuderesti questa pratica?".
Ho guardato Valentino, che dal pavimento ha sollevato un sopracciglio, complice. Ho stretto le dita e ho iniziato a fargli una sega vigorosa e decisa proprio davanti agli occhi del mio amico. È bastato un minuto di quel ritmo serrato: Lorenzo si è irrigidito e, con un gemito profondo, è venuto con una forza pazzesca, svuotandosi finalmente di fianco a me.
Ci siamo rivestiti con calma e siamo tornati in strada sotto il sole del tardo pomeriggio. Saliti in macchina, ho acceso il motore, ma l'aria nell'abitacolo è diventata subito stranamente densa, quasi elettrica.
"Non eri obbligato a fargli la sega", mi ha detto Valentino dopo qualche minuto di silenzio, tenendo lo sguardo fisso sul cruscotto. La sua voce era diversa, più bassa, priva di quella finta indifferenza da bar.
"E chi ha detto che mi sono sentito obbligato?", ho risposto, rallentando prima di una curva e guardandolo di traverso. "Lorenzo ci ha svoltato il pomeriggio a entrambi. E poi, ammettilo... ti è piaciuto guardare."
Valentino non ha risposto subito. Si è girato lentamente verso di me. Nei suoi occhi non c'era più la timidezza di diciotto mesi fa e nemmeno l'euforia di poco prima sul divano. C'era un'intensità fissa, quasi d'ossessione, che mi ha fatto correre un brivido lungo la schiena. "Sì", ha sussurrato, senza distogliere lo sguardo. "Mi è piaciuto fin troppo."
Ho deglutito, stringendo le mani sul volante, e ho proposto: "Senti... che ne dici se la settimana prossima proponiamo a Lorenzo il bis?"
Valentino ha tirato fuori il telefono, ha armeggiato per un secondo sullo schermo inviando un messaggio, poi lo ha riposto con uno scatto secco. "Ha già accettato. Ci vediamo da lui tra una settimana esatta."
Ha fatto una pausa, poi si è proteso leggermente verso di me, invadendo il mio spazio nell'abitacolo. L'atmosfera è diventata improvvisamente inquietante, pesante. "Però ascolta... non se ne parla di aspettare una settimana intera senza fare nulla. Io e te dobbiamo vederci prima. Fra tre giorni ci vediamo da soli, così mi fai una bella sega."
"Una sega, solo una", ho risposto, tenendo gli occhi sulla strada, mentre il cuore ricominciava a battere con una foga pazzesca, guidato da un misto di eccitazione e da una sottile vertigine.
"Sì, a meno che non vuoi fare altro", ha concluso lui, con un tono freddo e possessivo che non gli avevo mai sentito prima. Si è rimesso comodo sul sedile, continuando a fissarmi di profilo nell'ombra della macchina. "Dopo oggi... ho una maledetta nostalgia delle tue mani. Ma stavolta saremo io e te, senza nessuno a interromperci."
La voglia non era semplicemente tornata, si era trasformata in qualcosa di molto più profondo e pericoloso. Il doppio appuntamento era fissato, e sapevo che tra tre giorni, da soli nella stanza, quella sega sarebbe potuta essere una scintilla in grado di scatenare un incendio.
Ora, però, le cose erano cambiate. Eravamo tornati entrambi single, e la fine di quelle storie lunghe ci aveva lasciato addosso una fame arretrata, una voglia di fare sesso che definire alle stelle era poco. Solo che, mentre io ripensavo a quelle due volte e a come il suo cazzo reagiva tra le mie mani, Valentino sembrava del tutto impermeabile all'idea. Non sembrava proprio passargli per la testa che potessimo rifarlo. O forse, semplicemente, faceva finta di nulla per non incrinare la nostra amicizia.
Eravamo seduti al tavolino esterno di un bar del centro, a bere una birra media sotto il sole del pomeriggio. Parlavamo di donne, di quanto fosse difficile rimettersi in gioco, ma l'aria tra di noi era densa, carica di una frustrazione ormonale che nessuno dei due riusciva a sfogare.
"Se non scopo entro il fine settimana, giuro che impazzisco", aveva commentato Valentino, buttando indietro la testa e finendo la birra. Io avevo sorriso, mandando giù un sorso e pensando a quanto sarebbe stato facile risolverla tra di noi, se solo lui si fosse sbloccato. Ma Valentino guardava altrove, distratto dal passaggio della gente.
"Scusate se mi intrometto, ma era impossibile non sentire l'energia disperata che emanate da questo tavolo."
Una voce calda, sicura e decisamente ironica ha interrotto i nostri pensieri. Ci siamo girati e abbiamo trovato Lorenzo. Era un ragazzo della nostra età, uno che in zona conoscevano tutti: desiderato, dichiaratamente gay, zero peli sulla lingua, uno di quelli senza pregiudizi che non girano intorno alle cose. Aveva un sorriso sfrontato e due occhi capaci di spogliarti in un secondo.
