Scendere sempre più in basso 10

di
genere
dominazione

Scendere sempre più in basso 10
Scritto da impotente@proton.me

Chiara, che fino a un momento prima piangeva in silenzio, cambia di colpo.
La voce le si fa dura, carica di rabbia trattenuta a stento:
«Quel bastardo… quel maiale stronzo. Mi ha sempre trattata come una cosa. E io l’ho lasciato fare. Anni a subire i suoi ordini, le sue umiliazioni, i suoi “sei nessuno senza di me”. Stasera ha esagerato. Ha calciato Alberto nelle palle facendogli male solo per il gusto di rompere un momento di dolcezza. Ha quasi soffocato me. Basta. Non torno da lui. Non voglio più vederlo.»
Si sdraia sul letto accanto ad Alberto, dal lato sinistro, e gli posa una mano sul petto, come per proteggerlo ancora.
Annabella, nel frattempo, è andata in bagno.
Torna con un asciugamano imbevuto di acqua fredda, prende una bottiglietta d'acqua gelata dal frigobar e l'avvolge nel panno ben strizzato. Con delicatezza lo sistema sull’inguine di Alberto, dove il calcio ha lasciato il segno. Lui trattiene un gemito, ma il fresco porta un po’ di sollievo. qualche minuto ep iano piano il respiro si fa più regolare: si sta riprendendo.
Vedendolo meglio, Annabella si accoccola dall’altro lato, gli accarezza il viso con le dita leggere, gli sfiora i capelli, gli bacia la tempia.
I tre restano così, stretti sul letto.
Chiara ancora arrabbiata ma già più calma, Annabella silenziosa e presente, Alberto al centro, protetto da entrambe. Le mani si cercano: quella di Chiara che stringe le dita di Alberto, quella di Annabella che continua a accarezzargli il viso. Ogni tanto uno dei tre mormora qualcosa di basso, quasi inutile – «va meglio?», «sì», «resta qui» – e gli altri rispondono solo con un contatto più stretto.
Sono di nuovo loro tre.
Niente padroni, niente ordini, niente spettacolo. Solo tenerezze scambiate in una camera d’albergo, dopo che tutto il resto si è spezzato.
I tre si addormentano così, stretti sul letto.
Alberto al centro, ancora con l’asciugamano fresco sull’inguine, Annabella accoccolata da un lato e Chiara dall’altro. Il respiro di ognuno si fa piano piano più lento, più sincronizzato. Il sonno arriva senza sforzo e lenisce tutto: il dolore, la rabbia, l’umiliazione, la confusione. Nella stanza resta solo il silenzio dell’hotel di montagna e il calore dei tre corpi vicini.
Adesso c’è un componente in più.
Chiara non ha un ruolo. Ma non è più solo un’ospite di passaggio, né la puttanella raccolta per strada o mantenuta da un vecchio maiale. È una ragazza che cerca una sua collocazione, un suo destino. È dolcissima. E, seppur con quel seno in silicone che a tratti sembra troppo, è naturalmente sexy: nel modo in cui dorme con le labbra appena socchiuse, nel modo in cui una mano resta ancora posata sul petto di Alberto anche nel sonno, nel modo in cui il suo corpo cerca calore senza chiedere niente.
La notte li tiene uniti.
Fuori le montagne sono nere e silenziose. Dentro la camera, per alcune ore, non esiste più la suite 214, non esiste più Roberto, non esistono più ordini né ruoli. Solo tre persone che hanno attraversato troppo in una sola sera e che, per adesso, trovano pace l’una accanto all’altra.
Quando si svegliano è già mattino inoltrato.
La luce filtra chiara dalle tende socchiuse.
Alberto è il primo ad aprire gli occhi.
La notte ha portato via quasi tutto il dolore: resta solo un indolenzimento sordo tra le gambe e una stanchezza dolce in tutto il corpo. Sente le due donne accanto a sé – Annabella da un lato, Chiara dall’altro – che lo tengono stretto anche nel sonno. È troppo bello quell'abbraccio silente. Sono troppo belle entrambe. Nonostante tutto quello che è successo, nonostante la violenza e l’umiliazione della sera prima, prova un senso di felicità quieta e inaspettata. Si chiede solo, mentre le guarda dormire: e adesso che succederà?
Poco dopo si svegliano anche loro, piano, senza scosse.
Chiara apre gli occhi e per un attimo sembra davvero una bambina: il viso gonfio di sonno, le labbra socchiuse, lo sguardo ancora confuso e tenero. Annabella, invece, ha il corpo ancora provato dalla monta selvaggia di Roberto, ma i sensi sono soddisfatti. Sorride appena e bacia Alberto sulla bocca, lenta, riconoscente.
Chiara, sentendosi per un attimo esclusa, li guarda e chiede a voce bassissima, quasi timida come una bambina:
«Posso… posso baciarlo anch’io?»
La domanda è rivolta ad Annabella.
Lei la guarda negli occhi e annuisce, dolce.
«Sì. Bacialo.»
Chiara si solleva appena e bacia Alberto.
Le labbra sono calde, caute. Annabella non si ritrae: resta vicina, una mano sui capelli di Chiara e l’altra sulla guancia del marito. I tre finiscono per limonare praticamente insieme – baci che si inseguono, si sovrappongono, si mescolano. Non c’è fretta, non c’è voglia solo una tenerezza lenta e condivisa, bellissima nella sua semplicità.
Fuori è già giorno.
Dentro la camera, per qualche minuto ancora, restano così: tre bocche, tre respiri, e la sensazione che, almeno per adesso, tutto il resto possa aspettare.

Alberto scivola fuori dal letto e va in bagno, prova a pisciare e il suo cazzo ammaccato funziona e poi sotto la doccia.
L’acqua calda gli scorre sulla schiena e porta via gli ultimi residui della notte. Sta ancora indugiando quando sente la porta del box aprirsi.
Le due donne lo raggiungono ridendo, con un’intesa silenziosa negli occhi.
Lo spazio è minimo, ma ci stanno. Annabella entra per prima, Chiara subito dietro. Alberto le abbraccia entrambe, felice, e comincia a sbaciucchiarle: un bacio sulla bocca di Annabella, uno sulla guancia di Chiara, di nuovo sulle labbra dell’una e poi dell’altra. Loro ridono, i corpi bagnati che si stringono al suo.
Prendono il sapone e lo insaponano.
Le mani di entrambe scorrono sul suo petto, sulle spalle, sulla schiena. Chiara, all’inizio, evita con cura il basso ventre, ancora consapevole del calcio della sera prima. Annabella invece no. Lo desidera, vuole provare se Alberto ha subito danni. Con gesti lentissimi, attentissima a non fargli male, gli insapona il cazzo. Le dita gli scorrono leggere lungo il membro ancora indolenzito. Lui reagisce comunque: si indurisce tra le sue mani.
Chiara, birichina, non se lo lascia sfuggire.
Nello spazio ristretto della doccia si piega quanto può e va a baciarlo. Poi lo imbocca piano, solo la cappella, e mentre lo fa alza gli occhi verso Annabella, chiedendo permesso senza parole.
Annabella ride, l’acqua che le cola sui capelli, e annuisce come per dire «Fai pure.»
Chiara lo prende un po’ di più in bocca, dolce, senza fretta.
Annabella intanto bacia Alberto sulla bocca, le mani che gli accarezzano il petto e i fianchi. Lui resta in piedi sotto il getto d’acqua, circondato dalle attenzioni di entrambe: la moglie che lo bacia e lo tiene, Chiara che gli succhia piano il cazzo ancora sensibile, ma vuole riprendere da dove Roberto li ha interrotti.
Per qualche minuto il mondo si riduce a quello.
Acqua calda, risate soffocate, baci e una bocca paziente. Niente altro, niente ordini. Solo loro tre, stretti in uno spazio troppo piccolo, e il piacere leggero di stare insieme.
Alberto, ancora bagnato, esce dalla doccia seguito dalle due.
Si siede sul bordo del letto. Chiara non aspetta: si inginocchia tra le sue gambe e questa volta vuole dargli piacere per davvero. Lo prende in bocca con più decisione, ma sempre attenta a non fargli male, e comincia a succhiarlo piano, profondo, guardandolo dal basso, con i suoi occhioni quasi da bambina.
Annabella lo fa sdraiare completamente.
Gli sale sopra a cavalcioni, la schiena rivolta verso Chiara, e gli posa la figa sulla bocca. Alberto non esita: allunga la lingua e comincia a leccarla. È ancora indolenzito, il corpo segnato dalla notte, ma tutte quelle attenzioni lo fanno abbandonare. Si lascia andare. Lecca la moglie con fame crescente mentre Chiara gli succhia il cazzo con devozione.
