La vita di Patty Capitolo 42
di
Davide Sebastiani
genere
dominazione
Anche quella vacanza terminò e, ancora una volta, mi rituffai nella vita di
tutti giorni, solo apparentemente monotona. In realtà era piena di gratificazioni per la sottoscritta. Ma fu proprio in quell'inizio di settembre che venne a lavorare a poche decine di metri da me, e soprattutto a infrangere cuori femminili, il bel Giorgio. Si trattava di uno dei due soci di un'agenzia
immobiliare che aveva aperto i battenti alle spalle del mio negozio, nella
parte della zona meno frequentata dal normale passaggio di clienti. Bello lo
era sicuramente. Altezza decisamente superiore alla media, intorno al metro e
82, spalle larghe, un viso maschio, un sorriso strafottente e simpatico, e un
abbigliamento che non lasciava nulla all'improvvisazione. Completi portati con
classe ed eleganza, cravatta sempre intonata, Giorgio si accattivò in breve tempo le simpatie e l'ammirazione di tutte le commesse della zona che si
sarebbero accapigliate volentieri pur di ricevere le sue attenzioni. Con me
invece, soltanto il saluto. Ogni tanto, a dir la verità, mi sembrava di notare qualche lampo d'interesse nei suoi occhi. In fondo, se lui era il pezzo pregiato della collezione maschile della zona, io potevo considerarmi un bocconcino prelibato, anche se completamente fuori portata, per gli uomini che lavoravano nei dintorni, e che facevano colazione nello stesso bar dove la facevo io. Non che avessi ricevuto parecchie offerte, però. Le mie arie di superiorità, il mio osservarli con sufficienza dall'alto in basso, avevano scoraggiato quasi tutti, e quei pochi che ci avevano provato, anche se con molta cautela, tanto per sondare la situazione, erano rimasti con un pugno di mosche in mano. Le mie risposte erano sempre state negative anche alle più banali offerte di andare a mangiare qualcosa in gruppo. Pensavo che fosse per questo motivo, ovvero che per tutti io fossi irraggiungibile, oltre che sposata e con figli, che Giorgio non si azzardò mai neanche a farmi un complimento. E naturalmente io non avevo mai fatto nulla per suscitare la sua attenzione. Pur giudicandolo molto attraente, non m'interessava affatto per vari motivi, tutti molto semplici. Prima della mia relazione con Luca, non nutrivo interesse alcuno verso gli altri uomini, mentre dopo avevo cominciato a vederli sotto un'ottica diversa. Il problema era che non avevo alcuna intenzione di avere un'avventura con persone che frequentavo tutti i giorni, sia pur per pochi minuti. L'altro motivo, quello principale, era che io non cercavo affatto la classica avventura extra coniugale fatta di sesso e basta. Io cercavo il potere nei confronti degli altri uomini, sottometterli alle mie volontà, proprio come avevo fatto con Luca. Naturalmente, per fare una cosa del genere, avevo bisogno di un'altra atmosfera, diversa da quella lavorativa, proprio per evitare la possibilità di chiacchiere nell'ambiente. Pertanto, avevo deciso che avrei evitato con cura la frequentazione di tutti quegli uomini che
cercavano soltanto un'evasione dall'ambiente familiare e nient'altro. Un'altra
considerazione da fare era che non mi andava di passare per la donna rovina
famiglie, e la maggior parte di quelli che bazzicavano il mio ambiente di lavoro erano sposati con prole. Diversa era la situazione con Giorgio. Tanto per cominciare, era libero come l'aria da qualunque legame, e poi mi piaceva molto di più di tutti gli altri. Ma anche lui si scontrava con le regole che mi ero imposta. Faceva parte dell'ambiente lavorativo e, soprattutto, mi sembrava impossibile da domare. E farmi rimorchiare solo per una notte di passione non mi andava proprio. Quanto al fatto di poterlo rigirare come volevo, avevo moltissimi dubbi che sarei mai riuscita a farlo. Questo perché immaginavo che un uomo del genere fosse semmai abituato a prendere le donne e scaricarle dopo averle fatte innamorare, piuttosto che a subirne il fascino. Mi ero costruita mentalmente l'identikit del maschio facile da addomesticare, da far innamorare e quindi da sottomettere completamente, e Giorgio era l'esatto contrario. Per prima cosa mi ero resa conto che bisognava far sentire inferiore il maschio. Questo poteva accadere con l'età, come era stato con Luca, con l'altezza, con la bellezza, con la forza, e soprattutto dimostrando un totale disinteresse nei suoi confronti. Quindi il maschio ideale da sottomettere non doveva essere particolarmente attraente, possibilmente più basso di me e, soprattutto, insicuro di sé stesso. Ovviamente, a meno che non avessi incontrato un tipo come mio marito, decisamente attraente ma sottomesso di professione. Per via di tutte queste riflessioni, lasciai quindi campo libero a tutte le altre ragazze che, appena lo vedevano, si mettevano a starnazzare come galline. Mio Dio, ma possibile che noi donne fossimo così cretine, così fatue, e non ci rendessimo conto di quale immenso potere invece avevamo in mano? O forse dovrei dire in mezzo alle gambe?
