Scendere sempre più in basso 9

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genere
dominazione

Scendere sempre più in basso 9
Scritto da impotente@proton.me

Quando entrano in sala li vedono subito.
Roberto e Chiara sono già seduti, questa volta a un tavolo un po’ più discreto ma comunque in vista. Lui ha abbandonato l’accappatoio: indossa una camicia scura aperta sul petto e pantaloni scuri. Chiara è in un vestitino cortissimo, quasi più provocante del bikini di prima. Appena li scorgono, Roberto alza il bicchiere in un saluto lento, sfacciato, e Chiara gli fa un sorrisetto complice.
Non c’è più nessuna finzione.
Roberto, appena si avvicinano, parla a voce abbastanza alta da farsi sentire:
«Ecco i nostri sposini… puntuali. Bravi. Sedetevi pure qui vicino, se volete. O rimanete al vostro tavolo… tanto tanto ci rivediamo dopo.»
Poi, guardando direttamente Annabella, aggiunge con un sorriso da padrone:
«Stasera non fare tardi, bellezza. Ho aspettato tutto il giorno. E non sono tipo paziente quando mi piace una donna.»
Chiara ride piano e commenta, da brava ochetta:
«Roberto è così quando si mette in testa qualcosa… non molla più.»
Roberto continua a punzecchiare, ormai palesemente nel ruolo:
«Suo marito sa già le regole. Guarda. E se vuole, Chiara lo tiene buono. Tu, invece… tu stasera sei mia. Almeno per qualche ora. E io intendo godermela per bene.»
Alberto e Annabella si scambiano uno sguardo.
Sono eccitati. Un po’ tesi. Consapevoli. Si siedono al loro tavolo, non troppo lontano, e sentono già il peso di quello sguardo da maiale che non li molla più. Roberto ha preso il comando. E loro, almeno per questa sera, gliel’hanno lasciato prendere.
Sul finire della cena Roberto fa un cenno a Chiara.
Lei si alza subito, si avvicina al tavolo di Annabella e Alberto e dice con un sorrisetto dolce e sporco:
«Roberto vuole che tu vada un momento da lui. Io intanto tengo compagnia a questo bel maritino cornuto.»
Annabella esita un attimo.
Questa volta le pesa di più. Ma alla fine annuisce, si alza e va verso il tavolo di Roberto. Chiara si siede al posto di lei, di fronte ad Alberto, e senza alcun preambolo comincia a fargli piedino sotto il tavolo. Il piede nudo le sfiora la caviglia, poi sale lungo il polpaccio e arriva fino alla coscia.
«Cosa ti piace?» gli chiede subito, a voce bassa. «Lo sai che non vedo l’ora di assaggiarti? Tu mi sembri un uomo così perbene… come mai vuoi essere cornuto? Dimmi la verità. Hai voglia che ti succhi il cazzo mentre lui monta tua moglie? Perché io ho tanta voglia di sentirti duro in bocca…»
Alberto resta teso, il respiro già più corto.
Chiara continua, sempre più esplicita, il piede che ora preme deliberatamente contro la patta dei suoi pantaloni.
«Sei già duro, vero? Lo sento. Tua moglie è proprio una brava Brava puttanella... e tu sei un bel cornuto. Stasera ti faccio venire almeno due volte. Con la bocca. O come preferisci. Anche la mia fighetta ha voglia di assaggiarti... se Roberto lo permette...»
Al tavolo di Roberto, intanto, le cose sono ancora più dirette e crude.
Appena Annabella si siede, lui non perde tempo. La guarda dritto negli occhi e comincia a interrogarla a voce bassa, senza alcun filtro:
«Allora, bellezza… dimmi la verità. Quanti cazzi hai preso finora? Non contare quello di tuo marito. Quanti altri?»
Annabella deglutisce, le guance calde.
«Parecchi… negli ultimi tempi.»
«Parecchi.» Roberto sorride. «E li hai presi tutti in figa? O anche in culo? Sei ben aperta dietro? Perché io il tuo culo lo voglio! E non sono delicato.»
Lei abbassa lo sguardo un attimo, poi lo rialza.
«Sì… anche dietro.»
«Bene.» Lui si sistema i pantaloni senza pudore, mettendo in evidenza il rigonfiamento già grosso. «Il mio è sui venticinque centimetri. Ma largo più di questa lattina. Prendendo in mano la lattina di Cocacola di Chiara. Pensi di riuscire a prenderlo tutto? O dovrò spingere con forza? Hahaha»
Annabella sente di nuovo la figa bagnarsi.
«Non lo so… è grosso.»
«È grosso» conferma lui, soddisfatto. «E stasera te lo metto dove voglio. Prima in bocca, poi in figa, e se reggi anche nel culo. Tuo marito guarderà. E Chiara gli terrà compagnia. Ti eccita, vero? Essere usata mentre lui ti guarda e si fa succhiare da un’altra?»
Annabella non risponde subito.
Ma il modo in cui stringe le cosce e il leggero tremito delle mani dicono già tutto.
Roberto ride basso.
«Non serve che rispondi. Si vede. Sei una puttana vera. E stasera te lo farò ricordare per giorni.»
Chiara non si ferma più.
Sotto il tavolo il piede nudo continua a muoversi con precisione sulla patta di Alberto: su e giù, con pressione costante. È una sega palese, e chiunque li guardasse con attenzione se ne accorgerebbe. Alberto respira a fatica, le mani strette sui bordi della sedia.
Annabella, dal tavolo di Roberto, lo vede.
Per un attimo sente una puntura di gelosia netta, quasi dolorosa. Poi, subito dopo, la figa le dà una scossa fortissima. Si bagna come non mai. I succhi le scendono già lungo le cosce interne e macchiano ulteriormente il vestito.
Roberto se ne accorge immediatamente.
Sorride da maiale e le ordina a voce bassa ma chiara, abbastanza da farsi sentire anche dal tavolo accanto:
«Alzati, puttana. Fai una piroletta. Voglio vedere quant’è grossa la macchia sul vestito.»
Annabella resta inchiodata un secondo, imbarazzatissima.
Poi, lentamente, si alza. Il vestito blu elettrico le si è appiccicato al culo proprio al centro: una macchia scura, larga, inconfondibile. Fa mezza giravolta, le guance in fiamme. Roberto ride di gusto.
«Guardala… si è pisciata addosso dalla voglia. Che bella puttana di moglie. Che marito cornuto fortunato!»
Il tavolo di fianco ha palesemente ascoltato tutto.
I quattro commensali – due coppie di mezza età – non fanno nemmeno più finta di niente. Commentano a voce bassa ma udibile:
«Ma quelli stanno organizzando uno scambio…»
«Senti come le parla… “puttana”, “macchia sul vestito”…»
«E l’altra gli sta facendo la sega col piede sotto il tavolo, guarda…»
«Mamma mia, che porci.»
Annabella li sente.
E invece di spegnersi, si eccita ancora di più. Sentirsi giudicata così apertamente, in mezzo a una sala da pranzo, le fa pulsare la figa in modo quasi doloroso.
Al tavolo di Alberto, intanto, Chiara non molla.
Continua a masturbarlo con il piede e gli chiede particolari sempre più sporchi:
«Dai, confessami… l’ultima volta che hanno montato la tua mogliettina. Raccontami. Voglio sapere tutto.»
Alberto, ormai troppo eccitato e troppo dentro il gioco, fa una sintesi cruda.
Le racconta del capannone: i sei ragazzi, Osvaldo, il materasso lercio, la figa e il culo riempiti, lui costretto a leccare e a pulire i cazzi. Parla a voce bassa, ma Chiara beve ogni parola.
Alla fine lei resta a bocca aperta.
Si è bagnata a dismisura solo a sentire quel racconto. Il piede le trema un attimo sulla patta di Alberto, poi riprende a muoversi ancora più deciso. Alla fine esclama, quasi senza rendersi conto di quanto sia forte:
«Se tu e Annabella divorziate… ti sposo io! Oddio, come mi piace! Sei il cornuto più eccitante che abbia mai incontrato… e con Roberto ne ho incontrati tanti hahaha»
Alberto chiude gli occhi un secondo.
Dal tavolo di Roberto, Annabella lo sta ancora guardando, mentre i commensali del tavolo accanto continuano a sussurrare e a ridacchiare.
La cena è ormai solo una formalità.
La serata vera sta per cominciare.
Roberto richiama Chiara con un semplice cenno della mano.
Lei molla a malincuore il piede dalla patta di Alberto, si alza e va verso il suo tavolo. Roberto le sussurra qualcosa all’orecchio, breve e netto. Chiara annuisce e torna da Alberto.
Si siede di nuovo accanto a lui e gli comunica le volontà del padrone a voce bassa:
«Ora lui vuole che io stia con te. Vuole portare Annabella a fare quattro passi nel parco. Se vuoi… ci andiamo anche noi. Ti va?»
Alberto guarda Annabella.
Lei, ancora in piedi vicino al tavolo di Roberto, gli fa un piccolo cenno di sì con la testa. Calmo. Consapevole.
Alberto annuisce con un cenno della testa.
Roberto e Annabella escono per primi dalla sala.
Lui le passa una mano possessiva sulla schiena, bassa, quasi sul culo, e la guida verso l’uscita che dà sul parco. Alberto e Chiara li seguono a qualche metro di distanza.
Il parco è poco illuminato, i sentieri si snodano tra gli alberi secolari.
Roberto non ha nessuna intenzione di fare solo “quattro passi”. Dopo pochi minuti, in un tratto più buio e appartato, ferma Annabella.
Poi, senza preavviso, lui la afferra per un polso e la spinge contro il tronco di un grande albero. La voce gli esce bassa, tesa, quasi arrabbiata di quanto la desidera:
«Basta passeggiate. Voglio un acconto. Adesso.»
