Non sfondarmi, Jabari

di
genere
gay

L'atletica è sempre stata la mia passione, ma quel giorno, al campo di gara, la mia attenzione è volata del tutto altrove. L'ho notato subito tra gli spogliatoi e la pista: si chiamava Jabari, un ragazzo originario del Kenya, con un fisico scolpito, gambe lunghe e un sorriso che trasmetteva un calore incredibile. Non avevo mai avuto rapporti con altri ragazzi prima di allora, ma fin dal primo momento in cui i nostri sguardi si sono incrociati c'è stata un'attrazione reciproca, fortissima e immediata, che non si poteva ignorare.
​Finita la gara, con l'adrenalina ancora in circolo, ci siamo cercati con lo sguardo e ci siamo allontanati insieme verso la zona sul retro degli spogliatoi, un angolo nascosto e riparato dove sapevamo che nessuno ci avrebbe disturbato.
​Il contatto è stato travolgente. Senza dire una parola ci siamo spinti contro il muro e ci siamo scambiati una cascata di baci intensi, appassionati, scoprendo per la prima volta quella sensazione nuova che mi faceva battere il cuore a mille. Sopraffatto dall'eccitazione, ho fatto scivolare la mano verso i suoi calzoncini e ho preso in mano il suo cazzo, enorme e durissimo, iniziando a segarlo lentamente per farlo godere.
​Jabari però ha fermato con dolcezza il movimento della mia mano, mi ha guardato negli occhi con intensità e, scuotendo la testa, mi ha fatto capire che non voleva quello: voleva scoparmi.
​L'ho guardato quasi spaventato dalla stazza e dalla lunghezza che sentivo tra le mani e gli ho detto d'istinto:
"Ma tu mi sfondi! Non ho mai fatto sesso con un uomo..."
​Jabari mi ha accarezzato il viso con il palmo della mano, sfoderando un sorriso rassicurante e uno sguardo dolcissimo:
"Io ti voglio bene, non ti sfondo... Faccio piano piano, non ti faccio male, ti fidi di me?"
​Mi ha fatto voltare delicatamente verso il muro e, con estrema dolcezza, ha fatto scivolare una mano tra le mie natiche. Ha bagnato un dito e ha iniziato a infilarmelo nel culo, muovendolo con calma, facendolo scorrere dentro e fuori per farmi rilassare. Il contatto era incredibile: invece di spaventarmi, quella sensazione nuova ha iniziato a darmi un piacere profondo e caldissimo che mi attraversava tutta la schiena. Mi sono appoggiato con le mani alla parete, lasciando che lui preparasse il mio corpo senza alcuna fretta.
​Dopo un po', sentendomi morbido e del tutto rilassato, Jabari ha avvicinato la sua bocca al mio orecchio. Con il respiro caldo sulla pelle mi ha chiesto a bassa voce: "Sei pronto?"
L'ho guardato da sopra la spalla e, senza esitare, gli ho risposto: "Sì".
​L'ho sentito posizionarsi dietro di me. Con una mano mi teneva saldamente i fianchi per rassicurarmi, mentre con l'altra guidava la cima del suo cazzo contro il mio buchino. Quando ho avvertito quella pressione calda e imponente spingere per entrare, ho chiuso gli occhi d'istinto e ho stretto i denti. All'inizio mi ha fatto un po' male: sentire quella stazza enorme farsi spazio dentro di me era un'emozione forte e intensa, e mi ha fatto scappare un leggero gemito di tensione.
​Jabari se n'è accorto subito e ha mantenuto la promessa: non ha forzato. È rimasto completamente fermo dentro di me, senza muoversi di un millimetro, permettendomi di abituarmi a quella sensazione di pienezza. Con la bocca ha iniziato a baciarmi il collo e le spalle, sussurrandomi parole dolci per farmi sciogliere la tensione.
​A poco a poco, man mano che il mio corpo si rilassava sotto le sue mani esperte, quel fastidio iniziale si è trasformato in un calore diffuso. Quando ha sentito che mi ero abituato alla sua misura, ha preso a pompare avanti e indietro, mantenendo un ritmo profondo e costante. Non sentivo più dolore, solo piacere: una sensazione pura, travolgente e caldissima che ad ogni sua spinta mi risaliva lungo la colonna vertebrale.
​A circa metà amplesso, sopraffatto da quell'intensità mai provata prima, il mio corpo ha ceduto d'un tratto: sono venuto per la prima volta, del tutto senza mani. Jabari non si è fermato e ha continuato a muoversi dentro di me. Poco dopo, sentendolo irrigidirsi dietro di me, sono venuto nuovamente, proprio nel momento esatto in cui anche lui ha raggiunto il culmine. Ho sentito lo sperma caldo dentro il mio culo, una sensazione di intimità e pienezza che mi ha fatto tremare le gambe.