Il piacere sale in fretta.
Alberto geme contro la figa di Annabella e viene nella bocca di Chiara. Lei resta ferma, lo riceve tutto, deglutisce una parte e tiene il resto.
Poi si alza appena, si mette in ginocchio davanti ad Annabella e la bacia.
Le passa lo sperma del marito sulle labbra, sulla lingua. È un bacio lungo, umido, carico. Annabella, già stimolata dalla lingua di Alberto, riceve quel bacio e il sapore di lui e non resiste. L’orgasmo arriva, la fa tremare a cavalcioni sul viso del marito, un gemito lungo che le esce contro la bocca di Chiara.
I tre restano uniti ancora qualche secondo.
Annabella che trema, Chiara che le bacia le labbra, Alberto che continua a leccare piano finché i spasmi di lei non si calmano. Il mattino, fuori dalla camera, continua a scorrere indifferente. Dentro, loro tre si sono appena dati un piacere lento, condiviso, e senza più nessuno a comandare.
Annabella scende piano dal viso di Alberto e fa posto.
Con un sorriso compiaciuto accenna a Chiara di prendere il suo posto. La moretta esita solo un attimo, poi gli sale a cavalcioni, la figa già umida che si posa sulla bocca di lui.
Alberto riprende a leccare senza esitazione.
La sua lingua è esperta, paziente, precisa. Sa dove premere, dove vibrare, dove allargare e dove stringere. Lecca Chiara con la stessa cura che aveva riservato alla moglie: circonda il clitoride, lo sfiora, lo succhia piano, poi scende più in basso e la penetra con la lingua. Le mani le tengono i fianchi, guidandola appena contro la sua bocca.
Chiara si abbandona.
Chiude gli occhi, la testa che cade all’indietro, e lascia che il piacere l'attraversi. I gemiti le escono bassi, sempre più frequenti. Una mano cerca i capelli di Alberto, l’altra si allunga verso Annabella, che resta seduta di fianco e la guarda con dolcezza. Ogni tanto le due donne si sfiorano le dita, complici.
Alberto continua.
La lingua non si ferma, il ritmo è costante, dedicato solo a far godere la ragazza che ha sopra di sé. Chiara trema sempre di più, le cosce che si stringono intorno al suo viso, e si lascia andare completamente al piacere che lui le sta donando.
Un orgasmo dolce e profondo percorre Chiara.
Parte lento, dal basso ventre, e si allarga come un’onda calda. Lei lo sente arrivare e non lo trattiene. Si abbandona. Il corpo le trema a cavalcioni sul viso di Alberto, le cosce si stringono, un gemito lungo e libero le esce dalle labbra. Gode senza freni, senza vergogna, senza più il peso di nessun padrone. Solo piacere puro, sfrenato, che le fa chiudere gli occhi e inarcare la schiena.
Alberto continua a leccarla finché gli spasmi non si placano.
Annabella, seduta di fianco, le tiene una mano e le accarezza i capelli, sorridendo mentre la morettina trema e si lascia attraversare da quell’orgasmo dolce e profondo.
Quando Chiara riapre gli occhi è ancora ansimante, il viso illuminato da un’espressione quasi stupita, come se non si ricordasse più l’ultima volta che aveva goduto così… libera.
I tre si vestono in modo semplice e scendono a fare colazione.
La sala è già animata, luce chiara, odore di caffè e brioche. Si guardano intorno cercando Roberto, ma non c’è. Né lui né i suoi bagagli.
Alberto si avvicina alla reception e chiede discretamente.
L’addetto, dopo aver controllato, risponde con un mezzo sorriso professionale:
«Il signor Brambilla ha lasciato l’hotel molto presto questa mattina. Ha regolato l’intero conto… compreso quello della vostra camera e di eventuali consumazioni. Ha detto di non disturbare nessuno.»
Restano un attimo stupiti.
Annabella e Alberto si scambiano uno sguardo. Chiara abbassa gli occhi, un’ombra di qualcosa – sollievo, amarezza, libertà – le attraversa il viso.
Poi chiede delle sue cose.
L’addetto annuisce:
«Una donna delle pulizie ha raccolto tutto dalla suite e l’ha portato nel guardaroba. Può ritirare quando vuole.»
Chiara va, torna dopo pochi minuti trascinando un valigione grande e un borsone.
Li posa vicino al loro tavolo e si siede. Per un momento sembra quasi piccola, con tutti i suoi bagagli accanto.
Poi, piano piano, l’atmosfera si alleggerisce.
Ordinano caffè, succhi, uova, pane tostato. Mangiano senza fretta. Ogni tanto uno alza gli occhi e sorride all’altro. Non parlano molto di Roberto, né di quello che è successo la notte prima. Preferiscono restare nel presente: il sole che entra dalle vetrate, il sapore del caffè, la sensazione di essere insieme, liberi e un po’ storditi.
Chiara, a un certo punto, guarda i suoi bagagli e poi i due sposini.
Sorride, quasi timida.
«Allora… adesso sono davvero libera, a quanto pare.»
Annabella le allunga una mano sul tavolo e la stringe piano.
Alberto alza la tazza di caffè in un piccolo brindisi silenzioso.
I tre restano lì a fare colazione, sorridendosi, mentre fuori le montagne di Trentino brillano sotto il sole del mattino.
Chiara resta in silenzio qualche secondo, lo sguardo fisso sulla tazza di caffè.
Poi, a voce bassa, quasi vergognandosi:
«Sono libera… sì. Ma cazzo non ho un soldo. Roberto mi manteneva in tutto. Affitto, vestiti, contanti… carte non ho niente di mio. Adesso come faccio?»
Alberto la guarda e, per alleggerire, prova a scherzare:
«Beh dai… sei così bella che puoi fare la mignotta di lusso. Dai, scherzo… hehehe.»
Chiara ride, ma è una risata amara, corta.
Scuote la testa e abbassa di nuovo gli occhi.
Alberto si fa subito serio.
Si volta verso Annabella, poi di nuovo verso Chiara, e parla con tono più calmo e deciso:
«Dai, resta con noi. Tranquilla. Ti supportiamo. Non sei sola.
E poi… anche noi ormai dobbiamo cercare un nuovo impiego. Sai com’è andata. Lei non può più tornare a scuola dopo tutto quello che è successo. E io… con che faccia mi presento al lavoro, con i colleghi? Siamo tutti sputtanati. Ma vedrai che sistemiamo tutto. Magari insieme.»
Annabella annuisce, la mano ancora posata su quella di Chiara.
«Sì. Resta. Non ti lasciamo in mezzo a una strada. Io ... anzi noi abbiamo combinato un casino… ma troveremo un modo per cavarcela stando uniti, vorrà dire che faremo tutti e tre le mignotte! Hahaha.»
Chiara alza lo sguardo e ride.
Ha gli occhi lucidi di nuovo, ma questa volta non di rabbia o di umiliazione. C’è qualcosa di più fragile e grato. Stringe la mano di Annabella e poi, dopo un attimo di esitazione, anche quella di Alberto.
«Grazie…» sussurra. «Davvero. Non so cosa dire.»
Alberto sorride, più dolce di prima.
«Non dire niente. Mangia. Poi pensiamo a come muoverci. Un passo alla volta.»
I tre restano seduti al tavolo della colazione, i bagagli di Chiara accanto, il sole che entra dalle vetrate.
Fuori le montagne sono indifferenti.
Escono dall’hotel e fanno una passeggiata.
Chiara ha portato le sue borse nella camera degli sposini, così adesso è davvero senza vincoli. Camminano mano nella mano – Annabella al centro, Alberto da un lato e Chiara dall’altro – leggeri, quasi increduli di quanto tutto sia cambiato in poche ore.
Le montagne del Trentino si aprono davanti a loro, aria pulita, silenzio, panorami ampi. Per un po’ non parlano. Si limitano a respirare e a sentirsi uniti.
A un certo punto Alberto si ferma.
Ha l’aria di essere stato fulminato da un’idea. Li guarda tutti e due con un mezissimo sorriso e dice:
«Signore… e se oggi andassimo a visitare un bordello in Austria? Non sarebbe male. Voi fate le intrattenitrici… e io trovo un mio ruolo. Che ne dite? Così i cazzi non vi mancheranno di certo. Hahaha.»
Resta in silenzio un attimo, aspettando la reazione.