Valentino è rimasto un attimo spiazzato, ma la sua parlantina etero non si è fatta attendere: "Siamo solo due single in astinenza, amico. Niente che ti possa interessare."
Lorenzo ha fatto un piccolo passo in avanti, appoggiando le mani sullo schienale di una sedia libera vicino al nostro tavolo. "Oh, credimi, mi interessa eccome. Siete due bei ragazzi, siete carichi come molle... e io ho una casa libera a cinque minuti da qui."
Il silenzio è calato sul tavolo. Io ho guardato Valentino: si era irrigidito, ma non si era alzato. Nei suoi occhi ho visto balenare per un secondo lo stesso sguardo di diciotto mesi prima. Lorenzo ha colto l'attimo, abbassando la voce: "Nessuno deve sapere niente. Un pomeriggio tra di noi, un triangolo pulito. Voi sfogate la fame, io mi diverto, e domani tornate a caccia di ragazze. Che ne dite?"
Ci siamo guardati. In quel secondo di silenzio, il muro invisibile che Valentino aveva tirato su stava crollando sotto il peso di un'astinenza insostenibile.
"In fondo, che cazzo cambia?", ho buttato lì, tenendo la voce bassa e guardandolo dritto negli occhi. "Siamo single, siamo nervosi e siamo qui. Resta tra di noi, no?"
Valentino ha fatto un respiro profondo, accennando un sorriso sghembo. "Vaffanculo, andiamo", ha detto, alzandosi di scatto e buttando qualche moneta sul tavolo. "Ma la mia macchina la guidi tu, che io ho i riflessi andati."
Cinque minuti dopo eravamo nel salotto moderno e climatizzato di Lorenzo, con le serrande parzialmente abbassate che creavano una penombra perfetta. Lorenzo non sapeva nulla delle due seghe di diciotto mesi fa; per lui eravamo solo due amici affamati. Si è sfilato la camicia e si è seduto sulla moquette davanti al grande divano in pelle.
Io e Valentino ci siamo sfilati i jeans quasi in contemporanea, rimanendo in boxer. Ci siamo seduti sul divano, uno accanto all'altro. Lo spazio era stretto e dopo pochi secondi le nostre cosce nude si sono sfiorate. Quel contatto pelle contro pelle ci ha fatto sussultare.
Lorenzo ci osservava dal basso. Ha allungato le mani sulle nostre ginocchia, risalendo verso l'interno coscia, poi ha concentrato la sua attenzione su di me. Mi ha sfilato i boxer, lasciandi completamente nudo. Il mio cazzo è scattato in avanti e Lorenzo si è proteso, iniziando a succhiarmelo lentamente.
Mentre Lorenzo lavorava con la sua bocca caldissima, ho girato la testa verso Valentino. Aveva il fiato corto e gli occhi sgranati fissi sulla scena. Vedere il mio amico così eccitato mi ha dato una spinta di coraggio: ho allungato la mano di lato, l'ho infilata dentro i suoi boxer e ho stretto le dita intorno al suo cazzo già bollente e duro. Valentino ha stretto i denti, ma ha buttato la testa all'indietro, lasciandomi muovere la mano al ritmo che gli piaceva diciotto mesi fa.
Quel contatto ha fatto saltare l'ultimo briciolo di controllo di Valentino. Si è alzato di scatto, sfilandosi i boxer con un gesto rabbioso. Era completamente nudo e dritto. Lorenzo, senza interrompere il pompino su di me, ha inarcato la schiena offrendo spontaneamente il culo verso il bordo del divano. Valentino si è posizionato alle sue spalle, lo ha afferrato per i fianchi e, con una spinta decisa, è affondato dentro di lui.
Lorenzo ha cacciato un gemito soffocato dentro la mia carne. Quell'impatto improvviso ha fatto stringere le sue pareti intorno al mio cazzo, regalandomi una fiammata di piacere. Valentino ha iniziato a spingere forte e regolare, e a ogni colpo profondo Lorenzo veniva spinto in avanti, affondando ancora più teso sulla mia carne.
La combinazione del cazzo di Valentino che lo riempiva da dietro e della mia carne che gli occupava la bocca ci stava portando tutti al limite. Valentino dietro aumentava il ritmo, con colpi rapidi e sordi, completamente sopraffatto dall'eccitazione. Ha dato tre spinte devastanti, affondando fino alla radice, e con un grugnito rauco è venuto profondo dentro Lorenzo. Nello stesso identico istante, la mia resistenza è crollata: ho spinto il bacino in avanti e sono venuto a mia volta dritto nella bocca di Lorenzo.
