Per sempre Dodicesimo episodio
di
Davide Sebastiani
genere
sentimentali
Il bel volto di Sarah è la prima cosa che vedo quando riapro gli occhi. Sta tenendo la mia mano e mi sorride
“Finalmente ti sei svegliato”, mi dice, stringendo ancor di più la mia mano.
La guardo e mi sembra di vedere il paradiso, bella come al solito. “Amore mio. Ero tanto in pena per te”, le dico, ebbro di gioia nel vederla.
“Come stai?”
Provo ad alzarmi. Mi gira un po’ la testa ma sono tutto integro.
“Sto bene. Diciamo benino.”
“Sì, ho saputo che hai solo delle escoriazioni. Un vero miracolo.”
“Ci sono stati tanti morti al centro commerciale? Come è andata? Raccontami, ti prego.”
“Sembra che ci siano sei persone morte, oltre ai due attentatori, ma se non fosse stato per te ce ne sarebbero state migliaia. Sei un eroe, amore mio.”
Non mi interessa essere un eroe. Sono felice di aver salvato degli innocenti, ma sono comunque triste per quei sei che non ce l’hanno fatta.
“Voglio andare a casa”, le dico osservandola. Non mi stancherei mai di guardarla.
“Sì, ti aspetto a casa. Vorrei che tu ti prendessi qualche giorno da trascorrere insieme io e te. Anzi, voglio che tu ti prenda dei giorni che dedicherai solo a me.”
Eccola in modalità padrona, con la sua voce che ha assunto quel carattere autoritario che adoro.
“Non potrei desiderare altro”, le rispondo. Mi dà un telefonino.
“Allora vestiti, schiavo. E ascoltami bene. Devi fare esattamente ciò che ti ordino.” Ha usato di nuovo il tono da padrona e, naturalmente, quando assume il potere io non posso far altro che obbedirle.
"Sì, mistress Sarah. Qualunque cosa tu mi ordinerai.”
“Perfetto! Non telefonare a nessuno. Manda un messaggio ai tuoi e al tuo capo con questo telefono, e di’ loro che ti prendi tre giorni di riposo e che non vuoi vedere e sentire nessuno. Dopodiché lo dovrai spegnere. E’ il tuo telefono di riserva. Quello che avevi è andato distrutto. Dopodiché firma le tue dimissioni dall’ospedale e poi raggiungimi a casa.”
"Ok, Mistress Sarah. Aspetta però che andiamo insieme.”
“Hai sentito il mio ordine? Ho detto che ti aspetto a casa.”
Non insisto. Non so cosa abbia in mente la mia dolce padrona, ma se lei mi dà un ordine io debbo obbedire. Mi vesto e poi vado in bagno a darmi una rinfrescata, ma quando esco lei non c’è più. Sicuramente sarà andata prima per cambiarsi, come fa abitualmente in questi frangenti. Esco e cerco un’infermiera. Devo fare solo due passi e ne trovo due, ma prima che io apri bocca mi ostruiscono l’uscita.
“Signor Kaplan, dove va? Non può uscire in queste condizioni. Lei ha avuto un grosso trauma”, mi dice una delle due.
“Sto bene e voglio andare a casa. Fatemi firmare il foglio di dimissioni.”
Le due infermiere si guardano. “Si rende conto di ciò che le è successo?” mi chiede poi una delle due.
“Certo che me ne rendo conto. Ma, come vedete, sto bene, e ho avuto solo delle escoriazioni. Non vedo il motivo di rimanere in ospedale.”
Continuano a non darmi retta e devo fare la voce grossa. “Sono un poliziotto e conosco perfettamente i miei diritti. E tra questi diritti c’è quello di poter uscire dall’ospedale firmando un foglio di dimissioni.” Devo essere stato convincente perché si danno un cenno d’intesa.
“Va bene, non possiamo impedirglielo, ma è mia premura dirle che lei è ancora sotto shock.”
“Lo shock mi passerà meglio se sto a casa mia.”
