Siamo entrate nel tunnel del feticismo della malattia
di
Maktero
genere
feticismo
Le nostre esperienze con il Dottor Mark e le sofferenze che ci ha inflitto, facendoci ammalare; hanno sconvolto i nostri desideri e le nostre menti.
Non pensiamo ad altro che ripetere l'esperienza; magari aggravandola.
Decidiamo di richiamarlo pregandolo di farci "ammalare" ancora.
Lui dopo un poco di esitazione decise di incontrarci in un bar.
Noi ci presentammo puntualissime e dopo i pochi preamboli di convenienza venimmo subito al sodo.
Volevamo provare ancora a strare male e magari peggio della volta scorsa.
Lui sorseggiando la sua bibita; ci osservò attentantamente dicendoci che gli facevamo schifo per i nostri desideri pervertiti e che pertanto lo eccittavamo.
Noi eravamo contente per quelle parole.
Eccitatta dalle parole di Mark cercai la figa di mia sorella sotto il tavolino del bar; e lei altrettanto entusiasmata mi agguantò le palle sotto i pantaloncini e cominciò a strizzarmele.
Mark accortosi delle nostre manovre, riaffermò che facevamo veramente schifo e ci propose una cosa adatta a degli schifosi come noi.
Conosceva un rudere in collina, abbandonato da anni; semidirrocato e pieno di rottami detriti e spazzature varie accumulatesi negli anni.
Ci avrebbe portate lì, e dopo aver approffitato di noi ci avrebbe intossicate con un particolare virus che ci avrebbe fatte stare male parecchio.
Poi lui ci avrebbe abbandonate lì con una scorta di pasticche per guarire dal virus che ci avrebbe iniettato.
Avremmo dovuto prendere le pasticche appenna ci sentivamo troppo male e continuare la terapia per i giorni successivi come da istruzioni che ci avrebbe lasciato.
Noi accettammo immediatamente, senza esitazione.
Mark contento della nostra depravata accettazione, ci diede un appuntamento.
Salutandoci dopo aver sputato nelle nostre bibite; noi terminammo con piacere di sorseggiare le nostre bevande, con gli occhi lucidi e speranzosi di poter provare una nuova eccitante esoperienza di malattia.
Il giorno dell'appuntamento ci presentammo puntualissime; tutte speranzose di provare quella nuova esperienza.
Mark tardava, ed io e mia sorella cercammo di placare la tensione di quella frenetica attesa baciandoci appasionatamente.
Il dottore non si fece attendere molto arrivò con dieci minuti di ritardo e ci caricò in macchina.
Mentre viaggiavamo verso il luogo del nostro piacere o martirio; cominciò a piovere.
Mark ci disse che la pioggia ci avrebbe fatto soffrire di più; saremmo dovute giacere sofferrenti nell'umidità e nel freddo.
Io e mia sorella non ci stavamo più nella testa per l'eccitazione di quella prospettiva.
Continuavamo a toccarci.
Mark dallo spiecchietto viste le nostre mosse ci proibì rabbiosamente di toccarci; noi intimorite terminammo subito, preuccupate che potesse interrompere il nostro trattamento.
Con la macchina arrivammo al termine di un sentiero carrabile oltre cui non si poteva arrivare con la macchina.
Scendemmo dal veicolo e Mark ci disse di toglierci i vestiti e di gettarli ad un lato del sentiero.
Noi ubbiddimmo immediatamente con la testa piena di speranza, senza pensare a come e se avremmo potuto recuperarli.
Ma non ci importava.
Noi nude, Mark vestito e con un ombrello che lo riparava dalla pioggia, ci avviammo verso un sentiero stretto e coperto da ciottoli, rovi e rottami.
Mentre la pioggia copriva i nostri corpi, Mark ci incitava a muoverci indifferente che i nostri piedi soffrissero su quel disatrato sentiero.
Da barvi fratellini, mentre ci avviavamo per il luogo del nostro doloroso desiderio, ci tenevamo per mano.
La pioggia fredda copriva i nostri corpi, le asperità del terreno ferivano i nostri piedi; ed in fondo a quel sentiero avremmo trovato un luogo di degradazione e sofferenza.
Arrivammo finalmente a destinazione; davanti ad un rudere semidirroccato di cui a malapena si distinguivano i muri dai rottami caduti attorno.
