La vita di Patty Capitolo 47

di
genere
dominazione

Le mie erano proprio giornate piene in quel periodo di tardo autunno. Gran parte del pomeriggio se ne andava in palestra. Entro alcuni mesi avrei dovuto effettuare l'esame per diventare cintura marrone nel judo, e i miei allenamenti erano veramente intensi. In compenso, per circa una decina di giorni, non dovetti fare allenamenti con i pesi in quanto Daniele mi aveva prescritto un periodo di scarico. Ogni tanto il mio allenatore mi obbligava a questi brevi periodi di riposo forzato, affermando che le migliori prestazioni avvenivano solo programmando un allenamento fatto con basi scientifiche, e lo scarico lui lo riteneva essenziale. Non dovevo, e soprattutto non volevo, diventare una palestrata piena di muscoli, ma ero ormai diventata molto tonica e decisamente forte, per essere una rappresentante del gentil sesso e questo, naturalmente, con mia grande gioia. Il mio sogno proibito era proprio quello di poter diventare molto più forte di un uomo senza dover cambiare di una sola virgola le morbidezze delle mie curve e la linea che avevo in quel momento. Quindi nessun muscolo doveva essere troppo evidenziato, le spalle non le volevo troppo larghe, ma, al contempo, desideravo avere una forza fisica superiore a quella di un uomo robusto. Non mi mancava molto. Anzi, ritenevo di essere già più forte di un uomo, e lo avevo dimostrato ridicolizzando Marco a braccio di ferro. Ma non mi bastava. Ad esempio, vincevo sempre abbastanza nettamente anche contro Giorgio, ma il dubbio che anche lui, come aveva fatto mio marito tempo addietro, mi facilitasse, ce l’avevo ancora. Giorgio aveva una fisicità notevole, e cominciavo a immaginare come sarebbe stato semplice con un uomo magro e non atletico. Già, mi sarebbe proprio piaciuto provare con un tipo del genere. Sarei stata ancor più meritevole di una sua eventuale sottomissione.
Proprio in quel periodo, in palestra accadde una cosa che cambiò il mio modo di vedere la dominazione.
Da alcuni mesi avevo cambiato l'orario della mia lezione di judo, e l'avevo
posticipata di un'ora. Il motivo era semplice. L'orario precedente era per i
principianti, e io non mi potevo considerare più tale. Questo mi aveva portato alcuni problemi che erano innanzi tutto di ordine pratico, in quanto non avevo più la pausa di un'ora che mi divideva dalla lezione di kick-boxing, ora che comunque trascorrevo a chiacchierare con alcune ragazze del mio corso con le quali avevo preso una discreta amicizia. La seconda era di ordine psicologico, in quanto non avevo una grande confidenza con i miei nuovi compagni, quasi tutti maschi. E' vero che mi era capitato di combattere spesso anche contro di loro nel corso delle mie lezioni precedenti, e quindi conoscevo bene anche questi, ma c'erano nell'altro corso un paio di ragazze della mia età con le quali mi trovavo molto bene. Ovviamente c'era anche il lato positivo che riguardava il fatto di potermi allenare sempre con atleti del mio calibro se non superiori, invece di farlo saltuariamente come era accaduto fino ad allora. Con la mia testardaggine e con la mia costante applicazione, nel corso di alcuni anni li avrei superati tutti, ma già da allora ero un osso duro anche per le cinture nere, ben quattro nel mio corso, tutti uomini. D'altronde, quella dove mi allenavo era considerata una delle migliori palestre di Roma, e da quella palestra erano usciti in passato anche atleti di livello nazionale che gareggiavano con buone prospettive nei vari tornei e campionati.
Ma torniamo allo spostamento d'orario. Fu proprio una delle ragazze con cui
avevo preso amicizia, una certa Elena, che mi fece un giorno uno strano discorso. Strano almeno per quanto la riguardava. Mi disse che c'era un ragazzo nuovo, di circa 25 anni che si chiamava Sergio, una cintura bianca mentre Elena, ventisettenne, era verde, che nel corso di un combattimento, mentre lei lo prendeva in una presa a terra e lo costringeva alla resa, si era eccitato. Mi disse anche, quasi scusandosi, che ci aveva fatto caso proprio perché la cosa era molto lampante, non essendo il tipo di ragazza che si mette a guardare certe cose.