Annabella resta con la schiena contro la corteccia, il respiro già corto.
«Qui…? Alberto e Chiara sono dietro…»
«Proprio per questo.» Roberto le alza il vestito fino alla vita con un gesto brusco. «Voglio che ti vedano. Voglio che tuo marito veda quanto sei già pronta. Apri le gambe.»
Lei obbedisce, tremante.
Lui le infila due dita grosse dentro la figa fradicia senza alcuna delicatezza. Annabella trattiene un gemito tra i denti.
«Cazzo… sei un lago» ringhia lui. «Solo a parlarti ti sei bagnata così. Sei proprio una puttana vera. Stasera te lo metto tutto, fino in fondo. Ma adesso vieni. Subito. Sulle mie dita. Voglio sentirti stringere la figa Troia!»
Le dita si muovono con forza, precise, quasi punitive.
Il pollice le stropiccia il clitoride con insistenza.
«Guarda tuo marito» le ordina. «Guardalo mentre ti faccio venire. Digli con gli occhi che stasera sei mia.»
Annabella gira la testa.
Alberto e Chiara sono fermi a pochi metri, immobili. Chiara ha una mano sul braccio di Alberto, gli occhi lucidi. Alberto ha il viso teso, la mascella stretta.
Roberto accelera i movimenti.
«Vieni, puttana. Adesso.»
Annabella viene.
Forte, trattenendo il gemito strozzato il più possibile, il corpo che si contrae contro l’albero. Roberto tiene le dita dentro finché i tremiti non finiscono, poi le estrae e se le porta alla bocca, leccandole lentamente mentre guarda dritto negli occhi di Alberto.
«Acconto preso» dice a voce più alta, abbastanza da farsi sentire. «Stasera finiamo quello che abbiamo iniziato. E tu, cornuto… preparati a guardare.»
Sistema il vestito di Annabella con un gesto quasi proprietario e riprende a camminare verso l’hotel senza aspettare risposta.
Annabella lo segue con le gambe ancora molli.
Alberto la raggiunge in silenzio e le prende la mano. La stringe forte. Troppo forte.
La comitiva si dirige al bar dell’hotel.
Roberto si butta su un’enorme poltrona in pelle scura, spalancando le braccia come se fosse già a casa sua. Con un gesto autoritario fa sedere Chiara su un bracciolo e Annabella sull’altro. Alberto resta in piedi un attimo, poi si accomoda su una poltrona di fronte a loro, di fronte allo spettacolo.
Roberto ordina a voce alta:
«Due caffè, un whisky doppio per me… e quello che vuole il signore.»
Mentre aspettano, le sue mani non restano ferme.
Una scivola sotto il vestitino di Chiara e le palpa il culo con lentezza possessiva. L’altra fa lo stesso con Annabella: sale lungo la coscia e si posa pesante sulla natica nuda sotto il tessuto blu elettrico, stringendo, impastando. Annabella trattiene il respiro. Chiara sorride come se niente fosse.
Gli altri ospiti del bar se ne accorgono subito.
Sguardi. Sussurri. Qualcuno distoglie gli occhi per educazione, altri no.
Due donne anziane al tavolino vicino commentano a voce bassa ma chiaramente udibile, l’invidia mista a disgusto:
«Ma quella bionda… non era insieme al ragazzo giovane?»
«Sì, il marito è quello di fronte… e lei si fa toccare il culo da quel maiale proprio sotto i suoi occhi.»
«Che schifo. Ma guardala, sembra pure contenta.»
«Con quel vestito appiccicato… e lui che la maneggia come una cosa sua. Vergogna.»
«Poi c’è anche l’altra, quella col seno rifatto… tutte e due lì sedute come due puttane. Che spettacolo indecente.»
Un’altra donna, più giovane, aggiunge con un sorrisetto velenoso:
«E il marito sta lì a guardare. Magari gli piace pure. Ci sono di mezzo certi gusti…»
Un uomo al bancone mormora al suo vicino:
«Quello grasso se le sta gestendo tutte e due. E il giovane… povero coglione. O cornuto consapevole.»
Roberto sente i commenti e sorride ancora più largo.
Stringe più forte il culo di Annabella e le parla a voce bassa, ma non abbastanza bassa:
«Senti come parlano? Ti giudicano. Ti danno della puttana. E a te piace, vero? Ti bagna.»
Annabella non risponde.
Le guance sono in fiamme, ma sotto la mano di lui il bacino si muove appena, quasi involontario. Alberto, dalla poltrona di fronte, stringe i braccioli. Vede tutto. Sente tutto. E il cazzo gli preme duro contro i pantaloni.
I caffè e il whisky arrivano.
Roberto non toglie le mani dai due culi. Continua a palpare, a possedere, sotto gli sguardi scandalizzati e eccitati dell’intero bar.
Roberto finisce il whisky in un sorso, dà un’ultima stretta possessiva ai due culi e si alza.
«Andiamo. Ognuno nelle sue stanze. Per ora.»
Si congedano.
Mentre attraversano il bar verso gli ascensori, Roberto alza la voce di proposito, abbastanza da farsi sentire da mezzo salone:
«Suite 214, mi raccomando. Siate puntuali. Non fate aspettare. Stasera non scherzo.»
Lo dice guardando dritto Annabella e Alberto, con un sorriso da padrone.
Chiara ride piano al suo fianco. Qualche ospite alza le sopracciglia, qualcuno scuote la testa, qualcun altro sussurra ancora.
Nell’ascensore salgono separati.
Roberto e Chiara al piano della suite. Annabella e Alberto al loro.
Quando la porta della loro camera si chiude alle spalle, il silenzio è improvviso e assordante.
Si guardano. Sanno esattamente cosa li aspetta tra poco.
L’appuntamento è fissato.
Si guardano.
In piedi in mezzo alla camera, si interrogano per l’ultima volta senza parlare. Alberto è titubante. La gelosia, il senso di perdita di controllo, il peso di quello che stanno per fare gli attraversano il volto. Poi il suo sguardo scende. Nello specchio dietro Annabella vede chiaramente la macchia scura sulla gonna blu, proprio all’altezza del culo. I succhi di lei. Ancora umidi.
L’erezione è immediata.
E con l’erezione sparisce ogni remora. Non vuole deluderla. Ormai lei è presa, lo vede negli occhi: andrà fino in fondo. Lo vuole. Lo desidera. Lo brama con la parte più intima e travolgente di sé.
Allora Alberto raddrizza le spalle e le parla con un fare da padrone, la voce bassa e ferma:
«Puttana. Fatti bella. Metti il vestito più sexy che hai. Autoreggenti. Tacchi a spillo alti. Se devo offrirti… voglio offrirti come una vera puttana extralusso. Voglio essere il cornuto di una donna memorabile.»
Annabella perde ogni dubbio.
Un sorriso lento, quasi grato, le si apre sulle labbra. Ubbidisce con leggerezza. Va in bagno, si lava in fretta, si profuma nei punti più intimi. Poi si veste.
Sceglie una mini aderente nera, cortissima, così corta che quando si china si intravede quasi la figa. Niente mutandine. Una camicetta super scollata, aperta sulla schiena, che lascia scoperti i seni a ogni movimento. Calze nere autoreggenti con il pizzo ben in evidenza in alto sulle cosce. Scarpe nere lucide con un tacco da dodici centimetri. Si pettina, si trucca appena – abbastanza da notare le labbra e gli occhi – e quando si volta verso Alberto è esagerata. Provocante. Perfetta.
Alberto la guarda e deglutisce.
«Cazzo…» mormora. «Sei una visione.»
Escono dalla camera tronfi e felici in un modo sporco e consapevole.
Lei gli passa il braccio sotto il suo. A ogni passo i tacchi a spillo risuonano nel corridoio e la figa, nuda sotto la mini, cola. Sente i fili caldi scenderle lentamente lungo le cosce interne. Non le importa. Anzi.
Bussano alla camera 214, Chiara apre la porta è già tutta nuda... con quel seno esagerato e quando entrano, sorride ad Annabella e le dice «Finalmente sei qui, non riuscivo più a tenere a bada Roberto... » e poi si avvicina al Alberto e lo bacia sulla guancia e sussurra «Tesoro non vedo l'ora di assaggiarti...»
Poi in piedi di fronte a Roberto sdraiato sul letto come un imperatore romano, che guarda e commenta tronfio per la vittoria...
Chiara si avvicina ad Annabella per cominciare a spogliarla, ma Alberto la scansa con gentilezza, una mano leggera sul fianco nudo di lei.
«No. La spoglio io. Mia mia moglie la offro io!»
Roberto, già senza accappatoio, seduto a gambe larghe sul bordo del letto kingsize, commenta tronfio, il cazzo enorme semi-molle che gli pende pesante tra le cosce:
«Bravo, cornuto. Offrimela tu. Poi dovrai leccare tutto il mio cazzo… compreso quando sarà stato nel suo culo. Stasera sei il nostro zerbino. Ti concedo Chiara per consolarti, giusto di grazia. Ringrazia tua moglie che è così ammaliante… altrimenti solo seghe. Mai che ti farei toccare la mia pupilla. La mia pompinara svuotapalle personale.»
Chiara, un po’ incazzata per la battuta, fa finta di ridere e si mette di lato, in attesa.
Alberto, con modi eleganti e quasi cerimoniosi, comincia a spogliare Annabella.
Le sfila prima la camicetta scollata, lasciando i seni nudi. Poi la mini nera, facendola scendere piano sui fianchi e sulle cosce. Restano solo le calze autoreggenti nere e i tacchi a spillo. La spinge delicatamente verso Roberto.
«Ecco… è tua.»
Roberto si è spostato seduto sul letto con le gambe larghe ed il suo grosso mebro che cade sul copriletto, la accoglie con le mani grosse sui fianchi e le ordina subito, la voce da padrone:
«Ora, puttana. In ginocchio. Succhia il cazzo del tuo padrone.»
