Per sempre Ultimo episodio
di
Davide Sebastiani
genere
sentimentali
E’ l’ora di cena. Le ore sono volate come sempre in questi momenti. Non ci è andata leggera, ma sono felice come un bambino che riceve il giocattolo che tanto voleva. Anche perché le pratiche dure si sono alternate con momenti dolcissimi in cui mi ha abbracciato e accarezzato. Ho però un certo languorino allo stomaco.
“Mistress Sarah, puoi darmi il permesso di preparare qualcosa per cena?”
Mi sorride. “Io ho mangiato qualcosa prima che venissi tu e non ho fame. Prepara solo per te.”
La guardo con tenerezza. “ Guarda che il vestito da sposa ti entrerà ugualmente e sarai la più bella delle spose.”
Vedo il suo volto diventare duro. Una durezza però intrisa di una tristezza che non capisco.“Non ti ho dato il permesso di rispondere ma solo quello di andarti a preparare la cena.”
Obbedisco e mi metto ai fornelli. E’ tutto così stano. Ma non sta a me decidere. E’ lei che deve decidere per sé stessa e per me. E questo mi fa sentire bene. E voglio godermi questi giorni che Sarah vuole dedicare a me. Li voglio vivere come se non ci fosse un domani. Non importa che non potrò avere orgasmi, non mi importa di niente altro che non sia lei. La vedo mentre mi sorride osservandomi mentre mangio e mi dico che sono davvero un uomo fortunato.
Il mattino mi accoglie con un raggio di sole che entra dalle persiane. Sarah è accanto a me già sveglia
“Mistress, vuoi che ti prepari la colazione?” le chiedo, stiracchiandomi tra le lenzuola.
“No, ho già fatto. Puoi prepararla per te.”
“Grazie. Sicura di non volere niente?”
Torna ad essere dura e autoritaria. “Ti ho dato un ordine. Obbedisci!”
“Sì, subito, Mistress.” Poi la guardo. E’ ancora vestita come ieri, come se fosse andata a dormire completamente vestita “Mistress, come mai già vestita?”
Si fa improvvisamente seria. “Fai troppe domande. Da adesso in poi ti obbligo a non aprire più bocca senza il mio permesso. Ricordati che sono io a detenere il potere, non lo dimenticare mai.”
Scuoto la testa. Non posso certo dimenticarmelo, anche se continua ad essere tutto molto strano, ma mi rimetto alle sue decisioni. Il suo viso si apre a un dolce sorriso che illumina quel volto che mi piace immensamente.
“Bene, su questo siamo d’accordo. Piuttosto, come hai dormito?”
“Benissimo!” rispondo sinceramente. E non poteva essere altrimenti perché ho dormito con la mia amata mistress. Ieri sera sono crollato per la stanchezza e la tensione. Tu invece eri ancora sveglia. Di solito sei tu ad addormentarti prima di me.”
“Per questi tre giorni ho intenzione di fare alcuni cambiamenti e non voglio che tu mi faccia domande in merito. Sono stata chiara?”
“Chiarissima, mistress.”
Vedo che cambia di nuovo espressione. “Il dolore come va?”
Alzo le spalle. Si riferisce ovviamente sia a ciò che mi ha fatto ieri, le sue frustate, le sue mollette che mi hanno fatto diventare i capezzoli rossi come il fuoco, i suoi schiaffi che alle mie escoriazioni dovute all’incidente.
“Il dolore passa ma la sensazione di appartenerti rimane dentro di me.”
“Abbiamo altri due giorni durante i quali tu mi apparterrai completamente.”
Alzo la mano per poter parlare e lei mi dà l’autorizzazione
“Con tutto il rispetto, Mistress Sarah, io ti appartengo sempre, in ogni momento.”
“Ricordatelo sempre, in ogni istante della tua vita. Tu mi appartieni. Ora va’. Rimettiti in forze perché dopo ricomincerò.”
“Sì, Mistress Sarah.” Vado in cucina e inizio a prepararmi un’abbondante colazione. Ha ragione lei, come al solito, e devo rimettermi in forza perché voglio essere pronto per stare ai suoi ordini, per godere del suo dolce sadismo. E dopo la colazione, mentre lei mi osserva con un meraviglioso sorriso stampato sul viso, so che sto per trascorrere altri meravigliosi momenti agli ordini della donna che amo.
