La vita di Patty Capitolo 44
di
Davide Sebastiani
genere
dominazione
Guardavo Giorgio. Lo vedevo in modo diverso dal bell’uomo che, quando passava, attirava tutti gli sguardi delle commesse. Era come se quella del maschio alfa fosse una maschera che si era cucito addosso proprio a causa di quelle sensazioni che aveva e di cui, con molta probabilità, si vergognava. In quel momento, dinanzi a me, era invece fragile, almeno da un punto di vista psicologico. Io però volevo che lo diventasse anche sul piano fisico. La mia dominazione era atipica, e verteva proprio sull’aspetto fisico. Ero io la prima a doversi sentire superiore per ergersi al ruolo di padrona, altrimenti sarebbe stata una finzione che non avrebbe eccitato la mia fantasia. Dovevo quindi dimostrare al mio nuovo schiavo che io dominavo per merito e non per gentile concessione.
Rapidamente, con la mia mano sinistra gli torsi il suo braccio destro, stavolta senza lesinare forza, facendolo girare di scatto e mettendogli poi il mio ginocchio sulla sua schiena. Stavolta lo feci urlare sul serio.
"Hai detto che saresti disposto a tutto. Sei sempre di quell'idea?"
"Si, Patty, tutto, te lo giuro. Ma ti prego, lasciami il braccio."
"Dopo. Prima voglio chiederti se saresti disposto a obbedire a qualunque mio
ordine?"
"Si, certo. E’ sempre stato il mio sogno", urlò Giorgio.
"Bene! Perché io ho deciso che da questo momento sarò la tua padrona e tu
il mio umile schiavo. Obiezioni?"
Malgrado il dolore della torsione, girò il volto verso di me. Era evidente la sua meraviglia. “Dici sul serio? Vorresti davvero essere la mia padrona?”
“Non mi piace ripetere le cose due volte. Ho già deciso. Ti rifaccio la domanda. Hai obiezioni?”
"No, nessuna obiezione. Ne sarei felice. Una donna come te… può essere solo adorata."
Sorrisi tronfia. Non poteva che concludersi così. Dovetti ammettere che ne ero felice anch'io. Era assurdo, tutto assurdo. Fino a pochi mesi prima non avevo idea di cosa fosse la dominazione, e in quel momento ero lì, pronta ad assoggettare un altro uomo dopo averlo già fatto con mio marito. Senza contare di come avevo ridotto Luca. Gli lasciai il braccio e lo girai di scatto. Lo posizionai quasi a forza di nuovo di fronte a me.
“Adesso stammi bene a sentire. Ti ripeto la domanda. Saresti disposto a fare tutto quello che io ti ordinerò? Sei disposto a diventare il mio schiavo? Guarda che se accetti adesso non si torna indietro, e io posso essere molto severa con te. Forse più di quello che saresti disposto a sopportare, ma in cambio della tua devozione potrò essere tua. Anzi, sarai tu a essere mio. Guardami, Giorgio. Ti piaccio?"
"Si, moltissimo.”
"E sono anche molto forte, come hai appena potuto vedere. Pensa a quanto deve
essere difficile per uno come te trovare una donna come me. Pensa a come ti
potresti eccitare quando ti dimostrerò tutte le mie capacità."
"Si, lo ripeto, voglio che tu sia la mia padrona. Farò tutto quello che vuoi. Solo il pensiero di quello che hai fatto mi fa impazzire. E' da una vita che desidero una donna come te, e non mi sembra vero che adesso quella donna sia di fronte a me. Voglio che tu sia la mia padrona. Non ho mai desiderato tanto una cosa come adesso."
Stavolta lo baciai con trasporto mentre con le mani cominciai a slacciargli prima la cinta dei pantaloni e poi glieli feci scivolare giù. La sua erezione era evidentissima anche negli slip, ma c'era tempo ancora prima di passare a fare sesso, e parecchie cose da chiarire prima.
Lo spinsi per le spalle invitandolo a inginocchiarsi davanti a me.
"Tanto per cominciare, chiedimelo in ginocchio che hai voglia che io diventi
la tua padrona, e fallo usando il massimo rispetto, a cominciare dal
linguaggio. Nei miei confronti userai sempre il e mi chiamerai signora o
padrona. Ricordati che prima contano i miei piaceri e poi, eventualmente, i tuoi, e che il mio potere su di te è illimitato."
Rimase un attimo dubbioso.
“Cosa… mi farai? Voglio dire che… potrebbero esserci cose che, nonostante il mio desiderio di sottomissione, non riuscirei a fare.”
Sospirai. Mi resi conto di essere andata troppo di corsa. Dovevo rassicurarlo. “Avrai la possibilità di rifiutare. Ma, nel momento stesso in cui tu dirai che non vuoi fare una cosa, con me sarà finita.”
“Io non voglio che finisca. Mi sembra un sogno avere una padrona come te. Ma se tu volessi… ad esempio farmela addosso…”
Scoppiai a ridere. “No, tranquillo, quelle cose non rientrano nei miei desideri. La mia dominazione si baserà su situazioni inerenti la vita quotidiana e sulla mia bravura con le arti marziali. Ma sappi che potrei punirti in modo molto doloroso.”
Giorgio sorrise e si inginocchiò ai miei piedi. “E’ quello che ho sempre desiderato. Io… vorrei che lei diventasse la mia padrona, e sono pronto a obbedirle in ogni cosa.” La sua voce tremava per l’emozione, ma traspariva anche la sua felicità. Quando terminò lo feci rialzare.
"Non prendere mai alcuna iniziativa con me. Da adesso in poi deciderò io
qualunque cosa fare sia di te che tra di noi. Chiaro?"
"Si, mia Signora. Chiaro. Tutto quello che voglio è ammirare la sua bravura, inginocchiandomi di fronte a lei per poterle baciare i suoi piedi tanto belli quanto letali."