Annabella obbedisce.
Si inginocchia tra le sue gambe aperte. Il membro di Roberto è davvero asinino: lungo ma anche, spesso come una lattina, con una cappella larga e già che comincia a indurirsi. Lei lo prende in mano, lo sente possente, caldo, e lo avvicina alle labbra.
All’inizio fa fatica.
La cappella è enorme, le allarga la bocca in modo quasi doloroso. Riesce a entrare solo la testa e poco più. Succhia, lecca, cerca di scavare con la lingua, ma la larghezza le impedisce di prenderlo in profondità. Ogni tanto si ferma, ansima, e poi ci riprova con più determinazione. La saliva le cola già sul mento e sul petto.
Eppure la bramosia è fortissima.
Mentre lo ha in bocca, gli occhi azzurri alzati verso di lui, pensa solo a sentirlo dentro. In figa. Nel culo. Ovunque. Vuole quel super cazzo che la sfondi, che la riempia, che la faccia sentire una merda da usare, una schiava. La difficoltà di tenerlo tra le labbra non fa che aumentare la voglia.
Roberto le tiene la testa con una mano e commenta, soddisfatto:
«Così… sforzati, puttana. Stasera te lo prendi tutto. In ogni buco. E tuo marito guarderà. E leccherà dopo.»
Alberto resta in piedi a pochi passi, già duro, mentre Chiara si avvicina piano al cuscino davanti alla poltrona, pronta per il suo ruolo.
Annabella comincia a prendere confidenza.
Dopo i primi tentativi goffi, si impegna davvero. Allarga di più le labbra, usa la lingua con più decisione, e riesce a ingoiare qualche centimetro in più del cazzo enorme di Roberto. La saliva cola abbondante, i suoni diventano umidi e osceni. Roberto geme basso, soddisfatto, e le tiene ancora una mano sui capelli.
Poi vuole di più.
«Chiara… vieni. Leccami le palle mentre questa mi spompina.»
Chiara fa per avvicinarsi, ma Alberto interviene.
La voce gli esce un po’ tremante, ma chiara:
«Scusi… se mi posso permettere. Sto imparando il mio ruolo di cornuto. La prego… posso leccarle io i testicoli?»
Roberto scoppia a ridere di gusto.
Una risata laida, piena di disprezzo e di divertimento.
«Ma certo! Vieni, maiale. Vieni e impara. Accucciati.»
Fa cenno ad Alberto di mettersi sotto di lui seduto fra le sue gambe, Roberto si mette in piedi davanti ad Annabella e Alberto dietro di lui, tra le sue gambe aperte.
Alberto si inginocchia, si china e comincia a leccare. La lingua gli scorre sui testicoli grossi, pelosi e sudati di Roberto, mentre Annabella continua a succhiare il cazzo dalla parte opposta. L’odore è forte, maschio, acre. Alberto non si ritrae. Lecca, bacia, prende in bocca prima uno e poi l’altro testicolo, proprio mentre sua moglie lavora sulla cappella enorme.
Annabella è sorpresa.
Non si aspettava che Alberto si offrisse così spontaneamente. Ma la sorpresa si scioglie subito in qualcosa di più caldo. Mentre continua a succhiare il cazzo enorme di Roberto, Abbassa gli occhi e cerca quelli del marito. Gli sorride. Un sorriso complici, umido, pieno di riconoscenza e di eccitazione. Insieme, con le loro bocche, stanno venerando quel membro grosso e pesante: lei sulla cappella, lui sui testicoli. Uniti anche in quello.
Chiara resta trasecolata.
Mai le era successo di vedere un marito offrirsi in quel modo, di propria iniziativa. Resta imbambolata a guardare la scena, le labbra socchiuse, il seno che sale e scende più in fretta... pensa fra se che Alberto come le piace cosi complice... un pizzico di desiderio fra le cosce la fa vibrare.
Roberto se ne accorge e la richiama con tono imperioso:
«Dai, Chiara. Non restare lì a guardare. Fai qualcosa. Sdraiati sotto Annabella e leccale la figa. Bagnala bene… che poi la monto.»
Chiara obbedisce subito.
Si sdraia sotto Annabella che ancora in ginocchio sentendo quella testolina allarga le cosce per accoglierla. La figa di Annabella è nuda, gonfia, colante. Chiara allunga la lingua e comincia a leccare. Piano all’inizio, poi con più fame. Il sapore è forte, carico di eccitazione.
Annabella geme intorno al cazzo di Roberto.
Il suono esce soffocato, umido. Continua a succhiare mentre Chiara le mangia la figa e Alberto continua a leccare e baciare i testicoli del maiale.
Roberto guarda in basso lo spettacolo completo e ride basso, soddisfatto:
«Perfetto… tutti e tre al loro posto. La puttana che mi succhia, il cornuto che mi lecca le palle, e la mia troietta che prepara la figa. Stasera si comincia per bene.»
Annabella trema.
La lingua di Chiara, il cazzo enorme in bocca, gli occhi di Alberto che ogni tanto si alzano verso di lei… tutto insieme la sta facendo impazzire. La figa cola direttamente sulla faccia di Chiara, e lei lecca e inghiottisce senza fermarsi.
Roberto geme più forte, la voce già roca di piacere.
«Bene, cornuto… ora fai ancora uno sforzo. Mentre tua moglie mi succhia divinamente, tu leccami il buco del culo. Fai il lavoro completo. Hahaha servi il Padrone di tua moglie!»
Alberto ubbidisce come un cane.
Si sposta ancora più indietro, divarica le natiche grosse di Roberto e allunga la lingua. Lecca il buco stretto e rugoso, lo inumidisce, ci preme contro con insistenza. L’odore è forte, animale. Non si ferma. Continua a leccare mentre Annabella succhia la cappella enorme e Chiara, ancora sdraiata sotto, le mangia la figa.
Passano così quasi cinque minuti.
Poi Roberto non resiste più. Vuole sfondarla.
«Basta. Puttana… mettiti sdraiata sul bordo del letto, a cosce aperte. Voi due… uno per gamba. Sorreggetele. Voglio sfondarla per bene fino in fondo.»
Annabella si alza in fretta e si sistema come ordinato: schiena sul materasso, bacino quasi fuori dal bordo, gambe divaricate.
Alberto le prende la gamba destra, Chiara la sinistra. Le tengono alzate e aperte, esponendo completamente la figa già lucida e aperta.
Roberto si posiziona tra le sue cosce.
Il cazzo è ormai completamente duro, enorme, venoso, la cappella violacea lucida di saliva. Ci appoggia la testa contro l’ingresso bagnato e spinge.
L’ingresso è difficile.
La vagina di Annabella è ancora dolorante ed ammaccata.
Nonostante quanto Annabella sia bagnata, la larghezza è eccessiva. Lei emette un gemito acuto di dolore quando la cappella finalmente forza l’apertura e penetra. Roberto non si ferma. Continua a spingere, centimetro dopo centimetro, finché non è entrato fino in fondo. Annabella ha gli occhi chiusi, le unghie che affondano nel lenzuolo, un lamento continuo tra dolore e piacere.
Poi lui comincia a montarla.
Selvaggio. Pesante. La schiaccia sotto la sua massa, la pancia che le batte contro il ventre a ogni affondo. I colpi sono profondi, brutali, senza pietà. Il letto scricchiola. Annabella urla, geme, e piano piano il dolore si trasforma in qualcosa di più oscuro e potente. La figa si abitua, si apre, e lei comincia a godere davvero.
Alberto, mentre regge la gamba di lei, si china e le bacia il polpaccio, poi la caviglia, poi di nuovo più in alto. La guarda in faccia mentre viene presa. Vede gli occhi azzurri velati di piacere, la bocca aperta, e sente il proprio cazzo pulsare dolorosamente nei pantaloni.
Roberto accelera, grugnisce, e continua a sfondarla con tutta la sua forza, mentre Chiara e Alberto tengono le gambe di Annabella spalancate per lui.
Roberto accelera ancora, i colpi sempre più pesanti e disordinati. La pancia gli sbatte contro il ventre di Annabella, il respiro è un rantolo grezzo. Poi alza la voce, quasi urlando:
«Ti insemino… ti riempio… prendi tutto, puttana!»
Con un ultimo affondo profondo riversa dentro di lei tutta la sua sborra.
Getti caldi, densi, abbondanti. Continua a spingere mentre viene, svuotandosi completamente nella figa di Annabella. Lei geme a lungo, sentendo ogni pulsazione, ogni getto che la riempie. Quando finalmente lui si ferma, resta conficcato fino in fondo ancora qualche secondo, ansimante, sudato.
Poi estrae lentamente.
Una cascata di sperma bianco e denso cola subito dalla figa aperta di Annabella e gocciola sul bordo del letto, sul pavimento.
Roberto si mette in piedi, il cazzo ancora semi-duro e lucido, e guarda lo spettacolo con soddisfazione.
«Guardala… piena del Toro. Come deve stare una brava moglie puttana.»
Alberto e Chiara stanno ancora tenendo le gambe di Annabella divaricate.
Lei resta sdraiata, ansimante, lo sperma che continua a uscirle, gli occhi cercando quelli del marito.
Roberto si sistema meglio in piedi, il cazzo ancora il cazzo lucido di sborra, e guarda Alberto.
«Ora, cornuto… vieni qui. Pulisci il cazzo che ha risverginato tua moglie. E poi, con la lingua, pulisci tutto. Ogni goccia.»
Alberto si avvicina senza esitare.
Si inginocchia di fronte a Roberto e comincia a leccare. La lingua gli scorre sulla cappella ancora sensibile, poi lungo il membro, raccogliendo lo sperma e i succhi di Annabella. Succhia piano, pulisce a fondo, mentre Roberto lo guarda dall’alto con un sorriso di soddisfazione.
