La mia prima volta – parte seconda – il bel moro della scala B
di
La Ragazza con i Louboutin
genere
prime esperienze
Tra il dire e il fare… archiviata la maturità andai in vacanza con le amiche. Nulla. Nessun incontro folgorante. Mi ero iscritta alla facoltà di lettere, alla Sapienza. Settembre scorreva senza particolari emozioni. Leggevo molto, classici soprattutto, in attesa che ad ottobre iniziassero le lezioni del primo anno.
Poi inaspettatamente accadde.
L’appartamento dei miei dove abitavo era all’ultimo piano. Il palazzo aveva 4 scale, accessibili da un cortile interno molto curato, con un'ampia zona di verde. I quattro lati, uno per ciascuna scala, formavano un quadrilatero che, internamente, delimitava il cortile. Agli spigoli delle facciate interne c’erano delle rientranze che ospitavo dei balconi di servizio dove si affacciava la cucina e, di fianco, una delle camere. La mia era proprio quella. Quindi dalla finestra vedevo molto bene, a meno di 10 metri, le finestre dell’appartamento d’angolo, che faceva parte della scala adiacente.
In quell’appartamento si alternavano inquilini non fissi. Famiglie, coppie, studenti, singole e/o singoli. La permanenza media era di 2-3 mesi. Quel settembre arrivò un nuovo inquilino. Era un bell’uomo, alto, moro, sui 40-45 anni. Non era particolarmente attento alla privacy, teneva spesso le tende aperte o semi-aperte e le serrande alzate. Un pomeriggio, sul tardi, entrò in casa e si spoglio. Noncurante delle finestre aperte e senza chiudere le tende andò nudo in bagno per fare una doccia.
Io ero sdraiata sul mio letto e leggevo. Mi accorsi quasi subito di lui. Il suo corpo era muscoloso ma slanciato e il suo membro era a dir poco notevole. Un brivido di piacere mi attraversò tutto il corpo. La mia fica si bagnò subito e non potei fare a meno di toccarmi. La mia tenda non era chiusa, ma pensavo di non essere visibile essendo la finestra in ombra e contro sole per lui. Credo che invece lui si accorse che lo stessi guardando. Forse non capì che mi stavo masturbando, ma decise comunque di asciugarsi lì, in bella vista, davanti a me, con molta calma e con movimenti sensuali e provocanti. Il suo membro aveva visibilmente un’erezione. Era diventato meravigliosamente grosso e duro. Se lo prese anche in mano come a valutare se fosse asciutto, attardandosi nel maneggiarlo per asciugarlo. Penso che lo abbia fatto volutamente per farmi eccitare o quanto meno incuriosire. Ci riuscì perfettamente. Io continuai a masturbarmi fino a godere di un bell’orgasmo, piacevolmente inatteso.
Quel magnifico spettacolo si ripeté quasi tutti i giorni. Mi mettevo sul letto ad aspettare che lui arrivasse, si spogliasse, facesse la doccia e infine si asciugasse sensualmente assecondando la sua erezione poderosa… mentre io mi masturbavo.
Un pomeriggio decisi di passare all’azione, approfittando che ero sola in casa.
Quando lui uscì dalla doccia mi alzai dal letto. La tenda ben aperta. Accesi anche la luce. Mi tolsi la maglietta e i pantaloncini da casa rimanendo a seno nudo e slip. Iniziai a rovistare nell’armadio, in bella vista davanti alla porta-finestra. Volevo dare l’idea che mi stessi preparando per andare da qualche parte. Tirai fuori il vestitino che avevo comprato per la festa di maturità, festeggiata in discoteca con i compagni di classe. Dal cassetto un perizoma e dalla scarpiera i sandali da sera che mi aveva regalato mia sorella. Molto belli e sensuali, tempestati di Swarovski. Tacco 16 sottile, zeppa davanti.
Mi sarebbe piaciuto indossare degli stivali alti e sexy, come quelli di Ramba nei fumetti porno la cui lettura pochi mesi prima mi aveva fatto sussultare di emozione e piacere (leggete il racconto della mia presentazione)… ma per quelli avrei dovuto attendere ancora parecchi anni… dopotutto anche i sandali erano altrettanto belli e sexy!
Mi sfilai le mutandine e calzai i sandali, lentamente, appoggiando un piede alla volta sul cubo portaoggetti che era proprio davanti alla finestra, allacciando il cinturino intorno alla caviglia con movimenti sensuali. Poi rimasi così, nuda, con i sandali, facendo finta di guardarmi ad uno specchio laterale che in realtà non c’era.
