La vita di Patty Capitolo 40
di
Davide Sebastiani
genere
dominazione
Dopo essermi data una rinfrescata andai in spiaggia, accompagnata proprio da mio marito, tutto contento per avere il privilegio di passare la mattina con me, incuranti entrambi delle evidenti ferite che gli deturpavano il viso. Mi dissi che dovevo piantarla di colpirlo in faccia. Non volevo provocargli danni, ma non potevo fare a meno di rendermi conto di quanto i miei schiaffi fossero micidiali per la buona riuscita della mia dominazione. Come sostenevo prima, gli schiaffi erano umilianti, molto di più di quanto potessero essere i colpi di qualunque arte marziale, e inoltre avevano su di me un potere eccitante eccezionale. Posso sostenere, senza ironia, che fossero altamente afrodisiaci per me. Se poi ci aggiungiamo che la sera precedente lo avevo colpito anche con un pugno che avrebbe tramortito un toro, potete immaginarvi di come fosse ridotta la faccia del mio schiavo. C’era anche il problema di dover spiegare a chi lo conosceva il motivo di quelle ecchimosi, ma poi pensai che Marco sarebbe stato in grado di trovare una scusa in grado di reggere. Aveva una fantasia illimitata, e lo aveva dimostrato inventandosi una serie impressionanti di situazioni per farmi diventare una donna dominante. E c’era riuscito, eccome se c’era riuscito.
Anche il pomeriggio lo trascorsi insieme a lui in piscina, felice come un bambino anche solo per vedermi, per osservare me, sua moglie, al centro dell’attenzione. E al centro dell’attenzione, con quei bikini ridottissimi, mi ci trovavo davvero. E questo non faceva altro che accrescere la mia autostima, ormai a livelli siderali. Quando venne però la sera, terminato lo spettacolo nell’anfiteatro, non gli feci sconti.
Feci esattamente quello che avevo fatto la sera precedente. Lo mandai in camera dandogli un ordine perentorio dinanzi ad altre persone. Mi piaceva evidenziare il mio potere anche dinanzi ad altra gente. Quella sera però volevo esagerare. Tutti dovevano vedere quale fosse il mio potere. Lo richiamai e mi alzai, aspettando che mi fosse di fronte. Lo afferrai per il mento.
“Non mi aspettare sveglio. Vai immediatamente a letto. Obbedisci!”
Annuì e non fece obiezione. Mi girai per vedere la reazione di chi mi stava vicino, e sorrisi vedendo la loro faccia stravolta. Ero fiera di me, anche se era probabile che la maggior parte di quel piccolo gruppo di villeggianti mi avesse presa per una provocatrice piuttosto che per una fiera dominatrice. Ma questo col senno del poi. Al momento ero invece convinta che mi stessero ammirando. Dopo quella scenetta preparata ad arte, mi recai di nuovo in discoteca a ballare. Anche quella tappa era necessaria per il mio ego smisurato. Le mie movenze erano ipnotiche, ed ero talmente sicura del mio charme che avrei scommesso qualsiasi cosa che tutti i ragazzi presenti ce l’avessero duro solo guardandomi, senza rendermi conto che stavo ormai allontanandomi dalla realtà. Sì, probabilmente stavo realmente sotto l’attenzione di tutti i presenti, e realmente tutti i maschi mi sarebbero saltati addosso. Quello che in quel momento mi sfuggiva era il fatto che sarebbe stata la stessa cosa per una qualunque ragazza di aspetto gradevole.
In quel momento però, mentre ballavo con movenze sensuali in quella discoteca all’aperto, ero concentrata solo su me stessa.
Luca si fece attendere poco meno di una mezz’ora. Lui, come tutti quelli dello staff, avevano una specie di riunione per valutare l’esito dello spettacolo appena terminato. Appena mi vide si avvicinò a me quasi con timore. Io invece lo afferrai per la nuca e lo baciai con possesso. Non mi importava niente della gente. Anzi, volevo essere guardata. Il ragazzo, ancora non sicuro di trascorrere l’ennesima serata con me, fu ovviamente ben felice. Mi appartai quindi con Luca nel suo bungalow. Avevo indossato di nuovo una delle mie divise da provocazione, un abitino bianco elasticizzato cortissimo e aderente che lasciava ben poco all'immaginazione. Ormai per tutto il villaggio ero diventata il simbolo della provocazione, e forse della depravazione. Al mio passaggio le donne si scansavano come se fossi un'appestata, prendendo i loro uomini e i loro figli per mano e portandoli lontano in modo che non posassero i loro sguardi su di me. Ma questo, lungi dall'offendermi, mi divertiva e mi spingeva a osare sempre di più la volta successiva.