Mark ci incitò ad entrare dentro in quel accumulo di rottami e sporcizia bagnata dalla pioggia che cominciò subito a sporcare i nostri corpi nudi.
Trovammo un vano tra i rottami e le travi mercie ed i laterizi ammuffiti in cui potevamo adagiarci per cominciare la nostra pratica.
Eravamo fradicie, sporche, infreddolite e la lo sgocciolio della pioggia continuava a tormentare i nostri corpi.
Mark ci fece adagiare tra i rottami e la putrida fanghiglia; poi tirò fuori dalla borsa che si era portato con sè delle siringhe e delle fiale.
Riempì le siringhe con il contenuto delle fiale, spiegandoci di quale virus si trattava e degli effetti che ci averbbe fatto.
Ci rammentò che ci avrebbe iniettato il virus e che poi avrebbe approffitato di noi depravate schifose e che poi se ne sarebbe andato via lasciandoci sole ad arrangiarci.
Noi eravamo estasiate e non volevamo altro che cominciare a soffrire per come ci era stato promesso.
Mark cominciò ad iniettarci nel corpo il virus terribile che ci avrebbe fatto stare molto male.
Era un momento sublime!
Estendiamo le nostre braccia generosamente alla siringa, speranzose che quel liquido pieno di quegli esserini microscopici avrebbero cominciato a martoriare il nostro corpo dall'interno, facendoci stare male; molto male.
Terminate le inezioni Mark ci mise accanto diversi blister di medicinali istruendoci su come prenderli quando saremmo state troppo male e come continuare a prenderli successivamente.
Se non saremmo state in grado di iniziare la terapia per tempo, ci disse la responsabilità non sarebbe stata sua; ed il nostro destino sarebbe stato una nostra scelta.
Noi con la testa confusa per l'eccittazione accettammo tutto.
Sentivamo, o volevamo sentire gli esserini malefici che cominciavano a mangiare le nostre cellule e i nostri organi; e cominciavamo ad esplodere dall'eccitazione.
Mark comprendendo che ci aveva eccittate; si tolse i pantaloni e cominciò a ricevere la sua ricompensa.
Io e mia sorella lo spompinammo più di una volta, ingoiando il suo splendido sperma.
Ma lui non ancora sodisfato ci inculò brutalemente, senza distinguere il mio culo maschile da quello più morbido di mia sorella.
Era molto buio quando si dichiarò soddisfatto di aver svotato completamente le sue palle con due depravate come noi.
Ci sputò addosso per salutarci e se ne andò.
Fù in quel momento che cominciò a salirci la febbre; dopo le ore di divertimento con Mark il virus cominciava ad agire sul nostro organismo.
Cominciai a tremare per il freddo e per la febbre; ero completamente fradicio visto che la pioggia non era terminata e aveva ricoperto il mio corpo nudo.
Mi accasciai in mezzo ad i rottami umidi ed alla faghiglia fredda di quel rudere, tremando per la febbre.
Cominciai a sentire la nausea che si fece esplosiva e di colpo vomitai a fianco a me in un recetto fangoso.
In quel momento sentii anche mia sorella che raccava, ed all'improvviso mi vomitò addosso.
Sentii il suo vomito caldo ricoprirmi il corpo aumentando il mio fastidio dovuto alla febbre.
Io e mia sorella continuammo a vomitare finchè no arrivaro i dolori e gli spasmi agli arti
L'onesto dottore ci aveva dato qualcosa che ci faceva stare veramente male.
Cominciammo anche a pisciarci addosso e cagarci addosso senza controllo e vista la ristretteza del lurido luogo dove ci trovavamo ci ricoprimmo reciprovamente di piscio ed escrementi che si mescolavano alla fanghiglia ed alla sporcizia in cui ci trovavamo.
Era meraviglioso era ciò che desideravamo; era ciò che volevamo.
Quella sofferenza depravata ci faceva eccittare il mio cazzo era sempre più duro e lo masturbavo in continuazione; mentre il virus mi mangiava sempre di più.
Arrivai piuù volte; mentre sentivo la febbre mangiarmi e mi sgagazzavo senza controllo.
