La setta (parte 22)

di
genere
sadomaso

Mattia e Ilaria, a letto, commentarono il successo della serata.
“La ragazza ha saltato il fosso. Credo che ce l’abbiamo fatta”.
Ilaria accarezzò il petto nudo dell’uomo. Gli baciò il capezzolo.
“E’ una fase delicata, ancora. Al momento abbiamo cominciato a staccarla da sua madre, unico componente della sua famiglia ed abbiamo lavorato sulla sua autostima, facendola sentire gradita e amata, coinvolta, pronti a proteggere tutte le sue fragilità. Prima o poi sua madre la verrà a cercare. Dobbiamo usare questo tempo per consolidare l’allontanamento da lei ed il rapporto con noi”.
Mattia si godeva il tocco della donna.
“Vincenzo la sta facendo lavorare. E’ il momento della fase successiva, in cui la priviamo del sonno e la lasciamo sempre con un senso di fame. Così, debole e con il cervello stanco per la mancanza di energie e del sonno, si farà plagiare sempre più, sino a perdere ogni volontà di ribellarsi e, quando si accorgerà di essere divenuta schiava, sarà troppo tardi”.
“Esatto, come tutti i membri della comunità. Meno sonno di quanto ne abbiano bisogno e quel costante senso di fame che li rende deboli e pronti a raccogliere da terra i biscotti che gli lanciamo, come premio”.
“Quanto mi eccita quando si inginocchiano e raccolgono da terra con la bocca il biscotto”.
Si baciarono sentendo entrambi il sangue che aveva iniziato a circolare. Vivevano in un campo pieno di schiavi. Dovevano stare attenti a non forzare troppo la cosa, ma avevano anche modo di divertirsi e tenerli sottomessi con quello che la gente fuori da lì avrebbe chiamato “lavaggio del cervello”.
Vivevano tutti isolati dal mondo e, per loro, il mondo era quello.
“Come procede la produzione per questo mese?”
“Stiamo rispettando gli obbiettivi. 10 ore di lavoro per ciascuno degli schiavi a costo zero rende bene. I cinesi sono soddisfatti e stanno pensando di affidare altra produzione”.
“Per farlo dovremmo creare altro capannone ed avere nuova forza lavoro, quello in uso è pieno, ormai”.
“Siamo al limite. Qualcuno che prepara da mangiare, pulisce, lava ci vuole.”
“Potremmo sfruttare quelli che mandiamo a chiedere l'elemosina".
“Non sarebbero sufficienti per mettere su un altro capannone e soddisfare la richiesta dei committenti”.
“Franco è bravo nel reclutamento, però con la decina di persone all’anno che ci procura, prima di avere abbastanza schiavi ce ne vuole”.
“Dovremmo aumentare il numero dei reclutatori, metterli davanti alle università. I giovani sono i più fragili”.
“Sì, ci pensavo pure io. Avrei in mente almeno 5 persone. Se ciascuna di loro in un paio di anni procurasse 10/15 schiavi, ce la potremmo fare”.
“Senza contare i soldi che ci verserebbero dai loro patrimoni”.
“Martina non sembra avere molti soldi. Quando sarà sottomessa bene le diremo di farsi dare soldi dalla madre, almeno quelli che ha”.
“Già, quella casa al mare che avevamo adocchiato mi piacerebbe proprio”.
“Sì, il nostro rifugio il giorno in cui qui dovesse andare male e fossimo costretti a scappare”.
“Quante schiave abbiamo adesso pronte per la vendita?”
“Adesso solo Elena. Anche Simona potrebbe essere pronta. Poi ce ne sarebbero altre 3 ma ci vogliono ancora un po’ di mesi prima che siano pronte”.
“Martina ci renderà parecchio. Una così bella e sexy da anni non ce l’avevamo”.
“Sì, la cura del sonno e la diminuzione del cibo la faranno dimagrire. Potremmo metterla un poco all’ingrasso dopo che sarà ridotta in schiavitù e prima di metterla in vendita”.
Ilaria scese con la bocca verso il cazzo di Mattia.
Sapeva che quei discorsi eccitavano lui così come eccitavano lei.
Lo prese in bocca mentre accarezzava le palle e, in poco tempo, iniziò a tornare duro.
Cazzo quanto era porco quell’uomo.
Gli si mise cavalcioni e iniziò a scoparlo. Le piaceva molto quella posizione, sentiva il cazzo dentro che era una meraviglia. Si alzava ed abbassava e alternava questa operazione con la spinta del bacino avanti e indietro.
Mattia stava fermo. Aveva gli occhi chiusi e si stava godendo il momento, il lavoro che stava facendo lei, bravissima. Per prendersi piacere, Ilaria gliene regalava moltissimo.
L’uomo aprì gli occhi e iniziò ad accarezzarle le cosce e i fianchi, salendo fino ai seni che prese tra le mani.
Giocò coi capezzoli. Sapeva che le dava piacere e, infatti, le spinte avanti ed indietro aumentarono per lasciare poi il posto alla scopata o, come la chiamavano, la “cavalcata”.
Fu lei a gestire tutto in quel momento in cui era animata da egoistico piacere. Si mosse sempre più velocemente fino ad avere l’orgasmo.
Tenendolo dentro, ancora duro, si abbassò per adagiare il proprio petto su quello dell’uomo, fino a sentire placare il respiro.
“Non hai finito, bella mia”.
Ilaria gli sorrise. Si alzò, facendosi uscire, a malincuore, il membro ancora duro. Si mise tra le gambe aperte dell’uomo e prese in bocca il cazzo, giocando con la lingua e con le mani, tenendolo stretto e iniziando a masturbarlo, lentamente, mentre la lingua giocava con la parte scoperta.
Quando lo sentì prossimo all’apice del piacere, lo infilò tutto in bocca fino a bere tutto il frutto del loro rapporto.
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2026-08-04
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