​Ancora ansimante, Jabari si è piegato su di me, cingendomi la vita. Mi ha dato un bacio affettuoso sulla spalla e poi mi ha detto quella frase che sarebbe diventata il suo marchio di fabbrica:
"Hai visto che non ti ho sfondato?"
​Il giorno dopo, anche se lui aveva cercato di essere delicato, un po' il culo mi faceva male. Ci siamo visti, ci siamo dati tanti baci e poi abbiamo preso un caffè al bar. Non mi ha chiesto sesso: mi ha dato la dimostrazione che non era interessato solo a quello, ma a me come persona.
​Dopo due giorni avevamo appuntamento al casolare di campagna della mia famiglia, un posto sicuro e lontano da occhi indiscreti. Dopo la solita dose di baci ci siamo spogliati e mi sono goduto ancora quel cazzo: i dolori erano del tutto passati e mi ha fatto godere tantissimo. Dopo essere venuto, mi ha detto di nuovo quella frase che ormai era il suo cavallo di battaglia: "Hai visto che neanche oggi ti ho sfondato?"
​Avevamo bisogno di vederci spesso e forse non siamo stati abbastanza attenti. Un ragazzo che ha un terreno vicino al casolare deve averci visti una volta e la seconda ha deciso di sbirciare per vedere cosa combinavamo: mi ha visto alla pecorina mentre prendevo il cazzo di Jabari.
​Me lo disse solo dopo qualche giorno di avermi visto, buttandomi lì una proposta: "Se ti piace così tanto, vorrei farlo anch'io con te". La mia risposta, anche se sincera, non è stata del tutto capita da lui: gli spiegai che io scopavo con Jabari non perché mi piacesse prenderlo nel culo tanto per farlo con chiunque, ma perché eravamo innamorati, ed era quell'amore a fare la differenza.
​Purtroppo, poco dopo, è arrivata una doccia fredda. Jabari mi aveva nascosto che suo padre era un famoso chirurgo e che aveva chiesto il trasferimento in una clinica privata in Germania. Il trasferimento era imminente. Jabari fu molto onesto con me: "Inutile nasconderlo, non ti voglio illudere e far perdere tempo. Sarà quasi impossibile rivederci... facciamolo per l'ultima volta".
​Ero restio a concedermi così, sapendo che sarebbe stato un addio. Volevo quasi farmi del male per la disperazione, perciò per quell'ultimo incontro non ho voluto baci: volevo solo il suo cazzo dentro di me, per anestetizzare il dolore che mi spezzava il cuore. Jabari ha rispettato il mio silenzio, dandomi un ultimo momento d'amore profondo e doloroso.
​Finito l'atto, non volevo vederlo andare via, perciò sono scappato dalla disperazione prima ancora che potesse salutare.
​Per staccare da tutto, ho accettato un impiego in un albergo in Portogallo con un contratto da sei mesi. Durante il contratto, però, un grave lutto in famiglia mi ha costretto a rientrare prima del previsto.
​Una sera, tornato a casa, ho incontrato Mario — il ragazzo del terreno vicino al casolare che mi aveva visto con Jabari — seduto su una panchina. Ci siamo messi a parlare, gli ho raccontato di me, del Portogallo e del lutto. Ma mentre gli parlavo, il bisogno fisico ha preso il sopravvento: ero già da troppo tempo che non prendevo un cazzo. Continuai a toccarlo sulla panchina fino a prendere il suo cazzo in mano, ma poi abbiamo deciso di spostarci al casolare.
​Lì ci siamo spogliati e mi sono fatto prendere da lui. Non c'era l'amore che provavo per Jabari, ma era un modo per sfogare la solitudine e la mancanza di quel contatto. Con Mario è diventata una frequentazione fisica costante per qualche tempo, ma dentro di me il ricordo di Jabari non si era mai spento.
​Fino a quando, un pomeriggio, il mio telefono ha squillato con un numero tedesco. Era Jabari. Mi disse che non aveva mai smesso di pensarmi e che era riuscito a ritrovare il mio contatto. Era tornato in Italia solo per vedermi.
​Ci siamo dati appuntamento al solito casolare. Quando ci siamo rivisti, l'emozione e la passione sono esplose all'istante. Ci siamo spogliati e sono tornato a prendere il suo cazzo, ritrovando quella sensazione perfetta di pienezza che solo lui sapeva darmi. Siamo venuti insieme e, come sempre, dopo avermi riempito del suo calore, mi ha stretto a sé e mi ha sussurrato all'orecchio:
"Hai visto che neanche oggi ti ho sfondato?"
​Subito dopo gli ho confessato di Mario e di quello che era successo mentre lui era via. Jabari mi ha ascoltato con dolcezza, capendo la mia solitudine e senza rinfacciarmi nulla. Il giorno seguente ho parlato con Mario per chiudere la nostra storia in modo chiaro, e con Jabari abbiamo deciso di non perderci mai più, pronti a costruire il nostro futuro insieme, superando ogni distanza.
scritto il
2026-08-08
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