La cessione di Annette - Storia di una coppia (parte 14)
di
Kugher
genere
sadomaso
Annette, carponi, venne portata via dalla megera arcigna e frigida, per essere condotta ad altro tavolo, ove erano seduti un uomo ed una donna. Entrambi ben vestiti e belli, curati nell’aspetto e, di riflesso, si immaginava anche nell’anima.
Vi era una certa differenza di età anche se non notevole. Abbastanza per l’uomo per poter godere di un corpo fresco e per la donna di avere un uomo maturo che la controllasse. Se li immaginò Padrone e schiava. A loro diede la storia di una conoscenza in una community bdsm.
Gli occhi di lei erano attenti ma abbastanza chini, mentre quelli dell’uomo erano eccitati ed attenti alle mosse della schiava seduta al suo tavolo.
Annette, giunta in loro prossimità, venne fatta alzare. Appoggiò le mani al bordo del tavolo. Dalla sua posizione poteva vedere bene suo marito ed il suo sguardo attento a cercare di capire cosa stesse provando lei. Gli sorrise per rassicurarlo che tutto stava andando bene e la situazione la eccitava fortissimamente.
Sergio, al quale non era sfuggita l’intesa tra marito e moglie, con la lentezza utile per enfatizzare ogni gesto, si sfilò la cinghia e, arrotolata sulla mano destra, iniziò a frustare Annette sulla schiena, a beneficio di quelle due persone e, ovviamente, di tutta la sala.
I colpi erano forti e lei si contorceva ma, subito, recuperava la posizione.
Annette non diede una professione a quelle due persone, si limitò a pensare al loro rapporto di dominio e sottomissione, come se si incontrassero solo per soddisfare le reciproche e speculari esigenze carnali e dell’anima.
Stringeva i denti e cercava di mordersi un labbro per evitare lamenti ad alta voce, ancora pensando all’insegnante di poco prima, come se il tono alto avesse potuto darle fastidio o essere poco consono al suo ruolo, così da scontentarla.
L’uomo seduto al tavolo era visibilmente eccitato al punto da non riuscire a resistere a toccarsi fugacemente il cazzo. La donna aveva il capo leggermente chino con i lunghi capelli neri e lisci che le coprivano una parte del volto. Per guardare Annette doveva alzare gli occhi volendo tenere la testa bassa. Anche lei era eccitata. Annette volle pensare che in quel momento quella ragazza la stava invidiando, volendo essere al suo posto per ricevere le cinghiate dal suo Padrone che, fugacemente, osservava, contenta di trovarlo eccitato, come se il piacere del suo Padrone fosse il suo unico obbiettivo.
L’ultimo colpo fu molto forte e lei non riuscì a trattenere una lamento a voce più alta del solito.
Istintivamente cercò lo sguardo dell'insegnante, trovandola contrariata per l’inopportunità di quella voce a volume troppo alto, fastidiosa e fuori luogo, come se si trovasse in una biblioteca personale di quella persona, seduta alla poltrona intenta a leggere e quel lamento l’avesse inutilmente distratta, essendo decisamente più importante l’attenzione nella lettura che il dolore della schiava.
Annette si scoprì a pronunciare, sottovoce la richiesta di scuse, utilizzando il verbo alla terza persona singolare, immaginando che all’insegnante avrebbe dovuto rivolgersi con il formale “lei”.
Si sentiva gli occhi eccitati di tutti i presenti addosso. Se li sentiva sulla pelle e sapeva di essere lei la protagonista della serata, guardata, ammirata, invidiata dalle schiave e desiderata dalle persone dominanti.
Nonostante il suo ruolo subordinato e di evidente inferiorità fisica e psicologica, sapeva di essere l’unica attrice di quello spettacolo, del suo spettacolo in cui lei poteva esibirsi.
Si scoprì eccitatissima, anzi, si rese conto che l’eccitazione non l’aveva mai abbandonata per tutta la serata, sentendola sempre più forte, in crescita verso un traguardo che vedeva ancora lontano, desiderando che quella sensazione potesse durare in eterno perché si sentiva fuori dal mondo per essere collocata in un posto tutto suo, dove l'unica realtà erano gli occhi di coloro che la guardavano nel suo intimo più profondo, nel quale albergavano quelle emozioni che lì, in quella sala, potevano essere mostrate e, finalmente, mostrare la nudità della sua anima.