Per tutte le sere seguenti io andai a fare sesso ma, soprattutto, a dominare Luca, ma non dormii più con lui, soprattutto per continuare a lasciare Marco nel dubbio e nell'incertezza. Ogni sera poteva sembrare la fotocopia di quella
precedente: io lo costringevo a sfidarmi sul piano fisico, obbligandolo a mettere tutta la sua forza, immancabilmente riuscivo a prendere il predominio della situazione e quindi, dopo averlo costretto a umiliarsi chiedendo la resa e la mia pietà, giungeva il momento del sesso. La quinta e terzultima sera fu senza dubbio la più focosa dal punto di vista sessuale. Di conseguenza, fu anche quella che mi diede più soddisfazioni. Forse Luca voleva vedere se ero veramente così forte e brava da riuscire a neutralizzarlo facilmente ogni volta che volevo e così, quando gli ordinai di lottare, attaccò quasi a testa bassa. Per diversi secondi dovetti difendermi, ma poi riuscì a prendermi tra le sue braccia e a stringermi. Mi faceva male. La mia forza era aumentata moltissimo, ma la sensazione del dolore era rimasta pressoché invariata rispetto a quando non mi allenavo, e le sue braccia erano abbastanza forti. Sentivo il mio respiro cominciare a farsi difficoltoso, e i miei piedi staccarsi leggermente dal suolo. Per mia fortuna, Luca mi stringeva il corpo, ma mi aveva lasciato colpevolmente le braccia libere che, in quel momento, avendomi leggermente sollevata, erano quasi all'altezza della sua testa. Non potevo fare nessuna mossa di judo o di kick-boxing, ma potevo comunque usare le mie mani che, come detto, erano diventate molto forti, probabilmente superiori a quelle di un uomo di media corporatura, e lo feci nel migliore dei modi. Allargai le braccia e poi le richiusi di scatto riuscendo a colpirlo violentemente in faccia con ambedue le mani, usando praticamente la testa di Luca come se fosse un gong. Fu costretto a lasciarmi andare, e io ne approfittai immediatamente. Lo colpii con un high kick al volto e doppiai con un middle kick allo stomaco. Luca si contorse dal dolore e poi fu costretto a piegarsi in due dandomi la sensazione di dover rigettare da un momento all'altro. Mi avvicinai fingendo calma e sicurezza, anche se qualche secondo prima me l'ero vista brutta, lo presi per i capelli e gli alzai il viso verso di me, viso sul quale già si notava un vistoso taglio sul sopracciglio, di preparare un pugno che non avevo intenzione di dargli. Il ragazzo però s'impaurì di brutto
"No, per favore no", m'implorò.
"Ora spero che avrai capito chi è la più forte tra di noi." Sì, naturalmente
l'aveva capito. Ma non ero la più forte soltanto da un punto di vista fisico, lo ero soprattutto da quello psicologico. Da quando era iniziata quell'avventura, ero stata io a dirigere l'intera situazione, a dirgli cosa doveva e non doveva fare, a prendere il sopravvento sul lato sessuale, a essere sensibile alla sua ammirazione, ma assolutamente indifferente invece alle sue parole tenere, insensibile anche al fatto che fosse abbastanza evidente che si fosse preso una cotta pazzesca per me. E cominciavo a credere che forse era molto di più di una semplice cotta estiva. Ipotesi che divenne realtà la sera successiva. Avevamo trascorso circa una mezz’ora in discoteca e poi eravamo andati nel suo bungalow come al solito. L’inizio fu simile ai giorni precedenti: la lotta, la mia inevitabile vittoria, la sua sottomissione e infine il sesso. Ero rimasta completamente nuda a fumarmi una sigaretta, e solo dopo qualche secondo mi accorsi che Luca era in piedi, intento a osservarmi. Non provavo alcuna inibizione e tantomeno vergogna nel sentirmi quello sguardo addosso. Anzi, ne ero compiaciuta. Sapevo che il mio corpo era perfetto, ed essere ammirata era quasi un dovere per chi mi stava di fronte. Mi misi le mani tra i capelli per essere addirittura più sensuale.
“Starei ore solo a guardarla”, esordì, con un tenero sorriso che aveva fatto capolino tra le sue labbra.
“Non sei il solo,” ribattei senza pudore. “Hai visto in discoteca? A qualcuno stavano per cadere gli occhi.”
“Me ne sono accorto, eccome. Ma adesso lei è nella mia camera e non mi sembra vero. Non credevo che avrei potuto sentire per qualcuno quello che sento per lei.”
Mi misi seduta sul letto piuttosto allarmata. Ero andata con lui per
appagare la mia ormai smodata voglia di esibizionismo, ma non avevo messo in
preventivo il nascere di un sentimento da parte sua. Credevo che una come me,
per un ragazzo come Luca, potesse essere solo una conquista da poter esibire con gli altri animatori in quel villaggio, e per avere qualcosa da raccontare con gli amici finita la vacanza, magari eliminando le parti della sottomissione e quella in cui io gliele davo di santa ragione. E invece sembrava cominciare a provare qualcosa per me.
“Che cosa vuoi dire?” gli chiesi infatti, sempre più preoccupata per la piega che stava prendendo quel discorso.
“Che mi sono innamorato di lei”, rispose infine con una voce flebile, appena percettibile.
Gli presi il viso tra le mie mani, dolcemente, in modo quasi materno. “Non sai quello che dici, Luca. Non ci si innamora dopo cinque giorni. Quello che abbiamo fatto è solo sesso e tu ora stai navigando troppo con la mente.”
“Ma io sono sicuro che...”
“Basta!! Non voglio più ritornare su quest’argomento, altrimenti mi costringerai a non vederti domani sera. E sarebbe un peccato perché domani è il mio ultimo giorno di permanenza. La minaccia ebbe effetto in quanto Luca tacque, ma pochi minuti dopo, mentre stavo tornando al mio residence, mi veniva in mente di nuovo quella sua dichiarazione. Mi veniva soprattutto in mente una famosa canzone di Marco Ferradini, “Teorema”, quella che nella prima strofa diceva "Prendi una donna, trattala male e vedrai che lei ti amerà. Cerca di essere un tenero amante, ma fuori dal letto nessuna pietà". Anche cambiando gli ordini dei fattori e mettendo quindi un uomo al posto della donna, il risultato sembrava essere il medesimo. Pertanto, trattando male un uomo o dimostrando scarso interesse nei suoi confronti, a parte il momento del sesso, c'era la concreta possibilità di farlo innamorare seriamente. E che Luca avesse perso realmente la testa per me lo dimostrò ampiamente la sera seguente, l'ultima sera di permanenza al villaggio. Avevamo fatto come al solito sesso, un sesso che era diventato via via sempre più gradevole e appagante. Mi stavo rivestendo quando Luca si avvicinò a me con l'aria da cane bastonato, un'aria che cominciavo a trovare fortemente eccitante negli uomini.
