Innamorato di una Puttana... 4

di
genere
corna

Marika si fece viva la mattina successiva.
Erano le nove e mezza. Fuori il cielo di Milano era uggioso e grigio, una di quelle giornate di dicembre che sanno di umidità e di fine anno. Ero già in ufficio da un’ora, il monitor acceso, i disegni CAD aperti, ma la mente altrove. Quando il telefono squillò e sul display comparve il suo nome, il cuore mi fece un balzo quasi adolescenziale.
«Ciao Gianni… sono qui sotto. Posso salire?»
La voce era bassa, un filo più fragile di quanto ricordassi.
«Ma certo, Marika. Vieni. Il mio ufficio è al primo piano, l’ultimo in fondo al corridoio. Avviso io di farti entrare.»
Chiamai Sonia.
«Sto aspettando una signora. Accompagnala pure da me, per favore.»
Passarono due minuti. Poi la porta si aprì.
Marika entrò con lo stesso passo leggero di sempre, nonostante il tempo pessimo. Cappotto scuro, tacchetti alti, postura impeccabile. Sembrava uscita da una di quelle fotografie in cui le donne sanno di essere guardate. Solo che stavolta portava due grandi occhiali da sole neri che le coprivano quasi metà del viso.
«Grazie Sonia, ci penso io» dissi alla segretaria, congedandola con un sorriso.
Marika si volse un attimo verso di lei e la ringraziò con gentilezza, quasi con un’educazione antica. Poi restammo soli.
Mi avvicinai, le presi le mani. Erano fredde.
«Ma che succede?» chiesi piano. «Hai problemi di soldi?»
Lei si irrigidì. Un lampo le attraversò lo sguardo, anche dietro le lenti scure.
«Cazzo, sei come tutti gli altri…» quasi ringhiò. «Ti credevo diverso. Pensi solo alla figa e ai soldi, quando si tratta di una donna.»
Le parole mi colpirono come uno schiaffo. La stretta delle mie mani si allentò.
«Scusa. Perdonami. Dimmi pure. Sono qui. Se posso aiutarti… lo sai che mi sei rimasta dentro.»
Lei distolse lo sguardo un istante, poi ripeté, più bassa, quasi un sussurro che tremava:
«Trattami come una donna normale, allora.»
«Perdonami» ripetei. «Ti ascolto.»
Con un gesto lento, quasi vergognoso, staccò una mano dalla mia e si tolse gli occhiali.
Sotto l’occhio sinistro c’era un grosso ematoma violaceo, gonfio, che le scendeva fino allo zigomo. La pelle intorno era scura, viva, dolorosa solo a guardarla.
Il sangue mi si gelò.
«Marika… chi cazzo è stato?»
Lei abbassò lo sguardo.
«Posso sedermi?»
«Oh scusa, che scemo… sì, certo. Accomodati qui sulla poltroncina.»
Si sedette con cura, come se ogni movimento le costasse qualcosa. Le mani le tremavano leggermente mentre riponeva gli occhiali nella borsetta. Restò in silenzio qualche secondo, poi alzò gli occhi e cominciò a parlare. La voce era bassa, ma chiara. Ogni parola sembrava pesarle.
«Sai quella sera quando mi hai portato al ristorante… ed io, cretina, per farmi bella con te, ho lasciato il biglietto da visita a quel porco di Vito?»
«È stato lui?» chiesi subito, già con la rabbia che saliva. «Ora lo prendo a calci…»
«No, Gianni. Non è stato lui.» Scosse la testa, e un piccolo sorriso amaro le sfiorò le labbra. «Anche se poi, dopo un paio di giorni, mi ha chiamata. È venuto per… scopare la tua “fidanzata”. Io pensavo fosse un cliente come tutti gli altri. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare.»
Si fermò un attimo, mi guardò di sottecchi. «Così sei anche tu contento che mi abbia scopata il tuo porco amico, eh?»
Provocava, ma sotto c’era qualcosa di più fragile. Come se volesse testare fino a che punto ero disposto a starle vicino.
«Ma dai… io dicevo per dire» mormorai. «Dimmi chi è stato.»
Lei inspirò a fondo. La voce si fece ancora più bassa.
«Dopo che mi ha scopata… e ha visto che a letto non sono proprio male… qualche giorno dopo mi ha richiamata. Mi ha detto che ha molti “clienti” che sarebbero felici di provare le mie performance. E così mi ha passato un suo “amico”. Li ha chiamati insieme a me al cellulare. Quello avrebbe gradito… scoparmi.»
