La setta (parte 20)

di
genere
sadomaso

Mattia era eccitato. Si posizionò davanti alla testa della ragazza costretta in quella posizione innaturale, offerta, incatenata su quel tavolo le cui dimensioni erano evidentemente state studiate proprio per quel utilizzo.
La testa oltre il bordo, reclinata indietro, aveva evidentemente la funzione di consentire al cazzo di entrarle in bocca.
Sentiva pulsare la figa che sapeva essere bagnata, dal lato opposto, al bordo del tavolo, pronta per essere penetrata per il piacere del Padrone, posto che con quegli occhi ormai lo vedeva.
Mattia liberò il cazzo duro e lo posizionò vicino alle labbra, senza penetrarle, senza nemmeno sfiorarle.
Martina alzò gli occhi per quanto le era consentito e vide che la guardava, con un'espressione interrogativa e di attesa. Da quella posizione, col capo reclinato e la vista sottosopra, le parve imponente, bello, grande, forte.
La ragazza non capì subito. Mattia non si muoveva e lei poteva sentire l’odore del suo sesso eccitato. Vedeva un po’ di liquido lubrificante uscire dalla punta e cadere a terra, ma l’uomo non si muoveva.
Martina ripensò al rispetto, all'attenzione e finalmente capì.
Non servirono parole: aprì la bocca offrendo, attraverso essa, sé stessa. Gli occhi, pieni di resa, completarono il messaggio.
Trovandosi al bivio, aveva scelto la sua strada.
Vide l’espressione contenta di Mattia che introdusse il cazzo duro, prendendo possesso di lei.
Ilaria riprese a giocare con i morsetti ai capezzoli.
Poi si chinò all’orecchio della ragazza che aveva la bocca piena.
Le leccò delicatamente la gola e l’orecchio al quale sussurrò.
“Ci piaci molto, ci farebbe molto piacere che tu ti fermassi nella nostra comunità e ci consentissi di prenderci cura di te, di proteggerti e mettere al sicuro la tua fragilità”.
Mattia uscì dalla sua bocca il tempo di farle pronunciare la risposta
“Sì”.
Non le consentì di dire altro e la penetrò nuovamente.
Ilaria salì sul tavolo e si sedette sul petto della schiava, esattamente sopra i morsetti che le stringevano i capezzoli.
Martina avrebbe voluto urlare dal dolore ma aveva la bocca piena del cazzo di Mattia. L'istinto le bloccò la mandibola, impedendole di mordere quel cilindro rigido dentro di lei.
Le gambe della Padrona le scendevano dalle spalle, penzoloni, così che tutto il peso fosse sul petto, sopra di lei, schiacciata.
Mattia muoveva il cazzo scopandole la bocca e, dopo il suo dolore e la scena della donna seduta sopra di lei, le sembrò che il cazzo divenne ancora più duro.
Ilaria si sporse leggermente in avanti per raggiungere Mattia che iniziò a baciarla, leccandole la lingua, scendendo poi sul collo per raggiungere i suoi capezzoli tesi e turgidi, mentre spingeva il cazzo fino in gola alla schiava, provocandole conati di vomito, tenendolo fermo, al limite, godendo delle sue difficoltà.
Martina faceva fatica a respirare sia per il membro in bocca sia per il peso della Padrona sul petto. Il dolore non aiutava eppure si scoprì a muovere la lingua per dare ulteriore piacere a quel cazzo che voleva fosse duro, voleva che traesse il massimo del piacere da lei, dalla sua sofferenza e dalla sua bocca.
La ragazza era in un vortice, non aveva tempo e modo di pensare, solo agire, subire, leccare, dare piacere senza possibilità di avere altri pensieri, tutta concentrata sui suoi Padroni.
Questo era l’anticipo di ciò che l’avrebbe aspettata nei giorni e nei mesi prossimi, sempre concentrata sulla comunità, senza avere modo di pensare, solo ubbidire per compiacere i padroni ma, prima ancora sé stessa, la propria anima che le sembrava vivesse con concretezza l’illusione della protezione.
Mattia andò tra le cosce aperte della schiava. Ilaria non diede tregua alla ragazza. Restò seduta sul suo petto accarezzandole con le dita della mano destra le labbra aperte, inserendole in bocca e spingendole fino in fondo.
Il Padrone le entrò nella figa che trovò bagnatissima, ne prese possesso, trovando un sesso accogliente, pronta per lui, nonostante la fatica durante la cena e il dolore procurato dalla posizione e dal peso di Ilaria seduta sui morsetti.
La donna si voltò e si sedette nuovamente sul petto, avendo questa volta il viso verso quello del compagno che iniziò a baciare. Mattia le accarezzava i fianchi e le cosce. Si baciavano anche con gli occhi che si scambiavano le emozioni del momento, carichi di eccitazione, consci di avere una nuova schiava che avrebbe reso loro parecchio quando l’avrebbero venduta.
L’uomo non resistette molto con l’eccitazione che pervadeva ogni parte del suo corpo.
Mentre baciava Ilaria, diede colpi forti e profondi in quella figa che grondava umori di piacere e di devozione.
Le godette dentro, tenendo fermo il bacino spinto in fondo. Chiuse gli occhi e strinse i fianchi di Ilaria, fino a che tutto lo sperma non fu dentro la schiava, ormai marchiata dal suo possesso.
Uscì e ritornò alla bocca, che trovò aperta. Inserì il cazzo e se lo fece pulire, Adorava questo momento in cui la tensione stava calando ma ancora la lingua dava piacevoli sensazioni.
“Ora tocca a me”.
Ilaria scese dal petto della schiava e si pose cavalcioni sulla testa ancora penzoloni.
Non servirono ordini per avere la lingua di Martina dentro di lei, sulle grandi labbra e sul clitoride che titillava con colpetti di lingua rigida.
Ilaria giocava ancora coi morsetti ai capezzoli che prese a strizzare forte nel momento del culmine del suo piacere, quando anche lei godette restando ferma sulla bocca della ragazza.
Ilaria tornò a sedersi sul petto della schiava. Mattia la avvicinò mettendo la testa della schiava tra le sue gambe e iniziò a baciarela sua compagna. Martina aveva davanti agli occhi il culo di Mattia. Senza ordine alcuno iniziò a leccarlo. Se avesse potuto vedere, avrebbe assistito ad un bacio tenero, carico di passione, un bacio che stava isolando la coppia per portarla in altro luogo, lontano, dove c’erano solo loro due con le emozioni che si stavano scambiando col contatto delle lingue e delle mani che reciprocamente si accarezzavano.
Prima di allontanarsi, senza sciogliere la ragazza, le accarezzarono il petto ed il ventre.
“Brava, sei stata bravissima".
Martina potè vedere il loro sorriso pieno, sereno, che sembrava la stesse raggiungendo per avvolgerla e abbracciarla, quasi a dirle che loro erano lì, per lei, che si sarebbero presi cura loro.
Restò ferma in quella posizione mentre sentiva lo sperma scendere dalla figa e colare.
di
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2026-08-03
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