Decameron aretuseo

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dominazione

La settimana vissuta a Siracusa lo scorso maggio è stata molto intensa. Prima o poi dovrò scrivere un libro dedicato esclusivamente a questa esperienza folle e totalizzante. Intanto ne approfitto per ricordarvi di acquistare il mio libro a sfondo mitologico, che trovate anche su Amazon oltre che in tutte le librerie, e di visitare il mio canale telegram dove ci sono informazioni interessanti, oltre che molte immagini di me che non posso pubblicare su instagram.
Vi dicevo di Siracusa. Ero ospite nella villa di campagna dello zio del mio onorevole. Una villa immersa nel verde, a cui si accedeva da una stradina sterrata sbarrata da un enorme cancello in ferro. L'edificio era a due piani, con una taverna sotterranea e un sottotetto. Chi ha letto alcuni dei resoconti che ho già scritto saprà che la taverna era il luogo in cui i tre "ragazzi terribili" amavano riunirsi per godere di me nei modi più liberi e impensabili, mentre il sottotetto era il luogo in cui il mio onorevole si divertiva a tenermi prigioniera e legata per il gusto di guardarmi e usarmi a piacimento.
In compenso ero trattata come una principessa.
Locali esclusivi, shopping libero, servita e riverita come una divinità scesa in terra.
Quella mattina, mentre ero ancora a letto per riprendermi dagli eccessi della sera precedente, ricevo una telefonata.
Era l'onorevole.
Preparati, che più tardi ti veniamo a trovare. Idee divertenti abbiamo. Intesi?
Si certo.
Un brivido mi corse lungo la schiena. Il tono non prometteva nulla di buono, e la cosa mi eccitava non poco.
Erano le 11:00 circa quando l'auto con i tre e l'immancabile autista arriva davanti alla villa.
Io sono seduta sotto il porticato, in costume, a prendere un pò di sole.
Ci mettiamo a chiacchierare.
Oggi pranziamo, qui, proprio qui. Prepara tutto. L'onorevole si rivolge al suo autista, che comincia subito a darsi da fare.
Dopo un pò è tutto pronto. Tavola imbandita sotto il porticato, clima rilassato e sereno.
Ci sediamo attorno al tavolo, quando l'onorevole mi prende per un braccio e mi allontana.
Tu no. Tu ti spogli nuda e diventi la nostra cagna. Te ne stai inginocchiata buona sotto il tavolo e mangi quello che ti diamo noi, hai capito cagna?
Certo, rispondo, certo.
E non devi rispondere perchè le cagne non parlano. Al massimo abbaiano, intesi?
Annuisco con la testa. L'onorevole mi afferra per i capelli e mi fa inginocchiare vicino a lui.
Tu, vai a prendere il guinzaglio, dice al suo autista, e nel giro di un minuto mi ritrovo col guinzaglio attorno al collo.
E così mentre loro mangiano seduti a tavola, parlano, ridono, io resto in ginocchio sotto il tavolo e mangio quello che mi mettono in una ciotola di plastica. Pasta, residui di carne, qualche condimento. Senza posate, naturalmente, perchè le cagne non usano posate.
Ogni tanto, tra una portata e l'altra l'onorevole o il banchiere mi tirano a sè per i capelli perchè hanno bisogno di un momento di relax, e così si sbottonano i pantaloni, cacciano i loro cazzi e me li mettono in bocca per un pompino eccitante e rilassante, ma senza sborrare.
Poi arriva anche un pò di dolce e il caffè.
Per la mia cagna ci vuole il caffè corretto, provvedi, dice l'onorevole al suo autista, che ubbidiente inizia a segarsi fino a sborrare nel bicchiere in cui c'era il caffè per me.
Sei contenta, cagna? Mi chiede l'onorevole mentre mi dà il bicchiere di sborra e caffè.
Annuisco e in silenzio bevo e ingoio il caffè con la sborra.
Tutti mi guardano divertiti ed eccitati, mentre io mi lecco le labbra e li guardo in tono di sfida.
E ora andiamo a caccia, dice l'onorevole ridendo.
Mi fa alzare.