Fece una pausa. Le dita si intrecciarono sulle ginocchia.
«Si chiama Salvatore. Un tipo arrogante. Bastardo anche nei modi. Un po’ più vecchio di te. Mi ha offerto mille rose per andare da lui un pomeriggio. Ed io, cretina, ho accettato. Da lì è cominciata tutta questa storia.»
Alzò lo sguardo. Negli occhi c’era paura. Vera.
«Salvatore è uno che ricicla soldi sporchi… ma questo l’ho saputo dopo. Un tipo pericoloso. Per farla breve… quel pomeriggio è stato uno schifo. Mi ha usata come una carta straccia. Un oggetto da piacere. Nient’altro.»
La voce si spezzò un poco. «Non so perché, ma si è invaghito di me. Ha cominciato a tormentarmi di messaggi, di telefonate. Voleva usarmi solo lui. Voleva che diventassi di sua proprietà. Io ho provato a ribellarmi… e questo è il risultato.»
Si toccò leggermente l’ematoma con la punta delle dita. «Mi ha picchiato con il cellulare. Direttamente nell’occhio.»
Restò in silenzio un momento. Poi le parole uscirono più veloci, come se avesse paura di trattenerle ancora.
«Oddio, Gianni… sono in un guaio. Questi sono pericolosi. Sono legati ad ambienti… a quelli che ho lasciato alle spalle anni fa in Calabria. Oddio, non so più che fare. Sono stata una cretina.»
La lasciai parlare. Non interruppi. Non offrii soluzioni. Non feci il cavaliere. Restai lì, seduto di fronte a lei, a ascoltare ogni silenzio, ogni respiro interrotto, ogni leggero tremito delle mani.
Quando finì, il silenzio dell’ufficio sembrò più pesante. Lei teneva lo sguardo basso, le spalle leggermente curve, come se aspettasse un giudizio, o forse solo un rifiuto.
Mi alzai. Mi avvicinai. Mi chinai e la presi tra le braccia senza dire nulla.
La strinsi con cura, senza stringere troppo, come si fa con qualcosa di prezioso e fragile allo stesso tempo. Sentii il suo corpo irrigidirsi per un istante, poi cedere. Un respiro lungo, quasi un singhiozzo trattenuto, le scosse le spalle.
Mi appoggiai la guancia contro i suoi capelli. Odore di shampoo e di freddo invernale.
Dentro di me qualcosa si stringeva. Non era solo pietà. Non era solo rabbia per chi le aveva fatto del male. Era quella stessa cosa dolce e pericolosa che avevo provato la prima sera, e poi al ristorante, e poi sotto casa sua. Quella cosa che mi ero imposto di non nominare nemmeno a me stesso.
La tenevo tra le braccia e sapevo già che non sarei riuscito a restare solo un amico.
Ma non glielo dissi.
Non ancora.
Marika restò a lungo tra le mie braccia.
Il suo corpo era teso, come se anche l’abbraccio potesse diventare una trappola. Poi, a poco a poco, le spalle si abbassarono. Un respiro tremulo le sfuggì contro il mio petto.
«Vuoi sederti di nuovo?» le chiesi piano.
Annuì. Si staccò con riluttanza, si sistemò sulla poltroncina e strinse le ginocchia. Io mi sedetti di fronte a lei, abbastanza vicino da poterle toccare la mano se avesse voluto, abbastanza lontano da non invadere.
«Continua» le dissi soltanto. «Se ce la fai.»
Lei fissò un punto indefinito sul pavimento. La voce uscì bassa, quasi senza tono.
«Il giorno dopo quel pomeriggio… mi ha chiamato. Subito. Alle nove del mattino. “Apro, Marika. Arrivo.” Non era una richiesta. È entrato come se la casa fosse già sua. E da lì… le pretese sono aumentate. Ogni giorno un po’ di più.»
Si morse il labbro inferiore.
«Non bastava più il sesso. Voleva sapere tutto. Quanti uomini vedevo. Chi erano. Cosa facevo con loro. Me lo chiedeva con durezza, seduto sul mio divano, come se avesse diritto a un resoconto. “Dimmi quanti cazzi hai preso oggi, puttana. Dimmi se ti sono venuti dentro.” Se esitavo, alzava la voce. Se mentivo… lo sapeva. O fingev a di saperlo.»
Alzò lo sguardo un attimo. Gli occhi erano lucidi, ma non piangeva.