Lo guardai prima in faccia per poi scendere per tutto il corpo. La sua faccia maschia sembrava ormai un ricordo. Stava con la bocca aperta aspettando la mia reazione, e sembrava anche lui un cucciolo impaurito come lo era Marco in quei momenti, e come avevo fatto diventare Luca. Possibile che uomini grandi e grossi avessero quel bisogno? Possibile che una come me, interprete discreta, ma certo non ancora eccelsa di arti marziali, avesse in mano la possibilità di fare qualunque cosa nei confronti dei maschi? O comunque di un certo tipo di uomini? Certo, ero bella, e l’aspetto fisico non era trascurabile in quella situazione. Anche se non era solo una questione di bellezza. La mia era evidente, ma era soprattutto il mio modo di agire a fare la differenza. La mia sicurezza che ostentavo sempre di più era un altro dei miei punti vincenti.
Tornai a guardare il bel Giorgio. Se, fino ad allora, avevo creduto che mio marito fosse un’eccezione e che Luca fosse stato soltanto una conquista dovuta alla mia spudorata esibizione di sensualità, forse in quel momento avrei dovuto ricredermi. Forse erano tanti i maschi con quel bisogno di farsi dominare da
donne che reputavano più forti di loro, donne belle e attente al loro
abbigliamento, donne capaci di dare sfoggio di sensualità e femminilità. E io ero diventata tutto quello, ormai. Ma, soprattutto, avevo scoperto quanto mi piacesse esserlo. Era tutto di una facilità estrema. Un po' di palestra, un
corpo armonioso, un visetto gradevole, e agghindarsi un po' sexy. Era questa la ricetta base, alla quale c'erano da aggiungere poi le spezie, ovvero il lato psicologico. Ma, imparato quale fosse il segreto, la cottura era semplicissima e il risultato straordinariamente efficace. Era meraviglioso, al termine di tutto, vedere negli occhi di questi maschi la sensazione che loro avevano di trovarsi al cospetto di una dea, sapere di poter fare qualunque cosa, sia con la forza che con l'autorità, essere una padrona insomma. E ogni volta quella meravigliosa sensazione si accompagnava con un impellente bisogno di sesso, proprio come in quel momento. La prima avvisaglia era il caldo. Cominciavo a sentire un caldo anomalo anche in momenti come quelli in cui la temperatura non era certo elevatissima, poi il respiro. Il mio respiro diventava affannoso oltremisura, come se mi fossi fatta le scale di corsa. Ero una femmina in calore, quasi incapace di ragionare. Mi tirai giù sensualmente i miei jeans.
"Mi trovi bella, vero Giorgio?" Me lo aveva già detto, ma volevo una conferma.
"Bellissima, mia Signora."
"Ora la tua padrona vuole da te una cosa. In ginocchio!"
Giorgio obbedì al mio ordine. Dapprima baciò con trasporto i miei piedi che erano rimasti scalzi, quindi gli afferrai la testa per i capelli e gli spinsi il viso contro la mia vagina. Dopo non dovetti fare più niente e lui mi fece scendere le mutandine, me le tolse, baciandomi di nuovo ambedue i piedi mentre compiva questa operazione.
"E' meravigliosa!" esclamò. Mi allargò delicatamente le gambe cominciando a
baciarmi nell'interno coscia per poi salire verso la vagina, riallontanandosi poi in modo brusco. Ci sapeva fare. I miei brividi continui stavano lì a testimoniarlo. Mi tolsi nel frattempo anche la magliettina e il reggiseno per toccarmi i seni voluttuosamente, mentre Giorgio percorreva con la sua bocca e con la sua lingua tutte le zone esterne alla vagina per riscaldarmi. Ma ormai io ero un fuoco.
"Leccala! Adesso", gli ordinai. Lui con la lingua mi separò le labbra vaginali facendola scorrere avanti e indietro poi nel suo interno. I miei umori cominciarono a scendere inevitabilmente, senza che Giorgio si distaccasse. Doveva essere un esperto amatore, e quindi conoscere in che modo soddisfare una donna perché immediatamente passò sul mio clitoride che, nel frattempo, era uscito completamente ed era diventato turgido. Iniziò quindi a leccarlo mentre le mie gambe erano scosse da fremiti continui. Poi lo succhiò, provocandomi finalmente quell'orgasmo di cui avevo assoluto bisogno. Mi ci vollero diversi secondi per riprendermi. Sapevo anche che quello era stato solo l'inizio. Pur non conoscendo ancora le caratteristiche di Giorgio, sapevo che se volevo tenerlo completamente in mio potere dovevo sottometterlo anche da un punto di vista sessuale. Doveva aver bisogno di me non solo come padrona, come donna forte esperta in arti marziali, ma anche e soprattutto come amante. Le due cose dovevano andare di pari passo.
“Ora sdraiati sul divano. La tua padrona ti vuole”, gli ordinai con voce roca. Quasi un sussurro. Non stavo fingendo o interpretando la parte della dominatrice. Io ero una padrona, la sua padrona. Vedevo quell’uomo bello come un dio greco come un oggetto di mia proprietà, qualcosa che mi apparteneva, e non un essere vivente con le sue emozioni e con la sua sensibilità. Giorgio mi guardò adorante. Reclinò la testa da un lato come fanno i bambini.
“Andiamo nella mia camera, Padrona. Staremo molto più comodi.”
Non ci pensai neanche un secondo. Lo colpii con uno dei miei schiaffi, con tutta la violenza di cui fossi capace. La testa di Giorgio sbandò visibilmente quando il mio tremendo ceffone lo prese in pieno sulla sua guancia sinistra, e solo la sua stazza possente gli impedì di rovinare per terra. Fece comunque alcuni passi sulla sua destra, e poi mi guardò con gli occhi pieni di meraviglia, mettendosi la mano sul punto dove l’avevo colpito. Dovevo chiarire il motivo del mio comportamento e mi avvicinai a lui minacciosamente.
