Gianna puttana in famiglia - Primo episodio: in viaggio con papà e mamma
di
giannadim1982
genere
dominazione
Prologo
Gianna ha quasi 44 anni.
Vive sola, ma spesso rimane a dormire a casa dei suoi.
Ha una vita sentimentale abbastanza vacua; ha una storia di solo sesso, da otto anni, con un uomo più grande di lei, ma impegnato. Per il resto, ogni tanto, si lascia scopare da qualche occasione serale e trascorre una vita piuttosto banale. Impiegata in uno studio di consulenza del lavoro, si atteggia ad avvocato, ma oltre il titolo, non ha nulla da spartire con la effettiva avvocatura.
Una mentalità modesta che non la fa vivere in pieno.
Ha una grande predilezione per la sottomissione erotica; si trova a proprio agio con partner dominanti, ma questo aspetto, raramente, riesce a venire fuori ed a farle vivere le situazioni che più desidera.
Se si tira, non passa inosservata. Seppur bassa, non arriva al metro e sessanta, ma ha un culo davvero portentoso, capelli rossi, voluminosi ed una carica erotica altissima.
I suoi genitori, una coppia umile, lui operaio, lei casalinga, la tengono sotto una campana di vetro, almeno così pare all’esterno; in realtà, il padre non perde occasione per ammirare la sensualità della figlia.
Ogni estate, sul finire della stagione, Dino e Tina, i genitori di Gianna, trascorrono due settimane a Riccione e spesso, Gianna, si trattiene con loro una settimana.
C’è anche una sorella, Serena, che, però, vive lontano, sposata con Omar e raramente scende a trovare la sua famiglia originaria.
Quell’estate, a fine agosto, Gianna sarebbe partita a Riccione con i genitori; sarebbero stati in due hotel separati, ma vicini, così da fornire alla figlia la giusta privacy.
Partirono insieme, in macchina. Gianna sarebbe tornata, dopo una settimana, da sola, in treno.
Serena con il marito, avrebbero raggiunto i genitori di lei, per gli ultimi giorni a Riccione e sarebbero, poi, scesi insieme.
Il primo giorno, appena arrivati, andarono in spiaggia. Gianna, come al solito, si infilò un minuscolo perizoma, che avrebbe esaltato il proprio culo.
Dino ammirò le forme della figlia, iniziando a fantasticare, come, ormai, gli capitava da tempo.
--- -- --- -- ---
Che caldo, pensai; era mattino presto, ma già la temperatura superava i trenta gradi.
Sistemai il perizoma, per coprire il meno possibile ed abbronzarmi le chiappe come piaceva a me; mi stesi di spalle, mostrando ai miei tutta la rotondità del mio culo.
Mi ero accorta, ultimamente, che papà si soffermava più del dovuto sul mio culo. La cosa mi faceva sorridere ed un po’ di tenerezza.
Mi divertivo anche a provocarlo; se rimanevamo soli, sotto l’ombrellone, quando la mamma per qualsiasi motivo si allontanava, ne approfittavo, cambiavo posizione e, per farlo, mi mettevo carponi, indugiando un po’ di più nel rimanere a quattro zampe, oscillando i fianchi. A volte esageravo e, nel sistemarmi il costume, allargavo la sottile striscia, così da mostrare per un attimo, le labbra della figa verso lo sguardo di mio padre.
--- -- --- -- ---
Il pomeriggio, Dino, era solito fare una lunga passeggiata da solo, anche per permettere alla moglie un tranquillo riposo nella camera d’albergo.
Erano a Riccione da due giorni e Gianna, dopo pranzo, lo chiamò per chiedergli di portarle una crema doposole che aveva dimenticato nella borsa da mare della madre
“Si, Gianna, tanto sto per uscire e prima della passeggiata, passo da te”
“Ok, ti aspetto”
Gianna si spogliò, rimanendo soltanto con un paio di minuscoli slip di pizzo bianco; non aveva mai avuto problemi a farsi vedere nuda dal padre, ma quel giorno aveva uno strano formicolio…
--- -- --- -- ---
“Entra Papi”
Ero nuda, con solo gli slip indosso, scalza.