Non insistono ulteriormente e mi fanno entrare in una stanzino dove mi fanno firmare il foglio di dimissioni. Prendo il cellulare che mi ha lasciato Sarah e mando due messaggi ai miei genitori e al capitano Harper, dicendo loro che sto bene e che mi prendo tre giorni di riposo prima di tornare al lavoro, e soprattutto che non voglio essere disturbato per nessun motivo. Dopodiché lo spengo come mi ha ordinato la mia mistress. E’ chiaro che non vuole essere disturbata e mi vuole tutto per sé. E la cosa non può che farmi felice perché è quello che voglio anch’io. Esco dall’ospedale, lo stesso in cui lavora la mia adorata futura moglie, e mi guardo intorno. Accidenti, sto senza macchina. La mia è ancora sotto il distretto, mentre al centro commerciale ci sono andato con quella di servizio. Pazienza, prenderò un taxi. Mi guardo nelle tasche e mi rendo conto che in quella dei pantaloni c’è il portafogli e ci sono le chiavi di casa. Probabilmente, i miei colleghi devono aver fatto in modo di rimettermi in tasca gli oggetti personali che forse si erano persi al momento dell’esplosione. E adesso non mi resta che andare a casa e dedicarmi alla mia padrona.
Suono il campanello della mia abitazione ma nessuno mi viene ad aprire. Per fortuna in tasca ho le chiavi e apro la porta. La casa è totalmente immersa nel buio,
“Mistress Sarah, dove sei?”
“Sono nella nostra camera da letto. Vieni immediatamente qui.”
Sorrido mentre apro la porta della nostra camera e lei è seduta proprio sul bordo del letto. Non si è però cambiata d’abito come immaginavo. Non ha importanza, è ugualmente adorabile anche con questo suo look. E comunque, tutto indosso a lei risalta magnificamente, anche questo semplice pantalone nero, la camicetta verde mela e la giacca nera. Ai piedi ha delle scarpe col tacco di sei o sette centimetri e non le sue solite scarpe col tacco a spillo che indossa in queste circostanze. Mi inginocchio ai suoi piedi baciandoglieli. Con il dito indice mi fa segno di alzarmi, e naturalmente le obbedisco.
“Brad, devi promettermi una cosa.”
“Chi me lo sta chiedendo? La mia fidanzata o la mia padrona?”
“La tua padrona.” Rimango un po’ perplesso ma non batto ciglio.
“Tutto quello che vuoi, Mistress Sarah.”
Mi afferra per il mento. Non faremo l’amore. In questi giorni che passeremo in casa non dovrai avere orgasmi e nemmeno io li avrò. Sarà solo dominazione e tenerezze. Chiaro?” Rimango basito. Di solito, la sua dominazione e la mia sottomissione sono un aperitivo prima del sesso.
“Non capisco”, dico infatti.
“Non devi capire, devi obbedire.”
“Va bene Mistress Sarah. E la promessa? Cosa devo promettere?”
Mi accarezza facendomi venire dei dolci brividi lungo il corpo. “Devi promettermi che mi obbedirai sempre in questi giorni. Qualunque cosa io ti ordinerò di fare.”
“Io… Certo, Mistress Sarah, te lo prometto.” Non capisco. Le ho sempre obbedito in questi frangenti, ma non mi pongo altri problemi e aspetto ciò che lei vorrà farmi.
“Bene, Brad, vai a prendere la mia frusta.”
“Subito, Mistress Sarah.” Si trova nel ripostiglio insieme a tutti gli oggetti che lei usa su di me in questi momenti, la prendo e torno da lei, mi inginocchio lievemente e gliela porgo come se fosse un dono alla regina. E in fondo, lei non è la mia regina? Ma non l’afferra e mi guarda seriamente.
“Te la regalo, Brad. Così come ti regalo tutti gli oggetti che sono nel ripostiglio.”
“Non capisco. Io pensavo…” Non faccio in tempo a terminare la frase che mi arriva un violento ceffone.
“Ti ho detto che non devi capire ma solo obbedire. Ora la frusta è tua. Adesso dammela e spogliati.” Gliela porgo senza comprendere, ma non importa. Il bello della sottomissione è che non si ha più la preoccupazione di prendere decisioni. Tutte le incombenze passano alla parte dominante che si occupa e si preoccupa di tutto. Pertanto, non sta a me capire. Mi spoglio e so che mi arriveranno decine di frustate e che dopo io amerò la mia mistress ancora di più. Perché è così che funziona e non potrebbe essere più bello.