L’aria è leggera, quasi giocosa, ma sotto c’è anche quel filo di verità sporca che ormai li lega: sono liberi, sono sputtanati, e l’idea di spingersi ancora più in là non li spaventa più come una volta.
Annabella alza un sopracciglio, mezzo divertita e mezzo scettica.
Chiara invece resta a bocca aperta, poi scoppia in una risata nervosa.
«Sei serio o stai scherzando, cornuto di merda?»
Alberto stringe le loro mani e risponde, ancora sorridendo:
«Un po’ tutte e due le cose. Ma se volete… possiamo anche andare a vedere. Tanto siamo già oltre ogni limite, no?»
Le montagne restano indifferenti intorno a loro.
I tre, invece, si guardano, e per la prima volta da quando sono scappati dalla suite 214, qualcosa di nuovo e pericoloso ricomincia a muoversi tra di loro.
Tutti e tre ridono.
La risata di Alberto è più libera, quella di Chiara ancora un po’ nervosa, quella di Annabella più bassa e calda. Ma mentre ride, ad Annabella l’idea del marito le arriva dritta tra le cosce. Tutti quei cazzi… la figa le dà una scossa netta e inizia a pulsare. Abbassa appena lo sguardo, consapevole di quanto sia diventata sensibile a certe proposte.
Chiara, più scettica, lo fissa e gli chiede a bruciapelo, mezzo sorridente e mezzo seria:
«E non saresti geloso nel sapere cosa facciamo, cornuto?»
Alberto la guarda dritto negli occhi e risponde ridendo, senza esitazione:
«E ieri notte…? Se non mi fosse piaciuto quello che abbiamo fatto, non ci saremmo nemmeno conosciuti. Hahaha.»
Fa una pausa, poi aggiunge più piano, ma ancora con il sorriso:
«La gelosia c’è. Sempre. Ma ormai so anche quant’è forte l’altra cosa. Quella che mi fa stare qui, con voi due, a parlare di bordelli austriaci dopo essere stati usati e umiliati da un maiale. Se sono arrivato fin qui… vuol dire che qualcosa mi piace. Forse troppo.»
Annabella gli stringe la mano e sente di nuovo la figa reagire.
Chiara scuote la testa, ma sta sorridendo per davvero questa volta.
«Siete due matti» mormora. «E io forse la sto diventando anch’io.»
I tre riprendono a camminare lungo il sentiero, le montagne intorno, e l’idea – per ora solo un gioco di parole – resta sospesa tra loro, calda e pericolosa.
Nel pomeriggio caricano i bagagli in auto.
Nessuno dice «stiamo solo scherzando». Salgono in macchina – Alberto alla guida, Annabella accanto, Chiara dietro – e prendono la direzione del confine austriaco. L’umore è strano: leggero e teso allo stesso tempo. Chiara, dopo un po’ di silenzio, si sporge tra i sedili e chiede, curiosa e dubbiosa:
«Alberto… ma cosa succede lì dentro, tu che forse ne sai di più? Raccontami.»
Alberto tiene gli occhi sulla strada e risponde con calma, senza troppi giri di parole:
«Dipende dal tipo di posto. Quelli più seri, tipo i Laufhaus o i club FKK, funzionano così: le ragazze affittano una stanza a ore o a giornata. Si vestono come vogliono – o si spogliano – e aspettano. Gli uomini entrano, pagano l’ingresso, girano per i corridoi o nella zona comune, e se una gli piace bussano o le fanno un cenno. Poi ci si mette d’accordo sul prezzo e su quello che si fa. C’è chi fa solo pompini, chi fa tutto, chi accetta due o tre ragazzi insieme. Alcune lavorano da sole, altre si mettono d’accordo tra loro per i trio.
Tu non sei obbligata a fare niente. Puoi solo guardare, puoi parlare con le altre, puoi anche decidere di non toccare nessuno. Ma l’aria che si respira… è quella. Uomini che cercano di scopare, ragazze che decidono quanto e con chi. E soldi che passano di mano in mano.
Annabella con una stizza di gelosia che la percorre... «Ma tesoro come mai ne sei così informato? Ci sei già stato?»
Alberto «Si tesoro, prima di conoscerti, quando ci siamo lasciati io e la mia ex fidanzata per qualche volta ci sono andato con amici...»
Annabella si fa più pungente «A si begli amici che hai chi Francesco e Aldo immagino... quelli che quando ci siamo messi insieme volevano scoparmi quella sera in macchina?»
Alberto «Hahaha si proprio loro! Ma Tesoro, quella sera li hai lasciati in bianco e anche me se non ricordo male! Son sicuro che se te lo proponessero ora accetteresti vero?»
Annabella «Quella sera tu non hai detto niente mi hai offesa, ora capisco che ti sarebbe piaciuto vedermi scopare con loro nella tua macchina... vero Porco?»
Alberto «Amore si avrei voluto che mentre guidavo loro ti scopassero sul sedile dietro, cazzo quando ti Francesco ti ha allungato la mano sulla gamba ho provato una cosa strana ero incazzato nero ma eccitato come un porco! Si ti avrei lasciata scopare con loro li siiiii... sono malato della tua malattia... la porchite acuta... Amore mio...»
Chiara come sempre sdrammatizza il momento... «Dio li fa e poi li accoppia hahaha ma è anche previsto il trio? Non fatemi sentire esclusa! Poi gli amici erano due no... hahaha»
I tre ridono e si abbracciano forte...
Alberto allora propone «Io, se entriamo, resto in disparte. O faccio da “accompagnatore”, se serve. Ma non vi spingo. Se vi viene voglia di provarci… lo decidete voi. Se invece vi viene da scappare… usciamo e andiamo a bere una birra. Nessuno obbliga nessuno.»
Chiara resta in silenzio qualche secondo, poi mormora:
«Certo che sei diventato esperto in fretta, cornuto…»
Annabella, dal sedile anteriore, gira appena la testa e gli sorride di lato.
La figa le ha già dato un piccolo segnale solo a sentir parlare di corridoi, stanze e uomini che scelgono. Non dice niente. Si limita a posare una mano sulla coscia di Alberto mentre l’auto continua verso il confine.
Davanti a loro c’è ancora un pezzo di strada… e un posto che, fino a ieri, sarebbe sembrato impensabile.
La compagnia passa il confine al Brennero nel tardo pomeriggio e prosegue verso nord. Dopo circa mezz’ora di strada, Alberto esce all’uscita per Zirl, a pochi chilometri da Innsbruck.
Il posto che ha scelto – dopo aver controllato un paio di possibilità – è il Hxxxx Txxxx, un club privato a xxxx che organizza serate miste: swinger, fetish e vere e proprie BDSM-playnight. Non è un classico Laufhaus pieno di ragazze in affitto, ma un ambiente più “scena”, con playroom attrezzate, zone bondage, croci di Sant’Andrea, panchine, ganci a soffitto e materiale per chi vuole spingersi oltre il sesso vanilla. Proprio il tipo di posto che Annabella, con la sua fame di sottomissione e di situazioni intense, avrebbe preferito.
L’edificio è discreto, quasi anonimo dall’esterno: una struttura bassa in zona semi-industriale, parcheggio riservato non visibile dalla strada. Dentro, dopo il controllo all’ingresso e il pagamento della day-membership, si apre uno spazio raccolto ma curato. C’è una zona bar/lounge con luci basse, poi i corridoi che portano alle playroom. L’aria che si respira è diversa da un semplice bordello: più carica, più consapevole, con gente che sa già cosa cerca.
Chiara, mentre lasciano i bagagli in auto e si avvicinano all’ingresso, mormora ancora un po’ tesa:
«Quindi qui… non è solo scopare. C’è anche la roba dura.»
Alberto annuisce, tenendo la mano di Annabella.
«Sì. Qui se vuoi puoi solo guardare, o parlare, o entrare in una stanza e chiuderti dentro. Ma ci sono angoli pensati proprio per chi ama il controllo, la corda, il dolore dolce… o meno dolce. Annabella, questo posto dovrebbe parlarti.»
Annabella non risponde subito.
Guarda la facciata discreta del club, sente già il battito accelerare, e stringe più forte le dita di Alberto. La figa le ha già dato il primo segnale chiaro.
I tre varcano la porta.
Chiara, quando erano ancora in auto, aveva dato un’occhiata veloce al sito del club dal telefono.
Aveva visto le foto delle playroom, le croci, le panchine, le corde. Qualcosa le aveva mosso lo stomaco in un modo che non si aspettava. Ora, mentre varcano la porta, non molla la mano di Alberto. Anzi, la stringe di più. Alberto si ritrova così con due donne attaccate a sé: Annabella da un lato, Chiara dall’altro. Due compagne d’avventura. Due amanti che, in modi diversi, sono diventate devote e che adesso lui ne sente il peso – e il piacere – di dover soddisfare entrambe.
