La vita di Patty Capitolo 52

di
genere
dominazione

Ma il tempo trascorse e arrivò un nuovo capodanno. Il capodanno del 2000. Lo trascorremmo in un grande locale insieme agli amici di Marco, con i quali non avevamo mai perso del tutto i contatti, e a centinaia di altre persone ma, malgrado fosse un capodanno particolare che ci avrebbe accompagnato addirittura nel terzo millennio, non fu una nottata significativa per me. Malgrado le donne del gruppo avessero fatto uscire tutta la loro sensualità indossando abiti molto particolari e probabilmente anche costosi, ormai con me non c’era partita. Avevo avuto le mie rivincite con loro, e non sentivo più neanche il bisogno di schiantarle. Sarebbe stato come sparare sulla Croce Rossa. La differenza di bellezza e di portamento era diventata troppo marcata a mio favore, e loro sapevano benissimo che avrebbero dovuto porsi in altre maniere con me, e che continuare a farmi la guerra era stupido, oltre che inutile. Da donne intelligenti infatti, cambiarono strategia e accettarono la mia superiorità, chiedendomi addirittura consigli sull’abbigliamento e sul trucco da sfoggiare per l’occasione. Il tempo della guerra tra di noi era terminato e io avevo vinto per manifesta superiorità.

Cinque mesi e mezzo dopo giunse anche il mio trentesimo compleanno. Facevo cifra tonda, e Marco mi organizzò una tenera festa a sorpresa. Fu una sorpresa relativa perché lui non aveva soldi a disposizione e dovette, per forza di cose, chiedere a me i mezzi finanziari per poterla fare, ma fu ugualmente bello, e mi resi conto una volta di più dell’amore incondizionato che lui nutriva nei miei confronti.
Ma questo non m’impedì affatto di proseguire nel mio intento. Avevo deciso che non mi sarei fatta scrupoli se avessi conosciuto altri uomini e così feci. Avevo bisogno di provare di nuovo il brivido di sottomettere un maschio per farlo mio schiavo dopo averlo sedotto, proprio come avevo fatto con Valerio. Mi accorsi immediatamente che avevo sviluppato un sesto senso per capire se quel determinato uomo fosse adatto ai miei programmi e non sbagliai mai una mossa. Sì, perché non mi fermai a due. Il mio bisogno di potere era diventato enorme e non riuscivo più a fermarmi. Mi bastava parlare un po’ con un uomo e in poco tempo capivo con chi avevo a che fare e, se mi rendevo conto che faceva al caso mio, per lui non c’era scampo.

Non andai mai più però con un uomo con istinti sottomessi come Giorgio. Forse non mi capitarono o forse, istintivamente, li rifiutavo, preferendo di gran lunga la conquista. Per fare questo dovetti per forza di cose lasciare sia Giorgio che, qualche mese dopo, Valerio. Un po' perché dopo qualche mese mi stancavo irrimediabilmente, un po' per far posto nel mio personale harem ai nuovi arrivati. Mi ricordo ancora le loro scene di disperazione, i loro pianti, quando dissi loro con nonchalance che era finita e che non volevo più rivederli. Per fortuna, a queste scene non seguirono altre pazzie e ritornarono tutti a fare esattamente quello che facevano prima di conoscermi, anche se la loro vita sarebbe cambiata per sempre. Valerio lo incontrai alcune volte a causa delle nostre figlie che stavano nella stessa classe. Non smise mai di darmi del lei, ed era evidente che ancora mi considerava una dea scesa in terra, e che il mio compito era stato quello di regalargli i mesi più belli della sua vita. Fui felice di sapere, tramite le solite lingue lunghe, che aveva conosciuto una brava donna e che si stava rifacendo una vita. Per Giorgio addirittura, non cessai mai di essere la sua padrona. Lo vidi per diverso tempo ancora, considerando che lavoravamo a poche decine di metri l’uno dall'altra, e anche la sua vita cambiò. Smise di essere un rubacuori, e qualche anno dopo conobbe anche lui una bella ragazza con la quale formò una famiglia, non prima di avermi chiesto il permesso per poterla frequentare prima e impalmare poi. Potenza della dominazione. Dopo Giorgio e Valerio vennero intanto Kevin, Alberto, Francesco e diversi altri, con i quali mi comportavo praticamente allo stesso modo di come avevo fatto con Valerio.