Sono trascorsi i tre giorni. Sono stati giorni intensi, di felicità pura. Non abbiamo fatto l’amore ma ci siamo abbracciati spesso, soprattutto dopo alcune pratiche particolarmente dolorose. Anzi, Sarah è stata ancora più dolce delle altre volte, prendendosi cura di me e facendomi vivere tutte queste ore come avrei voglia di vivere sempre, ovvero ai suoi ordini. Sono davvero stanco ma felice mentre la guardo. E’ ancora coi suoi abiti di quando mi è venuta a trovare all’ospedale, cosa davvero strana considerando che lei ama cambiarsi almeno due volte al giorno. Non abbiamo fatto sesso ma non m’importa, malgrado la mia eccitazione sia stata quasi perenne. Mi sono rimesso a lei, obbedendo ai suoi ordini ed è stato meraviglioso ugualmente. Meraviglioso ma alquanto strano. Ha voluto istaurare dei cambiamenti che non sono riuscito a comprendere del tutto. Ad esempio, in questi casi lei vuole che io le prepari la cena e che la serva come una regina mentre in questi giorni non ha mai voluto mangiare con me. Non si è mai cambiata e si è sempre addormentata dopo di me per svegliarsi prima. Avrei voluto naturalmente chiederglielo, ma non avevo il permesso di parlare se non quando lei mi dava il permesso. Forse vuole semplicemente arrivare alla conclusione con qualche sorpresa per me. I miei pensieri sono distolti però dal fatto che suonano alla porta,
“Dai, amore, vai ad aprire”, mi dice Sarah, mentre io mi interrogo su chi potrebbe essere. Forse i miei genitori preoccupati dalla stranezza del mio comportamento. Avevo detto loro che per tre giorni non volevo essere disturbato. Adesso però i tre giorni sono trascorsi e forse vogliono rendersi conto di persona di come io stia. In fondo, non è stata una passeggiata di salute quello che ho vissuto. Vado ad aprire e, in effetti, sono proprio loro. Mia madre mi abbraccia.
“Brad, tesoro, come stai? Siamo stati tanto in pensiero.”
“Come vedete sto bene. Dai, entrate.”
Mio padre mi dà una pacca sulle spalle mentre li invito a sedersi in cucina dove c’è Sarah sempre più sorridente. Non la salutano. Perché? La adorano e mi hanno sempre detto che non avrei potuto desiderare una donna migliore di Sarah.
“Sicuro di star bene, Brad?”
Alzo le spalle. “Mi vedi no? Ho solo avuto delle escoriazioni che stanno guarendo.”
“Non intendevo di quelle,” insiste mio padre “Intendevo di… Di quello che è successo. Io pensavo che ti saresti chiuso in casa a piangere, e invece ti vedo addirittura allegro. Insomma, siamo preoccupati.”
Gli sorrido per tranquillizzarlo. “Papà, sto bene. Mai stato meglio.”
I miei genitori si guardano. Sembra che non riescano a capire il mio comportamento e la cosa mi sembra assurda
“Credo che tu… Brad, che intenzioni hai adesso? Non puoi rinchiuderti a casa da solo.” Gli sorrido. “Papà, io non sono solo, sto con…” Mi blocco. Guardo Sarah che sorride dolcemente. Perché non la vedono? Perché lei non parla? Perché non interviene? Poi comprendo. No, no nooooo. Non può essere. Guardo i miei genitori e le lacrime iniziano a solcare le mie guance. “Per favore, uscite, andate via, via, via.”
Si guardano e mia madre interviene: “Tesoro noi ti siamo vicini. Per noi Sarah era come una figlia.”
“Andate via, vi prego.”
Vedo la mamma prendere per un braccio mio padre. “Dai, andiamo, lasciamolo solo. E’ ancora scosso.”
Sento la porta chiudersi e poi vedo Sarah.
“Perché? Perché? Tu no, non puoi essere morta. Non tu, amore mio. Ho bisogno di te.”
Si avvicina a me e mi abbraccia.
“E’ accaduto. Io sono tra quelle sei vittime.”
“No, non posso vivere senza di te”, urlo. Non riesco a capacitarmi.
“Non dire queste cose, Brad. Tu mi avevi promesso che avresti obbedito a ogni mio ordine e adesso ti do l’ultimo, dopodiché dovrò andare via.”