"Questo vuol dire che gli piaccio, vero?" aggiunse poi Elena speranzosa.
Memore delle mie esperienze, aspettai a darle un consiglio. Elena non era proprio una bellezza. Era piuttosto tozza, intorno al metro e 60, con un visetto appena discreto e con una femminilità intorno ai minimi storici. Le dissi quindi che sarei venuta a dare un'occhiata ai suoi prossimi allenamenti, e che avrebbe dovuto trovare il modo di combattere di nuovo con lui, impegnandosi al massimo per sconfiggerlo. Naturalmente non gli diedi spiegazioni, dicendole solo che volevo darmi una regolata, ed Elena non insistette troppo. Ci conoscevamo da poco, ma lei si fidava molto di me. Mi vedeva come un esempio da seguire, e più di una volta mi aveva detto che avrebbe pagato chissà cosa per essere come me. Mi era piaciuta in quanto non lo diceva con invidia, bensì con ammirazione, e io avevo provato a darle qualche consiglio sul make-up e sull'abbigliamento. Già un paio di volte era venuta nel mio negozio, e avevo provato a vestirla come Dio si deve. Qualche risultato c'era stato, ma la materia prima su cui lavorare era veramente scarsa. Ad ogni modo, mi piaceva, mi era molto simpatica, e il consiglio gliel'avrei dato di cuore.
Due giorni dopo mi presentai in palestra un'ora prima per assistere alla lezione di Elena e degli altri miei ex compagni. Dopo l'abituale allenamento venne il momento dei combattimenti. Non si trattava di combattimenti molto impegnativi, e notai immediatamente che quel ragazzo si mise subito in coppia con Elena. Non era affatto brutto. Altezza media, corporatura media, un bel viso. Insomma, pur non essendo un adone, era di gran lunga troppo carino per Elena. Iniziarono i combattimenti e la ragazza diede subito sfoggio di una classe superiore. Appena s'impossessò del kimono di Sergio effettuò un , una tecnica d'anca, proiettandolo rapidamente a terra. Diede tempo al ragazzo di rimettersi in piedi, e quindi lo costrinse di nuovo a terra con un neanche effettuato alla perfezione. Era una tecnica che permetteva a chi la eseguiva di far cadere l'avversario e di cadere quindi su di lui. A quel punto Elena non doveva far altro che immobilizzarlo, e lo fece con un , fino a che Sergio non poté fare a meno di arrendersi. Assistevo a quel combattimento molto incuriosita. La differenza di abilità era troppo netta a favore di Elena e, in effetti, non c'era gara. Ma io mi soffermavo più che altro su altri aspetti. Prima di tutto l'inconcludenza del ragazzo che non metteva neanche la forza fisica che doveva essere certamente a suo favore, l'erezione, che al momento dell'immobilizzazione era evidente anche col kimono, addirittura visibile a me che distavo alcuni metri, e infine la frase che quel ragazzo disse al termine, dopo essersi arreso al cospetto della mia amica.
"Non c'è storia, Elena. Sei troppo forte per me."
Non avevo dubbi, era anche lui un ragazzo che amava la superiorità femminile. Un uomo s’incazza quando perde contro una donna, fosse pure giocare a briscola, figuriamoci in un incontro di judo. L’avevo provato diverse volte sulla mia pelle. Iniziavano accampando scuse di tutti i tipi, fino ad arrivare a quella definitiva e cioè che contro una donna non avevano usato tutta la loro abilità per paura di far male. Balle! Avrebbero pagato di tasca propria pur di non essere sconfitti da una donna e di non essere feriti nel proprio orgoglio maschilista. Ero convinta che gli unici che invece accettavano serenamente l’evento, e che facilitavano addirittura la loro sconfitta, erano gli uomini con l’indole sottomessa, soprattutto quelli con la passione per le donne forti. Molto spesso le due cose si sovrapponevano e si univano, ma avevo letto che non sempre era così, e che c’erano delle piccole ma significative differenze di ordine psicologico. Al secondo gruppo appartenevano coloro che rifiutavano una dominazione totale, ma che avevano un brivido erotico nel sapere che la donna al loro fianco potrebbe picchiarli a mani nude, addirittura ucciderli se volesse.