Siamo rimasti immobili per qualche minuto a riprendere fiato. Valentino si è sfilato, lasciandosi cadere all'indietro sul pavimento, esausto. Lorenzo si è tirato su, pulendosi la bocca, ma il sesso nò era affatto finito. Si è girato verso di me sul divano, mettendosi a quattro zampe, con il culo ancora lucido e bagnato dal calore di Valentino. Mi ha guardato da sopra la spalla: "E tu? Vuoi davvero rimetterti i jeans adesso?".
Il mio cazzo ha ripreso subito vigore. Mi sono inginocchiato dietro Lorenzo, gli ho afferrato i fianchi e con una spinta decisa sono scivolato dentro di lui. Ho iniziato a pompare con un ritmo spietato davanti a Valentino, che dal pavimento ci osservava godendosi la scena a pochi centimetri da noi. Ogni mia spinta cancellava l'anno e mezzo di finta indifferenza. Con un gemito rauco sono venuto profondo dentro di lui, crollando poi all'indietro sul divano.
Mentre io e Valentino eravamo lì a riprendere fiato, Lorenzo è rimasto in ginocchio. Povero ragazzo, non aveva ancora avuto il tempo di pensare a se stesso: il suo cazzo era rimasto lì, dritto e teso sul punto di esplodere. Aveva visto bene la mia mano muoversi su Valentino all'inizio sul divano. Ha preso la mia mano destra e se l'è appoggiata sulla sua carne bollente: "Visto che sei così bravo con le mani... mi chiuderesti questa pratica?".
Ho guardato Valentino, che dal pavimento ha sollevato un sopracciglio, complice. Ho stretto le dita e ho iniziato a fargli una sega vigorosa e decisa proprio davanti agli occhi del mio amico. È bastato un minuto di quel ritmo serrato: Lorenzo si è irrigidito e, con un gemito profondo, è venuto con una forza pazzesca, svuotandosi finalmente di fianco a me.
Ci siamo rivestiti con calma e siamo tornati in strada sotto il sole del tardo pomeriggio. Saliti in macchina, ho acceso il motore, ma l'aria nell'abitacolo è diventata subito stranamente densa, quasi elettrica.
"Non eri obbligato a fargli la sega", mi ha detto Valentino dopo qualche minuto di silenzio, tenendo lo sguardo fisso sul cruscotto. La sua voce era diversa, più bassa, priva di quella finta indifferenza da bar.
"E chi ha detto che mi sono sentito obbligato?", ho risposto, rallentando prima di una curva e guardandolo di traverso. "Lorenzo ci ha svoltato il pomeriggio a entrambi. E poi, ammettilo... ti è piaciuto guardare."
Valentino non ha risposto subito. Si è girato lentamente verso di me. Nei suoi occhi non c'era più la timidezza di diciotto mesi fa e nemmeno l'euforia di poco prima sul divano. C'era un'intensità fissa, quasi d'ossessione, che mi ha fatto correre un brivido lungo la schiena. "Sì", ha sussurrato, senza distogliere lo sguardo. "Mi è piaciuto fin troppo."
Ho deglutito, stringendo le mani sul volante, e ho proposto: "Senti... che ne dici se la settimana prossima proponiamo a Lorenzo il bis?"
Valentino ha tirato fuori il telefono, ha armeggiato per un secondo sullo schermo inviando un messaggio, poi lo ha riposto con uno scatto secco. "Ha già accettato. Ci vediamo da lui tra una settimana esatta."
Ha fatto una pausa, poi si è proteso leggermente verso di me, invadendo il mio spazio nell'abitacolo. L'atmosfera è diventata improvvisamente inquietante, pesante. "Però ascolta... non se ne parla di aspettare una settimana intera senza fare nulla. Io e te dobbiamo vederci prima. Fra tre giorni ci vediamo da soli, così mi fai una bella sega."
"Una sega, solo una", ho risposto, tenendo gli occhi sulla strada, mentre il cuore ricominciava a battere con una foga pazzesca, guidato da un misto di eccitazione e da una sottile vertigine.
"Sì, a meno che non vuoi fare altro", ha concluso lui, con un tono freddo e possessivo che non gli avevo mai sentito prima. Si è rimesso comodo sul sedile, continuando a fissarmi di profilo nell'ombra della macchina. "Dopo oggi... ho una maledetta nostalgia delle tue mani. Ma stavolta saremo io e te, senza nessuno a interromperci."
La voglia non era semplicemente tornata, si era trasformata in qualcosa di molto più profondo e pericoloso. Il doppio appuntamento era fissato, e sapevo che tra tre giorni, da soli nella stanza, quella sega sarebbe potuta essere una scintilla in grado di scatenare un incendio.
7
voti
voti
valutazione
2.9
2.9
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
La prigione perfetta
Commenti dei lettori al racconto erotico