"E' terminato il gioco tra di noi?"
"Ma sì, è terminato. Ritieniti libero", risposi. In fondo, il giorno dopo
sarei stata sulla strada di ritorno, e di Luca non mi sarebbe rimasto che un
pallido ricordo. Per me era stata solo un'avventura. Anzi, era stata solo la
sperimentazione delle mie possibilità, delle mie capacità seduttive e,
soprattutto, della voglia incontrollabile di capire se potevo essere una donna
dominante anche al di fuori dell'ambito domestico, con un maschio che non avesse le fissazioni da sottomesso come aveva Marco. Tutte cose alle quali ero riuscita a dare una risposta positiva. Con qualche piccola variante, sembrava proprio che fosse possibile tenere sotto controllo anche maschi cosiddetti normali, arrivando persino a farli innamorare. Ma quello che accadde poi mi colse assolutamente alla sprovvista. Neanche io, con il mio egocentrismo ormai sviluppato ai massimi livelli, potevo immaginare una conclusione del genere. Luca infatti si inginocchiò davanti a me prendendo le mie mani tra le sue.
"Io non voglio che finisca, Padrona. Io voglio continuare a essere il suo
schiavo."
Lo guardai inebetita. Pensavo che il mio discorso di ieri gli avesse fatto capire chiaramente che non c’era alcun reale interesse per me nei suoi confronti.
"Deve terminare per forza, Luca. Domani rientro a casa. Ho una famiglia, un
marito, e tu sei solo un ragazzo."
“Lo so, ma l'amore che provo per lei è da adulto, non da ragazzo. Fra un paio d’anni finisco gli studi, potrei cercarmi un lavoro a Roma. In fondo, non c'è una grossa differenza di età tra di noi."
Era dolcissimo e, per la prima volta da quando avevo iniziato a frequentarlo, sentivo un moto di tenerezza nei suoi confronti. Ma non potevo far altro che essere irremovibile.
"No, Luca. Tu sapevi che ero sposata. Ho un marito che non intendo lasciare.
Lui è già il mio schiavo. Mi pulisce la casa, mi prepara da mangiare, fa
tutto quello che gli ordino."
"Anch'io potrei farlo. Sarebbe meraviglioso per me fare tutte queste cose per
la mia padrona. Lei non immagina neanche cosa sono diventato in questa settimana. Penso continuamente a lei, e vivo il resto della mia giornata
aspettando il momento in cui ci incontreremo. E' assurdo tutto questo, lo so,
mi sembra di sognare, di vivere una vita che non mi appartiene, eppure sento
che quello che ho fatto durante questa settimana è quello che vorrei fare per
il resto della mia vita."
Gli strinsi forte le mani e lo baciai. "Non dureresti un mese. La mia dominazione non è quella che ti ho mostrato in questa settimana. Qui mi sono divertita a giocare con te alla padrona e allo schiavo, ma nella vita vera non mi accontenterei. Ti picchierei sul serio. Hai visto la faccia di mio marito? E’ ridotta male perché questo è il mio modo di impormi. Senza contare che non avresti più una vita. Io controllo tutto, deciso tutto, anche le cose banali. Perderesti libertà, amici…”
“Però avrei lei”, m’interruppe.
Sì, avrebbe avuto me. Ma io non volevo lui. Per me era stata solo la sperimentazione del mio potere. Niente di più. “Mi dispiace, Luca. Fattene una ragione perché per me è finita qui. Mi hai fatta divertire, ma questa è l’ultima volta che ci vediamo.”, feci poi, alzandomi per andarmene. Lo osservai per l'ultima volta. Era giovane, bello, e i suoi occhi erano diventati lucidi. Stava quasi per piangere per me, e io avevo sensazioni contrastanti in proposito. Da una parte ero veramente dispiaciuta per quel ragazzo. Gli avevo fatto scoprire un lato del suo carattere che sicuramente neanche si sognava di possedere, e ora si ritrovava spiazzato, senza forse sapere chi realmente fosse. Dall'altra però, non potevo fare a meno di sentire una gioia immensa nel sapere che ero in grado di fare certe cose. Ma cos'era mai la dominazione femminile per gli uomini allora? Possibile che una donna abbastanza attraente, come io mi reputavo, potesse avere tra le mani un potere di quel genere? Ma forse era stato solo un caso. Un ragazzo che si era invaghito di una donna più grande di lui che, aiutandosi con un abbigliamento molto provocante, gli aveva fatto perdere la testa. In fondo poteva essere anche normale una situazione del genere, tutto considerando, e forse stavo sopravvalutando le potenzialità della dominazione sul maschio.
Fermo restando che la considerazione che avevo fatto sulle frasi contenute in
quella canzone, le trovavo comunque molto appropriate e attinenti alla
realtà. E non solo alla mia realtà. Meno attenzioni si avevano nei confronti dell’altra persona, e più queste tendevano a innamorarsi. Forse era davvero un teorema. Tornai un attimo indietro, presi il volto di Luca tra le mie mani, e lo baciai teneramente, mentre le sue braccia si erano avvinghiate al mio collo. Era un bacio diverso, molto più tenero di quelli che ci eravamo scambiato durante quella settimana.