Questa era la situazione alla fine di settembre, fino a che un bel giorno, ma forse sarebbe meglio dire un bruttissimo giorno, quella situazione si evolse in modo imprevedibile. Quando parlo di brutto giorno intanto, bisogna chiarire che intendo esclusivamente dal punto di vista atmosferico. Ero abituata ad andare al lavoro in moto, e quando pioveva mi trovavo veramente nei guai. Il negozio era in pieno centro storico, e arrivarci con la macchina era praticamente impossibile, soprattutto per la difficoltà di trovare parcheggio. Ma molta gente sembrava nata con l'automobile sotto il sedere, e alcuni preferivano alzarsi un'ora prima pur di avere il tempo di cercare parcheggio con comodo, recandosi soltanto dopo al lavoro. Questo non faceva per me, dormigliona com'ero, abituata ad alzarsi all'ultimo momento. Non potendo contare su Marco, che aveva il suo lavoro, e non potendo certo obbligarlo ad accompagnarmi, mi rimanevano i mezzi pubblici o il taxi. A volte usavo appunto il taxi ma, in quel periodo, avevo cominciato a dare un'importanza maggiore al denaro, anche considerando l'enorme spesa per l'acquisto del negozio che avrei dovuto effettuare da lì a pochi mesi.
Pertanto decisi che per quella mattina di inizio autunno, malgrado la pioggia
scrosciante che veniva giù, avrei usato i mezzi pubblici. Ne dovevo prendere
due e questo non mi metteva certo di buon umore. Per cercare appunto di
migliorare il mio umore, mi vestii in maniera diversa dal mio solito. Tanto
per cominciare decisi di abbandonare, per una volta tanto, la comodità dei
pantaloni, indispensabile per andare in moto, e indossai una deliziosa gonna
grigia che mi arrivava al ginocchio, un mezzo tubino che avevo comprato lo
scorso inverno, e che avevo indossato solamente una volta, ci abbinai una camicetta grigio perla di seta molto aderente abbellita da uno chabot. Infine una giacca di rasatello nera allacciata con un solo bottone. Mi armai di ombrello e mi diressi verso la fermata dell'autobus. Malgrado la pioggia, non faceva affatto freddo, ma il mio umore era rimasto gelido e nero come il cielo. Arrivai al lavoro addirittura prima del previsto e, nell’attesa, mi rifugiai immediatamente dentro il solito bar dove, con un paio di altre ragazze che conoscevo, mi sedetti prendendomi il mio solito caffè. Passarono pochi minuti e fece la sua apparizione Giorgio, come al solito ben vestito e curato, in compagnia di altri due che conoscevo di vista, e con i quali avevo scambiato solo qualche saluto. Le due ragazze che erano con me, alla vista di Giorgio, si scambiarono qualche cenno e fecero cenno al trio di mettersi seduti con noi. Qualche discorso banale riguardante il tempo e poi mi alzai, immediatamente seguita da tutti gli altri, per poter fumare una sigaretta prima di iniziare la giornata lavorativa. Mi riparai sotto un cornicione e Giorgio fece altrettanto, raggiunto nel frattempo da un altro gruppetto di commesse, tutte con l'intento di accalappiarselo. Ma, contrariamente alle altre volte, lo sguardo di Giorgio era più intenso nel cercare di osservarmi, e non potevo nascondere che questo mi procurava un certo compiacimento, simile del resto a quello che doveva provare lui nel vedere quelle rappresentanti del gentil sesso che se lo mangiavano con gli occhi. Con fare disinvolto, da uno abituato a stare a contatto con le donne, allargò il sorriso.
"Ma lo sai che hai delle bellissime gambe. E' un peccato che tu le copra
sempre."
Rimasi sinceramente di stucco. Non mi aspettavo un complimento del genere davanti a una decina di persone. Risposi che non le coprivo sempre, ma
che per venire al lavoro usavo abitualmente la moto e che quindi avevo bisogno
di praticità. Quasi contemporaneamente alla mia risposta, il nutrito gruppo
di commesse si dileguò completamente e io sorrisi vedendo la scena.
"Facendomi questo complimento hai spezzato il cuore di tutte quelle ragazze",
gli feci notare ironicamente.
"Mi dispiace per loro. Forse non sono fatto per le conquiste facili."
"Sei fatto per conquistare le donne sposate, allora?"
"Il mio era solo un complimento, non avevo intenzione di provarci né
tantomeno di offenderti."
"Ok, non ne parliamo più allora. Anche perché è ora di aprire il negozio", risposi, gettando la sigaretta per terra e schiacciandola con il piede. Giorgio
osservò la scena scansando con la mano il fumo che avevo lasciato.
"Scusami, non mi ero accorta di averti gettato addosso il fumo."
"Non è niente, non ti preoccupare. Piuttosto è di te che dovresti avere più premura invece. I rischi del fumo sono noti."
"Oh, per favore," sbuffai. "ci mancavi solo tu. I miei genitori, mio marito il
mio allenatore. Tutti a rompermi le scatole per le sigarette. Lo so, fanno male e cerco di stare attenta a non fumare troppo, ma in questo momento non ce la
faccio a smettere."
Giorgio respirò profondamente. Pensai di averlo offeso e cercai di correre ai ripari. “Scusami, Giorgio. Lo so che lo dicevi per il mio bene.”
“Oh, no, non devi scusarti, non mi sono affatto offeso.”
“Ah, meno male. Sai, queste giornate di pioggia mi mettono il nervoso addosso. Venire a lavorare in centro con i mezzi pubblici non aiuta certo il mio buon umore.”
