La cessione di Annette - Storia di una coppia (parte 15)
di
Kugher
genere
sadomaso
Annette continuava a cercare gli occhi di Fausto e, puntualmente, li trovava, sempre attento su di lei.
A bocce ferme, avrebbe apprezzato tutto quanto accaduto quella sera. Lei era stata esibita prima genericamente alla sala e, poi, nel dettaglio, laddove l’umiliazione scelta era perfettamente congrua con la personalità delle singole persone davanti alle quali veniva esibita.
Davanti all'insegnante non avrebbe saputo scegliere un trattamento diverso dalla disciplina necessaria per resistere al peso sulla schiena, parimenti davanti alla dirigente che godeva delle disgrazie altrui, o alla coppia alla quale eccitava il dolore della sottomissione.
Sentiva esibita una parte di sé davanti alle persone giuste, così da trarre dalla situazione il massimo del piacere, suo e degli ospiti. Anche per i Padroni l’esperienza era prima psicologica che fisica e questa cosa le scatenò ulteriore eccitazione, apprezzando la cura e l’attenzione di chi l’aveva “acquistata” all’asta con il prezzo della fantasia.
Soprattutto, nessuno l’aveva toccata, fatta eccezione per i due Padroni. Le parve ovvia questa scelta, in quanto lo scopo della serata era quella di esibirla, di evidenziare e soddisfare il suo lato esibizionistico che lei non sapeva di avere in maniera così potente dentro di sé, sempre rimasto latente, come se fosse dietro un angolo a fare capolino ogni tanto, in attesa di essere trovato.
La sua eccitazione fisica e psicologica era altissima.
L’eccitazione nella sala era palpabile, sembrava non solo di vederla ma anche di toccarla, poterla impugnare, stringere, accarezzare, usare per spalmarla sul corpo caldo e trarre ulteriore piacere, mentre con la mano viene posata sui seni e portata alla figa, trovandola bagnata e contribuendo a renderla ulteriormente umida.
Fu portata, in piedi ed al guinzaglio, ad altro tavolo dove stavano seduti due uomini ai quali attribuiva circa 50 anni.
Annette ancheggiò per evidenziare le curve dei fianchi ed il culo che sapeva di avere bello.
I polsi sempre uniti dietro alla schiena legate dalle manette immaginarie. La postura le consentiva di trasmettere una sensazione di sottomessa cattività, oltre che ad esporre bene i seni ed i capezzoli, così da invitare gli spettatori a desiderare ulteriormente quel corpo offerto.
Sergio era evidentemente eccitato.
Davanti al tavolo dei due uomini venne fatta inginocchiare. Il Padrone estrasse il cazzo. Tirò il guinzaglio così da avvicinarla affinchè potesse prenderlo in bocca.
Prima di fare il pompino, Annette guardò ancora il marito, là in fondo attento si di lei. Sergio provò un senso di fastidio (o invidia) in quello sguardo di intesa tra marito e moglie mentre la donna stava per succhiargli il cazzo. Da scopatore si sentì uno strumento dell’intimità di quei due, una intimità che lui non aveva mai provato e, anzi, aveva sempre respinto per il timore del dolore che un rapporto avrebbe potuto dare al momento in cui sarebbe finito, dando per scontato che una relazione è destinata sempre a terminare.
Mentre succhiava il cazzo, Annette volle guardare bene i due uomini. Li trovava grezzi, tipiche persone che si vantano di non saper portare un vestito elegante, al punto da dare la sensazione che lo avessero preso a noleggio.
Le davano una sensazione di timore, sembrandole due bruti che non avrebbero avuto nessuno scrupolo nell'usarla per soddisfarsi sessualmente, come fosse solo un corpo da scopare e da godere, senza nessuna attenzione e rispetto.
Davanti a quei due si sentì oggetto, schiava, una schiava da sesso e basta, una di quelle rinchiuse in una cella dalla quale viene fatta uscire solo per soddisfare sessualmente i Padroni nelle maniere più turpi. Due uomini che mentre la scopavano l’avrebbero frustata e insultata senza pietà alcuna.
Si sentiva una merce o, meglio, sentiva che quei due la guardavano come tale.
Guardata, vista, desiderata da tutti ma in posizioni e ruoli diversi. Si sentiva tante persone contemporaneamente se era in grado di stimolare diversi modi di essere guardata e desiderata.
Si immaginò mentre camminava con un vestito seducente in luogo pubblico e, con l’esperienza ravvicinata di quella sera, sapeva che ciascuno sguardo era diverso dall’altro, chi la spogliava, chi la toccava, chi la scopava rudemente ed altri delicatamente, chi invece magari ne voleva essere sottomesso e stare sotto i suoi piedi mentre camminava con i tacchi su di loro.
Era una e mille eppure era solo lei.
Sergio estrasse il cazzo e la fece appoggiare col busto sul tavolo di quei duri che la stavano letteralmente scopando con gli occhi.
Il Padrone le posò una mano sul collo e la penetrò con forza nella figa bagnatissima.
