La vita di Patty Capitolo 38

di
genere
dominazione

Arrivammo al suo bungalow. All'ingresso Luca cercò di baciarmi, ma io voltai la testa di scatto, con sua grande sorpresa.
“Non adesso.”
"Perché?" chiese semplicemente.
"Entriamo che te lo spiego."
“Dai, non farti pregare”, insistette il ragazzo, che stava prendendo sempre più confidenza con la situazione.
“Ti ho detto di entrare. O vuoi che me ne vada immediatamente?”
“No, no. Ho fatto per caso qualcosa che ti ha infastidito?" chiese Luca, mentre armeggiava con le chiavi nella serratura della porta. Il suo tono era diventato più dolce e tenero.
"No, non hai fatto niente, ma stasera si fa a modo mio."
Luca mi osservò un po’ meravigliato, entrando poi nel bungalow.
"Ok, faremo a modo tuo. Farei qualunque cosa per stare con te stasera. Sei
così eccitante. Ma adesso fatti baciare", mi disse, avanzando verso di me.
“Allora non hai capito. Ho detto che faremo a modo mio”, gli dissi, bloccandogli i polsi con le mie mani. Sapevo di essere forte per essere una donna, ma quello era un ragazzo in forma e, probabilmente, la sua forza fisica era simile alla mia. Ma tutti quei mesi di allenamento con i pesi erano serviti a qualcosa. Luca rimase meravigliato dalla forza delle mie braccia che lo ingiunsero a indietreggiare sotto la mia spinta.
"Cazzo, ma che hai al posto delle mani?"
Probabilmente non stava usando tutta la sua forza. In fondo ero una donna e lui il maschio, e quasi sicuramente aveva paura di farmi male. Lo spinsi intanto contro il muro, sempre tenendolo bloccato con le mie mani, e iniziai ad avvicinare la mia bocca verso le sue zone sensibili. Lo sfioravo solamente, prima sul collo, poi intorno alle orecchie e infine sulla bocca.
"Mi desideri, vero?" gli feci maliziosamente. Era una domanda retorica.
Sentivo perfettamente e con estrema soddisfazione il suo pene eretto compresso
sulla mia gamba.
"Ti desidero? Mi stai facendo impazzire, altro che. Ho una voglia tremenda.
Dai, facciamolo." Aveva la voce roca, lo stavo veramente eccitando di brutto.
Cercò di liberarsi della mia presa ma, con sua grande meraviglia, le mie mani
rimasero saldamente sui suoi polsi. Notai l'incredulità sul suo volto, e decisi
di andare sul concreto.
"Sono forte vero? E non hai visto niente. Ti ho detto che sono disponibile a
fare l'amore con te, ma voglio farlo a modo mio.”
Lui sospirò. “Sì, d’accordo. Tutto quello che vuoi.”
Sorrisi. Ero sicura che lui immaginasse qualche giochetto erotico.
“Bene. Ascoltami, allora. Adesso io e te lotteremo. Se vincerai tu potrai disporre di me come meglio credi, ma se dovessi vincere io le cose si invertiranno e tu sarai il mio schiavo per tutta la durata della mia vacanza."
Mi guardò esterrefatto. Questa proposta non se l’aspettava di certo.
"Ma che stronzata è questa? Non mi metto a fare la lotta con una donna."
"E allora ciao, mio caro. Fatti una bella sega perché ne hai bisogno." Gli
lasciai i polsi e mi girai per andarmene. Mi voltai mandandogli un bacio con
la mano e sorrisi. Stavo però mascherando la mia delusione. Avevo programmato
tutto, ma non avevo fatto i conti che non mi sarei trovata di fronte a uno come mio marito che non chiedeva altro, ma a un ragazzo che avrebbe trovata quella richiesta perlomeno strana. Avevo cercato di sedurlo per invogliarlo
ad accettare, ma avevo evidentemente fallito. Ma proprio quando stavo facendo
i conti con il mio fallimento, sentii la voce di Luca.