“Capisco”, rispose Giorgio, aggrottando le sopracciglia. Avevo la netta sensazione che voleva dirmi qualcosa. Pensai che forse anche lui stava per provarci con me, malgrado lo avesse negato in precedenza. Prima il complimento garbato sulle mie gambe, poi quel dialogo tra di noi, per la prima volta da quando ci conoscevamo. Giorgio comunque attese qualche secondo poi mi lanciò un bel sorriso a trentadue denti.
"Hai parlato di un allenatore? Fai sport per caso?" m’interrogò.
"Palestra", risposi evasivamente.
"Aerobica, per caso?"
Sorrisi scuotendo la testa. "Oh no! Pratico la kick-boxing, il judo e faccio pesi. Tutti sport adatti per una fanciulla eterea come me. Perché?" risposi, con una buona dose di umorismo.
Giorgio era rimasto dapprima in silenzio poi rispose con il classico "Così,
tanto per curiosità", ma mi sembrava che qualcosa fosse cambiato in lui. In quel momento però non ci feci caso più di tanto, lo salutai ed entrai nel negozio che le commesse intanto avevano già aperto. La mattinata trascorse lenta. Con quel tempaccio circolava pochissima gente e poco prima delle 11, il momento in cui facevo la mia solita pausa, Giorgio si presentò sulla porta. Era la prima volta che lo faceva da quando, poco meno di un mese prima, era venuto a lavorare in quella zona.
"Patty, ti va di prendere qualcosa al bar?"
Ma sì, perché no. Avevo proprio voglia di uscire. Mi ero annoiata a morte quella mattina, e quello era proprio l’orario in cui facevo un break. Ci incamminammo in direzione del bar, presi un succo di frutta e ci fermammo di nuovo sotto il cornicione per non bagnarci. Lo vedevo strano, sembrava aver perso tutta la sua baldanza, anche se devo ammettere che nei miei confronti non l'aveva mai avuta. Dopo qualche attimo però, si fece coraggio.
"Mi hai detto che di solito vieni in moto, e che con questo tempo sei stata costretta a prendere i mezzi pubblici. Io invece sono venuto con la mia auto. Ti va se ti do un passaggio?"
"Ma se non sai nemmeno dove abito", replicai.
"Non ha importanza. Mi piacerebbe scambiare quattro chiacchiere con te senza
secondi fini. Sei diversa da tutte le altre, e mi piacerebbe conoscerti meglio. E poi non devi avere neanche paura. Sei un'esperta di arti marziali e saresti in grado di difenderti. E' così, vero?" domandò.
"Credo proprio di sì", risposi, mentre continuavo a osservarlo piuttosto incuriosita. Dove aveva intenzione di andare a parare?
"Ma dai, veramente? Io l'ho detta come battuta. Saresti in grado di battere
un uomo?"
"Ti ho detto che probabilmente ci riuscirei. Certo, non vado in giro a
mettermi a combattere con tutti gli uomini che incontro, ma penso di essere in
grado di battere agevolmente un uomo medio che non pratica arti marziali."
"Quindi riusciresti a battere anche uno come me? Io non ho mai fatto palestra
e mi tengo in forma giocando a tennis."
"Potrei riuscirci, credo. Anche se tu sembri piuttosto in forma.”
“Accidenti! Certo che non si direbbe proprio.”
“Perché, come dovrebbe essere una donna che va in palestra? E poi scusa, perché tutte queste domande?"
"Te l'ho detto. Semplice curiosità. Il fatto è che uno s'immagina una donna
che fa arti marziali come un po' mascolina, e invece tu sei il ritratto della
femminilità."
"Evidentemente la tua immaginazione è sbagliata. Ora scusami, ma devo
rientrare."
"Non mi hai detto se accetti il mio passaggio."
Ci pensai poco. Un passaggio con quel tempaccio mi faceva comodo e accettai. Prendemmo l'appuntamento e rientrai nel negozio, ma intanto riflettevo su quella conversazione. Mi sembrava di aver già vissuto in parte quella scena, e mi vennero in mente tutte le domande che mi faceva Marco ogni qualvolta rientravo dalla palestra. Mio marito denotava un interesse morboso riguardo ai miei allenamenti, e il motivo saltò fuori evidente alla prima occasione. Possibile che anche Giorgio fosse fatto della stessa pasta? Non sapevo cosa pensare. La mia esperienza era limitata a Marco, ma era evidente che Giorgio aveva sviluppato un interesse maggiore nei miei confronti appena saputo della mia frequentazione della palestra. Ma non ne ero sicura. Forse il mio abbigliamento di quel giorno lo aveva semplicemente colpito maggiormente, e aveva approfittato dell'occasione che si era presentata al bar per provarci. Era molto plausibile, anche se tutte quelle domande mi avevano messo qualche dubbio che ero più che mai decisa a togliermi. Al termine del mio orario di lavoro, Giorgio era già fuori ad attendermi. Ci avviammo nel punto dove aveva parcheggiato e mi fece salire in macchina. Gli indicai la zona dove abitavo, mi disse che la conosceva abbastanza bene, e iniziammo il nostro dialogo. Mi raccontò un po' di lui, ma dopo pochi minuti virò il discorso su di me. All'inizio la prese alla larga. Mi chiese del mio matrimonio e delle mie figlie, ma poi cominciò a incalzarmi sui miei allenamenti. Mi chiese quante ore mi allenavo, quante volte alla settimana lo facevo, se mi era mai capitato di fare sfoggio della mia abilità, e se mi era capitato di farlo con mio marito. Risposi a tutte con grande naturalezza, ma glissai su quelle che riguardavano mio marito. Quelli erano fatti miei che non andavo certo in giro a raccontare. Intanto continuavo a osservarlo. Mi sembrava un deja vu. Scorgevo in quegli atteggiamenti e in quelle domande le stesse emozioni che all'epoca trasparivano da mio marito. La convinzione che potesse avere le sue stesse tendenze di Marco si faceva sempre più strada nella mia mente. Cominciavo a incuriosirmi e a chiedermi in che modo potessi scoprirlo con sicurezza. L'occasione me la diede la mia gonna. Trattandosi di un tubino ero stata costretta a tirarmela un po' su per stare più comoda. Niente di scandaloso, ma le mie gambe erano in bella evidenza. Lo sguardo di Giorgio fu di conseguenza calamitato diverse volte da quella parte del mio corpo che era una delle mie armi più seducenti. Dopo un po', mentre eravamo arrivati ormai quasi vicino casa mia, decisi di prendere io in mano le redini del gioco.