“Deciderò io se e quando andare in camera tua. Non ti azzardare mai più a prendere iniziative, di qualunque tipo siano. Ora giù, sul divano. Voglio scopare qua.” Non volevo metterlo alla prova. La mia intenzione era proprio quella di punirlo per aver osato prendere l’iniziativa, ma comunque quello schiaffo e quell’ordine impartitogli, mi dettero il quadro definitivo della situazione. Giorgio si inginocchiò ai miei piedi tremando. Sicuramente non era paura fisica, ma timore di rovinare il suo sogno, il desiderio di avere, forse per la prima volta nella sua vita, una vera padrona da adorare.
“Le chiedo perdono, Padrona. Sono un maledetto idiota.” Baciò ancora i miei piedi e poi si sdraiò sul divano, come io gli avevo ordinato. Gli ordinai di togliersi anche i boxer. Diedi un’occhiata al suo pene eretto. Mi sembrava di dimensioni normali. Non so perché ma mi immaginavo un uomo estremamente dotato dal punto di vista delle misure, e invece da quel punto di vista era del tutto normale, di sicuro inferiore a mio marito. Ma non m’importava assolutamente nulla. La mia era stata una semplice considerazione. Con quel desiderio che avevo, sarebbe andato bene qualsiasi maschio con misura decente. Mi poggiai su di lui, accarezzandogli il petto completamente rasato. Aveva un fisico straordinario. I suoi muscoli erano ben delineati, le spalle larghe, un’autentica delizia per gli occhi femminili. Ed era mio schiavo. Gli ordinai però che, da quel momento, non avrebbe dovuto più radersi il petto in quanto lo desideravo villoso. Gli ordinai di prendere un profilattico e poi non parlai più. Dopo alcuni secondi, e dopo che lui indossò quel profilattico, me lo misi di nuovo sotto di me. Avevo assolutamente bisogno di quel cazzo duro e voglioso. La posizione era quella che ormai preferivo in questi casi. Io dovevo stare sopra, e manovrare a mio piacimento l’atto sessuale. Ebbi quasi subito un nuovo orgasmo ma, come sempre in questi casi, il desiderio di un uomo sottomesso è talmente forte che non poté proseguire a lungo. Poco male. Mi spostai per farlo scivolare fuori.
“Nella mia borsa ci sono le sigarette e l’accendino. Prendine una e accendimela”, gli ordinai, assistendo soddisfatta a come lui obbedisse. Mi prese anche un portacenere e si mise seduto sul divano a massaggiarmi i piedi. Cosa che trovai piuttosto piacevole.
“Quando se n’è accorta, Padrona?” mi chiese con un filo di voce. “E come ha fatto a capirlo?”
Scoppiai a ridere. “Mio marito è il mio schiavo. Ho una certa esperienza un merito. Me ne sono accorta quando tu continuavi a interessarti del fatto che andavo in palestra piuttosto che provarci con me. Quando sono arrivata a casa tua, ne ho avuto la conferma.”
Sorrise anche lui. “Sono proprio un idiota.”
Alzai le spalle. “Un po’ lo sei stato.”
“Sa da quando ho queste sensazioni? Da quando ero un bambino. La cosa buffa è che io cercavo una ragazza forte e bella, e le donne volevano un uomo come me, forte e di bella presenza. Quando sono venuto a lavorare vicino a lei, l’ho notata subito. Lei è troppo bella per non essere notata, ma pensavo anche al fatto che fosse sposata, e che tutti dicevano di lei che era bella e impossibile. Non potevo immaginare che una donna così attraente fosse anche una campionessa di arti marziali che ama sottomettere gli uomini. Avevo una visione di questo tipo di donna completamente diversa. Quindi, sono doppiamente idiota.” Annuii, gettando verso il soffitto il fumo della mia sigaretta. Ma quel pomeriggio non si era ancora concluso. Dopo aver terminato di fumare, avevo voglia di scoparmelo di nuovo. Non ero sazia. Non ero mai sazia quando dominavo un maschio. Mi rimisi sopra di lui, baciandolo con possesso. Il suo cazzo iniziò a ergersi di nuovo e divenne perfetto quando glielo presi in mano, accarezzandoglielo. Altri baci e poi mi impalai di nuovo sopra di lui. Lo possedetti diverse volte, proprio come deve fare una padrona con il suo amante-sottomesso, riducendolo a un essere bisognoso della sua dea. Anche lui sembrava appartenere alla categoria di quelli che si eccitano al solo sentire un ordine uscire dalla mia bocca, ma volli pensare che anche la mia bellezza avesse contribuito a fare di lui un ottimo amante.
"Che cosa succederà ora, mia Signora?" mi disse, al termine di quel pomeriggio straordinario.
"Ora mi riaccompagnerai a casa. Quando avrò voglia sarò io a chiamarti e a
dirti di tenerti a disposizione. Inutile dire che da adesso in poi tu mi
appartieni, sei di mia proprietà, e non tollererò più nessuna stronzetta al tuo fianco. Alla prima situazione che non tollero, tu con me hai chiuso. E' chiaro?"
"Certo mia Signora. Sarà un piacere per me appartenerle totalmente. E' il
sogno della mia vita che si realizza."
"Molto bene," aggiunsi, prendendolo per il mento mentre era ancora
completamente nudo sul letto. "E ricordati quello che ti ho appena detto.
Quando avrò voglia tu sarai a mia disposizione per soddisfarmi. Intesi?"
"Attenderò quel momento con gioia e trepidazione. Cos'altro potrei
desiderare se non il piacere stesso della mia padrona?"
Si alzò dal letto e poi s'inginocchiò ai miei piedi per baciarmeli ancora. "Grazie mia Signora. Spero di non deluderla mai."
"Ora basta!" lo interruppi con durezza. "Vatti a vestire immediatamente
perché voglio andare a casa." Mi feci accendere un’altra sigaretta, obbligandolo stavolta a stare in ginocchio con il portacenere in mano, e poi ci vestimmo. Non lo degnai quasi di uno sguardo, e lo trattai quasi con insofferenza per tutto il breve viaggio di ritorno che Giorgio impiegò quasi completamente invece per tessere le lodi sulla mia bellezza, per dirmi di quanto fosse felice di aver incontrato una vera padrona, una padrona che, per di più, gli aveva dato l'immensa gioia di fare l'amore con lui.
