E rientrammo a casa con gli occhi sgranati e il culo rotto

di
genere
gay

La strada verso l'hotel era volata via tra la musica nello stereo e quella solita complicità che, nonostante il tempo passato, non si era mai spenta. Io e Dario ci conoscevamo da una vita, ma tra noi c'era sempre stato quel "non detto", quel filo di tensione mai del tutto sciolto. La nostra era stata una piccola storia, fatta di sguardi carichi di intenzione, sfregamenti veloci, mani infilate sotto le magliette e toccatine che lasciavano sempre col fiato sospeso, senza che fossimo mai arrivati a consumare davvero. Poi la vita quotidiana ci aveva un po' allontanati, e questo concerto degli Hard Cocks era la scusa perfetta per ritrovarci.
​Avevamo prenotato una stanza per la notte per non dover guidare di ritorno dopo lo show. Quando alla reception ci hanno consegnato la chiave e siamo saliti in camera, spingendo la porta ci siamo trovati davanti un'unica cosa: un enorme letto matrimoniale al centro della stanza, con le lenzuola tirate a lucido.
​I nostri occhi si sono incrociati all'istante. Nessuno dei due ha detto "hanno sbagliato prenotazione" o "andiamo a chiedere due letti separati". Dario ha buttato il suo borsone a terra, si è voltato verso di me con un mezzo sorriso furbo e ha alzato le spalle:
"Beh... casualmente ci hanno dato un matrimoniale. O sarà stato un caso del destino?"
​Senza pensarci due volte, mi sono spogliato e sono rimasto in mutande, infilandomi sotto le coperte del lettone per godermi un attimo di relax dopo il viaggio. Dario, intanto, si era chiuso in bagno. Il tempo passava e lui non usciva più. Tra l'acqua che scorreva e il rumore del rubinetto, alla fine mi è venuta un'urgenza impellente di fare la pipì.
​Ho bussato leggermente alla porta e sono entrato. Dario si era appena fatto la doccia: era ancora completamente nudo, bagnato, e si stava lavando i denti chinato sul lavandino. Per raggiungere il WC dovevo per forza sfilare proprio dietro di lui, visto che lo spazio era strettissimo. La posizione in cui era piegato metteva in mostra tutto il suo corpo e in particolare il suo culetto sodo.
​Passandogli accanto per posizionarmi davanti alla tazza, l'ho guardato da dietro e non ho resistito dal lanciargli una battuta con un sorriso malizioso:
"Guarda che messa così, questa è una posizione davvero pericolosa..."
​Lui ha sputato il dentifricio nel lavandino, si è girato un secondo verso di me con gli occhi lucidi di intesa e ha risposto ironico:
"Ah sì? E che paura..."
​Ho fatto la mia pipì con il cuore che già iniziava a battere più forte. Finito di sistemarmi, dovevo ripassare di nuovo da quel passaggio stretto per uscire dal bagno. Dario però non si era scostato di un millimetro: era rimasto appoggiato al lavandino nella stessa identica posizione, come un invito silenzioso ma chiarissimo.
​A quel punto, anziché chiedere strada, mi sono incollato a lui da dietro. Ho posizionato il mio inguine, coperto solo dalle mutande, direttamente contro le sue natiche nude e ho iniziato a sfregare con lentezza e decisione. Sentire il contatto del suo corpo caldo e il mio cazzo che prendeva forza contro di lui ha fatto sparire ogni freno. Dario ha cacciato un sospiro profondo, inarcando leggermente la schiena all'indietro: non aspettava letteralmente altro che quello.
​Nei nostri vecchi incontri avevamo fatto tante cose, ma mai una situazione così diretta e spinta, con lui completamente nudo a farsi sfregare il culo senza fare una minima piega. Quella sua totale disponibilità era un segnale inequivocabile.