Vi era una certa differenza di età anche se non notevole. Abbastanza per l’uomo per poter godere di un corpo fresco e per la donna di avere un uomo maturo che la controllasse. Se li immaginò Padrone e schiava. A loro diede la storia di una conoscenza in una community bdsm.
Gli occhi di lei erano attenti ma abbastanza chini, mentre quelli dell’uomo erano eccitati ed attenti alle mosse della schiava seduta al suo tavolo.
Annette, giunta in loro prossimità, venne fatta alzare. Appoggiò le mani al bordo del tavolo. Dalla sua posizione poteva vedere bene suo marito ed il suo sguardo attento a cercare di capire cosa stesse provando lei. Gli sorrise per rassicurarlo che tutto stava andando bene e la situazione la eccitava fortissimamente.
Sergio, al quale non era sfuggita l’intesa tra marito e moglie, con la lentezza utile per enfatizzare ogni gesto, si sfilò la cinghia e, arrotolata sulla mano destra, iniziò a frustare Annette sulla schiena, a beneficio di quelle due persone e, ovviamente, di tutta la sala.
I colpi erano forti e lei si contorceva ma, subito, recuperava la posizione.
Annette non diede una professione a quelle due persone, si limitò a pensare al loro rapporto di dominio e sottomissione, come se si incontrassero solo per soddisfare le reciproche e speculari esigenze carnali e dell’anima.
Stringeva i denti e cercava di mordersi un labbro per evitare lamenti ad alta voce, ancora pensando all’insegnante di poco prima, come se il tono alto avesse potuto darle fastidio o essere poco consono al suo ruolo, così da scontentarla.
L’uomo seduto al tavolo era visibilmente eccitato al punto da non riuscire a resistere a toccarsi fugacemente il cazzo. La donna aveva il capo leggermente chino con i lunghi capelli neri e lisci che le coprivano una parte del volto. Per guardare Annette doveva alzare gli occhi volendo tenere la testa bassa. Anche lei era eccitata. Annette volle pensare che in quel momento quella ragazza la stava invidiando, volendo essere al suo posto per ricevere le cinghiate dal suo Padrone che, fugacemente, osservava, contenta di trovarlo eccitato, come se il piacere del suo Padrone fosse il suo unico obbiettivo.
L’ultimo colpo fu molto forte e lei non riuscì a trattenere una lamento a voce più alta del solito.
Istintivamente cercò lo sguardo dell'insegnante, trovandola contrariata per l’inopportunità di quella voce a volume troppo alto, fastidiosa e fuori luogo, come se si trovasse in una biblioteca personale di quella persona, seduta alla poltrona intenta a leggere e quel lamento l’avesse inutilmente distratta, essendo decisamente più importante l’attenzione nella lettura che il dolore della schiava.
Annette si scoprì a pronunciare, sottovoce la richiesta di scuse, utilizzando il verbo alla terza persona singolare, immaginando che all’insegnante avrebbe dovuto rivolgersi con il formale “lei”.
Si sentiva gli occhi eccitati di tutti i presenti addosso. Se li sentiva sulla pelle e sapeva di essere lei la protagonista della serata, guardata, ammirata, invidiata dalle schiave e desiderata dalle persone dominanti.
Nonostante il suo ruolo subordinato e di evidente inferiorità fisica e psicologica, sapeva di essere l’unica attrice di quello spettacolo, del suo spettacolo in cui lei poteva esibirsi.
Si scoprì eccitatissima, anzi, si rese conto che l’eccitazione non l’aveva mai abbandonata per tutta la serata, sentendola sempre più forte, in crescita verso un traguardo che vedeva ancora lontano, desiderando che quella sensazione potesse durare in eterno perché si sentiva fuori dal mondo per essere collocata in un posto tutto suo, dove l'unica realtà erano gli occhi di coloro che la guardavano nel suo intimo più profondo, nel quale albergavano quelle emozioni che lì, in quella sala, potevano essere mostrate e, finalmente, mostrare la nudità della sua anima.
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