Papà entro e mi porse la crema
“Posso chiederti un favore?”
“Dimmi Gianna”
“Puoi spalmarmela tu; ho le chiappe arrossate”
Andai a stendermi sul letto, in posizione prona.
Papà si sedette sul bordo del materasso, prese il tubo della crema, se ne spalmò abbastanza sulla mano ed iniziò a passare le mani in cremate, sulle chiappe.
Con le dita, iniziò prima sulle chiappe, pian piano, con delicatezza, portò le mani verso l’interno coscia, quasi ad arrivare alle labbra della figa
“Papi”, dissi con voce sensuale
“Che c’è?”
“Mi stai facendo bagnare”
Senza rispondere, scostò la striscia sottile dello slip e si abbassò, allargò le chiappe e si mese a leccarmi il culo.
Alzai il bacino per favorire la sua posizione ed allargai le gambe. Non potevo crederci, papà mi stava leccando e lo stava facendo in maniera divina.
Iniziai a gemere
“Mmmmh…papi…mamma mia…papiiiii. Cazzo Papi, se continui, vengo”
Smise di leccare e mi infilò un dito nel culo, iniziandolo a muovere lentamente, sino in fondo; ne infilò un altro, facendo aumentare il volume dei miei gemiti; con la mano libera, spostò maggiormente la striscia sottile dello slip, si abbassò ed iniziò a leccarmi le labbra della figa, senza smettere di incularmi con le dita.
“Papi, dio mio, mi stai facendo impazzire”
Infilò un terzo dito nel culo, quindi un quarto e prese ad incularmi ferocemente con quasi tutta la mano, ed a leccarmi doviziosamente la figa sbrodolosa.
Soffocai l’orgasmo affossando la faccia nel cuscino; tremavo e sussultavo.
Mi accasciai, svuotata di ogni energia. Allungai la mano verso la sua patta.
Era, ovviamente, eccitatissimo
“Spogliati”, gli dissi
Lo fece e si stese al mio fianco.
Mi abbassai verso il suo membro; era duro, scappellato, rosso fuoco. Lo avvolsi in una mano ed iniziai a segarlo.
Mi abbassai per prenderlo in bocca; leccai il glande, il prepuzio; era pieno di desiderio; mi abbassai ancora di più, tenendolo in mano, gli andai a leccare il buco del culo. Lo leccai intorno, indurii la lingua e lo inculai, assaporando le pareti interne del suo ano.
“Gianna, sborro”, mi disse soltanto.
Mi affrettai a riprenderlo in bocca, mantenendo la cappella tra le labbra e segandolo con la mano.
Era un fiume in piena; sborrò nella mia bocca, facendomi ingoiare una quantità impressionante di sperma.
Aspettai che si ammosciasse; lo accarezzavo, tenendo la testa sul suo basso ventre ed accarezzando teneramente il suo cazzo, ormai moscio e sfinito.
Mi accarezzava i capelli, stemmo così qualche minuto e poi, senza dirmi niente, iniziò a pisciare, il getto mi arrivò dritto in faccia; aprii la bocca per ingoiare anche la sua pipì.
--- -- --- -- ---
Scesero dal letto, contenti, ma anche imbarazzati. Dino evitò di guardare in faccia la figlia. Gianna era nuda, con lo slip completamente scostato ed il viso grondante pipì.
Si tolse l’unico indumento che aveva indosso e si fece una doccia.
Dino ne approfittò per sciacquarsi con un bidet; quindi si vestì e salutò la figlia
“Ci vediamo stasera; sarà dura non baciarti”
“Ti amo, Papi”, rispose Gianna
--- -- --- -- ---
Mi sentii con la mamma e concordammo di vederci intorno alle 18.00, per fare un giro di acquisti per la città e poi andare a cena.