«Bravo maiale… così. Tutto pulito.»
Poi Alberto si sposta tra le gambe ancora aperte di Annabella.
La figa è rossa, gonfia, e dallo spazio dilatato continua a colare lo sperma denso di Roberto. Alberto ci posa la bocca e comincia a leccare. Raccoglie ogni filo, ogni goccia, la lingua che entra e pulisce in profondità. Annabella geme debole, una mano che gli si posa sui capelli.
Chiara, in piedi di lato, è eccitatissima.
Si tocca senza pudore, le dita già lucide. Ha voglia anche lei. Vuole leccare quello sperma insieme ad Alberto. In fondo le piace quel marito così sottomesso e allo stesso tempo così presente. Lo ammira. E, quasi senza rendersene conto, sta diventando un po’ gelosa di Annabella.
Si avvicina e chiede a Roberto, la voce un po’ tremante di voglia:
«Posso… posso leccare anch’io? Insieme a lui?»
Roberto ride basso e fa un cenno di assenso.
«Fai pure. Lecca pure la figa piena della puttana. Tanto stasera ne avremo ancora.»
Chiara si china subito accanto ad Alberto.
Le loro lingue si incontrano sulla figa di Annabella, si intrecciano mentre insieme raccolgono e mangiano lo sperma di Roberto. Ogni tanto le lingue si sfiorano, e Chiara lancia ad Alberto sguardi carichi di desiderio e di una punta di voglia atroce.
Annabella, sdraiata, guarda i due che le puliscono la figa e sente un nuovo brivido.
Alberto finito di leccare la figa segue la colata di sperma e lecca succhia sino ad accovacciarsi sul pavimento e Chiara eccitata e vogliosa lo segue va giù anche lei a leccare il pavimento sporco e guarda in estasi il viso di Alberto lo cerca con lo sguardo è ammaliata da quell'uomo cosi servizievole innamorato.
Chiara lo anticipa con la lingua raccoglie lo sperma del suo Padrone che conosce bene.
I due restano spalla contro spalla. Non capisce bene cosa le stia succedendo. Ha ancora il sapore di Annabella e dello sperma di Roberto in bocca, ma lo sguardo le resta fisso su Alberto. Ha voglia di baciarlo. Di sentirlo. Cerca in ogni modo un contatto: gli sfiora la mano , la tempia, gli appoggia una spalla, gli parla a voce bassissima:
«Sei… diverso dagli altri. Non sei solo un cornuto. C’è qualcosa…»
Alberto non risponde.
Continua a pulire, ma non si allontana dal contatto di lei. Chiara insiste, più audace: mentre sono entrambi chinati, gli sfiora la guancia con le labbra, quasi un bacio mancato, e gli posa una mano sul viso come per abbracciarlo.
«Vorrei baciarti» sussurra. «Adesso.»
Annabella, ancora sdraiata sul letto a gambe semi-aperte, si riposa.
Il respiro è più calmo, lo sperma non cola più. Guarda il soffitto non dice niente. C’è una punta di attenzione nei suoi occhi, ma anche stanchezza e un residuo di piacere.
Roberto, in piedi vicino al letto, vede tutto.
Il sorriso da maiale gli si allarga. Osserva Chiara che cerca il contatto con Alberto, che gli sfiora la pelle, che gli parla all’orecchio. Non interviene. Anzi, si gode lo spettacolo in silenzio, il cazzo che già comincia a riprendersi.
«Interessante…» mormora tra sé, abbastanza forte da farsi sentire. «La mia troietta che si invaghisce del cornuto. Stasera si fa ancora più divertente.»
Chiara arrossisce appena, ma non si ritrae.
Resta accanto ad Alberto, cercando ancora il suo sguardo, mentre insieme finiscono di ripulire le ultime tracce di sperma dal pavimento.
Roberto capisce tutto.
Si sistema seduto sul letto, la schiena appoggiata allo schienale, le gambe divaricate, e ordina con voce chiara:
«Dai, sgualdrina. Sdraiati qui e adora il mio cazzo. Forza… leccalo, massaggialo, fai il tuo lavoro, puttana. Poi ti inculo. Ora voglio proprio ringraziare lo zelante cornuto. Mi hai sorpreso, bravo! Siediti in poltrona, ma qui vicino. Voglio che tu e tua moglie vi guardiate. Dai, Chiaruccia… svuota il cornuto. Voglio godermi lo spettacolo. Ma prima di inginocchiarti… limonate.»
Così avvenne.
Annabella si sdraia a pancia in giù tra le gambe di Roberto e ricomincia ad adorargli il cazzo: lo lecca, lo massaggia con le mani e con le labbra, lo prende in bocca il più possibile. Roberto le tiene una mano sui capelli e osserva.
Alberto si siede nella poltrona spostata vicino al letto, come ordinato.
Chiara gli si mette davanti e prima di scendere in ginocchio lo bacia. È un bacio lungo, appassionato, umido. Lei gli massaggia già il cazzo sopra i pantaloni mentre le lingue si intrecciano. Alberto risponde al bacio, le mani che le salgono sui fianchi.
Annabella se ne accorge.
Mentre ha ancora il cazzo di Roberto in bocca, alza gli occhi e vede il marito baciare Chiara con vera passione. Un’ondata di gelosia e di rabbia le attraversa il petto. Non lo dà a vedere apertamente, ma la mascella si stringe e per un attimo succhia con più forza, quasi aggressiva.
Roberto se ne avvede e comincia a punzecchiare, divertito:
«Ti piace, sgualdrina? Guarda come piace tuo marito a Chiaruccia mia… Chiarina ma vorresti anche tu un maritino così? Uno che ti faccia montare da chi vuoi e stia lì solo per te? Annabella… guarda come piace tuo marito alla mia troietta. E anche lui non mi sembra che non si tiri indietro…»
Annabella non risponde.
Continua a leccare e a succhiare, ma gli occhi restano fissi sulla scena: Chiara ora si è inginocchiata e gli ha aperto i pantaloni, il cazzo di Alberto già duro tra le sue labbra. Il bacio di prima le brucia ancora dietro gli occhi.
Roberto ride basso, soddisfatto dello spettacolo che ha creato.
«Così… tutti al loro posto. Continuate. Hahaha»
Chiara si impegna come non mai.
È superba. Labbra strette, ritmo perfetto, lingua che sa esattamente dove e come. Prende Alberto in profondità, lo guarda dal basso con occhi già velati di qualcosa di più di semplice voglia. Sta adorando quell’uomo. Non solo il suo ruolo di cornuto, non solo la situazione: lui. Il suo cazzo, il suo respiro, il modo in cui le tiene i capelli senza forzare. Si sta innamorando. Piano, pericolosamente, mentre lo succhia.
Alberto gradisce.
Chiude gli occhi e cerca di far durare quel momento all’infinito. Ogni volta che sente di essere vicino, rallenta il respiro, trattiene, vuole restare ancora un po’ dentro quella bocca calda e esperta. Ma il tira e molla, la lingua di Chiara, il fatto di avere Annabella a pochi metri che succhia un altro uomo mentre lo guarda… è troppo.
Non resiste.
Con un gemito basso, trattenuto, sborra in bocca a Chiara.
Getti caldi, abbondanti. Lei non indietreggia. Resta ferma, deglutisce una parte e tiene il resto.
Poi, esattamente come aveva fatto Annabella ore prima tra le siepi, si alza e lo bacia a bocca piena.
Gli passa lo sperma sulle labbra, sulla lingua, in un bacio lento, umido, carico di un sentimento che non dovrebbe esserci. Alberto risponde, le mani sul viso di lei, mentre il sapore di se stesso gli riempie la bocca.
Dal letto, Annabella vede tutto.
Ha ancora il cazzo di Roberto tra le labbra, ma gli occhi sono fissi su quella scena. La gelosia le stringe lo stomaco. Roberto se ne accorge e le accarezza i capelli con un sorriso crudele:
«Guarda… la mia Chiaruccia che bacia tuo marito con la bocca piena della sua sborra. Che bella serata, eh?»
Annabella non risponde.
Continua a leccare, ma lo sguardo resta piantato su Alberto e Chiara ancora uniti in quel bacio sporco e troppo intimo, sente palesemente la gelosia trafiggerla... e pensa a come può essere gelosa del suo uomo che bacia un altra donna mentre lei sta succhiando il cazzo che ora sta per piantarsi nel suo culo e lei lo vuole... un turbine di controsensi di pensieri l'attraversa.
Roberto estrae il cazzo ancora lucido dalla bocca di Annabella e si alza in piedi.
«Ora il culo. Forza. Chiara, prepara la troia. E tu, cornuto… vieni qui. Prendi quel gel e ungimi il cazzo. Ungi bene il cazzo che ti sfonderà il culo della mogliettina.»
Chiara si muove subito.
Fa mettere Annabella a pecorina sul bordo del letto, le divarica le natiche e comincia a prepararla: prima con la lingua, poi con le dita, lubrificando e allargando piano il buco già provato ma ancora stretto. Annabella geme, la faccia contro il materasso, mentre Chiara lavora con cura.
Alberto prende il tubetto di gel che Roberto gli indica sul comodino.
Si inginocchia di fronte a lui e spreme una generosa quantità di lubrificante sul cazzo enorme, ancora semi-duro. Lo massaggia con entrambe le mani, lo unge per intero, dalla cappella fino alla base, sentendolo indurirsi di nuovo sotto le dita. Il gel lo rende lucido, scivoloso, ancora più impressionante.
Roberto lo guarda dall’alto mentre viene preparato.
«Così… bravo. Ungilo bene. Tra poco entra tutto nel culo di tua moglie. E tu starai a guardare. O a leccare, se te lo ordino.»
Quando il cazzo è completamente unto e duro, Roberto fa un cenno a Chiara.