"Aspetta, Patty. Cazzo, mi hai mandato il cervello in tilt. Sarei disposto a
fare qualunque cosa pur di fare l'amore con te. Sei talmente eccitante vestita
così. Torna indietro, ti prego, e faremo come vuoi."
"Bene!" feci soddisfatta, ritornando sui miei passi. "ma ti avverto che non
sarà per nulla facile per te. Devo avvertirti che pratico judo e kick-boxing e la mia forza l'hai già assaggiata."
"Mamma mia!" esclamò, facendo la faccia impressionata. "Certo che sei proprio
strana tu eh? Comunque ok, facciamo come vuoi tu. Quando iniziamo?"
"Subito! Io sono già pronta", risposi, mettendomi in guardia. L’avevo convinto, ero riuscita a portarlo nella direzione da me voluta, ma ero sicura che ancora non si rendesse conto esattamente di quello che volevo. Anzi, immaginavo che nei suoi pensieri, la lotta che avevo in programma fosse solo un mezzo per farmi sopraffare, proprio come quelle lotte che facevo con Marco da ragazza, quando l’inevitabile conclusione era la sua vittoria. La parte più difficile era quindi superata, ma quello che mi si prospettava in quel momento era ancora tutt’altro che scontato. Quello di fronte a me era un ragazzo in piena salute, e non sarebbe stata una passeggiata ridurlo come io avevo intenzione di fare. Non avevo certo intenzione di fargli del male, così come facevo, senza preoccuparmi troppo, con Marco, e quindi dovevo solo cercare il varco giusto per
afferrarlo e immobilizzarlo. Ma Luca era appunto un ragazzo sportivo e aitante, e forse prima aveva solo fatto finta di impressionarsi perché scattò repentino
verso di me prendendomi per le gambe, sollevandomi e gettandomi sul letto.
Stava per gettarsi su di me, forse per immobilizzarmi, quando lo afferrai prontamente con le mie gambe per il collo. Avevo ancora i sandali ai piedi che mi limitavano alcuni movimenti, ma per fortuna i pantaloni di lattice, pur essendo aderentissimi, erano elasticizzati, e mi davano ampia libertà di movimenti. Lo strinsi pertanto fortemente e poi lo girai di scatto, facendolo piombare sul letto, sempre con le mie gambe strette sul suo collo. Cercava con le sue mani di togliere le mie gambe ma inutilmente. Le mie gambe erano sicuramente più forti delle mie braccia. Le avevo tonificate a meraviglia, e cominciavo a pensare che potessero essere addirittura mortali. Gli stavo applicando quelle che, in gergo, si chiamano “scissors”, ovvero forbici, in quanto le gambe assumono una posizione simile a quelle delle forbici. L’avevo già sperimentata con Marco e, ovviamente, era stato un successone. Quando mi resi conto che iniziava ad annaspare con il respiro, fui io a interrompere la mia presa, alzandomi sorridente.
"Questa è stata una prova, per farti capire con chi hai a che fare."
Luca si alzò dal letto respirando affannosamente, borbottando frasi che riguardavano la sua incredulità di fronte a quello che era appena successo, mentre io avanzavo verso di lui. Ora qualche timore cominciava ad averlo mentre, al contrario, io ostentavo sicurezza, anche se dentro di me avevo ancora qualche
Incertezza. Proprio quella mia sicurezza ostentata, aggiunta al fatto che pochi secondi prima le mie gambe avrebbero potuto soffocarlo, doveva aver ridotto ai minimi termini il suo ego maschile. Mi tolsi i sandali e, appena lo ebbi a portata di braccia, scattai senza dargli il tempo di abbozzare una minima
resistenza. Gli presi il suo braccio destro e, voltandomi improvvisamente ed
inginocchiandomi poi, lo feci ruotare sopra la mia spalla, utilizzando la mossa
chiamata . Luca cadde proprio di fronte a me, con il suo braccio
ancora saldamente nella mia mano. Era stato facile. Frequentavo la palestra da
soli due anni e mezzo, ma sembrava che non avessi fatto altro nella mia vita.