Entrano.
Vanno alla reception dove vengono espletate le formalità di rito, Alberto paga le quote per entrare nel club mentre le due donne si guardano intorno con aria curiosa e un pò timorosa...
L’aria dentro è calda, un po’ carica di profumo di pelle e di qualcosa di più metallico, quasi di cuoio. La zona lounge è raccolta: luci basse, divani scuri, qualche persona in abiti scuri o in lingerie che chiacchiera a voce bassa. Nessuno li fissa in modo invadente. Solo sguardi rapidi, consapevoli.
Pian piano cominciano a girare nel club.
Passano davanti a una porta socchiusa dove si intravede una stanza con una croce di Sant’Andrea vuota e una panca imbottita. Un’altra porta è chiusa, da dietro arriva un suono ovattato di respiri e di qualcosa che sbatte leggero. Alberto guida le due donne con calma, senza fretta, lasciando che assorbano l’atmosfera.
Poi arrivano a una stanza con la porta quasi completamente aperta.
Dentro la scena è già in corso.
Una donna, forse poco più che trentenne, è in ginocchio su un tappeto nero. Ha i polsi legati dietro la schiena con una corda scura, i capelli raccolti in una coda, il corpo nudo a parte un collare di cuoio. Intorno a lei ci sono tre uomini. Due stanno in piedi ai lati, già semiduri, e la guardano in silenzio. Il terzo, più alto, è chiaramente quello che ha il controllo: le tiene la testa con una mano e le parla a voce bassa, quasi affettuosa e allo stesso tempo imperiosa. Di tanto in tanto le passa il cazzo sulle labbra senza farla prendere ancora, solo per farle sentire il peso e l’odore.
Annabella si ferma di colpo.
Gli occhi le si allargano. La figa le dà una scossa netta, violenta. Tutto il corpo le reagisce a quella visione: la schiava in ginocchio, il collare, l’uomo che decide i tempi, gli altri che aspettano il loro turno. Il respiro le si fa corto. Stringe la mano di Alberto quasi fino a fargli male.
Chiara non è indifferente.
Guarda la scena con le labbra appena socchiuse, le guance che si colorano. Non distoglie lo sguardo. Una parte di lei – quella che fino a ieri era solo la puttanella di un vecchio maiale – riconosce qualcosa di familiare e di pericolosamente eccitante in quella dinamica.
I tre restano fermi sulla soglia per lunghi secondi.
Nessuno parla. Solo il respiro di Annabella che si è fatto più pesante, e la mano di Chiara che continua a tenere quella di Alberto, come se avesse paura di lasciarla andare in mezzo a tutto quello.
Alberto sente entrambe.
Sente la tensione di Annabella, sente il tremito leggero di Chiara. E per la prima volta si rende conto fino in fondo di cosa significa avere due donne così diverse, e così simili nella fame, attaccate a sé in un posto del genere.
La porta è aperta.
Possono entrare.
In un angolo, già in disparte, c’è una coppia. Lui ha alzato la gonna della sua bella compagna e le sta infilando lentamente un dito tra le natiche, mentre entrambi osservano la scena in silenzio. Lei ha gli occhi socchiusi e il respiro corto.
Chiara sente la figa fremere.
Un brivido netto le scende lungo la schiena. Non distoglie lo sguardo dalla donna in ginocchio.
Annabella è ormai altrove.
La voglia le pulsa forte, quasi dolorosa. Si immagina al posto di quella bella trentenne: collare al collo, polsi legati, tre uomini intorno, uno solo che decide. Gira la testa verso Alberto e lo guarda con una fame nuda, quasi a chiedergli il permesso con gli occhi. Andiamo più vicino…? Posso avvicinarmi? Amore mi lasceresti andare anch'io lì?
Il Padrone se ne accorge.
Alza lo sguardo, vede il trio sulla soglia e sorride, sornione e sicuro. Senza fretta infila il cazzo in bocca alla donna legata e le tiene la testa ferma mentre lei comincia a succhiare. Poi, con la mano libera, fa un cenno lento e invitante verso di loro e verso la coppia nell’angolo. Un gesto chiaro: avvicinatevi.
Alberto sente lo sguardo di Annabella piantato nel suo.
Vede il tremito di Chiara. Per un lunghissimo secondo non dice niente. Poi, piano, annuisce. Un cenno minimo, ma netto.
I tre fanno un passo avanti.
Poi un altro. Entrano nella stanza.
Anche la coppia nell’angolo si muove e si avvicina.
Nessuno parla. Solo il suono umido della bocca della schiava intorno al cazzo del Padrone, e il respiro sempre più pesante di chi sta guardando.
Annabella si ferma a pochi metri dalla scena, gli occhi lucidi, le cosce già umide.
Chiara le resta accanto, la mano ancora stretta a quella di Alberto.
Hanno accettato l’invito.
Almeno per ora, restano. A guardare. E a sentire cosa succede dentro di loro.
Il Padrone, ammaliato dalle tre donne che osservano dalla soglia, alza lo sguardo e parla in tedesco, la voce bassa e sicura.
Fa un gesto chiaro con la mano libera: un invito a inginocchiarsi anche loro.
Annabella, Chiara e Alberto non capiscono le parole.
La coppietta nell’angolo, invece, sì. La ragazza si stacca dal suo compagno senza esitazione, si avvicina e si inginocchia a fianco della schiava legata. Uno dei due uomini ai lati non perde tempo: le afferra i capelli e le infila il cazzo in bocca. Lei lo accoglie subito, gli occhi già chiusi.
Resta un cazzo libero.
Quello del terzo uomo, ancora in piedi, che li guarda aspettando.
Annabella trema.
La fame le brucia tra le cosce. Gira di nuovo la testa verso Alberto, gli occhi pieni di una richiesta muta e disperata. Lui la fissa a lungo, poi, lentamente, annuisce una seconda volta. Un permesso silenzioso, pesante.
Annabella fa un passo avanti.
Poi un altro. Si stacca dalla mano di Alberto e si avvicina. Si inginocchia dall’altro lato della schiava, proprio di fronte al cazzo ancora libero. Alza lo sguardo verso l’uomo e, senza una parola, apre la bocca.
Lui sorride appena e le passa il glande sulle labbra prima di spingere dentro.
Chiara resta ferma accanto ad Alberto, il respiro corto, gli occhi spalancati.
Ha visto Annabella accettare. Ha visto Alberto permetterglielo. E adesso guarda la sua nuova amica – la professoressa, la moglie, la donna che poche ore prima la baciava con tenerezza – in ginocchio a succhiare un sconosciuto mentre una schiava legata e un’altra ragazza fanno lo stesso accanto a lei.
Il Padrone osserva la scena completa e emette un suono basso di soddisfazione.
Tre bocche. Tre donne in ginocchio. E due uomini che guardano.
Alberto stringe la mano di Chiara senza parlare.
Il suo cazzo è già duro. E questa volta non sa più se la gelosia o l’eccitazione stia vincendo.
Il gioco si fa subito pesante.
I tre uomini scopano le bocche delle schiave senza pietà.
Il Padrone tiene la testa della donna legata e le usa la gola a fondo, colpi lunghi e regolari. Quello di fianco continua a fottere la bocca della ragazza della coppia, tenendola per i capelli. Il terzo, quello di fronte ad Annabella, le affonda il cazzo fino in fondo, le fa toccare la base con le labbra, la tiene ferma quando lei soffoca e poi ricomincia. Annabella asseconda. Occhi lucidi, saliva che cola sul mento e sul seno, ginocchia aperte sul pavimento. Non si ritrae. Anzi, quando lui esce per farla respirare, lei lo rincorre con la bocca.
L’uomo che accompagnava la schiava originale – quello rimasto in piedi senza un buco – comincia a masturbarsi.
Guarda le tre bocche al lavoro e si sega con movimenti lenti e pesanti, il cazzo già duro e lucido.
Chiara è combattuta.
Il cuore le batte forte, una parte di lei vorrebbe voltarsi e uscire, un’altra parte non riesce a staccare gli occhi da Annabella in ginocchio. Sente Alberto teso contro di sé. Lo abbraccia stretto da dietro, il petto premuto alla sua schiena, e sente chiaramente quanto è duro. La mano le scende da sola. Gli apre i pantaloni, gli libera il cazzo e comincia a segarlo di fronte a tutti. La presa è ferma, il ritmo deciso. Non nasconde niente. Lo masturba mentre guardano insieme le tre donne che vengono usate in bocca.
