La vita di Patty Capitolo 50
di
Davide Sebastiani
genere
dominazione
Valerio mi fece quindi entrare in casa. Il suo era in effetti un appartamentino con due camere molto piccole, un ingresso abbastanza luminoso, una mini cucina con un tavolino poggiato a ridosso del muro, pochi pensili e un bagno veramente minuscolo. Forse l'ideale per un uomo solo con pochi mezzi in una grande città, ma veramente scomodo per tutto il resto. Tutto comunque molto pulito. Forse anche la mia visita aveva provveduto a fare in modo che tutto fosse a posto. Anche Valerio, nel frattempo, aveva acquistato dei punti rispetto alla volta scorsa, indossando una giacca nera sopra un pantalone nero di fustagno e una camicia bianca sbottonata sul collo. Non era bello, ma lo trovavo decisamente carino. Non un uomo che avrei potuto trovare sessualmente interessante, ma questo per me contava relativamente. Mi eccitava molto di più la situazione che la persona. La prova l’avevo avuta con Giorgio che aveva fatto innamorare decine di donne, ma che per me era invece solo uno schiavo. Mi fece sedere su una poltrona e io decisi di iniziare subito il mio show. Accavallai le gambe nel modo più sensuale che conoscessi, senza mai distogliere lo sguardo da Valerio, che accusò vistosamente il colpo. Povero Valerio, cosa stava pensando in quel momento? Che io fossi lì per parlare con lui non doveva sembrargli credibile, che io volessi sedurlo alquanto probabile, visto il mio comportamento e il mio abbigliamento. Ma perché lui? Con tutti gli uomini che avrei potuto avere, era logico che si chiedesse perché avevo scelto proprio lui? E che avrebbe dovuto fare? Saltarmi addosso? Oppure attendere gli eventi? Per sua fortuna decise di aspettare, e dopo avermi offerto da bere portò in tavola gli antipasti. Mi parlò brevemente del suo lavoro, semplice impiegato comunale, e s'interessò del mio, senza fare una piega quando gli dissi della mia passione per le arti marziali, eliminando la pratica con un “Non l'avrei mai detto”, ben diverso dalla smodata curiosità che invece aveva espresso Giorgio a riguardo. Arrivò anche il momento della pasta che mangiai con gusto, malgrado lui si fosse scusato con me dicendo di non essere un ottimo cuoco. Come secondo aveva preparato una splendida orata con le patate. Troppo buona per averla cucinata lui, e dentro di me avanzai dei dubbi in proposito, immaginando che l'avesse appena comprata in qualche ristorante e poi messa in forno solo per riscaldarla. Arrivò anche il momento del dolce, che declinai per motivi di linea, e del caffè. Dopodiché chiesi di andare in bagno. Per tutta la durata della cena non mi aveva mai tolto gli occhi di dosso e, dal canto mio, mi ero divertita a mettere in atto tutta una serie di piccole provocazioni. Gli sfioravo le mani, parlavo con lui a pochi centimetri dal suo viso, ogni tanto mi toccavo i capelli con fare provocante, insomma, tutta quella serie di gesti che una donna ha nel proprio DNA, e che potevano diventare armi micidiali nelle mani di una come me. Nessuno me l'aveva insegnato, erano innate dentro di me, e avevo scoperto quanto fosse piacevole metterle in atto. D'altronde, ero sicura del mio charme e dell'effetto che gli facevo. Inoltre me l'aveva detto lui stesso che mi trovava bellissima, semmai avessi avuto dei dubbi. Era piacevole anche parlare con lui. Come mi aveva detto quella volta durante la festa di mia figlia, era solo un po’ impacciato, ma mi sembrava una persona veramente piacevole e con diversi interessi. Toccò inevitabilmente anche l’argomento della fine della sua vita di coppia, ma non si lamentò eccessivamente della separazione da sua moglie e, soprattutto, non la colpevolizzò, adducendo i motivi della fine del suo matrimonio semplicemente allo scarso interesse che entrambi avevano cominciato a provare l’una per l’altro.
Entrata in bagno intanto, mi rifeci il trucco, in special modo il rossetto svanito durante la cena. Mi guardai allo specchio e non potei non vedermi bellissima. All’inizio del mio cambiamento, soprattutto dopo la confessione di Marco, nutrivo ancora qualche dubbio riguardo il mio effettivo valore estetico, ma ormai non avevo più quei dubbi. Quando uscii decisi di andare subito al dunque. Per prima cosa mi sedetti di nuovo sulla poltrona e poi gli chiesi di andarmi a prendere la borsa che lui, molto cavallerescamente, si affrettò a portarmi.
Presi una sigaretta e l'accendino, che poi gli diedi in mano.
"Non me l'accendi?"
"Oh, sì, scusami. Non sono abituato a questi comportamenti galanti. Sono piuttosto rozzo."
Mi accese la sigaretta porgendomi poi anche un posacenere. Malgrado i suoi quarant'anni, era evidente il suo imbarazzo di fronte a me, di fronte a una donna che era nettamente al di sopra delle sue possibilità.
"Immagino che tu ti stia chiedendo per quale motivo io sia venuta da te
stasera. Sbaglio?"
"No, non ti sbagli. E' dal giorno della festa che me lo domando, e ancora non
sono riuscito a trovare una risposta, anche se preferisco non pensarci. Una
donna come te che si interessa a me, anche solo per amicizia, è una sensazione che non avevo mai provato. Ma è comunque tutto molto bello. Non avevo mai trascorso una serata così piacevole in vita mia."
"E non vorresti che questa serata piacevole diventasse meravigliosa?"
Stavolta arrossì. "Oh, mio Dio, non penso ad altro. Certo che lo vorrei", rispose, avvicinandosi un po' più vicino a me nel tentativo di baciarmi.
Io però mi scansai. Non era ancora giunto il momento. Valerio voleva una scopata con una donna bella come me e completamente fuori dal suo budget, io invece del sesso con lui non sapevo cosa farci. Io me lo immaginavo ai miei piedi a farmi da schiavo. Il sesso sarebbe arrivato come conseguenza soltanto se lui si fosse sottomesso ai miei voleri. "Ogni cosa a suo tempo, Valerio. Prima devo dirti cosa mi piace in un uomo, e sapere se queste cose tu sei disposto ad accettarle", gli dissi infatti.
Lui mi guardò in tono interrogativo aggrottando la fronte. “Scusami, non capisco.”
Sorrisi, mi toccai i capelli e proseguii: "Vedi, io amo un uomo obbediente e servizievole. Tu pensi di poterlo essere?"
Aggrottò le sopracciglia continuando a non comprendere. "In che senso vorresti un uomo servizievole e obbediente?"
Sbuffai. Non capiva minimamente, e decisi di forzare la mano. Mi alzai. "Forse ho sbagliato a venire qua. E' meglio che me ne vada", gli dissi, consapevole che non mi avrebbe mai fatta andar via.
A dimostrazione che ciò che immaginavo fosse giusto, Valerio si alzò anche lui. "No, aspetta. Forse non sono un tipo sveglio, ma aspetta, ti prego. Spiegami."
Mi avvicinai a lui, lo presi per il mento con una mano, e con l’altra gli sfiorai le labbra.
"Dimmi, Valerio, mi trovi attraente?"
"Io ti trovo bellissima. Te l'ho detto prima, sei la più bella donna che
abbia mai incontrato, e mi stai facendo girare la testa."
"Cosa saresti disposto a fare pur di avermi?"
Mi guardò esterrefatto. "Io credo di tutto. Ma non sono ricco, vivo del mio stipendio e…"
Scoppiai a ridere. "Ma per chi mi hai presa? Pensi che io sia una puttana, per caso? Dovrei offendermi, prenderti a sberle, e andarmene di corsa. Ma preferisco immaginarti come un grosso ingenuo e perdonarti. Non cerco soldi né cose di lusso, non sono una donna venale. Quello che mi interessa è altro. Se avessi voluto un uomo con i soldi mi sarei rivolta altrove, non ti pare? Ti ho appena detto che mi piacciono i maschi docili, obbedienti e servizievoli, e ti ripeto la domanda. Tu pensi di poterlo essere?"
"Per una come te, sì, lo farei."
Mi guardava sempre intensamente, ma il suo sguardo era anche molto sorpreso. Era chiaro che non aveva la più pallida idea di cosa stessi parlando.
"Bene! Allora fila a prendermi qualcosa da bere. Un bicchiere d'acqua,
subito."
