Le voglie perverse

di
genere
gay

Eravamo arrivati a quel punto critico in cui la tensione si tagliava col coltello, ma nessuno dei due sapeva bene come fare il passo successivo. La nostra solita routine era uno struscio a vestiti addosso: io mi mettevo dietro di lui, lo stringevo e strofinavo la mia pelle contro la sua, sentendo il calore che passava attraverso la stoffa dei pantaloni. A volte lui allungava la mano all'indietro, cercava la mia patta e mi prendeva il cazzo in mano. Lo stringeva saldo tra le dita, immobile, facendomi sentire tutto il peso della sua presa, ma senza segarmi. Io muovevo leggermente il bacino, cercavo di fargli capire con il corpo che volevo quel movimento, ma lui si limitava a tenere la presa salda. Dal canto mio, una volta sola avevo allungato le dita sul suo davanti, sopra i pantaloni, giusto per sentirne la durezza.
​Proprio in quei giorni era sucedido un episodio strano a scuola. Il mio compagno di banco mi aveva chiesto di toccargli il cazzo e io gli avevo detto di no. Non per schifo, ma perché il mio cervello era completamente occupato da un altro pensiero. Io non avevo mai toccato prima un cazzo a mani nude, nemmeno quello di Matteo, il mio amico intimo. Se doveva succedere per la prima volta, non poteva essere per caso sotto un banco di scuola.
​Così, il pomeriggio stesso, quando sono tornato da Matteo, le cose sono cambiate. Durante il nostro solito struscio, ho fatto scivolare la mano in avanti. Ho cercato la sua zip, sono andato sotto la stoffa e l'ho preso in mano. Nudo. Era il suo cazzo l'unico a cui ero interessato. Le mie dita si sono chiuse attorno alla sua carne calda e ho iniziato a muovere la mano su e giù, facendogli la prima vera sega e facendolo venire.
​Il giorno dopo eravamo di nuovo in camera sua. Mi sono messo sul bordo del letto e ho iniziato a farmi una sega davanti a lui. Aspettavo che prendesse l'iniziativa, ma lui restava immobile a fissarmi. Vedendo che non si muoveva, appena ho finito mi sono chinato verso di lui, gli ho preso il cazzo in mano e l'ho segato di nuovo, facendolo venire per il secondo giorno consecutivo.
​Dopo che era venuto, abbiamo iniziato a parlare. Stranamente non parlavamo delle seghe, ma di scopare. Gli ho chiesto cosa fosse disposto a fare e lui mi ha fatto capire che ci stava a prendere il mio cazzo nel culo, ma ad una condizione: che lo facessi anch'io con lui.
​Siamo andati sul letto. Matteo si è messo a pecorina per primo. Io mi sono posizionato dietro di lui e ho provato a spingere, ma senza lubrificante la pelle faceva attrito e non c'era verso di scivolare dentro. Penetrazione fallita.
Vedendo che non ci riuscivo, si è fatto avanti lui: "Fa provare a me", mi ha detto.
Mi sono girato a pancia in giù sul materasso, alzando il culo. Matteo si è messo sopra di me, ha puntato la cappella contro il mio ingresso e ha iniziato a premere. Ha spinto con calma ma con decisione, e la testa del suo cazzo è scattata dentro. Sentire la sua carne allargare la mia e affondare fino in fondo mi ha spiazzato. Ha iniziato a muoversi, andando su e giù con spinte sempre più decise, scopandomi sul suo letto.
Quando ci siamo staccati, la situazione era assurda: ero partito con l'idea di fargli fare una sega e di scoparmelo, e invece gli avevo fatto due seghe ed ero finito io a prendermelo nel culo. Ma mentre ero lì a riprendere fiato, c'era solo un pensiero chiaro: comunque, mi era piaciuto un casino.
​Il giorno dopo c'era il nostro segnale: quando passavo sotto casa sua e vedevo le due ante della finestra della sua camera aperte, potevo salire. L'ho trovato disteso sul letto in boxer.
"Ti sei divertito ieri, vero?", gli ho chiesto scherzando.
"Sì... perché, tu no? Ora tocca a te", ha risposto.
"Per pareggiare i conti devo scoparti due volte", gli ho detto, "perché tanto lo so che tu vuoi scoparmi ancora".
È andato in bagno ed è tornato con un dispenser di sapone liquido. Ho voluto che fosse lui a spalmarmelo sul cazzo, poi si è girato e glielo ho spalmato io sul buchino. Si è messo a pecorina, mi sono posizionato dietro di lui e ho spinto: con il sapone la punta è scivolata dentro al primo colpo, fluida e profonda. Ho afferrato i suoi fianchi e l'ho scopato a ritmo costante finché non mi sono svuotato dentro di lui.
​Ci siamo rilassati un po' sul letto. Ma la voglia non era finita. Gli ho preso il cazzo in mano e gli ho chiesto: "Vuoi farlo ancora?".
"Se lo vuoi tu, sì", ha risposto.
Mi sono messo subito in posizione a pancia in giù, alzando il bacino. Matteo si è sistemato sopra di me, mi ha bloccato i fianchi con le mani e ha spinto. Sentire la testa del suo cazzo aprirmi ed entrare d'un fiato fino alle palle mi ha fatto cacciare un lungo sospiro. Ha iniziato a spingere con colpi secchi e precisi; il suo bacino sbatteva contro le mie natiche e a ogni affondo sentivo una scossa dritta lungo la spina dorsale. Essere scopato così, completamente abbandonato al suo ritmo, era fantastico.
​Da quel momento è diventato il nostro rituale. Ogni due o tre giorni ci vedevamo e ci scopavamo a vicenda. Avevo scoperto che mi piaceva da morire sia scopare che essere scopato da lui, senza più schemi o regole.
​Luglio stava ormai finendo. Il primo agosto Matteo è partito per tre settimane di vacanza in montagna con i suoi genitori. L'idea era di aspettarlo, ma la voglia ormai era diventata una costante e tre settimane da solo a casa erano troppe.
​Dopo appena una settimana non ho resistito. Ho preso il telefono, ho cercato il numero del mio compagno di banco e gli ho mandato un messaggio:
​"Ti ricordi cosa mi hai chiesto un giorno a scuola? Beh, se vale ancora... ho cambiato idea."
scritto il
2026-08-04
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