La vita di Patty Capitolo 54

di
genere
dominazione

Il venerdì seguente mi preparai accuratamente senza lasciare nulla al caso. Indossai una deliziosa gonna nera di raso che avevo indossato per una festa alcuni mesi prima. Mi arrivava poco sopra il ginocchio. Non era scandalosamente corta e, semmai, avrei potuto definirla di classe, ci abbinai una blusa grigia, scarpe aperte con il solito tacco 12, un trucco adeguato ed ero pronta. Lasciai i miei capelli sciolti sulle spalle, come facevo ormai quasi sempre, tranne nel lavoro quando usavo spesso raccogliermeli in una comoda coda di cavallo. Un look da cocktail, adatto se si vuole piacere a ogni costo, proprio come era la mia intenzione.


Ruggiero abitava abbastanza distante da me e mi ci volle una buona mezz’ora per arrivare. Ero in ritardo come al solito. Tanto peggio per lui.
L’inizio fu per me come rivedere il solito film. Il mio ingresso, i complimenti che Ruggiero mi fece, i suoi sguardi che sembravano spogliarmi, la visita della casa, l’offerta di bere qualcosa, e poi la cena con le varie e innocue chiacchiere di contorno. Tutto si svolgeva come ogni altra volta. A quel punto, dopo aver cenato, io mi sarei dovuta comportare come a suo tempo feci con Valerio, e come feci in seguito con tutti gli altri, cercando la seduzione e poi la sottomissione, ma quella volta volli cambiare sistema. Mi sentivo stranamente non del tutto a mio agio. Sembrava quasi una serata romantica, con Ruggiero che cercava a tutti i costi di rendersi simpatico e interessante, e io che lo stavo assecondando troppo. Terminata la cena quindi, mi sarei dovuta alzare, andare vicino a lui e fargli capire cosa avrebbe guadagnato sottomettendosi a me, baciandolo, toccandolo e facendomi desiderare. E in quello, potevo definirmi brava come nessuna. E invece no! Mi sembrava fatica sprecata. Che gli piacessi, se ne sarebbe accorto anche un cieco, e decisi di andare subito al sodo. Se avesse accettato, bene, altrimenti avevo perso una serata. Pertanto mi alzai e gli andai di fronte.
“Ora vorresti scopare con me, vero?” esordii infatti.
“Non si può dire che tu non sia diretta,” mi rispose, dopo il primo momento di leggero imbarazzo. “Immagino che sia questa la tua anima nera di cui parlavi la volta scorsa. Comunque, sì, lo vorrei. Quale uomo non lo vorrebbe? Mi piaci tantissimo, Patty.”
Ruggiero fece un passo avanti e io invece indietreggiai.
“Prima devi sapere cosa voglio da te. Per quanto riguarda la mia anima nera, sei lontano dall’averci indovinato,” Lo guardai negli occhi, sospirai e infine proseguii nel mio discorso. “A me piace scopare solo con uomini che si sottomettano a me, che fanno qualsiasi cosa io gli chieda, che mi adorino come se fossi una dea.”
Spalancò gli occhi stupito. “Cosa?”
“Hai capito bene. Sono una dominatrice. Ma non è tutto. Mi piace soprattutto picchiare i miei schiavi prima e dopo averci fatto sesso. Questo è ciò che pretendo per venire a letto con te. Se questo è troppo per la tua mentalità posso anche comprenderlo, ma è meglio chiudere subito qualunque discorso.”
Ruggiero mi ascoltò rimanendo a bocca aperta. Chissà cosa si era immaginato in quei giorni. Ora lo sapeva.
“Io, io...Non credevo,” mi confermò infatti. “Non immaginavo una cosa del genere. Tu vuoi picchiarmi? Ma come?”
“Questo non è affar tuo. Sappi che sono abbastanza forte da ridurti in mio potere, se solo lo volessi. Però io voglio che tu sia d’accordo. Ma, nel preciso momento in cui tu dovessi accettare, quella sarà la tua ultima decisione. Dopo la tua eventuale accettazione sarò sempre e solo io ad avere in mano il potere, e a decidere ogni cosa del nostro eventuale rapporto.”
Ruggiero sorrise. Non era proprio la reazione che mi sarei aspettata. “Se è questo il gioco a cui vuoi giocare, per me va bene. Vorrà dire che mi sculaccerai con quelle tue manine deliziose. Ma ne varrà la pena perché tu sei bella da impazzire, e ti voglio come non mi è mai capitato con nessun’altra.”
Scossi la testa sorridendo amaramente. “Non hai capito un cazzo, Ruggiero, vai al diavolo.” Presi la mia borsa e mi incamminai verso la porta. Ruggiero mi corse dietro e mi afferrò per un braccio.
“Avanti, non ti far pregare troppo. Ti ho detto che ci sto, che altro vuoi?”
“Lasciami il braccio o sarà peggio per te”, gli intimai, digrignando i denti. Non volevo mettergli le mani addosso, a meno che non fossi stata costretta. Non era un mio sottomesso, e non volevo correre il rischio che potesse denunciarmi.
“Ma quanto sei dura. Oppure è solo l’inizio del gioco? Ah, ho capito, deve trattarsi di quello. Sì, giochiamo, allora. Ma prima fatti baciare. E’ da quando ti ho vista che ne ho voglia.”
Ruggiero mi lasciò il braccio e mi spinse verso la porta per baciarmi. Dovette alzarsi sulle punte per farlo, ma la mia altezza non sembrava causargli troppi problemi psicologici. Lo lasciai fare per qualche secondo, poi quando sentii la sua lingua cercare la mia bocca, capii che era il momento di reagire. Era quello che volevo. A quel punto si sarebbe trattato di difesa da un’aggressione. Con la mia mano sinistra gli presi il suo polso sinistro e glielo torsi con tutta la forza che avevo, costringendolo a voltarsi e a darmi in tal modo le spalle poi, sempre proseguendo la torsione, gli afferrai il collo col braccio destro e iniziai a stringere. Contemporaneamente, per rafforzare ancora maggiormente la mia presa, gli misi un ginocchio sulla schiena. Ruggiero urlò.
“Se urli di nuovo lo faccio anch’io e dirò che hai provato a violentarmi. Il che ha anche delle fondamenta di verità. Te l’avevo detto che non avevi capito niente. Ora mi chiedi perdono. E non ti mollo fino a che non sento uscire quella parolina dalla tua bocca.”
Era in mio potere. Non poteva liberarsi in nessun modo malgrado si agitasse come un ossesso. Io invece, sapevo cosa fare ed ero calmissima.
Ruggiero resistette alcuni secondi durante i quali mi insultò pesantemente, ma il dolore che gli provocavo al braccio con la torsione era lancinante, e l’aria doveva anche cominciare a scarseggiare. Comprese che sarebbe stato meglio obbedirmi.
“Perdono”, sussurrò finalmente. Lo lasciai, dandogli una leggera spinta, e rimasi alcuni secondi a guardarlo mentre schiumava dalla rabbia.
“Se provi ad attaccarmi di nuovo, stavolta ti spezzo un braccio. E se hai un briciolo di intelligenza dovresti aver capito che sono in grado di farlo e che non scherzo.”
“Tu sei pazza,” m’ingiuriò con rabbia. “Sei completamente fuori. Vattene da casa mia.”
Non me lo feci ripetere. Aprii la porta e mi dileguai. Non ero delusa ma ero arrabbiata con me stessa. Avevo voluto cambiare tutto, il target del maschio da sottomettere, il comportamento da tenere, e quelle erano le conseguenze. Cosa avrebbe dovuto fare quel povero diavolo di Ruggiero? Accettare tutto? Inginocchiarsi di fronte a me come il più navigato dei sottomessi? Accettare le percosse che gli avrei dato solo per il piacere di avermi? Avevo preteso troppo stavolta.