Ero veloce, agile e mi piaceva lottare. Soprattutto mi piaceva battere i maschi e sentirmi superiore a loro. Ma non era finita. Luca cercava di rialzarsi, e
dovetti tirare il suo braccio verso di me. Per aiutarmi misi il mio piede
destro sulla sua faccia, in una variante personalizzata della mossa . Ora era bloccato, e non dovevo usare nemmeno tutta la mia forza. Il
ragazzo cercò di liberarsi per diversi secondi, ma più tentava di togliersi
dalla mia morsa, più io gli procuravo dolore tirando e torcendogli il braccio
in una leva, spingendo contemporaneamente il piede verso la sua faccia. Vidi che provava con tutte le sue forze, ma non poteva uscire da quella presa. Lo feci urlare dal dolore aumentando la torsione, e, a quel punto, vista l'inutilità dei suoi sforzi, e il dolore che si intensificava, si arrese alla mia netta superiorità.
"Ok, basta! Hai vinto", ammise.
"Oh, no, tesoro. Non così. Troppo facile. Ti ricordi il patto? Da adesso in
poi sei il mio schiavo. Comincia a baciare il mio piedino, proprio quello che
ti sta sulla faccia. Avanti!"
Luca tentennò per alcuni secondi. Poteva muovere solo le gambe e poco altro. Sicuramente non poteva in alcun modo sfuggire alla mia presa. Non poteva far altro che accettare la mia imposizione. Iniziò a baciarmi il piede che tenevo schiacciato sulla sua faccia, prima con riluttanza, poi, a mio parere, anche con un po' di trasporto.
"L'ho fatto. Ora lasciami, per favore."
"Devi chiedere la mia pietà", gli ordinai, rincarando la dose.
“Ma non puoi obbligarmi a fare una cosa del genere”, si lamentò. Era già stato umiliante per lui baciarmi il piede, chiedere la mia pietà doveva essere troppo.
“E allora resterai in questa posizione. Vedremo quanti minuti puoi resistere così. Io ho tutto il tempo e la mia posizione è molto comoda”, affermai tranquillamente. Dovevo però fargli comprendere che ero io a condurre il gioco. Diedi un’altra torsione al braccio per convincerlo che non scherzavo e Luca stavolta urlò.
"Ok, ok ho capito. Pietà."
"Devi dire , e devi dirlo convinto dandomi del lei, altrimenti
rimango in questa posizione tutta la notte."
“Come?”
“Hai capito bene. Non farmelo ripetere.”
Vedevo il suo viso quasi deformato per lo sforzo e per il dolore, ma poi comprese che non poteva continuare in quel modo.
"Pietà, Padrona! Mi lasci."
"Bravo, piccolo. Lo vedi che con le buone maniere si ottiene tutto", gli dissi
sarcasticamente, lasciando contemporaneamente la presa su di lui. Mi rialzai e lui fece altrettanto. Lo spinsi addosso al muro e poi lo osservai. Era stravolto e ancora paonazzo per la fatica, tra l'altro completamente inutile, per cercare
di liberarsi, indeciso su cosa fare e forse anche impaurito. Non doveva essere
stato piacevole per lui scoprire che una giovane donna lo aveva sconfitto e
umiliato. Invece io sapevo perfettamente come comportarmi. Battere Luca mi
aveva mandato su di giri, proprio come quando picchiavo mio marito. Che mi
eccitassi nell'imporre a Marco la mia volontà ne ero sicura già da un bel
pezzo, ma adesso avevo la certezza che la stessa cosa mi capitava anche con
altri uomini. Luca era ormai a ridosso al muro e io di fronte a lui. Gli presi
di nuovo i polsi e glieli alzai sopra la sua testa, e lui mi lasciò fare.
Quindi avvicinai la mia bocca alla sua e lo baciai lascivamente.