Alberto geme basso.
Non distoglie lo sguardo da Annabella. La vede prendere il cazzo fino in fondo, la vede soffocare e poi tornare a succhiare con ancora più fame. Ogni volta che lei alza gli occhi e lo cerca, lui le tiene lo sguardo e la mano di Chiara accelera sul suo membro.
Il Padrone se ne accorge e ride, ansimante, mentre continua a scopare la gola della sua schiava.
«Schau… der Cuckold lässt sich wichsen, während seine Frau bläst.»
Non importa che non capiscano le parole. Il tono è chiaro.
Il terzo uomo accelera nella bocca di Annabella, le tiene la testa a due mani e comincia a usarla davvero, senza più riguardo. Annabella geme intorno al cazzo, le lacrime le scendono, ma non tira indietro. Anzi, una mano le scende tra le proprie cosce e si tocca, scopertamente, mentre viene scopata in bocca.
Chiara lo vede.
La sua mano sul cazzo di Alberto diventa più veloce, più stretta. Gli parla all’orecchio, la voce già roca:
«Guarda tua moglie… come la stanno usando… e tu ti fai segare da me davanti a tutti. Sei proprio un cornuto… Oddio come mi piaci così!»
Alberto non risponde.
Stringe i denti, gli occhi su Annabella, e lascia che Chiara lo porti sempre più vicino. La stanza è piena di suoni umidi, di gemiti soffocati, di respiri pesanti. Le tre bocche lavorano, i tre cazzi entrano e escono, e in mezzo a tutto questo Chiara continua a segare Alberto di fronte a tutti, innamorata e sporca, mentre la sua nuova amica viene usata come una schiava qualsiasi.
La scena continua a salire, sempre più forte, sempre più perversa.
I tre uomini scopano le bocche senza più ritegno.
Annabella viene usata a fondo: il cazzo le entra fino in gola, la saliva le cola abbondante sul seno e sulle cosce, gli occhi sono pieni di lacrime e di una voglia che non riesce più a nascondere. Ogni tanto alza lo sguardo verso Alberto e lo trova già quasi perso. Accanto a lei la schiava legata e la ragazza della coppia subiscono lo stesso trattamento, gemiti soffocati, facce rosse, collari e capelli stretti nei pugni degli uomini.
Chiara non resiste più.
La mano che segava Alberto diventa insufficiente. Si stacca da lui, gli gira davanti e si inginocchia. Senza una parola prende il glande tra le labbra e lo succhia. Piano all’inizio, poi con più fame. Alberto emette un gemito lungo, la testa che cade all’indietro per un attimo. È in estasi. Eccitatissimo. Guarda in basso Chiara che gli succhia il cazzo e, allo stesso tempo, guarda Annabella che viene scopata in gola a pochi metri di distanza. Le due immagini si sovrappongono e lo fanno quasi venire.
L’uomo che fino a quel momento si stava solo masturbando – il compagno della schiava legata – si avvicina.
Si ferma di fianco ad Alberto, il cazzo duro e lucido in mano, e guarda Chiara in ginocchio. Il desiderio gli è stampato in faccia. Vuole anche lui quella bocca. Vuole usarla mentre continua a guardare la sua donna legata che viene scopata a pochi passi.
Si china appena verso Alberto e parla a voce bassa, in un italiano stentato ma chiaro:
«Posso… anche io? Lei… la bocca.»
Alberto lo fissa.
Il respiro è corto, il cazzo pulsa dentro la bocca calda di Chiara. Per un secondo esita. Poi, lentamente, annuisce. Un permesso sporco, condiviso.
L’uomo non se lo fa ripetere.
Si mette di fianco, afferra i capelli di Chiara e le passa il glande sulle labbra ancora occupate dal cazzo di Alberto. Chiara alza gli occhi, capisce, e senza staccarsi del tutto da Alberto gira appena la testa e prende anche l’altro. Alterna. Una succhiata ad Alberto, una all’altro. Poi li impugna entrambi e prova a tenerli tutti e due vicini, la lingua che passa da uno all’altro, la saliva che li unisce.
Annabella vede tutto.
Vede la sua amica in ginocchio che succhia suo marito e un altro sconosciuto. Vede Alberto che guarda e gode. E mentre il cazzo le continua a entrare in gola, un orgasmo improvviso e violento la attraversa. Trema, geme intorno al membro che la riempie, e continua a succhiare anche mentre viene.
Il Padrone accelera.
Anche gli altri due. La stanza è diventata un solo ritmo umido e pesante: bocche usate, cazzi che entrano e escono, gemiti, saliva, lacrime. Chiara continua ad alternare i due membri, sempre più lanciata, mentre Alberto le tiene una mano sui capelli e guarda la moglie venire in ginocchio a pochi metri da lui.
Il perverso ha raggiunto il suo punto più alto.
Nessuno si ferma. Nessuno vuole fermarsi.
Il crescendo arriva senza più freni.
Chiara è ormai completamente presa dal gioco.
Non esita più. Alterna i due cazzi con fame, li lecca, li succhia, li tiene uniti contro le labbra e la lingua. Libera una mano e scende tra le cosce e comincia a masturbarsi con forza, due dita che entrano e escono mentre continua a servire Alberto e lo sconosciuto. Geme a bocca piena, gli occhi lucidi, il corpo che trema già vicino all’orgasmo.
L’uomo al suo fianco non resiste.
Afferra più forte i suoi capelli, accelera gli ultimi colpi e sborra. Getti caldi e abbondanti le riempiono la bocca e le colano subito fuori, imbrattandole labbra, mento e seno. Una parte dello sperma schizza anche sul cazzo di Alberto, ancora conficcato a metà tra le labbra di Chiara, mescolandosi alla saliva.
Chiara non si ferma.
Continua a succhiare Alberto mentre deglutisce e mentre lo sperma dell’altro le cola sul viso. La mano tra le cosce accelera. Pochi secondi dopo viene anche lei: un orgasmo forte, scosso, che le fa chiudere gli occhi e gemere lungo intorno al cazzo di Alberto.
Alberto non regge più.
Vedere la moglie ancora in ginocchio che viene usata, sentire Chiara godere col viso pieno di sborra che lo succhia e si tocca, sentire lo sperma dell’altro sul proprio cazzo… è troppo. Con un gemito rauco sborra in bocca a Chiara, tenendole la testa. Lei lo riceve tutto, mescolandolo a quello che ha già.
Dall’altra parte della stanza il Padrone e gli altri due uomini arrivano quasi insieme.
Sborrano nelle bocche delle tre schiave – Annabella inclusa – riempiendole, imbrattandole, tenendole ferme finché non hanno finito. Annabella viene di nuovo mentre la gola le viene riempita, il corpo che trema, le cosce che si stringono.
Per qualche secondo la stanza è solo respiri affannosi, sperma che cola, corpi che si stringono o si lasciano andare.
Godono tutti.
Di tutti.
Chiara resta in ginocchio, il viso lucido, ancora con il sapore di due uomini in bocca.
Annabella, accanto alla schiava legata, ha le labbra gonfie e lo sguardo perso.
Alberto è ancora in piedi, ansimante, una mano sui capelli di Chiara e gli occhi confitti sulla moglie.
Il gioco, almeno per quella stanza, è arrivato al suo picco più sporco e totale.
Annabella, ancora in ginocchio e con la bocca piena, alza lo sguardo verso il Padrone.
Con un gesto quasi cerimonioso, da brava moglie di un cornuto, chiede il permesso di alzarsi. Lui la guarda un attimo, poi fa un piccolo cenno del mento. Concesso.
Si alza.
Le gambe le tremano ancora. Cammina i pochi passi che la separano da Alberto e, senza una parola, gli prende il viso tra le mani. Apre la bocca e gli riversa dentro tutto lo sperma che aveva tenuto. Poi lo bacia. Un bacio intenso, profondo, umido, carico di tutto quello che hanno appena vissuto. Alberto riceve, deglutisce in parte, e risponde al bacio con la stessa fame.
Chiara non vuole restare fuori.
Si alza anche lei, il viso ancora imbrattato, e si avvicina. Offre le labbra ai due. Annabella e Alberto la accolgono senza esitazione. I tre si baciano insieme. È un limone vorticoso, seducente, sporco: lingue che si intrecciano, sapori che si mescolano – lo sperma di tre uomini diversi, la saliva, il sapore di Chiara e di Annabella. Si passano tutto di bocca in bocca. Ogni tanto uno si stacca per respirare e subito torna a cercare le labbra degli altri due.
