La vita di Patty Capitolo 45

di
genere
dominazione

Il giorno seguente mi alzai di buon umore e, dopo aver sbrigato tutte le solite
cose mattutine, ovvero la colazione, portata amorevolmente a letto da mio marito, la doccia e naturalmente truccarmi e vestirmi, andai al lavoro. La pioggia del giorno precedente era solo un pallido ricordo, e potei di nuovo prendere la moto. Con mia grande sorpresa, arrivata al parcheggio dove abitualmente lasciavo il mio grosso scooter c'era Giorgio ad aspettarmi. Giorgio, il mio nuovo e affascinante schiavo, vestito impeccabilmente come al solito. Mi tolsi il casco e, nel farlo, feci ondeggiare i miei capelli, che ormai avevo stabilmente tinto di biondo e sciolti sulle spalle, cercando di imitare le movenze sensuali di tante attrici che avevano interpretato il ruolo di una motociclista, m'infilai gli occhiali da sole e mi diressi verso di lui.
"Che sei venuto a fare qui?" gli chiesi, piuttosto infastidita.
"Volevo vederla, Padrona. E volevo parlarle. Sapevo dove parcheggiava la moto
e sono venuto qui. Dopo, davanti ad altra gente, non avrei più potuto dirle
niente."
"Dimmi, allora", feci in modo distaccato.
"L'ho sognata, mia Padrona. L'ho sognata sia a occhi aperti che durante il
sonno, e non c'è mai stato un sogno più bello di questo."
Sorrisi tronfia. In mezza giornata era cotto, cucinato a puntino, innamorato come un liceale alla sua prima esperienza. Certo, era stato facile considerando le sue attitudini sottomesse e le mie, bramosa com'ero di dominare gli altri, ma ero comunque molto soddisfatta di me stessa.
"Molto bene," dissi, senza lasciar trapelare la minima soddisfazione. "C'è
altro che mi devi comunicare? Sbrigati perché devo andare al lavoro e non
posso perdere tutto il mio tempo con te."
"Oh, sì, certo, Padrona. Volevo sapere anche come mi devo comportare davanti
agli altri. Ieri non ne abbiamo parlato, e io non so cosa fare."
Già, non ne avevamo parlato. Presa da tutte le altre cose, avevo tralasciato un aspetto importante, anzi, determinante. Non avevo nessuna intenzione che chi mi conoscesse venisse al corrente della mia relazione con lui. Le commesse del mio negozio e la direttrice del pomeriggio ad esempio, conoscevano molto bene mia cugina Alessandra, la proprietaria, e quindi sarebbe stato meglio tenere tutto nascosto. Se mia cugina fosse venuta a conoscenza di una cosa del genere, sarebbe sicuramente rimbalzata di bocca in bocca attraverso tutta la mia numerosa parentela, fino ad arrivare sicuramente alle orecchie dei miei genitori. Sarebbe stato uno scandalo. Senza contare poi le rotture che mi avrebbe procurato. Molto meglio quindi evitare, e glielo feci presente. Mi feci dare il suo numero di telefono ed avremmo comunicato attraverso sms, mentre il rapporto davanti agli altri avrebbe dovuto essere assolutamente normale, se normale poteva considerarsi il comportamento di Giorgio che sembrava completamente un'altra persona rispetto a com'era prima.
Mi guardò adorante. "Potrò rivederla oggi, mia Signora? Finito il lavoro, intendo."
