Per sempre Settimo episodio

di
genere
sentimentali

Inserisco la chiave nella serratura di casa. Immagino che Sarah stia vedendo qualcosa in televisione in pantaloncini corti e canotta, come è sua abitudine, e invece me la ritrovo vestita di tutto punto, seduta con le gambe accavallate sul bordo del letto. E soprattutto col suo frustino in mano. Non ci vuole molto a comprendere. Mi inginocchio ai suoi piedi.
“Perdonami, Mistress, ma ho fatto tardi per lavoro.”
Mi guarda dall’alto in basso. Dio, quanto adoro quello sguardo.
“Rimane il fatto che sono stata costretta a cenare da sola. Spogliati!” mi ordina, e naturalmente obbedisco all'istante, per rimettermi poi di nuovo in ginocchio. Lei intanto si è alzata e mi gira intorno toccandomi ogni tanto col suo frustino. Sento un brivido di piacere a ogni tocco, ma so che non me la caverò a buon mercato. Mi afferra per un orecchio e mi costringe ad alzarmi, per poi spingermi a ridosso del muro. Mi fa girare e adesso le do le spalle. E il sedere. Ed è lì che si indirizzano le prime frustate. Mi mordo il labbro perché non ci va leggera, ma devo resistere. Lo devo fare per lei. E per me stesso. Vorrei dimostrarle la mia adorazione, e resistere al dolore che mi infligge è l’unico modo che conosco. Dopo il culo si sposta sulla schiena e lì le sue frustate sono ancor più dolorose, ma resisto fino a quando vedo che getta la sua frusta sul letto e mi volta. Mi afferra per il mento e siamo uno di fronte all’altro. Se nei momenti normali non ho alcun problema con Sarah e facciamo sesso in modo soddisfacente per entrambi, quando lei diventa la mia mistress per me è tutta un’altra cosa. La mia psicologia è completamente diversa e ho paura. Non paura di ciò che potrebbe farmi perché ho la massima fiducia in lei, ma paura di non essere alla sua altezza. E forse non lo sono. Ho il tremore e l’eccitazione ai massimi livelli. La vedo sorridere.
“Oh, Brad, il tuo pisellino è sull’attenti. Come mai?”
“Io… Perché non posso resisterti.”
“E invece dovrai farlo. Siamo appena all’inizio di questa serata.”
“Come tu vuoi, Mistress Sarah.” So che le piace quando la chiamo così. E mi abbandono a lei. Può fare qualunque cosa di me e penso di essere l’uomo più fortunato del mondo per stare agli ordini di una padrona del genere.