Le mani si muovono.
Annabella tiene il viso di Alberto. Chiara accarezza la nuca di Annabella. Alberto ha una mano sui capelli di ciascuna. Il bacio diventa un gioco circolare, lento e vorace allo stesso tempo: prima Annabella e Alberto, poi Chiara e Alberto, poi le due donne tra loro mentre lui le guarda da distanza zero, poi di nuovo tutti e tre.
Intorno a loro la stanza continua a esistere – la schiava ancora legata, gli uomini che si sistemano, la coppia che osserva – ma per quei lunghi secondi i tre sono chiusi nel loro vortice. Sapori scambiati, respiri condivisi, una sintonia nata nel fango e diventata qualcosa di più intenso e pericoloso.
Quando finalmente si staccano, restano con le fronti unite, ansimanti, le labbra lucide e gonfie.
Nessuno sorride. Non c’è bisogno. Si guardano e sanno che, ancora una volta, sono andati più a fondo insieme.
Il Padrone non ha ancora finito.
Afferra la schiava legata per i capelli, la solleva e la trascina verso una gogna di legno scuro sistemata al centro della stanza. La sistema in fretta: polsi e collo chiusi nei fori, il corpo piegato in avanti, il culo e la figa completamente esposti. Poi comincia a sculacciarla. Schiaffi secchi, ritmati, forti. La pelle diventa subito rossa. Lei geme, e i gemiti non sono solo di dolore: gode. Quando lui le infila due dita grosse nella figa già colante, il suono che le esce è ancora più alto, più rotto. Continua a ditalinarla con forza mentre la sculaccia, e lei trema tutta, vicina a un altro orgasmo.
Gli altri due uomini, quelli che hanno appena sborrato, restano ai lati e guardano in silenzio, ancora ansimanti, i cazzi semiduri.
La moglie dell’altra coppietta non resiste.
Non chiede il permesso al marito. Si stacca da lui, si avvicina al Padrone e si prostra in ginocchio, la fronte quasi a terra, la voce tremante:
«Bitte… benutz mich auch. Bitte.»
Il Padrone la guarda dall’alto, ancora con le dita dentro la schiava alla gogna, e annuisce.
Le ordina di spogliarsi. Lei obbedisce in fretta, lasciando i vestiti sul pavimento. Lui la fa salire su un tavolo imbottito tipo ginecologico, le lega i polsi e le caviglie ai supporti laterali, le divarica completamente le gambe. Resta aperta, oscena, esposta a tutti. Il Padrone le passa una mano sulla figa, verifica quanto è bagnata, e sorride soddisfatto.
Dietro di loro, vicino alla porta, ci sono altri due uomini.
Più vecchi, panzuti, già eccitati. Si masturbano guardando le due schiave legate. Uno dei due prende coraggio e chiede al Padrone, a voce bassa ma chiara, se possono usarle. Il Padrone li misura un attimo, poi fa un gesto ampio della mano.
«Macht.»
I due non se lo fanno ripetere.
Si avvicinano. Uno si mette dietro la schiava alla gogna e le conficca il cazzo nel culo ancora rosso dalle sculacciate. L’altro si posiziona tra le gambe divaricate della donna sul tavolo ginecologico e la penetra con una spinta bastarda. Entrambe le schiave gemono, prese di nuovo, usate da corpi diversi.
Il gioco riparte, più sporco e più ampio di prima.
Il nostro trio resta immobile a pochi passi.
Annabella guarda con gli occhi spalancati, la figa che cola di nuovo solo a vedere quelle due donne legate e montate. Chiara respira a labbra socchiuse, una mano ancora posata sul braccio di Alberto e l'altra nelle mutandine ormai intrise di umori. Alberto le tiene entrambe vicine, il cazzo che comincia già a indurirsi di nuovo, e ammira la scena con un misto di eccitazione e di consapevolezza: sono immersi. Completamente.
Alberto è curioso.
Vuole vedere cosa c’è oltre quella stanza. Fa un cenno alle due donne e le invita a seguirlo. Lasciano la scena della gogna e del tavolo ginecologico e riprendono a camminare lungo il corridoio.
Le prime due stanze che incontrano sono chiuse.
Dalla seconda arrivano gemiti ovattati e il suono di qualcosa di metallico, ma la porta non cede. Girano l’angolo. La terza stanza la porta è spalancata.
La scena che trovano è più forte.
Molto più forte.
Al centro, su un letto rosso, una donna nuda è circondata da sei uomini. Due di loro indossano cappucci neri che coprono completamente il volto: non vogliono farsi riconoscere. La montano a turno, senza fretta, passandosela, tenendola aperta, riempiendola. Lei geme, gli occhi socchiusi, il corpo già segnato e lucido di sudore e di altro.
Sotto il letto c’è una gabbia bassa di metallo nero.
Dentro c’è un uomo. Ha la faccia completamente coperta da un cappuccio di cuoio, con una sola apertura all’altezza della bocca. È nudo, in ginocchio quanto lo spazio glielo permette, e viene usato come rizzacazzi: chi vuole gli infila il membro in bocca per mantenersi duro o per riprendersi tra un turno e l’altro sulla donna. Non si vede il volto, non si sente la voce. Solo la bocca aperta e disponibile.
Annabella resta inchiodata sulla soglia.
È in estasi. Quello è esattamente il suo sogno più oscuro e ricorrente: una gangbang con sconosciuti – uomini senza volto – e il marito sotto, chiuso in una gabbia, ridotto a schiavo rizzacazzi, usato solo per tenere duri i membri che poi la monteranno. La figa le si bagna di colpo, in modo quasi violento. Sente i liquidi scenderle già lungo le cosce. Vuole essere montata. Adesso. Vuole essere quella sul letto rosso. Vuole Alberto sotto, nella gabbia.
Chiara, accanto a lei, respira a labbra socchiuse.
Si eccita in un modo diverso, più dolce e più perverso insieme. Si stringe al braccio di Alberto e gli parla all’orecchio, la voce già roca:
«Tesoro… vorrei essere in quella gabbia con te sopra. Far diventare duri i cazzi… per te, Annabella.»
Alberto sente entrambe.
Sente il tremito di Annabella, sente le parole di Chiara che a quel pensiero di offre di essere nella gabbia con lui a succhiare cazzi, sente il proprio cazzo che si indurisce di nuovo solo a guardare quella gabbia e quel letto. I tre restano fermi sulla soglia, completamente immersi, eccitati, senza più bisogno di nascondersi l’un l’altro quello che quella scena sta scatenando.
Davanti a loro la donna sul letto rosso viene presa da un altro uomo.
Sotto, nella gabbia, una bocca senza volto continua a essere usata.
E i tre, hanno la conferma, capiscono che non sono venuti solo a guardare.
La folla intorno al letto rosso è diventata troppa.
Un inserviente in nero si avvicina, fa un gesto netto e li invita a uscire. La porta viene chiusa a chiave alle loro spalle. Escono a malavoglia, ancora caldi, ancora eccitati, con le immagini della gabbia e della donna montata a turno che restano stampate dentro gli occhi.
Riprendono il percorso.
Più avanti trovano una porta a vetri. È chiusa, ma si vede chiaramente cosa succede dentro. Due uomini stanno frustando una schiava giovane e bella, legata a una struttura di legno. Ogni colpo le fa sussultare il corpo, e lei gode. I gemiti filtrano ovattati attraverso il vetro. La schiena e il culo sono già solcati di segni rossi.
I tre si fermano a guardare.
Annabella resta più a lungo degli altri. Qualcosa in quella scena le parla, le fa battere il cuore più forte. Ma anche lei, alla fine, scuote appena la testa. È troppo. Troppo dolore, troppo estremo. Non sono pronti. Non ancora.
Alberto le posa una mano sulla schiena e la guida via.
Chiara li segue in silenzio.
Il percorso li riporta verso la zona reception e al bar.
Si siedono su tre sgabelli alti, ordinano da bere – due gin tonic e una birra – e restano qualche secondo in silenzio, la gola secca, il corpo ancora carico.
Poi cominciano a commentare a voce bassa.
Annabella è la prima:
«Quella gabbia… cazzo. Quella gabbia mi ha fatto quasi venire solo a guardarla. L’uomo sotto… senza volto… usato solo per tenere duri i cazzi che poi montavano lei. È esattamente quello che a volte sogno.»