«In pochi giorni mi sono ritrovata legata. Io che sono sempre stata libera. Che sceglievo chi, quando, come. All’improvviso c’era lui. E più cercavo di allontanarlo, più lui stringeva. Mandava i suoi uomini a controllare. Li vedevo sotto casa. Macchine ferme. Facce che non conoscevo ma che mi guardavano. Mi seguivano quando andavo a fare la spesa, quando uscivo per un appuntamento. Una volta uno mi ha fermato per strada e mi ha detto soltanto: “Salvatore ti saluta.” Poi è sparito.»
La mano le tremava leggermente. La presi tra le mie, senza stringere. Lei non la ritrasse.
«Un pomeriggio è arrivato senza avvisare. Mi ha strappato il telefono dalle mani. “Sbloccalo.” Gli ho detto di no. Mi ha preso per il collo, non abbastanza da farmi male davvero, ma abbastanza da farmi capire. “Sbloccalo o te lo faccio sbloccare a modo mio.” L’ho sbloccato. Ha scorso messaggi, chiamate, foto. Ha riso. Un riso brutto. “Vedi? Continui a farmi il culo. Continu i a farmi la puttana con tutti.”»
Marika chiuse gli occhi un istante.
«Volevo andare alla polizia. Denunciare tutto. Ma… so di cosa sono capaci certi personaggi. Vengo da quegli ambienti. In Calabria li ho visti da vicino. So che non si fermano a una denuncia. E so cosa succede a chi parla. Allora ho fatto la cosa più stupida di tutte: ho richiamato Vito.»
Il nome le uscì con un misto di rabbia e disprezzo.
«Vito, quel codardo. Quello che fa da ruffiano e si tiene buoni certi tipi facendo loro dei favori. Gli ho spiegato tutto. Gli ho chiesto di intervenire, di dirgli di lasciarmi in pace. Sai cosa mi ha risposto? “Marika, se Salvatore ti vuole, ti vuole. Tu ubbidisci e taci. Con i soldi non c’è problema, lui ne ha quanti ne vuole. Ma se ti ha scelta, non fai domande. Soggiaci e basta.”»
Si passò una mano sul viso, evitando con cura l’ematoma.
«Poi quel porco di Vito gli ha riferito. Ovvio. Salvatore si è sentito preso in giro. È tornato quella sera stessa. Non ha parlato quasi. Mi ha picchiato. Con le mani, con il telefono… e poi mi ha presa. Non era sesso. Era possesso. Mi montava come se fossi la sua cagna, la sua vacca. Senza riguardo, senza un minimo di umanità. Solo per il piacere perverso di sentirmi sua. Di farmi sapere che poteva fare di me quello che voleva.»
La voce si spezzò del tutto.
«E io… non sapevo più come uscirne. Ogni giorno peggio. Ogni giorno più paura. E più mi sentivo piccola.»
Restò in silenzio. Le dita si erano intrecciate alle mie senza che me ne accorgessi. Tremavano ancora, ma adesso stringevano.
Io non dissi nulla per un lungo momento.
Non le promisi che l’avrei salvata. Non le dissi che avrei sistemato tutto. Restai solo lì, a tenere la sua mano, a guardare quel segno violaceo sotto l’occhio, a sentire dentro di me qualcosa che non volevo ancora nominare.



Ero emozionato come un adolescente lei mi guardava mentre la mia mente cercava un modo per fare uscire questa Donna dal suo incubo, la mia mente vorticava, io sono bravo a risolvere problemi tecnici, sono bravo a trovare soluzioni nel mio settore, ho alle spalle decine di brevetti, ma cazzo non mi sono mai trovato a risolvere problemi di miseria umana e soluzioni del genere...
Poi cercai di pensare ad una soluzione originale e bingo!
Mi si è illuminata come una lampadina ... forse vedevo un bagliore nel tunnel.... Cosi esclamai!
Amore ho un idea... tu questa sera starai male molto male... tanto che ti dovranno venire a prendere in ambulanza! E cosi le spiegai la mia idea! Tu torni a casa e porterà con te un boccettino che poi ti darò, dovrà fare un po l'attrice...
In pratica tu andrai al supermercato a fare la spesa come se nulla fosse... poi a casa come sempre, e li incomincerai a far cadere le cose, hai dei vicini che sanno quello che fai? Lei "Si certo mi odiano per questo, la coppia di pensionati che sta sotto casa mia ha più volte fatto casino per il via vai di uomini e non manca occasione per denigrarmi, sino a chiamare la Polizia un paio di volte per i "rumori" che provenivano dal mio appartamento!"
