E se...(2)

di
genere
gay

Ora eravamo a casa sua, nella sua camera da letto gelida per l'aria condizionata. Non mi ero ancora spogliato: ero seduto sul bordo del letto, con i jeans e la maglietta ancora addosso, mentre Valentino era sdraiato sul materasso a pancia in su. Il mio culo era lontano da lui, piantato sull'orlo della rete, creando una distanza di sicurezza che in quel momento mi faceva sentire ancora in controllo.
​Ho allungato il braccio e ho afferrato il suo cazzo. Ho iniziato a muovere la mano su e giù, con regolarità, tenendo gli occhi piantati sul suo viso. Volevo guardarlo mentre succedeva, volevo studiare ogni minima contrazione dei suoi lineamenti. Valentino teneva le gambe leggermente divaricate ed espirava forte dal naso a ogni mio passaggio, sollevando appena il bacino per incastrare il mio ritmo. Il contrasto tra me, completamente coperto dai vestiti, e lui, nudo e vulnerabile sotto la mia presa, rendeva tutto maledettamente intenso. Ma era solo questione di istanti.
​Il suo respiro è diventato improvvisamente un rantolo corto, spezzato. Ho visto la sua mascella contrarsi e le sue dita stringere le lenzuola: era arrivato al limite, stava per venire.
​In quel preciso millisecondo, guidato da un impulso improvviso, mi sono sfilato la maglietta e i jeans con movimenti frenetici, fiondandoli sul pavimento. Sono rimasto completamente nudo nel gelo della stanza. Ma alla visione del mio corpo nudo mi ha chiesto di posizionarmi con le spalle verso il suo viso e il mio culo nudo vicinissimo alle sue mani, pronto a subire la sua reazione se avesse voluto toccarmi. Ho allungato la mano all'indietro, continuando a stringere e a dare gli ultimi colpi spietati al suo cazzo senza più guardarlo negli occhi, offrendogli la mia schiena e la mia totale vulnerabilità.
​Valentino ha cacciato un gemito rauco, profondo, che ha squarciato il silenzio condizionato della stanza. Sentendo il mio corpo girato, ha reagito d'istinto: la sua mano è scattata in avanti, andando a premere contro la mia schiena nuda mentre il suo cazzo si irrigidiva al massimo tra le mie dita.
​Ha iniziato a pulsare selvaggiamente, liberando fiotti caldi e densi che mi hanno bagnato interamente il palmo e le dita, con qualche schizzo che è finito contro le mie cosce. Sono rimasto immobile, con le spalle tese verso di lui, sentendo il calore del suo orgasmo spegnersi lentamente alle mie spalle mentre il suo petto si abbassava esausto sul materasso.
​Il ronzio dell'aria condizionata è tornato a farsi sentire, gelido sulla mia schiena nuda. Io ero ancora lì, girato di spalle, con il mio culo a pochi centimetri dal suo viso e il mio cazzo, ancora completamente dritto e teso, che puntava verso il vuoto davanti a me.
​Il silenzio tra di noi è stato spezzato da un movimento lento, quasi calcolato. Valentino ha sollevato la mano destra dal materasso e, trovandoselo praticamente davanti, ha appoggiato il palmo aperto sul mio culo nudo. La sua pelle era ancora bollente, e quel contatto improvviso mi ha fatto sussultare, mandandomi una scossa dritta lungo la spina dorsale. Ha stretto le dita con decisione, affondandole nella carne. Non potevo vederlo in faccia, ma ho sentito il suo fiato caldo colpirmi la pelle della schiena.
​"Cosa ne dici se...", ha sussurrato, lasciando la frase volutamente a metà.
​La frase è rimasta lì, sospesa per una frazione di secondo, prima di essere cancellata dai fatti. Valentino non ha aspettato una mia risposta. Le sue dita si sono mosse sul mio culo, scivolando con precisione millimetrica fino al centro, dove la pelle era più tesa e sensibile. Senza un briciolo di esitazione, usando il velo di liquido che lubrificava la situazione, ha spinto con decisione. Mi ha infilato un dito.
​Ho cacciato un respiro corto, strozzato in gola, inarcando la schiena mentre il bacino sussultava per la sorpresa e per l'intensità della sensazione. Sentire quel calore estraneo e profondo penetrarmi nel bel mezzo del gelo della stanza mi ha provocato una vertigine violenta. Valentino non ha ritratto la mano. Ha iniziato a muoverlo. Un movimento lento, avanti e indietro, un centimetro alla volta, esplorando le mie pareti che si contraevano d'istinto intorno a lui.
​Mettiti così.., ha sussurrato Valentino, avvicinandosi al mio culo messo alla pecorina. Mi hai detto che mi facevi solo una sega in macchina.
​Quelle parole mi hanno risvegliato da quella specie di trance. Infatti te ne ho fatta solo una, ho ribattuto con il fiato corto, cercando di mascherare il tremito della mia voce.
​Vediamo quanto ci metti a venire senza che nessuno ti tocchi, continuando col dito nel culo.
​Quella sfida mi è piovuta addosso come benzina sul fuoco. Valentino ha accelerato. Il suo braccio si muoveva con una regolarità spietata alle mie spalle, mentre la sua mano sinistra è tornata a piantarsi sul mio fianco, stringendo la carne per tenermi fermo, inchiodato al suo ritmo. Ogni volta che il dito fletteva verso l'alto, colpendo quel punto esatto, un brivido violentissimo mi squarciava lo stomaco.