Valerio mi guardò ancora più stupito per qualche secondo, poi però andò a prendermi quello che avevo chiesto. Visto che ancora non aveva capito nulla, decisi di rompere gli indugi. Afferrai il bicchiere d'acqua e lo versai in terra.
"Ma… cosa fai?" chiese smarrito.
"Ti ho appena detto che mi piacciono gli uomini docili. Con me non azzardarti
mai ad alzare la voce e a chiedermi il motivo di ciò che faccio."
Scosse la testa incredulo. Dovevo essere ai suoi occhi una specie di pazza. "Io non capisco. Perché hai gettato l’acqua per terra?"
"Vediamo se mi faccio capire meglio così." Lo afferrai di nuovo per il mento,
e stavolta lo baciai sulle labbra, lui tirò fuori la lingua ma io mi scansai.
"No, così no. Tu non devi prendere nessuna iniziativa. Dimmi, Valerio, hai mai
sentito parlare di dominazione femminile?"
Rimase qualche istante in silenzio, poi lo sentii sospirare. Qualcosa doveva essersi accesa in lui. "Sì, qualcosa, ma non ho mai approfondito la questione. Non credo che amerei essere legato e frustato”, rispose, in gran parte fuori strada. Non era nei miei interessi né la frusta né il bondage.
"E chi ti ha detto che io intenda farti questo? Vedi, a me piace giocare col sesso, e ho trovato la mia giusta dimensione nel dominare i maschi. Pretendo che il maschio che fa sesso con me sia completamente a mia disposizione. Ovviamente la cosa deve essere però consensuale." Mi abbassai di nuovo a baciarlo e stavolta lo feci con un bacio vero che, ovviamente, Valerio contraccambiò con passione. Non baciava affatto male.
"Ti è piaciuto?" gli chiesi. Domanda retorica perché sembrava essere in paradiso.
"Meraviglioso. Le tue labbra sono stupende. Tutto in te è perfetto, ma continuo a non capire cosa vorresti da me."
"Lo so, sono perfetta, ma ora prova a immaginare cosa potrei offrirti oltre
alle labbra", gli dissi sfacciatamente, slacciando un altro bottone della mia camicetta. Ora Valerio iniziava a sudare freddo. Gli presi le mani e le incrociai alle mie e lo spinsi con forza addosso al muro. Gli slacciai la camicia e iniziai a baciarlo sul collo. Sentivo distintamente la sua erezione sulla mia gamba. Gli presi il mento nella mia mano destra.
"Questo è l'assaggio di ciò che potrai avere se tu accetterai le mie condizioni."
"Sì, accetto tutto, ti prego, continuiamo, mi stai facendo impazzire."
“Non essere impaziente. Ancora non ho terminato con le mie richieste. Ti ho detto che la cosa deve essere consensuale ma, dal momento che tu accetterai le mie condizioni, non si torna indietro. L’alternativa sarebbe quella di interrompere subito e per sempre il nostro rapporto. E’ meglio essere chiari sulla questione.”
“Ok. Cosa vuoi che faccia, allora?”
"Prima di tutto vai a prendere qualcosa per pulire qui per terra", gli ordinai, e Valerio, ancora completamente confuso, andò a prendere uno straccio per pulire l'acqua che avevo versato sul pavimento.
"Vuoi che faccia altro?" mi chiese, dopo aver pulito minuziosamente il pavimento.
"Molto bene," sorrisi "Vedo che cominci a capire la situazione. Ma ci sono
ancora alcuni piccoli particolari che devo spiegarti. Hai detto che sei
disposto a obbedirmi, non è vero?"
"Si, lo farò. Ti giuro che lo farò. Se questo è il modo per fare… Insomma, per stare con te, accetto. Puoi ordinarmi quello che vuoi."
"Allora spogliati!" gli intimai.
Valerio gettò sul divano la sua giacca, quindi la sua camicia e infine i pantaloni, rimanendo in slip con le scarpe e i calzini. Inguardabile!
"Togliti anche quelle altrimenti mi passa la voglia", gli ordinai indicando le sue scarpe.
"E ora?" domandò, dopo aver eseguito il mio ordine. La sua erezione ora era
diventata visibilissima, e faceva capolino dal suo intimo. Non potei non notare che le sue dimensioni dovevano essere ragguardevoli, a dispetto della sua corporatura non eccelsa. Mi avvicinai di nuovo a lui, ancora completamente
vestita.
"E ora iniziamo il nostro gioco. Ti sei chiesto cosa ti succederebbe nel
caso tu dovessi disobbedirmi?"
"Non succederà, te l'assicuro."
"Lo stai facendo in questo momento. Ti ho fatto una domanda e non mi hai
risposto. Pertanto, meriti una punizione." Mi avvicinai per l'ennesima volta a
lui, gli presi i polsi nelle mie mani e cominciai a spingere. Avevo intenzione
di fargli una torsione del braccio, ma sentivo poca resistenza.
"Ma che fai? Mi stai facendo male", si lamentò, ancora ignaro di quali fossero le mie intenzioni.
"E' quello che ho intenzione di fare per la tua disobbedienza." Proseguivo a
spingerlo giù senza utilizzare mosse di judo, ma solo con la forza delle braccia. Valerio cominciava a reagire, ma era evidente che non era in grado
di fermarmi. Ero più forte di lui. Lo ero sul serio. Quella volta nessuno mi faceva vincere apposta. Lo avevo già dimostrato con Marco, ma con mio marito la certezza assoluta della mia forza non potevo mai averla. Continuavo a spingerlo giù, solo con la pressione delle mie braccia, e lui non poteva fermarmi.
"Che cosa… Non è possibile", si lamentò. Nel frattempo, io ormai lo avevo costretto in ginocchio e la sua faccia era distorta in una smorfia di dolore. Ora cercava di scalciare per liberarsi, e dovetti mettermi di lato per non essere colpita. Era nelle mie mani. Gli liberai un polso ma con l'altra mano gli torsi il braccio facendolo urlare dal dolore.
"Stai zitto, idiota, vuoi che tutto il condominio ti senta?"
"Mi stai spezzando il braccio," piagnucolò. "ti prego, lasciami. Che cosa vuoi
da me?"
"Voglio che tu mi obbedisca. Ti lascio andare se mi prometti di non
strillare."
"Te lo prometto."
"Molto bene", feci liberandolo. Poi lo feci rialzare. Era completamente spaesato, intimorito e forse anche impaurito.
"Come fai a essere così forte?" Non c’era ammirazione nella sua voce, ma solo sorpresa. Quella situazione era lontana anni luce dalla sua mentalità.
"Ti avevo detto durante la cena della mia passione per la palestra. Quello
che ti ho fatto vedere è solo un assaggio di quello che potrebbe accaderti
nel caso tu non dovessi obbedirmi."
Indietreggiò, e il suo sguardo diceva ormai tutto. Era davvero impaurito. La mia sicurezza e la prova di forza di cui gli avevo appena dato dimostrazione, lo dovevano aver scioccato.
"E ora che cosa vuoi farmi?"
"Stai tranquillo, non voglio farti del male, a meno che tu non mi costringa a
farlo. Se tu farai quello che ti dico, tutto andrà bene."
"Ok, farò quello che vuoi. E' che mi sento confuso, e non riesco ancora a capire
quello che vuoi esattamente.”
"Questo," gli risposi, avvicinandomi di nuovo a lui per baciarlo. Mi tolsi la
camicetta e gli ordinai di togliermi il reggiseno. "Ti piace il mio seno?"
"Oh, sì che mi piace. Mi piace tutto di te."
"Mi vuoi, vero?" gli domandai, togliendogli gli slip e mettendogli a nudo il
suo pene completamente eretto. Quella visione, aggiunta alla prova di forza nella quale lo avevo costretto a inginocchiarsi, mi fece quasi perdere la testa. La solita smania s’impadronì di me, il desiderio di fare sesso diventava incontrollabile. Ma dovevo avere ancora pazienza.
Lui intanto deglutì nervosamente. Non doveva essere semplice per lui trovarsi nelle mani di una donna senza comprendere a fondo quali fossero le mie intenzioni.
"Non ho mai desiderato così tanto una donna come desidero te."
“E non hai paura di me? Hai visto cosa posso farti? Ho usato solo la mia forza fisica e ti ho costretto a elemosinare pietà. Ma io sono un’esperta di judo e kickboxing. Se usassi anche le arti marziali, potrei riempirti di botte senza che tu possa minimamente difenderti. Stai rischiando grosso accettando le mie richieste.”