La faccia schiacciata sul tavolo era rivolta verso i due uomini che evidentemente la bramavano, la volevano scopare e non si sarebbe stupita se li avesse visti portare le mani ai loro cazzi per masturnarsi mentre il Padrone la stava scopando.
Provò piacere nel pensare a quanti, vedendola per strada o in ufficio, in palestra, in qualsiasi posto, si sarebbero masturbati pensando a lei.
Vide arrivare la ragazza dai capelli neri, quella che secondo lei era una schiava.
La vide con la coda dell’occhio inginocchiarsi accanto a Sergio che parve meravigliato, come se la cosa non fosse programmata.
La ragazza aprì leggermente la bocca ed estrasse appena la punta della lingua, quale invito per quel cazzo a scaricare lo sperma nella sua bocca.
Annette immaginò che la ragazza avesse ricevuto l’ordine dal suo Padrone che era al tavolo con lei.
Sergio approfittò della situazione. Uscì da lei e, presa la ragazza per i capelli lunghi e neri, le infilò il cazzo fino in fondo alla bocca. Fu evidente il momento in cui venne così come fu evidente l’ingoio da parte della schiava dai capelli lunghi e neri.
Il posto di Sergio venne preso da Matteo il quale fece operazione inversa. Lasciò Annette stesa sul tavolo di quei due uomini grezzi e volgari. Infilò il cazzo nella bocca della schiava dai capelli neri e, quando fu soddisfatto, lo infilò nella figa di Annette.
Matteo la prese per i capelli, tirandole indietro la testa per fargliela girare verso i due uomini che la guardavano con l’evidente bisogno, più che semplice desiderio, di scoparla duramente.
Annette sentì il piacere di Matteo crescere sempre più.
Quando l’uomo tirò fuori il cazzo dal suo sesso immaginò che lo averbbe infilato nella bocca della giovane schiava inginocchiata. Invece lo infilò nel suo culo dove entrò senza difficoltà.
La mano dell’uomo era posata sulla sua schiena e la teneva con forza schiacciata sul tavolo davanti ai due uomini grezzi.
Spinse, spinse forte fino a che non le godette nel culo.
Solo allora estrasse il cazzo per farsi pulire dalla lingua della schiava dai lunghi capelli neri, inginocchiata accanto a lui in attesa di essere usata.
Calmati animi e respiri, Matteo la prese per il guinzaglio e, facendosi seguire in piedi, la portò fino a Fausto. Liberò il marito e li condusse entrambi, tenendoli per il guinzaglio, oltre la porta dalla quale era iniziato tutto e con la chiusura della quale, alle loro spalle, si concluse anche la scena per restituire l’attrice alla persona.
A bocce ferme, avrebbe apprezzato tutto quanto accaduto quella sera. Lei era stata esibita prima genericamente alla sala e, poi, nel dettaglio, laddove l’umiliazione scelta era perfettamente congrua con la personalità delle singole persone davanti alle quali veniva esibita.
Davanti all'insegnante non avrebbe saputo scegliere un trattamento diverso dalla disciplina necessaria per resistere al peso sulla schiena, parimenti davanti alla dirigente che godeva delle disgrazie altrui, o alla coppia alla quale eccitava il dolore della sottomissione.
Sentiva esibita una parte di sé davanti alle persone giuste, così da trarre dalla situazione il massimo del piacere, suo e degli ospiti. Anche per i Padroni l’esperienza era prima psicologica che fisica e questa cosa le scatenò ulteriore eccitazione, apprezzando la cura e l’attenzione di chi l’aveva “acquistata” all’asta con il prezzo della fantasia.
Soprattutto, nessuno l’aveva toccata, fatta eccezione per i due Padroni. Le parve ovvia questa scelta, in quanto lo scopo della serata era quella di esibirla, di evidenziare e soddisfare il suo lato esibizionistico che lei non sapeva di avere in maniera così potente dentro di sé, sempre rimasto latente, come se fosse dietro un angolo a fare capolino ogni tanto, in attesa di essere trovato.
La sua eccitazione fisica e psicologica era altissima.
L’eccitazione nella sala era palpabile, sembrava non solo di vederla ma anche di toccarla, poterla impugnare, stringere, accarezzare, usare per spalmarla sul corpo caldo e trarre ulteriore piacere, mentre con la mano viene posata sui seni e portata alla figa, trovandola bagnata e contribuendo a renderla ulteriormente umida.
Fu portata, in piedi ed al guinzaglio, ad altro tavolo dove stavano seduti due uomini ai quali attribuiva circa 50 anni.
Annette ancheggiò per evidenziare le curve dei fianchi ed il culo che sapeva di avere bello.
I polsi sempre uniti dietro alla schiena legate dalle manette immaginarie. La postura le consentiva di trasmettere una sensazione di sottomessa cattività, oltre che ad esporre bene i seni ed i capezzoli, così da invitare gli spettatori a desiderare ulteriormente quel corpo offerto.
Sergio era evidentemente eccitato.