“Ti auguro il meglio, Luca. Sei un bravo ragazzo, e ti meriti di essere felice.” Mi voltai e mi incamminai verso il mio residence. E quella fu l’ultima volta che lo vidi.
E Marco? Come aveva trascorso mio marito quella settimana? Aveva naturalmente accettato i miei tradimenti anche nel prosieguo della settimana, senza però avere mai la certezza assoluta di quello che facevo. Non sapevo se anche quello potesse essere considerata una forma estrema di sottomissione, oppure se lui provasse addirittura piacere nel sapere che, probabilmente, andavo a letto con un altro. Sicuramente lui aveva sempre sostenuto che mi voleva tutta per sé, e non vedevo il motivo per non credergli. Quindi propendevo per la prima ipotesi. Il suo istinto sottomesso non gli permetteva quindi di aprire bocca. Per di più, non poteva fare a mano di me, e questo mi permetteva di poter alzare il tiro, ben sapendo che lui avrebbe accettato qualsiasi cosa. Era pur vero che con mio marito non avevo mai certezze assolute, al di la del fatto che mi volesse come sua padrona, ovviamente. Avevo sempre la sensazione di non comprendere mai del tutto la sua psicologia. Come se… ciò che mi mostrava fosse soltanto una parte di sé stesso. Tuttavia, quella volta ero abbastanza certa di aver compreso bene la sua psicologia sulla situazione, ovvero che i miei tradimenti fossero stati per lui… una specie di danno collaterale. Per avermi come padrona, che era ciò che a lui interessava più di tutto il resto, doveva accettare che io andassi con altri uomini.
Tornando a quella settimana, soddisfai anche lui sessualmente tutti i giorni. O forse dovrei dire che ci soddisfacemmo vicendevolmente, anche se facevo in modo che lui pensasse che fosse solo per il mio piacere o per premio nei suoi confronti, comportandomi in tal modo sempre da padrona assoluta, e usando quindi con lui sia il bastone e la carota. Severità assoluta in alcune circostanze, la maggior parte delle volte a dir la verità, con punizioni e naturalmente violenze anche gratuite nei suoi confronti e momenti molto più pacati, fatti talvolta anche di piccole tenerezze in altre. Non si trattava naturalmente delle classiche tenerezze tra innamorati, di parole d'amore sdolcinate di cui facevamo largo uso quando eravamo fidanzati, ma di momenti in cui io, dall'alto della superiorità ormai acquisita, lo elogiavo per un compito svolto bene, come poteva essere ad esempio un buon pranzo. Elogi che lo mandavano letteralmente in brodo di giuggiole. Era evidente che mio marito aveva bisogno anche di quelle ricompense, di quelle carezze che gli davo, proprio come ne ha bisogno un cane dalla sua padrona. E molto spesso, invece dell'osso c'era il sesso. Ma anche se non volevo ammetterlo con me stessa, anch’io trovavo adorabili quei momenti teneri. Forse il bello del nostro rapporto stava proprio in quella variabilità, in quel continuo mutamento delle nostre sensazioni, cosa assolutamente fuori da ogni schema matrimoniale.
Per quanto mi riguardava, avere due uomini con i quali facevo sesso a ripetizione, non mi creava alcun problema. Sia fisico che psicologico. Il desiderio era sempre ai massimi livelli, soprattutto dopo averli picchiati, mentre psicologicamente era esaltante sapere di avere due maschi, tra l’altro entrambi attraenti, pronti a tutto pur di stare con me. Per quanto riguardava più strettamente il sesso, non mi facevo mancare nulla. La differenza sostanziale era che Marco era molto più vivo, sotto quel punto di vista. Come ho già sostenuto, eccitarlo anche dopo averlo fatto eiaculare un paio di volte, era semplice per me. Qualche ordine, qualche bacio, qualche frase giusta e ce l’aveva di nuovo dritto. Ormai non mi meravigliavo più, anche se continuavo a pensare che fosse veramente assurdo. Mio marito avrebbe fatto invidia a un porno attore. Se non da un punto di vista della dotazione, che comunque seppi che era al di sopra della media, sicuramente per quanto riguardava la durata complessiva. La prima eiaculazione ce l’aveva dopo pochi istanti, impossibilitato a resistermi, ma nelle altre la sua durata era notevole, e questo mi permetteva di avere orgasmi a ripetizione. Non mancava mai il momento in cui me la facevo anche leccare. Anche il cunnilingus era praticamente giornaliero, ed era forse la pratica che mi faceva avere l’orgasmo più potente.
Diverso era un po’ il discorso con Luca. Il ragazzo non aveva la resistenza di mio marito. La prima volta, anche lui resisteva pochi secondi. Nemmeno iniziavo a scopare con lui se non l’avevo fatto venire prima. La differenza sostanziale era che con Luca non mi facevo problemi nel prenderglielo in bocca, anche per facilitare una nuova erezione. Iniziavo a trovarla una pratica piacevole, e non mi creavo problemi di sorta. Anzi, trovavo molto eccitante quando sentivo che il suo cazzo si induriva mentre lo succhiavo con avidità. Insomma, mi vestivo da puttana, scopavo da puttana con più di un uomo, e se mi fossi anche fatta pagare avrei chiuso il cerchio. In quel momento però, per me era semplicemente la mia nuova vita che mi dava una miriade di soddisfazioni. Pensavo che fosse doveroso avere un amante, fargli meravigliosi pompini, picchiare e scoparmi mio marito, avere sempre rapporti orali sia con uno che con l’altro. E, soprattutto, manovrare entrambi come meglio mi girava. C’era da perderci la testa, e forse era da un po’ che l’avevo persa del tutto.