"L'ho visto, ma una volta tanto nella mia vita voglio rischiare. Se non
accettassi tutto quello che mi chiedi, me ne pentirei per il resto della mia
vita."
Sempre più eccitata, mi tolsi anche la gonna, poi gli ordinai di inginocchiarsi per togliermi gli stivali. Mi obbedì senza dire nulla, e quando stava per
rialzarsi gli poggiai la mia mano fortemente sulla testa, costringendolo a
riposizionarsi in ginocchio.
"Giù fino a che io non ti do il permesso di rialzarti. Ho deciso che
diventerò la tua padrona. In cambio della tua sottomissione totale io ti farò toccare il paradiso." Ormai era in mio potere. Come sempre mi accadeva in quei casi, il mio respiro era affannoso. Il desiderio di scoparmi quell’uomo diventava sempre maggiore, ma decisi ancora di attendere.
Valerio non parlava e aspettava le mie mosse. Poi si fece coraggio.
“P-Posso parlare?”
“Sì”, risposi laconicamente.
Lui sospirò. “Io… non sono molto lucido, ma se tu vuoi diventare la mia padrona, io potrei anche accettare di essere il tuo schiavo. Vorrei però sapere in che senso. Non m’intendo di queste situazioni.”
Sorrisi. “Resetta tutte le situazioni stereotipate. Come ti ho detto prima, non ti frusterò e non ti legherò. Il mio modo di essere padrona è particolare. Io pretendo obbedienza. Se io ti do un ordine, qualunque esso sia, voglio che tu accetti e lo faccia in silenzio, senza alcuna obiezione. Ti metterò le mani addosso, Valerio. Questo è indispensabile per me. Non ti ammazzerò di botte, anche se potrei farlo, come ti ho appena dimostrato. Anzi, voglio addirittura che tu cerchi di reagire. Insomma, mi piace prendere il predominio del maschio anche e soprattutto a livello fisico. Qualche schiaffone lo andrai a prendere, qualche leva articolare, qualche dolorosa torsione, ma ti assicuro che li lascerò in uno stato decente. Come faccio con mio marito che è ancora vivo e vegeto. Pertanto, se vuoi che io faccia sesso con te, devi prima accettare le mie condizioni. Altrimenti per me finisce qui.”
Mi osservò ancora incredulo. Non era riuscito a comprendere, e avevo dovuto spiegargli tutto per filo e per segno, ma almeno non avrebbe avuto più scusanti. Era nervosissimo, mi guardava, ed era facile immaginare i suoi pensieri. Fare sesso con la donna più bella che avesse mai incontrato, rimettendosi ai miei strani desideri, oppure mandarmi via? Io già sapevo quale sarebbe stata la sua risposta. Pensavo che nessun uomo avrebbe potuto rifiutare di fare sesso con me. Avevo perso completamente i contatti con la realtà. In quel periodo ero convinta di essere una specie di divinità.
Lui intanto mi osservò sgranando gli occhi. “Tu… alzi le mani a tuo marito?” mi chiese incredulo.
Scoppiai a ridere. “Sì, lui è il mio schiavo, e se si azzarda a dire una sola cosa senza il mio permesso le prende di brutto. Valerio, ho scoperto questo mondo proprio grazie a lui. Un giorno forse ti spiegherò tutto, ma adesso voglio sapere se ho la tua accettazione. Sappi che l’unico modo di scopare con me è quello di diventare il mio schiavo. A te la decisione, ma è l’ultima che prenderai, dopodiché sarai completamente ai miei ordini.”
Mi osservò come se fossi un’aliena. Poi scosse la testa e un sorriso si formò sulla sua bocca. “Come ti ho detto prima, se non accettassi me ne pentirei per tutta la vita. Una donna come te non capiterebbe mai più nella mia esistenza. Se questo è l’unico modo, accetto di diventare il tuo schiavo.”
Era quello che aspettavo, anche se non ero soddisfatta di come si fosse rivolto a me. Lo feci rialzare e lo baciai di nuovo, toccandogli il pene.
Quando staccai la mia bocca dalla sua lo osservai. Aveva gli occhi nel vuoto e
la bocca semi aperta. Ancora pochi istanti e se ne sarebbe venuto.
"Non provare a venirtene perché altrimenti ti riempio di botte. Potrai farlo
solo quando ti darò il permesso. Prima voglio essere soddisfatta io." Lo feci quindi di nuovo inginocchiare per farmi togliere i miei slippini e per farmi baciare le parti intime. Non opponeva la minima resistenza. Non sapevo se questo dipendesse dalla paura, avendo scoperto che io ero più forte di lui, o dal fatto che si stava abituando a quello che doveva essere per lui un eccitante gioco perverso. Ma questo aveva per me un'importanza relativa. L'importante era che facesse quello che gli ordinavo. Non era in gamba come lo erano Giorgio e Marco nel sesso orale, ma io ero completamente fuori di testa per tutto quello che era accaduto, e avevo bisogno solo di sfogarmi. Quando finalmente raggiunsi l'orgasmo, tolsi la testa di Valerio dalla mia fica, e gli ordinai di andarsi a lavare la faccia completamente sporca dai miei umori, scesi, come al solito, in abbondanza. Quando tornò il suo pene era ancora dritto. Ero io che gli facevo quell'effetto? Oppure era tanto tempo che non faceva sesso? Malgrado non potessi esserne sicura matematicamente, propendevo per la mia irresistibilità.
"Ora vuoi il premio, non è vero?" gli dissi, mentre lo accarezzavo. Lo sentivo docile, pronto a fare qualsiasi cosa, proprio come piaceva a me.
"Io… Sì, lo vorrei tanto."
"Ma io non sono una tua amichetta. Sono la tua padrona. Chiedimelo in
ginocchio, come si conviene a un maschio sottomesso."
Valerio si inginocchiò per l'ennesima volta ai miei piedi.
"Voglio fare l'amore con te, Patty. Ne ho bisogno."
Scossi la testa. "Non è così che ci si rivolge alla propria padrona. Devi darmi del lei e chiamarmi padrona o signora."
Non si fece pregare. "Vorrei fare l'amore con lei, Padrona. La prego"
Lo feci rialzare soddisfatta. Non era stato facile, ma ora cominciava ad andare per il verso giusto. Lo afferrai per un braccio con una mano e per il mento con l'altra.
Notai subito di nuovo la paura nei suoi occhi. "Per il momento va bene così, ma ricordati che non scherzo affatto. Sono autoritaria, e il mio modo di essere dominante può anche essere al di sopra delle tue possibilità. Hai capito bene? Vuoi che continui?”
"Sì."
Me l'aveva messo su un piatto d'argento. Non aspettavo altro, e dopo aver lasciato la presa sul mento, con la stessa mano gli mollai un potente
ceffone. La sua prima reazione fu di incredulità. Non poteva scappare perché
con l'altra mano lo tenevo ben saldo. La sua confusione in quel momento doveva essere totale. Da un lato c'ero io, nuda e provocante, e lui con il suo desiderio prorompente, dall'altro un’estranea che aveva dato dimostrazione di poterlo manovrare a suo piacimento. Quale doveva essere la sua scelta?
"Ti ho appena detto che quando ti rivolgi a me devi chiamarmi signora o
padrona. Devo continuare? O hai imparato la lezione?"
Lo vidi annuire. "Ho capito, Padrona. Adesso ho capito." Si, in quel momento aveva finalmente compreso cosa io volessi realmente. Lo lasciai andare.
“Molto bene.” dissi semplicemente.
Valerio però stavolta mi guardò seriamente. “Correrò dei rischi fisici, Padrona? Fino a che punto lei potrebbe arrivare? Se lei è veramente forte come mi ha appena dimostrato, e io le dovessi disobbedire involontariamente come ho fatto prima, a quali punizioni potrei andare incontro?”
Aveva ragione, povero Valerio. Che ne sapeva lui della dominazione che io avevo intenzione di effettuare su di lui? Gli presi le mani e gli sorrisi dolcemente.
“Non ti manderò all’ospedale, se è quello che temi. Ma sarà un gioco duro, e non ti lesinerò punizioni. Come ti ho detto prima, non ti ammazzerò di botte. Per te però sarà un’esperienza sconvolgente, ma anche di una sensualità unica. Forse imparerai anche ad amare tutto questo, e a volerlo tu stesso. Sottomettersi a una donna, a una come me, può essere per te l’avventura della tua vita”, lo rassicurai. Lo accarezzai e poi lo bacia di nuovo, stavolta con dolcezza.