"Vuoi per caso una fotografia?"
Lui spalancò gli occhi senza comprendere. "Come, scusa?"
"Ti ho chiesto se per caso vuoi una fotografia delle mie gambe. Sarà la decima volta che ti ci va lo sguardo. Ci manca solo che mi ci fai le lastre."
Il bel Giorgio arrossì come un ragazzino colto a rubare la marmellata. Era un uomo abituato a essere corteggiato dalle donne, eppure con me si trovava in difficoltà, e la cosa stava cominciando a piacermi molto, anche se in quel momento ancora non avevo idea su che tipo di comportamento tenere.
"Ma no," si scusò. "Le tue gambe sono effettivamente molto belle, ma io mi
domandavo come sia possibile che possano essere così forti come sostieni."
Era quella forse la prova che cercavo. Prima venivano le informazioni, poi le domande se realmente fossi forte, e quindi sarebbe dovuta arrivare la voglia di provare sulla propria pelle la veridicità delle mie affermazioni. Era il cliché usato anche da Marco e, a quel punto, ero quasi convinta che Giorgio avesse le stesse, o comunque simili, attitudini di mio marito. Il bel Giorgio a quel punto, da bello e impossibile, stava diventando una preda sin troppo facile per una come me. Pensai che sarebbe stato un vero peccato perdere l'occasione che mi si stava presentando. Con l'esperienza maturata in quei mesi, quell'uomo sarebbe potuto diventare una marionetta nelle mie mani. Ma prima dovevo esserne sicura al 100% perché non avevo certo intenzione di giocare le mie carte senza avere la certezza di averle vincenti. Sorrisi quindi al suo complimento sulle mie gambe e partii all'attacco.
"Non solo le gambe, mio caro. Anche le mie mani sono molto forti. Certo, non
so se sono in grado di battere un uomo come te che è alto e robusto. Ti dirò che mi piacerebbe quasi provare a vedere se io sia in grado di farlo. Ma credo che la cosa potrebbe infastidirti. Non dovrebbe essere piacevole per te scoprire che una donna può essere capace di batterti." Osservai attentamente Giorgio per valutare le sue reazioni, e quello che notai mi dette ancora più certezze. Era nervosissimo, deglutiva in continuazione, mentre le sue mani si aprivano e si chiudevano continuamente. Dovette addirittura fermare la macchina per rifiatare. Sembrava un ragazzino alle prime armi. Al suo confronto, Luca, che avevo annichilito con i miei modi di fare, poteva essere considerato una vecchia volpe.
"Ma davvero tu potresti mostrarmi cosa sai fare? No, cioè, sempre per
curiosità. Sai, mi sembra strano che tu possa battere un uomo come me."
"Insomma, ti piacerebbe o no?" sbottai. "Se hai voglia di vedermi all'opera
dammi solo il tempo di cambiarmi e di mettermi qualcosa di pratico perché con
questa gonna non riesco a muovermi. Se invece non ne hai voglia, accompagnami
a casa perché in questo caso me ne vado in palestra ad allenarmi."
"Si mi piacerebbe molto", disse infine con un filo di voce. Lo guardai di
nuovo mentre fingevo di sistemarmi la gonna. La sua faccia, il suo respiro,
tutto il suo corpo mi davano la netta sensazione che non mi stessi sbagliando. Quasi sicuramente era un uomo che aveva interesse per le donne che praticavano arti marziali. In che modo ancora non lo sapevo, ma ormai ero intenzionata a scoprirlo. E se lui fosse stato della stessa pasta di mio marito, avrebbe avuto ciò che cercava.
Sorrisi mentre lo guardavo insistentemente negli occhi in modo sfrontato,
costringendolo ad abbassare timidamente gli occhi. Mi sentivo di nuovo una
predatrice che stava per addentare tra le sue fauci il cucciolo impaurito.
Giorgio ancora non lo sapeva, ma avevo deciso che lui sarebbe diventato il mio
nuovo sottomesso, e mi stavo apprestando a farlo cadere nella mia rete.
Malgrado la sua bellezza virile, non m'interessava neanche tanto farci sesso. Quello, semmai, sarebbe venuto come conseguenza. Io lo volevo in mio potere, volevo vederlo fremere di desiderio davanti a me, come avevo fatto con Luca e come facevo sistematicamente con mio marito. Lo volevo ai miei piedi. Giorgio non aveva la più pallida idea di quali armi disponessi per renderlo schiavo.