«Basta. È pronta. Tienile le chiappe aperte.»
Chiara obbedisce, tenendo divaricate le natiche di Annabella.
Roberto si posiziona dietro di lei, appoggia la cappella enorme contro il buco lucido e comincia a spingere.
Annabella trattiene il respiro.
L’ingresso è lento, difficile, quasi doloroso nonostante la preparazione. La larghezza è eccessiva. Geme forte quando la cappella finalmente forza l’anello e penetra. Roberto continua a spingere, centimetro dopo centimetro, finché non è entrato fino in fondo.
«Cazzo… che culo stretto» grugnisce. «Adesso te lo prendi tutto, puttana.»
E comincia a muoversi.
Roberto comincia a montarla senza pietà.
Non c’è delicatezza, non c’è gradualità. Solo possesso. I fianchi grandi e forti battono contro le natiche di Annabella con colpi violenti, profondi, brutali. Il cazzo enorme le dilata il culo in modo volutamente crudele, entrando fino in fondo a ogni affondo e uscendo quasi completamente prima di rifondarsi dentro con violenza. La tiene ferma per i fianchi con le mani grosse, le dita che affondano nella carne, e la usa come una cosa sua.
«Sei mia adesso» grugnisce tra un colpo e l’altro. «Il tuo culo è mio. Tua moglie è mia cornuto… digli che ti sto sfondando e che ti piace Puttana! Diglielo!»
Annabella non riesce a rispondere. Lei è persa nel sua miscela di piacere, degrado, sottomissione e dolore.
I gemiti le escono rochi, spezzati, sempre più alti. Il dolore iniziale si è trasformato in qualcosa di più oscuro e totalizzante. Ogni spinta le strappa un suono, ogni volta che la cappella enorme le sfrega le pareti interne sente il corpo cedere completamente al dominio di quell’uomo.
Alberto e Chiara tengono ancora le sue natiche divaricate, obbligati a guardare da vicino.
Roberto accelera. La monta diventa ancora più rozza, quasi animale. La pancia gli sbatte contro di lei, il respiro è un rantolo pesante, le parolacce escono senza filtro:
«Puttana… schiava… ti riempio il culo… ti marchio… sei mia, miaaaa!»
Ad un certo punto Annabella non regge più.
Il piacere esplode in modo devastante. Un orgasmo violento, totale, che parte dal culo e le attraversa tutto il corpo. Geme a lungo, quasi urlando, e mentre viene squirta con forza. Un getto caldo e improvviso le esce dalla figa e bagna le cosce, il bordo del letto, le mani di Chiara. Subito dopo perde il controllo anche della vescica: si piscia addosso. Il getto caldo e inarrestabile le scende lungo le cosce già lucide, le bagna le calze, le gocciola fino ai tacchi.
Roberto non si ferma.
Anzi, continua a inculare con ancora più vigore mentre lei trema e si svuota completamente la vescica, il corpo scosso da spasmi incontrollati.
«Guarda…» ride basso, ansimante. «Ha squirtato e si è pure pisciata addosso. Che bella puttana. Continua a prendere, non ho ancora finito.»
Annabella resta a pecorina, il viso affondato nel materasso, il corpo che ancora trema, mentre il cazzo enorme di Roberto continua a entrare e uscire dal suo culo ormai completamente aperto e sottomesso.
Alberto è eccitato come un porco.
Si sdraia sul letto vicino alla moglie. le tiene le mani di Lei strette nelle sue, le dita intrecciate con forza. Lei è bellissima così, presa dall’orgasmo, il viso stravolto, gli occhi socchiusi, la bocca aperta in un gemito continuo mentre Roberto continua a inculare. Alberto non distoglie lo sguardo. La guarda godere e sente il proprio cazzo pulsare forte.
«Godi…» mormora. «Siiii godiiiii… Amore mio!»
Roberto, senza interrompere le spinte, ordina a Chiara con voce rauca e imperiosa:
«Lecca il culo al cornuto. Infilagli dentro un plug… che poi vediamo.»
Chiara ubbidisce immediatamente.
Fa mettere Alberto semisdraiato sul letto, di fianco ad Annabella, in modo che possa continuare a tenerle le mani e a guardarla negli occhi. Gli abbassa i pantaloni, glieli sfila... via anche mutande e poi gli divarica le natiche e comincia a leccargli il buco con cura. La lingua calda e insistente fa tremare Alberto, ma lui non lascia la presa sulle mani della moglie. I loro sguardi restano intersecati, intensi.
Quando il buco è ben inumidito, Chiara prende un plug nero dal comodino, lo unge di gel e lo appoggia contro l’apertura di Alberto. Spinge piano, costante, finché il plug non scompare completamente dentro di lui. Alberto emette un gemito basso, le dita che stringono ancora di più quelle di Annabella.
Chiara gli accarezza le natiche e sussurra, guardando Roberto:
«È entrato. Il culo del cornuto è pieno… per te.»
Roberto sorride, soddisfatto, mentre continua a montare Annabella con colpi profondi e pesanti.
«Perfetto. Ora il cornuto ha il culo pieno e aspetta il suo turno. E la puttana… continua a ricevere.»
Alberto resta lì, il plug che gli riempie il sedere, le mani strette a quelle della moglie, gli occhi fissi nei suoi mentre lei viene ancora sotto i colpi di Roberto.
Roberto interrompe l’inculata all’improvviso.
Estrae il cazzo ancora duro e lucido dal culo di Annabella e si volta verso Alberto, che è semisdraiato sul letto con il plug ancora dentro.
«Adesso tocca a te, cornuto. Voglio sottomettervi entrambi. Voglio che sentiate chi è il Padrone qui!»
Si avvicina, gli toglie il plug con un gesto deciso e lo butta. Alberto non oppone resistenza. Accetta. Si mette a pecorina accanto alla moglie, la faccia rivolta verso di lei, e la guarda. Annabella trema ancora, ansimante, lo sperma e i liquidi che le colano lungo le cosce, gli occhi lucidi e confusi.
Roberto si posiziona dietro Alberto.
Il cazzo enorme, ancora unto e scivoloso, preme contro il buco già preparato. Spinge. Entra con una spinta sola, fino in fondo per fargli male, aprirlo, umiliarlo. Alberto emette un gemito lungo rantolante, mezzo soffocato, ma non si tira indietro. Resta fermo, succube, mentre Roberto comincia a inculare anche lui con la stessa violenza di prima.
I colpi sono costanti, profondi, da padrone.
Roberto tiene Alberto per i fianchi e lo usa senza pietà, la pancia che gli sbatte contro le natiche a ogni affondo.
«Così… tutti e due. La puttana e il cornuto. Entrambi pieni del mio cazzo. Guarda la mia Puttana tua moglie mentre ti monto. Guardala!»
Alberto obbedisce.
Gli occhi restano fissi su Annabella. Lei lo guarda a sua volta, ancora tremante, e gli allunga una mano. Lui la prende. Si stringono le dita mentre Roberto sfonda il culo di Alberto con ritmo brutale, riaffermando il suo dominio su entrambi.
Chiara osserva in silenzio, eccitata e un po’ scossa, si tocca, mentre il padrone si prende anche il marito.
Roberto continua a inculare Alberto con forza, i colpi pesanti e regolari.
Il corpo grosso gli suda, il respiro è un rantolo continuo. Tiene lo sguardo fisso su Annabella mentre usa suo marito.
«Guardalo, puttana… guardalo mentre gli riempio il culo. Tutti e due miei!»
Alberto geme dal dolore, la faccia contro il materasso, la mano ancora stretta a quella di Annabella. Lei lo guarda, tremante, e non molla la presa.
Nella sua mente si sente come Annabella, lo stesso senso di umiliazione di lasciarsi invadere senza resistenza, vuole provare quello che ha appena provato la sua dolce Annabella.
Dopo pochi minuti Roberto accelera.
I colpi diventano più corti, più violenti. Poi, con un grugnito lungo e gutturale, sborra. Dentro. Diretto nel culo di Alberto. Getti caldi e abbondanti che lo riempiono in profondità. Continua a spingere mentre viene, svuotandosi completamente, marchiando anche il marito come aveva fatto con la vagina di sua moglie.
Quando infine estrae, una striscia densa di sperma cola dal buco di Alberto e gli scende sui testicoli colando sul letto.
Roberto si mette in piedi, ansimante, il cazzo ancora semi-duro e lucido, e guarda i due corpi stesi sul letto uno accanto all’altro.
«Fatto. Tutti e due pieni. Tutti e due marchiati. Adesso siete davvero miei. Siete la mia coppietta domata!»
Si sistema l’accappatoio sulle spalle senza chiuderlo e fa un cenno a Chiara.
«Porta degli asciugamani. E dell’acqua. Non ho ancora finito con loro stasera.»
Annabella e Alberto restano distesi, le mani ancora unite, lo sperma di Roberto che cola da entrambi. Si guardano. Esausti. Sottomessi. E ancora uniti in quella caduta.
Chiara porta in fretta asciugamani umidi e una bottiglia d’acqua.
Roberto se la prende e beve a lunghi sorsi, ancora in piedi, il corpo grosso che suda. Poi lancia gli asciugamani ad Alberto.
«Pulisci tua moglie. E poi pulisciti. Voglio vedervi presentabili… almeno un poco.»
Alberto obbedisce.
Con gesti lenti, quasi cerimoniosi, asciuga le cosce di Annabella, raccoglie lo sperma che ancora le cola, poi fa lo stesso con se stesso. Chiara lo aiuta in silenzio, più dolce di prima, e ogni tanto gli sfiora la mano o la schiena con una tenerezza che non passa inosservata.
Annabella si mette a sedere sul bordo del letto, le gambe ancora molli.