Continua...
“Finalmente ti sei svegliato”, mi dice, stringendo ancor di più la mia mano.
La guardo e mi sembra di vedere il paradiso, bella come al solito. “Amore mio. Ero tanto in pena per te”, le dico, ebbro di gioia nel vederla.
“Come stai?”
Provo ad alzarmi. Mi gira un po’ la testa ma sono tutto integro.
“Sto bene. Diciamo benino.”
“Sì, ho saputo che hai solo delle escoriazioni. Un vero miracolo.”
“Ci sono stati tanti morti al centro commerciale? Come è andata? Raccontami, ti prego.”
“Sembra che ci siano sei persone morte, oltre ai due attentatori, ma se non fosse stato per te ce ne sarebbero state migliaia. Sei un eroe, amore mio.”
Non mi interessa essere un eroe. Sono felice di aver salvato degli innocenti, ma sono comunque triste per quei sei che non ce l’hanno fatta.
“Voglio andare a casa”, le dico osservandola. Non mi stancherei mai di guardarla.
“Sì, ti aspetto a casa. Vorrei che tu ti prendessi qualche giorno da trascorrere insieme io e te. Anzi, voglio che tu ti prenda dei giorni che dedicherai solo a me.”
Eccola in modalità padrona, con la sua voce che ha assunto quel carattere autoritario che adoro.
“Non potrei desiderare altro”, le rispondo. Mi dà un telefonino.
“Allora vestiti, schiavo. E ascoltami bene. Devi fare esattamente ciò che ti ordino.” Ha usato di nuovo il tono da padrona e, naturalmente, quando assume il potere io non posso far altro che obbedirle.
"Sì, mistress Sarah. Qualunque cosa tu mi ordinerai.”
“Perfetto! Non telefonare a nessuno. Manda un messaggio ai tuoi e al tuo capo con questo telefono, e di’ loro che ti prendi tre giorni di riposo e che non vuoi vedere e sentire nessuno. Dopodiché lo dovrai spegnere. E’ il tuo telefono di riserva. Quello che avevi è andato distrutto. Dopodiché firma le tue dimissioni dall’ospedale e poi raggiungimi a casa.”
"Ok, Mistress Sarah. Aspetta però che andiamo insieme.”
“Hai sentito il mio ordine? Ho detto che ti aspetto a casa.”
Non insisto. Non so cosa abbia in mente la mia dolce padrona, ma se lei mi dà un ordine io debbo obbedire. Mi vesto e poi vado in bagno a darmi una rinfrescata, ma quando esco lei non c’è più. Sicuramente sarà andata prima per cambiarsi, come fa abitualmente in questi frangenti. Esco e cerco un’infermiera. Devo fare solo due passi e ne trovo due, ma prima che io apri bocca mi ostruiscono l’uscita.
“Signor Kaplan, dove va? Non può uscire in queste condizioni. Lei ha avuto un grosso trauma”, mi dice una delle due.
“Sto bene e voglio andare a casa. Fatemi firmare il foglio di dimissioni.”
Le due infermiere si guardano. “Si rende conto di ciò che le è successo?” mi chiede poi una delle due.
“Certo che me ne rendo conto. Ma, come vedete, sto bene, e ho avuto solo delle escoriazioni. Non vedo il motivo di rimanere in ospedale.”
Continuano a non darmi retta e devo fare la voce grossa. “Sono un poliziotto e conosco perfettamente i miei diritti. E tra questi diritti c’è quello di poter uscire dall’ospedale firmando un foglio di dimissioni.” Devo essere stato convincente perché si danno un cenno d’intesa.
“Va bene, non possiamo impedirglielo, ma è mia premura dirle che lei è ancora sotto shock.”
“Lo shock mi passerà meglio se sto a casa mia.”