"No!" risposi seccamente. "Ti ho già detto che sarò io a chiamarti quando avrò voglia di vederti. Non provare a richiedermelo perché altrimenti tronco tutto prima di cominciare." Ero stata dura. Dovevo assolutamente comportarmi in quel modo se volevo avere il controllo, a rischio anche di poterlo ferire e di farmi dire addio. In fondo, era un uomo che poteva avere qualunque donna. Ma anch'io ero merce molto rara sul mercato, e non parlo solo dell'aspetto fisico che pure era decisamente ragguardevole, a sentire gli altri. Ero merce rara perché ero diventata ormai una vera donna dominante. Sapevo perfettamente che non tutti gli uomini sottomessi amavano una donna che li dominasse anche dal punto di vista fisico, ma per quelli invece che avevano questa preferenza ero davvero unica. E quante ce ne potevano essere di donne come me? Di donne che praticavano judo e kick-boxing a un buon livello, livello tale da poter sconfiggere un uomo? Di donne capaci di alzare pesi che un uomo medio si sarebbe sognato? E consapevoli del proprio fascino, fascino da usare per irretire l'altro sesso? Di donne come me ce n'erano veramente poche, semmai ce ne fossero state altre. La risposta di Giorgio però mi tolse gli ultimi residui dubbi:
"Oh, no, Padrona. La prego, no. Mi perdoni se sono stato troppo precipitoso. E'
che io avevo questo grosso desiderio di poter stare con lei, e mi sono lasciato
trascinare. Non succederà un'altra volta, glielo garantisco. Saprò aspettare il mio momento. Non posso rischiare di perdere quello che ho desiderato per tutta la mia vita."
Era quello che volevo sentirmi dire. Lo lasciai li a guardarmi mentre io mi avviavo al bar a prendere il mio caffè, felice di quello che era appena accaduto. Dunque, con uomini del genere si poteva tutto? Pareva proprio di si. Mio marito era un bell'uomo, intelligente, dolce e sensibile, che avrebbe fatto la fortuna di qualunque donna, Giorgio era decisamente più affascinante, realizzato e altrettanto intelligente, Luca era un bel ragazzo, con la possibilità di rimorchiare un numero notevole di ragazzine, eppure tutti e tre avevano perso la testa per me. Marco e Giorgio per la loro smania di essere dominati, e Luca grazie al mio modo di comportarmi. Dunque, esisteva un grimaldello per aprire qualunque cuore maschile e assoggettarlo ai miei voleri? Probabilmente no. Forse esisteva una tipologia di maschi predisposti a questo e io, per il resto della mia vita a partire da quel giorno, mi sarei divertita a cercare di capire dalle parole e dai gesti degli uomini, se quello sarebbe potuto diventare un maschio sottomesso. Iniziai quel giorno stesso. Gli uomini che entravano nel negozio con le loro mogli o con le loro fidanzate, ad esempio. Un negozio di abbigliamento femminile era proprio l'ideale per provare quel gioco. C'era l'uomo sicuro di sé stesso che imponeva alla propria donna il suo gusto e, naturalmente, quello era da scartare, c'era quello invece che neanche apriva bocca e mi sembrava subito il soggetto giusto da poter circuire e in seguito dominare. Naturalmente, c'era poi l'aspetto fisico che consideravo preponderante. Come ho detto tempo addietro, quelli troppo belli mi sembravano fuori portata. Non che io non potessi riuscire ad andarci se solo avessi voluto, ma intesi come uomini con cui prima flirtare, poi sedurre e quindi dominare. L'uomo bello era abituato alla donna bella, e io avrei potuto essere, in quel caso, solo una delle tante. Forse l’avrei potuto anche far innamorare, ma difficilmente lo avrei potuto dominare se non avesse avuto istinti sottomessi già ben radicati in lui come nel caso di Giorgio. Naturalmente c'erano poi gli uomini con tendenze sottomesse e quelli erano, secondo me, impossibili da identificare, almeno a prima vista. Da quanto avevo letto, e soprattutto da quello che mi ero resa conto, molto spesso questa tipologia di