"Non fare niente. Non ti devi muovere e soprattutto non prendere nessuna
Iniziativa se vuoi che io ti scopi. Penso io a tutto e vedrai che non ti lamenterai. Tu mi vuoi vero?" gli chiesi, mettendo in mostra tutta la sensualità che possedevo
"Si."
"Si cosa? Ti ho detto che mi devi chiamare padrona."
"Si, Padrona. Voglio fare l'amore con te. Non desidero altro."
Gli afferrai il mento. “Mi devi dare del lei. Queste sono le regole del gioco.”
“Non mi viene spontaneo, non lo faccio apposta.”
Lo accarezzai e lo baciai di nuovo. “Non sei un cretino. Sei un tipo sveglio, vedrai che ci riuscirai, ma non transigo. Riprova.”
“Io… voglio fare l’amore con… lei”
"Bene. Dimmelo in ginocchio. Inginocchiati, schiavo, al cospetto della tua
padrona." Ero stata melodrammatica ma Luca, ormai completamente cotto, nemmeno se ne accorse. Il mio comportamento stava dando risultati che andavano al di là delle mie speranze. Avevo molti dubbi sulla riuscita del mio piano. Non avevo idea di come un ragazzo potesse reagire di fronte al mio modo di fare, ma quando vidi il ragazzo inginocchiarsi ai miei piedi e chiedermi di fare l'amore con lui, ebbi la certezza che quello era il comportamento vincente. Lo feci rialzare e poi spogliare del tutto, mentre io ero ancora vestita di tutto punto, anche se scalza. Tornai a baciarlo. Con una mano iniziai ad armeggiare anche sul suo pene che era dritto al punto giusto.
"Padrona," balbettò, ormai preso dalla situazione. "così me ne vengo."
Lo guardai sorridendo." E' quello che voglio. Altrimenti fai come ieri sera e duri pochi secondi. Oggi voglio essere soddisfatta anch'io, e non intendo scopare come fanno i conigli. E non mi sporcare altrimenti ti pesto sul serio. E ormai avrai capito che non scherzo."
Gli afferrai di nuovo il cazzo. Era dritto e duro, a dimostrazione che il mio intento di eccitarlo al massimo stava funzionando. Iniziai a muoverlo ritmicamente, baciandolo contemporaneamente.
Luca resistette solo pochi secondi, e poi lanciò un getto di sperma che
sporcò il pavimento e la sua pancia, mentre io assistevo divertita aiutandolo
con la mia mano.
"Ora tocca a me, gli dissi facendolo nuovamente inginocchiare e mettendogli
la testa a ridosso della mia vagina. Mi sfilai il pantalone. Non portavo intimo. I pantaloni di lattice erano talmente aderenti che anche una minuscola mutandina poteva creare dei leggeri segni antiestetici. E io non volevo imperfezioni.
Gli presi la testa portandogliela all’altezza della mia fica, obbligandolo poi a leccarmela. Obbligo relativo in quanto Luca sembrava ben disposto ad accontentarmi. Non era abile come lo era Marco, ma io avevo un'eccitazione enorme e mi accontentai. Ci misi un po' ad arrivare all'orgasmo che fu comunque molto piacevole, anche se forse lo potevo definire decisamente al di sotto del piacere che provavo con mio marito. Dopo esserci lavati entrambi, ricominciammo
da dove eravamo rimasti. Sapevo che non era come Marco. A mio marito mi
bastava dare un ordine che la sua indole sottomessa lo faceva di nuovo
eccitare. Sapevo quindi che con Luca avrei dovuto agire in modo differente.
Differente ma sempre dominante. Mi tolsi la fascia elastica che portavo al
seno. Non avevo altro indosso, e i miei seni erano proprio a ridosso del suo corpo.
"Ti piacciono?"
"Sono splendide."