“Credo che lei abbia ragione, Padrona. Per uno come me, una come lei è un sogno che si avvera. Sono pronto, Padrona, pronto a obbedirle e a vivere quest’esperienza sconvolgente.”
“Ora però basta parlare”, gli intimai, mettendo il mio dito indice davanti alla sua bocca. Mi voltai alla ricerca della mia borsa e, dopo averla individuata, ne estrassi una bustina con un profilattico che gli ordinai di infilarsi. Era arrivato il momento di regalargli il paradiso. Anche la mia voglia si era cominciata a fare insostenibile, e non potevo più resistere, malgrado avessi già raggiunto un orgasmo. Ma per me era poco. Ero abituata ad avere orgasmi multipli, ed era ciò che volevo anche quella volta. Guardavo la sua erezione leccandomi le labbra. Aveva un cazzo veramente notevole, e non vedevo l’ora di sentirmelo dentro. Non avevo mai fatto caso alle misure maschili, anche perché le mie esperienze si potevano contare sulle dita di una mano, comprese quelle avute da adolescente, ma mi stavo rendendo conto che anche quello poteva far parte del fascino maschile. Era lungo, non inferiore ai venti centimetri, ma anche con un diametro notevole. Mi avvicinai a lui, baciandolo e accarezzandolo di nuovo. Il suo cuore batteva fortissimo, povero Valerio. Era visibilmente emozionato. Gli dissi di non prendere iniziative e di lasciare tutto nelle mie mani. Lo spinsi leggermente sopra il divano e mi posai su di lui facendomi finalmente penetrare. Durò solo qualche secondo. Fui costretta a dargli il permesso di venirsene in quanto era impossibilitato a resistere ulteriormente.
Si scusò per questo, avrebbe voluto sprofondare dalla vergogna ma, sorridendo, gli dissi che non aveva importanza e che questa velocità nell'eiaculare dipendeva solo dal fatto che mi trovava irresistibile. Lui naturalmente si
aggrappò a questa eventualità. Non valeva la pena infierire su quel poveretto. Quella serata doveva averlo sconvolto, nel bene e nel male, ma non era affatto terminata. Lo mandai a prendermi una sigaretta, e stavolta, memore di ciò che gli avevo detto in precedenza, me l’accese senza che io dovetti obbligarlo. Terminato di fumare, mi riavvicinai a lui. Non mi ci volle molto a farlo eccitare di nuovo. Sapevo quali tasti toccare, cosa dire e con quale tono di voce dirlo e, dopo una ventina di minuti, grazie alla mia sensualità, il pene di Valerio iniziò a riprendere vigoria. Gli accarezzai quell’asta turgida e addirittura gliela baciai. Pensai che non mi sarebbe dispiaciuto prenderlo in bocca. Era però solo la prima sera e non era il caso di correre troppo, ma di sicuro non mi sarei fatta sfuggire l’occasione di fargli un pompino coi fiocchi. Intanto gli feci inserire un nuovo profilattico. Era di nuovo duro al massimo, proprio come piaceva a me. Me lo misi di nuovo sotto. Non era un uomo, era un giocattolo del mio piacere, e lo manovravo come volevo. Ero io a muovermi, e lo volevo sentire nella sua interezza. Come avevo detto prima, il suo pene era decisamente il più grosso che avessi visto fino a quel momento della mia vita. Non avevo mai cercato, e addirittura mai pensato, alle dimensioni del sesso maschile, ritenendomi pienamente soddisfatta di quello che avevo avuto
fino ad allora, ma dovetti riconoscere che quel particolare era tutt'altro che
trascurabile nel sesso anche se, almeno per me, erano altri gli ingredienti che rendevano perfetto il momento dell'amore. Ma un cazzo di quelle dimensioni era decisamente soddisfacente anche per una normale scopata. Per me che lo facevo da padrona fu poi straordinario perché ebbi diversi e ripetuti orgasmi, di sicuro molto più appaganti rispetto a quelli che provavo con Giorgio. Anche la sua durata fu più che discreta, e l’insieme delle due cose mi fece dare un voto altissimo a quella serata di sesso.
Era quasi mezzanotte quando terminammo. Mi alzai dal letto, dove nel frattempo avevamo spostato il nostro amplesso, e cominciai a rivestirmi.
"Ci rivedremo, Padrona?" esordì Valerio, ormai perfettamente dentro al ruolo di sottomesso.
"Tu hai voglia di rivedermi?" gli chiesi sorridendo. Anche questa una domanda che reputavo retorica, considerando come mi guardava.
"Io avrei voglia di rivederla ogni istante della mia vita. E' stata una serata assolutamente indimenticabile per me. Se a lei piace fare questo gioco, io lo accetterò con tutte le conseguenze che comporta." La risposta non mi sorprese affatto. Lo guardai in faccia e poi con il mio dito indice gli feci cenno di alzarsi e di venire di fronte a me.
"Il problema è che non so se io ho voglia di rivederti. Non mi sembri in
grado di diventare quello che io voglio: uno schiavo che mi adori completamente e che farebbe qualunque cosa per me." Avevo detto questo per valutare la sua reazione e la sua risposta andò oltre le mie più rosee previsioni.
"No, la prego Padrona. Io diventerò quello che lei vuole. Sono solo inesperto, ma imparerò. Mi è piaciuto essere il suo schiavo, e già da adesso farei qualunque cosa per lei. Non so cosa mi sia successo, ma è quello che sento veramente. Mi dia un'altra possibilità, la prego." Aveva le lacrime agli occhi e sorrisi soddisfatta.
“Lo dici per la mia bellezza o perché ti è piaciuto essere il mio schiavo?”
Abbassò la testa. “Non sono uno schiavo, non ho mai avuto queste sensazioni. Ma per una donna come lei sono disposto a tutto. E farle da schiavo potrebbe essere anche piacevole se poi… avremo altre sere del genere.”
"E va bene, Valerio, ti terrò come mio schiavo. Ma ricordati le mie condizioni. E ricorda anche che le mie punizioni potrebbero essere molto dolorose per te. Hai assaggiato solo una minima parte di quello che potrei farti. Io amo l'obbedienza totale in un uomo."
"Accetterò il rischio. Per una donna come lei vale la pena fare di tutto e subire qualunque cosa."
Lo baciai sulle labbra. "Molto bene! Ora però devo andare. Ti telefonerò io per dirti quando potremo vederci di nuovo. Ho una vita molto impegnata e non posso dedicarti molto tempo, ma troverò uno spazio anche per te, te lo prometto."
"Grazie, Padrona, non se ne pentirà. Quando lei vorrà, io sarò a sua disposizione", concluse, baciandomi poi le mani.
Terminai di vestirmi e poi, prima di uscire, mi voltai verso di lui. "Valerio, tu lo sai che, comunque vada, non sarà per sempre e che potrei stancarmi di te da un giorno all'altro?"
“Io… Non capisco, Padrona.”
“Eppure è semplice. Devi affrontare quest’avventura conoscendo bene i rischi ai quali vai incontro. E non mi riferisco ai rischi fisici.”
"Vuole dire che col tempo potrei correre il rischio d'innamorarmi perdutamente di lei?"
Annuii." Esatto! Alludo proprio a questo. Non sono il tipo di donna che preferisce girare intorno alle cose. So di essere molto bella, e so che gli uomini si innamorano di me. Ed è proprio ciò che potrebbe accadere a te. Quello che c'è stato oggi forse potresti considerarlo solo come una notte di sesso strano fatta con una donna molto particolare. Il desiderio di riprovare queste emozioni è ovviamente enorme, ma in seguito potresti perdere la testa, mentre per me rimarrai solo un uomo col quale divertirmi se e quando ne avrò voglia. Un uomo da sottomettere. Nient’altro."
"Credo che sia troppo tardi, Padrona, perché io già ho perso completamente la
testa per lei. Non poteva essere altrimenti. Un uomo come me non poteva non
innamorarsi di una donna splendida come lei. Ma stia tranquilla, non farò pazzie quando quel giorno arriverà. Cercherò solo di fare in modo che arrivi il più tardi possibile."
Lo salutai mandandogli un bacio con la mano e uscii.