I miei 19 anni, la terza abbondante del mio seno sodo che non aveva bisogno di nessun reggiseno, il mio fisico tonico e armonioso, ancora abbronzato, ma anche quei tacchi alti e sensuali, credo abbiano colpito il bello sconosciuto.
Mi voltai e lo vidi. Mi stava ammirando e si stava masturbando. Per me! Mi eccitai da morire e subito mi sentii bagnata. Iniziai ad accarezzarmi i seni e i capezzoli. Volevo essere spudorata e provocante. Appoggiai un piede sul cubo per far vedere la mia gamba con i tacchi e iniziai a toccarmi tra le cosce. Non provavo nessun imbarazzo, anzi, ero sfacciatamente e felicemente consapevole e desiderosa di godere nel vedere quel bell’uomo masturbarsi per me e di essere l’oggetto del suo godimento. Ebbi un orgasmo potente e intenso. Mentre venivo vidi che anche lui lo ebbe, schizzando il suo sperma a fiotti copiosi.
Ci scambiammo sorrisi e ci lanciammo un bacio. Purtroppo, in quel momento rientrarono i miei e dovetti salutarlo.
L’emozione che provai fu fortissima. Quella notte quasi non dormii. Le luci nel suo appartamento erano spente. Forse dormiva o era uscito.
Il giorno successivo decisi di tentare l’approccio. Anche quel pomeriggio ero sola in casa. Dissi ai miei che forse sarei uscita anch’io con le amiche. Se non fossi tornata per cena li avrei avvisati con un sms. Mi preparai. Indossai il vestitino corto e sexy che avevo preso il giorno prima per lo spettacolino in finestra. Misi i sandali. Un trucco leggero e un po’ di rossetto. Null’altro, a parte una borsetta da sera con le chiavi di casa e il cellulare. Ne mutandine né reggiseno…
Mi guardai allo specchio lungo dell’armadio. Nonostante sia molto critica con me stessa, non mi dispiaceva affatto quel che vedevo: una bella ragazza, molto sexy e desiderabile. Mi accorsi che dal vestito leggero trasparivano i capezzoli... non mi importava, mi sentivo audace e sfacciata!
All’ora in cui il bel moro rincasava scesi nell’androne, all’interno del portone e aspettai. Se avessi incrociato qualche condomino che conoscevo sarebbe potuto sembrare tranquillamente che stessi aspettando qualcuno per andare ad un aperitivo o a qualche evento. Vidi della posta nella nostra cassetta. La presi per fingere di vedere cosa fosse. In quel momento si aprì il cancello e lui entrò.
Mi guardò stupito ma visibilmente compiaciuto. Il cuore mi batteva all’impazzata. “Ciao!” dissi quasi balbettando. “Sono Eli, quella della scala A…”. “Piacere Eli, io sono Luca, quello della scala B” rispose ridendo. “dove stai andando di bello, così elegante?” chiese. Improvvisai. “in realtà sto rientrando a casa” dissi mostrando la posta che tenevo in mano. “aspettavo delle amiche per andare a prendere un aperitivo ma mi hanno chiamato, hanno avuto un contrattempo e dobbiamo rimandare”. Il suo sguardo era dolce e sorridente. Mi faceva sentire a mio agio. Mi stavo calmando. Il mio cuore rallentava. “mi dispiace, spero nulla di grave” disse. “no, solo un problema alla macchina. Ho proposto di passarle a prendere con la mia ma devono aspettare il carro attrezzi per non lasciarla in mezzo alla strada” … “hai già la patente! Non l’avrei detto, sei così giovane!”. “ho 19 anni, se vuoi te la mostro.” Dissi facendo il gesto di aprire la borsetta, ricordandomi però di averla lasciata a casa.” No, ci mancherebbe, ti credo!”. Richiusi la borsetta tirando un sospiro di sollievo. “certo è un peccato, ti sei preparata, sei così bella ed elegante, magari al locale c’era anche il tuo ragazzo…” disse lui con un’espressione maliziosa ma educata. “non ho un ragazzo” replicai io, con un tono di delusione. “senti, sono troppo audace se ti invito a prendere un aperitivo fresco su da me? Ho tutto il necessario e sono bravino a preparate cocktails!”.
Mi stava invitando a salire da lui. Era quello che desideravo ardentemente. Eppure, rimasi in silenzio, quasi bloccata. Luca percepì il mio imbarazzo, ma anche il mio desiderio di salire. “senti, facciamo così, se ti va: tu rimani qui ancora qualche minuto a controllare la posta. Io intanto salgo. Poi tu mi citofoni all’interno 11. Così evitiamo gli occhi indiscreti e le linguacce dei condomini.”. Mi tranquillizzai. L’idea era buona. “ok, facciamo così”.