Non avvertii nessun senso di colpa, avevo solo voglia di rivedermi presto con papà.
Mi preparai pensando a lui; indossai un top di cotone leggerissimo ed un leggings bianco, aderente, come un guanto, di tessuto molto leggero; senza slip, mi disegnava perfettamente ogni intimità.
Calzai un paio di décolleté tacco12. Avrei sollevato perplessità nella mamma, ma era anche abituata vedermi camminare in tacchi a spillo.
Scesi dalla camera; incrociai due clienti dell’hotel che mi squadrarono e si fecero gesti di intesa.
Bene, pensai, non passo inosservata.
Mi incontrai con i miei
“Ti sei riposata”, mi chiese la mamma
“Si, ho fatto anche un bellissimo sogno”, sorrisi.
Passeggiammo amabilmente e facemmo anche un paio di acquisiti.
Andammo a cena.
Io e papà ci guardavamo in continuazione e quando la mamma si alzò per andare in bagno, lui mi disse
“Sei eccitantissima stasera”
“Mi sono vestita così per te”
“Sai cosa mi piacerebbe?”
“Dimmi”
“Farti scopare da tutti gli uomini di questo locale”
Rimasi senza parole; adoravo farmi sottomettere ed iniziai a comprendere come papà sarebbe potuto essere il mio dominatore.
Sorrisi e lo guardai timidamente
“Mi piacerebbe essere la tua sottomessa”, mi limitai a dire.
In quel momento fece ritorno la mamma.
Aspettai con trepidazione, il pomeriggio del giorno seguente.
La mattina andammo tutti e tre in spiaggia, e mi divertii ancora di più a provocare papà. Ogni volta che la mamma si allontanava, mi mettevo a quattro zampe e gli chiedevo, sottovoce
“Papino cosa faresti a questo bel culetto?”
“Lo romperei, come si rompe alle troie”
Sorrisi ed aggiunsi
“Non vedo l’ora”
Lui sorrideva, pregustando l’incontro del pomeriggio.
Erano le 15.00 quando bussò alla porta della mia camera.
“Puoi entrare”, gli dissi.
Papà entrò; la camera era quasi al buio; avevo tirato le tende e la luce del sole era attenuata. Ero sul letto, completamente nuda. Papà, però, aveva un altro programma.
--- -- --- -- ---
Dino entrò nel bagno
“Aspettami lì, non piscio da prima di pranzo”
Invece di farla nel water, però, tappò il bidet e la fece lì dentro, formando una profonda pozza con la propria lunga pisciata.
Con il cazzo ancora gocciolante, raggiunse la figlia e lo porse alla sua bocca.
Gianna lo accolse, leccandolo dalle gocce di urina. Continuò a leccarlo, accogliendolo tra le labbra; lo sentì crescere nella propria bocca e pulsare ad ogni leccata sul glande.
Era seduta sul bordo del materasso, le mani sui fianchi del padre ed il suo cazzo in bocca.
Lo sfilò, lo guardò negli occhi e gli disse
“Scopami”
--- -- --- -- ---
Papà si stese sul letto. Il cazzo durissimo, svettava. Mi piegai, lo leccai, quindi lo cavalcai, lo presi nella mano e lo infilai, finalmente, nella figa.
Lo sentii entrare completamente; mi afferrò per le chiappe ed iniziammo a scopare.
“Papi, ti sento, papi, mi fai impazzire, papi non smettere di scoparmi”
“Si Gianna, sei una troia, una gran puttana”
“Si, papi, sono una puttana, voglio essere la tua puttana, faccio tutto quel che tu mi ordini di fare”
Mi piegai su di lui e lo baciai; era la prima volta che ci baciavamo e fu un bacio incredibile; le lingue si cercavano, si intrecciavano. Lui mi allargò le chiappe, e mentre mi scopava, mi infilò non so quante dita nel culo.
“Ti piace essere inculata, mentre ti scopo?”