Chiara gioca con il ghiaccio nel bicchiere e risponde, più cauta ma ancora eccitata:
«Io… mi sono immaginata lì sotto con te, Alberto. Tutti e due in gabbia. A farli diventare duri per lei. È strano… ma mi ha eccitato da morire.»
Alberto beve un sorso e parla piano, guardandole entrambe:
«Ho sentito entrambe. Ho sentito quanto volevate entrare in quella stanza. E quanto, allo stesso tempo, qualcosa vi ha trattenuto. Anche a me. La frusta di dopo… quella no. Non ancora. Ma la gabbia… quella mi è rimasta addosso.»
Restano seduti agli sgabelli alti, vicini, le ginocchia che si toccano.
Intorno il bar continua con il suo chiacchiericcio basso. Loro tre, invece, sono ancora dentro le immagini che hanno visto: il letto rosso, i cappucci, la bocca senza volto nella gabbia, e il desiderio che adesso, fuori da quelle stanze, continua a pulsare tra di loro.
Un uomo si avvicina da dietro.
Alto, abbigliamento scuro e discreto, aria di chi conosce ogni angolo del posto. Parla con un accento tedesco marcato ma chiaro:
«Italiani?»
Alberto si volta e annuisce.
L’uomo sorride appena e continua, diretto:
«E queste… chi sono le tue donne?»
Alberto non fa in tempo a rispondere che l’altro alza un sopracciglio e chiede, ancora più franco:
«Tu… cuckold?»
Alberto lo guarda un attimo, poi annuisce di nuovo, senza abbassare gli occhi.
«Chi moglie?»
Alberto indica Annabella.
L’uomo ride basso, un suono divertito e consapevole.
«Ah… e la schiava del pompino. Ho visto tutto, prima. Nella stanza con i tre.»
Si presenta con un leggero cenno del capo.
«Sono Mayer il gestore del locale. Vi ho notati dal momento in cui siete entrati. Tre persone che guardano troppo e che… reagiscono. Come mai siete qui stasera?»
Alberto resta in silenzio, lasciando spazio.
Annabella gira lo sgabello verso l’uomo, il bicchiere ancora in mano, e risponde a voce bassa ma chiara, senza vergogna:
«Perché volevamo vedere. Perché io… ho fame di certe cose. Di essere usata. Di vedere mio marito mentre mi guardano e mi prendono. E perché adesso non siamo più solo in due. Siamo in tre. E stavamo cercando un posto dove tutto questo non fosse solo una fantasia chiusa in una camera d’albergo.»
Fa una piccola pausa, gli occhi fissi in quelli del gestore.
«Siamo venuti a capire fino a dove possiamo spingerci. E se qui… c’è spazio anche per noi.»
Il gestore la studia in silenzio per qualche secondo.
Poi sorride di nuovo, più lento, e fa un cenno verso il barman perché rabbocchi i loro bicchieri.
«Allora siete nel posto giusto. E al momento giusto.»
Il gestore non gira intorno alle parole.
«Vi faccio una proposta semplice. Albergo gratis. Ogni servizio del club gratis. Per una settimana intera. Stanze, playroom, materiale, quello che volete. Nessun obbligo di fare niente che non vogliate. Solo… spazio. Tempo. Possibilità.
Alla fine della settimana decidete voi. Se restare, se andarvene, se tornare ogni tanto. Nessun contratto, nessuna pressione.
Vi va bene? Accettate?»
Resta in attesa, lo sguardo calmo e professionale, ma con una punta di interesse vero.
I tre si guardano.
Annabella per prima. Poi Chiara. Poi Alberto.
Nessuno parla per qualche secondo.
Poi Annabella, ancora con la voce bassa ma ferma, risponde per tutti:
«Accettiamo.»
Alberto annuisce.
Chiara, dopo un attimo di esitazione, annuisce anche lei.
Il gestore sorride appena e fa un piccolo cenno di soddisfazione.
«Bene. Allora da stasera siete miei ospiti. Vi faccio preparare una camera grande al piano di sopra. Chiavi e regolamento vi aspetteranno alla reception. Il resto… lo scoprirete camminando.»
Alza il bicchiere in un mezzo brindisi silenzioso e si allontana, lasciandoli soli agli sgabelli.
I tre restano seduti, i drink ancora in mano, consapevoli che ancora una volta hanno detto di sì a qualcosa di più grande di loro.
Scendono a prendere i bagagli dall’auto e tornano su.
La suite che gli hanno assegnato è al piano superiore: una stanza ampia, silenziosa, con un solo letto grandissimo e rotondo al centro, coperto da lenzuola scure e cuscini morbidi. C’è una zona living con divani bassi, una grande doccia a vista, luci calde regolabili e una finestra che dà sul buio delle montagne.
Il lusso li impressiona.
Anche Chiara, pur abituata a certe cose, resta un attimo ferma sulla soglia. Poi, come una bambina, si toglie le scarpe e si butta di peso sul letto rotondo, allargando le braccia.
«È bellissimo… io di qui non vado più via!»
Si mette a sedere, i capelli un po’ arruffati, e subito si corregge, guardando prima Annabella e poi Alberto con un sorriso più piccolo e sincero:
«Se ci siete anche voi, naturalmente.»
Alberto lascia le valigie vicino alla porta e scuote la testa, mezzo sorridendo.
Annabella si avvicina al letto, si siede sul bordo e accarezza il tessuto morbido.
«Una settimana» mormora. «Vediamo cosa succede in una settimana.»
Chiara si lascia ricadere all’indietro tra i cuscini e allunga una mano verso entrambi, come per tirarli sul letto insieme a lei.
La suite è tutta loro.
Il club è sotto. E per la prima volta da quando hanno lasciato l’Italia, hanno un posto chiuso a chiave solo per i tre.
Chiara è ancora visibilmente eccitata.
Li tira a sé sul grande letto rotondo e dice, la voce già roca:
«Baciamoci, amori miei.»
Il gioco scatta subito.
Le due donne sono al culmine della voglia. Si baciano con fame, si toccano, e in pochi secondi si spogliano a vicenda. Resto solo pelle contro pelle. Chiara, mentre le mani le corrono sul corpo di Annabella, parla contro le sue labbra:
«Cazzo… quando sei andata a farti scopare in bocca ti ho invidiata. Oddio come sei sfrontata e coraggiosa… voglio essere come te.»
Annabella non le lascia finire.
La bacia per farla stare zitta, profondo, e la fa sdraiare. Si sistemano in un 69 naturale, affamate: Annabella sopra, Chiara sotto, lingue che cercano fighe già bagnate, gemiti bassi e umidi che si mescolano.
Alberto resta in piedi a guardarle.
Le ammira. Pensa a quante cose potrebbero fare in quel posto. A quanto potrebbero buttarsi in quelle orge, nelle stanze con le gabbie, con le gogne, con gli uomini senza volto. Il cazzo gli si indurisce di nuovo, pesante. Non resiste.
Sale sul letto.
Annabella è sopra Chiara, il viso tra le sue cosce. Alberto le afferra i fianchi, le allinea il bacino e le infila il cazzo nella figa già colante con una spinta sola. Lei geme contro la figa di Chiara. Lui comincia a scoparla con colpi profondi e regolari.
Chiara, da sotto, non si ferma.
Continua a leccare la figa di Annabella – e ora anche le palle di Alberto ogni volta che lui affonda. La lingua le passa da una all’altra, prende i succhi di entrambe, li mescola. I tre sono uniti in un solo ritmo: Alberto che monta la moglie, Annabella che lecca e viene leccata, Chiara che serve entrambe con la bocca mentre riceve il peso e il movimento di sopra.
Il letto rotondo li regge.
La suite è piena solo dei loro respiri e dei suoni umidi. Fuori c’è il club e tutte le perversioni che hanno visto. Dentro, per adesso, ci sono solo loro tre che si prendono senza più freni.
La monta è forte.
Alberto tiene i fianchi di Annabella e la scopare a fondo, colpi pesanti e regolari. Lei lo sente tutto. Viene una prima volta, poi una seconda, più forte. Squirta. Il piacere le esce a getti caldi sulla faccia e sulla bocca di Chiara, che non si ritrae: anzi, lecca e beve, gemendo, e ricambia con ancora più foga. È meraviglioso. Un circolo chiuso di piacere dove ognuna dà e riceve senza misura.
Quando gli spasmi di Annabella cominciano a calare, Chiara non resiste più.
Alza appena la testa, il viso lucido, e chiede a voce rotta, guardando dritto Annabella:
«Posso…? Voglio il suo cazzo. Dentro. Ti prego.»
Annabella, ancora ansimante e appena venuta, la guarda negli occhi e annuisce.
«Prendilo.»