uomini aveva una vita apparentemente normale, anzi, in molti casi, come ad esempio nel caso di Giorgio e di mio marito, erano considerati uomini dal carattere molto forte. Marco infatti, mi era piaciuto proprio per il suo modo di fare autoritario, e niente mi avrebbe fatto immaginare che, invece, si sarebbe rivelato l'esatto contrario. Neanche vivergli accanto per tanti anni. Ma, come era accaduto con Giorgio, in quei casi una buona chiacchierata mi avrebbe potuto far capire meglio con che tipo di uomo avessi a che fare. Almeno con i patiti delle arti marziali. Mi sarebbe bastato spostare un qualunque discorso su quella mia passione, e vedere poi l'eventuale reazione. Naturalmente, almeno per quanto riguardava il negozio, quello era solo un gioco che facevo con me stessa, in quanto quello doveva ritenersi un luogo sacro e inviolabile, e non un luogo di caccia per dar sfogo ai miei istinti. A proposito di istinti, dovetti faticare non poco per tenerli sotto controllo e non chiamare immediatamente il bel Giorgio, ma non volevo dargli l'impressione che non vedevo l'ora di stare con lui. Attesi perciò una settimana piena, e infine gli mandai il messaggino, così come eravamo rimasti d'accordo, dicendogli che mi avrebbe dovuto aspettare alle nove di sera nel punto esatto dove mi aveva lasciata la volta scorsa. Stavolta Marco si accorse di tutto. Se la settimana precedente era accaduto di pomeriggio e io avevo fatto finta di niente, quella volta non potevo certo smaterializzarmi e riapparire all'improvviso. La sera, tra l'altro, non ero abituata a uscire da sola. In quel momento, ero combattuta dalla voglia di fingere indifferenza per non ferirlo, e il desiderio invece di agire alla luce del sole, dicendoglielo chiaramente. D'altronde, cosa mai avrebbe potuto farmi? Ero la sua padrona, e sapevo con certezza che lui avrebbe accettato tutto da me pur di non perdermi. Alla fine decisi ancora una volta di non dichiarargli apertamente che andavo con un altro. Anche se non ci voleva certo una grande immaginazione per capire cosa andavo a fare. Dopo aver salutato le bambine che stavano guardando la televisione nella loro camera infatti, quella volta mi vestii molto provocante. Indossai uno di quegli abitini striminziti che mi mettevo proprio prima di fare sesso con Marco, un vestitino nel quale mi sentivo strizzata e tremendamente sexy. Mi arrivava poco sotto le parti intime, calze con la riga, accessorio trendy in quel periodo, un bel paio di tronchetti a spillo, mi truccai non proprio vistosamente ma con classe, usando sia il mascara che la matita, e infine l'ombretto con un tono del marroncino sfumato molto bello, un po' di fard luminoso rosa e, per concludere, un bel rossetto rosa brillante, feci uno chignon ai capelli usando un fermaglio molto originale e civettuolo, lasciando così libero completamente il mio volto e il collo. Infine misi degli orecchini con un cerchio molto ampio, aggiungendo un foulard sul collo che mi scendeva sul vestito. Non indossai reggiseno, e i miei capezzoli erano molto ben evidenziati dall'abitino ultra aderente. Guardandomi allo specchio mi dissi che Giorgio non aveva scampo. Pensai addirittura che nessun uomo avrebbe potuto resistermi se mi fossi messa in testa di volerlo sedurre. Marco ancora non sapeva niente. In quel momento era in cucina intento a ripulirla, come era suo solito, e quando apparsi davanti ai suoi occhi lui sbiancò in volto.
"E' bellissima, Padrona", mi disse estasiato, ma con un velo di preoccupazione evidente.
"Lo so," risposi freddamente, avvicinandomi a lui. "Io ora scendo. Tu metti a letto le bambine al massimo entro mezz'ora. Sai che non voglio che si trastullino per tanto tempo davanti alla tv."
"Sì, certo, Signora", sospirò con un filo di voce, abbassando contemporaneamente gli occhi, forse per non farmi vedere che si stavano riempiendo di lacrime.