“No Mistress Sarah, non lasciarmi. Se tu mi lasci io ti verrò dietro. La mia vita non avrà più alcun significato senza di te, senza la mia donna, senza la mia padrona.”
Il suo abbraccio si fa sempre più forte.
“Io ti ordino di vivere la tua vita. Dovrai continuare, sposarti, fare figli.”
“Tu sei l’unica donna che voglio sposare, l’unica donna con la quale voglio avere dei figli.”
“Lo so ma non è possibile. Non più ormai. Ma non dovrai fare pazzie perché io sono la tua mistress e ti ho ordinato che dovrai vivere una vita normale. Ma poi ci incontreremo di nuovo e avremo l’eternità per stare insieme.” Continuo a singhiozzare e mi afferra il mento “Piangi, se ne hai voglia, ma ricordati del mio ordine-”
“Come… Come ho fatto a non capire che eri morta?”
“Non te ne sei accorto perché mi ami e l’amore non ti ha fatto capire che stavi interagendo con una persona morta.”
“E’ questo il motivo per cui non hai voluto fare l’amore?” le chiedo, sempre più affranto.
“Già, non posso farlo, anche se avrei voluto e ti ho desiderato ogni istante di questi tre giorni. Tu sai che i morti che incontri hanno un compito sulla terra prima di andare via definitivamente, e il mio compito era quello di farti capire che hai ancora una vita dinanzi a te. So quanto mi ami e l’unico modo era quello di darti un ordine come Mistress Sarah. Quando divento la tua padrona tu puoi solo obbedirmi e lo farai.”
La guardo continuando a piangere. “No, ti prego, amore mio. Rimani qui con me.”
“Non posso. Il mio compito si è esaurito e devo andare”. Vedo che anche il suo bel viso è umido per le sue lacrime
“Ora capisco perché hai voluto regalarmi gli oggetti che usi per la dominazione. Non avresti potuto afferrarli perché sono tuoi e tu puoi tenere in mano solo gli oggetti che mi appartengono.”
“Proprio così, Brad. Tu hai un grande dono e so che continuerai a farne buon uso. Tutti parlano di te, dell’eroe che sei, e io sono orgogliosa che tu sia stato mio.”
“Io sarò sempre tuo.”
“Lo so, ma fra un po’ il mio ricordo si sbiadirà e tu dovrai guardarti intorno e scegliere una donna che ti ami. E non sarà difficile trovarla. Qualunque donna vorrebbe amare un uomo come te. Ma io ti cedo solo in prestito. Poi sarai definitivamente mio. Ma per far sì che ciò avvenga, non devi commettere stupidaggini altrimenti non ci rincontreremo.”
“Come fai a spere tutte queste cose? Gli altri morti sono confusi, dimenticano quasi tutto e tu invece sei lucidissima.”
“Non lo so. Forse, ricordare tutto faceva parte del mio compito, così come sapere queste cose. Quando… Quando sono stata colpita, ho visto il mio corpo per terra, ma io già sapevo cosa dovevo fare.” Mi viene vicino e mi bacia dolcemente sulle labbra. “Ti ho amato come non credevo sarebbe stato possibile amare un uomo.”
“Ti amo, Sarah e ti amerò per sempre.”
“Lo so ma tu ricordati dell’ordine che ti ho dato. Il tuo compito è obbedirmi. Ora devo andare. I tre giorni che mi sono stati concessi sono terminati. Il nostro non è un addio ma solo un lungo arrivederci. Arrivederci mio dolce schiavo, arrivederci amore mio. Ti aspetterò con impazienza.”
La sua figura inizia a dissolversi e le mie lacrime aumentano fino a diventare un pianto irrefrenabile. Avrei voglia di aprire la finestra e buttarmi di sotto per raggiungerla ma ho ricevuto un ordine e so che dovrò obbedire a quell’ordine. Non importa quanti anni passeranno ma so che la rivedrò e che saremo uniti per sempre. Perché questo è il nostro destino. Il destino di due anime che debbono stare insieme a ogni costo, anche oltre la morte. Mi alzo e cerco di calmare il mio pianto. Hai ragione amore mio, il nostro è stato solo un arrivederci. Chiudo gli occhi e mi sembra di vederla, la immagino come sarebbe stata meravigliosa il giorno del nostro matrimonio con il suo lungo abito bianco, ma non sono più triste perché so che sarà solo un momento di lontananza. Ho una vita da vivere in attesa della mia felicità eterna. Mi affaccio e guardo in alto. Aspettami, amore mio. Solo qualche anno, dieci, venti o cinquanta non importa. E poi sarò definitivamente tuo. E sarà per sempre.