Ma, intanto, quella vacanza incredibile era giunta al termine. Una settimana che aveva letteralmente stravolto la mia vita, ma che mi aveva resa più forte, sicura e determinata. Perché la mia vita da dominatrice era ancora agli inizi, e anche se fino a quel momento avevo bruciato le tappe, la strada da percorrere era ancora lunga.
Continua...
Anche il pomeriggio lo trascorsi insieme a lui in piscina, felice come un bambino anche solo per vedermi, per osservare me, sua moglie, al centro dell’attenzione. E al centro dell’attenzione, con quei bikini ridottissimi, mi ci trovavo davvero. E questo non faceva altro che accrescere la mia autostima, ormai a livelli siderali. Quando venne però la sera, terminato lo spettacolo nell’anfiteatro, non gli feci sconti.
Feci esattamente quello che avevo fatto la sera precedente. Lo mandai in camera dandogli un ordine perentorio dinanzi ad altre persone. Mi piaceva evidenziare il mio potere anche dinanzi ad altra gente. Quella sera però volevo esagerare. Tutti dovevano vedere quale fosse il mio potere. Lo richiamai e mi alzai, aspettando che mi fosse di fronte. Lo afferrai per il mento.
“Non mi aspettare sveglio. Vai immediatamente a letto. Obbedisci!”
Annuì e non fece obiezione. Mi girai per vedere la reazione di chi mi stava vicino, e sorrisi vedendo la loro faccia stravolta. Ero fiera di me, anche se era probabile che la maggior parte di quel piccolo gruppo di villeggianti mi avesse presa per una provocatrice piuttosto che per una fiera dominatrice. Ma questo col senno del poi. Al momento ero invece convinta che mi stessero ammirando. Dopo quella scenetta preparata ad arte, mi recai di nuovo in discoteca a ballare. Anche quella tappa era necessaria per il mio ego smisurato. Le mie movenze erano ipnotiche, ed ero talmente sicura del mio charme che avrei scommesso qualsiasi cosa che tutti i ragazzi presenti ce l’avessero duro solo guardandomi, senza rendermi conto che stavo ormai allontanandomi dalla realtà. Sì, probabilmente stavo realmente sotto l’attenzione di tutti i presenti, e realmente tutti i maschi mi sarebbero saltati addosso. Quello che in quel momento mi sfuggiva era il fatto che sarebbe stata la stessa cosa per una qualunque ragazza di aspetto gradevole.
In quel momento però, mentre ballavo con movenze sensuali in quella discoteca all’aperto, ero concentrata solo su me stessa.
Luca si fece attendere poco meno di una mezz’ora. Lui, come tutti quelli dello staff, avevano una specie di riunione per valutare l’esito dello spettacolo appena terminato. Appena mi vide si avvicinò a me quasi con timore. Io invece lo afferrai per la nuca e lo baciai con possesso. Non mi importava niente della gente. Anzi, volevo essere guardata. Il ragazzo, ancora non sicuro di trascorrere l’ennesima serata con me, fu ovviamente ben felice. Mi appartai quindi con Luca nel suo bungalow. Avevo indossato di nuovo una delle mie divise da provocazione, un abitino bianco elasticizzato cortissimo e aderente che lasciava ben poco all'immaginazione. Ormai per tutto il villaggio ero diventata il simbolo della provocazione, e forse della depravazione. Al mio passaggio le donne si scansavano come se fossi un'appestata, prendendo i loro uomini e i loro figli per mano e portandoli lontano in modo che non posassero i loro sguardi su di me. Ma questo, lungi dall'offendermi, mi divertiva e mi spingeva a osare sempre di più la volta successiva.
Per tutte le sere seguenti io andai a fare sesso ma, soprattutto, a dominare Luca, ma non dormii più con lui, soprattutto per continuare a lasciare Marco nel dubbio e nell'incertezza. Ogni sera poteva sembrare la fotocopia di quella
precedente: io lo costringevo a sfidarmi sul piano fisico, obbligandolo a mettere tutta la sua forza, immancabilmente riuscivo a prendere il predominio della situazione e quindi, dopo averlo costretto a umiliarsi chiedendo la resa e la mia pietà, giungeva il momento del sesso. La quinta e terzultima sera fu senza dubbio la più focosa dal punto di vista sessuale. Di conseguenza, fu anche quella che mi diede più soddisfazioni. Forse Luca voleva vedere se ero veramente così forte e brava da riuscire a neutralizzarlo facilmente ogni volta che volevo e così, quando gli ordinai di lottare, attaccò quasi a testa bassa. Per diversi secondi dovetti difendermi, ma poi riuscì a prendermi tra le sue braccia e a stringermi. Mi faceva male. La mia forza era aumentata moltissimo, ma la sensazione del dolore era rimasta pressoché invariata rispetto a quando non mi allenavo, e le sue braccia erano abbastanza forti. Sentivo il mio respiro cominciare a farsi difficoltoso, e i miei piedi staccarsi leggermente dal suolo. Per mia fortuna, Luca mi stringeva il corpo, ma mi aveva lasciato colpevolmente le braccia libere che, in quel momento, avendomi leggermente sollevata, erano quasi all'altezza della sua testa. Non potevo fare nessuna mossa di judo o di kick-boxing, ma potevo comunque usare le mie mani che, come detto, erano diventate molto forti, probabilmente superiori a quelle di un uomo di media corporatura, e lo feci nel migliore dei modi. Allargai le braccia e poi le richiusi di scatto riuscendo a colpirlo violentemente in faccia con ambedue le mani, usando praticamente la testa di Luca come se fosse un gong. Fu costretto a lasciarmi andare, e io ne approfittai immediatamente. Lo colpii con un high kick al volto e doppiai con un middle kick allo stomaco. Luca si contorse dal dolore e poi fu costretto a piegarsi in due dandomi la sensazione di dover rigettare da un momento all'altro. Mi avvicinai fingendo calma e sicurezza, anche se qualche secondo prima me l'ero vista brutta, lo presi per i capelli e gli alzai il viso verso di me, viso sul quale già si notava un vistoso taglio sul sopracciglio, di preparare un pugno che non avevo intenzione di dargli. Il ragazzo però s'impaurì di brutto
"No, per favore no", m'implorò.