"Che cosa faccio ora?" mi dissi, vedendolo in quelle condizioni. In quel momento, mi vennero in mente tantissimi episodi della nostra vita insieme, quando eravamo una normale coppia e lui mio marito, il mio uomo, un uomo al quale bastava alzare leggermente il tono della voce per farsi obbedire. E ora era li davanti a me, con gli occhi gonfi di pianto, mentre io stavo per uscire per andare a scoparmi un altro uomo. Eppure, sapevo che quella vita di prima era una finzione per lui, e questa era la vita che desiderava. Ero io che avevo oltrepassato le sue previsioni. Possibile che una brava ragazza come me, magari un po' pazza ma con dei veri valori, degli ideali ben radicati e onesta fino al midollo, una che non avrebbe mai pensato neanche a guardare un altro uomo, potesse essere diventata quella che ormai ero? Sì, non c'erano dubbi. Volevo bene a Marco, mi faceva un mondo di tenerezza, ma ormai la mia vita era quella. Non potevo farne a meno. Tornai un attimo indietro e chiusi a chiave la cucina.
“In ginocchio!” gli ordinai, e lui obbedì all’istante. Lo guardai mentre continuava a piangere sommessamente. “Bravo. E’ questa a tua posizione ideale di fronte a me. Non credi, Marco?”
“Si, Signora. Dinanzi a lei posso solo stare in ginocchio”, rispose. Mi sentivo una vera divinità. Gli feci cenno di alzarsi e lo accarezzai prendendogli il mento per costringerlo a guardare verso di me. In quel momento, con i miei tacchi, ci saranno stati circa diciotto centimetri di differenza tra di noi, visto che la sua testa arrivava a lambire il mio mento. In quel modo mio marito mi sembrava ancor più sottomesso e ancor più nelle mie mani. Ma quella volta non avevo intenzione di fargli del male.
"Cosa c'è, Marco?" gli chiesi con dolcezza, asciugandogli una lacrima con
l'altra mano.
"Ho paura, Signora."
"Di cosa?"
"Ho paura che lei un giorno non ritornerà più. Ho paura che lei possa
innamorarsi di un altro uomo e che non voglia più saperne di me. Io ho bisogno di lei, ho bisogno della mia padrona, ho bisogno di amarla e adorarla."
Lo guardai sorridendo e mi piegai leggermente per baciarlo. Dopodiché con una
salviettina gli tolsi il rossetto dalle sue labbra.
"Per il momento non ti lascerò. Se tu continuerai a essere obbediente ti terrò con me, ma non tollererò nessun lamento sulla vita che conduco. Io posso fare tutto quello che voglio. Lo sai vero?”
“Si, Padrona. Lo so.”
“Bene, perché se tu vuoi rimanere con me dovrai accettare la situazione. Con le buone o con le cattive."
Marco mi guardò negli occhi facendo un gran sospiro mentre gli tenevo sempre il mento con la mia mano. "Grazie, Padrona. A me basta questo. Conoscevo il rischio a cui andavo incontro quando l'ho spinta a diventare una moglie dominante. Speravo che lei non arrivasse a questo, ma ora lei è una vera padrona, e una padrona fa quello che vuole. Devo ritenermi comunque l'uomo più fortunato al mondo per poter avere quello che tantissimi uomini si sognano ogni giorno. Io posso solo sperare che lei non si stanchi di me, che non si stanchi mai."
Lo baciai di nuovo. Povero Marco, lui piangeva per me e io fremevo d'incontrare Giorgio.