“Si papi, continua”
“Presto invece delle dita, avrai un cazzo anche nel culo, mentre ti scopo, troia”
“Si papi, godo”
Mi accasciai su di lui, dopo quell’orgasmo intenso e prolungato.
Mi disse, anzi mi ordinò, di andare carponi “come una cagna” verso il bagno.
Lo feci, sculettando e provocandolo. Quando arrivai nel bagno, trovai il bidet pieno di piscio.
Lo guardai e capii, mi voltai nuovamente verso il bidet, abbassai la testa ed immersi la lingua nella pozza di piscio.
“Succhialo”, mi disse
Succhiai ed ingoiai la pipì
“È tutta tua?”, gli chiesi
“Si, bevila tutta”. Mi afferrò la testa e me la immerse nella pozza di piscio.
--- -- --- -- ---
Dino aveva una mano sulla testa della figlia, obbligandola ad essere immersa nel piscio, e con l’altra si allungò per prendere una zucchina che aveva lasciato appena arrivato.
La prese e la infilò nel culo di Gianna, forzando e facendola arrivare sin quasi a metà.
Gianna si dimenava come una pazza. Finalmente Dino mollò la presa e lei sollevò la testa
“Papi mi stai facendo morire, cosa mi hai infilato in culo? Cazzooooooo…godoooooo”.
Dino sfilò la zucchina dal culo della figlia e la inculò con il proprio cazzo.
“Te lo rompo questo culo, troia”
“Siiiii papiiiiii siiiiiiii”
Prese il piscio nel bidet con le mani e lo gettò sul viso della figlia
“apri la bocca, bevi, zoccola”
--- -- --- -- ---
Lo sentivo affondare nel mio culo; era un cavallo imbizzarrito, mi stava devastando, mi prese per i capelli, mi strattonò ed entrando completamente iniziò a gemere
“Sborrooooo…ti riempio questo culo di puttana che hai”
Iniziò a sborrare. Sentii i suoi schizzi nel mio intestino.
Lo sfilò, sentivo la sborra iniziare a colare fuori dal culo, mi infilò il cazzo in bocca, sapeva di sperma e di merda; lo leccai. Iniziò a pisciarmi in bocca ed in faccia
“La tua bocca sarà il mio cesso personale, troia”.
Scrollò il cazzo sulla mia lingua e si sedette sul cesso per cagare.
Ne approfittai, mi alzai, mi infilai sotto la doccia.
Quando terminai la doccia, papà era uscito dal bagno; mi asciugai e mi chiamò dicendomi di raggiungerlo.
Era carponi sul letto
“Leccami il culo”
Mi avvicinai, con i capelli ancora bagnati. Mi piegai, gli allargai le natiche
“No, papi, ti prego”
“Non puoi disubbidire”
“Non ce la faccio”
“Leccami subito oppure non vedrai più il mio cazzo”
Non potevo più fare a meno di essere la sua sottomessa. Mi feci forza ed iniziai a leccarlo intorno al buco. Aveva cagato e non si era pulito, né con la carta né con l’acqua.
Leccai tracce copiose di merda e mi venne da vomitare.
Riuscii a superare quel momento e ripresi a leccare. Gli passai la lingua sull’ano sporco, quindi la infilai dentro per pulirlo a fondo.
Gli leccai tutta la cacca presente, reprimendo i continui conati di vomito. Non volevo deluderlo. Allungai la mano e trovai un cazzo durissimo. Iniziai a bagnarmi. Più leccavo la merda, più mi eccitavo.
Staccai la bocca dal suo culo, era pulitissimo. Papà aveva il cazzo di marmo, pulsava nella mia mano, mi sdraiai sotto di lui, lo segai e mi feci schizzare in faccia.
“Sborroooooo…ti riempio la faccia da zoccola di calda sborra, troiaaaaaa”
Rimanemmo così, lui carponi, con il cazzo penzolone, io stesa sotto di lui; si mise a pisciare, inondandomi completamente.