"E allora, toccale!" gli ordinai, mettendogli una mano sopra al mio seno, "Senti come sono dure." Lo erano davvero, e di questo non avrei mai smesso di ringraziare i miei allenamenti con i pesi, grazie ai quali il mio seno aveva acquistato una consistenza veramente notevole. Luca si perse nei miei seni e io potei notare un flebile accenno di erezione che divenne più vistosa quando, senza proferire parola, gli abbassai la testa e lo invitai così a leccarmi i
capezzoli che, dopo pochi attimi, divennero turgidi. Ora sentivo di nuovo
desiderio anch'io. Lo tenevo ormai sotto controllo, e sapevo che era disposto a
tutto pur di avermi. Lo presi per un braccio e lo spinsi a letto. Gli ordinai
di mettersi un profilattico e poi mi misi sopra di lui. Ero già bagnata dai
miei umori, e non ebbi difficoltà a inserire il pene di Luca dentro di me.
"Non azzardartene a venire senza chiedere il mio permesso", gli ricordai, prima
di iniziare a muovermi. Lo cavalcai con padronanza. Non era un mero atto
sessuale, ma una vera e propria dominazione con sesso incorporato. Era tutta
un'altra cosa rispetto al giorno precedente. Era diversa l'atmosfera. Sapevo
di aver bisogno di quello, l'avevo capito proprio quando mi ero resa conto che
fare l'amore nel modo tradizionale era stata una delusione per me. Quella
volta, avendo già avuto un'eiaculazione in precedenza, durò naturalmente molto più a lungo rispetto alla sera precedente, per mia fortuna. Era creta nelle mie mani. Io mi muovevo piano, cercando di far strusciare il suo pene sulle mie pareti vaginali. Questo modo eccitava entrambi. Lo sentivo godere e io pure stavo trovando quella scopata molto piacevole. Venne dopo una decina di minuti, abbastanza per farmi raggiungere un orgasmo, ma non per soddisfarmi completamente. Lo mandai a lavarsi e nel frattempo mi accesi una sigaretta. Avevo appena scopato con un ragazzo e mi vene da pensare a mio marito. Sorrisi sadicamente. Lui era il mio schiavo e non poteva dire nulla. Luca intanto, era tornato. Si mise sdraiato accanto a me, baciandomi leggermente sul collo e vicino alle labbra.
“Dio, quanto sei bella. Sei perfetta. Starei tutta la notte a baciarti.”
Sorrisi soddisfatta, senza però rispondere. Rimanemmo in quella posizione per un quarto d’ora circa, poi decisi di passare ancora all’azione. Volevo ancora fare sesso. Grazie ai miei baci, il suo cazzo cominciò ad alzarsi lievemente, ma non abbastanza per una penetrazione. Mi chinai su di lui e glielo baciai. A Marco non glielo prendevo in bocca, come se quell’azione potesse sminuire il mio ruolo dominante, ma con quel ragazzo non ci badai. Non ero certo una maestra nell’arte del pompino, e dovetti mettere in moto la mia fantasia. Mi accorsi subito che funzionava. Me lo sentivo crescere in bocca e mi resi conto che ormai potevo scoparmelo di nuovo. Mi misi di nuovo sopra di lui per farmi penetrare. Ne sentivo un bisogno spasmodico. Le scopate di prima e la leccata di fica non mi avevano soddisfatta. Ma quella volta riuscii a trovare finalmente il modo per giungere all’orgasmo come piaceva a me. Soddisfatta, mi rilassai, con il suo cazzo dentro di me. Lo baciai appassionatamente.
“Non male, ragazzino. Ma devi migliorare se vuoi soddisfare pienamente una vera donna come me. Dammi due minuti e ti faccio venire alla grande. Ti ricorderai di questa scopata per il resto della tua vita.”
“Non c’è bisogno che me ne venga per la terza volta per ricordarmi di questa sera per il resto della mia vita. Non so se riuscirò di nuovo a venirmene.”
Sorrisi. “Tesoro, per me niente è impossibile. Vedrai.” Ripresi a muovermi, ma lo feci con più attenzione, proprio per dare piacere a lui. E, malgrado ciò che lui pensava, dopo alcuni minuti lo sentii sospirare.
“P-Padrona, sto per venire.”