Mi rimisi il rossetto che era andato a finire sulle labbra di Marco e poi,
dopo essermi messa uno spolverino per coprirmi un po', scesi da casa. Mi
sentivo quasi sollevata per quello che mi aveva appena detto mio marito. Mi
dispiaceva farlo soffrire ma, nello stesso tempo, non avevo intenzione di troncare il rapporto con Giorgio di cui, al di là del puro aspetto fisico, non m'interessava nulla. Mi interessava non precludermi la possibilità di soggiogare altri maschi. Quella era una cosa che ormai mi era entrata nel sangue. Era la mia droga e ne sentivo un bisogno pazzesco. Guardai l'ora e mi accorsi che ero in ritardo di una buona mezz'ora. Poco male. Una donna deve far aspettare, figuriamoci poi una donna come me. Giorgio infatti era nel punto esatto dove gli avevo detto di attendere e, appena aprii la porta della sua auto, mi accolse con un gigantesco mazzo di rose.
“Queste sono per lei, Signora. Spero di non aver osato troppo e di averle fatto
una gradita sorpresa."
Me l'aveva fatta, eccome. Annusai le rose con piacere, ma poi le posai dietro con fare indifferente.
"Andiamo a casa tua." gli intimai tranquilla.
“Come lei desidera, Signora” mi rispose, chinando contemporaneamente la testa. Avevo ancora alcuni dubbi da risolvere su Giorgio. Sapevo perfettamente che non potevo comportarmi nello stesso modo in cui mi comportavo con mio marito, anche se, apparentemente, le analogie tra i due mi sembravano evidenti. Appena arrivati a casa sua però, venne subito a galla una sostanziale differenza. Io avrei voluto portarla subito su un piano di dominazione erotica, flirtare un po' con lui, farmi desiderare allo spasimo, come facevo abitualmente con Marco e come avevo fatto con Luca, e poi magari dargli una dimostrazione della mia bravura. Per tutto il tragitto avevo notato che non aveva fatto altro che guardarmi le gambe. Pensai quindi che, usando la mia sensualità, in aggiunta al mio abbigliamento provocante, sarebbe stato un gioco portarlo a un'eccitazione intensa. Appena entrati perciò, lo afferrai per la giacca e, mettendomi di fronte a lui, gli mordicchiai il labbro.
"Mi desideri, Giorgio?" era una domanda di rito, più che altro un modo per
provocarlo e per eccitarlo.
"Tantissimo, Padrona. E' una settimana che aspetto questo momento. Però... "
"Però cosa?"
“Mi chiedevo se prima potevo farle una richiesta."
"Una richiesta?" chiesi sbigottita.
"Si, Padrona. Posso chiederle di farmi vedere ancora una volta la sua forza?
Il mio desiderio, il desiderio di tutta una vita, è sempre stato quello di vedere all'opera una donna molto forte e bellissima. Proprio come lei. E naturalmente di prostrarmi davanti a lei."
E bravo, Giorgio. Quindi era quello ciò che gli interessava maggiormente. All'inizio fui indispettita di questa confessione. Mi ero vestita e truccata proprio per sedurlo, per non fargli capire nulla, per farmi desiderare spasmodicamente, e ora mi trovavo leggermente in difficoltà. Anche perché ero. vestita in un modo che mi rendeva complicata un’eventuale lotta. Appena avessi alzato una gamba, il vestito si sarebbe completamente sgranato, stretto com'era. E va bene. Se voleva essere picchiato, io lo avrei accontentato volentieri. In fondo non avevo bisogno di abiti sexy per togliere il fiato a un uomo, e il mio corpo nudo era sufficiente per quello scopo. Mi tolsi l'abito che feci scivolare ai miei piedi, e quindi ordinai a Giorgio di inginocchiarsi per slacciarmi gli stivaletti. Compiuta l'operazione, si soffermò alcuni secondi sui miei piedi, ancora provvisti di calze. Mi tolsi anche quelle. Ora Giorgio era di nuovo di fronte a me. Mi guardava, mi ammirava, la bocca aperta, il respiro affannoso, ma stava aspettando altro. La sua priorità era di vedermi all'opera nelle vesti di donna esperta di arti marziali. Ero ormai quasi completamente nuda, con un solo minuscolo slip e le mie tette in bella vista. Pensai che, in fondo, anche a me piaceva sopraffare un uomo. Anzi, il fatto di provare piacere nel farlo era stata la molla principale per farmi accettare di diventare una dominatrice.