FINE
“Mistress Sarah, puoi darmi il permesso di preparare qualcosa per cena?”
Mi sorride. “Io ho mangiato qualcosa prima che venissi tu e non ho fame. Prepara solo per te.”
La guardo con tenerezza. “ Guarda che il vestito da sposa ti entrerà ugualmente e sarai la più bella delle spose.”
Vedo il suo volto diventare duro. Una durezza però intrisa di una tristezza che non capisco.“Non ti ho dato il permesso di rispondere ma solo quello di andarti a preparare la cena.”
Obbedisco e mi metto ai fornelli. E’ tutto così stano. Ma non sta a me decidere. E’ lei che deve decidere per sé stessa e per me. E questo mi fa sentire bene. E voglio godermi questi giorni che Sarah vuole dedicare a me. Li voglio vivere come se non ci fosse un domani. Non importa che non potrò avere orgasmi, non mi importa di niente altro che non sia lei. La vedo mentre mi sorride osservandomi mentre mangio e mi dico che sono davvero un uomo fortunato.
Il mattino mi accoglie con un raggio di sole che entra dalle persiane. Sarah è accanto a me già sveglia
“Mistress, vuoi che ti prepari la colazione?” le chiedo, stiracchiandomi tra le lenzuola.
“No, ho già fatto. Puoi prepararla per te.”
“Grazie. Sicura di non volere niente?”
Torna ad essere dura e autoritaria. “Ti ho dato un ordine. Obbedisci!”
“Sì, subito, Mistress.” Poi la guardo. E’ ancora vestita come ieri, come se fosse andata a dormire completamente vestita “Mistress, come mai già vestita?”
Si fa improvvisamente seria. “Fai troppe domande. Da adesso in poi ti obbligo a non aprire più bocca senza il mio permesso. Ricordati che sono io a detenere il potere, non lo dimenticare mai.”
Scuoto la testa. Non posso certo dimenticarmelo, anche se continua ad essere tutto molto strano, ma mi rimetto alle sue decisioni. Il suo viso si apre a un dolce sorriso che illumina quel volto che mi piace immensamente.
“Bene, su questo siamo d’accordo. Piuttosto, come hai dormito?”
“Benissimo!” rispondo sinceramente. E non poteva essere altrimenti perché ho dormito con la mia amata mistress. Ieri sera sono crollato per la stanchezza e la tensione. Tu invece eri ancora sveglia. Di solito sei tu ad addormentarti prima di me.”
“Per questi tre giorni ho intenzione di fare alcuni cambiamenti e non voglio che tu mi faccia domande in merito. Sono stata chiara?”
“Chiarissima, mistress.”
Vedo che cambia di nuovo espressione. “Il dolore come va?”
Alzo le spalle. Si riferisce ovviamente sia a ciò che mi ha fatto ieri, le sue frustate, le sue mollette che mi hanno fatto diventare i capezzoli rossi come il fuoco, i suoi schiaffi che alle mie escoriazioni dovute all’incidente.
“Il dolore passa ma la sensazione di appartenerti rimane dentro di me.”
“Abbiamo altri due giorni durante i quali tu mi apparterrai completamente.”
Alzo la mano per poter parlare e lei mi dà l’autorizzazione
“Con tutto il rispetto, Mistress Sarah, io ti appartengo sempre, in ogni momento.”
“Ricordatelo sempre, in ogni istante della tua vita. Tu mi appartieni. Ora va’. Rimettiti in forze perché dopo ricomincerò.”
“Sì, Mistress Sarah.” Vado in cucina e inizio a prepararmi un’abbondante colazione. Ha ragione lei, come al solito, e devo rimettermi in forza perché voglio essere pronto per stare ai suoi ordini, per godere del suo dolce sadismo. E dopo la colazione, mentre lei mi osserva con un meraviglioso sorriso stampato sul viso, so che sto per trascorrere altri meravigliosi momenti agli ordini della donna che amo.