"Ci vediamo domani mattina, mia Signora. Stasera non so se riuscirò a prendere sonno perché tutti i miei pensieri saranno per lei, per la mia bellissima e unica padrona."
Non potei fare a meno di sorridergli e dargli appuntamento per il giorno dopo. Parlava come avrebbe potuto parlare un dandy nell'Inghilterra vittoriana, ma stranamente non mi dava fastidio. Anzi, mi faceva estremamente piacere. Se qualche anno prima avessi sentito un uomo corteggiarmi in quel modo, l'avrei preso per un folle, e invece mi stavo rendendo conto che era solamente amore. Mi rendevo conto che un maschio sottomesso provava per la sua padrona un amore sconfinato, un amore che andava ben al di là dell'amore che un uomo provava per una donna, quasi un amore divino. Come poteva sentirsi una donna che riceveva un così grande amore? Come potevo sentirmi io ogni qualvolta assaporavo quella sensazione? Assolutamente superiore a tutto. Ecco come mi sentivo. Per me quegli uomini che mi adoravano erano esseri inferiori.
Quando arrivammo nei pressi di casa mia, lo feci fermare. Aprii lo sportello della sua macchina e stavo per scendere quando lui mi richiamò.
“Padrona…”
“Cosa c’è?”
“Io… volevo dirle che… La amo, mia Signora. Non mi era mai accaduto prima.”
Sorrisi. Erano bastate poche ore e quell’uomo bellissimo aveva perso completamente la testa per me. Lo trovavo normale, quasi inevitabile. Non gli risposi nemmeno e mi avviai verso casa. Aveva smesso di piovere ma l’aria era umida, e sentii un brivido di freddo penetrarmi nelle ossa. Ero però felice. E quando, appena entrata a casa, incrociai lo sguardo di Marco, quella sensazione di superiorità che ormai mi apparteneva, aumentò in modo considerevole. Anche lui mi guardava come una dea, anche lui avrebbe fatto qualsiasi cosa per me e io non avevo nessun senso di colpa per averlo tradito nuovamente. Anzi, lo vidi ancor più docile, quasi sollevato nel vedermi rientrare. Cenammo, misi a letto le bambine, ritornai a essere per una serata una donna normale, ma appena mi sedetti sulla poltrona del salone, attendendo il caffè che mio marito mi avrebbe portato entro pochi minuti, capii che io ormai non potevo fare più a meno di quel potere che mi ero accorta di possedere. Sapevo già da allora che avrei rivisto Giorgio, e che avrei rifatto tutto quello che avevo fatto quel pomeriggio. Non era una questione di sesso, quello era eccezionale anche con mio marito, ma solo e soltanto potere. Mi eccitava anche il fatto che Marco fosse cosciente dei miei tradimenti. Chissà se l’aveva capito. Aveva ovviamente compreso che non ero andata in palestra, considerando che non ero vestita come al solito e che, inoltre, non avevo con me il borsone, ma non avevo idea se lui immaginasse un altro uomo. La cosa mi interessava relativamente. Mio marito doveva stare zitto e buono se voleva continuare ad avere il grande onore di essere il mio schiavo. O, per meglio dire, uno dei miei schiavi.
Nel frattempo mi portò il caffè poi, come al solito, mi accese la sigaretta e si mise ai miei piedi, massaggiandoli e baciandoli come io desideravo. Le mie estremità inferiori non erano mai state trattate con così grande devozione. A Giorgio sembrava dovessero eccitarlo particolarmente, mentre invece con mio marito, ero io stessa a doverglielo obbligare. In effetti, io adoravo quel trattamento, mentre lui sembrava indifferente a quella parte del mio corpo. Gli accarezzai i capelli in un attimo di tenerezza, e lui guardò verso di me.
"Domani è mercoledì, Padrona."
"Si, domani resteremo soli. Sai quello che ti aspetta, vero?"
“Si, Padrona, lo so. E sono felice di poter essere completamente a sua
disposizione. Grazie mia Padrona."
Ero anch'io felice. Quel potere che possedevo era immenso, ma non mi bastava dimostrarlo soltanto nei confronti di mio marito. Avevo bisogno di altri consensi, altri uomini che si sottomettessero ai miei voleri, altri uomini da manovrare come giocattoli, altri uomini ai quali dimostrare la mia forza, vera o presunta che fosse, per umiliarli e per sentirmi una dea. Si, avevo girato intorno a quella parola per diverso tempo ma quella era la realtà. Alcuni uomini avevano bisogno di una dea da adorare, e io ero quanto di più simile alla loro idea di donna, anzi di divinità. Ero bella, e questo ormai era fuori discussione. Per diverso tempo mi dicevo che forse la bellezza che mio marito vedeva in me non fosse reale. Ma poi avevo iniziato a rendermi conto che di donne al mio livello non ce n’erano. Non almeno nei posti che io frequentavo. Sì, in televisione, al cinema, sulle passerelle, c’erano donne altrettanto attraenti, ma io mi sentivo veramente di un livello superiore a tutte le altre che incrociavo nella vita reale. Inoltre, sapevo anche essere sensuale,
autoritaria, forte e decisa. Proprio quello di cui un certo tipo di maschio aveva bisogno. Ma, soprattutto, avevo imparato a saperli gestire e a capire quello che volevano.
O meglio, stavo imparando a fare tutto quello, visto che la mia esperienza era
per il momento ancora molto limitata. Ma io ero una tipetta molto attenta e
scrupolosa e con una gran voglia di imparare. In quel momento mi ero posta un obiettivo molto ambizioso: volevo dominare quanti più uomini possibile. Ancora non avevo idea di come, ma sapevo dentro di me che l'avrei fatto. Guardai di nuovo Marco intento a massaggiarmi con delicatezza i piedi come faceva tutte le sere, mentre io terminavo la mia sigaretta. Se alcuni uomini volevano una dea per sottomettersi a lei, ebbene, io mi sentivo pronta per interpretare quel
ruolo alla perfezione, anche perché ormai io cominciavo a sentirmi veramente
una divinità assoluta. Mi appoggiai alla poltrona, rilassata per quello
stupendo trattamento che mio marito stava facendo ai miei piedi. Si, la vita a
volte poteva essere veramente bella, e io avevo scoperto il modo per renderla
addirittura meravigliosa.