​Senza staccarmi dal suo schienale, ho calato le mutande e ho fatto saltare fuori il cazzo, già duro e caldissimo. L'ho adagiato direttamente tra le sue natiche sode e ho iniziato a farlo scorrere avanti e indietro, sentendo la pelle liscia del suo culetto sfregare contro di me. Passando sulla fessura, la cima del mio cazzo ha sfiorato il suo ano: sembrava davvero strettissimo, ma il fatto che Dario rimanesse lì, inarcato sul lavandino a respirare affannosamente senza protestare, era un chiaro invito a spingermi oltre.
​Avevamo bisogno di lubrificare per non fargli male. Ho allungato la mano sul bordo del lavandino verso il dispenser del sapone liquido, l'ho guardato nello specchio sopra il rubinetto e gli ho detto con voce bassa:
"Mettine un po' sulla mia mano."
​Dario, senza dire una parola e con gli occhi fissi nei miei attraverso lo specchio, ha allungato la mano, ha premuto il dispenser e mi ha fatto colare una generosa dose di sapone denso sul palmo.
​Ho strofinato le dita per distribuirlo, poi ho fatto scivolare la mano sotto di lui, raggiungendo il suo buchino stretto. Ho iniziato a spalmare il sapone, accarezzando la zona e spingendo delicatamente con un dito per ammorbidirlo e prepararlo. Dario ha emesso un piccolo gemito soffocato, lasciando cadere la testa in avanti.
​Quando ho sentito che la zona era ben scivolosa, ho impugnato la base del mio cazzo, l'ho posizionato proprio all'ingresso e, tenendolo saldo per i fianchi, ho continuato a spingere dentro di lui. L'avevo tanto desiderato e ora lo stavo finalmente facendo.
​L'ho tenuto stretto per i fianchi, sentendo sotto le dita la sua pelle ancora leggermente umida dalla doccia. Aver desiderato quel momento per così tanto tempo, dopo tutti i discorsi non detti, le toccatine a metà e le occasioni perse del passato, rendeva ogni millimetro che conquistavo un'emozione indescrivibile. Grazie al sapone e al fatto che lui fosse del tutto abbandonato all'impatto, la testa del mio cazzo ha superato la resistenza del suo ano stretto, facendosi strada verso l'interno. Dario ha afferrato con entrambe le mani i bordi del lavandino, stringendo le nocche fino a farle diventare bianche, e ha lasciato andare un lungo sospiro d'aria calda, un misto di sorpresa e godimento puro.
​"Dio... sei intero dentro..." ha mormorato guardandomi attraverso lo specchio con lo sguardo smarrito.
​Sentirlo completamente avvolto attorno a me mi ha fatto girare la testa. Ho preso un ritmo costante, tirando leggermente indietro i fianchi e poi spingendo di nuovo a fondo, lasciando che il contatto pelle contro pelle risuonasse nel piccolo bagno. Il suo culetto sodo ad ogni spinta batteva contro il mio inguine.
​Man mano che il sapone faceva scivolare tutto più facilmente, ho iniziato ad aumentare l'intensità delle spinte. Dario inarcava la schiena, accompagnando i miei movimenti e spingendo indietro a sua volta per sentirmi ancora più in profondità. I suoi gemiti, leggeri all'inizio, si sono fatti più frequenti e scoperti, rimbombando tra le piastrelle.
​L'impatto continuo e l'aderenza strettissima del suo buchino mi hanno portato al limite in pochissimo tempo. Sentendo la sua carne contrarsi attorno al mio cazzo ad ogni affondo, non sono riuscito a trattenermi oltre: ho afferrato ancora più forte i suoi fianchi, piantandomi a fondo dentro di lui, e sono venuto con una scarica travolgente, lasciando andare tutto me stesso. Dario ha cacciato un gemito acuto, tremando leggermente sulle gambe e appoggiandosi del tutto al lavandino per non cedere, godendosi fino all'ultimo secondo quell'unione che avevamo aspettato così a lungo.
​Mi sono lasciato cadere a pancia in su sul lettone, completamente stravolto ma con un senso di leggerezza addosso che non provavo da anni. Dopo un paio di minuti in cui ha fatto un po' di pulizia rapida nel lavandino, anche Dario è uscito dal bagno ed è venuto a coricarsi affianco a me.