Gli afferrai il mento.” Mi devi prima chiedere il permesso.”
“S-Sì, la prego, Padrona, me ne faccia venire, non resisto più.”
Gli diedi quel permesso. Avevo sempre amato il momento in cui Marco se ne veniva. In quei momenti, trovavo i suoi sussulti altamente sensuali. Forse perché quello era il momento topico, con il membro al massimo dell’eccitazione. Anche con Luca la cosa si ripeté, e lo sentii piacevolmente mentre esplodeva il suo desiderio.
Mi tolsi da sopra di lui e lo guardai con un misto di severità e di tenerezza. “Ricordati, ragazzino, che io posso fartene venire come e quando voglio.”
Luca annuì, senza nemmeno avere la forza di rispondere, come se gli avessi succhiato la linfa vitale. Anch'io potevo comunque ritenermi soddisfatta sessualmente. Luca intanto mi osservava mentre io mi alzai per andarmi a dare un'occhiata allo specchio del bagno e sistemarmi i capelli. Quando entrai di nuovo nello stanzone mi sedetti sul bordo del letto a fianco a lui.
"Sei stata fantastica. Oh mio Dio che donna eccezionale che sei! Io non ho mai provato niente del genere. E tu? Sei soddisfatta vero? E' stata proprio un'altra cosa rispetto a ieri, avevi ragione quando mi hai detto di voler fare a modo tuo." Mi stava dando del tu. Feci finta di niente, mi misi cavalcioni su di lui e poi, repentinamente, con una mano gli presi il mento facendogli sbattere la testa contro il bordo del letto, e con l'altra gli presi il braccio facendogli una dolorosa torsione.
"Ma che stai facendo? Mi fai male", si lamentò.
"Ti avevo avvertito, stronzo. Se avessi vinto io, tu saresti diventato il mio schiavo per l'intera settimana. Quando ti rivolgi a me devi chiamarmi padrona e darmi del lei. Altrimenti il braccio te lo spezzo. Intesi?"
"Si, Padrona," gemette. "credevo che il gioco fosse terminato."
"Il gioco termina quando lo dico io. Chiaro?"
"Si, chiarissimo. Ma come fai, cioè scusi, come fa a essere così forte? Io
sono un maschio e sono anche un tipo sportivo, eppure quando mi prende non
riesco a muovermi."
Sorrisi, lo lasciai libero e lo baciai. "Te l’avevo detto che sono un’esperta di arti marziali. Ma ho anche altri segreti. Ora voglio dormire un po', non mi va di stare a chiacchierare. Ricordati che per tutta la settimana mi appartieni e farai quello che io ti ordino di fare."
"Si, Padrona. Non ho mai fatto una cosa del genere, ma sembra veramente
piacevole. Non mi sarei mai immaginato di provare una sensazione simile facendo il masochista."
Scoppiai a ridere constatando la sua ignoranza in materia. "Non stai facendo il masochista, semmai il maschio sottomesso. Forse domani ti spiegherò la differenza, ragazzino. Ora togliti dalle palle che voglio dormire."
"Ma perché? Non dormo anch'io qua sul letto?"
"No! Tu dormi dove ti pare ma non sul letto con me," gli dissi con fare
autoritario. Poi però mi ammorbidii. Se volevo avere davvero un maschio
sottomesso che non fosse mio marito e che non avesse quelle tendenze, dovevo
agire in modo diverso. Mi avvicinai a lui e lo baciai dolcemente ma con
passione. "Se ti comporterai bene e mi obbedirai come io desidero, domani sera
potremmo anche trascorrere un'altra serata come questa. E tu lo vuoi vero?"
"Si certo che lo voglio."
"E allora obbedisci alla tua padrona e vedrai che la ricompensa sarà straordinaria."
Luca si alzò dal letto facendomi un cenno con la testa che voleva dire che
accettava, e si sdraiò ai piedi del letto dopo aver messo un asciugamano per
terra.