Chiara non se lo fa ripetere.
Si libera da sotto, si mette subito a pecorina sul letto rotondo e “scodinzola” il culo verso Alberto, le natiche aperte, la figa già aperta e colante. Si offre come una cagnetta in calore, la schiena inarcata, e lo invita con la voce e con il corpo:
«Montami. Vieni dentro. Voglio il tuo seme nel mio utero. Adesso.»
Alberto, ancora duro e lucido dei succhi di Annabella, si posiziona dietro di lei.
Le afferra i fianchi e la penetra con una spinta sola, fino in fondo. Chiara emette un gemito lungo, quasi di sollievo, e spinge indietro il bacino per prenderlo tutto.
Annabella si mette di lato a guardarli.
Una mano le scende di nuovo tra le cosce, e mentre Alberto comincia a montare Chiara con forza, lei li osserva e si tocca, ancora bagnata, ancora affamata, felice di vedere e di condividere.
Alberto la scopa con colpi profondi e regolari.
Sente la figa di Chiara rispondere: calda, stretta, che lo stringe a ogni affondo come se non volesse lasciarlo andare. Lei geme sempre più forte, poi comincia a urlare, la voce rotta e senza più controllo:
«Sborrami dentro… ti voglio… sborrami! Prendo la pillola, ma cazzo… vorrei farmi ingravidare da te. Vorrei il tuo seme fino in fondo. Cazzo, vi amo tutti e due… pazzamente!»
Alberto accelera.
Le tiene i fianchi con forza e la monta più duro, sentendo le sue parole arrivare dritto al cazzo. Annabella, di lato, li guarda e continua a toccarsi, gli occhi lucidi, il respiro corto. Ogni dichiarazione di Chiara le fa pulsare di nuovo la figa.
Chiara spinge indietro il bacino, lo prende tutto, e continua a parlare tra un gemito e l’altro:
«Dentro… vieni dentro… ti prego…»
Alberto non resiste più.
Con un gemito basso e lungo sborra. Getti caldi e abbondanti che le riempiono la figa in profondità. Chiara lo sente e viene anche lei, stringendolo forte, il corpo che trema a pecorina mentre riceve tutto il suo seme.
Restano uniti ancora qualche secondo.
Poi Alberto estrae piano e una striscia di sperma cola subito dalla figa di Chiara lungo le cosce.
Lei si lascia scivolare sul materasso, ansimante, e allunga una mano verso Annabella e una verso Alberto.
«Vi amo…» ripete, più basso, quasi esausta. «Tutti e due. Pazzamente.»
Annabella le prende la mano e se la porta alle labbra.
Alberto si distende dall’altro lato, ancora con il respiro corto, e posa una mano sulla schiena di entrambe.
Il letto rotondo li tiene tutti e tre.
Fuori c’è il club e una settimana intera di possibilità. Dentro, per adesso, c’è solo il calore dei loro corpi e le parole di Chiara che restano sospese nell’aria.
Alberto, da ubbidiente e devoto cornuto, non se lo fa ripetere.
Si china tra le gambe di Chiara ancora a pecorina e comincia a leccare. La lingua raccoglie il suo stesso sperma che cola dalla figa di lei, lenta, precisa, senza lasciare niente. Chiara geme piano, ancora sensibile, e allarga un po’ di più le cosce per fargli spazio.
Annabella lo guarda e ride, entusiasta, gli occhi lucidi di divertimento e di voglia.
«Caro il mio ormai bi-cornuto… visto che siamo in due che scoperemo con tanti porci, ti tocca essere anche rotto in culo. Mi sa che qui avrai da fare gli straordinari… e la sborra sarà a litri. Devi abituarti, maritino mio e fidanzato di questa splendida vacca» – indica Chiara con un sorriso – «che vuole superare la maestra. Hahahaha.»
Si avvicina, gli accarezza i capelli mentre lui continua a leccare, e gli parla più basso, quasi all’orecchio:
«Qui sotto ci sono stanze con gabbie, gogne, uomini senza volto… e adesso siamo due a volerle usare. Tu starai a guardare. O a leccare. O a prendere. Come serve. Va bene così, amore?»
Alberto alza appena lo sguardo da tra le cosce di Chiara, la bocca ancora lucida del proprio seme, e annuisce.
Un cenno lento, consapevole, già rassegnato e eccitato allo stesso tempo.
Chiara, ancora ansimante, si volta a guardarli e sorride stanca e felice.
Dopo, vanno in doccia.
Questa volta lo spazio è grande, davvero grande: ci starebbero anche tanti altri, e il pensiero fa sorridere Annabella mentre l’acqua calda scorre sui tre corpi. Chiara lo nota e commenta a mezza voce, divertita:
«Chissà se ci faranno ospitare uomini qui dentro… mmmm»
Annabella ride piano.
«È sicuro che lo faranno. Prima o poi.»
Si lavano a vicenda con lentezza, senza più fretta. Mani che scorrono sulla pelle, baci leggeri sotto il getto, risate basse quando il sapone scivola via. Nessuno cerca di riaccendere il fuoco: è solo cura, calore, la sensazione di essere ancora insieme dopo tutto quello che hanno visto e fatto.
Poi si asciugano e si buttano tutti e tre sul grande letto rotondo.
Nudi, stanchi, felici in un modo strano e completo. Si scambiano carezze leggere, baci lenti sulle spalle e sui colli, sussurri quasi inutili. Alberto al centro, Annabella da un lato, Chiara dall’altro. Le gambe si intrecciano, le braccia si cercano.
A poco a poco i respiri si fanno più lunghi.
La felicità condivisa li avvolge come un lenzuolo caldo. Gli occhi si chiudono. Il sonno arriva senza sforzo, dolce e pesante, e li porta via mentre fuori, sotto di loro, il club continua a vivere le sue notti di corde, di bocche e di corpi offerti.
Loro tre, per adesso, dormono.
Uniti. Sazi. E già pronti, senza dirlo, a quello che la settimana appena cominciata potrà portare.
Il grande letto rotondo li tiene mentre dormono.
Non è un dettaglio casuale.
Nella suite silenziosa, sotto le lenzuola scure, i tre corpi intrecciati – Alberto al centro, Annabella da un lato, Chiara dall’altro – riposano su una superficie che non ha né testa né coda. Il cerchio non privilegia nessuno. Non c’è un lato del marito e un lato della moglie, non c’è un margine riservato alla terza. Chiunque può stare al centro, chiunque può scivolare ai bordi e poi tornare. È la forma stessa di quello che sono diventati: non più una linea verticale di possesso, ma un movimento circolare in cui i ruoli ruotano senza spezzarsi.
Un solo letto.
Non due. Non un divano di riserva per chi “stasera non c’entra”. Un unico giaciglio enorme che li obbliga a condividere lo stesso spazio anche dopo essere stati aperti, usati, riempiti da altri. Ogni volta che scendono nelle playroom – tra gogne, gabbie, uomini senza volto – e poi risalgono, tornano qui. Il letto li ricompone. Funziona come un altare laico dove si celebrano tanto i riti teneri quanto quelli più osceni, e allo stesso tempo come una gabbia dorata che impedisce a ciascuno di fuggire davvero dall’altro dopo ogni caduta.
Mentre dormono, il materasso circolare regge non solo i loro tre corpi, ma anche il peso invisibile di tutti gli uomini che sono passati e che passeranno su di loro. Regge la sborra altrui, le corde, i collari, le parole sporche, le gelosie, le tenereze improvvise. È l’unico elemento stabile in una vita che ha smesso di esserlo. Fuori ci sono il club, le stanze chiuse a chiave, le proposte del gestore, la settimana di ospitalità gratuita che li aspetta. Dentro, su quel cerchio di stoffa e piume, esiste ancora un “noi”.
È, in fondo, la loro nuova monogamia.
Non più fedeltà ai corpi, ma fedeltà alla dinamica. Possono farsi montare da chiunque, possono mettere Alberto in una gabbia a fare da rizzacazzi, possono offrire Chiara e Annabella insieme… purché il punto di ritorno sia sempre questo letto rotondo. Qui si baciano dopo aver scambiato sapori di altri. Qui si addormentano dopo aver detto “vi amo pazzamente”. Qui, ogni mattina, ricominciano.
Il letto non giudica.
Non chiede.
Regge.
E mentre i tre respirano lenti, uniti nel sonno, la suite resta immersa in quella quiete densa di significato: il cerchio li contiene, li protegge e, allo stesso tempo, li prepara a tutto ciò che ancora dovranno affrontare insieme.

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2026-08-04
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