​Siamo rimasti lì a fissare il soffitto nel silenzio della stanza, con i respiri che piano piano tornavano regolari. Mancavano ancora tantissime ore prima dell'inizio del concerto dei Hard Cocks di quel venerdì sera, e l'idea che la domenica saremmo dovuti ripartire ognuno per i fatti suoi mi sembrava già troppo stretta. Ho girato la testa sul cuscino e mi è venuto un pensiero chiarissimo in testa: “Come sarebbe bello chiedere al receptionist se la stanza è libera anche per la notte successiva...”
​Gli ho sfiorato il braccio e gli ho lanciato l'idea:
"Senti... ma se chiedessi giù se la camera è disponibile anche per domani notte?"
​Dario mi ha guardato fisso negli occhi, con un sorriso furbo che gli si allargava piano piano sul viso, e mi ha sparato la sua condizione:
"Ci sto... ma a un patto: solo se stavolta ti fai scopare pure tu."
​Gli ho dato una spinta scherzosa sulla spalla e ho risposto con un netto "No!". Tuttavia, sono sceso subito in reception e ho prenotato la stanza per un'altra notte. Quando sono risalito e gli ho detto che la stanza era nostra anche per il sabato, Dario mi ha fatto un sorrisetto malizioso: sperava eccome che gli dessi il mio culo ancora vergine.
​Ci siamo finalmente messi in tiro ed è stato un vero spasso. Il locale era strapieno, pieno di energia, luci e fumo. Quando la band è salita sul palco e ha attaccato con il primo pezzo, il volume della musica ci ha travolti del tutto. Siamo finiti dritti in mezzo alla folla sotto la cassa, a saltare, cantare a squarciagola e bere birra una dietro l'altra. Durante i pezzi più duri, il caos del pogo ci spingeva continuamente l'uno contro l'altro.
​Rientrati in camera dopo il concerto, la voglia di toccarci è esplosa di nuovo all'istante. Ci siamo spogliati lanciando i vestiti a terra e ci siamo buttati sul lettone. Stavolta mi sono posizionato sopra di lui e ho spinto forte, prendendo un ritmo deciso e profondo, sino a venire di nuovo sopra il suo petto.
​L'indomani mattina abbiamo fatto una bella colazione in hotel, poi siamo usciti a fare un giro per il centro e ci siamo concessi un pranzetto leggero in un locale tipico.
​Finito di mangiare siamo ritornati in hotel per una siesta. Quando ci siamo spogliati, prima che potessi mettermi sotto le coperte, Dario mi ha fatto cadere sul letto d'un colpo, mi ha sceso le mutande e ha incominciato a leccare il mio buchino. Sentire la sua lingua calda concentrata lì dietro mi faceva sciogliere. Dopotutto, se non avessi voluto, secondo te avrei prenotato un'altra notte?
​Dario ha alzato la testa e mi ha chiesto se ero pronto. Sento il suo cazzo prima poggiare delicatamente e poi entrare dentro di me. Finalmente, ho pensato tra me e me. La sensazione di pienezza era incredibile, e dopo che il mio buchino si è abituato alla sua misura, me lo sono goduto fino in fondo. Ha spinto con un ritmo costante e avvolgente fino a riempirmi del suo calore.
​Subito dopo, però, ho scopato nuovamente il suo culetto: prima me lo ha preso in bocca per riportarmelo duro, e poi gliel'ho piantato dentro a pecorina fino a venire di nuovo. Subito dopo ci siamo addormentati vicini, esausti.
​Di sera siamo usciti per una passeggiata e una cena tranquilla, e al rientro in stanza c'è stata una nuova scopata: prima lui ha preso me, e subito dopo io ho preso lui, chiudendo quel weekend in un'esplosione di passione.
​L'indomani mattina siamo rientrati ognuno nella propria casa col culo rotto per tutte quelle ore di sesso, ma con dei pensieri del tutto nuovi nella testa e la consapevolezza che tra noi non sarebbe finita lì.
scritto il
2026-08-11
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