Malgrado quei pensieri che giravano vorticosamente nel mio cervello, l’eccitazione sessuale per aver ridotto un maschio a elemosinare il mio perdono era enorme. Forse la mia era una malattia. Non potevo fare a meno del sesso in quelle situazioni. Iniziai a toccarmi. Volevo un cazzo. Volevo una lingua, un giocattolo erotico che mi togliesse quel desiderio. Mi appoggiai al muro. Non potevo resistere ancora. Misi due dita dentro la mia fica per soddisfare quel desiderio che mi stava facendo impazzire, e giunsi rapidamente all’orgasmo. Per fortuna nessuno passò in quel momento sul pianerottolo dove abitava Ruggiero, e potei prendere l’ascensore che mi portò al piano terra.


Mentre tornavo a casa mia, e dopo aver soddisfatto i miei bisogni sessuali, seppure in parte e in modo autonomo, non potevo sapere che il prosieguo di quella vicenda sarebbe stato ben diverso. Il giorno seguente infatti, mi arrivò una sua telefonata. Ero molto meravigliata e risposi per curiosità, anche se avevo una gran voglia di non farlo. Cosa diavolo poteva volere dopo i fatti della sera precedente?
“Ti prego, non riattaccare. Volevo chiederti scusa. Sono stato uno stupido a volerti baciare per forza. Ho perso la testa, non so cosa mi è preso. E’ che non ho mai incontrato una donna che mi piacesse così tanto.”
“E allora? Cosa vorresti da me adesso?”
“Non lo so neanche io quello che voglio. So soltanto che stanotte non sono riuscito a chiudere occhio. Ripensavo a quel bacio. Le tue labbra hanno un sapore delizioso. Ti vedevo e…”
“E mi desideravi?”
“Sì. Ti ho desiderata stanotte come non ho mai desiderato nessun’altra donna.”
“Quindi? Le mie condizioni non sono cambiate. Non mi faccio scrupoli di avere una relazione, ma deve avere certi crismi, Ruggiero. Io devo essere la dominante e l’uomo il mio schiavo. Non ci sono vie di mezzo. Se non accetti queste condizioni…”
“Sì, le accetto. Voglio provarci almeno,” m’interruppe. “Non so se sarò capace di farlo, ma per avere una come te sarei disposto a camminare sopra i carboni ardenti.”
“Ora non esagerare. Il problema è che non so se io sono ancora disposta a farlo, però.”
“Ti prego, dammi una possibilità. Voglio riprovarci. Mettimi alla prova.”
“Tu non hai idea di quello che deve fare un mio sottomesso. Hai visto ciò che sono in grado di fare?”
“L’ho visto e l’ho sentito sulla mia pelle. Ma voglio provare lo stesso.”
Accettai. Aveva voluto resistermi ma non c’era riuscito. Non poteva riuscirci. Mi sentivo grande come non mai. Se il potere lo avevo sempre considerato come una droga, quella telefonata era per me una vera overdose, e aveva sancito in modo definitivo la mia supremazia sul genere maschile. Troppo deboli, troppo desiderosi di una come me per poter ragionare con il cervello invece che con le loro parti intime. Il loro assoggettamento era scontato, la giusta conclusione di fronte a una donna come me. Mi sarei divertita con uno come lui, e già immaginavo la scena in cui me lo sarei scopato, sentendo il suo cazzo duro dentro di me, dopo averlo fatto impazzire di desiderio, dopo averlo ridotto a elemosinare la mia attenzione. Questo era ciò che sentivo in quel preciso momento, assolutamente fuori da ogni logica possibile.

Continua...
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2026-09-13
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