Sono trascorsi i tre giorni. Sono stati giorni intensi, di felicità pura. Non abbiamo fatto l’amore ma ci siamo abbracciati spesso, soprattutto dopo alcune pratiche particolarmente dolorose. Anzi, Sarah è stata ancora più dolce delle altre volte, prendendosi cura di me e facendomi vivere tutte queste ore come avrei voglia di vivere sempre, ovvero ai suoi ordini. Sono davvero stanco ma felice mentre la guardo. E’ ancora coi suoi abiti di quando mi è venuta a trovare all’ospedale, cosa davvero strana considerando che lei ama cambiarsi almeno due volte al giorno. Non abbiamo fatto sesso ma non m’importa, malgrado la mia eccitazione sia stata quasi perenne. Mi sono rimesso a lei, obbedendo ai suoi ordini ed è stato meraviglioso ugualmente. Meraviglioso ma alquanto strano. Ha voluto istaurare dei cambiamenti che non sono riuscito a comprendere del tutto. Ad esempio, in questi casi lei vuole che io le prepari la cena e che la serva come una regina mentre in questi giorni non ha mai voluto mangiare con me. Non si è mai cambiata e si è sempre addormentata dopo di me per svegliarsi prima. Avrei voluto naturalmente chiederglielo, ma non avevo il permesso di parlare se non quando lei mi dava il permesso. Forse vuole semplicemente arrivare alla conclusione con qualche sorpresa per me. I miei pensieri sono distolti però dal fatto che suonano alla porta,
“Dai, amore, vai ad aprire”, mi dice Sarah, mentre io mi interrogo su chi potrebbe essere. Forse i miei genitori preoccupati dalla stranezza del mio comportamento. Avevo detto loro che per tre giorni non volevo essere disturbato. Adesso però i tre giorni sono trascorsi e forse vogliono rendersi conto di persona di come io stia. In fondo, non è stata una passeggiata di salute quello che ho vissuto. Vado ad aprire e, in effetti, sono proprio loro. Mia madre mi abbraccia.
“Brad, tesoro, come stai? Siamo stati tanto in pensiero.”
“Come vedete sto bene. Dai, entrate.”
Mio padre mi dà una pacca sulle spalle mentre li invito a sedersi in cucina dove c’è Sarah sempre più sorridente. Non la salutano. Perché? La adorano e mi hanno sempre detto che non avrei potuto desiderare una donna migliore di Sarah.
“Sicuro di star bene, Brad?”
Alzo le spalle. “Mi vedi no? Ho solo avuto delle escoriazioni che stanno guarendo.”
“Non intendevo di quelle,” insiste mio padre “Intendevo di… Di quello che è successo. Io pensavo che ti saresti chiuso in casa a piangere, e invece ti vedo addirittura allegro. Insomma, siamo preoccupati.”
Gli sorrido per tranquillizzarlo. “Papà, sto bene. Mai stato meglio.”
I miei genitori si guardano. Sembra che non riescano a capire il mio comportamento e la cosa mi sembra assurda
“Credo che tu… Brad, che intenzioni hai adesso? Non puoi rinchiuderti a casa da solo.” Gli sorrido. “Papà, io non sono solo, sto con…” Mi blocco. Guardo Sarah che sorride dolcemente. Perché non la vedono? Perché lei non parla? Perché non interviene? Poi comprendo. No, no nooooo. Non può essere. Guardo i miei genitori e le lacrime iniziano a solcare le mie guance. “Per favore, uscite, andate via, via, via.”
Si guardano e mia madre interviene: “Tesoro noi ti siamo vicini. Per noi Sarah era come una figlia.”
“Andate via, vi prego.”
Vedo la mamma prendere per un braccio mio padre. “Dai, andiamo, lasciamolo solo. E’ ancora scosso.”
Sento la porta chiudersi e poi vedo Sarah.
“Perché? Perché? Tu no, non puoi essere morta. Non tu, amore mio. Ho bisogno di te.”
Si avvicina a me e mi abbraccia.
“E’ accaduto. Io sono tra quelle sei vittime.”
“No, non posso vivere senza di te”, urlo. Non riesco a capacitarmi.
“Non dire queste cose, Brad. Tu mi avevi promesso che avresti obbedito a ogni mio ordine e adesso ti do l’ultimo, dopodiché dovrò andare via.”
“No Mistress Sarah, non lasciarmi. Se tu mi lasci io ti verrò dietro. La mia vita non avrà più alcun significato senza di te, senza la mia donna, senza la mia padrona.”
Il suo abbraccio si fa sempre più forte.
