Per sempre Nono episodio

di
genere
sentimentali

Il capitano Harper mi fa segno di entrare e mi siedo dinanzi a lui.
“Allora, Kaplan? I tuoi misteriosi informatori ti hanno detto qualcosa?”
“Sì, capitano, e non sono buone notizie. Forse dovrebbe intervenire l’ F.B.I.”
Lo vedo spalancare gli occhi dallo stupore. “Addirittura l’F.B.I.?”
“Temo di sì, capitano.”
“Di cosa si tratta?”
“Due uomini hanno ucciso la ragazza perché lei aveva ascoltato i loro discorsi. E non si tratta di una rapina. Quei due vogliono organizzare una strage.”
Il capitano mi guarda incredulo. “Sei sicuro, Kaplan?”
“Sì, capitano, ma non sappiamo quando e dove. Il mio… informatore sta cercando di avere altre notizie, ma per il momento quello che sa è che vogliono fare qualcosa di eclatante. Come le ho detto prima, non si sa quando né dove e nemmeno con cosa.”
Vedo che il suo volto è diventato piuttosto preoccupato. Sa che non racconto stronzate. “Ascolta Kaplan, se ciò che mi dici è vero, devi darti da fare. Devi insistere col tuo informatore. Qui la faccenda appare molto grave.”
“Lo è, ma non dipende da me e, tanto meno, dal mio informatore. Sta cercando di fare il possibile, ma non è facile.”
Mi guarda preoccupato. “Tu pensi che questo informatore sia credibile?”
Sospiro. Ovviamente non posso dirgli la verità. “Ci metterei la mano sul fuoco, capitano. Che cosa facciamo?”
“Secondo te si tratta di terrorismo nazionale o internazionale?”
Sospiro nuovamente e cerco di ragionare. Difficile immaginare terrorismo di matrice islamica. Jenny ha ascoltato e compreso ciò che dicevano, e questo mi lascia presumere che fossero americani, ma dovrò interrogarla anche su questo, perché non è certo escluso che possa trattarsi di americani di seconda o terza generazione che parlano come ogni individuo di Wichita.
“L’informatore non me l’ha detto di preciso, ma credo che dovrebbe trattarsi di qualcuno di qui che vuol fare una cosa eclatante. Cercherò di contattarlo nuovamente per sapere qualcosa in più.”
“Ok, mettimi al corrente anche della più piccola novità, mi raccomando.”
Non ho mai visto Harper così teso e, d’altronde, non potrebbe essere altrimenti dopo ciò che gli ho detto.
“Senz’altro, capitano.” Esco dall’ufficio del capitano Harper piuttosto preoccupato. Se Jennifer non si ricorda tutto ciò che ha ascoltato, ci potrebbe essere addirittura una strage. Ma quando e dove? Sono davvero sconvolto. Quando però vedo sul display del telefonino il volto dolcissimo di Sarah, penso che soltanto lei possa riuscire a tirarmi su il morale.
“Ehi, schiavetto, come va il tuo sederone?”
“Amore, mi
serviva proprio sentire la tua voce. Non va proprio bene. Faccio fatica a sedermi.”
Una risata argentina risuona dall’altra parte del cellulare. “Ieri mi sono proprio sfogata. Ah, senti, domani pomeriggio sei libero?”
“No, amore, sono di servizio, Perché?”
“Niente di particolare. Devo fare delle spese e volevo sapere se eri disponibile. Volevo approfittare che domani è la vigilia di Pasqua per andare a fare shopping.”
“Mi dispiace, amore mio.”
“Fa niente. Lo sai che l’unica cosa che tollero per non obbedirmi è il tuo lavoro. Vorrà dire che ci andrò con Madison.”
Madison è la sua più cara amica, ma anche lei non sa niente dei nostri segreti. Quelle sono cose che devono rimanere tra noi due.
“Basta che poi non ti servirà da scusa per punirmi duramente.” Glielo dico sottovoce. Qui al distretto pure i muri hanno le orecchie.
“E chi lo sa? Potrei prenderla come scusante. Sei così tenero e obbediente in quei frangenti, che a volte mi devo inventare qualcosa per punirti. Va beh, amore, i miei cinque minuti di pausa sono terminati. Devo tornare ad aggiustare ossa. A stasera. E stasera niente padrona e schiavo. Cucinerò io per l’uomo che sto per sposare.”
Sospiro. “Ma che ho fatto per meritarmi una ragazza come te?”
“E’ quello che mi chiedo anch’io,” mi risponde, per poi ridere di nuovo “Dai su, devo andare. A stasera, amore mio.”