Ma lo avrebbe scoperto presto.
Continua...
tutti giorni, solo apparentemente monotona. In realtà era piena di gratificazioni per la sottoscritta. Ma fu proprio in quell'inizio di settembre che venne a lavorare a poche decine di metri da me, e soprattutto a infrangere cuori femminili, il bel Giorgio. Si trattava di uno dei due soci di un'agenzia
immobiliare che aveva aperto i battenti alle spalle del mio negozio, nella
parte della zona meno frequentata dal normale passaggio di clienti. Bello lo
era sicuramente. Altezza decisamente superiore alla media, intorno al metro e
82, spalle larghe, un viso maschio, un sorriso strafottente e simpatico, e un
abbigliamento che non lasciava nulla all'improvvisazione. Completi portati con
classe ed eleganza, cravatta sempre intonata, Giorgio si accattivò in breve tempo le simpatie e l'ammirazione di tutte le commesse della zona che si
sarebbero accapigliate volentieri pur di ricevere le sue attenzioni. Con me
invece, soltanto il saluto. Ogni tanto, a dir la verità, mi sembrava di notare qualche lampo d'interesse nei suoi occhi. In fondo, se lui era il pezzo pregiato della collezione maschile della zona, io potevo considerarmi un bocconcino prelibato, anche se completamente fuori portata, per gli uomini che lavoravano nei dintorni, e che facevano colazione nello stesso bar dove la facevo io. Non che avessi ricevuto parecchie offerte, però. Le mie arie di superiorità, il mio osservarli con sufficienza dall'alto in basso, avevano scoraggiato quasi tutti, e quei pochi che ci avevano provato, anche se con molta cautela, tanto per sondare la situazione, erano rimasti con un pugno di mosche in mano. Le mie risposte erano sempre state negative anche alle più banali offerte di andare a mangiare qualcosa in gruppo. Pensavo che fosse per questo motivo, ovvero che per tutti io fossi irraggiungibile, oltre che sposata e con figli, che Giorgio non si azzardò mai neanche a farmi un complimento. E naturalmente io non avevo mai fatto nulla per suscitare la sua attenzione. Pur giudicandolo molto attraente, non m'interessava affatto per vari motivi, tutti molto semplici. Prima della mia relazione con Luca, non nutrivo interesse alcuno verso gli altri uomini, mentre dopo avevo cominciato a vederli sotto un'ottica diversa. Il problema era che non avevo alcuna intenzione di avere un'avventura con persone che frequentavo tutti i giorni, sia pur per pochi minuti. L'altro motivo, quello principale, era che io non cercavo affatto la classica avventura extra coniugale fatta di sesso e basta. Io cercavo il potere nei confronti degli altri uomini, sottometterli alle mie volontà, proprio come avevo fatto con Luca. Naturalmente, per fare una cosa del genere, avevo bisogno di un'altra atmosfera, diversa da quella lavorativa, proprio per evitare la possibilità di chiacchiere nell'ambiente. Pertanto, avevo deciso che avrei evitato con cura la frequentazione di tutti quegli uomini che
cercavano soltanto un'evasione dall'ambiente familiare e nient'altro. Un'altra
considerazione da fare era che non mi andava di passare per la donna rovina
famiglie, e la maggior parte di quelli che bazzicavano il mio ambiente di lavoro erano sposati con prole. Diversa era la situazione con Giorgio. Tanto per cominciare, era libero come l'aria da qualunque legame, e poi mi piaceva molto di più di tutti gli altri. Ma anche lui si scontrava con le regole che mi ero imposta. Faceva parte dell'ambiente lavorativo e, soprattutto, mi sembrava impossibile da domare. E farmi rimorchiare solo per una notte di passione non mi andava proprio. Quanto al fatto di poterlo rigirare come volevo, avevo moltissimi dubbi che sarei mai riuscita a farlo. Questo perché immaginavo che un uomo del genere fosse semmai abituato a prendere le donne e scaricarle dopo averle fatte innamorare, piuttosto che a subirne il fascino. Mi ero costruita mentalmente l'identikit del maschio facile da addomesticare, da far innamorare e quindi da sottomettere completamente, e Giorgio era l'esatto contrario. Per prima cosa mi ero resa conto che bisognava far sentire inferiore il maschio. Questo poteva accadere con l'età, come era stato con Luca, con l'altezza, con la bellezza, con la forza, e soprattutto dimostrando un totale disinteresse nei suoi confronti. Quindi il maschio ideale da sottomettere non doveva essere particolarmente attraente, possibilmente più basso di me e, soprattutto, insicuro di sé stesso. Ovviamente, a meno che non avessi incontrato un tipo come mio marito, decisamente attraente ma sottomesso di professione. Per via di tutte queste riflessioni, lasciai quindi campo libero a tutte le altre ragazze che, appena lo vedevano, si mettevano a starnazzare come galline. Mio Dio, ma possibile che noi donne fossimo così cretine, così fatue, e non ci rendessimo conto di quale immenso potere invece avevamo in mano? O forse dovrei dire in mezzo alle gambe?