Ero completamente nelle sue mani.
Una schiava, una puttana, alla mercé dei suoi voleri.
Era iniziata la mia nuova vita.
Gianna ha quasi 44 anni.
Vive sola, ma spesso rimane a dormire a casa dei suoi.
Ha una vita sentimentale abbastanza vacua; ha una storia di solo sesso, da otto anni, con un uomo più grande di lei, ma impegnato. Per il resto, ogni tanto, si lascia scopare da qualche occasione serale e trascorre una vita piuttosto banale. Impiegata in uno studio di consulenza del lavoro, si atteggia ad avvocato, ma oltre il titolo, non ha nulla da spartire con la effettiva avvocatura.
Una mentalità modesta che non la fa vivere in pieno.
Ha una grande predilezione per la sottomissione erotica; si trova a proprio agio con partner dominanti, ma questo aspetto, raramente, riesce a venire fuori ed a farle vivere le situazioni che più desidera.
Se si tira, non passa inosservata. Seppur bassa, non arriva al metro e sessanta, ma ha un culo davvero portentoso, capelli rossi, voluminosi ed una carica erotica altissima.
I suoi genitori, una coppia umile, lui operaio, lei casalinga, la tengono sotto una campana di vetro, almeno così pare all’esterno; in realtà, il padre non perde occasione per ammirare la sensualità della figlia.
Ogni estate, sul finire della stagione, Dino e Tina, i genitori di Gianna, trascorrono due settimane a Riccione e spesso, Gianna, si trattiene con loro una settimana.
C’è anche una sorella, Serena, che, però, vive lontano, sposata con Omar e raramente scende a trovare la sua famiglia originaria.
Quell’estate, a fine agosto, Gianna sarebbe partita a Riccione con i genitori; sarebbero stati in due hotel separati, ma vicini, così da fornire alla figlia la giusta privacy.
Partirono insieme, in macchina. Gianna sarebbe tornata, dopo una settimana, da sola, in treno.
Serena con il marito, avrebbero raggiunto i genitori di lei, per gli ultimi giorni a Riccione e sarebbero, poi, scesi insieme.
Il primo giorno, appena arrivati, andarono in spiaggia. Gianna, come al solito, si infilò un minuscolo perizoma, che avrebbe esaltato il proprio culo.
Dino ammirò le forme della figlia, iniziando a fantasticare, come, ormai, gli capitava da tempo.
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Che caldo, pensai; era mattino presto, ma già la temperatura superava i trenta gradi.
Sistemai il perizoma, per coprire il meno possibile ed abbronzarmi le chiappe come piaceva a me; mi stesi di spalle, mostrando ai miei tutta la rotondità del mio culo.
Mi ero accorta, ultimamente, che papà si soffermava più del dovuto sul mio culo. La cosa mi faceva sorridere ed un po’ di tenerezza.
Mi divertivo anche a provocarlo; se rimanevamo soli, sotto l’ombrellone, quando la mamma per qualsiasi motivo si allontanava, ne approfittavo, cambiavo posizione e, per farlo, mi mettevo carponi, indugiando un po’ di più nel rimanere a quattro zampe, oscillando i fianchi. A volte esageravo e, nel sistemarmi il costume, allargavo la sottile striscia, così da mostrare per un attimo, le labbra della figa verso lo sguardo di mio padre.
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Il pomeriggio, Dino, era solito fare una lunga passeggiata da solo, anche per permettere alla moglie un tranquillo riposo nella camera d’albergo.
Erano a Riccione da due giorni e Gianna, dopo pranzo, lo chiamò per chiedergli di portarle una crema doposole che aveva dimenticato nella borsa da mare della madre
“Si, Gianna, tanto sto per uscire e prima della passeggiata, passo da te”
“Ok, ti aspetto”
Gianna si spogliò, rimanendo soltanto con un paio di minuscoli slip di pizzo bianco; non aveva mai avuto problemi a farsi vedere nuda dal padre, ma quel giorno aveva uno strano formicolio…
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“Entra Papi”
Ero nuda, con solo gli slip indosso, scalza.