Le sue parole mi risuonavano nella mente. “Un uomo come me non può non
innamorarsi di una donna come lei”. Era quello che volevo. Lo avevo fatto
innamorare, anzi, l'avevo ridotto a elemosinare il mio amore, e l'avrei fatto
diventare uno schiavo perfetto. Missione compiuta in poche ore. Il mio ego era soddisfatto,
il mio potere era aumentato, tutto girava per il verso giusto e il mio harem
cominciava a riempirsi di maschietti scodinzolanti, timorosi, innamorati e
soprattutto sottomessi ai miei voleri. Facendomi conoscere il piacere della
dominazione, mio marito aveva innescato una reazione a catena che non vedevo in che modo avrebbe potuto interrompersi. In quel momento mi sentivo veramente una dea onnipotente, e quando arrivai a casa ero ancora piena di adrenalina per la serata con Valerio, e non volevo concluderla andandomene a letto. Avevo ancora voglia di mostrare il potere che avevo acquisito. A chi? A mio marito, naturalmente. Non che ce ne fosse bisogno, lui ormai era completamente addomesticato e in mio potere, ma non volevo concludere la serata senza ricordargli per l'ennesima volta chi comandava. A Valerio non avevo potuto mettere le mani addosso come avrei voluto. Era la prima volta e mi ero dovuta limitare, altrimenti avrei corso il rischio di spaventarlo troppo. Anche se mi ero riproposta che, già dalla prossima volta, avrebbe assaggiato un po' del mio judo e della mia kick-boxing, ma mi era rimasta quella voglia insoluta. Una voglia che dovevo assolutamente appagare. Fino a quel momento mio marito, pur essendo a conoscenza dei miei tradimenti, aveva vissuto quei mesi in modo ovattato, senza che io gli dicessi mai apertamente quello che facevo. Ma quella sera mi sentivo diversa. Avevo un altro schiavo, il mio potere era aumentato ancora, e avevo intenzione di aumentarlo ulteriormente proprio nei suoi confronti.
Oh, sì! Avevo voglia di fargli del male e di trasgredire sempre di più, consapevole che Marco non avrebbe potuto fare altro che accettare le mie nuove condizioni. Non mi sarei fermata davanti a niente pur di ottenere ancora più potere, e mio marito stava per scoprire di cosa ancora fossi capace. La mia anima era ormai più nera della pece.
Continua...
Entrata in bagno intanto, mi rifeci il trucco, in special modo il rossetto svanito durante la cena. Mi guardai allo specchio e non potei non vedermi bellissima. All’inizio del mio cambiamento, soprattutto dopo la confessione di Marco, nutrivo ancora qualche dubbio riguardo il mio effettivo valore estetico, ma ormai non avevo più quei dubbi. Quando uscii decisi di andare subito al dunque. Per prima cosa mi sedetti di nuovo sulla poltrona e poi gli chiesi di andarmi a prendere la borsa che lui, molto cavallerescamente, si affrettò a portarmi.
Presi una sigaretta e l'accendino, che poi gli diedi in mano.
"Non me l'accendi?"
"Oh, sì, scusami. Non sono abituato a questi comportamenti galanti. Sono piuttosto rozzo."
Mi accese la sigaretta porgendomi poi anche un posacenere. Malgrado i suoi quarant'anni, era evidente il suo imbarazzo di fronte a me, di fronte a una donna che era nettamente al di sopra delle sue possibilità.
"Immagino che tu ti stia chiedendo per quale motivo io sia venuta da te
stasera. Sbaglio?"
"No, non ti sbagli. E' dal giorno della festa che me lo domando, e ancora non
sono riuscito a trovare una risposta, anche se preferisco non pensarci. Una
donna come te che si interessa a me, anche solo per amicizia, è una sensazione che non avevo mai provato. Ma è comunque tutto molto bello. Non avevo mai trascorso una serata così piacevole in vita mia."
"E non vorresti che questa serata piacevole diventasse meravigliosa?"
Stavolta arrossì. "Oh, mio Dio, non penso ad altro. Certo che lo vorrei", rispose, avvicinandosi un po' più vicino a me nel tentativo di baciarmi.
Io però mi scansai. Non era ancora giunto il momento. Valerio voleva una scopata con una donna bella come me e completamente fuori dal suo budget, io invece del sesso con lui non sapevo cosa farci. Io me lo immaginavo ai miei piedi a farmi da schiavo. Il sesso sarebbe arrivato come conseguenza soltanto se lui si fosse sottomesso ai miei voleri. "Ogni cosa a suo tempo, Valerio. Prima devo dirti cosa mi piace in un uomo, e sapere se queste cose tu sei disposto ad accettarle", gli dissi infatti.
Lui mi guardò in tono interrogativo aggrottando la fronte. “Scusami, non capisco.”
Sorrisi, mi toccai i capelli e proseguii: "Vedi, io amo un uomo obbediente e servizievole. Tu pensi di poterlo essere?"
Aggrottò le sopracciglia continuando a non comprendere. "In che senso vorresti un uomo servizievole e obbediente?"
Sbuffai. Non capiva minimamente, e decisi di forzare la mano. Mi alzai. "Forse ho sbagliato a venire qua. E' meglio che me ne vada", gli dissi, consapevole che non mi avrebbe mai fatta andar via.
A dimostrazione che ciò che immaginavo fosse giusto, Valerio si alzò anche lui. "No, aspetta. Forse non sono un tipo sveglio, ma aspetta, ti prego. Spiegami."
Mi avvicinai a lui, lo presi per il mento con una mano, e con l’altra gli sfiorai le labbra.
"Dimmi, Valerio, mi trovi attraente?"
"Io ti trovo bellissima. Te l'ho detto prima, sei la più bella donna che
abbia mai incontrato, e mi stai facendo girare la testa."
"Cosa saresti disposto a fare pur di avermi?"
Mi guardò esterrefatto. "Io credo di tutto. Ma non sono ricco, vivo del mio stipendio e…"
Scoppiai a ridere. "Ma per chi mi hai presa? Pensi che io sia una puttana, per caso? Dovrei offendermi, prenderti a sberle, e andarmene di corsa. Ma preferisco immaginarti come un grosso ingenuo e perdonarti. Non cerco soldi né cose di lusso, non sono una donna venale. Quello che mi interessa è altro. Se avessi voluto un uomo con i soldi mi sarei rivolta altrove, non ti pare? Ti ho appena detto che mi piacciono i maschi docili, obbedienti e servizievoli, e ti ripeto la domanda. Tu pensi di poterlo essere?"
"Per una come te, sì, lo farei."
Mi guardava sempre intensamente, ma il suo sguardo era anche molto sorpreso. Era chiaro che non aveva la più pallida idea di cosa stessi parlando.
"Bene! Allora fila a prendermi qualcosa da bere. Un bicchiere d'acqua,
subito."
Valerio mi guardò ancora più stupito per qualche secondo, poi però andò a prendermi quello che avevo chiesto. Visto che ancora non aveva capito nulla, decisi di rompere gli indugi. Afferrai il bicchiere d'acqua e lo versai in terra.
"Ma… cosa fai?" chiese smarrito.
"Ti ho appena detto che mi piacciono gli uomini docili. Con me non azzardarti
mai ad alzare la voce e a chiedermi il motivo di ciò che faccio."
Scosse la testa incredulo. Dovevo essere ai suoi occhi una specie di pazza. "Io non capisco. Perché hai gettato l’acqua per terra?"
"Vediamo se mi faccio capire meglio così." Lo afferrai di nuovo per il mento,
e stavolta lo baciai sulle labbra, lui tirò fuori la lingua ma io mi scansai.
"No, così no. Tu non devi prendere nessuna iniziativa. Dimmi, Valerio, hai mai
sentito parlare di dominazione femminile?"
Rimase qualche istante in silenzio, poi lo sentii sospirare. Qualcosa doveva essersi accesa in lui. "Sì, qualcosa, ma non ho mai approfondito la questione. Non credo che amerei essere legato e frustato”, rispose, in gran parte fuori strada. Non era nei miei interessi né la frusta né il bondage.
"E chi ti ha detto che io intenda farti questo? Vedi, a me piace giocare col sesso, e ho trovato la mia giusta dimensione nel dominare i maschi. Pretendo che il maschio che fa sesso con me sia completamente a mia disposizione. Ovviamente la cosa deve essere però consensuale." Mi abbassai di nuovo a baciarlo e stavolta lo feci con un bacio vero che, ovviamente, Valerio contraccambiò con passione. Non baciava affatto male.
"Ti è piaciuto?" gli chiesi. Domanda retorica perché sembrava essere in paradiso.
"Meraviglioso. Le tue labbra sono stupende. Tutto in te è perfetto, ma continuo a non capire cosa vorresti da me."