Eh si! Grazie a mio marito ero diventata una vera esperta del settore, anche se le mie esperienze personali appartenevano esclusivamente al primo gruppo. In che modo e a quale gruppo appartenesse quel ragazzo ancora non potevo saperlo, ma ci avrei scommesso qualsiasi cosa che anche lui facesse parte di quel mondo. Quando la mia amica terminò gli allenamenti, e prima che li cominciassi io, la presi per un braccio e, dopo esserci appartate, le spiegai la mia visione della situazione, tralasciando ovviamente in che modo avevo acquistato una certa esperienza in materia. Le dissi anche che consideravo la cosa abbastanza piacevole e interessante, e che se fossi stata in lei ci avrei fatto un bel pensierino, approfondendo meglio la situazione, anche considerando che Sergio era piacevole e carino. La sua reazione invece, fu completamente negativa. Si arrabbiò di brutto e dovetti calmarla, rinunciando alla mia lezione per starle vicino. Mi disse che aveva preso una cotta per lui, malgrado la differenza d'età, ma che non avrebbe potuto mai accettare una situazione simile. Cercai a lungo di farle cambiare idea, enunciando i possibili privilegi, che invece io sapevo reali, che una relazione del genere avrebbe comportato. Niente. Elena fu irremovibile e, da quel momento, evitò Sergio come se fosse afflitto da peste.
Fu in quel momento che iniziai a pensare a quel ragazzo come un possibile altro maschio da dominare. Se la mia amica non lo voleva, quel ragazzo poteva considerarsi libero. Per di più, si sarebbe accontentato di Elena, pur di avere una ragazza più forte di lui, con me avrebbe certo fatto i salti mortali dalla gioia vista la differenza sia di bravura, sia di bellezza che di personalità, tutte a mio favore, ovviamente.
Sarebbe stata quindi una conquista di una facilità estrema, un altro maschio che mi avrebbe adorato e che avrei potuto manovrare a mio piacimento. Ma fu proprio quella considerazione sulla facilità che mi fece pensare e che mi fece rivedere le mie idee. Quel ragazzo sarebbe stato solo una copia sia di Marco che di Giorgio, e io avevo già gli originali. Che piacere avrei potuto avere nel sottometterlo? Non mi solleticava l'idea di farlo, era questa la verità. Ci avevo fatto un pensierino, questo sì, ma sarebbe stata solo una tacca nella mia cintura. Io mi sentivo una predatrice, volevo sentire il gusto della conquista prima e della dominazione poi, e non una mangiatrice di carcasse. Era questa la similitudine che avevo trovato. Mi sentivo una leonessa e non un avvoltoio insomma. Avevo ben due maschi ai quali piaceva essere sottomessi da me e, considerando Marco assolutamente di primaria importanza, e quindi irrinunciabile nei miei programmi, potevo considerare Giorgio come un bel quadro da ammirare, che mi solleticava, una cosa che mi apparteneva, ma non indispensabile come lo era invece mio marito. Insomma, l'idea di sottomettere un altro uomo che non vedeva l'ora di farlo non mi entusiasmava, almeno in quel momento. Soddisfazione ben diversa avrei trovato invece nel caso mi fosse capitato un uomo che non amava il femdom, proprio come era successo con Luca. Malgrado Giorgio fosse uno degli uomini più affascinanti che avessi mai incontrato, la sua sottomissione mi aveva regalato meno soddisfazioni di quante ne avessi provate con Luca. Il potere vero lo avevo provato con quel ragazzo, oltre che ovviamente con mio marito. Ma il caso di Marco era differente. Con lui tutto era diverso. Sarà stata una questione di sentimenti, oppure per il motivo che vivevo praticamente ogni istante della mia vita come moglie dominante, fatto sta che neanche la bellezza di Giorgio poteva farmi avvicinare alle sensazioni che provavo con mio marito. Insomma, voglia di potere sì, voglia di affascinare anche, voglia di sottomettere altri uomini sempre più presente dentro di me, ma certamente con tipi diversi da Giorgio. Lui mi dava la sensazione di essere follemente innamorato di quello che rappresentavo e non della mia persona, della Patty vera e propria. Anche la mia bellezza, che pure non lo lasciava indifferente, non la potevo considerare con lui come un’arma per sottometterlo. Mi aiutava, questo sì, ma chissà quante donne altrettanto belle aveva avuto uno come lui nella sua vita. Forse addirittura più belle di me, anche se io, in quel momento, mi consideravo la numero uno in assoluto. Con quel fisico che si ritrovava, con quei modi di fare affascinanti, ci avrei scommesso qualsiasi cifra che si era portato a letto donne con una certa avvenenza. Certo, me lo sarei tenuto per il momento, mi piaceva molto e la sua sottomissione era totale, ma sapevo già da allora che non lo avrei sopportato per molto altro tempo ancora.