"Molto bene, Giorgio, ma stavolta non avrò pietà di te," gli risposi infine. "Ti dimostrerò tutta la mia potenza, e farò di te uno schiavetto timoroso e
obbediente." Avevo esagerato con l'enfasi, ma forse Giorgio neanche se ne accorse. Si era tolto nel frattempo sia la giacca che la camicia, oltre che alla cravatta. naturalmente, rimanendo a torso nudo. Un bel vedere. Raramente
avevo posato gli occhi su un uomo strutturato in modo così armonioso. Non era
muscolosissimo, ma le spalle erano larghe, la pancia inesistente e, complessivamente, gli davo un bel nove in pagella. Se proprio dovevo trovare una cosa che non mi piaceva in lui era il fatto che fosse ancora depilato. Dopo una settimana però, un po’ di peluria s’intravvedeva, e questo dimostrava che aveva obbedito al mio ordine. Chissà perché avevo un odio particolare verso i maschi depilati, al contrario della maggior parte delle donne che desideravano invece un uomo glabro. Forse il petto villoso mi dava la sensazione del maschio. Quando facevo sesso, ma soprattutto nei preliminari, mi piaceva accarezzare il petto di Marco e sentire tra le mie dita la sua peluria. Così come adoravo accarezzare i capelli. Credo che non sarei mai potuta andare con uno calvo, e ringraziavo il cielo che mio marito avesse ancora tutti i suoi bellissimi capelli ricci. Ma, a parte alcune caratteristiche su come doveva essere fisicamente il mio uomo ideale, Giorgio era veramente affascinante. Nel frattempo si era tolto anche le scarpe, e sembrava pronto al combattimento. Solo allora mi accorsi che Giorgio aveva tolto dal salone vari oggetti e spostato il tavolo in un angolo, rendendo l'ambiente molto più spazioso. Aveva organizzato tutto. Mi chiedevo quindi che razza di sottomesso fosse, a parte essere un amante delle donne forti. Aveva accettato di sottomettersi a me per riprovare solo l'ebbrezza della lotta? Oppure anche la sottomissione vera e propria faceva parte delle sue caratteristiche? In fondo, cosa mi importava? L'importante era che lui fosse il mio schiavo, e se per averlo dovevo concedergli qualcosa, poco male. Anzi. Stavo pregustando già la lotta che avrei dovuto tenere con lui, e mi chiedevo come si sarebbe comportato. Avrebbe reagito dando una parvenza di realtà alla lotta? O avrebbe accettato tutto? Lo avrei saputo ben presto. Feci alcuni esercizi di respirazione e quindi mi misi in posa, come al solito in guardia sinistra. Dovevo stare attenta in quanto se Giorgio avesse combattuto sul serio, un suo solo pugno fatto bene avrebbe ridotto il mio bel visetto a pezzi. Già, ma doveva prendermi prima, e questo sarebbe stato piuttosto complicato per lui. Anche mio marito era un uomo robusto e anche con lui, se mi avesse colpito con tutta la sua forza, non avrei avuto scampo. Il segreto era di fare in modo che non riuscissero mai a farlo. Inoltre, ero assolutamente convinta che uomini con quelle caratteristiche psicologiche non avrebbero mai combattuto al 100% delle loro possibilità, e questo mi faceva stare piuttosto tranquilla. In un combattimento reale, uno per questioni di vita o di morte per intenderci, le cose sarebbero state ben diverse e non avrei ostentato tutta quella sicurezza. Quando diedi il via, anche lui si mise in guardia, come se si trattasse di un incontro di pugilato o di kick-boxing. Mentre la scorsa settimana Giorgio si era fatto sorprendere quasi subito, stavolta vedevo che ci stava mettendo molta attenzione e non si scopriva più di tanto. Immaginai che forse voleva vedere se io fossi veramente brava e quindi meritevole di assoggettarlo. Pensavo quindi