"Lo so, sono perfetta, ma ora prova a immaginare cosa potrei offrirti oltre
alle labbra", gli dissi sfacciatamente, slacciando un altro bottone della mia camicetta. Ora Valerio iniziava a sudare freddo. Gli presi le mani e le incrociai alle mie e lo spinsi con forza addosso al muro. Gli slacciai la camicia e iniziai a baciarlo sul collo. Sentivo distintamente la sua erezione sulla mia gamba. Gli presi il mento nella mia mano destra.
"Questo è l'assaggio di ciò che potrai avere se tu accetterai le mie condizioni."
"Sì, accetto tutto, ti prego, continuiamo, mi stai facendo impazzire."
“Non essere impaziente. Ancora non ho terminato con le mie richieste. Ti ho detto che la cosa deve essere consensuale ma, dal momento che tu accetterai le mie condizioni, non si torna indietro. L’alternativa sarebbe quella di interrompere subito e per sempre il nostro rapporto. E’ meglio essere chiari sulla questione.”
“Ok. Cosa vuoi che faccia, allora?”
"Prima di tutto vai a prendere qualcosa per pulire qui per terra", gli ordinai, e Valerio, ancora completamente confuso, andò a prendere uno straccio per pulire l'acqua che avevo versato sul pavimento.
"Vuoi che faccia altro?" mi chiese, dopo aver pulito minuziosamente il pavimento.
"Molto bene," sorrisi "Vedo che cominci a capire la situazione. Ma ci sono
ancora alcuni piccoli particolari che devo spiegarti. Hai detto che sei
disposto a obbedirmi, non è vero?"
"Si, lo farò. Ti giuro che lo farò. Se questo è il modo per fare… Insomma, per stare con te, accetto. Puoi ordinarmi quello che vuoi."
"Allora spogliati!" gli intimai.
Valerio gettò sul divano la sua giacca, quindi la sua camicia e infine i pantaloni, rimanendo in slip con le scarpe e i calzini. Inguardabile!
"Togliti anche quelle altrimenti mi passa la voglia", gli ordinai indicando le sue scarpe.
"E ora?" domandò, dopo aver eseguito il mio ordine. La sua erezione ora era
diventata visibilissima, e faceva capolino dal suo intimo. Non potei non notare che le sue dimensioni dovevano essere ragguardevoli, a dispetto della sua corporatura non eccelsa. Mi avvicinai di nuovo a lui, ancora completamente
vestita.
"E ora iniziamo il nostro gioco. Ti sei chiesto cosa ti succederebbe nel
caso tu dovessi disobbedirmi?"
"Non succederà, te l'assicuro."
"Lo stai facendo in questo momento. Ti ho fatto una domanda e non mi hai
risposto. Pertanto, meriti una punizione." Mi avvicinai per l'ennesima volta a
lui, gli presi i polsi nelle mie mani e cominciai a spingere. Avevo intenzione
di fargli una torsione del braccio, ma sentivo poca resistenza.
"Ma che fai? Mi stai facendo male", si lamentò, ancora ignaro di quali fossero le mie intenzioni.
"E' quello che ho intenzione di fare per la tua disobbedienza." Proseguivo a
spingerlo giù senza utilizzare mosse di judo, ma solo con la forza delle braccia. Valerio cominciava a reagire, ma era evidente che non era in grado
di fermarmi. Ero più forte di lui. Lo ero sul serio. Quella volta nessuno mi faceva vincere apposta. Lo avevo già dimostrato con Marco, ma con mio marito la certezza assoluta della mia forza non potevo mai averla. Continuavo a spingerlo giù, solo con la pressione delle mie braccia, e lui non poteva fermarmi.
"Che cosa… Non è possibile", si lamentò. Nel frattempo, io ormai lo avevo costretto in ginocchio e la sua faccia era distorta in una smorfia di dolore. Ora cercava di scalciare per liberarsi, e dovetti mettermi di lato per non essere colpita. Era nelle mie mani. Gli liberai un polso ma con l'altra mano gli torsi il braccio facendolo urlare dal dolore.
"Stai zitto, idiota, vuoi che tutto il condominio ti senta?"
"Mi stai spezzando il braccio," piagnucolò. "ti prego, lasciami. Che cosa vuoi
da me?"
"Voglio che tu mi obbedisca. Ti lascio andare se mi prometti di non
strillare."
"Te lo prometto."
"Molto bene", feci liberandolo. Poi lo feci rialzare. Era completamente spaesato, intimorito e forse anche impaurito.
"Come fai a essere così forte?" Non c’era ammirazione nella sua voce, ma solo sorpresa. Quella situazione era lontana anni luce dalla sua mentalità.
"Ti avevo detto durante la cena della mia passione per la palestra. Quello
che ti ho fatto vedere è solo un assaggio di quello che potrebbe accaderti
nel caso tu non dovessi obbedirmi."
Indietreggiò, e il suo sguardo diceva ormai tutto. Era davvero impaurito. La mia sicurezza e la prova di forza di cui gli avevo appena dato dimostrazione, lo dovevano aver scioccato.
"E ora che cosa vuoi farmi?"
"Stai tranquillo, non voglio farti del male, a meno che tu non mi costringa a
farlo. Se tu farai quello che ti dico, tutto andrà bene."
"Ok, farò quello che vuoi. E' che mi sento confuso, e non riesco ancora a capire
quello che vuoi esattamente.”
"Questo," gli risposi, avvicinandomi di nuovo a lui per baciarlo. Mi tolsi la
camicetta e gli ordinai di togliermi il reggiseno. "Ti piace il mio seno?"
"Oh, sì che mi piace. Mi piace tutto di te."
"Mi vuoi, vero?" gli domandai, togliendogli gli slip e mettendogli a nudo il
suo pene completamente eretto. Quella visione, aggiunta alla prova di forza nella quale lo avevo costretto a inginocchiarsi, mi fece quasi perdere la testa. La solita smania s’impadronì di me, il desiderio di fare sesso diventava incontrollabile. Ma dovevo avere ancora pazienza.
Lui intanto deglutì nervosamente. Non doveva essere semplice per lui trovarsi nelle mani di una donna senza comprendere a fondo quali fossero le mie intenzioni.
"Non ho mai desiderato così tanto una donna come desidero te."
“E non hai paura di me? Hai visto cosa posso farti? Ho usato solo la mia forza fisica e ti ho costretto a elemosinare pietà. Ma io sono un’esperta di judo e kickboxing. Se usassi anche le arti marziali, potrei riempirti di botte senza che tu possa minimamente difenderti. Stai rischiando grosso accettando le mie richieste.”
"L'ho visto, ma una volta tanto nella mia vita voglio rischiare. Se non
accettassi tutto quello che mi chiedi, me ne pentirei per il resto della mia
vita."
Sempre più eccitata, mi tolsi anche la gonna, poi gli ordinai di inginocchiarsi per togliermi gli stivali. Mi obbedì senza dire nulla, e quando stava per
rialzarsi gli poggiai la mia mano fortemente sulla testa, costringendolo a
riposizionarsi in ginocchio.
"Giù fino a che io non ti do il permesso di rialzarti. Ho deciso che
diventerò la tua padrona. In cambio della tua sottomissione totale io ti farò toccare il paradiso." Ormai era in mio potere. Come sempre mi accadeva in quei casi, il mio respiro era affannoso. Il desiderio di scoparmi quell’uomo diventava sempre maggiore, ma decisi ancora di attendere.
Valerio non parlava e aspettava le mie mosse. Poi si fece coraggio.
“P-Posso parlare?”
“Sì”, risposi laconicamente.
Lui sospirò. “Io… non sono molto lucido, ma se tu vuoi diventare la mia padrona, io potrei anche accettare di essere il tuo schiavo. Vorrei però sapere in che senso. Non m’intendo di queste situazioni.”
Sorrisi. “Resetta tutte le situazioni stereotipate. Come ti ho detto prima, non ti frusterò e non ti legherò. Il mio modo di essere padrona è particolare. Io pretendo obbedienza. Se io ti do un ordine, qualunque esso sia, voglio che tu accetti e lo faccia in silenzio, senza alcuna obiezione. Ti metterò le mani addosso, Valerio. Questo è indispensabile per me. Non ti ammazzerò di botte, anche se potrei farlo, come ti ho appena dimostrato. Anzi, voglio addirittura che tu cerchi di reagire. Insomma, mi piace prendere il predominio del maschio anche e soprattutto a livello fisico. Qualche schiaffone lo andrai a prendere, qualche leva articolare, qualche dolorosa torsione, ma ti assicuro che li lascerò in uno stato decente. Come faccio con mio marito che è ancora vivo e vegeto. Pertanto, se vuoi che io faccia sesso con te, devi prima accettare le mie condizioni. Altrimenti per me finisce qui.”