"Ora spero che avrai capito chi è la più forte tra di noi." Sì, naturalmente
l'aveva capito. Ma non ero la più forte soltanto da un punto di vista fisico, lo ero soprattutto da quello psicologico. Da quando era iniziata quell'avventura, ero stata io a dirigere l'intera situazione, a dirgli cosa doveva e non doveva fare, a prendere il sopravvento sul lato sessuale, a essere sensibile alla sua ammirazione, ma assolutamente indifferente invece alle sue parole tenere, insensibile anche al fatto che fosse abbastanza evidente che si fosse preso una cotta pazzesca per me. E cominciavo a credere che forse era molto di più di una semplice cotta estiva. Ipotesi che divenne realtà la sera successiva. Avevamo trascorso circa una mezz’ora in discoteca e poi eravamo andati nel suo bungalow come al solito. L’inizio fu simile ai giorni precedenti: la lotta, la mia inevitabile vittoria, la sua sottomissione e infine il sesso. Ero rimasta completamente nuda a fumarmi una sigaretta, e solo dopo qualche secondo mi accorsi che Luca era in piedi, intento a osservarmi. Non provavo alcuna inibizione e tantomeno vergogna nel sentirmi quello sguardo addosso. Anzi, ne ero compiaciuta. Sapevo che il mio corpo era perfetto, ed essere ammirata era quasi un dovere per chi mi stava di fronte. Mi misi le mani tra i capelli per essere addirittura più sensuale.
“Starei ore solo a guardarla”, esordì, con un tenero sorriso che aveva fatto capolino tra le sue labbra.
“Non sei il solo,” ribattei senza pudore. “Hai visto in discoteca? A qualcuno stavano per cadere gli occhi.”
“Me ne sono accorto, eccome. Ma adesso lei è nella mia camera e non mi sembra vero. Non credevo che avrei potuto sentire per qualcuno quello che sento per lei.”
Mi misi seduta sul letto piuttosto allarmata. Ero andata con lui per
appagare la mia ormai smodata voglia di esibizionismo, ma non avevo messo in
preventivo il nascere di un sentimento da parte sua. Credevo che una come me,
per un ragazzo come Luca, potesse essere solo una conquista da poter esibire con gli altri animatori in quel villaggio, e per avere qualcosa da raccontare con gli amici finita la vacanza, magari eliminando le parti della sottomissione e quella in cui io gliele davo di santa ragione. E invece sembrava cominciare a provare qualcosa per me.
“Che cosa vuoi dire?” gli chiesi infatti, sempre più preoccupata per la piega che stava prendendo quel discorso.
“Che mi sono innamorato di lei”, rispose infine con una voce flebile, appena percettibile.
Gli presi il viso tra le mie mani, dolcemente, in modo quasi materno. “Non sai quello che dici, Luca. Non ci si innamora dopo cinque giorni. Quello che abbiamo fatto è solo sesso e tu ora stai navigando troppo con la mente.”
“Ma io sono sicuro che...”
“Basta!! Non voglio più ritornare su quest’argomento, altrimenti mi costringerai a non vederti domani sera. E sarebbe un peccato perché domani è il mio ultimo giorno di permanenza. La minaccia ebbe effetto in quanto Luca tacque, ma pochi minuti dopo, mentre stavo tornando al mio residence, mi veniva in mente di nuovo quella sua dichiarazione. Mi veniva soprattutto in mente una famosa canzone di Marco Ferradini, “Teorema”, quella che nella prima strofa diceva "Prendi una donna, trattala male e vedrai che lei ti amerà. Cerca di essere un tenero amante, ma fuori dal letto nessuna pietà". Anche cambiando gli ordini dei fattori e mettendo quindi un uomo al posto della donna, il risultato sembrava essere il medesimo. Pertanto, trattando male un uomo o dimostrando scarso interesse nei suoi confronti, a parte il momento del sesso, c'era la concreta possibilità di farlo innamorare seriamente. E che Luca avesse perso realmente la testa per me lo dimostrò ampiamente la sera seguente, l'ultima sera di permanenza al villaggio. Avevamo fatto come al solito sesso, un sesso che era diventato via via sempre più gradevole e appagante. Mi stavo rivestendo quando Luca si avvicinò a me con l'aria da cane bastonato, un'aria che cominciavo a trovare fortemente eccitante negli uomini.
"E' terminato il gioco tra di noi?"