che mi stesse mettendo alla prova. Se si trattava davvero di quello, avrei dovuto meritarmi la sua sottomissione. Mi concentrai quindi su di lui, o meglio, sul bersaglio che mi offriva il suo corpo. Fintai un paio di calci senza però affondare. Anche lui venne vicino al mio viso con una sventola che, se mi avesse preso, mi avrebbe fatto sicuramente molto male, ma poi la mia migliore predisposizione al combattimento venne fuori. Riuscii prima a centrare il bersaglio pieno con un calcio laterale su un fianco, presumo abbastanza doloroso in quanto costrinsi Giorgio ad abbandonare per un istante la sua difesa. Questo fu l'inizio della sua fine. Senza potersi difendersi la faccia, per me fu come un invito a nozze. Un altro calcio laterale, ma stavolta dato al volto e quindi un high kick, si abbatté su di lui. Non mollai l'osso ed effettuai, sempre con la stessa gamba, un calcio circolare alla schiena che lo costrinse ad abbandonare ogni forma di difesa. In quei momenti si doveva agire d'istinto, senza pensarci troppo. Eppure, mi ricordo che mi fermai per un paio di secondi chiedendomi se fosse il caso di proseguire. Era già nelle mie mani, e avrei potuto solo portare il colpo fermandomi qualche istante prima di colpirlo, dimostrandogli comunque con chi aveva a che fare. Invece non mi fermai. Forse voleva proprio questo. O forse no, non m'importava. Mi avvicinai quel tanto da poterlo avere a portata di colpo, e lo guardai in faccia quasi a provocarlo, tanto non poteva fare nulla. Il tutto in pochissimi attimi. Prima un gancio destro e poi, quando già era in caduta, lo bissai col sinistro sulla tempia e Giorgio, come il classico gigante d'argilla, cadde in terra con un tonfo, viso sul pavimento. Lo voltai con il piede. Non aveva grandi ferite, evidentemente non lo avevo colpito in parti fragili come la bocca o il naso, ma un occhio era semichiuso. Non mi sembrava neanche perfettamente lucido. I miei due ganci erano stati perfetti, da professionista vera, ed erano arrivati in pieno al bersaglio. Giorgio si ritrovava quindi al tappeto o, per meglio dire, sul pavimento, con un occhio sbarrato, l'altro chiuso e il respiro affannato. KO al primo round.
"Alzati che ancora non ho finito con te", gli intimai in tutta sicurezza.
Giorgio cercò di alzarsi la prima volta, ma ricadde di nuovo a terra. Oh mio Dio, l'avevo colpito con tutta la mia forza e il risultato era stato straordinario. Mi sentivo grande, potente, imbattibile e superiore a chiunque. Dovetti comunque prenderlo per un braccio aiutandolo a rialzarsi. Barcollava vistosamente e dovetti trascinarlo per alcuni metri, mettendogli il suo braccio destro sopra la mia spalla, fino ad appoggiarlo contro un muro. Pesava tantissimo anche per me, sicuramente oltre gli ottanta kg, e non volevo dargli la sensazione che non ce la facessi, perciò finsi grande facilità per una cosa che, invece, fu per me di grande difficoltà. Ma quello che contava era che l'avevo sconfitto, e che anche con lui io meritavo di essere la sua padrona. Lo spinsi quindi addosso al muro e poi gli rifilai uno dei miei potenti manrovesci che lo fecero di nuovo barcollare, tanto che dovette appoggiarsi a una sedia per non cadere. Fatica sprecata perché lo presi per un braccio e con la mia gamba destra spazzai i suoi piedi facendolo rovinare di nuovo in terra. Gli misi un piede sul volto.
"Bacialo! Lo so che ti piace farlo", gli ordinai. Giorgio obbedì con suo
grande piacere, presumo, e baciò il mio piede in ogni piccola parte, in ogni
centimetro disponibile. Lo feci rialzare e lo feci riappoggiare al muro.