Io "Ottimo! perfetto ci avvarremo della complicità involontaria dei vicini, tu ad un certo punto farai cadere delle cose rumorose, piatti, padelle vasi quello che hai in casa, magari urlando 'aiuto'. Vedrai che questi chiamano subito la Polizia... e io controllerò quando arriva e farò in modo di chiamarti al momento giusto... nel frattempo ti metterai carponi per terra in bagno e con la testa mezza riversa nel wc annuserai un pezzetto di carta igienica imbevuto di questa sostanza... che ti farà addormentare, come svenuta.
Lasciati andare e il pezzetto di carta igienica cadrà nel wc... non reagire, non ti succederà nulla, solo fai in modo di non cadere picchiando la testa...
Ti ha seguito qualcuno quando sei venuta da me? "
Lei " no Gianni, ho detto a Salvatore che sarei andata dalla parrucchiera... "
Io " Benissimo! Allora poi vai dalla parrucchiera e poi al supermercato... tutto come nulla fosse"
Lei " ma Gianni non so se sarò in grado! "
Io " Tesoro ma sei una professionista fai godere gli uomini come poche, e sai fingere per lavoro.... "
Lei " Ma con te non ho mi finto!"
Io " Ma lo so... so che con me è stato qualcosa di vero.... per questo mi sei rimasta nel cuore e non solo una scopata!"
Lei " .... anche tu ... "
Io " ma ora devi essere lucida e precisa, scientifica! Quando sarai li e ti chiamerò al cellulare con un altro numero cosi non è registrato caso mai Salvatore poi controllasse... tu devi svenire veramente e la Polizia sentendo il tonfo dei rumori e poi più nulla ... chiamerà i Pompieri che sfonderanno la porta.... e ti troveranno svenuta in bagno... allora allerteranno l'ambulanza e verranno da te... ci vorrà circa 15 minuti mezz'ora, nel frattempo ti riprenderai ... all'inizio ti girerà la testa, ma poi in pochi secondi tornerai lucida"
Lei "Ma che cavolo mi fai prendere Gianni?"
Io" ma niente di segreto devi solo annusare del cloroformio, ma una dose minima, non ti darà nessun problema solo un leggero stordimento per un oretta... Ma poi devi essere brava ... sia in ambulanza ti daranno ossigeno sicuramente e poi al pronto soccorso ti faranno tutti gli esami di prassi etcetera, spero che tu non abbia preso schifezze droghe etc... "
Lei " ma cavolo lo sai che al massimo bevo un bicchiere di vino! "
Io " poi devi dire che non hai equilibrio, che non ti senti bene e ti tratterranno in osservazione... e li entro in gioco io... ho un gancio molto fidato dentro e farò 'truccare' i tuoi esami... da li si evincerà che sei sieropositiva e che la tua crisi è legata ad una forte carenza di ferro nel sangue... a quel punto vedrai che si farà in modo che la tua situazione arrivi a Vito, sarà una mia confidenza .... e vedrai che da quel momento Salvatore perderà ogni interesse nei tuoi confronti.... ci scommetti?"
Lei " Gianni sei un demonio, ma come hai fatto a pensare tutto questo in pochi secondi?"
Io "Tesoro, deformazione professionale, ho pensato a questo come fosse un problema di lavoro! Ma tu sai che questo poi comporterà che dovrai smettere di fare la Puttana? Ma nel contempo ritroverai la tua libertà, per il resto tranquilla ti aiuto io."
Lei " Oddio Gianni lo sapevo che tu mi avresti aiutata ma non cosi tanto..."

Io " Ora Amore vieni con me ... "
Cosi ci recammo nel mio laboratorio, tirai fuori dal cassetto il mio flacone di Rinazina per il raffreddore e buttai il contenuto e poi presi il cloroformio e ne versai qualche goccia dentro.
Io " Ecco pronto ora tieni la boccetta in verticale altrimenti il cloroformio scioglie la guarnizione di gomma, ma per qualche ora terrà comunque ecco prova ad annusare solo un po cosi vedi che effetto fa..."
Marika annusò da distante il cloroformio e quasi svenne fra le mie braccia.
Lei " Oddio ma è potentissimo!"
Io " Si molto lo usavo per lucidare il Plexiglass è perfetto ma una volta ero in cortile sottovento e a momenti svenivo... hehehe Marika mi raccomando devi impregnare solo un pochino di carta igienica e poi stando sul wc te la porti sul naso e respiri forte, basta poco, vedrai che ti sentirai svenire quasi subito, non reagire lasciati andare, fai in modo di metterti che cadrai contro un muro e metti una salviettona per proteggerti dalla caduta. Prima aspetta in posizione quando senti che la Polizia è alla porta e suona o bussa tu attivi il trucco... inoltre fai in modo di urlare qualcosa "Aiuto" ma forte cosi attiri l'attenzione dei vicini, hai capito come?"