"Ma sì, è terminato. Ritieniti libero", risposi. In fondo, il giorno dopo
sarei stata sulla strada di ritorno, e di Luca non mi sarebbe rimasto che un
pallido ricordo. Per me era stata solo un'avventura. Anzi, era stata solo la
sperimentazione delle mie possibilità, delle mie capacità seduttive e,
soprattutto, della voglia incontrollabile di capire se potevo essere una donna
dominante anche al di fuori dell'ambito domestico, con un maschio che non avesse le fissazioni da sottomesso come aveva Marco. Tutte cose alle quali ero riuscita a dare una risposta positiva. Con qualche piccola variante, sembrava proprio che fosse possibile tenere sotto controllo anche maschi cosiddetti normali, arrivando persino a farli innamorare. Ma quello che accadde poi mi colse assolutamente alla sprovvista. Neanche io, con il mio egocentrismo ormai sviluppato ai massimi livelli, potevo immaginare una conclusione del genere. Luca infatti si inginocchiò davanti a me prendendo le mie mani tra le sue.
"Io non voglio che finisca, Padrona. Io voglio continuare a essere il suo
schiavo."
Lo guardai inebetita. Pensavo che il mio discorso di ieri gli avesse fatto capire chiaramente che non c’era alcun reale interesse per me nei suoi confronti.
"Deve terminare per forza, Luca. Domani rientro a casa. Ho una famiglia, un
marito, e tu sei solo un ragazzo."
“Lo so, ma l'amore che provo per lei è da adulto, non da ragazzo. Fra un paio d’anni finisco gli studi, potrei cercarmi un lavoro a Roma. In fondo, non c'è una grossa differenza di età tra di noi."
Era dolcissimo e, per la prima volta da quando avevo iniziato a frequentarlo, sentivo un moto di tenerezza nei suoi confronti. Ma non potevo far altro che essere irremovibile.
"No, Luca. Tu sapevi che ero sposata. Ho un marito che non intendo lasciare.
Lui è già il mio schiavo. Mi pulisce la casa, mi prepara da mangiare, fa
tutto quello che gli ordino."
"Anch'io potrei farlo. Sarebbe meraviglioso per me fare tutte queste cose per
la mia padrona. Lei non immagina neanche cosa sono diventato in questa settimana. Penso continuamente a lei, e vivo il resto della mia giornata
aspettando il momento in cui ci incontreremo. E' assurdo tutto questo, lo so,
mi sembra di sognare, di vivere una vita che non mi appartiene, eppure sento
che quello che ho fatto durante questa settimana è quello che vorrei fare per
il resto della mia vita."
Gli strinsi forte le mani e lo baciai. "Non dureresti un mese. La mia dominazione non è quella che ti ho mostrato in questa settimana. Qui mi sono divertita a giocare con te alla padrona e allo schiavo, ma nella vita vera non mi accontenterei. Ti picchierei sul serio. Hai visto la faccia di mio marito? E’ ridotta male perché questo è il mio modo di impormi. Senza contare che non avresti più una vita. Io controllo tutto, deciso tutto, anche le cose banali. Perderesti libertà, amici…”
“Però avrei lei”, m’interruppe.
Sì, avrebbe avuto me. Ma io non volevo lui. Per me era stata solo la sperimentazione del mio potere. Niente di più. “Mi dispiace, Luca. Fattene una ragione perché per me è finita qui. Mi hai fatta divertire, ma questa è l’ultima volta che ci vediamo.”, feci poi, alzandomi per andarmene. Lo osservai per l'ultima volta. Era giovane, bello, e i suoi occhi erano diventati lucidi. Stava quasi per piangere per me, e io avevo sensazioni contrastanti in proposito. Da una parte ero veramente dispiaciuta per quel ragazzo. Gli avevo fatto scoprire un lato del suo carattere che sicuramente neanche si sognava di possedere, e ora si ritrovava spiazzato, senza forse sapere chi realmente fosse. Dall'altra però, non potevo fare a meno di sentire una gioia immensa nel sapere che ero in grado di fare certe cose. Ma cos'era mai la dominazione femminile per gli uomini allora? Possibile che una donna abbastanza attraente, come io mi reputavo, potesse avere tra le mani un potere di quel genere? Ma forse era stato solo un caso. Un ragazzo che si era invaghito di una donna più grande di lui che, aiutandosi con un abbigliamento molto provocante, gli aveva fatto perdere la testa. In fondo poteva essere anche normale una situazione del genere, tutto considerando, e forse stavo sopravvalutando le potenzialità della dominazione sul maschio.
Fermo restando che la considerazione che avevo fatto sulle frasi contenute in
quella canzone, le trovavo comunque molto appropriate e attinenti alla
realtà. E non solo alla mia realtà. Meno attenzioni si avevano nei confronti dell’altra persona, e più queste tendevano a innamorarsi. Forse era davvero un teorema. Tornai un attimo indietro, presi il volto di Luca tra le mie mani, e lo baciai teneramente, mentre le sue braccia si erano avvinghiate al mio collo. Era un bacio diverso, molto più tenero di quelli che ci eravamo scambiato durante quella settimana.
“Ti auguro il meglio, Luca. Sei un bravo ragazzo, e ti meriti di essere felice.” Mi voltai e mi incamminai verso il mio residence. E quella fu l’ultima volta che lo vidi.