Papà entro e mi porse la crema
“Posso chiederti un favore?”
“Dimmi Gianna”
“Puoi spalmarmela tu; ho le chiappe arrossate”
Andai a stendermi sul letto, in posizione prona.
Papà si sedette sul bordo del materasso, prese il tubo della crema, se ne spalmò abbastanza sulla mano ed iniziò a passare le mani in cremate, sulle chiappe.
Con le dita, iniziò prima sulle chiappe, pian piano, con delicatezza, portò le mani verso l’interno coscia, quasi ad arrivare alle labbra della figa
“Papi”, dissi con voce sensuale
“Che c’è?”
“Mi stai facendo bagnare”
Senza rispondere, scostò la striscia sottile dello slip e si abbassò, allargò le chiappe e si mese a leccarmi il culo.
Alzai il bacino per favorire la sua posizione ed allargai le gambe. Non potevo crederci, papà mi stava leccando e lo stava facendo in maniera divina.
Iniziai a gemere
“Mmmmh…papi…mamma mia…papiiiii. Cazzo Papi, se continui, vengo”
Smise di leccare e mi infilò un dito nel culo, iniziandolo a muovere lentamente, sino in fondo; ne infilò un altro, facendo aumentare il volume dei miei gemiti; con la mano libera, spostò maggiormente la striscia sottile dello slip, si abbassò ed iniziò a leccarmi le labbra della figa, senza smettere di incularmi con le dita.
“Papi, dio mio, mi stai facendo impazzire”
Infilò un terzo dito nel culo, quindi un quarto e prese ad incularmi ferocemente con quasi tutta la mano, ed a leccarmi doviziosamente la figa sbrodolosa.
Soffocai l’orgasmo affossando la faccia nel cuscino; tremavo e sussultavo.
Mi accasciai, svuotata di ogni energia. Allungai la mano verso la sua patta.
Era, ovviamente, eccitatissimo
“Spogliati”, gli dissi
Lo fece e si stese al mio fianco.
Mi abbassai verso il suo membro; era duro, scappellato, rosso fuoco. Lo avvolsi in una mano ed iniziai a segarlo.
Mi abbassai per prenderlo in bocca; leccai il glande, il prepuzio; era pieno di desiderio; mi abbassai ancora di più, tenendolo in mano, gli andai a leccare il buco del culo. Lo leccai intorno, indurii la lingua e lo inculai, assaporando le pareti interne del suo ano.
“Gianna, sborro”, mi disse soltanto.
Mi affrettai a riprenderlo in bocca, mantenendo la cappella tra le labbra e segandolo con la mano.
Era un fiume in piena; sborrò nella mia bocca, facendomi ingoiare una quantità impressionante di sperma.
Aspettai che si ammosciasse; lo accarezzavo, tenendo la testa sul suo basso ventre ed accarezzando teneramente il suo cazzo, ormai moscio e sfinito.
Mi accarezzava i capelli, stemmo così qualche minuto e poi, senza dirmi niente, iniziò a pisciare, il getto mi arrivò dritto in faccia; aprii la bocca per ingoiare anche la sua pipì.
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Scesero dal letto, contenti, ma anche imbarazzati. Dino evitò di guardare in faccia la figlia. Gianna era nuda, con lo slip completamente scostato ed il viso grondante pipì.
Si tolse l’unico indumento che aveva indosso e si fece una doccia.
Dino ne approfittò per sciacquarsi con un bidet; quindi si vestì e salutò la figlia
“Ci vediamo stasera; sarà dura non baciarti”
“Ti amo, Papi”, rispose Gianna
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Mi sentii con la mamma e concordammo di vederci intorno alle 18.00, per fare un giro di acquisti per la città e poi andare a cena.
Non avvertii nessun senso di colpa, avevo solo voglia di rivedermi presto con papà.