Poi inaspettatamente accadde.
L’appartamento dei miei dove abitavo era all’ultimo piano. Il palazzo aveva 4 scale, accessibili da un cortile interno molto curato, con un'ampia zona di verde. I quattro lati, uno per ciascuna scala, formavano un quadrilatero che, internamente, delimitava il cortile. Agli spigoli delle facciate interne c’erano delle rientranze che ospitavo dei balconi di servizio dove si affacciava la cucina e, di fianco, una delle camere. La mia era proprio quella. Quindi dalla finestra vedevo molto bene, a meno di 10 metri, le finestre dell’appartamento d’angolo, che faceva parte della scala adiacente.
In quell’appartamento si alternavano inquilini non fissi. Famiglie, coppie, studenti, singole e/o singoli. La permanenza media era di 2-3 mesi. Quel settembre arrivò un nuovo inquilino. Era un bell’uomo, alto, moro, sui 40-45 anni. Non era particolarmente attento alla privacy, teneva spesso le tende aperte o semi-aperte e le serrande alzate. Un pomeriggio, sul tardi, entrò in casa e si spoglio. Noncurante delle finestre aperte e senza chiudere le tende andò nudo in bagno per fare una doccia.
Io ero sdraiata sul mio letto e leggevo. Mi accorsi quasi subito di lui. Il suo corpo era muscoloso ma slanciato e il suo membro era a dir poco notevole. Un brivido di piacere mi attraversò tutto il corpo. La mia fica si bagnò subito e non potei fare a meno di toccarmi. La mia tenda non era chiusa, ma pensavo di non essere visibile essendo la finestra in ombra e contro sole per lui. Credo che invece lui si accorse che lo stessi guardando. Forse non capì che mi stavo masturbando, ma decise comunque di asciugarsi lì, in bella vista, davanti a me, con molta calma e con movimenti sensuali e provocanti. Il suo membro aveva visibilmente un’erezione. Era diventato meravigliosamente grosso e duro. Se lo prese anche in mano come a valutare se fosse asciutto, attardandosi nel maneggiarlo per asciugarlo. Penso che lo abbia fatto volutamente per farmi eccitare o quanto meno incuriosire. Ci riuscì perfettamente. Io continuai a masturbarmi fino a godere di un bell’orgasmo, piacevolmente inatteso.
Quel magnifico spettacolo si ripeté quasi tutti i giorni. Mi mettevo sul letto ad aspettare che lui arrivasse, si spogliasse, facesse la doccia e infine si asciugasse sensualmente assecondando la sua erezione poderosa… mentre io mi masturbavo.
Un pomeriggio decisi di passare all’azione, approfittando che ero sola in casa.
Quando lui uscì dalla doccia mi alzai dal letto. La tenda ben aperta. Accesi anche la luce. Mi tolsi la maglietta e i pantaloncini da casa rimanendo a seno nudo e slip. Iniziai a rovistare nell’armadio, in bella vista davanti alla porta-finestra. Volevo dare l’idea che mi stessi preparando per andare da qualche parte. Tirai fuori il vestitino che avevo comprato per la festa di maturità, festeggiata in discoteca con i compagni di classe. Dal cassetto un perizoma e dalla scarpiera i sandali da sera che mi aveva regalato mia sorella. Molto belli e sensuali, tempestati di Swarovski. Tacco 16 sottile, zeppa davanti.
Mi sarebbe piaciuto indossare degli stivali alti e sexy, come quelli di Ramba nei fumetti porno la cui lettura pochi mesi prima mi aveva fatto sussultare di emozione e piacere (leggete il racconto della mia presentazione)… ma per quelli avrei dovuto attendere ancora parecchi anni… dopotutto anche i sandali erano altrettanto belli e sexy!
Mi sfilai le mutandine e calzai i sandali, lentamente, appoggiando un piede alla volta sul cubo portaoggetti che era proprio davanti alla finestra, allacciando il cinturino intorno alla caviglia con movimenti sensuali. Poi rimasi così, nuda, con i sandali, facendo finta di guardarmi ad uno specchio laterale che in realtà non c’era.
I miei 19 anni, la terza abbondante del mio seno sodo che non aveva bisogno di nessun reggiseno, il mio fisico tonico e armonioso, ancora abbronzato, ma anche quei tacchi alti e sensuali, credo abbiano colpito il bello sconosciuto.