Anche mia sorella non poteva fare a meno di manipolare la sua figa per godere in continuazione, urlando come una pazza quanto stava male.
Contente come pazze, al limite dello sfinimento, con gli occhi che ruotavano incontrollati ed il corpo che sembrava esplodere capimmo che era il momento di curarci prima di finire male.
Agguantammo freneticamente le pasticche che ci aveva lasciato Mark; le ingoiammo disperatamente aspettando il loro effetto.
Soffrimmo ancora a lungo con vomito, dolori muscolari, e febbre.
In questi ultimi scampoli di sofferenza presi di violenza mia sorella che apprezzò la mia iniziativa, cominciando a godere e vomitando come una bestia.
Esausti ci accasciammo privi di sensi.
La mattina dopo sempre bagnati fradici, ma sfebbrati ci svegliammo con gli occhi pieni dei ricordi della serata precedente.
Sempre con tanti dolori, avevo il cazzo duro.
Mi accostai a mia sorella con il cazzo eretto; la baciai e le feci sentire il mio membro sulle pareti della sua figa.
Lei apprezzo e la penetrai, cercando di sincronozzando il mio godimento con il suo.
Sempre febbricianti, distrutti dai dolori e bagnati dalla pioggia incessante che percolava attraverso i ruderi rimanemmo ferme nel rudere prendendo le pillole del dottore alle ore specificate.
Passammo un giorno o due; senza mangiare e bevendo l'acqua piovana, dentro a quel marciume di rudere mentre la pioggia bagnava i nostri corpi nudi e febbricianti.
Poi quando riuscimmo a deciderci ci avviammo verso la via di casa.
Trovammo al termine del sentiero i nostri vestiti fradici.
Ci vestimmò con quelli che erano ormai degli stracci e cercammo di arrivare verso casa.
Non potevamo fare l'autostop chi avrebbe raccolto dell schifezze come noi.
Ci avviammo a piedi verso casa; scalze, scagazzandoci e vomitando di tanto in tanto per l'effetto del virus.
Arrivate a casa terminammo la terapia.
Qualche giorno dopo ci chiamò Mark sorpreso di trovarci vive.
Noi esplodemmo in un urlo di esultanza per quello che avevamo passato.
E mark condivise il nostro entusiasmo.
Per chi volesse commentare i miei racconti la mia e-mail è"riccalupa@gmail.com.".
Non pensiamo ad altro che ripetere l'esperienza; magari aggravandola.
Decidiamo di richiamarlo pregandolo di farci "ammalare" ancora.
Lui dopo un poco di esitazione decise di incontrarci in un bar.
Noi ci presentammo puntualissime e dopo i pochi preamboli di convenienza venimmo subito al sodo.
Volevamo provare ancora a strare male e magari peggio della volta scorsa.
Lui sorseggiando la sua bibita; ci osservò attentantamente dicendoci che gli facevamo schifo per i nostri desideri pervertiti e che pertanto lo eccittavamo.
Noi eravamo contente per quelle parole.
Eccitatta dalle parole di Mark cercai la figa di mia sorella sotto il tavolino del bar; e lei altrettanto entusiasmata mi agguantò le palle sotto i pantaloncini e cominciò a strizzarmele.
Mark accortosi delle nostre manovre, riaffermò che facevamo veramente schifo e ci propose una cosa adatta a degli schifosi come noi.
Conosceva un rudere in collina, abbandonato da anni; semidirrocato e pieno di rottami detriti e spazzature varie accumulatesi negli anni.
Ci avrebbe portate lì, e dopo aver approffitato di noi ci avrebbe intossicate con un particolare virus che ci avrebbe fatte stare male parecchio.
Poi lui ci avrebbe abbandonate lì con una scorta di pasticche per guarire dal virus che ci avrebbe iniettato.
Avremmo dovuto prendere le pasticche appenna ci sentivamo troppo male e continuare la terapia per i giorni successivi come da istruzioni che ci avrebbe lasciato.
Noi accettammo immediatamente, senza esitazione.
Mark contento della nostra depravata accettazione, ci diede un appuntamento.
Salutandoci dopo aver sputato nelle nostre bibite; noi terminammo con piacere di sorseggiare le nostre bevande, con gli occhi lucidi e speranzosi di poter provare una nuova eccitante esoperienza di malattia.