Mi preparai pensando a lui; indossai un top di cotone leggerissimo ed un leggings bianco, aderente, come un guanto, di tessuto molto leggero; senza slip, mi disegnava perfettamente ogni intimità.
Calzai un paio di décolleté tacco12. Avrei sollevato perplessità nella mamma, ma era anche abituata vedermi camminare in tacchi a spillo.
Scesi dalla camera; incrociai due clienti dell’hotel che mi squadrarono e si fecero gesti di intesa.
Bene, pensai, non passo inosservata.
Mi incontrai con i miei
“Ti sei riposata”, mi chiese la mamma
“Si, ho fatto anche un bellissimo sogno”, sorrisi.
Passeggiammo amabilmente e facemmo anche un paio di acquisiti.
Andammo a cena.
Io e papà ci guardavamo in continuazione e quando la mamma si alzò per andare in bagno, lui mi disse
“Sei eccitantissima stasera”
“Mi sono vestita così per te”
“Sai cosa mi piacerebbe?”
“Dimmi”
“Farti scopare da tutti gli uomini di questo locale”
Rimasi senza parole; adoravo farmi sottomettere ed iniziai a comprendere come papà sarebbe potuto essere il mio dominatore.
Sorrisi e lo guardai timidamente
“Mi piacerebbe essere la tua sottomessa”, mi limitai a dire.
In quel momento fece ritorno la mamma.
Aspettai con trepidazione, il pomeriggio del giorno seguente.
La mattina andammo tutti e tre in spiaggia, e mi divertii ancora di più a provocare papà. Ogni volta che la mamma si allontanava, mi mettevo a quattro zampe e gli chiedevo, sottovoce
“Papino cosa faresti a questo bel culetto?”
“Lo romperei, come si rompe alle troie”
Sorrisi ed aggiunsi
“Non vedo l’ora”
Lui sorrideva, pregustando l’incontro del pomeriggio.
Erano le 15.00 quando bussò alla porta della mia camera.
“Puoi entrare”, gli dissi.
Papà entrò; la camera era quasi al buio; avevo tirato le tende e la luce del sole era attenuata. Ero sul letto, completamente nuda. Papà, però, aveva un altro programma.
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Dino entrò nel bagno
“Aspettami lì, non piscio da prima di pranzo”
Invece di farla nel water, però, tappò il bidet e la fece lì dentro, formando una profonda pozza con la propria lunga pisciata.
Con il cazzo ancora gocciolante, raggiunse la figlia e lo porse alla sua bocca.
Gianna lo accolse, leccandolo dalle gocce di urina. Continuò a leccarlo, accogliendolo tra le labbra; lo sentì crescere nella propria bocca e pulsare ad ogni leccata sul glande.
Era seduta sul bordo del materasso, le mani sui fianchi del padre ed il suo cazzo in bocca.
Lo sfilò, lo guardò negli occhi e gli disse
“Scopami”
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Papà si stese sul letto. Il cazzo durissimo, svettava. Mi piegai, lo leccai, quindi lo cavalcai, lo presi nella mano e lo infilai, finalmente, nella figa.
Lo sentii entrare completamente; mi afferrò per le chiappe ed iniziammo a scopare.
“Papi, ti sento, papi, mi fai impazzire, papi non smettere di scoparmi”
“Si Gianna, sei una troia, una gran puttana”
“Si, papi, sono una puttana, voglio essere la tua puttana, faccio tutto quel che tu mi ordini di fare”
Mi piegai su di lui e lo baciai; era la prima volta che ci baciavamo e fu un bacio incredibile; le lingue si cercavano, si intrecciavano. Lui mi allargò le chiappe, e mentre mi scopava, mi infilò non so quante dita nel culo.
“Ti piace essere inculata, mentre ti scopo?”
“Si papi, continua”
“Presto invece delle dita, avrai un cazzo anche nel culo, mentre ti scopo, troia”
“Si papi, godo”
Mi accasciai su di lui, dopo quell’orgasmo intenso e prolungato.