Mi osservò ancora incredulo. Non era riuscito a comprendere, e avevo dovuto spiegargli tutto per filo e per segno, ma almeno non avrebbe avuto più scusanti. Era nervosissimo, mi guardava, ed era facile immaginare i suoi pensieri. Fare sesso con la donna più bella che avesse mai incontrato, rimettendosi ai miei strani desideri, oppure mandarmi via? Io già sapevo quale sarebbe stata la sua risposta. Pensavo che nessun uomo avrebbe potuto rifiutare di fare sesso con me. Avevo perso completamente i contatti con la realtà. In quel periodo ero convinta di essere una specie di divinità.
Lui intanto mi osservò sgranando gli occhi. “Tu… alzi le mani a tuo marito?” mi chiese incredulo.
Scoppiai a ridere. “Sì, lui è il mio schiavo, e se si azzarda a dire una sola cosa senza il mio permesso le prende di brutto. Valerio, ho scoperto questo mondo proprio grazie a lui. Un giorno forse ti spiegherò tutto, ma adesso voglio sapere se ho la tua accettazione. Sappi che l’unico modo di scopare con me è quello di diventare il mio schiavo. A te la decisione, ma è l’ultima che prenderai, dopodiché sarai completamente ai miei ordini.”
Mi osservò come se fossi un’aliena. Poi scosse la testa e un sorriso si formò sulla sua bocca. “Come ti ho detto prima, se non accettassi me ne pentirei per tutta la vita. Una donna come te non capiterebbe mai più nella mia esistenza. Se questo è l’unico modo, accetto di diventare il tuo schiavo.”
Era quello che aspettavo, anche se non ero soddisfatta di come si fosse rivolto a me. Lo feci rialzare e lo baciai di nuovo, toccandogli il pene.
Quando staccai la mia bocca dalla sua lo osservai. Aveva gli occhi nel vuoto e
la bocca semi aperta. Ancora pochi istanti e se ne sarebbe venuto.
"Non provare a venirtene perché altrimenti ti riempio di botte. Potrai farlo
solo quando ti darò il permesso. Prima voglio essere soddisfatta io." Lo feci quindi di nuovo inginocchiare per farmi togliere i miei slippini e per farmi baciare le parti intime. Non opponeva la minima resistenza. Non sapevo se questo dipendesse dalla paura, avendo scoperto che io ero più forte di lui, o dal fatto che si stava abituando a quello che doveva essere per lui un eccitante gioco perverso. Ma questo aveva per me un'importanza relativa. L'importante era che facesse quello che gli ordinavo. Non era in gamba come lo erano Giorgio e Marco nel sesso orale, ma io ero completamente fuori di testa per tutto quello che era accaduto, e avevo bisogno solo di sfogarmi. Quando finalmente raggiunsi l'orgasmo, tolsi la testa di Valerio dalla mia fica, e gli ordinai di andarsi a lavare la faccia completamente sporca dai miei umori, scesi, come al solito, in abbondanza. Quando tornò il suo pene era ancora dritto. Ero io che gli facevo quell'effetto? Oppure era tanto tempo che non faceva sesso? Malgrado non potessi esserne sicura matematicamente, propendevo per la mia irresistibilità.
"Ora vuoi il premio, non è vero?" gli dissi, mentre lo accarezzavo. Lo sentivo docile, pronto a fare qualsiasi cosa, proprio come piaceva a me.
"Io… Sì, lo vorrei tanto."
"Ma io non sono una tua amichetta. Sono la tua padrona. Chiedimelo in
ginocchio, come si conviene a un maschio sottomesso."
Valerio si inginocchiò per l'ennesima volta ai miei piedi.
"Voglio fare l'amore con te, Patty. Ne ho bisogno."
Scossi la testa. "Non è così che ci si rivolge alla propria padrona. Devi darmi del lei e chiamarmi padrona o signora."
Non si fece pregare. "Vorrei fare l'amore con lei, Padrona. La prego"
Lo feci rialzare soddisfatta. Non era stato facile, ma ora cominciava ad andare per il verso giusto. Lo afferrai per un braccio con una mano e per il mento con l'altra.
Notai subito di nuovo la paura nei suoi occhi. "Per il momento va bene così, ma ricordati che non scherzo affatto. Sono autoritaria, e il mio modo di essere dominante può anche essere al di sopra delle tue possibilità. Hai capito bene? Vuoi che continui?”
"Sì."
Me l'aveva messo su un piatto d'argento. Non aspettavo altro, e dopo aver lasciato la presa sul mento, con la stessa mano gli mollai un potente
ceffone. La sua prima reazione fu di incredulità. Non poteva scappare perché
con l'altra mano lo tenevo ben saldo. La sua confusione in quel momento doveva essere totale. Da un lato c'ero io, nuda e provocante, e lui con il suo desiderio prorompente, dall'altro un’estranea che aveva dato dimostrazione di poterlo manovrare a suo piacimento. Quale doveva essere la sua scelta?
"Ti ho appena detto che quando ti rivolgi a me devi chiamarmi signora o
padrona. Devo continuare? O hai imparato la lezione?"
Lo vidi annuire. "Ho capito, Padrona. Adesso ho capito." Si, in quel momento aveva finalmente compreso cosa io volessi realmente. Lo lasciai andare.
“Molto bene.” dissi semplicemente.
Valerio però stavolta mi guardò seriamente. “Correrò dei rischi fisici, Padrona? Fino a che punto lei potrebbe arrivare? Se lei è veramente forte come mi ha appena dimostrato, e io le dovessi disobbedire involontariamente come ho fatto prima, a quali punizioni potrei andare incontro?”
Aveva ragione, povero Valerio. Che ne sapeva lui della dominazione che io avevo intenzione di effettuare su di lui? Gli presi le mani e gli sorrisi dolcemente.
“Non ti manderò all’ospedale, se è quello che temi. Ma sarà un gioco duro, e non ti lesinerò punizioni. Come ti ho detto prima, non ti ammazzerò di botte. Per te però sarà un’esperienza sconvolgente, ma anche di una sensualità unica. Forse imparerai anche ad amare tutto questo, e a volerlo tu stesso. Sottomettersi a una donna, a una come me, può essere per te l’avventura della tua vita”, lo rassicurai. Lo accarezzai e poi lo bacia di nuovo, stavolta con dolcezza.
“Credo che lei abbia ragione, Padrona. Per uno come me, una come lei è un sogno che si avvera. Sono pronto, Padrona, pronto a obbedirle e a vivere quest’esperienza sconvolgente.”
“Ora però basta parlare”, gli intimai, mettendo il mio dito indice davanti alla sua bocca. Mi voltai alla ricerca della mia borsa e, dopo averla individuata, ne estrassi una bustina con un profilattico che gli ordinai di infilarsi. Era arrivato il momento di regalargli il paradiso. Anche la mia voglia si era cominciata a fare insostenibile, e non potevo più resistere, malgrado avessi già raggiunto un orgasmo. Ma per me era poco. Ero abituata ad avere orgasmi multipli, ed era ciò che volevo anche quella volta. Guardavo la sua erezione leccandomi le labbra. Aveva un cazzo veramente notevole, e non vedevo l’ora di sentirmelo dentro. Non avevo mai fatto caso alle misure maschili, anche perché le mie esperienze si potevano contare sulle dita di una mano, comprese quelle avute da adolescente, ma mi stavo rendendo conto che anche quello poteva far parte del fascino maschile. Era lungo, non inferiore ai venti centimetri, ma anche con un diametro notevole. Mi avvicinai a lui, baciandolo e accarezzandolo di nuovo. Il suo cuore batteva fortissimo, povero Valerio. Era visibilmente emozionato. Gli dissi di non prendere iniziative e di lasciare tutto nelle mie mani. Lo spinsi leggermente sopra il divano e mi posai su di lui facendomi finalmente penetrare. Durò solo qualche secondo. Fui costretta a dargli il permesso di venirsene in quanto era impossibilitato a resistere ulteriormente.