Non insistono ulteriormente e mi fanno entrare in una stanzino dove mi fanno firmare il foglio di dimissioni. Prendo il cellulare che mi ha lasciato Sarah e mando due messaggi ai miei genitori e al capitano Harper, dicendo loro che sto bene e che mi prendo tre giorni di riposo prima di tornare al lavoro, e soprattutto che non voglio essere disturbato per nessun motivo. Dopodiché lo spengo come mi ha ordinato la mia mistress. E’ chiaro che non vuole essere disturbata e mi vuole tutto per sé. E la cosa non può che farmi felice perché è quello che voglio anch’io. Esco dall’ospedale, lo stesso in cui lavora la mia adorata futura moglie, e mi guardo intorno. Accidenti, sto senza macchina. La mia è ancora sotto il distretto, mentre al centro commerciale ci sono andato con quella di servizio. Pazienza, prenderò un taxi. Mi guardo nelle tasche e mi rendo conto che in quella dei pantaloni c’è il portafogli e ci sono le chiavi di casa. Probabilmente, i miei colleghi devono aver fatto in modo di rimettermi in tasca gli oggetti personali che forse si erano persi al momento dell’esplosione. E adesso non mi resta che andare a casa e dedicarmi alla mia padrona.
Suono il campanello della mia abitazione ma nessuno mi viene ad aprire. Per fortuna in tasca ho le chiavi e apro la porta. La casa è totalmente immersa nel buio,
“Mistress Sarah, dove sei?”
“Sono nella nostra camera da letto. Vieni immediatamente qui.”
Sorrido mentre apro la porta della nostra camera e lei è seduta proprio sul bordo del letto. Non si è però cambiata d’abito come immaginavo. Non ha importanza, è ugualmente adorabile anche con questo suo look. E comunque, tutto indosso a lei risalta magnificamente, anche questo semplice pantalone nero, la camicetta verde mela e la giacca nera. Ai piedi ha delle scarpe col tacco di sei o sette centimetri e non le sue solite scarpe col tacco a spillo che indossa in queste circostanze. Mi inginocchio ai suoi piedi baciandoglieli. Con il dito indice mi fa segno di alzarmi, e naturalmente le obbedisco.
“Brad, devi promettermi una cosa.”
“Chi me lo sta chiedendo? La mia fidanzata o la mia padrona?”
“La tua padrona.” Rimango un po’ perplesso ma non batto ciglio.
“Tutto quello che vuoi, Mistress Sarah.”
Mi afferra per il mento. Non faremo l’amore. In questi giorni che passeremo in casa non dovrai avere orgasmi e nemmeno io li avrò. Sarà solo dominazione e tenerezze. Chiaro?” Rimango basito. Di solito, la sua dominazione e la mia sottomissione sono un aperitivo prima del sesso.
“Non capisco”, dico infatti.
“Non devi capire, devi obbedire.”
“Va bene Mistress Sarah. E la promessa? Cosa devo promettere?”
Mi accarezza facendomi venire dei dolci brividi lungo il corpo. “Devi promettermi che mi obbedirai sempre in questi giorni. Qualunque cosa io ti ordinerò di fare.”
“Io… Certo, Mistress Sarah, te lo prometto.” Non capisco. Le ho sempre obbedito in questi frangenti, ma non mi pongo altri problemi e aspetto ciò che lei vorrà farmi.
“Bene, Brad, vai a prendere la mia frusta.”
“Subito, Mistress Sarah.” Si trova nel ripostiglio insieme a tutti gli oggetti che lei usa su di me in questi momenti, la prendo e torno da lei, mi inginocchio lievemente e gliela porgo come se fosse un dono alla regina. E in fondo, lei non è la mia regina? Ma non l’afferra e mi guarda seriamente.
“Te la regalo, Brad. Così come ti regalo tutti gli oggetti che sono nel ripostiglio.”
“Non capisco. Io pensavo…” Non faccio in tempo a terminare la frase che mi arriva un violento ceffone.
“Ti ho detto che non devi capire ma solo obbedire. Ora la frusta è tua. Adesso dammela e spogliati.” Gliela porgo senza comprendere, ma non importa. Il bello della sottomissione è che non si ha più la preoccupazione di prendere decisioni. Tutte le incombenze passano alla parte dominante che si occupa e si preoccupa di tutto. Pertanto, non sta a me capire. Mi spoglio e so che mi arriveranno decine di frustate e che dopo io amerò la mia mistress ancora di più. Perché è così che funziona e non potrebbe essere più bello.
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