Il giorno dell'appuntamento ci presentammo puntualissime; tutte speranzose di provare quella nuova esperienza.
Mark tardava, ed io e mia sorella cercammo di placare la tensione di quella frenetica attesa baciandoci appasionatamente.
Il dottore non si fece attendere molto arrivò con dieci minuti di ritardo e ci caricò in macchina.
Mentre viaggiavamo verso il luogo del nostro piacere o martirio; cominciò a piovere.
Mark ci disse che la pioggia ci avrebbe fatto soffrire di più; saremmo dovute giacere sofferrenti nell'umidità e nel freddo.
Io e mia sorella non ci stavamo più nella testa per l'eccitazione di quella prospettiva.
Continuavamo a toccarci.
Mark dallo spiecchietto viste le nostre mosse ci proibì rabbiosamente di toccarci; noi intimorite terminammo subito, preuccupate che potesse interrompere il nostro trattamento.
Con la macchina arrivammo al termine di un sentiero carrabile oltre cui non si poteva arrivare con la macchina.
Scendemmo dal veicolo e Mark ci disse di toglierci i vestiti e di gettarli ad un lato del sentiero.
Noi ubbiddimmo immediatamente con la testa piena di speranza, senza pensare a come e se avremmo potuto recuperarli.
Ma non ci importava.
Noi nude, Mark vestito e con un ombrello che lo riparava dalla pioggia, ci avviammo verso un sentiero stretto e coperto da ciottoli, rovi e rottami.
Mentre la pioggia copriva i nostri corpi, Mark ci incitava a muoverci indifferente che i nostri piedi soffrissero su quel disatrato sentiero.
Da barvi fratellini, mentre ci avviavamo per il luogo del nostro doloroso desiderio, ci tenevamo per mano.
La pioggia fredda copriva i nostri corpi, le asperità del terreno ferivano i nostri piedi; ed in fondo a quel sentiero avremmo trovato un luogo di degradazione e sofferenza.
Arrivammo finalmente a destinazione; davanti ad un rudere semidirroccato di cui a malapena si distinguivano i muri dai rottami caduti attorno.
Mark ci incitò ad entrare dentro in quel accumulo di rottami e sporcizia bagnata dalla pioggia che cominciò subito a sporcare i nostri corpi nudi.
Trovammo un vano tra i rottami e le travi mercie ed i laterizi ammuffiti in cui potevamo adagiarci per cominciare la nostra pratica.
Eravamo fradicie, sporche, infreddolite e la lo sgocciolio della pioggia continuava a tormentare i nostri corpi.
Mark ci fece adagiare tra i rottami e la putrida fanghiglia; poi tirò fuori dalla borsa che si era portato con sè delle siringhe e delle fiale.
Riempì le siringhe con il contenuto delle fiale, spiegandoci di quale virus si trattava e degli effetti che ci averbbe fatto.
Ci rammentò che ci avrebbe iniettato il virus e che poi avrebbe approffitato di noi depravate schifose e che poi se ne sarebbe andato via lasciandoci sole ad arrangiarci.
Noi eravamo estasiate e non volevamo altro che cominciare a soffrire per come ci era stato promesso.
Mark cominciò ad iniettarci nel corpo il virus terribile che ci avrebbe fatto stare molto male.
Era un momento sublime!
Estendiamo le nostre braccia generosamente alla siringa, speranzose che quel liquido pieno di quegli esserini microscopici avrebbero cominciato a martoriare il nostro corpo dall'interno, facendoci stare male; molto male.
Terminate le inezioni Mark ci mise accanto diversi blister di medicinali istruendoci su come prenderli quando saremmo state troppo male e come continuare a prenderli successivamente.
Se non saremmo state in grado di iniziare la terapia per tempo, ci disse la responsabilità non sarebbe stata sua; ed il nostro destino sarebbe stato una nostra scelta.
Noi con la testa confusa per l'eccittazione accettammo tutto.
Sentivamo, o volevamo sentire gli esserini malefici che cominciavano a mangiare le nostre cellule e i nostri organi; e cominciavamo ad esplodere dall'eccitazione.
Mark comprendendo che ci aveva eccittate; si tolse i pantaloni e cominciò a ricevere la sua ricompensa.