Mi disse, anzi mi ordinò, di andare carponi “come una cagna” verso il bagno.
Lo feci, sculettando e provocandolo. Quando arrivai nel bagno, trovai il bidet pieno di piscio.
Lo guardai e capii, mi voltai nuovamente verso il bidet, abbassai la testa ed immersi la lingua nella pozza di piscio.
“Succhialo”, mi disse
Succhiai ed ingoiai la pipì
“È tutta tua?”, gli chiesi
“Si, bevila tutta”. Mi afferrò la testa e me la immerse nella pozza di piscio.
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Dino aveva una mano sulla testa della figlia, obbligandola ad essere immersa nel piscio, e con l’altra si allungò per prendere una zucchina che aveva lasciato appena arrivato.
La prese e la infilò nel culo di Gianna, forzando e facendola arrivare sin quasi a metà.
Gianna si dimenava come una pazza. Finalmente Dino mollò la presa e lei sollevò la testa
“Papi mi stai facendo morire, cosa mi hai infilato in culo? Cazzooooooo…godoooooo”.
Dino sfilò la zucchina dal culo della figlia e la inculò con il proprio cazzo.
“Te lo rompo questo culo, troia”
“Siiiii papiiiiii siiiiiiii”
Prese il piscio nel bidet con le mani e lo gettò sul viso della figlia
“apri la bocca, bevi, zoccola”
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Lo sentivo affondare nel mio culo; era un cavallo imbizzarrito, mi stava devastando, mi prese per i capelli, mi strattonò ed entrando completamente iniziò a gemere
“Sborrooooo…ti riempio questo culo di puttana che hai”
Iniziò a sborrare. Sentii i suoi schizzi nel mio intestino.
Lo sfilò, sentivo la sborra iniziare a colare fuori dal culo, mi infilò il cazzo in bocca, sapeva di sperma e di merda; lo leccai. Iniziò a pisciarmi in bocca ed in faccia
“La tua bocca sarà il mio cesso personale, troia”.
Scrollò il cazzo sulla mia lingua e si sedette sul cesso per cagare.
Ne approfittai, mi alzai, mi infilai sotto la doccia.
Quando terminai la doccia, papà era uscito dal bagno; mi asciugai e mi chiamò dicendomi di raggiungerlo.
Era carponi sul letto
“Leccami il culo”
Mi avvicinai, con i capelli ancora bagnati. Mi piegai, gli allargai le natiche
“No, papi, ti prego”
“Non puoi disubbidire”
“Non ce la faccio”
“Leccami subito oppure non vedrai più il mio cazzo”
Non potevo più fare a meno di essere la sua sottomessa. Mi feci forza ed iniziai a leccarlo intorno al buco. Aveva cagato e non si era pulito, né con la carta né con l’acqua.
Leccai tracce copiose di merda e mi venne da vomitare.
Riuscii a superare quel momento e ripresi a leccare. Gli passai la lingua sull’ano sporco, quindi la infilai dentro per pulirlo a fondo.
Gli leccai tutta la cacca presente, reprimendo i continui conati di vomito. Non volevo deluderlo. Allungai la mano e trovai un cazzo durissimo. Iniziai a bagnarmi. Più leccavo la merda, più mi eccitavo.
Staccai la bocca dal suo culo, era pulitissimo. Papà aveva il cazzo di marmo, pulsava nella mia mano, mi sdraiai sotto di lui, lo segai e mi feci schizzare in faccia.
“Sborroooooo…ti riempio la faccia da zoccola di calda sborra, troiaaaaaa”
Rimanemmo così, lui carponi, con il cazzo penzolone, io stesa sotto di lui; si mise a pisciare, inondandomi completamente.
Ero completamente nelle sue mani.
Una schiava, una puttana, alla mercé dei suoi voleri.
Era iniziata la mia nuova vita.
4
voti
voti
valutazione
5.5
5.5
Commenti dei lettori al racconto erotico