Questa era la situazione alla fine di settembre, fino a che un bel giorno, ma forse sarebbe meglio dire un bruttissimo giorno, quella situazione si evolse in modo imprevedibile. Quando parlo di brutto giorno intanto, bisogna chiarire che intendo esclusivamente dal punto di vista atmosferico. Ero abituata ad andare al lavoro in moto, e quando pioveva mi trovavo veramente nei guai. Il negozio era in pieno centro storico, e arrivarci con la macchina era praticamente impossibile, soprattutto per la difficoltà di trovare parcheggio. Ma molta gente sembrava nata con l'automobile sotto il sedere, e alcuni preferivano alzarsi un'ora prima pur di avere il tempo di cercare parcheggio con comodo, recandosi soltanto dopo al lavoro. Questo non faceva per me, dormigliona com'ero, abituata ad alzarsi all'ultimo momento. Non potendo contare su Marco, che aveva il suo lavoro, e non potendo certo obbligarlo ad accompagnarmi, mi rimanevano i mezzi pubblici o il taxi. A volte usavo appunto il taxi ma, in quel periodo, avevo cominciato a dare un'importanza maggiore al denaro, anche considerando l'enorme spesa per l'acquisto del negozio che avrei dovuto effettuare da lì a pochi mesi.
Pertanto decisi che per quella mattina di inizio autunno, malgrado la pioggia
scrosciante che veniva giù, avrei usato i mezzi pubblici. Ne dovevo prendere
due e questo non mi metteva certo di buon umore. Per cercare appunto di
migliorare il mio umore, mi vestii in maniera diversa dal mio solito. Tanto
per cominciare decisi di abbandonare, per una volta tanto, la comodità dei
pantaloni, indispensabile per andare in moto, e indossai una deliziosa gonna
grigia che mi arrivava al ginocchio, un mezzo tubino che avevo comprato lo
scorso inverno, e che avevo indossato solamente una volta, ci abbinai una camicetta grigio perla di seta molto aderente abbellita da uno chabot. Infine una giacca di rasatello nera allacciata con un solo bottone. Mi armai di ombrello e mi diressi verso la fermata dell'autobus. Malgrado la pioggia, non faceva affatto freddo, ma il mio umore era rimasto gelido e nero come il cielo. Arrivai al lavoro addirittura prima del previsto e, nell’attesa, mi rifugiai immediatamente dentro il solito bar dove, con un paio di altre ragazze che conoscevo, mi sedetti prendendomi il mio solito caffè. Passarono pochi minuti e fece la sua apparizione Giorgio, come al solito ben vestito e curato, in compagnia di altri due che conoscevo di vista, e con i quali avevo scambiato solo qualche saluto. Le due ragazze che erano con me, alla vista di Giorgio, si scambiarono qualche cenno e fecero cenno al trio di mettersi seduti con noi. Qualche discorso banale riguardante il tempo e poi mi alzai, immediatamente seguita da tutti gli altri, per poter fumare una sigaretta prima di iniziare la giornata lavorativa. Mi riparai sotto un cornicione e Giorgio fece altrettanto, raggiunto nel frattempo da un altro gruppetto di commesse, tutte con l'intento di accalappiarselo. Ma, contrariamente alle altre volte, lo sguardo di Giorgio era più intenso nel cercare di osservarmi, e non potevo nascondere che questo mi procurava un certo compiacimento, simile del resto a quello che doveva provare lui nel vedere quelle rappresentanti del gentil sesso che se lo mangiavano con gli occhi. Con fare disinvolto, da uno abituato a stare a contatto con le donne, allargò il sorriso.
"Ma lo sai che hai delle bellissime gambe. E' un peccato che tu le copra
sempre."
Rimasi sinceramente di stucco. Non mi aspettavo un complimento del genere davanti a una decina di persone. Risposi che non le coprivo sempre, ma
che per venire al lavoro usavo abitualmente la moto e che quindi avevo bisogno
di praticità. Quasi contemporaneamente alla mia risposta, il nutrito gruppo
di commesse si dileguò completamente e io sorrisi vedendo la scena.
"Facendomi questo complimento hai spezzato il cuore di tutte quelle ragazze",
gli feci notare ironicamente.
"Mi dispiace per loro. Forse non sono fatto per le conquiste facili."
"Sei fatto per conquistare le donne sposate, allora?"
"Il mio era solo un complimento, non avevo intenzione di provarci né
tantomeno di offenderti."
"Ok, non ne parliamo più allora. Anche perché è ora di aprire il negozio", risposi, gettando la sigaretta per terra e schiacciandola con il piede. Giorgio
osservò la scena scansando con la mano il fumo che avevo lasciato.
"Scusami, non mi ero accorta di averti gettato addosso il fumo."
"Non è niente, non ti preoccupare. Piuttosto è di te che dovresti avere più premura invece. I rischi del fumo sono noti."
"Oh, per favore," sbuffai. "ci mancavi solo tu. I miei genitori, mio marito il
mio allenatore. Tutti a rompermi le scatole per le sigarette. Lo so, fanno male e cerco di stare attenta a non fumare troppo, ma in questo momento non ce la
faccio a smettere."
Giorgio respirò profondamente. Pensai di averlo offeso e cercai di correre ai ripari. “Scusami, Giorgio. Lo so che lo dicevi per il mio bene.”
“Oh, no, non devi scusarti, non mi sono affatto offeso.”
“Ah, meno male. Sai, queste giornate di pioggia mi mettono il nervoso addosso. Venire a lavorare in centro con i mezzi pubblici non aiuta certo il mio buon umore.”