Ma torniamo alla mia vita di tutti i giorni e alle incombenze quotidiane.
Era la metà di novembre e Giorgio era un mio sottomesso già da oltre un mese e mezzo, come ho sottolineato prima e, come ho avuto modo di dire, la mia vita scorreva frenetica ma soddisfacente sotto tutti i punti di vista.
Era anche giunto il momento di organizzare la festicciola per il compleanno di
mia figlia piccola e decisi, insieme alla bambina, di farlo in un celebre
fast-food. Era un'idea senz'altro carina che, in seguito, tante altre mamme
avrebbero copiato. Il fast-food metteva tutto a disposizione, offrendoci due sale, una per i bambini con due animatori che avrebbero provveduto a farli giocare oltre che a farli mangiare, e una per noi adulti, per poter fare due
chiacchiere mangiando qualcosa in santa pace, senza doverci occupare di quelle
piccole pesti. Per l'occasione avevo sfoggiato il mio look da giovane mamma.
Gonna lunga stretta in vita e larga in fondo, a fantasia sui toni del marrone,
stivali con tacco medio marroni e twin set anni cinquanta beige con giacchettino a vu e lupetto smanicato sotto. Trucco minimalista. Un look poco appariscente ma senz'altro gradevole, anche perché, se è vero che non avevo intenzione di espormi troppo davanti agli altri genitori, è altrettanto vero che c'erano un paio di mamme molto piacenti che si davano un sacco di arie, e che avrei voluto volentieri far schiattare dalla rabbia. Missione compiuta dopo pochi minuti quando, fingendo un caldo inesistente, mi tolsi il giacchetto rimanendo solo col lupettino senza maniche che metteva in risalto il mio seno che stava su che era una meraviglia, la mia pancia piatta e la mia vita stretta. Solo un'altra donna può comprendere il mio stato d'animo in quel momento, quando vidi quelle due donne sbuffare insofferenti e, soprattutto, senza armi con cui controbattermi. Le avevo costrette alla resa senza utilizzare neanche tutte le mie armi migliori. Ero io la mamma più bella, e loro dovevano far buon viso a cattivo gioco. Naturalmente non giocai troppo a lungo su questa situazione. Mi bastava vincere senza stravincere, e proseguii nel mio ruolo di ospite cercando di coinvolgere quanti più genitori possibile. Alcuni lasciavano semplicemente i loro figli nel locale, ripromettendosi di venirli a riprendere al termine della festicciola, e io offrivo loro un pezzo di dolce oppure una delle tante altre cibarie che c’erano sul tavolo. Altri invece, evidentemente scevri da impegni, si fermavano nel locale. Più esattamente altre. Eravamo infatti una quindicina di donne, tutte pronte a riempirci di orgoglio parlando a turno dei nostri figli, glorificandoli oltre il limite e riempiendoli di elogi. Ovviamente, quando venne il mio turno feci altrettanto. La mia secondogenita era già di per sé meritevole di elogi in quanto una delle più intelligenti della classe, nuotatrice provetta e per di più molto bella, almeno ai miei occhi, e io non dovetti far altro che elencare i suoi svariati meriti. La festa si stava intanto dimostrando riuscita. Ogni tanto mi affacciavo nella sala dei bambini e vedevo che ridevano tutti di gusto, e m'immaginavo la gioia di mia figlia per quella festa. Già alla vista di tutti quei regali aveva quasi perso la testa, e in quel momento quei due animatori la stavano mettendo al centro dell'attenzione, proprio come piaceva a lei. Tutta sua mamma. Al contrario della primogenita, molto più timida e introversa. Ma la svolta che ebbe quella giornata di festa nella mia vita privata avvenne quando uscii dal locale per fumare una sigaretta, delegando a mia sorella il compito di intrattenere le altre donne. Il fumo fa male, ma era stato proprio a causa, o per merito, di questo mio vizio che avevo potuto attaccare bottone con Giorgio e, successivamente, conquistarlo per poi dominarlo. Anche quella volta il mio vizio fu di basilare importanza per quello che avvenne poi.
Continua...
scritto il
2026-08-23
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