Continua...
Rapidamente, con la mia mano sinistra gli torsi il suo braccio destro, stavolta senza lesinare forza, facendolo girare di scatto e mettendogli poi il mio ginocchio sulla sua schiena. Stavolta lo feci urlare sul serio.
"Hai detto che saresti disposto a tutto. Sei sempre di quell'idea?"
"Si, Patty, tutto, te lo giuro. Ma ti prego, lasciami il braccio."
"Dopo. Prima voglio chiederti se saresti disposto a obbedire a qualunque mio
ordine?"
"Si, certo. E’ sempre stato il mio sogno", urlò Giorgio.
"Bene! Perché io ho deciso che da questo momento sarò la tua padrona e tu
il mio umile schiavo. Obiezioni?"
Malgrado il dolore della torsione, girò il volto verso di me. Era evidente la sua meraviglia. “Dici sul serio? Vorresti davvero essere la mia padrona?”
“Non mi piace ripetere le cose due volte. Ho già deciso. Ti rifaccio la domanda. Hai obiezioni?”
"No, nessuna obiezione. Ne sarei felice. Una donna come te… può essere solo adorata."
Sorrisi tronfia. Non poteva che concludersi così. Dovetti ammettere che ne ero felice anch'io. Era assurdo, tutto assurdo. Fino a pochi mesi prima non avevo idea di cosa fosse la dominazione, e in quel momento ero lì, pronta ad assoggettare un altro uomo dopo averlo già fatto con mio marito. Senza contare di come avevo ridotto Luca. Gli lasciai il braccio e lo girai di scatto. Lo posizionai quasi a forza di nuovo di fronte a me.
“Adesso stammi bene a sentire. Ti ripeto la domanda. Saresti disposto a fare tutto quello che io ti ordinerò? Sei disposto a diventare il mio schiavo? Guarda che se accetti adesso non si torna indietro, e io posso essere molto severa con te. Forse più di quello che saresti disposto a sopportare, ma in cambio della tua devozione potrò essere tua. Anzi, sarai tu a essere mio. Guardami, Giorgio. Ti piaccio?"
"Si, moltissimo.”
"E sono anche molto forte, come hai appena potuto vedere. Pensa a quanto deve
essere difficile per uno come te trovare una donna come me. Pensa a come ti
potresti eccitare quando ti dimostrerò tutte le mie capacità."
"Si, lo ripeto, voglio che tu sia la mia padrona. Farò tutto quello che vuoi. Solo il pensiero di quello che hai fatto mi fa impazzire. E' da una vita che desidero una donna come te, e non mi sembra vero che adesso quella donna sia di fronte a me. Voglio che tu sia la mia padrona. Non ho mai desiderato tanto una cosa come adesso."
Stavolta lo baciai con trasporto mentre con le mani cominciai a slacciargli prima la cinta dei pantaloni e poi glieli feci scivolare giù. La sua erezione era evidentissima anche negli slip, ma c'era tempo ancora prima di passare a fare sesso, e parecchie cose da chiarire prima.
Lo spinsi per le spalle invitandolo a inginocchiarsi davanti a me.
"Tanto per cominciare, chiedimelo in ginocchio che hai voglia che io diventi
la tua padrona, e fallo usando il massimo rispetto, a cominciare dal
linguaggio. Nei miei confronti userai sempre il e mi chiamerai signora o
padrona. Ricordati che prima contano i miei piaceri e poi, eventualmente, i tuoi, e che il mio potere su di te è illimitato."
Rimase un attimo dubbioso.
“Cosa… mi farai? Voglio dire che… potrebbero esserci cose che, nonostante il mio desiderio di sottomissione, non riuscirei a fare.”
Sospirai. Mi resi conto di essere andata troppo di corsa. Dovevo rassicurarlo. “Avrai la possibilità di rifiutare. Ma, nel momento stesso in cui tu dirai che non vuoi fare una cosa, con me sarà finita.”
“Io non voglio che finisca. Mi sembra un sogno avere una padrona come te. Ma se tu volessi… ad esempio farmela addosso…”
Scoppiai a ridere. “No, tranquillo, quelle cose non rientrano nei miei desideri. La mia dominazione si baserà su situazioni inerenti la vita quotidiana e sulla mia bravura con le arti marziali. Ma sappi che potrei punirti in modo molto doloroso.”
Giorgio sorrise e si inginocchiò ai miei piedi. “E’ quello che ho sempre desiderato. Io… vorrei che lei diventasse la mia padrona, e sono pronto a obbedirle in ogni cosa.” La sua voce tremava per l’emozione, ma traspariva anche la sua felicità. Quando terminò lo feci rialzare.
"Non prendere mai alcuna iniziativa con me. Da adesso in poi deciderò io
qualunque cosa fare sia di te che tra di noi. Chiaro?"
"Si, mia Signora. Chiaro. Tutto quello che voglio è ammirare la sua bravura, inginocchiandomi di fronte a lei per poterle baciare i suoi piedi tanto belli quanto letali."
Lo guardai prima in faccia per poi scendere per tutto il corpo. La sua faccia maschia sembrava ormai un ricordo. Stava con la bocca aperta aspettando la mia reazione, e sembrava anche lui un cucciolo impaurito come lo era Marco in quei momenti, e come avevo fatto diventare Luca. Possibile che uomini grandi e grossi avessero quel bisogno? Possibile che una come me, interprete discreta, ma certo non ancora eccelsa di arti marziali, avesse in mano la possibilità di fare qualunque cosa nei confronti dei maschi? O comunque di un certo tipo di uomini? Certo, ero bella, e l’aspetto fisico non era trascurabile in quella situazione. Anche se non era solo una questione di bellezza. La mia era evidente, ma era soprattutto il mio modo di agire a fare la differenza. La mia sicurezza che ostentavo sempre di più era un altro dei miei punti vincenti.