Lei " Si Gianni dai non sono scema, vedrai che simulerò tutto bene, ho capito che deve sembrare tutto vero!"
Cosi attuammo il piano, alle 18,30 lei dopo la parrucchiera ed il supermercato andò a piedi verso casa come nulla fosse e io la seguii da lontano, mi feci prestare il cane del mio amico cosi non diedi adito a sospetti e Marika mi seguì con la coda dell'occhio e si sentiva tranquilla sapendo che comunque al limite sarei intervenuto io.
Poi entrò in casa e io curai che tutta la messa in scena filasse come programmato... lei attuò la sceneggiata urlando e spaccando i piatti per terra... e come volevasi dimostrare dopo pochi minuti arrivò una pattuglia della Polizia... che suonò al citofono dai vicini che come due falchetti stavano guardando dalla finestra...
Nel frattempo notai un ragazzo in macchina che all'arrivo della Polizia stava telefonando... sicuramente era un tirapiedi di Salvatore che avvisava che qualcosa non andava da Marika infatti si sentivano i rumori e le urla "Stronzo, bastardo..." e giù un piatto che si rompeva...
Appena la Polizia entrò nel portone avvisai Marica con uno squillo... come se fosse un cliente che la chiamava... Lei visto il numerò passò alla fase ultima del piano e appena sentì gli agenti che suonavano la porta inalò i vapori di cloroformio e svenne...
I Poliziotti come di prassi chiamarono i Pompieri per forzare la porta che poco dopo arrivarono insieme ad un ambulanza già allertata... qualche minuto e si sentì il rumore della porta di casa di Marika che si rompeva e dopo poco ecco che Marika in barella usciva dal portone... si vedeva che era già vigile, il che mi rincuorò... e finalmente mi ritornò il fiato... Poi chiaramente l'ambulanza partì per raggiungere il Pronto Soccorso... io controllai che la situazione si acquietasse e poi chiamai un amico... che comunque avevo già avvisato e messo al corrente del piano.
Roberto un mattacchione di uomo fu contento di aiutarmi e con lui abbiamo un amicizia di lunga data, lui è un bravissimo programmatore ed anche haker per diletto... ci conosciamo sin da ragazzi e quando gli spiegai la situazione e ciò che doveva fare... mi assicurò che sarebbe stato fatto tutto secondo i miei piani.
Io chiamai anche un altro amico medico che lavorava in quell'ospedale che oltretutto mi doveva un grosso piacere in quanto gli avevo sistemato una pratica edilizia di una casa che aveva ereditato e che senza quella non avrebbe potuto vendere e mi assicurò che avrebbe dato un occhio di riguardo a Marika.
Insomma in poco tempo avevo fatto il possibile per far uscire quella meravigliosa Donna dai suoi casini.
Infatti tutto andò secondo i piani e per qualche giorno restammo lontani, io mi occupavo del mio lavoro e Lei fu trattenuta in ospedale per tre giorni, poi quando fu dimessa mi scrisse un messaggio su Telegram dicendomi che stava bene e che le avevano diagnosticato una forte carenza di ferro e soprattutto il fatto che era sieropositiva all'HIV... e mi ringraziava...
Allora passai ad al piano Vito... cosi una sera "per caso" andai a cena da lui con un cliente... e li lo presi da parte e gli raccontai che quella donna con cui ero stato l'ultima volta ed avrei voluto rivedere in quei giorni, e che l'ho chiamata e mi ha riferito di essere sieropositiva... "Per fortuna che a me è andata bene! Cazzo sono corso subito a fare i test!" C

Cazzo ho visto Vito sbiancare come un cencio lavato... hahaha che goduria!
Cosi ho messo in moto la gola profonda che subito avrà riferito a Salvatore ....
Sicuramente il losco individuo visto i suoi contatti avrà fatto verificare la veridicità della prognosi e si preoccupò per se stesso... infatti ho saputo da Marika che come d'incanto le telefonate ed i messaggi di Salvatore scomparvero come fosse mai esistito!

Cosi abbiamo ripreso a sentirci e la facevo venire da me a casa e lei era come una bambina che aveva bisogno di coccole e sicurezza.
Fino a quando le dissi dai vieni a stare da me, cosi risparmi l'affitto e tutte le bollette...

Per info impotente@proton.me
scritto il
2026-07-21
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