“Capisco”, rispose Giorgio, aggrottando le sopracciglia. Avevo la netta sensazione che voleva dirmi qualcosa. Pensai che forse anche lui stava per provarci con me, malgrado lo avesse negato in precedenza. Prima il complimento garbato sulle mie gambe, poi quel dialogo tra di noi, per la prima volta da quando ci conoscevamo. Giorgio comunque attese qualche secondo poi mi lanciò un bel sorriso a trentadue denti.
"Hai parlato di un allenatore? Fai sport per caso?" m’interrogò.
"Palestra", risposi evasivamente.
"Aerobica, per caso?"
Sorrisi scuotendo la testa. "Oh no! Pratico la kick-boxing, il judo e faccio pesi. Tutti sport adatti per una fanciulla eterea come me. Perché?" risposi, con una buona dose di umorismo.
Giorgio era rimasto dapprima in silenzio poi rispose con il classico "Così,
tanto per curiosità", ma mi sembrava che qualcosa fosse cambiato in lui. In quel momento però non ci feci caso più di tanto, lo salutai ed entrai nel negozio che le commesse intanto avevano già aperto. La mattinata trascorse lenta. Con quel tempaccio circolava pochissima gente e poco prima delle 11, il momento in cui facevo la mia solita pausa, Giorgio si presentò sulla porta. Era la prima volta che lo faceva da quando, poco meno di un mese prima, era venuto a lavorare in quella zona.
"Patty, ti va di prendere qualcosa al bar?"
Ma sì, perché no. Avevo proprio voglia di uscire. Mi ero annoiata a morte quella mattina, e quello era proprio l’orario in cui facevo un break. Ci incamminammo in direzione del bar, presi un succo di frutta e ci fermammo di nuovo sotto il cornicione per non bagnarci. Lo vedevo strano, sembrava aver perso tutta la sua baldanza, anche se devo ammettere che nei miei confronti non l'aveva mai avuta. Dopo qualche attimo però, si fece coraggio.
"Mi hai detto che di solito vieni in moto, e che con questo tempo sei stata costretta a prendere i mezzi pubblici. Io invece sono venuto con la mia auto. Ti va se ti do un passaggio?"
"Ma se non sai nemmeno dove abito", replicai.
"Non ha importanza. Mi piacerebbe scambiare quattro chiacchiere con te senza
secondi fini. Sei diversa da tutte le altre, e mi piacerebbe conoscerti meglio. E poi non devi avere neanche paura. Sei un'esperta di arti marziali e saresti in grado di difenderti. E' così, vero?" domandò.
"Credo proprio di sì", risposi, mentre continuavo a osservarlo piuttosto incuriosita. Dove aveva intenzione di andare a parare?
"Ma dai, veramente? Io l'ho detta come battuta. Saresti in grado di battere
un uomo?"
"Ti ho detto che probabilmente ci riuscirei. Certo, non vado in giro a
mettermi a combattere con tutti gli uomini che incontro, ma penso di essere in
grado di battere agevolmente un uomo medio che non pratica arti marziali."
"Quindi riusciresti a battere anche uno come me? Io non ho mai fatto palestra
e mi tengo in forma giocando a tennis."
"Potrei riuscirci, credo. Anche se tu sembri piuttosto in forma.”
“Accidenti! Certo che non si direbbe proprio.”
“Perché, come dovrebbe essere una donna che va in palestra? E poi scusa, perché tutte queste domande?"
"Te l'ho detto. Semplice curiosità. Il fatto è che uno s'immagina una donna
che fa arti marziali come un po' mascolina, e invece tu sei il ritratto della
femminilità."
"Evidentemente la tua immaginazione è sbagliata. Ora scusami, ma devo
rientrare."
"Non mi hai detto se accetti il mio passaggio."
Ci pensai poco. Un passaggio con quel tempaccio mi faceva comodo e accettai. Prendemmo l'appuntamento e rientrai nel negozio, ma intanto riflettevo su quella conversazione. Mi sembrava di aver già vissuto in parte quella scena, e mi vennero in mente tutte le domande che mi faceva Marco ogni qualvolta rientravo dalla palestra. Mio marito denotava un interesse morboso riguardo ai miei allenamenti, e il motivo saltò fuori evidente alla prima occasione. Possibile che anche Giorgio fosse fatto della stessa pasta? Non sapevo cosa pensare. La mia esperienza era limitata a Marco, ma era evidente che Giorgio aveva sviluppato un interesse maggiore nei miei confronti appena saputo della mia frequentazione della palestra. Ma non ne ero sicura. Forse il mio abbigliamento di quel giorno lo aveva semplicemente colpito maggiormente, e aveva approfittato dell'occasione che si era presentata al bar per provarci. Era molto plausibile, anche se tutte quelle domande mi avevano messo qualche dubbio che ero più che mai decisa a togliermi. Al termine del mio orario di lavoro, Giorgio era già fuori ad attendermi. Ci avviammo nel punto dove aveva parcheggiato e mi fece salire in macchina. Gli indicai la zona dove abitavo, mi disse che la conosceva abbastanza bene, e iniziammo il nostro dialogo. Mi raccontò un po' di lui, ma dopo pochi minuti virò il discorso su di me. All'inizio la prese alla larga. Mi chiese del mio matrimonio e delle mie figlie, ma poi cominciò a incalzarmi sui miei allenamenti. Mi chiese quante ore mi allenavo, quante volte alla settimana lo facevo, se mi era mai capitato di fare sfoggio della mia abilità, e se mi era capitato di farlo con mio marito. Risposi a tutte con grande naturalezza, ma glissai su quelle che riguardavano mio marito. Quelli erano fatti miei che non andavo certo in giro a raccontare. Intanto continuavo a osservarlo. Mi sembrava un deja vu. Scorgevo in quegli atteggiamenti e in quelle domande le stesse emozioni che all'epoca trasparivano da mio marito. La convinzione che potesse avere le sue stesse tendenze di Marco si faceva sempre più strada nella mia mente. Cominciavo a incuriosirmi e a chiedermi in che modo potessi scoprirlo con sicurezza. L'occasione me la diede la mia gonna. Trattandosi di un tubino ero stata costretta a tirarmela un po' su per stare più comoda. Niente di scandaloso, ma le mie gambe erano in bella evidenza. Lo sguardo di Giorgio fu di conseguenza calamitato diverse volte da quella parte del mio corpo che era una delle mie armi più seducenti. Dopo un po', mentre eravamo arrivati ormai quasi vicino casa mia, decisi di prendere io in mano le redini del gioco.