Tornai a guardare il bel Giorgio. Se, fino ad allora, avevo creduto che mio marito fosse un’eccezione e che Luca fosse stato soltanto una conquista dovuta alla mia spudorata esibizione di sensualità, forse in quel momento avrei dovuto ricredermi. Forse erano tanti i maschi con quel bisogno di farsi dominare da
donne che reputavano più forti di loro, donne belle e attente al loro
abbigliamento, donne capaci di dare sfoggio di sensualità e femminilità. E io ero diventata tutto quello, ormai. Ma, soprattutto, avevo scoperto quanto mi piacesse esserlo. Era tutto di una facilità estrema. Un po' di palestra, un
corpo armonioso, un visetto gradevole, e agghindarsi un po' sexy. Era questa la ricetta base, alla quale c'erano da aggiungere poi le spezie, ovvero il lato psicologico. Ma, imparato quale fosse il segreto, la cottura era semplicissima e il risultato straordinariamente efficace. Era meraviglioso, al termine di tutto, vedere negli occhi di questi maschi la sensazione che loro avevano di trovarsi al cospetto di una dea, sapere di poter fare qualunque cosa, sia con la forza che con l'autorità, essere una padrona insomma. E ogni volta quella meravigliosa sensazione si accompagnava con un impellente bisogno di sesso, proprio come in quel momento. La prima avvisaglia era il caldo. Cominciavo a sentire un caldo anomalo anche in momenti come quelli in cui la temperatura non era certo elevatissima, poi il respiro. Il mio respiro diventava affannoso oltremisura, come se mi fossi fatta le scale di corsa. Ero una femmina in calore, quasi incapace di ragionare. Mi tirai giù sensualmente i miei jeans.
"Mi trovi bella, vero Giorgio?" Me lo aveva già detto, ma volevo una conferma.
"Bellissima, mia Signora."
"Ora la tua padrona vuole da te una cosa. In ginocchio!"
Giorgio obbedì al mio ordine. Dapprima baciò con trasporto i miei piedi che erano rimasti scalzi, quindi gli afferrai la testa per i capelli e gli spinsi il viso contro la mia vagina. Dopo non dovetti fare più niente e lui mi fece scendere le mutandine, me le tolse, baciandomi di nuovo ambedue i piedi mentre compiva questa operazione.
"E' meravigliosa!" esclamò. Mi allargò delicatamente le gambe cominciando a
baciarmi nell'interno coscia per poi salire verso la vagina, riallontanandosi poi in modo brusco. Ci sapeva fare. I miei brividi continui stavano lì a testimoniarlo. Mi tolsi nel frattempo anche la magliettina e il reggiseno per toccarmi i seni voluttuosamente, mentre Giorgio percorreva con la sua bocca e con la sua lingua tutte le zone esterne alla vagina per riscaldarmi. Ma ormai io ero un fuoco.
"Leccala! Adesso", gli ordinai. Lui con la lingua mi separò le labbra vaginali facendola scorrere avanti e indietro poi nel suo interno. I miei umori cominciarono a scendere inevitabilmente, senza che Giorgio si distaccasse. Doveva essere un esperto amatore, e quindi conoscere in che modo soddisfare una donna perché immediatamente passò sul mio clitoride che, nel frattempo, era uscito completamente ed era diventato turgido. Iniziò quindi a leccarlo mentre le mie gambe erano scosse da fremiti continui. Poi lo succhiò, provocandomi finalmente quell'orgasmo di cui avevo assoluto bisogno. Mi ci vollero diversi secondi per riprendermi. Sapevo anche che quello era stato solo l'inizio. Pur non conoscendo ancora le caratteristiche di Giorgio, sapevo che se volevo tenerlo completamente in mio potere dovevo sottometterlo anche da un punto di vista sessuale. Doveva aver bisogno di me non solo come padrona, come donna forte esperta in arti marziali, ma anche e soprattutto come amante. Le due cose dovevano andare di pari passo.
“Ora sdraiati sul divano. La tua padrona ti vuole”, gli ordinai con voce roca. Quasi un sussurro. Non stavo fingendo o interpretando la parte della dominatrice. Io ero una padrona, la sua padrona. Vedevo quell’uomo bello come un dio greco come un oggetto di mia proprietà, qualcosa che mi apparteneva, e non un essere vivente con le sue emozioni e con la sua sensibilità. Giorgio mi guardò adorante. Reclinò la testa da un lato come fanno i bambini.
“Andiamo nella mia camera, Padrona. Staremo molto più comodi.”
Non ci pensai neanche un secondo. Lo colpii con uno dei miei schiaffi, con tutta la violenza di cui fossi capace. La testa di Giorgio sbandò visibilmente quando il mio tremendo ceffone lo prese in pieno sulla sua guancia sinistra, e solo la sua stazza possente gli impedì di rovinare per terra. Fece comunque alcuni passi sulla sua destra, e poi mi guardò con gli occhi pieni di meraviglia, mettendosi la mano sul punto dove l’avevo colpito. Dovevo chiarire il motivo del mio comportamento e mi avvicinai a lui minacciosamente.
“Deciderò io se e quando andare in camera tua. Non ti azzardare mai più a prendere iniziative, di qualunque tipo siano. Ora giù, sul divano. Voglio scopare qua.” Non volevo metterlo alla prova. La mia intenzione era proprio quella di punirlo per aver osato prendere l’iniziativa, ma comunque quello schiaffo e quell’ordine impartitogli, mi dettero il quadro definitivo della situazione. Giorgio si inginocchiò ai miei piedi tremando. Sicuramente non era paura fisica, ma timore di rovinare il suo sogno, il desiderio di avere, forse per la prima volta nella sua vita, una vera padrona da adorare.
