Andrea e Marco

di
genere
gay

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Marco aveva capito che quella sera sarebbe stata diversa nel momento stesso in cui Andrea aveva aperto la porta.
Non c'era stato bisogno di dirlo. Bastava una semplice occhiata.
Andrea indossava una camicia scura, aperta appena sul collo, e aveva quell'espressione tranquilla che Marco trovava insopportabilmente attraente. Si conoscevano da qualche settimana. Messaggi sempre più lunghi, battute sempre meno innocenti, qualche confessione fatta dopo mezzanotte. Eppure, fino a quel momento, nessuno dei due aveva oltrepassato davvero il confine.
“Entri o vuoi rimanere lì tutta la sera?”
Marco sorrise.
“Dipende. È un invito?”
Andrea si spostò lentamente dalla porta.
“Secondo te?”
L'appartamento era quasi buio. Soltanto una lampada accanto al divano illuminava il soggiorno. Marco si tolse la giacca e sentì immediatamente lo sguardo di Andrea seguirne ogni movimento.
“Che c'è?”
“Niente.”
“Mi stai fissando.”
Andrea si avvicinò.
“Forse.”
Adesso erano abbastanza vicini da non poter più fingere che fosse una conversazione normale.
Marco sentì il profumo della sua pelle. Abbassò per un istante gli occhi sulle labbra di Andrea, poi tornò a guardarlo.
Andrea se ne accorse.
“Se continui a guardarmi così…”
“Cosa succede?”
Andrea non rispose.
Fu Marco a colmare gli ultimi centimetri.
Il primo bacio fu quasi prudente, come se entrambi volessero concedersi ancora la possibilità di fermarsi. Durò soltanto qualche secondo.
Quando si separarono, però, nessuno dei due fece un passo indietro.
Andrea gli appoggiò una mano sul fianco.
“Era questo che volevi fare da quando sei entrato?”
Marco sorrise appena.
“Da molto prima.”
Il secondo bacio cancellò ogni esitazione.
Marco sentì la schiena incontrare lentamente la parete e lasciò sfuggire una risata soffocata contro le labbra di Andrea.
“Avevi programmato anche questo?”
“No.”
“Bugiardo.”
Andrea lo guardò negli occhi.
“Vuoi che mi fermi?”
Marco gli afferrò delicatamente la camicia e lo attirò nuovamente verso di sé.
Quella fu la risposta.
Le mani cominciarono a esplorarsi con crescente sicurezza, soffermandosi sui fianchi, sulla schiena, sulle spalle. Ogni contatto sembrava rendere l'attesa delle settimane precedenti ancora più evidente.
Andrea gli sfiorò il collo con le labbra.
Marco chiuse gli occhi.
“Continua.”
Una sola parola, pronunciata quasi sottovoce.
Andrea sorrise contro la sua pelle.
Poco dopo la camicia di Marco finì abbandonata sul bracciolo del divano. Quella di Andrea la raggiunse subito dopo.
Rimasero per qualche secondo immobili, uno davanti all'altro.
Non c'era più ironia nei loro sguardi.
Soltanto desiderio.
Marco fece scorrere lentamente una mano sul petto di Andrea, osservando la sua reazione.
“Sei molto più timido nei messaggi.”
“E tu parli molto di più.”
Marco rise.
Andrea gli prese la mano.
“Vieni.”
Attraversarono il corridoio senza accendere le luci. Davanti alla porta della camera Marco si fermò.
Andrea si voltò.
“Ripensamento?”
Marco gli si avvicinò fino a sfiorargli nuovamente le labbra.
“Esattamente il contrario.”
Entrarono.
La porta rimase socchiusa e, per qualche istante, dal corridoio arrivarono soltanto risate soffocate, qualche parola pronunciata troppo piano per essere capita e il rumore dei loro passi.
Poi Andrea allungò una mano verso la porta.
E questa volta la chiuse completamente…




scritto il
2026-08-24
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