Il corpo le duole ovunque, ma negli occhi c’è ancora quella luce scura e affamata. Guarda Alberto mentre si pulisce e poi sposta lo sguardo su Roberto.
Roberto se ne accorge e sorride.
«Non avete ancora finito. Io mi riposo dieci minuti. Poi ricominciamo. Questa volta voglio vedervi insieme. Lei che ti succhia mentre io la monto di nuovo. O il contrario. Decido io.»
Si lascia cadere sulla poltrona grande, le gambe aperte, il cazzo che comincia già a dare segni di ripresa. Chiara gli si mette accanto, in ginocchio, pronta.
Alberto e Annabella restano seduti uno accanto all’altra sul letto.
Si guardano. Le mani si cercano di nuovo e si stringono.
«Stai bene?» le sussurra lui.
Lei annuisce piano.
«Sì… e tu?»
«Sì.»
Una pausa.
«Siamo ancora noi, vero?»
Annabella gli stringe le dita e risponde a voce bassissima:
«Siamo ancora noi. Anzi… di più.»
Roberto, dalla poltrona, li osserva e commenta con voce rauca:
«Dieci minuti. Poi tornate al vostro posto. La notte è lunga.»
Fuori dalla suite il corridoio è silenzioso.
Dentro, il tempo sembra sospeso tra un round e l’altro, tra la stanchezza e la voglia che non si è ancora spenta.
Roberto, sazio e pesante, si addormenta sulla poltrona.
La testa gli cade di lato, il respiro diventa regolare e profondo. Per la prima volta da quando sono entrati nella suite, la stanza cade in un silenzio quasi intimo.
Chiara ne approfitta.
Si avvicina al letto con passo sornione, si siede di fianco ad Annabella e comincia ad accarezzarla piano: una mano sui capelli, poi sulla spalla, poi più in basso, fino a sfiorarle il pube con le dita leggere. Alberto, nel frattempo, bacia teneramente la moglie, le labbra lente, quasi protettive.
Chiara si china all’orecchio di Annabella e parla a voce bassissima, mentre le dita continuano a sfiorarle la pelle:
«Ti invidio… mi piace come il tuo uomo ti ama. Così. Così tanto, profondamente. Accetta ogni cosa per amore… anche di essere inculato da un porco, di sottomettersi… per te. Per amore. Oddio… vorrei anch’io un marito che mi ami così.»
Mentre lo dice, alza lo sguardo e incontra quello di Alberto.
Lui la guarda in modo diverso. Non più solo come la puttanella tenuta da un vecchio maiale per farsi mantenere e fare la bella vita. Vede qualcosa di più: uno spirito profondo, tenuto sopito per convenienza, per necessità, per le scelte che ha fatto. Qualcosa di vero che affiora proprio adesso, in quel momento di tregua.
Annabella gira lentamente lo sguardo verso Chiara.
La guarda negli occhi, le legge la sincerità, e le accarezza dolcemente il viso con il dorso delle dita. Poi si stacca dal bacio di Alberto e, senza fretta, senza voglia carnale, bacia Chiara.
È un bacio dolce.
Lento. Quasi d’amore. Labbra che si cercano con tenerezza, senza lingua invadente, senza urgenza. Solo contatto, riconoscimento, una strana forma di complicità femminile nata in mezzo a tutta quella sporca passione.
Alberto resta a guardare le due Donne.
Il cuore gli batte in un modo nuovo, confuso e caldo. Non interrompe. Non parla, è la prima volta che vede Annabella baciare un altra Donna. Lascia che quel bacio continui, mentre Roberto russa piano dalla poltrona e la suite, per qualche minuto, sembra appartenere solo a loro tre.
I tre si sdraiano stanchi e si stringono sul letto.
Annabella al centro, Chiara da un lato, Alberto dall’altro. Lui le abbraccia entrambe con tenerezza, un braccio le avvolge entrambe quelle pelli bellissime morbide ansimanti, le accarezza come per dire siete stupende, accarezza quelle chiome morbide. Per un momento non c’è più il padrone che dorme sulla poltrona, non c’è più il ruolo di puttana o di cornuto di troietta succhiacazzi. C’è solo calore d'Amore e un silenzio carico di domande.
Annabella, curiosa come sempre, è la prima a parlare. La voce è bassa, quasi intima:
«Chiara… posso chiederti una cosa? Perché sei con lui? Ti piace davvero… o è solo convenienza?»
Chiara resta in silenzio qualche secondo.
Poi risponde con sincerità, senza filtri, guardando prima Annabella e poi Alberto:
«All’inizio era solo convenienza. Avevo vent’anni, venivo da una famiglia di merda, niente soldi, niente prospettive. Roberto mi ha presa, mi ha vestita, mi ha portato in posti che non avevo mai visto. In cambio voleva una bocca sempre disponibile e una figa che non dicesse di no. Io ho accettato e ti confesso che mi piaceva sentirmi usata da lui. E per un po’ mi è andato bene. Mi teneva, mi comprava cose, mi faceva sentire… scelta.
Poi… poi mi sono abituata. E in parte mi piace anche adesso. Mi piace essere usata. Mi piace quando mi ordina di mettermi in ginocchio di succhiare il suo cazzone o di leccare un’altra donna. Mi piace il suo cazzo grosso e il modo in cui mi guarda quando sono piena di lui, mi fa sentire piccola e nelle sue mani. Ma non è amore. Non lo è mai stato. È un contratto. Un contratto che mi tiene al sicuro… e che però alla lunga mi fa sentire vuota.»
Fa una pausa, la voce che si fa più piccola:
«Stasera, vedendo te e Alberto… ho invidiato. Non il sesso. Ma il modo in cui lui ti guarda anche mentre ti fanno di tutto e tu godi disperatamente. Quella cosa lì… io non l’ho mai avuta.»
Alberto stringe un po’ di più le due donne, senza parlare.
Annabella la ascolta in silenzio, poi si apre a sua volta. Parla piano, ma senza nascondersi:
«Io… ho questi desideri che a volte mi fanno paura. Voglio essere usata. Voglio sentirmi una merda, una cosa, una schiava di porci che quasi mi obbligano anche se sono io a volerli. Voglio che mi montino in tanti, che mi riempiano, che mi giudichino una puttana. E contemporaneamente voglio che Alberto sia lì. Che mi veda. Che soffra un po’ lo so ma anche che si ecciti mentre mi usano. Che mi offra lui strsso, che offra la sua Donna a loro. È una contraddizione che mi turba… mi sconquassa l'animo, ma non riesco più a farne a meno. È più forte di me.»
Chiara la guarda e sorride dolcemente, gli occhi un po’ lucidi.
«Anche a me piace. In parte sono voglie mie. Essere presa, essere guardata mentre lo faccio, soffrire un poco mentre mi sbattono come una cosa, sentirmi un oggetto ma poi mi sento vuota, mi sento morire. Oggi ho capito che mi manca qualcuno che mi accolga fra le sue braccia, che restasse dopo, che capisse. Qualcuno che mi tenesse mentre crollo. Tu ce l’hai. E questo… questo mi fa venire voglia di te. Di entrambi.»
Mentre parla, la mano di Chiara accarezza piano il ventre di Annabella, non più solo con lussuria, ma con una dolcezza carica di comprensione. Annabella non si ritrae. Anzi, le posa a sua volta una mano sulla coscia e la stringe.
Alberto resta in silenzio, le braccia intorno a tutte e due, il cuore pieno di qualcosa di confuso e molto vicino all’amore.
Sulla poltrona Roberto continua a dormire, ignaro.
Sul letto, i tre respirano insieme, più vicini di quanto avessero immaginato solo poche ore prima.
Chiara si china e bacia di nuovo Annabella.
Questa volta il bacio è più lungo, più consapevole. Labbra che si cercano con lentezza, un respiro condiviso. Poi, senza staccarsi del tutto, Chiara sposta dolcemente il capo e, a pochi centimetri dal viso di Annabella, cerca le labbra di Alberto.
È quasi una richiesta di permesso.
Uno sguardo rapido, un attimo di attesa. Annabella non dice di no. Resta ferma, gli occhi aperti, e lascia che i due si bacino proprio sotto il suo sguardo. È quasi commossa. Vede il modo in cui Alberto risponde al bacio di Chiara – non con la fretta di prima, ma con una tenerezza vera – e sente qualcosa stringerle il petto. C’è gelosia, inevitabile, un piccolo nodo caldo e doloroso. Ma c’è anche altro: il piacere di sentirli uniti a lei, di essere parte di quel contatto, di non essere esclusa.
I tre restano così, intrecciati sul letto.
Chiara e Alberto si baciano piano, profondamente, mentre Annabella li guarda da distanza zero, una mano sui capelli di lei e una sulla schiena di lui. A tratti Chiara interrompe il bacio e torna a sfiorare le labbra di Annabella, poi di nuovo quelle di Alberto, come se volesse tenerli tutti e tre nello stesso respiro.
Nessuno parla.
Non c’è bisogno. In quel momento vorrebbero solo una cosa: che Roberto continuasse a dormire per tutta la notte. Che il padrone restasse sulla poltrona, pesante e assente, e che loro potessero restare così. Amarsi. Farsi del piacere senza ordini, senza ruoli, senza frettolosità. Solo mani, bocche, corpi che si cercano per donarsi qualcosa di dolce e vero.
Alberto, tra un bacio e l’altro, sussurra contro le labbra di Chiara, abbastanza forte perché anche Annabella senta:
«Resta qui… con noi.»
Chiara chiude gli occhi e annuisce appena, la fronte appoggiata contro la sua e quella di Annabella.
Sulla poltrona il russare di Roberto continua regolare.
Sul letto i tre si stringono ancora di più, come se volessero trattenere quel momento il più a lungo possibile, prima che la notte torni a essere di qualcun altro.
I giochi sul letto però se prima appena sfiorati, sussurrati, ora si fanno più caldi.