Quello era il mio sistema, era infallibile, e non c'era motivo alcuno di
cambiarlo. Anche l'identikit dei miei sottomessi era molto simile. Si trattava
di uomini che non erano mai andati con una donna della mia bellezza e
personalità, e quindi facilmente addomesticabili. Oppure, in casi più rari, di
ragazzi giovani alle prime esperienze che perdevano immediatamente la testa per me. Il mio obiettivo era quello di farli innamorare perdutamente, di intimorirli e infine di sottometterli, facendomi desiderare in modo spasmodico, e con tutti riuscii a raggiungere la meta prefissata.

Tra tutti questi, ricordo con più soddisfazione Andrea, un ragazzo di vent’anni, figlio di un rappresentante al quale ordinavo merce per il mio negozio. Fu un incontro imprevisto. Avevo un appuntamento nel suo ufficio per guardare il campionario e fare l’ordine. Di solito erano in coppia, padre e figlio, con il primo che stava insegnando il mestiere al secondo che, in seguito, avrebbe preso in mano le redini dell’attività. Erano abituati a venire loro nel mio negozio, ma quella sera mi chiesero invece se fossi disposta io a recarmi da loro a causa del campionario piuttosto voluminoso e impossibile da trasportare.
Accettai un po’ malvolentieri, ma quell’azienda era essenziale per me. Quando mi recai nell’ufficio del rappresentante, Andrea era solo. Pur non avendo un abbigliamento troppo sensuale, il mio jeans aderente metteva in risalto le forme del mio corpo, e la camicetta esaltava i miei seni. Non ci misi molto a capire che mi stava spogliando con gli occhi.
“Cosa direbbe la tua fidanzatina se sapesse che guardi le donne più grandi di te?” gli dissi all’improvviso, mentre una mezza idea già si faceva largo tra i miei pensieri.
Lui, colto sul fatto, non riuscì a negare. “Difficile non ammirare una donna bella come te.”
Mi avvicinai con le mie movenze sinuose. “Sei carino, ma io non vado con i ragazzini. A meno che…”
“A meno che?”
“A meno che non diventino miei schiavi”, gli dissi, andando subito al sodo. Salvo poi pentirmi amaramente al pensiero che Andrea avrebbe potuto raccontare tutto al padre.

Inutile dire che il ragazzo rimase sbalordito. Dovetti spiegargli cosa intendevo. Lo feci sinuosamente, standogli a pochi centimetri, facendogli respirare il mio profumo, muovendomi come solo io sapevo fare, e crollò immediatamente. Accettò tutte le mie condizioni e me lo scopai dentro il suo ufficio. Iniziai afferrandolo da dietro la nuca per baciarlo con voluttà e possesso, proseguii togliendogli il maglione e la camicia e slacciandogli i pantaloni. Lui non sapeva nemmeno se e come toccarmi, e dovetti mettergli le mani sui miei seni. Gli misi maliziosamente le mani dentro i boxer rendendomi conto della sua erezione. Era in mio potere. In quel momento era solo un potere erotico. Una donna molto attraente di trent’anni era un sogno per la maggior parte dei ventenni e lui si consegnò completamente a me.

Inutile sottolineare che anche lui perse completamente la testa per me. Era ovvio, normale, che questo accadesse. Divenne uno dei miei schiavi più devoti, innamorandosi perdutamente di me. Non fu mai però uno schiavo vero. Per lui obbedirmi, attenersi alle mie direttive, sottomettersi alla mia volontà, fu probabilmente solo un gioco erotico per scoparsi la donna dei suoi sogni, quella per cui aveva perso la testa. Quando lo scaricai, una sera dopo averlo scopato nella casa al mare dove ogni tanto lo portavo, non avendo lui una casa propria, gli feci piangere tutte le sue lacrime. Non mi commossi. Più loro mi amavano e più mi davano soddisfazione, e la soddisfazione nel vedere quel ragazzo che mi implorava di non lasciarlo era enorme, tanto che ebbi un orgasmo incontrollato. Quella era ormai la mia natura. E amavo essere quel tipo di donna.

Continua...

scritto il
2026-09-07
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