“Io ti ordino di vivere la tua vita. Dovrai continuare, sposarti, fare figli.”
“Tu sei l’unica donna che voglio sposare, l’unica donna con la quale voglio avere dei figli.”
“Lo so ma non è possibile. Non più ormai. Ma non dovrai fare pazzie perché io sono la tua mistress e ti ho ordinato che dovrai vivere una vita normale. Ma poi ci incontreremo di nuovo e avremo l’eternità per stare insieme.” Continuo a singhiozzare e mi afferra il mento “Piangi, se ne hai voglia, ma ricordati del mio ordine-”
“Come… Come ho fatto a non capire che eri morta?”
“Non te ne sei accorto perché mi ami e l’amore non ti ha fatto capire che stavi interagendo con una persona morta.”
“E’ questo il motivo per cui non hai voluto fare l’amore?” le chiedo, sempre più affranto.
“Già, non posso farlo, anche se avrei voluto e ti ho desiderato ogni istante di questi tre giorni. Tu sai che i morti che incontri hanno un compito sulla terra prima di andare via definitivamente, e il mio compito era quello di farti capire che hai ancora una vita dinanzi a te. So quanto mi ami e l’unico modo era quello di darti un ordine come Mistress Sarah. Quando divento la tua padrona tu puoi solo obbedirmi e lo farai.”
La guardo continuando a piangere. “No, ti prego, amore mio. Rimani qui con me.”
“Non posso. Il mio compito si è esaurito e devo andare”. Vedo che anche il suo bel viso è umido per le sue lacrime
“Ora capisco perché hai voluto regalarmi gli oggetti che usi per la dominazione. Non avresti potuto afferrarli perché sono tuoi e tu puoi tenere in mano solo gli oggetti che mi appartengono.”
“Proprio così, Brad. Tu hai un grande dono e so che continuerai a farne buon uso. Tutti parlano di te, dell’eroe che sei, e io sono orgogliosa che tu sia stato mio.”
“Io sarò sempre tuo.”
“Lo so, ma fra un po’ il mio ricordo si sbiadirà e tu dovrai guardarti intorno e scegliere una donna che ti ami. E non sarà difficile trovarla. Qualunque donna vorrebbe amare un uomo come te. Ma io ti cedo solo in prestito. Poi sarai definitivamente mio. Ma per far sì che ciò avvenga, non devi commettere stupidaggini altrimenti non ci rincontreremo.”
“Come fai a spere tutte queste cose? Gli altri morti sono confusi, dimenticano quasi tutto e tu invece sei lucidissima.”
“Non lo so. Forse, ricordare tutto faceva parte del mio compito, così come sapere queste cose. Quando… Quando sono stata colpita, ho visto il mio corpo per terra, ma io già sapevo cosa dovevo fare.” Mi viene vicino e mi bacia dolcemente sulle labbra. “Ti ho amato come non credevo sarebbe stato possibile amare un uomo.”
“Ti amo, Sarah e ti amerò per sempre.”
“Lo so ma tu ricordati dell’ordine che ti ho dato. Il tuo compito è obbedirmi. Ora devo andare. I tre giorni che mi sono stati concessi sono terminati. Il nostro non è un addio ma solo un lungo arrivederci. Arrivederci mio dolce schiavo, arrivederci amore mio. Ti aspetterò con impazienza.”
La sua figura inizia a dissolversi e le mie lacrime aumentano fino a diventare un pianto irrefrenabile. Avrei voglia di aprire la finestra e buttarmi di sotto per raggiungerla ma ho ricevuto un ordine e so che dovrò obbedire a quell’ordine. Non importa quanti anni passeranno ma so che la rivedrò e che saremo uniti per sempre. Perché questo è il nostro destino. Il destino di due anime che debbono stare insieme a ogni costo, anche oltre la morte. Mi alzo e cerco di calmare il mio pianto. Hai ragione amore mio, il nostro è stato solo un arrivederci. Chiudo gli occhi e mi sembra di vederla, la immagino come sarebbe stata meravigliosa il giorno del nostro matrimonio con il suo lungo abito bianco, ma non sono più triste perché so che sarà solo un momento di lontananza. Ho una vita da vivere in attesa della mia felicità eterna. Mi affaccio e guardo in alto. Aspettami, amore mio. Solo qualche anno, dieci, venti o cinquanta non importa. E poi sarò definitivamente tuo. E sarà per sempre.
FINE
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