“Le chiedo perdono, Padrona. Sono un maledetto idiota.” Baciò ancora i miei piedi e poi si sdraiò sul divano, come io gli avevo ordinato. Gli ordinai di togliersi anche i boxer. Diedi un’occhiata al suo pene eretto. Mi sembrava di dimensioni normali. Non so perché ma mi immaginavo un uomo estremamente dotato dal punto di vista delle misure, e invece da quel punto di vista era del tutto normale, di sicuro inferiore a mio marito. Ma non m’importava assolutamente nulla. La mia era stata una semplice considerazione. Con quel desiderio che avevo, sarebbe andato bene qualsiasi maschio con misura decente. Mi poggiai su di lui, accarezzandogli il petto completamente rasato. Aveva un fisico straordinario. I suoi muscoli erano ben delineati, le spalle larghe, un’autentica delizia per gli occhi femminili. Ed era mio schiavo. Gli ordinai però che, da quel momento, non avrebbe dovuto più radersi il petto in quanto lo desideravo villoso. Gli ordinai di prendere un profilattico e poi non parlai più. Dopo alcuni secondi, e dopo che lui indossò quel profilattico, me lo misi di nuovo sotto di me. Avevo assolutamente bisogno di quel cazzo duro e voglioso. La posizione era quella che ormai preferivo in questi casi. Io dovevo stare sopra, e manovrare a mio piacimento l’atto sessuale. Ebbi quasi subito un nuovo orgasmo ma, come sempre in questi casi, il desiderio di un uomo sottomesso è talmente forte che non poté proseguire a lungo. Poco male. Mi spostai per farlo scivolare fuori.
“Nella mia borsa ci sono le sigarette e l’accendino. Prendine una e accendimela”, gli ordinai, assistendo soddisfatta a come lui obbedisse. Mi prese anche un portacenere e si mise seduto sul divano a massaggiarmi i piedi. Cosa che trovai piuttosto piacevole.
“Quando se n’è accorta, Padrona?” mi chiese con un filo di voce. “E come ha fatto a capirlo?”
Scoppiai a ridere. “Mio marito è il mio schiavo. Ho una certa esperienza un merito. Me ne sono accorta quando tu continuavi a interessarti del fatto che andavo in palestra piuttosto che provarci con me. Quando sono arrivata a casa tua, ne ho avuto la conferma.”
Sorrise anche lui. “Sono proprio un idiota.”
Alzai le spalle. “Un po’ lo sei stato.”
“Sa da quando ho queste sensazioni? Da quando ero un bambino. La cosa buffa è che io cercavo una ragazza forte e bella, e le donne volevano un uomo come me, forte e di bella presenza. Quando sono venuto a lavorare vicino a lei, l’ho notata subito. Lei è troppo bella per non essere notata, ma pensavo anche al fatto che fosse sposata, e che tutti dicevano di lei che era bella e impossibile. Non potevo immaginare che una donna così attraente fosse anche una campionessa di arti marziali che ama sottomettere gli uomini. Avevo una visione di questo tipo di donna completamente diversa. Quindi, sono doppiamente idiota.” Annuii, gettando verso il soffitto il fumo della mia sigaretta. Ma quel pomeriggio non si era ancora concluso. Dopo aver terminato di fumare, avevo voglia di scoparmelo di nuovo. Non ero sazia. Non ero mai sazia quando dominavo un maschio. Mi rimisi sopra di lui, baciandolo con possesso. Il suo cazzo iniziò a ergersi di nuovo e divenne perfetto quando glielo presi in mano, accarezzandoglielo. Altri baci e poi mi impalai di nuovo sopra di lui. Lo possedetti diverse volte, proprio come deve fare una padrona con il suo amante-sottomesso, riducendolo a un essere bisognoso della sua dea. Anche lui sembrava appartenere alla categoria di quelli che si eccitano al solo sentire un ordine uscire dalla mia bocca, ma volli pensare che anche la mia bellezza avesse contribuito a fare di lui un ottimo amante.
"Che cosa succederà ora, mia Signora?" mi disse, al termine di quel pomeriggio straordinario.
"Ora mi riaccompagnerai a casa. Quando avrò voglia sarò io a chiamarti e a
dirti di tenerti a disposizione. Inutile dire che da adesso in poi tu mi
appartieni, sei di mia proprietà, e non tollererò più nessuna stronzetta al tuo fianco. Alla prima situazione che non tollero, tu con me hai chiuso. E' chiaro?"
"Certo mia Signora. Sarà un piacere per me appartenerle totalmente. E' il
sogno della mia vita che si realizza."
"Molto bene," aggiunsi, prendendolo per il mento mentre era ancora
completamente nudo sul letto. "E ricordati quello che ti ho appena detto.
Quando avrò voglia tu sarai a mia disposizione per soddisfarmi. Intesi?"
"Attenderò quel momento con gioia e trepidazione. Cos'altro potrei
desiderare se non il piacere stesso della mia padrona?"
Si alzò dal letto e poi s'inginocchiò ai miei piedi per baciarmeli ancora. "Grazie mia Signora. Spero di non deluderla mai."
"Ora basta!" lo interruppi con durezza. "Vatti a vestire immediatamente
perché voglio andare a casa." Mi feci accendere un’altra sigaretta, obbligandolo stavolta a stare in ginocchio con il portacenere in mano, e poi ci vestimmo. Non lo degnai quasi di uno sguardo, e lo trattai quasi con insofferenza per tutto il breve viaggio di ritorno che Giorgio impiegò quasi completamente invece per tessere le lodi sulla mia bellezza, per dirmi di quanto fosse felice di aver incontrato una vera padrona, una padrona che, per di più, gli aveva dato l'immensa gioia di fare l'amore con lui.
"Ci vediamo domani mattina, mia Signora. Stasera non so se riuscirò a prendere sonno perché tutti i miei pensieri saranno per lei, per la mia bellissima e unica padrona."