​Il mio cazzo pulsava a vuoto davanti a me, talmente teso da fare male, la cappella completamente lucida che continuava a rilasciare gocce bagnate. Ci sei quasi..., ha mormorato lui, accorgendosi del mio respiro rotto. Ha inclinato leggermente la mano, aumentando la pressione interna, spingendo ancora più a fondo.
​Quell’ultimo millimetro è stato il punto di non ritorno. La testa mi è scattata all’indietro, gli occhi si sono chiusi da soli e tutto il mio corpo si è irrigidito in una morsa elettrica. Senza che una sola mano lo toccasse, il mio cazzo è scattato verso l'alto e ha iniziato a sparare fiotti caldi e densi sul letto. Ho cacciato un gemito profondo, mentre il bacino continuava a sussultare da solo sopra il suo dito, svuotandosi completamente. Quando l'ultima pulsazione si è spenta, sono crollato in avanti sul letto. Valentino ha sfilato lentamente il dito, lasciandomi un senso di vuoto improvviso.
​Ero ancora stordito, sul ventre. Prima ancora che potessi riprendere il controllo del mio corpo, Valentino si è mosso. Con un'agilità spietata si è messo in ginocchio sopra di me, scavalcando le mie gambe. Il suo cazzo, alimentato dall'adrenalina e dal potere che aveva appena esercitato su di me, era tornato completamente dritto, teso e lucido.
​Mi ha afferrato per i fianchi con entrambe le mani, sollevandomi il bacino con una forza che non ammetteva repliche, puntando le sue ginocchia sul materasso ai lati delle mie cosce. Senza darmici il tempo di pensare, sfruttando la lubrificazione naturale di tutto quello che era successo un attimo prima, ha puntato la cappella contro l'ingresso ancora teso e pulsante. Ha spinto con decisione, un colpo secco e profondo.
​Mi ha infilato il cazzo.
​Ho cacciato un urlo soffocato contro il cuscino, stringendo le lenzuola. La sensazione di pienezza è stata immediata, violenta. Ha iniziato a spingere con un ritmo regolare, pesante, che faceva cigolare il letto. Ogni volta che affondava, il mio bacino sbatteva contro il materasso. Valentino ha allungato le mani in avanti, bloccandomi le spalle contro il letto per avere più leva.
​Ha stretto le dita nella mia carne, piantando le unghie nelle mie spalle mentre dava gli ultimi, violentissimi colpi, affondando fino alla radice. Ha cacciato un urlo rauco, soffocato contro il mio collo, e si è irrigidito dentro di me, versando il suo seme profondo e abbondante, mentre tutto il suo peso si abbandonava esausto sopra la mia schiena.
​Siamo rimasti immobili per quelli che sono sembrati minuti interminabili, schiacciati dal peso dei nostri respiri. Mi sono girato leggermente di lato, liberandomi dal suo peso, e mi sono appoggiato su un gomito per guardarlo in faccia. Valentino era sdraiato sul dorso, la pelle lucida di sudore.
​L'ho fissato per un istante, sentendo ancora l'eco di quel piacere violento scorrermi sotto la pelle. Poi, con un sorriso sottile, ho lanciato la mia provocazione per cercare di riprendere il controllo della situazione.
​E se..., ho esordito, lasciando cadere le parole con studiata lentezza. Ti propongo di saltare l'appuntamento con Lorenzo e torniamo qua, soli io e te? Hai visto, no? Mi piace il tuo cazzo e lo voglio ancora. Inutile far finta di niente ormai.
​Valentino non si è mosso, ma ho visto la sua mascella contrarsi impercettibilmente. Ha girato lentamente la testa verso di me, i suoi occhi scuri che mi piantavano lo sguardo addosso, cercando di capire se stessi scherzando o se facessi sul serio. Ha cacciato un mezzo riso dal naso, un suono basso e roco. Ha stretto le dita dietro la mia nuca, non per una carezza, ma per inchiodarmi lì, a pochi centimetri dal suo viso.
​Saltare l'appuntamento?
​Io non salto proprio un bel niente, ha continuato, scandendo le parole con una calma spietata. Io voglio scoparvi tutti e due. Uno dopo l’altro. Prima tu, poi lui. O forse al contrario, decido io quando siamo là.
​Il mio cazzo ha avuto un sussulto involontario contro il lenzuolo, reagendo a quella violenza verbale. Valentino se n'è accorto, ha abbassato lo sguardo sulla mia carne che ricominciava a pulsare e il suo ghigno si è fatto ancora più largo, viscido e soddisfatto.
​E non finisce qui ha aggiunto, rialzando gli occhi nei miei, dilatati dalla perversione di quel pensiero. Poi voglio mettermi comodo. Voglio starti davanti, guardarti dritto in faccia mentre ti fai scopare da Lorenzo. Voglio vedere che faccia fai quando c'è lo prendi nel culo.
​Le sue parole sono cadute come macigni nel gelo della stanza. L'appuntamento di quattro giorni dopo non era saltato: era diventato il palcoscenico della sua perversione.
scritto il
2026-07-07
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