Oggi è il quinto giorno che stai qui, vero?
Annuisco.
Sai cosa accadde il quinto giorno nel decamerone, mia bella cagna?
No, cosa accadde?
Quello che sta per succedere adesso. Tu corri, non farti prendere, perchè se i cani ti raggiungono ti sbranano, tutto chiaro?
Lo guardo spaventata. Stai scherzando vero? Gli dico perplessa.
Guarda tu stessa, mi dice ridendo, e mi indica l'autista che porta al guinzaglio due grossi cani neri.
Ti conviene correre se vuoi salvare la pelle, mi dice dandomi un bel calcio nel culo.
Io resto per un attimo pietrificata dalla sorpresa e dalla paura. Vedo i cani che si avvicinano. Sono nuda, scalza, inizio a camminare, poi a correre attraverso il giardino che circonda la casa. I piedi mi fanno male. Vedo i cani al guinzaglio che mi seguono. Si avvicinano. Hanno espressioni che mi fanno paura. Continuo a correre. Non so dove cazzo sto andando. Cado, mi faccio male. Ho sbattuto su qualcosa, sono dolorante, non riesco a rialzarmi. Mi metto a quattro zampe, cerco di raggiungere il capanno degli attrezzi, quando i cani mi sono addosso. Urlo di paura, mentre i due cani prendono a leccarmi. Sono tutti attorno a me che mi guardano divertiti.
Pure i cani ti adorano, cara la mia troia, invece di sbranarti ti leccano! E tutti a ridere.
mi accascio sul prato, distrutta, mentre l'autista porta via i cani.
I tre attorno a me prendono a spogliarsi.
Cosa c'è di meglio che scopare una cagna in calore in mezzo alla campagna? Dice l'onorevole mentre mi afferra per i capelli e mi mette il suo cazzo in bocca.
Inizio a fargli un pompino, mentre gli altri prendono ad accarezzarmi le tette e la fica.
Mi fa stendere supina, mi allarga le gambe, mi penetra la fica mentre gli altri due, inginocchiati affianco a me, si godono il mio pompino. Mi sbatte con vigore, fino a quando si stende lui e mi fa andare sopra. Allargo la fica, faccio entrare il suo cazzo, mentre lo zio continua a tenermi il suo cazzo in bocca mentre il banchiere mi allarga il culo e inizia a penetrarmi, prima con le dita e poi col suo cazzo, che però fa fatica a entrare. Allora ci sputa dentro, mi lecca, e riprende a spingere con forza fin quando lo sento entrare. L'onorevole intanto mi tiene stretta per le tette e continua a sbattermi con decisione.
Ti piace essere sbattuta eh, troia?
Annuisco, mentre vengo ansimando. Siii!!, Mi piace, urlo di piacere.
Tutti fuori! Ordina l'onorevole.
In ginocchio, puttana. Apri quella bocca, spalancala!
Obbedisco eccitata, mentre i tre attorno a me si segano con decisione.
Inizio a sentire la loro sborra sul viso, nella bocca, sulla lingua, sugli occhi.
Lecco, ingoio, mi pulisco gli occhi, lecco le dita, mentre lo sperma mi scende giù per il mento, sulle tette. Continuo a leccare e ingoiare fino a quando i fiotti cessano.
Pulisciti, zoccola, e lecca tutto, mi dice l'onorevole tutto eccitato.
Eseguo, e mentre, ancora inginocchiata, continuo a leccare la loro sborra, i tre mi si fanno davanti con i loro cazzi e iniziano a pisciarmi addosso.
Apri quella cazzo di bocca, troia! Mi dice l'onorevole.
Obbedisco, ingoio il piscio che mi viene in bocca, mentre con le mani mi cospargo il corpo di sperma e piscio.
Quando finiscono restano davanti a me.
Hai gradito cagna?
Molto, rispondo, mentre dò un'ultima leccata ai loro cazzi oramai sgonfi.
Peccato non abbiate più nulla da darmi, dico guardandoli negli occhi in modo provocatorio, mentre mi avvio soddisfatta verso la villa per un bagno rigenerante.
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scritto il
2026-09-18
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