Non potei fare a meno di sorridergli e dargli appuntamento per il giorno dopo. Parlava come avrebbe potuto parlare un dandy nell'Inghilterra vittoriana, ma stranamente non mi dava fastidio. Anzi, mi faceva estremamente piacere. Se qualche anno prima avessi sentito un uomo corteggiarmi in quel modo, l'avrei preso per un folle, e invece mi stavo rendendo conto che era solamente amore. Mi rendevo conto che un maschio sottomesso provava per la sua padrona un amore sconfinato, un amore che andava ben al di là dell'amore che un uomo provava per una donna, quasi un amore divino. Come poteva sentirsi una donna che riceveva un così grande amore? Come potevo sentirmi io ogni qualvolta assaporavo quella sensazione? Assolutamente superiore a tutto. Ecco come mi sentivo. Per me quegli uomini che mi adoravano erano esseri inferiori.
Quando arrivammo nei pressi di casa mia, lo feci fermare. Aprii lo sportello della sua macchina e stavo per scendere quando lui mi richiamò.
“Padrona…”
“Cosa c’è?”
“Io… volevo dirle che… La amo, mia Signora. Non mi era mai accaduto prima.”
Sorrisi. Erano bastate poche ore e quell’uomo bellissimo aveva perso completamente la testa per me. Lo trovavo normale, quasi inevitabile. Non gli risposi nemmeno e mi avviai verso casa. Aveva smesso di piovere ma l’aria era umida, e sentii un brivido di freddo penetrarmi nelle ossa. Ero però felice. E quando, appena entrata a casa, incrociai lo sguardo di Marco, quella sensazione di superiorità che ormai mi apparteneva, aumentò in modo considerevole. Anche lui mi guardava come una dea, anche lui avrebbe fatto qualsiasi cosa per me e io non avevo nessun senso di colpa per averlo tradito nuovamente. Anzi, lo vidi ancor più docile, quasi sollevato nel vedermi rientrare. Cenammo, misi a letto le bambine, ritornai a essere per una serata una donna normale, ma appena mi sedetti sulla poltrona del salone, attendendo il caffè che mio marito mi avrebbe portato entro pochi minuti, capii che io ormai non potevo fare più a meno di quel potere che mi ero accorta di possedere. Sapevo già da allora che avrei rivisto Giorgio, e che avrei rifatto tutto quello che avevo fatto quel pomeriggio. Non era una questione di sesso, quello era eccezionale anche con mio marito, ma solo e soltanto potere. Mi eccitava anche il fatto che Marco fosse cosciente dei miei tradimenti. Chissà se l’aveva capito. Aveva ovviamente compreso che non ero andata in palestra, considerando che non ero vestita come al solito e che, inoltre, non avevo con me il borsone, ma non avevo idea se lui immaginasse un altro uomo. La cosa mi interessava relativamente. Mio marito doveva stare zitto e buono se voleva continuare ad avere il grande onore di essere il mio schiavo. O, per meglio dire, uno dei miei schiavi.
Nel frattempo mi portò il caffè poi, come al solito, mi accese la sigaretta e si mise ai miei piedi, massaggiandoli e baciandoli come io desideravo. Le mie estremità inferiori non erano mai state trattate con così grande devozione. A Giorgio sembrava dovessero eccitarlo particolarmente, mentre invece con mio marito, ero io stessa a doverglielo obbligare. In effetti, io adoravo quel trattamento, mentre lui sembrava indifferente a quella parte del mio corpo. Gli accarezzai i capelli in un attimo di tenerezza, e lui guardò verso di me.
"Domani è mercoledì, Padrona."
"Si, domani resteremo soli. Sai quello che ti aspetta, vero?"
“Si, Padrona, lo so. E sono felice di poter essere completamente a sua
disposizione. Grazie mia Padrona."
Ero anch'io felice. Quel potere che possedevo era immenso, ma non mi bastava dimostrarlo soltanto nei confronti di mio marito. Avevo bisogno di altri consensi, altri uomini che si sottomettessero ai miei voleri, altri uomini da manovrare come giocattoli, altri uomini ai quali dimostrare la mia forza, vera o presunta che fosse, per umiliarli e per sentirmi una dea. Si, avevo girato intorno a quella parola per diverso tempo ma quella era la realtà. Alcuni uomini avevano bisogno di una dea da adorare, e io ero quanto di più simile alla loro idea di donna, anzi di divinità. Ero bella, e questo ormai era fuori discussione. Per diverso tempo mi dicevo che forse la bellezza che mio marito vedeva in me non fosse reale. Ma poi avevo iniziato a rendermi conto che di donne al mio livello non ce n’erano. Non almeno nei posti che io frequentavo. Sì, in televisione, al cinema, sulle passerelle, c’erano donne altrettanto attraenti, ma io mi sentivo veramente di un livello superiore a tutte le altre che incrociavo nella vita reale. Inoltre, sapevo anche essere sensuale,
autoritaria, forte e decisa. Proprio quello di cui un certo tipo di maschio aveva bisogno. Ma, soprattutto, avevo imparato a saperli gestire e a capire quello che volevano.
O meglio, stavo imparando a fare tutto quello, visto che la mia esperienza era
per il momento ancora molto limitata. Ma io ero una tipetta molto attenta e
scrupolosa e con una gran voglia di imparare. In quel momento mi ero posta un obiettivo molto ambizioso: volevo dominare quanti più uomini possibile. Ancora non avevo idea di come, ma sapevo dentro di me che l'avrei fatto. Guardai di nuovo Marco intento a massaggiarmi con delicatezza i piedi come faceva tutte le sere, mentre io terminavo la mia sigaretta. Se alcuni uomini volevano una dea per sottomettersi a lei, ebbene, io mi sentivo pronta per interpretare quel
ruolo alla perfezione, anche perché ormai io cominciavo a sentirmi veramente
una divinità assoluta. Mi appoggiai alla poltrona, rilassata per quello
stupendo trattamento che mio marito stava facendo ai miei piedi. Si, la vita a
volte poteva essere veramente bella, e io avevo scoperto il modo per renderla
addirittura meravigliosa.
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