I baci diventano più umidi, le mani più audaci. Sfioramenti che prima erano solo tenerezza adesso cercano la pelle nuda con più insistenza. La voglia sale lenta, senza urgenza, ma inevitabile.
Il cazzo di Alberto reagisce.
Si indurisce contro la coscia di Annabella mentre la bacia. Chiara se ne accorge. Si stacca piano dal loro bacio a tre e scende lungo il corpo di lui. Non con la fretta di una puttanella che esegue un ordine, ma con qualcosa di più intimo. Lo prende in mano, lo guarda un attimo, poi lo accoglie in bocca.
Lo accoglie fra le sue dolce labbra da pompinara, succhia piano.
Profondo, ma dolcemente. Lo desidera non solo per sesso: lo desidera per quella strana forma di amore che le è nata in poche ore. Vuole condividerlo con Annabella. Ogni tanto alza gli occhi verso di lei, come per dirle è tuo lo sò, lo sto facendo per tutte e due.
Annabella lascia fare.
Anzi, si gode la scena. Mentre Chiara succhia suo marito, Alberto le cerca la figa con la mano. È ancora un po’ ammaccata, sensibile, ma reagisce comunque. Si bagna sotto le dita di lui. Lui la massaggia con delicatezza, il medio che entra piano, il pollice che le sfiora il clitoride senza fame.
Si donano piacere.
Dolcemente. Senza padroni, senza ordini, senza la violenza di prima. Solo respiri, piccoli gemiti soffocati, corpi che si cercano per il puro gusto di stare insieme. Annabella bacia Alberto sulla bocca, poi sulla guancia, poi di nuovo sulla bocca, mentre Chiara continua a succhiarlo con devozione lenta. Ogni tanto Alberto geme contro le labbra della moglie e lei sorride, gli occhi chiusi.
Il tempo sembra dilatarsi.
Sulla poltrona Roberto continua a dormire, pesante e assente. Sul letto i tre restano intrecciati, dandosi piacere senza fretta, come se quella parentesi potesse durare per sempre.
Roberto si sta riprendendo.
Il russare si interrompe, le palpebre si muovono, e quando apre gli occhi vede chiaramente la scena sul letto: Annabella e Alberto che si baciano, Chiara chinata sul cazzo di lui, le tre bocche e i tre corpi intrecciati in un piacere che non gli appartiene che non controlla.
La sua natura bastarda e sadica esplode subito.
«Come vi permettete?!»
La voce gli esce come uno schiaffo, alta, tagliente, piena di furia. Si alza di scatto dalla poltrona, l’accappatoio aperto, il corpo ancora intorpidito ma già teso di rabbia e di possessività.
«Vi lascio soli cinque minuti e già vi scordate chi comanda qui? Chiara, togli quella bocca dal cazzo del cornuto. Subito. Annabella, allontanati. Alberto… resta fermo.»
I tre si separano di colpo, come bambini sorpresi.
Chiara si ritrae in fretta, le labbra ancora lucide. Annabella si mette a sedere, il respiro corto. Alberto resta immobile, il cazzo ancora duro e scoperto.
Roberto si avvicina al letto a passi lenti, pesanti, e li guarda uno per uno con disprezzo.
«Credevate di poter fare gli innamorati mentre io dormivo? Di creare la vostra combriccola dolce e solidale? Io sono il padrone. Io decido chi tocca chi, chi succhia chi, chi viene e chi aspetta.»
Fa una pausa, il sorriso crudele che gli ritorna sulle labbra. Poi decide.
«Adesso ricominciamo dalle regole. Annabella… a pecorina. Subito. Chiara, sdraiati sotto di lei e tieni la bocca aperta. Voglio che le lecchi la figa mentre io la monto. E tu, cornuto…» punta il dito contro Alberto «…ti metti in ginocchio dietro di me e mi lecchi il culo da bravo schiavetto cornuto! Ma con le mani sulle mie chiappe e non ti tocchi coglione! Se ti seghi ti caccio fuori e finisco la notte solo con le due puttane. Capito?»
La voce non ammette repliche.
Ha ripreso il comando con la stessa furia bastarda e calcolata di sempre, e questa volta vuole ricordare a tutti e tre esattamente dove stanno.
Roberto non dà tempo a nessuno di reagire.
Con un gesto brusco afferra Annabella per una gamba e la butta a pecorina sul letto. Le dà uno schiaffo secco sul culo, forte abbastanza da lasciare il segno rosso.
«Ti ho detto a pecorina. Non farò ripetere due volte.»
Poi afferra Chiara per i capelli e la trascina sotto Annabella, costringendola a sdraiarsi a faccia in su.
«Bocca aperta. Lecca. E non osare fermarti finché non te lo dico io.»
Chiara obbedisce, già con gli occhi lucidi.
La lingua le sale subito sulla figa di Annabella, ancora sensibile e umida.
Roberto si volta verso Alberto, che è ancora in ginocchio come gli aveva ordinato. Gli arriva vicino, gli afferra il mento con una mano e gli parla a pochi centimetri dalla faccia, la voce bassa e carica di disprezzo:
«Tu non sei più il marito. Stasera sei solo un cane. Guardi. Lecchi e non parli. Non ti tocchi. Se ti alzi o se emetti un suono senza permesso, ti butto fuori nudo nel corridoio. Capito, zerbino di merda?»
Alberto annuisce, le mani strette dietro la schiena, il cazzo ancora duro nonostante l’umiliazione.
Roberto non perde altro tempo.
Si posiziona dietro Annabella, le tiene i fianchi con forza e le conficca di nuovo il cazzo nel culo con una spinta secca e brutale. Lei grida, il corpo che sobbalza in avanti. Lui non le dà tregua: ricomincia a montarla con violenza, colpi profondi e pesanti, mentre Chiara sotto di lei lecca e inghiottisce tutto quello che cola.
«Prendi, puttana. E tu, sotto, lecca più forte. Voglio sentirvi entrambe gemere.»
Ogni tanto allunga una mano e afferra i capelli di Chiara, costringendola a premere di più la bocca contro la figa di Annabella. Poi torna a tenere i fianchi della bionda e accelera, usando il corpo grosso come un ariete che sfonda.
Alberto resta in ginocchio con le mani allarga le chiappe del Padrone e con la lingua gli lecca il buco del culo! Mentre sua moglie viene montata dal porco senza pietà, senza tregua, da cattivo, da bastardo e lei nonostante questo gode senza smettere... geme di lussuria sentendosi cosi usata , presa umiliata.
Roberto ogni tanto gli lancia uno sguardo e ride, crudele:
«Guarda come te la sto sfondando. Guarda come la tua bella moglie prende il cazzo del padrone mentre l’altra le mangia la figa. Questo è il vostro posto. Sotto di me.»
La stanza si riempie di nuovo di gemiti, di schiaffi di carne, di suoni umidi e osceni.
Roberto infierisce senza pietà, deciso a spezzare qualsiasi complicità tenera fosse nata tra i tre mentre lui dormiva. Vuole solo obbedienza, corpi usati, e il piacere di sentirsi di nuovo l’unico Padrone.
Roberto continua a dominare senza tregua.
I colpi sono ancor più violenti, profondi, da padrone che vuole solo prendere. Tiene Annabella ferma per i fianchi e poi la incula con forza bruta, ogni affondo accompagnato da un grugnito soddisfatto. Lei geme, il corpo che sobbalza, ma nel dolore e nella sottomissione c’è piacere. Un piacere sporco, totale, che le fa stringere i lenzuoli tra le dita e spingere indietro il bacino nonostante tutto.
Chiara è ancora sotto di lei, la faccia premuta contro la figa di Annabella, e lecca con impegno.
Annabella, con la testa china, ha proprio davanti a sé la figa rasata e già lucida di Chiara. Non resiste. Abbassa il viso e comincia a leccarla a sua volta.
Lo fa cercando di trasmettere qualcosa.
Non è solo voglia: è un modo per condividere il suo piacere che sta provando mentre viene usata dal maiale. Ogni volta che Roberto le sfonda il culo con particolare violenza e lei sente l’orgasmo avvicinarsi di nuovo, preme di più la lingua, succhia il clitoride di Chiara, cerca di farla sentire parte di quello che sta vivendo.
Chiara geme contro la figa di Annabella.
Il suono esce soffocato, umido, e le anche le si muovono incontro alla bocca della bionda. Le due donne si mangiano a vicenda mentre Roberto le monta dall’alto, possente e inarrestabile.
Alberto, ancora in ginocchio con le mani dietro la schiena, guarda lo spettacolo.
Vede sua moglie presa e sottomessa, vede Chiara che si contorce sotto di lei, vede le due lingue che lavorano una sull’altra. Il cazzo gli duole dalla voglia, ma non si muove. Obbedisce.
Roberto se ne accorge e ride, ansimante:
«Così… le due puttane che si leccano mentre io me ne fotto una. Guardate il cornuto… come lecca il culo al Padrone di sua moglie hahaha guardate che bravo cane. Continuate. Non vi fermate finché non vi dico io.»
Annabella lecca con più foga.
Vuole che Chiara goda. Vuole che senta, attraverso la lingua e i gemiti, quanto piacere stia trovando proprio in quella sottomissione totale al porco. E mentre Roberto accelera ancora, il piacere di Annabella sale di nuovo, potente e inarrestabile, e lei lo riversa intero sulla figa di Chiara.
Annabella non regge più.
Il piacere sale troppo in fretta, troppo forte. La mente non lo controlla più, lo subisce. Mentre Roberto continua a montarla, e mentre la sua lingua è ancora premuta contro la figa di Chiara, l’orgasmo la travolge in modo completo.
Geme a lungo, quasi urlando contro la pelle di Chiara.