"Vuoi per caso una fotografia?"
Lui spalancò gli occhi senza comprendere. "Come, scusa?"
"Ti ho chiesto se per caso vuoi una fotografia delle mie gambe. Sarà la decima volta che ti ci va lo sguardo. Ci manca solo che mi ci fai le lastre."
Il bel Giorgio arrossì come un ragazzino colto a rubare la marmellata. Era un uomo abituato a essere corteggiato dalle donne, eppure con me si trovava in difficoltà, e la cosa stava cominciando a piacermi molto, anche se in quel momento ancora non avevo idea su che tipo di comportamento tenere.
"Ma no," si scusò. "Le tue gambe sono effettivamente molto belle, ma io mi
domandavo come sia possibile che possano essere così forti come sostieni."
Era quella forse la prova che cercavo. Prima venivano le informazioni, poi le domande se realmente fossi forte, e quindi sarebbe dovuta arrivare la voglia di provare sulla propria pelle la veridicità delle mie affermazioni. Era il cliché usato anche da Marco e, a quel punto, ero quasi convinta che Giorgio avesse le stesse, o comunque simili, attitudini di mio marito. Il bel Giorgio a quel punto, da bello e impossibile, stava diventando una preda sin troppo facile per una come me. Pensai che sarebbe stato un vero peccato perdere l'occasione che mi si stava presentando. Con l'esperienza maturata in quei mesi, quell'uomo sarebbe potuto diventare una marionetta nelle mie mani. Ma prima dovevo esserne sicura al 100% perché non avevo certo intenzione di giocare le mie carte senza avere la certezza di averle vincenti. Sorrisi quindi al suo complimento sulle mie gambe e partii all'attacco.
"Non solo le gambe, mio caro. Anche le mie mani sono molto forti. Certo, non
so se sono in grado di battere un uomo come te che è alto e robusto. Ti dirò che mi piacerebbe quasi provare a vedere se io sia in grado di farlo. Ma credo che la cosa potrebbe infastidirti. Non dovrebbe essere piacevole per te scoprire che una donna può essere capace di batterti." Osservai attentamente Giorgio per valutare le sue reazioni, e quello che notai mi dette ancora più certezze. Era nervosissimo, deglutiva in continuazione, mentre le sue mani si aprivano e si chiudevano continuamente. Dovette addirittura fermare la macchina per rifiatare. Sembrava un ragazzino alle prime armi. Al suo confronto, Luca, che avevo annichilito con i miei modi di fare, poteva essere considerato una vecchia volpe.
"Ma davvero tu potresti mostrarmi cosa sai fare? No, cioè, sempre per
curiosità. Sai, mi sembra strano che tu possa battere un uomo come me."
"Insomma, ti piacerebbe o no?" sbottai. "Se hai voglia di vedermi all'opera
dammi solo il tempo di cambiarmi e di mettermi qualcosa di pratico perché con
questa gonna non riesco a muovermi. Se invece non ne hai voglia, accompagnami
a casa perché in questo caso me ne vado in palestra ad allenarmi."
"Si mi piacerebbe molto", disse infine con un filo di voce. Lo guardai di
nuovo mentre fingevo di sistemarmi la gonna. La sua faccia, il suo respiro,
tutto il suo corpo mi davano la netta sensazione che non mi stessi sbagliando. Quasi sicuramente era un uomo che aveva interesse per le donne che praticavano arti marziali. In che modo ancora non lo sapevo, ma ormai ero intenzionata a scoprirlo. E se lui fosse stato della stessa pasta di mio marito, avrebbe avuto ciò che cercava.
Sorrisi mentre lo guardavo insistentemente negli occhi in modo sfrontato,
costringendolo ad abbassare timidamente gli occhi. Mi sentivo di nuovo una
predatrice che stava per addentare tra le sue fauci il cucciolo impaurito.
Giorgio ancora non lo sapeva, ma avevo deciso che lui sarebbe diventato il mio
nuovo sottomesso, e mi stavo apprestando a farlo cadere nella mia rete.
Malgrado la sua bellezza virile, non m'interessava neanche tanto farci sesso. Quello, semmai, sarebbe venuto come conseguenza. Io lo volevo in mio potere, volevo vederlo fremere di desiderio davanti a me, come avevo fatto con Luca e come facevo sistematicamente con mio marito. Lo volevo ai miei piedi. Giorgio non aveva la più pallida idea di quali armi disponessi per renderlo schiavo.
Ma lo avrebbe scoperto presto.
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