Sembrava aver riacquistato, almeno in parte, la sua lucidità, ma non proferiva
parola. Era in silenzio totale, quasi in trance, e aveva delegato a me tutte
le incombenze della faccenda. Decisi quindi di proseguire sul binario del mio
piacere personale. Non che quello che avevo appena fatto non fosse stato di mio gradimento, tutt'altro. Avevo assaporato ogni istante di quel combattimento, di quell'ulteriore prova della mia superiorità e, come al solito, iniziavo a percepire dentro di me quella sensazione strana, una sensazione che però avevo imparato a riconoscere perfettamente ormai, un desiderio di sesso che faceva capolino dal mio interno, dapprima in modo impercettibile, ma che aumentava in modo esponenziale a ogni gesto che decretava la totale sconfitta del maschio che avevo di fronte, Giorgio nell'occasione. Lo colpii quindi di nuovo con uno schiaffo.
"Allora? Era questo quello che volevi vedere?"
Giorgio fece cenno di sì con la testa, e io lo colpii con un nuovo e potentissimo schiaffo, dato con il massimo della violenza. Giorgio barcollò ancora per poi cadere miseramente a terra, come un colosso d’argilla.
"Quando ti faccio una domanda esigo una risposta, non un cenno della testa.
Capito?"
"S-Si, Signora, mi perdoni. Si, era quello. Mi piace sentirmi in balia di una donna, assaporare la sua superiorità, e lei è così forte. Padrona, voglio
essere il suo schiavo."
"Tu sei già il mio schiavo. E non sei tu a volerlo, bensì io. Tu non puoi volere niente. Inginocchiati davanti a me", gli ordinai. Mi tolsi i miei minuscoli slip rimanendo completamente nuda, mettendo il mio culetto davanti alla sua bocca. Non dovetti dargli ordini in quanto Giorgio aveva capito quello che volevo. Avevo dovuto attendere oltre 29 anni per provare per la prima volta in vita mia un'esperienza del genere, ed era accaduto alcuni mesi prima con mio marito. Esperienza che poi ripetei spesso avendone constatato il piacere che mi procurava. Si, adoravo che un maschio mi leccasse il culo. Anche se forse preferivo quando mi leccavano la mia fica. Infatti, il paradiso lo riprovai quando costrinsi di nuovo Giorgio a darmi piacere oralmente, stavolta davanti. Ancora una volta si dimostrò molto abile in quella pratica, e mi ripromisi che quella sarebbe stata una costante del nostro rapporto. Facemmo anche sesso naturalmente, sempre con me predominante sopra di lui.
Anche quella volta non mi accontentai di una semplice scopata. Per stare con me ormai, un maschio doveva avere una resistenza di ferro per accontentarmi. Ma soprattutto doveva avere la possibilità di eccitarsi nuovamente in fretta. E finora, forse a causa della dominazione, forse per la mia spudorata sensualità e per la mia bellezza, mi era sempre riuscito. Anche Giorgio ebbe quindi una rapida erezione dopo essere venuto copiosamente, sussultando dentro di me mentre mi ripeteva che mi amava alla follia e che io ero di gran lunga la donna più bella che lui avesse mai conosciuto. Dopo niente coccole e tenerezze. Mi fumai una sigaretta e poi volli essere accompagnata immediatamente a casa. Quando scesi dalla sua macchina, prima di allontanarmi da lui, guardai quasi con un senso di piacere il suo occhio che, nel frattempo, si era gonfiato notevolmente. Ero brava e forte, ma non mi sarei accontentata. Il mio desiderio sarebbe stato quello di diventarlo sempre di più, non per poter infierire nei confronti di un uomo, ma per avere, sempre in misura maggiore, quella sensazione di superiorità di cui non potevo più fare a meno.
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2026-08-18
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