Siamo nudi sul letto e Sarah ha abbandonato i suoi panni da mistress per tornare a essere la mia dolce fidanzata. Ha poggiato la sua testa sul mio petto ed io mi beo della sua vicinanza accarezzandola dolcemente. Mi sorride.
“E’ stato meraviglioso, Brad. Mi piace essere la tua mistress.”
“E a me piace essere il tuo schiavo.”
“Cosa provi?” Lo abbiamo fatto centinaia di volte questo discorso, ma ci piace cercare sempre nuove argomentazioni perché apparentemente non c’è spiegazione.
“Non lo so, amore. Mi piace che tu sia al comando.”
“E a me piace detenerlo quel comando. E anche il sesso assume una dimensione diversa. Sento il tuo desiderio smisurato e mi sento come una dea.”
“Ma tu sei una dea. La mia dea personale.”
Afferra la mia mano e la stringe
“E se un’altra donna volesse diventare la tua mistress? Con le sensazioni sottomesse che hai, accetteresti?”
La bacio dolcemente. “ Io voglio te. Come donna e come mistress. Sempre e per sempre. Solo con la donna che amo potrei fare certe cose. E io amo te.”
“Ti ho fatto male?” La sua voce è diventata più lieve, quasi preoccupata,
“Un po’. Ma me lo meritavo.”
Fa la faccia da furbetta. “Già. Oltre ad avere due punizioni in sospeso, stasera mi hai fatto cenare da sola. E io odio stare da sola. E quindi, sì, la punizione era necessaria.”
Le sorrido. “E quindi ti sei vendicata. Stasera non ti sei fatta mancare niente. Mi hai frustato, mi hai schiaffeggiato, mi hai messo le pinze ai capezzoli, mi sei montata sopra coi tacchi, e infine mi hai fatto adorare i tuoi piedini per oltre mezz’ora. Non avevo più saliva.”
Scoppia a ridere. “Sei così tenero, schiavetto. Mi piace quando vorresti chiedermi pietà ma ti trattieni per paura di non essere all’altezza.”
“E’ che tu sei così… Tu sei perfetta, amore mio. Sei bella, intelligente. Cosa potrei volere di più?”
Si fa improvvisamente seria. “E quella ragazza? L’hai vista di nuovo?”
“Si, amore. E abbiamo fatto passi avanti giganteschi. Adesso si ricorda chi è stata in vita, ma ancora ha dei vuoti riguardo il momento in cui è stata uccisa. Mi ha detto di aver sentito delle voci all’interno di un capannone, e poi un uomo con la pistola che le sparava.”
“Ti sei fatto un’idea?”
“Sì. Penso che Jennifer, così si chiamava la ragazza, abbia sentito qualcosa che non avrebbe dovuto ascoltare. Chi stava all’interno della vecchia fabbrica stava progettando qualcosa, forse un furto o qualcosa del genere. E l’hanno dovuta uccidere. Anche se ho ancora qualche dubbio riguardo il fatto che possa essere stata una vera e propria esecuzione.”
“Un’esecuzione? Una ragazza di 19 anni?”
“Potrebbe essere se, ad esempio, il padre avesse contratto dei debiti con la malavita. In questi casi non uccidono il debitore perché non potrebbe più pagare, ma qualcuno che gli sta vicino. E John Mallory ha un’altra figlia che deve preservare pagando il debito.”
Oh, mio Dio.”
“Comunque, sono convinto che un’eventualità del genere sia piuttosto remota. Per sicurezza sto facendo prendere informazioni su entrambi i genitori della ragazza. Se uno dei due aveva dei debiti, lo verremo a sapere.”
“E quindi, rimane il fatto che Jennifer abbia scoperto qualcosa.”
“Sì, sono quasi certo che si tratti di qualcosa che, in qualche modo, Jennifer è venuta a conoscenza. O che, molto più probabilmente, ha sentito direttamente quella sera.”
“Non fa una piega. Ma come si fa per capire cosa stavano organizzando?”
Sospiro. “Se Jennifer non ricorda è quasi impossibile. Devo cercare di farle rammentare ciò che ha sentito. Se, ad esempio, lei ha ascoltato che volevano fare una rapina, potremmo anticipare le loro mosse, catturarli e poi cercare una congiunzione con l’omicidio della ragazza. Con l’arma, ad esempio.”
“E come pensi di farle tornare la memoria a quel momento?” insiste la mia dolce padrona.
“Come ho sempre fatto. I morti hanno la tendenza a dimenticare il momento della dipartita e quelli precedenti, lo sai. Anche se non è sempre così.”
“Ti sei mai chiesto il motivo per cui a volte ricordano e a volte dimenticano?”
“Milioni di volte, amore. E quel motivo non l’ho mai trovato. I morti che rimangono sulla terra lo fanno per un motivo preciso. Loro sentono che hanno lasciato delle cose in sospeso. A volte hanno memoria e a volte no, dipende da ciò che devono compiere prima di andare insieme a tutti gli altri”.
“E purtroppo questa ragazza è una di quelle che non ricorda.”
“Già, ma se le faccio le domande giuste, se la sprono, la memoria le ritorna. Almeno così è sempre successo. Dovrò quindi insistere andando però per gradi per non confonderla ancor di più.”
“Quando intendi vederla di nuovo?”
“Lo farò domani sera. Le devo dare tempo, non posso essere assillante col rischio di innervosirla. La loro mente è diversa da quando erano vivi. Jennifer, ad esempio, era una ragazza solare, ma adesso è diffidente, impaurita. Io sono riuscito a conquistare la sua fiducia, ma non posso abusarne.”
“E domani, dopo una lunga giornata di lavoro, secondo te dovrò cenare di nuovo da sola?” Mi afferra per il mento. Lo sguardo è di nuovo quello furbetto della ragazza dominante.
“Vedrò di andarci prima e di tornare per cena.”
“Te lo ordino. E sarai tu a preparare tutto. Qualcosa in contrario?”
Le sorrido anche se le sue unghie mi stanno facendo male.
“No, mistress. Anche perché il mio sederone ancora mi fa male e non vorrei che tu domani sera dovessi riprendere proprio da lì. Mi sembra di non aver più la pelle.”
Scoppia a ridere. “Cosa pensi? Che per il fatto di essere il ragazzo che amo io ci debba andare leggera?”
“Ripetilo!”
“ Beh, il fatto che io sia la tua ragazza non mi fa essere meno severa nei tuoi confronti. Mi piace vederti sottomesso e un po’ impaurito. Se non fossi all’altezza, non potrei godere del tuo timore.”
“No, ripetimi che sono il ragazzo che ami.”
Mi sorride e mi bacia teneramente. “Sei l’uomo della mia vita. L’uomo che sposerò, che amo da impazzire, e che amerò per sempre.”
“Se tu ti rendessi conto di quanto anche io ti amo”, le dico, prendendo il suo bel viso tra le mie mani.
“Lo so, amore. Lo sento, lo percepisco. Ed è questo nostro strano modo di interpretare l’amore, a volte con dolcezza e a volte con apparente violenza, a nutrire questo nostro sentimento e a farlo crescere. Perché il nostro amore sarà per sempre, lo sento.”
La stringo forte a me. “Sarà per sempre perché senza di te io sono perso.” La stringo ancor di più. E’ Sarah la mia felicità, che sia la dolce ragazza o la severa mistress.
Continua...
scritto il
2026-07-24
5 1
visite
1
voti
valutazione
10
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

La vita di Patty Capitolo 37

Commenti dei lettori al racconto erotico

popunderx0
cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.