Due di picche

di
genere
etero

Uscivamo sempre insieme: io, Gigi e Mary. Eravamo un trio inseparabile. Passavamo le serate a girare in auto, bere qualcosa e scherzare. Alla fine di ogni uscita la accompagnavamo sotto casa e lei, per salutarci, ci dava un bacio sulle labbra: prima a uno e poi all'altro.
​Con il passare del tempo la confidenza era salita alle stelle e si finiva spesso a scherzare su argomenti intimi. Una sera che ero in ritardo, Gigi le aveva detto per ridere che mi stavo facendo una sega. Quando li raggiunsi, Mary mi accolse con un sorrisetto: "Ah eccolo, finita questa lunghissima sega?". Risposi al gioco, ma lei aggiunse un dettaglio che fece calare il silenzio: "Pensavo di essere l'unica a masturbarmi...". Quella battuta aprì un varco. Incuriositi, la spingemmo a raccontarci di più, finché Gigi lanciò la provocazione: "Perché non ci fai vedere come fai?". Mary non si scompose e ribatté con un guanto di sfida: "Fatemi vedere prima come fate voi, poi forse...".
​Decidemmo che l'unico posto sicuro era la mia auto. Ci spostammo in una zona tranquilla e spegnemmo le luci. Le regole vennero fuori da sole: chi si masturbava andava sul sedile posteriore, la vera arena di tutta la vicenda. Fui il primo a salire dietro. L'imbarazzo era fortissimo, ma con quattro occhi puntati addosso sbottonai i pantaloni e mi servii della mia mano sotto lo sguardo magnetico di Mary e quello complice di Gigi. Venne poi il turno di Gigi, che salì dietro mentre Mary, dal sedile passeggero, lo fissava affascinata senza staccargli gli occhi di dosso.
​Infine toccò a lei. Mary passò dietro e noi ci girammo dai sedili anteriori. Si alzò la gonna, scostò gli slip e, con gli occhi chiusi e la lingua leggermente di fuori, iniziò a toccarsi. Lo fece come se fosse completamente sola nella sua stanza e noi fossimo semplici spettatori invisibili. Quando arrivò all'acme lo capimmo dalla voce: un urlato sensuale che riempì tutto l'abitacolo.
​"Com'è andata?" chiese risistemandosi.
"Bene!" dicemmo in coro.
"Da ripetere," aggiunsi io.
Ma Mary scosse la testa: "Certe cose si fanno una volta sola. E se proprio dovessimo rifarlo, voglio essere io a masturbare uno di voi".
​Non chiedemmo altro. La riaccompagnammo a casa sommersi dai pensieri e ci congedammo con il solito bacio sulle labbra.
​Nei giorni seguenti ne parlai con Gigi: "Se Mary si è spinta a tanto e ora propone di farcelo lei, non è che ci sta dicendo a modo suo che vuole scopare? Dobbiamo riprendere l'argomento senza essere invadenti". Quando glielo chiesi, Mary fu categorica. Si fermò sotto un lampione e con tono fermissimo chiarì i suoi confini: "Non voglio andare oltre. Posso farvi le seghe se volete, e prossimamente anche farmi toccare, ma non voglio scopare. Ho paura di restare incinta e voglio restare vergine".
​Stabilito il quadro, restava da capire chi sarebbe stato il primo. Mary risolse la questione a modo suo: "In ordine alfabetico di cognome. So quello di Gigi, ma non il tuo". Il cognome di Gigi iniziava per B, il mio per P. "Ho capito, tocca a Gigi", resi le armi.
​La sera stessa ci appartammo. Gigi e Mary sul sedile posteriore, io davanti al posto di guida a fare da spettatore. La regola d'oro di Mary era ferrea: "Niente mani su di me, o sarà l'ultima volta". Con abilità e curiosità gli sbottonò i jeans e lo portò all'orgasmo tra le sue mani. Finito tutto, Gigi la ringraziò e lei mi guardò nello specchietto: "La legge dell'alfabeto dice che domani tocca a te".
​Speravo di non dover attendere il giorno dopo, ma dovetti ingoiare il rospo. La sera successiva non servì nemmeno appartarsi lontani: ci fermammo semplicemente nel parcheggio di fronte al portone di casa sua. Passai dietro con lei, mentre Gigi faceva da palo davanti. Mary mi prese il cazzo tra le dita e, con un ritmo calcolato, mi fece venire in pochi minuti.
​Da quel momento Mary impose una rigida turnazione: un giorno la sega a Gigi, un giorno a me, e il terzo giorno pausa completa "da amici", senza toccarsi. Durante uno di questi terzi giorni, al bar, le riproposi il tema: "Se non vuoi rischiare la verginità o gravidanze, ci sono altri modi per farsi venire... la bocca o l'anale, per esempio". Mary non bocciò nessuna delle due opzioni, ma ricordò: "Prima c'è il passo di farmi toccare".
​Un mese dopo, il destino sparigliò le carte. Dovetti prestare la macchina a mio fratello e lui in cambio mi diede le chiavi del "Club", una stanza privata che condivideva con gli amici. Quel giorno Gigi aveva la febbre e andai al Club da solo con Mary. Era il giorno in cui la sega spettava a me, ma trovandoci soli in quel luogo intimo scattò una scintilla diversa.
​Ci baciammo per la prima volta con la lingua, con una passione mai avuta prima. Mary non solo cercò subito il mio cazzo, ma prese la mia mano e la indirizzò sulla sua fica bagnata. Le infilai prima uno, poi due, poi tre dita. Preso dalla foga, le infilai anche un dito nell'ano. Non solo mi lasciò fare, ma sussurrò decisa: "Facciamolo".
​Si spogliò completamente e si mise a pancia in giù sul divano. Ho capito cosa intendeva: niente vagina per non perdere la verginità, ma via libera all'anale. Le salii sopra e la penetrai nel culo. Non le feci male e lei godeva a ogni affondo. Mentre la scopavo pensavo a Gigi, ma quando venni dentro di lei, Mary si girò e mi disse con fermezza: "Per ora questo è il nostro segreto. A Gigi non dire niente".
​Nei giorni in cui Gigi restò a casa con la febbre, andammo al Club tutti i giorni. Facemmo sesso anale ogni volta e lei iniziò anche a prendermelo in bocca, senza mai fare un pompino completo. Mi confessò che con me aveva trovato un'intesa perfetta e che dovevamo liberarci di Gigi.
​Quando Gigi si riprese, riprendemmo la solita turnazione come se nulla fosse. Il giorno in cui la sega toccava a Gigi, Mary gli si avvicinò e, con grande sorpresa di tutti, gli fece un pompino completo fino a farlo venire in bocca — cosa che con me non aveva mai fatto. Non appena Gigi venne, Mary usò quella scena come pretesto calcolato per piantare un casino, mandarlo a quel paese e dirgli che con lui non avrebbe mai più fatto nulla.
​Gigi venne tagliato fuori definitivamente. Mary diventò la mia ragazza a tutti gli effetti. E nonostante la nostra storia fosse nata tra le ombre di un sedile posteriore, con seghe condivise e un pompino dato al mio migliore amico davanti ai miei occhi, da quel giorno filammo via insieme, d'amore e d'accordo.
scritto il
2026-08-14
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