Davanti al tavolo dei due uomini venne fatta inginocchiare. Il Padrone estrasse il cazzo. Tirò il guinzaglio così da avvicinarla affinchè potesse prenderlo in bocca.
Prima di fare il pompino, Annette guardò ancora il marito, là in fondo attento si di lei. Sergio provò un senso di fastidio (o invidia) in quello sguardo di intesa tra marito e moglie mentre la donna stava per succhiargli il cazzo. Da scopatore si sentì uno strumento dell’intimità di quei due, una intimità che lui non aveva mai provato e, anzi, aveva sempre respinto per il timore del dolore che un rapporto avrebbe potuto dare al momento in cui sarebbe finito, dando per scontato che una relazione è destinata sempre a terminare.
Mentre succhiava il cazzo, Annette volle guardare bene i due uomini. Li trovava grezzi, tipiche persone che si vantano di non saper portare un vestito elegante, al punto da dare la sensazione che lo avessero preso a noleggio.
Le davano una sensazione di timore, sembrandole due bruti che non avrebbero avuto nessuno scrupolo nell'usarla per soddisfarsi sessualmente, come fosse solo un corpo da scopare e da godere, senza nessuna attenzione e rispetto.
Davanti a quei due si sentì oggetto, schiava, una schiava da sesso e basta, una di quelle rinchiuse in una cella dalla quale viene fatta uscire solo per soddisfare sessualmente i Padroni nelle maniere più turpi. Due uomini che mentre la scopavano l’avrebbero frustata e insultata senza pietà alcuna.
Si sentiva una merce o, meglio, sentiva che quei due la guardavano come tale.
Guardata, vista, desiderata da tutti ma in posizioni e ruoli diversi. Si sentiva tante persone contemporaneamente se era in grado di stimolare diversi modi di essere guardata e desiderata.
Si immaginò mentre camminava con un vestito seducente in luogo pubblico e, con l’esperienza ravvicinata di quella sera, sapeva che ciascuno sguardo era diverso dall’altro, chi la spogliava, chi la toccava, chi la scopava rudemente ed altri delicatamente, chi invece magari ne voleva essere sottomesso e stare sotto i suoi piedi mentre camminava con i tacchi su di loro.
Era una e mille eppure era solo lei.
Sergio estrasse il cazzo e la fece appoggiare col busto sul tavolo di quei duri che la stavano letteralmente scopando con gli occhi.
Il Padrone le posò una mano sul collo e la penetrò con forza nella figa bagnatissima.
La faccia schiacciata sul tavolo era rivolta verso i due uomini che evidentemente la bramavano, la volevano scopare e non si sarebbe stupita se li avesse visti portare le mani ai loro cazzi per masturnarsi mentre il Padrone la stava scopando.
Provò piacere nel pensare a quanti, vedendola per strada o in ufficio, in palestra, in qualsiasi posto, si sarebbero masturbati pensando a lei.
Vide arrivare la ragazza dai capelli neri, quella che secondo lei era una schiava.
La vide con la coda dell’occhio inginocchiarsi accanto a Sergio che parve meravigliato, come se la cosa non fosse programmata.
La ragazza aprì leggermente la bocca ed estrasse appena la punta della lingua, quale invito per quel cazzo a scaricare lo sperma nella sua bocca.
Annette immaginò che la ragazza avesse ricevuto l’ordine dal suo Padrone che era al tavolo con lei.
Sergio approfittò della situazione. Uscì da lei e, presa la ragazza per i capelli lunghi e neri, le infilò il cazzo fino in fondo alla bocca. Fu evidente il momento in cui venne così come fu evidente l’ingoio da parte della schiava dai capelli lunghi e neri.
Il posto di Sergio venne preso da Matteo il quale fece operazione inversa. Lasciò Annette stesa sul tavolo di quei due uomini grezzi e volgari. Infilò il cazzo nella bocca della schiava dai capelli neri e, quando fu soddisfatto, lo infilò nella figa di Annette.
Matteo la prese per i capelli, tirandole indietro la testa per fargliela girare verso i due uomini che la guardavano con l’evidente bisogno, più che semplice desiderio, di scoparla duramente.
Annette sentì il piacere di Matteo crescere sempre più.
Quando l’uomo tirò fuori il cazzo dal suo sesso immaginò che lo averbbe infilato nella bocca della giovane schiava inginocchiata. Invece lo infilò nel suo culo dove entrò senza difficoltà.
La mano dell’uomo era posata sulla sua schiena e la teneva con forza schiacciata sul tavolo davanti ai due uomini grezzi.
Spinse, spinse forte fino a che non le godette nel culo.
Solo allora estrasse il cazzo per farsi pulire dalla lingua della schiava dai lunghi capelli neri, inginocchiata accanto a lui in attesa di essere usata.
Calmati animi e respiri, Matteo la prese per il guinzaglio e, facendosi seguire in piedi, la portò fino a Fausto. Liberò il marito e li condusse entrambi, tenendoli per il guinzaglio, oltre la porta dalla quale era iniziato tutto e con la chiusura della quale, alle loro spalle, si concluse anche la scena per restituire l’attrice alla persona.
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