Mi voltai e lo vidi. Mi stava ammirando e si stava masturbando. Per me! Mi eccitai da morire e subito mi sentii bagnata. Iniziai ad accarezzarmi i seni e i capezzoli. Volevo essere spudorata e provocante. Appoggiai un piede sul cubo per far vedere la mia gamba con i tacchi e iniziai a toccarmi tra le cosce. Non provavo nessun imbarazzo, anzi, ero sfacciatamente e felicemente consapevole e desiderosa di godere nel vedere quel bell’uomo masturbarsi per me e di essere l’oggetto del suo godimento. Ebbi un orgasmo potente e intenso. Mentre venivo vidi che anche lui lo ebbe, schizzando il suo sperma a fiotti copiosi.
Ci scambiammo sorrisi e ci lanciammo un bacio. Purtroppo, in quel momento rientrarono i miei e dovetti salutarlo.
L’emozione che provai fu fortissima. Quella notte quasi non dormii. Le luci nel suo appartamento erano spente. Forse dormiva o era uscito.
Il giorno successivo decisi di tentare l’approccio. Anche quel pomeriggio ero sola in casa. Dissi ai miei che forse sarei uscita anch’io con le amiche. Se non fossi tornata per cena li avrei avvisati con un sms. Mi preparai. Indossai il vestitino corto e sexy che avevo preso il giorno prima per lo spettacolino in finestra. Misi i sandali. Un trucco leggero e un po’ di rossetto. Null’altro, a parte una borsetta da sera con le chiavi di casa e il cellulare. Ne mutandine né reggiseno…
Mi guardai allo specchio lungo dell’armadio. Nonostante sia molto critica con me stessa, non mi dispiaceva affatto quel che vedevo: una bella ragazza, molto sexy e desiderabile. Mi accorsi che dal vestito leggero trasparivano i capezzoli... non mi importava, mi sentivo audace e sfacciata!
All’ora in cui il bel moro rincasava scesi nell’androne, all’interno del portone e aspettai. Se avessi incrociato qualche condomino che conoscevo sarebbe potuto sembrare tranquillamente che stessi aspettando qualcuno per andare ad un aperitivo o a qualche evento. Vidi della posta nella nostra cassetta. La presi per fingere di vedere cosa fosse. In quel momento si aprì il cancello e lui entrò.
Mi guardò stupito ma visibilmente compiaciuto. Il cuore mi batteva all’impazzata. “Ciao!” dissi quasi balbettando. “Sono Eli, quella della scala A…”. “Piacere Eli, io sono Luca, quello della scala B” rispose ridendo. “dove stai andando di bello, così elegante?” chiese. Improvvisai. “in realtà sto rientrando a casa” dissi mostrando la posta che tenevo in mano. “aspettavo delle amiche per andare a prendere un aperitivo ma mi hanno chiamato, hanno avuto un contrattempo e dobbiamo rimandare”. Il suo sguardo era dolce e sorridente. Mi faceva sentire a mio agio. Mi stavo calmando. Il mio cuore rallentava. “mi dispiace, spero nulla di grave” disse. “no, solo un problema alla macchina. Ho proposto di passarle a prendere con la mia ma devono aspettare il carro attrezzi per non lasciarla in mezzo alla strada” … “hai già la patente! Non l’avrei detto, sei così giovane!”. “ho 19 anni, se vuoi te la mostro.” Dissi facendo il gesto di aprire la borsetta, ricordandomi però di averla lasciata a casa.” No, ci mancherebbe, ti credo!”. Richiusi la borsetta tirando un sospiro di sollievo. “certo è un peccato, ti sei preparata, sei così bella ed elegante, magari al locale c’era anche il tuo ragazzo…” disse lui con un’espressione maliziosa ma educata. “non ho un ragazzo” replicai io, con un tono di delusione. “senti, sono troppo audace se ti invito a prendere un aperitivo fresco su da me? Ho tutto il necessario e sono bravino a preparate cocktails!”.
Mi stava invitando a salire da lui. Era quello che desideravo ardentemente. Eppure, rimasi in silenzio, quasi bloccata. Luca percepì il mio imbarazzo, ma anche il mio desiderio di salire. “senti, facciamo così, se ti va: tu rimani qui ancora qualche minuto a controllare la posta. Io intanto salgo. Poi tu mi citofoni all’interno 11. Così evitiamo gli occhi indiscreti e le linguacce dei condomini.”. Mi tranquillizzai. L’idea era buona. “ok, facciamo così”.
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