Io e mia sorella lo spompinammo più di una volta, ingoiando il suo splendido sperma.
Ma lui non ancora sodisfato ci inculò brutalemente, senza distinguere il mio culo maschile da quello più morbido di mia sorella.
Era molto buio quando si dichiarò soddisfatto di aver svotato completamente le sue palle con due depravate come noi.
Ci sputò addosso per salutarci e se ne andò.
Fù in quel momento che cominciò a salirci la febbre; dopo le ore di divertimento con Mark il virus cominciava ad agire sul nostro organismo.
Cominciai a tremare per il freddo e per la febbre; ero completamente fradicio visto che la pioggia non era terminata e aveva ricoperto il mio corpo nudo.
Mi accasciai in mezzo ad i rottami umidi ed alla faghiglia fredda di quel rudere, tremando per la febbre.
Cominciai a sentire la nausea che si fece esplosiva e di colpo vomitai a fianco a me in un recetto fangoso.
In quel momento sentii anche mia sorella che raccava, ed all'improvviso mi vomitò addosso.
Sentii il suo vomito caldo ricoprirmi il corpo aumentando il mio fastidio dovuto alla febbre.
Io e mia sorella continuammo a vomitare finchè no arrivaro i dolori e gli spasmi agli arti
L'onesto dottore ci aveva dato qualcosa che ci faceva stare veramente male.
Cominciammo anche a pisciarci addosso e cagarci addosso senza controllo e vista la ristretteza del lurido luogo dove ci trovavamo ci ricoprimmo reciprovamente di piscio ed escrementi che si mescolavano alla fanghiglia ed alla sporcizia in cui ci trovavamo.
Era meraviglioso era ciò che desideravamo; era ciò che volevamo.
Quella sofferenza depravata ci faceva eccittare il mio cazzo era sempre più duro e lo masturbavo in continuazione; mentre il virus mi mangiava sempre di più.
Arrivai piuù volte; mentre sentivo la febbre mangiarmi e mi sgagazzavo senza controllo.
Anche mia sorella non poteva fare a meno di manipolare la sua figa per godere in continuazione, urlando come una pazza quanto stava male.
Contente come pazze, al limite dello sfinimento, con gli occhi che ruotavano incontrollati ed il corpo che sembrava esplodere capimmo che era il momento di curarci prima di finire male.
Agguantammo freneticamente le pasticche che ci aveva lasciato Mark; le ingoiammo disperatamente aspettando il loro effetto.
Soffrimmo ancora a lungo con vomito, dolori muscolari, e febbre.
In questi ultimi scampoli di sofferenza presi di violenza mia sorella che apprezzò la mia iniziativa, cominciando a godere e vomitando come una bestia.
Esausti ci accasciammo privi di sensi.
La mattina dopo sempre bagnati fradici, ma sfebbrati ci svegliammo con gli occhi pieni dei ricordi della serata precedente.
Sempre con tanti dolori, avevo il cazzo duro.
Mi accostai a mia sorella con il cazzo eretto; la baciai e le feci sentire il mio membro sulle pareti della sua figa.
Lei apprezzo e la penetrai, cercando di sincronozzando il mio godimento con il suo.
Sempre febbricianti, distrutti dai dolori e bagnati dalla pioggia incessante che percolava attraverso i ruderi rimanemmo ferme nel rudere prendendo le pillole del dottore alle ore specificate.
Passammo un giorno o due; senza mangiare e bevendo l'acqua piovana, dentro a quel marciume di rudere mentre la pioggia bagnava i nostri corpi nudi e febbricianti.
Poi quando riuscimmo a deciderci ci avviammo verso la via di casa.
Trovammo al termine del sentiero i nostri vestiti fradici.
Ci vestimmò con quelli che erano ormai degli stracci e cercammo di arrivare verso casa.
Non potevamo fare l'autostop chi avrebbe raccolto dell schifezze come noi.
Ci avviammo a piedi verso casa; scalze, scagazzandoci e vomitando di tanto in tanto per l'effetto del virus.
Arrivate a casa terminammo la terapia.
Qualche giorno dopo ci chiamò Mark sorpreso di trovarci vive.
Noi esplodemmo in un urlo di esultanza per quello che avevamo passato.
E mark condivise il nostro entusiasmo.
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