E Marco? Come aveva trascorso mio marito quella settimana? Aveva naturalmente accettato i miei tradimenti anche nel prosieguo della settimana, senza però avere mai la certezza assoluta di quello che facevo. Non sapevo se anche quello potesse essere considerata una forma estrema di sottomissione, oppure se lui provasse addirittura piacere nel sapere che, probabilmente, andavo a letto con un altro. Sicuramente lui aveva sempre sostenuto che mi voleva tutta per sé, e non vedevo il motivo per non credergli. Quindi propendevo per la prima ipotesi. Il suo istinto sottomesso non gli permetteva quindi di aprire bocca. Per di più, non poteva fare a mano di me, e questo mi permetteva di poter alzare il tiro, ben sapendo che lui avrebbe accettato qualsiasi cosa. Era pur vero che con mio marito non avevo mai certezze assolute, al di la del fatto che mi volesse come sua padrona, ovviamente. Avevo sempre la sensazione di non comprendere mai del tutto la sua psicologia. Come se… ciò che mi mostrava fosse soltanto una parte di sé stesso. Tuttavia, quella volta ero abbastanza certa di aver compreso bene la sua psicologia sulla situazione, ovvero che i miei tradimenti fossero stati per lui… una specie di danno collaterale. Per avermi come padrona, che era ciò che a lui interessava più di tutto il resto, doveva accettare che io andassi con altri uomini.
Tornando a quella settimana, soddisfai anche lui sessualmente tutti i giorni. O forse dovrei dire che ci soddisfacemmo vicendevolmente, anche se facevo in modo che lui pensasse che fosse solo per il mio piacere o per premio nei suoi confronti, comportandomi in tal modo sempre da padrona assoluta, e usando quindi con lui sia il bastone e la carota. Severità assoluta in alcune circostanze, la maggior parte delle volte a dir la verità, con punizioni e naturalmente violenze anche gratuite nei suoi confronti e momenti molto più pacati, fatti talvolta anche di piccole tenerezze in altre. Non si trattava naturalmente delle classiche tenerezze tra innamorati, di parole d'amore sdolcinate di cui facevamo largo uso quando eravamo fidanzati, ma di momenti in cui io, dall'alto della superiorità ormai acquisita, lo elogiavo per un compito svolto bene, come poteva essere ad esempio un buon pranzo. Elogi che lo mandavano letteralmente in brodo di giuggiole. Era evidente che mio marito aveva bisogno anche di quelle ricompense, di quelle carezze che gli davo, proprio come ne ha bisogno un cane dalla sua padrona. E molto spesso, invece dell'osso c'era il sesso. Ma anche se non volevo ammetterlo con me stessa, anch’io trovavo adorabili quei momenti teneri. Forse il bello del nostro rapporto stava proprio in quella variabilità, in quel continuo mutamento delle nostre sensazioni, cosa assolutamente fuori da ogni schema matrimoniale.
Per quanto mi riguardava, avere due uomini con i quali facevo sesso a ripetizione, non mi creava alcun problema. Sia fisico che psicologico. Il desiderio era sempre ai massimi livelli, soprattutto dopo averli picchiati, mentre psicologicamente era esaltante sapere di avere due maschi, tra l’altro entrambi attraenti, pronti a tutto pur di stare con me. Per quanto riguardava più strettamente il sesso, non mi facevo mancare nulla. La differenza sostanziale era che Marco era molto più vivo, sotto quel punto di vista. Come ho già sostenuto, eccitarlo anche dopo averlo fatto eiaculare un paio di volte, era semplice per me. Qualche ordine, qualche bacio, qualche frase giusta e ce l’aveva di nuovo dritto. Ormai non mi meravigliavo più, anche se continuavo a pensare che fosse veramente assurdo. Mio marito avrebbe fatto invidia a un porno attore. Se non da un punto di vista della dotazione, che comunque seppi che era al di sopra della media, sicuramente per quanto riguardava la durata complessiva. La prima eiaculazione ce l’aveva dopo pochi istanti, impossibilitato a resistermi, ma nelle altre la sua durata era notevole, e questo mi permetteva di avere orgasmi a ripetizione. Non mancava mai il momento in cui me la facevo anche leccare. Anche il cunnilingus era praticamente giornaliero, ed era forse la pratica che mi faceva avere l’orgasmo più potente.
Diverso era un po’ il discorso con Luca. Il ragazzo non aveva la resistenza di mio marito. La prima volta, anche lui resisteva pochi secondi. Nemmeno iniziavo a scopare con lui se non l’avevo fatto venire prima. La differenza sostanziale era che con Luca non mi facevo problemi nel prenderglielo in bocca, anche per facilitare una nuova erezione. Iniziavo a trovarla una pratica piacevole, e non mi creavo problemi di sorta. Anzi, trovavo molto eccitante quando sentivo che il suo cazzo si induriva mentre lo succhiavo con avidità. Insomma, mi vestivo da puttana, scopavo da puttana con più di un uomo, e se mi fossi anche fatta pagare avrei chiuso il cerchio. In quel momento però, per me era semplicemente la mia nuova vita che mi dava una miriade di soddisfazioni. Pensavo che fosse doveroso avere un amante, fargli meravigliosi pompini, picchiare e scoparmi mio marito, avere sempre rapporti orali sia con uno che con l’altro. E, soprattutto, manovrare entrambi come meglio mi girava. C’era da perderci la testa, e forse era da un po’ che l’avevo persa del tutto.
Ma, intanto, quella vacanza incredibile era giunta al termine. Una settimana che aveva letteralmente stravolto la mia vita, ma che mi aveva resa più forte, sicura e determinata. Perché la mia vita da dominatrice era ancora agli inizi, e anche se fino a quel momento avevo bruciato le tappe, la strada da percorrere era ancora lunga.
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