“A stasera.” Appena termino la conversazione, torno a pensare al caso. Devo assolutamente parlare con Jenny.

Il posto è sempre quello, e anche stavolta la annuso come potrebbe fare un cane da tartufi. Non è soltanto per il loro odore che naturalmente solo io riesco a percepire, ma quando sono vicino a una persona morta sento qualcosa che è difficile da spiegare. So che sta nelle vicinanze e riesco a capire quale direzione devo prendere per incontrarla. Ovviamente se questa distanza non è enorme, e si trova nel raggio di qualche centinaio di metri. In questo caso la individuo con precisione matematica. Una specie di sesto senso particolare e inquietante. Un sesto senso che possiedono anche loro perché mi individuano in mezzo alla moltitudine di viventi. E anche stavolta non ci metto molto a trovarla. Le vado incontro e lei mi fa un bel sorriso, come se fosse felice di incontrarmi. E forse lo è, visto che sono l’unico con il quale può scambiare due parole.
“Allora, Jenny? Hai avuto altri ricordi?”
Scuote la testa. “Non ci riesco. Solo quando sei presente tu riesco a migliorare i miei ricordi.”
“Tranquilla, adesso ci sono io, ma devi sforzarti. Sappiamo che stavano parlando di una strage che dovranno fare di sabato, ma sono trascorsi due mesi dal momento in cui ti hanno sparato, e quindi è logico che devono preparare con calma e meticolosità il loro attentato. Tu sei sicura di aver sentito la parola strage?”
“Sì ne sono sicura. Uno dei due diceva esattamente .”
“Ok, questo l’abbiamo appurato, ma devi ricordarti il giorno. Mi hai detto che sarebbe stato un sabato. Sforzati, Jenny, di quale sabato parlavano?”
“Non lo so, non lo so, non lo so. E’ da quando mi sono tornati i ricordi che ci penso.”
“Ok. Ritorniamo al momento del tuo arrivo alla vecchia fabbrica. Perché non sei entrata subito? Avevi l’appuntamento col tuo ragazzo fuori dal capannone o al suo interno?”
“Fuori. Però Peter mi aveva chiamata mentre stavo in macchina avvisandomi che avrebbe fatto qualche minuto di ritardo perché aveva incontrato un suo amico, e allora avevo deciso di aspettarlo all’interno perché faceva freddo.”
“E non sei entrata perché hai sentito dei rumori?”
Rimane in silenzio cercando di ricordare ciò che è accaduto quella maledetta sera, e poi i suoi occhi si illuminano.
“No, non sono entrata perché ho visto una macchina parcheggiata fuori, e quindi ho capito che all’interno c’era qualcuno.”
“Bravissima, Jenny. Che macchina era?”
“Era un pick up con la targa del Kansas, ne sono sicura.”
Non ci faccio molto ma la incoraggio. “Perfetto. Ora concentrati. Hai sentito che parlavano tra di loro. In che modo parlavano? Erano di qui o erano stranieri?” Vedo che ci sta riflettendo e insisto. “Se hai capito ciò che dicevano significa che parlavano in inglese. Cerca di ricordare se avevano un’inflessione dialettale particolare.”
“Credo… Anzi, sono quasi sicura che fossero di qui. Parlavano col dialetto del Kansas.”
“Bravissima, Jenny. Ora torniamo a quella sera. Sei arrivata alla porta e hai sentito i loro discorsi. Parlavano di mettere in atto una strage e avevano deciso di farla di sabato. Devono aver detto la data al completo. Cerca di ricordare, è importantissimo.”
“Non ce la faccio. Non riesco a ricordare. Può anche darsi che non l’abbiano detta.”
In effetti è così, potrebbero anche essere stati indecisi tra il sabato e un altro giorno della settimana senza aver mai pronunciato la data interamente. L’accarezzo paternamente.
“Ok, adesso basta con l’interrogatorio. Tu sai come rintracciarmi?”
“ No, non lo so.”
“Te lo spiego io. Tu ti puoi muovere nello spazio e puoi superare ogni tipo di barriera. Riesci a sentire la mia presenza?”
“Sì, la percepisco appena sei in zona.”
“Ok. E adesso dimmi perché hai scelto questo posto?”
Scuote la testa
“Non ne ho idea. Me l’hai fatta un sacco di volte questa domanda, e la risposta è sempre la stessa. Vagavo per la città e quando sono arrivata qui mi sono fermata. E poi ho incontrato te.”