Si scusò per questo, avrebbe voluto sprofondare dalla vergogna ma, sorridendo, gli dissi che non aveva importanza e che questa velocità nell'eiaculare dipendeva solo dal fatto che mi trovava irresistibile. Lui naturalmente si
aggrappò a questa eventualità. Non valeva la pena infierire su quel poveretto. Quella serata doveva averlo sconvolto, nel bene e nel male, ma non era affatto terminata. Lo mandai a prendermi una sigaretta, e stavolta, memore di ciò che gli avevo detto in precedenza, me l’accese senza che io dovetti obbligarlo. Terminato di fumare, mi riavvicinai a lui. Non mi ci volle molto a farlo eccitare di nuovo. Sapevo quali tasti toccare, cosa dire e con quale tono di voce dirlo e, dopo una ventina di minuti, grazie alla mia sensualità, il pene di Valerio iniziò a riprendere vigoria. Gli accarezzai quell’asta turgida e addirittura gliela baciai. Pensai che non mi sarebbe dispiaciuto prenderlo in bocca. Era però solo la prima sera e non era il caso di correre troppo, ma di sicuro non mi sarei fatta sfuggire l’occasione di fargli un pompino coi fiocchi. Intanto gli feci inserire un nuovo profilattico. Era di nuovo duro al massimo, proprio come piaceva a me. Me lo misi di nuovo sotto. Non era un uomo, era un giocattolo del mio piacere, e lo manovravo come volevo. Ero io a muovermi, e lo volevo sentire nella sua interezza. Come avevo detto prima, il suo pene era decisamente il più grosso che avessi visto fino a quel momento della mia vita. Non avevo mai cercato, e addirittura mai pensato, alle dimensioni del sesso maschile, ritenendomi pienamente soddisfatta di quello che avevo avuto
fino ad allora, ma dovetti riconoscere che quel particolare era tutt'altro che
trascurabile nel sesso anche se, almeno per me, erano altri gli ingredienti che rendevano perfetto il momento dell'amore. Ma un cazzo di quelle dimensioni era decisamente soddisfacente anche per una normale scopata. Per me che lo facevo da padrona fu poi straordinario perché ebbi diversi e ripetuti orgasmi, di sicuro molto più appaganti rispetto a quelli che provavo con Giorgio. Anche la sua durata fu più che discreta, e l’insieme delle due cose mi fece dare un voto altissimo a quella serata di sesso.
Era quasi mezzanotte quando terminammo. Mi alzai dal letto, dove nel frattempo avevamo spostato il nostro amplesso, e cominciai a rivestirmi.
"Ci rivedremo, Padrona?" esordì Valerio, ormai perfettamente dentro al ruolo di sottomesso.
"Tu hai voglia di rivedermi?" gli chiesi sorridendo. Anche questa una domanda che reputavo retorica, considerando come mi guardava.
"Io avrei voglia di rivederla ogni istante della mia vita. E' stata una serata assolutamente indimenticabile per me. Se a lei piace fare questo gioco, io lo accetterò con tutte le conseguenze che comporta." La risposta non mi sorprese affatto. Lo guardai in faccia e poi con il mio dito indice gli feci cenno di alzarsi e di venire di fronte a me.
"Il problema è che non so se io ho voglia di rivederti. Non mi sembri in
grado di diventare quello che io voglio: uno schiavo che mi adori completamente e che farebbe qualunque cosa per me." Avevo detto questo per valutare la sua reazione e la sua risposta andò oltre le mie più rosee previsioni.
"No, la prego Padrona. Io diventerò quello che lei vuole. Sono solo inesperto, ma imparerò. Mi è piaciuto essere il suo schiavo, e già da adesso farei qualunque cosa per lei. Non so cosa mi sia successo, ma è quello che sento veramente. Mi dia un'altra possibilità, la prego." Aveva le lacrime agli occhi e sorrisi soddisfatta.
“Lo dici per la mia bellezza o perché ti è piaciuto essere il mio schiavo?”
Abbassò la testa. “Non sono uno schiavo, non ho mai avuto queste sensazioni. Ma per una donna come lei sono disposto a tutto. E farle da schiavo potrebbe essere anche piacevole se poi… avremo altre sere del genere.”
"E va bene, Valerio, ti terrò come mio schiavo. Ma ricordati le mie condizioni. E ricorda anche che le mie punizioni potrebbero essere molto dolorose per te. Hai assaggiato solo una minima parte di quello che potrei farti. Io amo l'obbedienza totale in un uomo."
"Accetterò il rischio. Per una donna come lei vale la pena fare di tutto e subire qualunque cosa."
Lo baciai sulle labbra. "Molto bene! Ora però devo andare. Ti telefonerò io per dirti quando potremo vederci di nuovo. Ho una vita molto impegnata e non posso dedicarti molto tempo, ma troverò uno spazio anche per te, te lo prometto."
"Grazie, Padrona, non se ne pentirà. Quando lei vorrà, io sarò a sua disposizione", concluse, baciandomi poi le mani.
Terminai di vestirmi e poi, prima di uscire, mi voltai verso di lui. "Valerio, tu lo sai che, comunque vada, non sarà per sempre e che potrei stancarmi di te da un giorno all'altro?"
“Io… Non capisco, Padrona.”
“Eppure è semplice. Devi affrontare quest’avventura conoscendo bene i rischi ai quali vai incontro. E non mi riferisco ai rischi fisici.”
"Vuole dire che col tempo potrei correre il rischio d'innamorarmi perdutamente di lei?"
Annuii." Esatto! Alludo proprio a questo. Non sono il tipo di donna che preferisce girare intorno alle cose. So di essere molto bella, e so che gli uomini si innamorano di me. Ed è proprio ciò che potrebbe accadere a te. Quello che c'è stato oggi forse potresti considerarlo solo come una notte di sesso strano fatta con una donna molto particolare. Il desiderio di riprovare queste emozioni è ovviamente enorme, ma in seguito potresti perdere la testa, mentre per me rimarrai solo un uomo col quale divertirmi se e quando ne avrò voglia. Un uomo da sottomettere. Nient’altro."
"Credo che sia troppo tardi, Padrona, perché io già ho perso completamente la
testa per lei. Non poteva essere altrimenti. Un uomo come me non poteva non
innamorarsi di una donna splendida come lei. Ma stia tranquilla, non farò pazzie quando quel giorno arriverà. Cercherò solo di fare in modo che arrivi il più tardi possibile."
Lo salutai mandandogli un bacio con la mano e uscii.
Le sue parole mi risuonavano nella mente. “Un uomo come me non può non
innamorarsi di una donna come lei”. Era quello che volevo. Lo avevo fatto
innamorare, anzi, l'avevo ridotto a elemosinare il mio amore, e l'avrei fatto
diventare uno schiavo perfetto. Missione compiuta in poche ore. Il mio ego era soddisfatto,
il mio potere era aumentato, tutto girava per il verso giusto e il mio harem
cominciava a riempirsi di maschietti scodinzolanti, timorosi, innamorati e
soprattutto sottomessi ai miei voleri. Facendomi conoscere il piacere della
dominazione, mio marito aveva innescato una reazione a catena che non vedevo in che modo avrebbe potuto interrompersi. In quel momento mi sentivo veramente una dea onnipotente, e quando arrivai a casa ero ancora piena di adrenalina per la serata con Valerio, e non volevo concluderla andandomene a letto. Avevo ancora voglia di mostrare il potere che avevo acquisito. A chi? A mio marito, naturalmente. Non che ce ne fosse bisogno, lui ormai era completamente addomesticato e in mio potere, ma non volevo concludere la serata senza ricordargli per l'ennesima volta chi comandava. A Valerio non avevo potuto mettere le mani addosso come avrei voluto. Era la prima volta e mi ero dovuta limitare, altrimenti avrei corso il rischio di spaventarlo troppo. Anche se mi ero riproposta che, già dalla prossima volta, avrebbe assaggiato un po' del mio judo e della mia kick-boxing, ma mi era rimasta quella voglia insoluta. Una voglia che dovevo assolutamente appagare. Fino a quel momento mio marito, pur essendo a conoscenza dei miei tradimenti, aveva vissuto quei mesi in modo ovattato, senza che io gli dicessi mai apertamente quello che facevo. Ma quella sera mi sentivo diversa. Avevo un altro schiavo, il mio potere era aumentato ancora, e avevo intenzione di aumentarlo ulteriormente proprio nei suoi confronti.
Oh, sì! Avevo voglia di fargli del male e di trasgredire sempre di più, consapevole che Marco non avrebbe potuto fare altro che accettare le mie nuove condizioni. Non mi sarei fermata davanti a niente pur di ottenere ancora più potere, e mio marito stava per scoprire di cosa ancora fossi capace. La mia anima era ormai più nera della pece.
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