"Non credevo di poter fare una cosa del genere per una donna. Ma tu… cioè, lei ha il potere di non farmi capire niente, di confondermi. Se ripenso a come è stata questa serata, non posso non desiderarne tante altre così. Si, Padrona, le
obbedirò per tutta la settimana." Si accucciò sul pavimento, e io avevo
finalmente tutto il letto per me. Avevo soddisfatto il mio ego ed ero riuscita
a far fare a un ragazzo che non aveva indole sottomessa quello che io volevo.
Avevo dovuto cambiare leggermente tattica, usando più la sensualità che la
forza, ma ero riuscita a farlo. Era un modo diverso di detenere il potere, ma
ugualmente molto soddisfacente. Avevo capito che gli uomini potevano essere
facilmente manipolati, soprattutto se dall’altra parte c’era una donna come me, bella e spregiudicata, e che forse quella tattica che avevo usato con Luca poteva risultare vincente anche con prede più complicate di quel ragazzino. Si, avevo il potere e mi rendevo conto che non riuscivo a fare a meno di usarlo. Avevo già pensato innumerevoli volte che, grazie a mio marito, avevo scoperto in me una predisposizione per un certo stile di vita. Una predisposizione che non pensavo minimamente di possedere, ma quella sera avevo superato i limiti. Eppure, non riuscivo a pensare che fosse sbagliato, anzi, mi dicevo che, tutto sommato, fosse giusto, perfettamente in linea con i nostri ruoli. Potevo considerare il tradimento, soprattutto se effettuato in modo così dominante, niente di più che un atto dovuto e forse quasi obbligatorio per delineare la mia supremazia e la mia autorità nei confronti di mio marito. Almeno questo era il mio pensiero in quel momento. Mi basto socchiudere gli occhi per addormentarmi immediatamente, soddisfatta come poche altre volte in vita mia.
Mi svegliai che erano da poco passare le 7. Luca ancora dormiva come un angioletto, e mi soffermai a guardarlo. I suoi capelli erano arruffati, e un sorriso faceva capolino sul suo bel viso. Era un volto decisamente invitante, e quasi mi stava invogliando a baciarlo. Desistetti solo per non svegliarlo. Era in slip e stava avendo un’erezione in quel momento. Sorrisi pensando che forse era dovuto proprio a quello che avevamo fatto la notte appena trascorsa. C’erano tanti altri motivi per cui poteva essere eccitato, a cominciare dalla classica erezione mattutina maschile, ma ero sicura che poteva dipendere solo da me. Dovetti distogliere lo sguardo perché, solo a vedere quella bella erezione, mi stava venendo di nuovo il desiderio. Sospirai. Possibile che fossi diventata così bisognosa di sesso? Scossi la testa. No, non era semplicemente una questione di sesso. Era la dominazione che mi faceva uscire di testa, era il desiderio di impormi che risvegliava il mio bisogno. La dimostrazione lampante era Luca. La sera precedente, facendo con lui una normale scopata, ero rimasta molto delusa, mentre quella sera, scopandomelo a modo mio con dominazione incorporata, era stato molto più piacevole.
Mi vestii e uscii quindi dal suo bungalow senza svegliarlo. Avevo dormito poche ore ma non mi sentivo affatto stanca. Anzi, ero euforica. In quel momento Marco era un pensiero distante, quasi inesistente ma, man mano che mi avvicinavo al mio residence, quel pensiero si faceva sempre più consistente. Ma non erano
pensieri di pentimento. Quel sentimento non riusciva neanche a lambire il mio
cervello. Stavo solo pensando a come comportarmi con lui. Mi dovetti addirittura fermare e riflettere meglio, e quando mi trovai difronte la porta del residence avevo preso la mia decisione. Si, quella mattina sarebbe stata una giornata campale nella messa a fuoco definitiva del mio rapporto con lui, e mi stavo avviando verso la consacrazione della mia dominazione. Oppure verso la definitiva rottura del mio matrimonio. E questa volta la scelta l’avrei lasciata a lui.

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scritto il
2026-07-26
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