“Questo significa che questa zona ha un certo significato che al momento ti sfugge. Adesso però devi abbandonarla e devi stare vicina a me in modo che io possa parlarti senza essere costretto a prendere la macchina e venire a cercarti. Monta sulla mia auto e ti faccio vedere dove devi rimanere fino a quando non ti ricorderai tutto.”
“Fino a quando dovrò rimanere in questo stato?” Me l’ha detto con un filo di voce, ed è logico. Questo per lei è un limbo. Da una parte c’è la sensazione di non aver abbandonato del tutto la vita passata, ma dall’altra non può andare al di là.
“Di solito, chi rimane nel tuo stato è perché ha una missione da compiere. La tua è aiutarmi a catturare i tuoi assassini. Quando questo accadrà, tu sarai libera di fare il tuo percorso.”
“E dove andrò? In paradiso? Esiste un paradiso?”
“Non lo so con certezza, ma sono sicuro che esiste. E sono sicuro che tu sarai felice anche…”
“Anche da morta?”
“Sì Jenny, anche da morta. Quando il tuo assassino sarà dietro le sbarre tu troverai quella pace e quella tranquillità che adesso non hai.”
“E se non riuscissi a ricordare? Se tu non riuscirai a prendere il mio assassino?” Già, cosa accadrebbe? Il problema è che non lo so. Ogni volta che ho avuto a che fare con quelli che io chiamo "i casi dell’oltretomba", sono sempre riuscito ad assicurare alla giustizia gli assassini. Jenny diventerà una povera anima in pena? Oppure, malgrado l’insuccess,o lei avrà comunque quella pace eterna che si merita? Propendo per la seconda ipotesi. Lo spero con tutto il mio cuore. Ma ovviamente non posso dirle ciò che penso veramente. Le faccio un sorriso e l’accarezzo. Le piacciono le mie carezze e quel contatto che lei non può avere con nessun altro, perché piega la testa quasi a voler bloccare la mia mano.
“Tu avrai comunque la pace eterna. Il tuo dovere è solo quello di aiutarmi, e se ci riuscirai la tua pace sarà veramente quella ideale, quella che qualunque essere umano sogna”, le rispondo, e prego Dio che sarà proprio così.
“Io… Io vorrei davvero fare in modo che quell’assassino non compia quella strage. Lo voglio con tutta me stessa.”
“Ci riuscirai, Jenny. Hai solo bisogno del tempo necessario. Ora è meglio andare. Qui è scomodo per me venirti a trovare, e vorrei che tu fossi vicina a me, in modo che appena ne senta il bisogno io possa riuscire a parlarti.”
Annuisce. Immagino che sia un sollievo per lei poter parlare con qualcuno. Montiamo in macchina e la porto nella zona dove c’è il mio distretto, dopodiché la conduco fin dove si trova il mio ufficio.
“E’ qui che lavori?”
Le faccio cenno che non posso aprire bocca e ci rinchiudiamo nel bagno.
“Ricordati che non posso parlare con te davanti ad altra gente. Dovrai attendere che io ti conduca in un posto dove non c’è nessuno. Comunque, sì, questo è il distretto dove lavoro. Ora ti prego, cerca di ricordare la data e il luogo. Dobbiamo evitare che quei due che ti hanno uccisa possano fare del male a tante altre persone.”
Mi abbraccia
“Quella donna… Quella che stava con te la prima volta che ci siamo incontrati… E’ la tua donna?”
“Sì, ci sposeremo a breve.”
“E’ davvero molto bella. Mi sarebbe piaciuto diventare come lei da adulta.”
“Glielo dirò e sono sicuro che apprezzerà. Comunque sì, è davvero molto bella. E lo sei anche tu.”
“Lo ero. Ok, è inutile pensare al passato. Però… Non è giusto, avevo tutta una vita davanti.”
“Lo so, Jennifer. Ma te l’ho detto, sono sicuro che anche dall’altra parte ci sia modo di essere felici, e il fatto che prima di varcare la soglia alcuni di voi rimangono sulla terra mi dà questa certezza. Ora va’, ti prego, non vorrei che qualcuno dei miei colleghi pensasse male visto che mi sono rinchiuso al bagno da solo. E mi raccomando, appena ti torna in mente qualcosa, anche ciò che a te potrebbe sembrare una sciocchezza, fai in modo di parlare con me.”
Annuisce e, senza aggiungere una parola, si allontana passando in mezzo ai miei colleghi che non la possono vedere. La devo vendicare, ma se lei non fa quello sforzo, temo che non solo non riuscirò nell’impresa, ma che altre vittime innocenti potrebbero aggiungersi a lei.

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scritto il
2026-07-30
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