Il corpo le si contrae violentemente, le cosce tremano, e poi perde ogni controllo. Squirta ancora con forza e, subito dopo, si piscia addosso. Un getto caldo e abbondante di urina e umori le esce senza freni e inonda direttamente il viso di Chiara: bocca, naso, occhi, capelli, le palle di Roberto. Chiara resta ferma, gli occhi chiusi, e riceve tutto, leccando e inghiottendo quello che può mentre viene letteralmente bagnata da quella pioggia.
Roberto non si ferma.
Anzi, sente le contrazioni del culo di Annabella intorno al suo cazzo e accelera ancora, godendo della scena.
«Guarda… si è pisciata in faccia all’altra. Che bella puttana scatenata. Continua a prendere.»
Chiara, il viso gocciolante, geme e non si ritrae.
Annabella, ancora scossa dagli spasmi, continua a tremare a pecorina mentre Roberto la usa senza freni, e Alberto, in ginocchio, guarda tutto e lecca da cane con il respiro corto e il cazzo dolorosamente duro.
Roberto continua a inculare la bella biondina senza rallentare, i colpi ancora potenti e profondi. Tra un affondo e l’altro, a voce alta e sprezzante, ordina:
«Scemo cornuto… vai in bagno a prendere asciugamani. E rimedia al casino che ha combinato la mia schiava, tua moglie. Muoviti.»
Alberto esegue senza fiatare.
Si alza in silenzio va in bagno. Torna con diversi asciugamani, alcuni umidi e altri asciutti.
Si china prima su Chiara.
Il suo viso è completamente bagnato: urina, squirting, saliva. Gli occhi sono rossi e bruciano. Alberto le tampona il viso con estrema dolcezza, partendo proprio dagli occhi. Con gesti lenti e precisi asciuga le palpebre, le ciglia, le guance, cercando di non farle male. Chiara tiene gli occhi socchiusi e si lascia fare, un piccolo sospiro di sollievo che le esce dalle labbra.
Poi Alberto passa agli asciugamani più grandi e comincia a ripulire il letto e le cosce di Annabella, ancora a pecorina e ancora presa dai colpi di Roberto. Raccoglie i liquidi, asciuga il materasso il più possibile, tampona le calze di lei. Lavora in silenzio, metodico, mentre il padrone continua a montare sua moglie.
Roberto lo guarda e commenta, ansimante ma divertito:
«Bravo cane. Pulisci tutto. Così si fa, questo è il tuo ruolo.»
Alberto non risponde.
Continua a tamponare e asciugare, ogni tanto tornando sul viso di Chiara per togliere le ultime tracce, con una cura che contrasta nettamente con la violenza che sta ancora subendo Annabella a pochi centimetri da lui.
Chiara, sollecitata a lungo dalla lingua di Annabella e dalla violenza della scena, non resiste più.
Scoppia in un orgasmo forte, il corpo che si inarca sotto Annabella, un gemito lungo e rotto che le esce contro la bocca della bionda. Si lascia andare completamente, tremante, gli occhi cercano Alberto, il viso ancora umido.
Roberto, che stava per venire, se ne accorge e reagisce con furia.
Estrae di colpo il cazzo dal culo di Annabella e, senza dare tempo a nessuno, afferra per i capelli Chiara e glielo conficca in bocca. Sborra. Abbondante, come se non fosse già venuto. Getti densi e caldi che le riempiono la gola.
Chiara, appena reduce dall’orgasmo, viene travolta.
Il cazzo enorme le toglie il respiro, lo sperma le va di traverso. Deglutisce quanto può, ma finisce per tossire violentemente, il corpo che si contorce, le lacrime che le riempiono di nuovo gli occhi.
Roberto non ha pietà.
Vuole punirla per quella scena di dolcezza che ha visto tra lei e i due sposini. Tiene ancora la testa di Chiara e continua a spingere, anche mentre lei soffoca sempre più.
Solo Alberto, vedendo la ragazza contorcersi senza fiato, trova il coraggio di intervenire.
Si alza e cerca di scansare un poco Roberto, abbastanza da farle prendere aria.
La reazione di Roberto è immediata e violenta.
Con un calcio preciso e brutale lo colpisce tra le gambe. Alberto emette un suono strozzato e si accascia a terra, le mani strette sull’inguine, il viso contratto dal dolore.
Annabella lascia il letto e si precipita su di lui.
Si inginocchia accanto al marito, lo prende tra le braccia, gli accarezza il viso, gli parla a bassa voce cercando di calmarlo. Il suo corpo è ancora scosso, ma in quel momento conta solo Alberto.
Roberto resta in piedi a guardarli.
Per un attimo sembra rendersi conto di aver esagerato. Il viso gli si contrae, ma invece di scusarsi impreca, la voce ancor più carica di rabbia:
«Cazzo di sposini di merda… mi fate perdere la testa. Sempre a creare problemi.»
Chiara, nel frattempo, si libera e corre in bagno.
Si sente il rumore chiaro del vomito, i conati, l’acqua che scorre. È visibilmente provata, il corpo che trema, la gola che brucia.
La suite, da un momento all’altro, è diventata stretta.
Il gioco si è spezzato. Resta solo il respiro affannoso di Alberto a terra, Annabella china su di lui, Roberto in piedi che non sa più dove guardare, e il suono di Chiara che vomita dietro la porta del bagno.
l gioco è rotto.
Non c’è più desiderio. Solo un silenzio cupo e l’odore acre di sesso, urina e umiliazione.
Roberto, ancora in piedi in mezzo alla stanza, esplode.
La voce gli esce carica di rabbia e di qualcosa che somiglia quasi a vergogna mascherata:
«Andate via. Luridi. Pervertiti di merda. Sparite. Fuori dalla mia suite. Subito!»
Annabella non risponde.
Aiuta Alberto a mettersi almeno a sedere, gli accarezza ancora il viso. Chiara compare sulla soglia del bagno, il viso pallido, gli occhi rossi. Quando vede Alberto ancora a terra si avvicina in fretta, si inginocchia accanto a lui e lo aiuta ad alzarsi. Le due donne sono improvvisamente solidali. Non c’è più rivalità, non c’è più gioco. Solo la necessità di portare via Alberto e loro via da lì.
Chiara raccoglie in fretta i vestiti di entrambi, le scarpe di Annabella, e se li stringe al petto.
Si mette l’accappatoio sulle spalle senza nemmeno chiuderlo e, insieme ad Annabella, sorregge Alberto. A passi lenti, claudicanti, escono dalla suite. La porta si chiude alle loro spalle con un tonfo sordo.
Passano solo due secondi.
Chiara, nel corridoio, si ferma di colpo.
Qualcosa le si spezza. Si volta, rientra nella suite a passo deciso e affronta Roberto a voce alta, tremante di rabbia:
«Stronzo! Bastardo! Perché? Perché hai dovuto arrivare a tanto? Me ne vado. Non resto un altro minuto con te.»
Roberto, ancora cattivo ma ormai consapevole di aver esagerato, cerca di reagire con disprezzo:
«Senza di me non sei nessuno puttana del cazzo. Sei solo una troietta mantenuta. Torna qui e chiudi quella bocca di merda buona solo a succhiarmi il cazzo!»
Ma Chiara non lo ascolta più.
Scuote la testa, gli lancia un ultimo sguardo pieno di disgusto e di delusione, e corre fuori. Raggiunge Annabella e Alberto nel corridoio. Si mette dall’altra parte di Alberto e lo aiuta a camminare, l’accappatoio che le sventola intorno al corpo nudo.
«Andiamo» dice a voce bassa, ma ferma. «Andiamo via da qui.»
I tre avanzano lentamente lungo il corridoio silenzioso.
Alberto si sta riprendendo, il passo è ancora incerto, ma le due donne lo sorreggono senza parlare. Dietro di loro la porta della suite 214 resta chiusa. Davanti, l’ascensore e la possibilità di lasciare finalmente quella stanza e tutto quello che ci è successo.
Devono attraversare la hall dell’albergo.
A quell’ora tarda la grande sala d’ingresso è quasi deserta. Ci sono solo due camerieri che sistemano poltrone e tavolini, e un addetto dietro il bancone della reception. Quando vedono arrivare la piccola carovana – Alberto ancora dolente e sorretto dalle due donne, Chiara con il solo accappatoio semiaperto, Annabella con i vestiti e le scarpe raccolti in braccio – i tre dipendenti si scambiano sguardi. Uno soffoca una risata dietro la mano, l’altro scuote la testa divertito. Quello al bancone abbassa gli occhi sul registro, ma non riesce a trattenere un mezzo sorriso.
Nessuno dice niente.
I tre passano oltre senza fermarsi e raggiungono gli ascensori.
Salgono in silenzio.
Chiara piange. Non di singhiozzi rumorosi, ma di quelle lacrime silenziose da bambina che le scorrono sulle guance senza che lei cerchi di asciugarle. Tiene ancora un braccio intorno alla vita di Alberto e, quando le porte si aprono al loro piano, aiuta Annabella a sorreggerlo fino alla camera.
Entrano.
Annabella chiude la porta a chiave. Insieme adagiano Alberto sul letto. Lui emette un gemito basso quando la schiena tocca il materasso, le mani ancora strette sull’inguine dolorante. Chiara gli sistema un cuscino sotto la testa, gli accarezza i capelli con gesti goffi e teneri, mentre le lacrime continuano a cadere.
«Mi dispiace…» sussurra, la voce rotta. «Mi dispiace tanto.»
Annabella non risponde subito.
Si siede sul bordo del letto, da un lato di Alberto, e gli tiene una mano. Con l’altra accenna a Chiara di sedersi anche lei. La stanza è silenziosa, illuminata solo dalla luce soffusa della abat-jour. Fuori, nel corridoio, non si sente più nessuno.
Per la prima volta da quando sono usciti dalla suite 214, sembrano finalmente aver trovato pace.

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scritto il
2026-08-03
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